Primo Periodo Intermedio

IL PRIMO PERIODO INTERMEDIO

A cura di Piero Cargnino

E VENNE IL CAOS (VII DINASTIA – INIZIO XI)

Il cosiddetto “Primo Periodo Intermedio” è una macchia nella splendida civiltà egizia. In quanto tale rappresenta il completo sfaldamento, non solo del potere centrale, quello dei grandi faraoni costruttori delle imponenti piramidi, dell’età dell’oro, quell’età che vide la prosperità dell’Egitto, ma anche di un lungo periodo di relativa tranquillità vissuta dal popolo, lavoratore, ma sempre rispettoso della Maat.

Già a partire dalla V dinastia assistiamo ad una lenta, ma progressiva, decadenza del potere centrale del faraone con un conseguente incremento di quello dei governanti locali. I nomarchi si preoccupavano del loro territorio sganciandosi sempre più dall’autorità centrale al punto che la loro carica divenne ereditaria riducendo ancor più l’influenza regale. Con l’avvento della VI dinastia le cose continuarono via via a peggiorare fino a giungere ad un punto cruciale alla fine del lungo regno di Pepi II, cosa che potrebbe aver avuto come conseguenza la mancanza di eredi legittimi perché magari premorti al padre.

L’ascesa al trono di Nitokris confermerebbe l’assenza di legittimità o scarsa idoneità degli eventuali pretendenti al trono. Cominciarono quindi a manifestarsi fermenti sociali che porteranno l’Egitto, per quasi due secoli, ad essere preda di disordini, di anarchia a livello provinciale e, forse, anche di invasioni straniere. Il decadimento della regalità centrale, accelerato in questo anche dalle numerose e continue incursioni dei beduini ormai fuori controllo, fece si che si ingenerasse un clima di disordini incontrollabile che ci è stato tramandato, in molti papiri interessanti, redatti, in epoche successive, dagli scribi su incarico dei sovrani della XII dinastia. L’intento era sicuramente quello di celebrare la restaurazione dell’ordine e della stabilità. E’ ovvio che la lettura di questi scritti va fatta con cautela nel senso che la gravità della situazione, in essi descritta, è sicuramente frutto di esagerazioni tendenti a mettere in risalto, ingigantendola un po, la grande opera di pacificazione dei faraoni del Medio Regno. In realtà non si ha la certezza che questo clima di rivoluzione abbia interessato l’intero Egitto, di questo periodo non si conosce quasi nulla. Menfi diventa solo più una capitale simbolica ed il potere si frammenta in più parti. Vediamo ora di capire qualcosa nel groviglio di dinastie e faraoni che si sono succeduti in questo oscuro periodo.

Il Primo periodo intermedio si può suddividere in tre parti,

  • 1) VII e VIII dinastia durante le quali avviene lo sfaldamento completo dello stato unitario.
  • 2) IX dinastia, nasce un nuovo centro di potere nell’Alto Egitto, nella capitale del XX nomo, Ha-Ninsu, (Heracleopoli).
  • 3) X dinastia, caratterizzata da lotte intestine dove i principi di Tebe prevalgono sugli Heracleopolitani e fondano le basi per la riunificazione dell’Egitto che avverrà solo con la XI dinastia dando inizio al Medio Regno.

Manetone ci descrive la VII dinastia come un periodo di grande anarchia dove, a suo dire regnarono settanta re per settanta giorni, cosa che concorda con le varie liste dei re nel riconoscere, per la VII dinastia appunto, l’avvicendamento di circa settanta re, con sede a Menfi. In assenza di riscontri storici che lo confermino dobbiamo immaginare che la cifra di settanta re e di settanta giorni sia puramente simbolica. Per l’VIII dinastia, conosciuta soltanto dalle liste reali, un numero preciso non è possibile farlo, si pensa dai 18 ai 27 faraoni alcuni dei quali avrebbero regnato contemporaneamente. La lista di Abydo riporta 17 nomi, quella di Saqqara non fa alcun cenno del Primo Periodo Intermedio e il Canone di Torino in quel punto è illeggibile.

Giulio Sesto Africano, citando Manetone scrive: <<…..ventisette re di Menfi che regnarono per 146 anni….…>>. Eusebio da Cesarea parla di cinque re che regnarono un secolo. Dati inconfutabili in quanto non esistono reperti archeologici che testimoniano se è vero o falso. In un papiro di epoca posteriore, “Le lamentazioni di Ipuwer”, si legge che in quel periodo spadroneggiavano sugli egiziani dei non ben identificati “asiatici”. Qualcuno avanzò anche l’ipotesi che all’inizio dell’VIII dinastia si fosse formato un regno indipendente nell’Alto Egitto sotto il nomarca di Copto che sarebbe durato circa quaranta anni. Nel 1946 l’egittologo W. C. Hayes dimostrò che questa dinastia copta non è mai esistita. Per quanto riguarda la X e la XI dinastia, spesso associate con il nome di “eracleopolitana”, l’identificazione dei sovrani di una o dell’altra dinastia è resa ancor più difficile dal ripetersi di nomi identici. Poco attendibile è ritenuta la frase di Manetone riportata da Giulio Sesto Africano quando afferma: <<…..diciannove re di Eracleopoli che governarono per 409 anni..…>>. Nel sud, soppiantati i re menfiti, i nomarchi di Tebe raggrupparono intorno a sé i nomoi meridionali sotto il dominio di una ancora più energica famiglia di principi guerrieri, quattro dei quali portavano il nome di Antef.

Possiamo solo immaginare la ricaduta che questi eventi ebbe sul popolo abituato a vivere nel rispetto della Maat avendo alle spalle la sicurezza di uno stato sempre presente ed attento alle loro necessità personificato nella figura del sovrano, il Faraone. Caddero le certezze, i principi fondamentali sui quali poggiava la loro concezione del mondo, la fine dell’Ordine Eterno che gli Dei donarono loro fin dalla creazione. Una causa che potrebbe in parte aver influito sul peggioramento delle condizioni sociali, avvenuta intorno al 2300 a.C., sarebbe attribuibile alla conclusione del cosiddetto “Subpluviale neolitico”, ovvero una lunga fase climatica caratterizzata dalle frequenti piogge sull’Africa nordorientale. La conclusione di tale periodo ebbe come conseguenza l’inaridimento del clima, causa questa della diminuzione dei pascoli, inaridimento delle fonti ed insabbiamento dei campi. La cosa comportò una diminuzione delle risorse alimentari obbligando la popolazione di quelle zone a risalire la valle del Nilo causando così una rivoluzione economico-sociale senza precedenti.

L’Egitto sembra essere tornato all’epoca preistorica, con un raggruppamento di nomoi al nord, nel Medio Egitto, (dinastia eracleopolitana), di cui conosciamo alcuni re, (Kheti I, II e III e Merikara}, e uno a sud, a Tebe, con a capo gli Antef. Si giunse presto a uno scontro e la situazione rimase a lungo confusa tra alterne vicende di vittorie e sconfitte da entrambe le parti, fino a quando, nel 2060 a.C., troviamo l’Egitto nuovamente unito sotto Mentuhotep I, discendente dei governatori tebani che governavano i nomoi del sud; da questa data si fa iniziare il Medio Regno. La maggior parte degli studiosi concorda nel valutare da duecento a duecentocinquanta anni la durata del periodo intercorso da Nitocris alla fine del regno di Mentuhotep I, la loro opinione però è poco più di una congettura.

Abbiamo esaminato a grandi linee quell’epoca della storia egizia che va sotto il nome di “Primo Periodo Intermedio”, per avere un’idea un po più chiara proviamo ora ad immergerci nelle oscure e poco conosciute vicende che ne hanno caratterizzato la storia. Con la caduta dell’Antico Regno viene a mancare ogni fonte di notizie certe sugli avvenimenti che si susseguono per quasi due secoli dove infuriano le lotte intestine fra i vari nomarchi generando il caos tra la popolazione che si trovò priva di quella certezza, garantita da Maat. Di questo periodo ci viene incontro, per raccontarci, con una incerta precisione, la letteratura. Ho volutamente detto incerta in quanto le opere che sono giunte a noi non sono coeve del periodo ma successive, volute dai faraoni che riunificarono il paese e, come già detto, sicuramente ingigantite per mettere ancor più in risalto i loro meriti ed enfatizzare le loro vittorie. Di questo ce ne parla il già citato Ipuwer che racconta questo periodo di devastazione dello stato e la drammatica situazione di quell’epoca: <<……il paese girava come sul tornio di un vasaio, si impoverì e subì il saccheggio, il sovrano fu rovesciato dai poveri, gli uomini morivano di fame e l’Egitto cadde in mano agli asiatici……>>. Altri testi di letteratura che ci tramandano le notizie di questo periodo li troviamo negli “Insegnamenti per il re Merikare”, si tratta di un lungo testo dove il faraone Kheti II, della X dinastia (2135-2040 a.C.), dispensa una serie di ammonimenti e di consigli al figlio Merikara che dovrà succedergli. Il testo è molto interessante perché, forse senza volerlo, descrive il difficile clima politico del tempo. Altre opere di letteratura riferite al periodo ci provengono dalla “Profezia di Neferti” e da molte altre opere. Di grande interesse il “Dialogo di un uomo stanco di vivere”, risalente al Medio Regno, è contenuto nel cosiddetto “Papiro n. 3024”, un rotolo lungo 3 metri e mezzo scritto in ieratico ed oggi conservato presso il Museo di Antichità Egizie di Berlino. Il periodo cui si riferisce è incerto, si pensa al tempo della XII dinastia (1900 a.C.). E’ un testo unico nel suo genere dal quale emerge la spiritualità di un popolo permeato dal culto dei morti e dalla fede incrollabile nell’aldilà, testimonia la grave caduta dei valori fondamentali per il popolo, l’uomo conversa con il suo Ba (anima) ed arriva persino a mettere in dubbio l’esistenza della vita dopo la morte nonché la fede negli Dei. Notizie del tempo ci arrivano anche dalle iscrizioni presenti nelle tombe private. Dalla tomba rinvenuta a Moalla, nell’Alto Egitto, appartenuta al governatore provinciale Ankhtifi, apprendiamo che nel paese era grande la sofferenza e la povertà ed il popolo era denutrito. Ankhtifi contribuì con il suo esercito all’affermarsi del potere nel nord dell’Egitto dopo la caduta dell’VIII dinastia del regno menfita.

Ankhtifi fondò un regno al nord con capitale Ehnasija (Nennisut in egiziano e Herakleonpolis Magna in greco) mentre i suoi avversari si concentrarono a sud nell’Alto Egitto stabilendosi a Uaset (Tebe). Nuovamente diviso in due, l’Egitto si trovò ad affrontare una nuova guerra fratricida fra il nord, che almeno inizialmente riscosse maggior successo riuscendo a penetrare nell’Alto Egitto fino alla tredicesima provincia di Assijut. Tebe fece appello a tutta la sua forza ed una battaglia dopo l’altra riuscì a conquistare tutta l’area tra Elefantina e Koptos. Con l’avvento al trono del faraone tebano Antef II la vittoria definitiva arrise alle truppe tebane che riconquistarono il Basso Egitto nonostante i tentativi, non riusciti, degli avversari di coinvolgere nella lotta i capitribù nubiani che, approfittando del disfacimento del potere centrale, si erano resi indipendenti. Come pare logico pensare la situazione che si era venuta a creare durante il Primo Periodo Intermedio, con le gravi ripercussioni economiche e sociali, non favorì certamente la creazione di particolari complessi monumentali ne tanto meno tombe reali di una certa importanza o piramidi.

Nel prossimo articolo visiteremo la piramide di Ibi, un effimero faraone non ben conosciuto inserito nella VI dinastia ma a tutti gli effetti appartenente già al Primo Periodo Intermedio (VII dinastia). Per quanto riguarda le tombe dei sovrani di questo periodo fino ad oggi non ne sono state individuate nessuna, fonti coeve, decisamente scarse, raccontano che alcuni sovrani vennero tumulati in piramidi che però non sono mai state trovate. Certamente esistevano le tombe dei sovrani del tempo ma la breve durata del loro regno non avrà certamente permesso di erigere grandi edifici e per di più quei pochi dovevano essere di piccole dimensioni e costruite con materiale molto degradabile che non permise di durare a lungo. La solita disputa tra egittologi vede alcuni che ritengono che la necropoli di questi sovrani fosse situata a Saqqara nord nei pressi della piramide di Teti, altri secondo cui la necropoli si trovasse a Nennisut nel Medio Egitto. Una missione spagnola che ha recentemente condotto scavi in zona non ha finora trovato tombe ne piramidi. Davvero un brutto momento per la civiltà egizia il Primo Periodo Intermedio.

Il nostro informatore più prolisso sulla civiltà egizia, Manetone, nei suoi Aegyptiaca, scritti su commissione di Tolomeo II Filadelfo intorno al 300 a.C., ci fornisce la maggior parte delle informazioni sulla cronologia dei sovrani dell’Antico Egitto. Di lui conosciamo quasi nulla, nessuno dei suoi scritti è giunto sino a noi se non per interposta persona. Il primo che ce ne parla è lo scrittore giudaico Flavio Giuseppe nella sua opera “Contra Apionem” del 94 d.C. Altri dopo Flavio Giuseppe parlano di Manetone per cui è da ritenere che la sua opera abbia subito chissà quante manipolazioni. Fu Manetone che, avendo a disposizione molti documenti, si dedicò alla scrittura della storia antico egizia e già la sua precisione ci lascia alquanto dubbiosi avendo egli scritto circa 2000 anni dopo gli eventi che ci interessano. In ogni caso dai raffronti con le informazioni reperite da altre fonti, possiamo delineare un quadro sufficientemente attendibile. Manetone suddivise i regni dei sovrani egizi in 33 dinastie, suddivisione che, nonostante qualche incertezza, è adottata ancora oggi. Il Primo Periodo Intermedio comprende le dinastie dalla VII all’inizio della XI e, come più volte ripetuto è un periodo oscuro della storia antico egizia del quale conosciamo ben poco. Vediamo ora quel poco per ciascuna dinastia.

VII DINASTIA

Qui il problema è grosso in quanto secondo una parte degli studiosi questa dinastia sarebbe spuria, se non addirittura inesistente. Sesto Giulio Africano che trattò l’opera di Manetone in forma epitoma afferma che lo storico parla di questa dinastia come di un periodo in cui: <<……settanta re di Menfi regnarono per settanta giorni…..>>. Secondo Eusebio di Cesarea la frase andrebbe letta: <<……. cinque re di Menfi regnarono per 75 giorni……>>. Non ci viene in aiuto la lista reale di Abido e meno che mai quella di Saqqara che omettono questo periodo saltando subito alla XI dinastia.

Dal Canone Reale di Torino, molto danneggiato e frammentario in questa parte, parrebbero emergere cinque nomi illeggibili, subito viene da pensare ai cinque citati da Eusebio senza però alcun fondamento. Dal punto di vista archeologico non compare nulla.

VIII DINASTIA

Anche qui ci troviamo privi del tutto, o quasi di notizie. Nella lista di Abido compaiono 17 nomi che potrebbero essere 18 a seconda se Merenre II viene inserito in questa dinastia. Come detto quella di Saqqara salta il periodo e il Canone Reale è talmente danneggiato da non permettere alcuna lettura. Sesto Giulio Africano riporta: <<…….ventisette re di Menfi che regnarono per 146 anni……>>. Lo storico bizantino Giorgio Sincello, citando Eusebio, parla di cinque re che regnarono un secolo.

Anche qui non esistono reperti archeologici. Menfi è ancora la capitale ufficiale mentre quella amministrativa è ad Abido, pur dichiarandosi ancora sottomessi a Menfi, i nomarchi di Eracleonpoli regnano incontrastati sul XX distretto dell’Alto Egitto, allo stesso modo si comportano i principi di Tebe. Il Basso Egitto è lasciato a se stesso, nelle sue lamentazioni, Ipuwer parla di “asiatici” che compiono scorribande a danno della popolazione. In questo caos emerge la figura di un visir, Shemai, governatore dell’Alto Egitto e Capo della Testa del sud, i sette distretti più meridionali. Ne fanno menzione i “Decreti di Copto” nei quali sono elencati i privilegi a lui concessi dai sovrani menfiti per garantirsene la fedeltà.

IX e X DINASTIA

Le due dinastie, a fronte dei dati in nostro possesso, si confondono tra di loro per cui è quasi impossibile stabilire l’esatta successione tranne che in rari casi. Il ripetersi di nomi identici di sovrani non permette di distinguere le due dinastie. Entrambe vengono associate come eracleopolitane.

Secondo l’interpretazione di Sesto Giulio Africano, Manetone afferma: <<……..diciannove re di Eracleopoli che governarono per 409 anni……..>>. Per Eusebio di Cesarea i sovrani furono solo cinque che regnarono per un secolo. Per quanto riguarda la X dinastia sempre Manetone afferma: <<……..diciannove re di Eracleopoli che regnarono per 185 anni……..>>.

Di certo si sa che i re della X dinastia si sovrappongono ai primi re tebani della XI dinastia. E’ ipotizzabile che sia eracleopolitani che tebani, nel tentativo di espandersi, abbiano tentato una riunificazione dell’Egitto. Ogni tentativo di stilare una lista completa dei sovrani che si succedettero in questo periodo è del tutto vano in quanto mancano elementi di valutazione, di questo non ci è di aiuto la sequenza con cui vengono elencati che non ci fornisce alcuna garanzia sull’ordine di successione.

XI DINASTIA

L’XI dinastia si può suddividere, per una prima parte nel Primo Periodo Intermedio e per la parte finale in quella che riunificò le Due Terre dando inizio al periodo chiamato Medio Regno. La storia dell’XI dinastia si riassume nelle lotte di Tebe atte al ricongiungimento dell’Egitto sotto un unico sovrano. Con la fine dell’Antico Regno il titolo, anche se puramente simbolico, di “Re dell’Alto e Basso Egitto” era passato da Menfi a Eracopoli, anche se dalla Lista di Karnak si apprende che i primi due sovrani non assunsero mai alcun titolo che confermasse la loro sovranità sull’intero Egitto.

La lotta per la sovranità sulle Due Terre vide la vittoria dei tebani sugli eracleopolitani ad opera di Horo Wah-ankh (Antef II) mentre Horo Samtawy (Mentuhotep II) completò la vittoria con la riconquista delle terre del Delta occupate dai libici e della penisola del Sinai. Finalmente, dopo oltre due secoli, l’Egitto era nuovamente unito e, pronto alla rinascita, entrava in quello che viene chiamato Medio Regno.

Fonti e bibliografia:

  • Cimmino Franco, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bompiani, Milano 2003
  • W. S. Smith, “Il regno Antico in Egitto e l’inizio del Primo periodo intermedio”, il Saggiatore, 1972
  • Mark Lehner, ”The Complete Pyramids”, Londra, Thames & Hudson, 2008
  • Miroslav Verner,, “Il mistero delle piramidi”, Newton & Compton editori, 1998
  • Nicolas Grimal, “Storia dell’antico Egitto”, Laterza, Bari, 2008
  • Federico A. Arborio Mella, “L’Egitto dei Faraoni”, Milano, Mursia, 1976; 2005
  • Sergio Donadoni, “Testi religiosi egizi”, Milano, TEA, 1988
  • David Henige, “How long did Pepy II reign?”, in GM, 2009
  • Alan Gardiner, “La civiltà egizia”, traduzione di Ginetta Pignolo, Milano, Einaudi, 1989)

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