Necropoli tebane

TT125 – TOMBA DI DUAUNEHEH

Planimetria schematica della tomba TT125[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
DuaunehehPrimo araldo reale, Supervisore dei possedimenti di AmonSheikh Abd el-QurnaXVIII dinastia (Hatshepsut)nella pianura; circa 30 m a nord dalla TT55; leggermente a nord-est della TT53

Biografia

Unica notizia biografica ricavabile dai dipinti, il nome della madre: Tarunet.

La tomba

La tomba si sviluppa planimetricamente con forma a “T” rovesciata, tipica delle sepolture di questo periodo, con camera rettangolare al fondo.

L’ingresso della TT125 (a sinistra) sul cortile condiviso con la TT263. Da: Buzov E. e Lekov T., Preliminary Report on the Archaeological survey of Theban Tomb No. 263 by the Bulgarian Institute of Egyptology (2013)

Nel cortile antistante, condiviso con la TT263, due stele; un corridoio, sulle cui pareti, in quattro registri sovrapposti, è rappresentato (1 in planimetria[5]) il defunto che offre mirra e compie riti, dà accesso alla sala trasversale sulle cui pareti (2) il defunto e la famiglia cacciano, pescano e arpionano ippopotami; segue (3) il defunto e la famiglia che esce verso il Paese rivolto verso una falsa porta (4). Segue (5) scena del fratello del defunto (di cui non è indicato il nome) con alcune donne che offrono libagioni al defunto e alla madre e il defunto (6) che ispeziona la sua tomba. Alcuni frammenti (7), oggi al Metropolitan Museum di New York (cat. 55.92.1), riportano scene di ispezione a lavori agricoli e probabilmente di pesca; segue (8) una stele con il cartiglio di Hatshepsut e i resti di un testo autobiografico mentre poco oltre (9) il defunto offre gioielli, vasi, archi e frecce alla regina Ahmose.

Frammento con lavori agricoli, Metropolitan Museum di New York (cat. 55.92.1)

Un breve corridoio adduce ad una sala perpendicolare alla precedente; sulla parete sud (10 – 11) in cinque registri sovrapposti scene della processione funeraria, del trasporto delle suppellettili funebri, del pellegrinaggio ad Abydos e del defunto in offertorio a Osiride. Sulla parete opposta (12), i resti di riti sulla mummia e (13) il banchetto funebre del defunto in presenza di musicisti (arpisti, cantanti e suonatrici di tamburello).

Carpentieri al lavoro su una colonna ed un portale. Rilievo di N. de Garis Davies

Un altro corridoio, sulle cui pareti (14) sono rappresentate le regine Ahmose e Hatshepsut, dà accesso ad una camera rettangolare sul fondo della quale si trovano (21) le statue del defunto e di due donne (di cui non è precisato nome o grado di parentela). Sulle pareti (15 – 16) uomini che eseguono riti con giare contenenti unguenti sacri; sulle pareti opposte (17 – 18) uomini con liste di offerte in presenza del defunto. Su tre registri (19) scene del banchetto funebre e (20) il defunto purificato ritualmente da preti.

Operai al lavoro su una falsa porta. Rilievo di N. de Garis Davies

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Gardiner e Weigall 1913, pp. 26
  4. Porter e Moss 1927,  p. 237.
  5. Porter e Moss 1927,  p. 237.
  6. Gardiner e Weigall 1913, pp. 26-27
  7. Porter e Moss 1927,  p. 237.
  8. Porter e Moss 1927,  pp. 237-241.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 237.

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