Piccola Guida Turistica

LA FESTA HEB-SED

Questa è l’invocazione che chiudeva la festa Heb-Sed, chiamata comunemente “giubileo del sovrano”, una celebrazione di straordinaria importanza per il Faraone e per tutto l’Egitto.

Per meglio comprendere il complesso monumentale di Djoser occorre conoscere questa ricorrenza, che veniva celebrata nell’ampia spianata di fronte alla piramide ed in un cortile laterale.

Pianta del sito piramidale di Djoser a Sakkara.
Immagine da internet

Troverete un bellissimo articolo del prof. Maurizio Damiano sul nostro sito a questo link: https://laciviltaegizia.org/…/i-misteri-della-festa-sed/; io vi darò alcune informazioni di carattere generale.

La festa compare nelle fonti fin dalla prima dinastia (famosa è una targhetta d’avorio che raffigura il re Den che compie la corsa cerimoniale) e fu celebrata fino all’epoca tolemaica.

Due delle cappelle sul lato sinistro del cortile della festa Hed-Seb.
Foto David Broad
La prima cappella posta sul lato sinistro del cortile dell’Heb-Sed guardando verso la piramide. L’ingresso è murato.

Si celebrava di regola dopo trent’anni di regno, poi di regola ogni tre anni, ed era uninsieme di riti molto elaborati e solenni con una valenza magico religiosa, in quanto grazie ad essi il sovrano non più giovane si sarebbe rigenerato ed avrebbe riacquisito personaggi del regno che scortavano solennemente lo scettro; i diciannove portatori degli stendardi degli dei e dei simboli delle province (nomoi); il reliquiario di Upuaut (la festa deriva la sua denominazione “Sed”, proprio dal nome arcaico di questa divinità guerriera e protettrice dell’erede al trono, che significa “colui che indica il cammino”), preceduto da un sacerdote che offriva incenso al dio e veniva chiusa da un funzionario con lo stendardo detto “di Khonsu”.

Due delle cappelle poste sul lato destro del cortile guardando verso la piramide. Foto da Ancient-egypt.org
La pedana rialzata sulla quale veniva eretto il baldacchino per l’incoronazione del re nel corso della festa. Foto da Ancient-egypt.org

Nel corso dell’Heb-Sed, che si protraeva per cinque giorni, il vecchio re doveva “morire”ed essere seppellito.

Petrie riteneva che i sacerdoti gli somministrassero una pozione tratta dai fiori di ninfea inducendogli uno stato di catalessi e che lo deponessero in carne ed ossa in un sarcofago, lasciandovelo per alcuni giorni; altri ipotizzano che si ritirasse nella camera sepolcrale della sua tomba dove veniva celebrato un rito nel corso del quale si simulava la sua morte ed il suo viso veniva dipinto di verde, a simboleggiare la sua assimilazione ad Osiride.

Stele raffigurante Snefru nel corso della festa Heb-Sed, in origine eretta davanti alla piramide a doppia pendenza ed oggi al museo del Cairo. Foto: Juan R. Lazaro

L’ipotesi più accreditata, tuttavia, è quella secondo la quale in luogo del sovrano venisse sepolto un simulacro che lo rappresentava, in quanto a Deir-el Bahari Howard Carter, scoprì una statua di Montuhotep II in arenaria dipinta che lo raffigurava assiso, con la corona rossa e l’abito cerimoniale dell’Heb-sed, avvolta in lino e deposta vicino a un sarcofago vuoto, sdraiata sul fianco sinistro, posizione nella quale venivano collocati i defunti nel Medio Regno.

Al termine del rito il sovrano si spogliava dal lungo mantello bianco cerimoniale che lo avvolgeva completamente, lasciando scoperte solo la testa e le mani ed usciva da questo bozzolo rinvigorito, “nuovo”, per essere incoronato re dell’Alto e del Basso Egitto, sedendo alternativamente sul trono di ognuna delle Due Terre, posti sotto un baldacchino collocato su di una pedana in pietra.

Djoser sta effettuando la corsa rituale. Rilievo nei sotterranei della sua piramide. Foto: Mark Lehner

Successivamente si univano alle celebrazioni la grande sposa reale ed i suoi figli, simboli della dinastia e del suo futuro, e si svolgeva un’altra cerimonia nella quale il re si identificava con Osiride e con l’aiuto dei sacerdoti sollevava con delle corde un pilastro djed in legno, simbolo del dio e di stabilità, davanti al quale venivano presentate offerte e degli attori mettevano in scena il mito di Osiride e Iside.

La statua di Montuhotep II ritrovata da Carter a Deir el Bahari, nella camera sepolcrale posta nei pressi del suo tempio funerario. La pelle nera, la barba ricurva all’estremità e la posizione delle braccia incrociate sul petto, lo pongono in relazione ad Osiride con il quale il re veniva identificato dopo la morte. Oggi la statua si trova al Museo del Cairo.

In seguito il Faraone indossava il rituale gonnellino arcaico dal quale pendeva una coda di toro fissata ad una cintura e tenendo in mano l’astuccio con il Testamento di Geb che testimoniava la sua legittimità a regnare, preceduto da un portatore dello stendardo di Upuaut effettuava una corsa rituale (ampiamente rappresentata nei rilievi templari e tombali, ad esempio sulle pareti della cappella rossa di Hatshepsut ed anche all’interno dei cunicoli sotterranei della piramide dello stesso Djoser) in un’area che rappresentava l’Egitto, sia per dimostrare il proprio rinnovato vigore, sia per prendere formalmente possesso delle sue terre.

Sethi I che effettua il rito dell’erezione del pilastro djed nel corso della sua Festa Heb-Sed. Tempio di Sethi I ad Abidos. Fotografia da internet

Infine, veniva accompagnato su di una portantina a visitare le cappelle degli dei che circondavano il perimetro del cortile dell’Heb-Sed; nella cappella dedicata ad Horus sedeva su di un trono e mentre due dignitari intonavano inni di lode riceveva lo scettro was simbolo di prosperità ed il flagello simbolo di regalità, ed un grande arco doppio e quattro frecce, che scagliava in direzione di ognuno dei punti cardinali, anche qui per rendere evidente l’avvenuta rigenerazione e per rivendicare in modo simbolico il dominio su tutto il regno.

In questa occasione pronunciava il seguente testo rituale (traduzione di Henri Frankfort):“Ho percorso la terra e ho toccato i suoi quattro lati; la attraverso come io voglio. Il buon dio (il re) che gira rapidamente sostenendo il Testamento corre attraverso l’oceano e i quattro lati del cielo andando veloce così come i raggi del dio Sole passano sopra la terra”.

Sesostri I effettua la corsa rituale davanti al dio Min. Foto da Mediterraneo Antico

Nel complesso di Sakkara sono ancora oggi visibili le strutture erette per la festa: nell’ampio cortile di fronte alla piramide si trovano delle strane costruzioni a forma di B che segnavano gli estremi del tragitto della corsa e rappresentavano i confini del regno; di fianco all’ingresso sopravvive il cortile dove si svolgeva l’incoronazione, con la pedana in pietra sulla quale veniva allestito il baldacchino; addossate ai lati lunghi del muro perimetrale vi sono le cappelle dedicate agli dei, caratterizzate da forme disomogenee e da cortiletti antistanti.

Ora godetevi le immagini. Ho cercato di postarne di nuove rispetto alle molteplici che troverete sul sito; vi segnalo anche questo articolo sul nostro sito: https://laciviltaegizia.org/tag/heb-sed/ su due placche di corniola intagliate con le immagini della Festa Heb-Sed di Amenhotep III, che facevano parte di un bracciale e che Carter acquistò per il MET di New York ove si trovano tuttora.

FONTI:

FERNANDEZ TRUAN J. C., “Il faraone e la festa di Heb-Sed. La corsa e il tiro con l’arco come elementi cerimoniali essenziali dell’antico rito egizio” a questo link: https://www.academia.edu/27893166/IL_FARAONE_E_LA_FESTA_DI_HEB_SED_pdf .

https://www.annees-de-pelerinage.com/visiting-step…/

https://historyofegypt.net/?page_id=970

https://anticatebe.blogspot.com/…/la-festa-sed-il…

http://www.leonardolovari.com/the-sed-festival-heb-sed/

https://www.ancient-egypt.org/…/fune…/heb-sed-court.html

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