Cleopatra, Donne di potere

CLEOPATRA

Scultura romana di Cleopatra VII al Antikensammlung Museum, Berlino (Ph. by Sailko, CC by 3.0, via Wikimedia Commons)

A cura di Patrizia Burlini

La regina Cleopatra…una donna che ha oltrepassato la storia per entrare nel mito. La grande seduttrice, l’arrivista senza scrupoli, l’infedele: la fama prevalentemente negativa di Cleopatra è stata fortemente influenzata dalla propaganda romana, ma fu proprio così? Cleopatra fu certamente un’abile politica, una donna volitiva che riuscì a mantenere il potere in un clima fortemente ostile (e maschilista) per vent’anni.

Statua di Cleopatra in basalto nero. Museo dell’hermitage , Pietroburgo, inv. 3936
https://www.hermitagemuseum.org/wps/portal/hermitage/news/news-item/news/1999_2013/hm11_3_13/?lng=

Cleopatra Tèa Filopàtore (in greco antico Κλεοπάτρα Θεὰ Φιλοπάτωρ), o Cleopatra VII, nacque nel 70 o 69 a.C ad Alessandria d’Egitto e fu l’ultima regina egizia, periodo tolemaico, regnante dal 52 a.C fino alla sua morte, avvenuta nel 30 a.C.

Cleopatra era figlia di Tolomeo XII, di origini ellenistiche, discendente di Tolomeo I, militare e guardia del corpo di Alessandro Magno, di cui era amico d’infanzia, e alla cui morte si proclamò re d’Egitto, fondando la dinastia tolemaica. Cleopatra aveva quindi certamente origini macedoni da parte di padre ma la madre rimane ad oggi sconosciuta. Secondo lo storico Strabone , Cleopatra era una figlia illegittima del sovrano. Secondo altre teorie la madre di Cleopatra era egizia, forse una sacerdotessa, e tale teoria spiegherebbe il legame inusuale -per le abitudini tolemaiche – di Cleopatra con la cultura egizia. Secondo la testimonianza di Strabone, Tolomeo XII ebbe infatti solamente una figlia legittima, Berenice IV (da Cleopatra VI), mentre gli altri figli furono illegittimi: Cleopatra, Arsinoe IV, Tolomeo XIII e Tolomeo XIV.

Busto abitualmente identificato con Cleopatra, British Museum, Londra

Dopo una breve coreggenza con il padre, alla di lui morte, avvenuta Nel 51 a.C., e all’età di soli 18 anni, salì al trono assieme al fratello minore, Tolomeo XIII, di 10 anni. Contrariamente alle consuetudini e nonostante le pressioni della corte, che spingeva affinché fossero i ministri esperti a gestire il potere, Cleopatra non si mostrò affatto docile e gestì sempre il potere in prima persona, rendendo i fratelli dei semplici comprimari. Capendo l’importanza di controllare il popolo egizio, si adoperò per avvicinarsi ad esso, restaurando i fasti dei tempi faraonici, in cui il faraone era l’incarnazione stessa della divinità. Cleopatra era dotata di una straordinaria capacità di apprendere e parlare le lingue (si dice che conoscesse almeno 8 lingue) e, a differenza dei Tolomei che parlavano soltanto il greco, si esprimeva fluentemente in egiziano e copto. Si presentava quindi ai suoi sudditi come la perfetta incarnazione della dea Iside, grazie ad un’abilità e fiuto politico che nessuno della sua famiglia poteva vantare. Eccelleva nella retorica, conosceva le tragedie e commedie greche, conosceva le basi di astronomia, geometria, aritmetica e medicina. Secondo Plutarco, non era bella ma affascinante, oltre a molto colta.

Il giovane fratello Tolomeo XIII era certamente molto più manovrabile di Cleopatra e quindi era sorretto dai poteri di corte, e fu così che la lotta intestina che nacque da questo conflitto di potere costrinse Cleopatra a rifugiarsi assieme alla sorellastra Arsinoe in Siria, dove cominciò a radunare un esercito. Nel frattempo giunse in Egitto Gneo Pompeo Magno, in guerra con Giulio Cesare. Il consigliere di Tolomeo, Potino, lo fece uccidere con l’intento di guadagnarsi l’appoggio di Giulio Cesare, ma fu un errore. Giulio Cesare in qualità di console fece ritornare Cleopatra in Egitto, dove fu nominata nuovamente co-regnante con Tolomeo, mentre ad Arsinoe e Tolomeo XIV venne dato il regno di Cipro.

Tetradracma da Ashkelon, 49 a.C., busto diademato di Cleopatra VII con gli “anelli di Venere”, British Museum, Londra.

Cleopatra, allora 21enne, era determinata a gestire da sola il potere e divenne l’amante di Cesare. Tolomeo si alleò quindi con la sorella Arsinoe dando vita ad una guerra civile che causò gravissimi danni, tra cui la perdita per sempre della famosa Biblioteca di Alessandria. Tolomeo fu sconfitto nella battaglia del Nilo, dove morì annegato nel 47 a.C. Arsinoe fu catturata e portata da Cesare in trionfo a Roma nel 46 a.C. Per la sua giovane età fu risparmiata ed esiliata nell’Artemision di Efeso. Cleopatra tuttavia non la perdonò e successivamente la fece uccidere, a soli 27 anni, tramite Marco Antonio nel 41 a.C. : non poteva correre il rischio di ulteriori minacce al suo potere.

Un busto di Caio Giulio Cesare e la ricostruzione della villa di Cesare a Trastevere, gli Horti Caesaris che Cleopatra trasformò in una corte durante il suo soggiorno romano

Cleopatra seguì Cesare a Roma, nella sua villa a Trastevere, gli Horti ai piedi del Gianicolo, dove rimase con il figlio nato dalla loro relazione, Tolomeo Filopàtore Filomètore Cesare (meglio conosciuto con il nomignolo dispregiativo di Cesarione) fino al momento dell’assassinio del grande condottiero, avvenuto nel 44 a C. La permanenza di Cleopatra a Roma per ben 19 mesi creò grande scompiglio e pettegolezzi. La regina era detestata da alcuni letterati come Cicerone e Ovidio. Tutti sapevano: Giulio Cesare si divideva tra la fedele moglie Calpurnia e Cleopatra, la dissoluta seduttrice che le matrone romane detestavano e criticavano ma allo stesso tempo imitavano nella moda e nei modi. Fu Cleopatra ad introdurre a Roma il culto della dea Iside e una statua con le sue sembianze nei panni di Iside fu fatta posare da Cesare nel tempio di Venere. Alla morte di Cesare, constatato che il figlio era stato escluso dal testamento, Cleopatra fortemente delusa ritornò ad Alessandria, dove poteva studiare l’evolversi della situazione in sicurezza.

Busto di Cleopatra, marmo, Centrale montemartini, Roma, inv. MC1154
Dicono di lei

Dione Cassio:

“era splendida da vedere e da udire, capace di conquistare i cuori più restii all’amore, persino quelli che l’età aveva raffreddato”

Plutarco:

“Si dice che la bellezza non sia stata la sua unica peculiarità a stupire chi la vide, ma una irresistibile attrazione, e la figura della persona, legata alla sua conversazione interessante. Grazia naturale si sviluppava nelle sue parole, sempre stimolanti. Quando parlava, il suono della sua voce dava piacere. La sua lingua era come uno strumento a corde, rispondeva, senza aiuto, alla maggior parte delle persone Etiopi, o a Trogloditi, Ebrei, Arabi, Siriani, Medi e Parti. Si dice che lei sapesse molte altre lingue, mentre il re i suoi predecessori non avevano preso la briga di imparare e alcuni avevano dimenticato il macedone. Aveva una voce dolcissima simile ad uno strumento musicale con molteplici corde in qualunque idioma volesse esprimersi; era piccola, esile e spregiudicata”

STRATEGIA O VERO AMORE?

Poco dopo il ritorno in Egitto, il fratello e correggente di Cleopatra, Tolomeo XIV, morì, forse fatto avvelenare dalla regina.

Cleopatra nominò quindi il figlio Tolomeo XV (Cesarione), di soli tre anni, come correggente. Nel frattempo Marco Antonio si era liberato dei Cesaricidi, Bruto e Cassio, era diventato capo dell’Oriente e necessitava di finanziamenti e di un’alleanza politica e strategica con l’Egitto. Convocò quindi Cleopatra a Tarso, in Turchia. Anche Cleopatra aveva bisogno dell’alleanza con Roma per consolidare il suo trono, ma si fece desiderare: non rispose alle lettere, finché Marco Antonio non fu costretto ad inviare un messaggero di persona ad Alessandria. Solo allora Cleopatra accettò l’incontro e si avviò a Tarso. Il suo ingresso trionfale, su una barca tutta d’oro, nei panni di Afrodite, circondata da ancelle vestite da Grazie, è passato alla storia.

Antonio e Cleopatra, l Lawrence Alma-Tadema, 1885, collezione privata
In questo quadro è rappresentato il momento dell’incontro della Regina a Tarso.
Plutarco sull’incontro tra Antonio e Cleopatra a Tarso.
“Durante il cammino ricevette molte lettere da Antonio e dai suoi amici che la sollecitavano ad affrettarsi, ma lei non ne tenne alcun conto e derise a tal punto il romano che risalì il fiume Cnido a bordo di un battello con la poppa d’oro e le vele di porpora spiegate, spinto da remi d’argento al suono di flauti, cetre e zampogne. La regina era coricata sotto un baldacchino intessuto d’oro, vestita e acconciata come le Afroditi dipinte nei quadri, mentre diversi schiavetti, simili ad amorini, le facevano vento. Allo stesso modo alcune delle sue schiave più belle, vestite da Nereidi e da Grazie, stavano al timone o sui pennoni. Al passaggio della nave, dai molti incensieri accesi si spargevano verso le rive del fiume fragranze preziose. Lungo le prode gli abitanti non solo la accompagnarono fin dalla foce, ma uscirono anche dalla città per poterla vedere. Antonio sedeva in tribunale, nella piazza del mercato, ma la gente andò incontro alla regina e finì per lasciarlo solo. Si sparse allora la voce che Afrodite fosse giunta nel tripudio generale ad incontrare Bacco per il bene dell’Asia. Antonio mandò ad invitarla a pranzo, ma Cleopatra gli chiese di venire lui da lei. Come atto di cortesia e di cordialità egli obbedì. Nei quartieri della regina trovò addobbi superiori ad ogni descrizione; in particolare venne colpito dalla quantità di luci, che ardevano in ogni dove, appese al soffitto o collocate sul pavimento, disposte e ordinate ora a formare quadrati ora cerchi, in modo tale da costituire uno spettacolo davvero magnifico e suggestivo”.
Socrate di Rodi:
“Per il suo incontro con Antonio in Cilicia, Cleopatra organizzò in suo onore un superbo banchetto, apparecchiato con vasellame d’oro lavorato e decorato da pietre preziose. Alle pareti vi erano stoffe intessute anch’esse d’oro e d’argento. Dopo aver fatto predisporre dodici tavoli, lo invitò a prendere posto assieme agli amici più intimi. Antonio era come sopraffatto a vedere quelle meraviglie, ma la regina sorrise con calma e gli disse che tutto quello che aveva dinnanzi era un dono per lui. Gli chiese poi di pranzare con lei l’indomani, sempre in compagnia dei suoi ufficiali ed amici. In questa seconda occasione preparò un banchetto ancora più sontuoso. Le stoviglie adoperate il giorno precedente, al confronto con le nuove, erano povera cosa; tutto venne poi egualmente donato ad Antonio […]. Il quarto giorno la regina spese la somma di un talento per comprare delle rose. Il pavimento della sala del convito venne cosparso di fiori per l’altezza di un cubito e tutto l’ambiente era coperto da festoni e ghirlande”
Una delle innumerevoli ricostruzioni del volto dì Cleopatra. Non c’è certezza che questo sia il suo vero volto

Ancora una volta, la Regina aveva colpito nel segno. Gli storici ci hanno tramandato il racconto di queste giornate dove gli egizi ed i romani facevano a gara per superarsi nello sfoggio di ricchezze. Naturalmente fu Cleopatra ad avere la meglio. È bene ricordare che questa non fu la prima volta in cui i due si incontrarono. Marco Antonio aveva già conosciuto Cleopatra a Roma quando lei era quattordicenne e forse già allora era rimasto affascinato da questa donna straordinaria, che allora era solo una fanciulla, mentre ora una donna consapevole dei propri mezzi. A novembre del 41 a.C. Antonio si recò ad Alessandria, da cui ripartì nel 40 lasciando Cleopatra incinta dei loro due gemelli. Giunse in Siria e da lì parti per l’Italia, dove nel frattempo era morta la moglie Fulvia, e dove firmò la pace con Ottaviano, suggellandola con le nozze con la di lui sorella, Ottavia, da cui ebbe nel frattempo due figli.

Nel 39 Antonio volle chiudere la partita con i Parti e si recò ad Antiochia dove incontrò nuovamente Cleopatra e riconobbe così i due gemelli, Cleopatra Selene e Alessandro Helios, che non aveva mai visto prima. Non sappiamo in che termini si svolse quest’incontro. Secondo la propaganda romana Cleopatra rinfacciò a Marco Antonio il matrimonio con Ottavia ma c’è da chiedersi se una politica così scaltra e navigata come Cleopatra potesse veramente scandalizzarsi per quello che era evidentemente un matrimonio politico…

Marco Antonio. Busto di Marmo. Museo Vaticani, Roma
Foto: Oronoz / Album

Nel frattempo, a Roma, Ottaviano, ormai ai ferri corti con l’ex alleato, cercava di screditare presso l’opinione pubblica Antonio, indicandolo come un traditore completamente in balia delle arti magiche della Regina e opponendo alla dissolutezza e immoralità di quest’ultima, le virtù della sorella Ottavia, moglie esemplare e tradita da Antonio. Ottavia fu effettivamente una donna molto bella e saggia, che in seguito mostrò grande abnegazione nei confronti dell’ormai ex marito.

Nel 36 a.C. Antonio iniziò la guerra contro i Parti a cui Cleopatra aveva contribuito con navi e denaro. Si trattava dì un’operazione difficile, con poche speranze dì riuscita, e forse Cleopatra vi contribuì più per assecondare l’amante e padre dei suoi figli che per una ponderata scelta politica. Cleopatra nel frattempo, incinta del terzo figlio di Antonio, Tolomeo Filadelfo, fece ritorno ad Alessandria dove poco dopo diede alla luce il figlio. La spedizione contro i Parti fu un fallimento e Antonio si ritirò.

Statua di regina tolemaica, probabilmente Cleopatra VII, I secolo a.C. (New York, Metropolitan Museum of Art).
I tre urei sul capo sono un forte indicatore della possibile attribuzione dì questa statua a Cleopatra

Dopo una campagna contro l’Armenia, Antonio fece prigioniera la famiglia reale che fu fatta sfilare ad Alessandria nel suo trionfo, un vero e proprio affronto per Roma e le sue tradizioni e che gli procurò molte dure critiche.

Al trionfo seguirono le cosiddette “donazioni di Alessandria”: Cleopatra, vestita da Iside, fu proclamata “Regina dei Re” e sovrana d’Egitto, Libia, Cipro e Celesiria, mentre Cesarione “Re dei Re” e co-regnante; anche gli altri due figli maschi ebbero il titolo di “Re dei Re”.

Fu forse in quell’occasione che fu celebrato il matrimonio tra Cleopatra e Marco Antonio, nonostante Antonio fosse ancora sposato con Ottavia. A Roma intanto la propaganda filo augustea dipingeva Cleopatra come una seduttrice che aveva ammaliato Antonio con le arti magiche, una donna che voleva distruggere Roma, mentre Antonio era accusato di aver ormai perso il senno. …/… continua

La bellissima e saggia Ottavia

Marmo – ca. 40 a.C.
Inv. No. 121221.
Roma, museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo alle Terme

Plutarco (Vita di Antonio, XXXI):“… (Ottavia) era, come tutti dicevano, una donna meravigliosa. Aveva perso da poco il marito Caio Marcello ed era vedova. Anche Antonio, dopo la morte di Fulvia, lo era, almeno in apparenza: infatti, pur non negando di essere l’amante di Cleopatra, non voleva però ammettere di essersi sposato con lei. Su questo punto egli ragionava ancora bene e dentro di sé combatteva il suo amore per l’egiziana. Tutti perciò si prodigavano per combinare questo matrimonio sperando che Ottavia, che univa alla sua grande bellezza, serietà ed intelligenza, una volta sposata ad Antonio e da lui amata come lo meritava una donna sua pari, avrebbe appianato le contese tra i due rivali ed avrebbe portato ad una fusione dei due partiti. Anche i due contendenti lo pensavano. Perciò, appena essi furono arrivati a Roma, si celebrarono le nozze di Ottavia con Antonio, nonostante che la legge non ammettesse un secondo matrimonio prima che fossero passati dieci mesi dalla morte del primo marito. Ma una decisione del Senato permise loro di non attendere tutto quel tempo.” 

Dicono di lei

Plutarco sull’incontro tra Antonio e Cleopatra a Tarso.

“Durante il cammino ricevette molte lettere da Antonio e dai suoi amici che la sollecitavano ad affrettarsi, ma lei non ne tenne alcun conto e derise a tal punto il romano che risalì il fiume Cnido a bordo di un battello con la poppa d’oro e le vele di porpora spiegate, spinto da remi d’argento al suono di flauti, cetre e zampogne. La regina era coricata sotto un baldacchino intessuto d’oro, vestita e acconciata come le Afroditi dipinte nei quadri, mentre diversi schiavetti, simili ad amorini, le facevano vento. Allo stesso modo alcune delle sue schiave più belle, vestite da Nereidi e da Grazie, stavano al timone o sui pennoni. Al passaggio della nave, dai molti incensieri accesi si spargevano verso le rive del fiume fragranze preziose. Lungo le prode gli abitanti non solo la accompagnarono fin dalla foce, ma uscirono anche dalla città per poterla vedere. Antonio sedeva in tribunale, nella piazza del mercato, ma la gente andò incontro alla regina e finì per lasciarlo solo. Si sparse allora la voce che Afrodite fosse giunta nel tripudio generale ad incontrare Bacco per il bene dell’Asia. Antonio mandò ad invitarla a pranzo, ma Cleopatra gli chiese di venire lui da lei. Come atto di cortesia e di cordialità egli obbedì. Nei quartieri della regina trovò addobbi superiori ad ogni descrizione; in particolare venne colpito dalla quantità di luci, che ardevano in ogni dove, appese al soffitto o collocate sul pavimento, disposte e ordinate ora a formare quadrati ora cerchi, in modo tale da costituire uno spettacolo davvero magnifico e suggestivo”.

Socrate di Rodi:

“Per il suo incontro con Antonio in Cilicia, Cleopatra organizzò in suo onore un superbo banchetto, apparecchiato con vasellame d’oro lavorato e decorato da pietre preziose. Alle pareti vi erano stoffe intessute anch’esse d’oro e d’argento. Dopo aver fatto predisporre dodici tavoli, lo invitò a prendere posto assieme agli amici più intimi. Antonio era come sopraffatto a vedere quelle meraviglie, ma la regina sorrise con calma e gli disse che tutto quello che aveva dinnanzi era un dono per lui. Gli chiese poi di pranzare con lei l’indomani, sempre in compagnia dei suoi ufficiali ed amici. In questa seconda occasione preparò un banchetto ancora più sontuoso. Le stoviglie adoperate il giorno precedente, al confronto con le nuove, erano povera cosa; tutto venne poi egualmente donato ad Antonio […]. Il quarto giorno la regina spese la somma di un talento per comprare delle rose. Il pavimento della sala del convito venne cosparso di fiori per l’altezza di un cubito e tutto l’ambiente era coperto da festoni e ghirlande”

Fonti e bibliografia:

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