Piccola Guida Turistica

L’ALTOPIANO DI GIZA

Nel deserto con la carrozza

Napoleone Bonaparte – 21 luglio 1789 – discorso ai soldati dell’armata di Egitto prima della vittoriosa battaglia delle Piramidi contro i Mamelucchi

Il primo giorno di visite è interamente dedicato a Giza, uno scrigno di meraviglie all’interno del quale non brillano solo le piramidi e la Sfinge, anche se senza dubbio sono i monumenti di maggiore impatto.  

Davanti alla sfinge

La famiglia reale e la nobiltà egizia infatti costruivano le proprie mastabe accanto alla tomba del sovrano, e molte di esse sono di  incredibile bellezza; inoltre nei dintorni sorgono i resti del villaggio dove vivevano gli operai specializzati che lavoravano all’ultima dimora del re, e la necropoli vicina a quella dell’èlite nella quale essi avevano l’onore di essere inumati.  

La Sfinge e la piramide di Chefren

La mattina conosciamo Monalisa Karam, la guida che Ahmed, già impegnato in un altro tour, aveva scelto su misura per noi e che ora si è iscritta al nostro gruppo Facebook: è rimasta con noi per tre giorni, dimostrandosi molto cordiale, bravissima ed aggiornata anche in merito agli scavi più recenti.

Il mio programma prevede l’accesso a tutte le mastabe disponibili (in passato avevo ne avevo viste solo un paio) ed altresì la visita al villaggio ed alla necropoli degli operai e ad una zona vicino alla Sfinge ove avevo letto essere venute alla luce nuove vestigia: la sera prima, tuttavia, Ahmed mi aveva avvertita: “Siamo in Egitto…. non si sa mai se un sito è aperto o no…”  ed infatti tutti i siti di mio principale interesse sono “chiusi per lavori”.

Primo piano della Sfinge

Un po’ delusi, facciamo il giro canonico del sito seguendo tuttavia sentieri alternativi e poco battuti che la nostra Monalisa conosce e percorre a passo di carica ed entriamo nella piramide di Micerino (le altre le avevamo gia viste in passato) e nella mastaba del funzionario Seshemnefer IV (VI dinastia), purtroppo spogliata di quasi tutti i suoi rilievi che ora fanno bella mostra di sé al Roemer und Pelizaeus Museum di Hildesheim.

L’incontrollato espandersi del Cairo ha fatto sì che la città arrivasse proprio a ridosso dell’altopiano di Giza, ferito da strade asfaltate che lo attraversano per facilitarne la visita, violato da turisti vocianti che non rispettano la sacralità del luogo, insozzato da incivili che buttano a terra i loro rifiuti che un’amministrazione distratta non si preoccupa di far rimuovere.

Particolare della connessione degli enormi massi che compongono il tempo a valle di Chefren.

Ma se ci si sposta nel deserto a piedi o a cavallo, col cammello o in carrozza, lasciandosi alle spalle le costruzioni moderne e trovando la giusta concentrazione, allora si entra nel giusto mood: il Cairo scompare alla vista e il sito piramidale appare come era stato concepito dai suoi costruttori, una silenziosa e solenne città dei morti lontana dal centro abitato, tra dune di sabbia gialla e rovente, raggiungibile solo da mesti cortei di persone piangenti che portavano a sepoltura i propri cari o che ivi si recavano per deporre le loro offerte.

Il corridoio che unisce il tempio a valle alla rampa processionale che conduce alla piramide di Chefren.

Fin dall’antichità l’imponenza delle piramidi lascia chiunque senza fiato: “Quello che si prova non è solo l’ammirazione che scaturisce dalla visione di un capolavoro dell’arte, ma è un’impressione profonda. L’effetto sta nella grandiosità e semplicità delle forme, nel contrasto e nella sproporzione tra la statura dell’uomo e l’immensità dell’opera che è uscita dalla sua mano” (Edme-François Jomard, Description de l’Égypte, vol. V, 1809).

Quello che a me emoziona maggiormente, tuttavia, è la loro eternità: un antico proverbio egiziano, infatti, recita: “l’uomo teme il tempo, ma il tempo teme le piramidi”.  

Quello che resta della rampa processionale della piramide di Chefren; sulla destra, qui non visibile, l’avallamento nel quale si trova la sfinge.

In effetti sono state mute testimoni delle imprese dei protagonisti della storia, che ora non sono che polvere; hanno assistito al sorgere e al tramontare di imperi; hanno ricevuto l’omaggio di potenti del mondo dei quali si è persa perfino la memoria… ma loro sono ancora lì, che ci guardano come avevano guardato i Faraoni, Cambise, Alessandro Magno, Cleopatra, Augusto, Napoleone…. altere ed indifferenti alle vicende umane che si svolgono alla loro ombra e capaci di rimanere impenetrabili per millenni.

Il lato B della Sfinge con la sua coda gigante

Qui trovate alcune delle nostre fotografie relative alla piana di Giza; nei prossimi post vi mostrerò l’interno della piramide di Micerino e la mastaba di Seshemnefer IV e per quel poco che non è nascosto alla vista, la necropoli degli operai che lavorarono alle piramidi.

La piramide di Chefren

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