Di Giuseppe Esposito


Epoca: XVIII Dinastia
Titolare
| Titolare | Titolo | Necropoli[3] | Dinastia/Periodo | Note[4] |
| Puyemra | Secondo Profeta di Amon | el-Khokha[4] | XVII dinastia (Thutmosi III) | lato nord, a est della TT188 |
Biografia


Figlio di Puia e Neferioh, Puyemra ebbe due mogli, Tanefert e Senseneb. Fu Secondo Profeta di Amon sotto il Primo Profeta, Hapuseneb, suo cognato avendone sposato la sorella Senseneb. Prima di diventare Secondo Profeta di Amon svolse, durante il regno di Hatshepsut l’incarico di supervisore delle opere esterne del tempio di Deir el-Bahari e, per tale motivo, si ritiene avesse anche competenze da architetto.
La tomba
La tomba si trova in un’area della necropoli di el-Khokha molto prossima al tempio di Hatshepsut. Presenta un cortile con quattro colonne decorate con quanto resta di testi dedicati al defunto. di che era in origine preceduta da quattro colonne; nel cortile, si ergono 8 stele (da A a H in planimetria) di cui 6 ( A-B-C e E-F-G) recanti testi autobiografici; frammentarie le restanti due (D e H).
Due brevi corridoi danno accesso ad un corridoio trasversale. Sulle pareti di uno dei due (1 in planimetria) è rappresentato il defunto; i corridoi danno accesso ad una sala trasversale con dipinti parietali che concernono, principalmente, aspetti della vita di ogni giorno: il defunto con suoi collaboratori (2) e resti di testo; su sei registri sovrapposti (3) un giardino, quanto resta di portatori di prodotti e bestiame, il defunto che ispeziona lavoratori del tempio di Amon, tra cui costruttori di archi e carri, orafi, carpentieri, gioiellieri, vasai, nonchè lavoratori agricoli intenti all’aratura.

Sul lato corto (4) testi dedicati agli dei e autobiografici con due preti e liste di offerte (?); poco oltre (5), ancora su sei registri, scene del banchetto funebre con suonatrici di lira; la registrazione di prodotti provenienti dalle terre del sud per l’incameramento nel tesoro di Amon, compreso bestiame, oro, avorio, babbuini, proveniente dalla Nubia e lino dalle terre meridionali dell’Egitto.

Sulla parete di nord-ovest della sala si aprono tre cappelle indicate come “del sud”, “centrale” e “del nord”; oltre la porta di accesso alla prima (6) un collaboratore presenta un vaso in forma di cartiglio al defunto mentre costui pesa doni in oro e incenso per il tempio verificandone l’esattezza da una lista.

Oltre una seconda porta che dà accesso ad una cappella (12), su due registri, il defunto seduto riceve doni ufficiali recati da tributari, anche stranieri tra cui siriani e Keftiw, compresi obelischi, vasi con decorazioni floreali, scrigni ed altro. Sulla stessa parete (11), su sei registri, il defunto riceve prodotti dal Retenu, dalla “Strada di Horus”, dalle oasi e dalla Terra di Punt.

Sul lato corto (10), in due registri, un uomo in offertorio ai genitori del defunto e il defunto con la moglie Senseneb; in altra scena, il defunto a caccia, a piedi, nel deserto. Seguono (8-9), su tre registri, il defunto con la moglie Tanefert ispeziona prodotti provenienti dall’area del Delta nilotico, poco oltre il defunto arpiona un ipopotamo e va a caccia e pesca con la famiglia. In altra scena, il defunto e la moglie Senseneb ispezionano tre file di portatori di offerte: oche, anatre, gru, pollame, mentre un mandriano guida il bestiame e uomini procedono alla pulitura del pesce e altri procedono alla raccolta e alla pigiatura dell’uva. Poco oltre, un figlio offre mazzi di fiori al defunto e a Senseneb mentre il defunto rivolge un appello ai viventi.

Sul corridoio di accesso alla cappella del sud (13) i resti di testi; sulle pareti, (14-15) figli e figlie con doni per la festa del nuovo anno destinati al defunto e a entrambe le mogli rappresentate sulle pareti contrapposte, Senseneb sulla parete sinistra e Tanefert a destra; sulla parete di fondo (16) una nicchia, il cui contorno è sottolineato da testi, contiene i dipinti del defunto e delle mogli seduti.

Alla cappella centrale si accede attraverso un secondo corridoio sulle cui pareti (21) un figlio reca mazzi di fiori e scene di musici e cantanti; sulle pareti, a sinistra (22), su due registri, una sacerdotessa di Hathor e il defunto che brucia oli profumati in presenza di un prete; a destra (23), una sacerdotessa di Hathor offre un sistro al defunto e un prete sem[5] che offre nove oli sacri al defunto che è accompagnato da un prete lettore[6]. Dalla cappella, un breve corridoio (24), sulle cui pareti i resti di portatori di offerte, adduce ad un piccolo sacrario sulle cui pareti (25) sono riportate liste di offerte e rituali in presenza del defunto e delle mogli e il defunto inginocchiato dinanzi alla Dea dell’Occidente (Hathor-Mertseger)

La cappella del nord presenta,a sua volta, un corridoio sulle cui pareti (17) portatori di offerte e scene della processione funeraria e del pellegrinaggio ad Abydos che prosegue sulle pareti interne (19); sulla parete opposta (18) liste di offerte e cerimonie rituali. Sul fondo (20), in alto due Anubi/sciacallo e, in basso i resti di una stele con il trasporto delle suppellettili funerarie e resti di testi rituali[6]
I tributi stranieri
Su una delle pareti (12 in planimetria), ripartita su più scene, Puyemra assiste alla consegna di tributi provenienti da regioni assoggettate all’Egitto o, comunque, in rapporti con il Paese. La prima rappresenta nubiani che recano doni della propria terra principalmente destinati al tempio di Amon a Karnak; la seconda è relativa al pagamento dei tributi provenienti da varie regioni notoriamente assoggettate all’Egitto, con l’indicazione del tributo versato (dal Retenu[7], dalle Oasi, dall’area siro-palestinese, dal Sinai); la terza scena costituisce un’eccezione rispetto alle precedenti, quattro stranieri (designati come “Capi stranieri dell’Asia più lontana“) sono presenti alla consegna di anelli d’oro dedicati dal re al tempio di Amon per la costruzione di due obelischi. I primi due uomini sono rappresentati con abiti ed acconciature tipicamente dell’area siro-palestinese, il quarto segue l’iconografia tipica dei libici, mentre il terzo veste una gonna liscia non decorata, con bordi colorati, identificata come “egea”[8].

La colorazione della pelle è rosso scuro[9], la postura e la dimensione del personaggio ricalcano quelle degli altri dignitari e la capigliatura è ripartita in sottili trecce che richiamano quelle del dipinto, noto come “Principe dei gigli” del Palazzo reale di Cnosso. La particolarità della scena sta nel fatto che non è assolutamente esplicito il fatto che siano i quattro a consegnare il quantitativo d’oro, ma sembra più realistico supporre, stando alle posture dei dignitari (in qualche modo di attesa e non attive), che siano semplicemente presenti alla pesatura ed alla presentazione del prezioso materiale[10] quasi si trattasse di ambasciatori o comunque rappresentanti delle terre di provenienza. Tale scena, così come quelle analoghe presenti in altre tombe della Necropoli tebana sarebbero sintomatiche di rapporti amichevoli, e non di sudditanza, tra l’Egitto e le popolazioni egee nel periodo del Bronzo tardo.
Reperti musealizzati
- Parte inferiore di una statua, probabilmente proveniente dal sacrario della cappella centrale, oggi al Metropolitan Museum;
- parte inferiore di una statua del defunto seduto, probabilmente proveniente da TT39, oggi al Museo egizio di Firenze (cat. 6310);
- statuetta, probabilmente un ushabti dalla TT39, oggi al Ägyptisches Museum und Papyrussammlung di Berlino (cat. 10266);
- blocco in arenaria con testo in scrittura ieratica che menziona Thutmosi III e frammento di basso rilievo con palma, oggi al Museo egizio del Cairo (cat. 43368)[12].

Fonti
- Porter e Moss 1927, pp. 71-74.
- Gardiner e Weigall 1913
- Donadoni 1999, , p. 115.
- Gardiner e Weigall 1913, pp. 18-19
- Panagiotopulos 2006, pp. 370-412.
- Panagiotopulos 2001, pp. 163-283.
- Panagiotopulos 2006, pp. 370-412.
- Panagiotopulos 2006, pp. 370-412.
- Wachsmann 1987, pp. 103-125.
[1] La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2] Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3] le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte
[4] Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5] Il “sem” era il prete, o l’erede, cui competeva la cerimonia di apertura della bocca per consentire al defunto di vivere pienamente della Duat.
[6] Era compito dei preti “lettori” l’organizzazione delle cerimonie e la recitazione ad alta voce, durante le cerimonie sacre, degli inni previsti. Proprio per tale conoscenza delle invocazioni giuste e corrette, i “lettori” venivano considerati detentori di poteri magici.
[7] Area sotto la dominazione egizia compresa tra Canaan e la Siria che si estendeva tra il Deserto del Negev e il fiume Oronte. I confini variarono nel corso della storia egizia, ma compresero sempre le stesse regioni: Djahy (Canaan), Libano del sud (fino all’Oronte) e Amurru.
[8] Il termine egizio per indicare i popoli egei, e segnatamente quelli minoici, era Keftiw. Benché non esista unanimità in tale identificazione, tuttavia la grande maggioranza degli studiosi indica il termine Keftiw come individuazione certa del popolo cretese nei contatti con l’Antico Egitto del Bronzo Tardo.
[9] A voler indicare un’abbronzatura tipica della gente di mare.
[10] Le cosiddette “processioni egee” si ripetono in altre cinque tombe dei nobili oltre la TT39, tutte concentrate nella XVIII dinastia e in un arco temporale di circa 100 anni: TT71, di Senmut Sovrintendente e architetto durante il regno di Hatshepsut; TT86, di Menkheperreseneb Primo Profeta di Amon sotto Thutmosi III; TT100, di Rekhmira visir sotto Thutmosi III e Amenhotep II; TT131, di Useramon Visir di Thutmosi III; TT155, di Intef Grande araldo del re sotto Thutmosi III.
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