Necropoli tebane

TT240 – TOMBA DI MERU

Planimetria schematica della necropoli di el-Khokha ed el-Assasif [1] [2] [3]

Epoca:                                   XI Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[4]Dinastia/PeriodoNote[5]
MeruSupervisore dei portatori di sigillo[6]; nessun titolo secondo Gardiner e Weigall[7]el-AssasifXI dinastia  (Montuhotep II)[8]; Gardiner e Weigall indicano tra la VI e la XII dinastia[9]in alto sulla collina, a nord della valle; a est del sentiero verso Biban el-Moluk (la Valle dei Re)

Biografia

Uniche notizie ricavabili, i nomi dei genitori: Iku, il padre, e Nebti, la madre[10].

La tomba

TT240 è annoverata tra le tombe più antiche giacché risale a un periodo compreso tra l’Antico Regno[11] (seconda fase) e il Primo Periodo Intermedio.

L’ingresso della TT240, riutilizzata da monaci copti. Foto: P. Chudzik

Non se ne hanno planimetrie; è tuttavia noto che la camera sepolcrale fosse a forma di sarcofago e che sulle pareti fosse rappresentata una falsa porta con i Testi dei sarcofagi.

Una stele, risalente all’anno XLVI del re Montuhotep-Nebhepetre (Montuhotep II)[12], reca su cinque registri il defunto seduto e la datazione, nonché un testo di “indirizzo ai viventi”[13]; sul lato sinistro il defunto con il, padre Iku, sulla destra un uomo non identificabile; preti con offerte destinate al defunto e alla madre, Nebti, nonché portatori di offerte[14].

Una recente pubblicazione[15] precisa che alla tomba si accede da un cortile ricavato nella collina di el-Assasif ed è costituita da due corridoi che adducono alla camera sepolcrale in cui il sarcofago è scavato direttamente nel pavimento: mentre i corridoi sono privi di decorazione, la camera sepolcrale è decorata principalmente con testi sacri, alcune false porte, liste di offerte e la rappresentazione di una tavola per offerte.

Il sarcofago di Meru, scavato nel pavimento della camera sepolcrale. Il coperchio, andato perduto, chiudeva il sarcofago diventando parte del pavimento della camera stessa. Foto: M. Jawornicki

Fonti

  1. Porter e Moss 1927,  p. 330.
  2. Gardiner e Weigall 1913
  3. Donadoni 1999,  p. 115.
  4. Gardiner e Weigall 1913, p. 38
  5. Gardiner e Weigall 1913, pp. 38-39

Foto tratte da: Chudzik, Patryk. “Middle Kingdom tombs of Asasif: Archaeological activities in 2015.” Polish Archaeology in the Mediterranean XXV (2016): 289-302.


[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      La planimetria qui riportata non è in scala ed ha valore esclusivamente di visione d’insieme; l’ubicazione delle singole sepolture non è topograficamente esatta, ma vuole visualizzare la concentrazione delle tombe, nonché il “disordine” con cui le stesse sono state classificate.

[4]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[5]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[6]      Porter e Moss 1927,  p. 330.

[7]      Gardiner e Weigall 1913, p. 38

[8]      Porter e Moss 1927,  p. 330.

[9]      Gardiner e Weigall 1913, p. 39

[10]     Porter e Moss 1927,  p. 330.

[11]     Antico Regno 2700-2160 a.C.; Primo Periodo Intermedio 2160-2055 a.C.

[12]     Oggi al Museo Egizio di Torino, cat. 1447.

[13]     “O viventi che vi trovate sulla terra, voi che passate davanti a questa tomba, versate per me dell’acqua”.

[14]     Porter e Moss 1927,  pp. 330-331.

[15]     Soliman 2009,  pp. 100-108.

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