Di Luisa Bovitutti

Foto da Wikipedia F
https://www.facebook.com/watch/?v=188154982477237&t=4
Cliccate su questo link per un bellissimo video del Ministero del Turismo e dell’Archeologia Egiziano che vi permetterà di entrare virtualmente nella piramide.
Aspettavo con trepidazione il momento di entrare nella piramide di Djoser, aperta al pubblico dopo quattordici anni di lavori di restauro e consolidamento; essa è attraversata da un’intricata rete di pozzi e cunicoli, le cui pareti erano originariamente decorate con piastrelle di faience verde – azzurra e con rilievi raffiguranti il sovrano mentre effettua la corsa rituale della festa Heb-Sed.

Fotografia del Ministero del Turismo e dell’Archeologia Egiziano
Dopo aver pagato il biglietto (100 Egyptian Pounds), abbiamo avuto accesso alla parte ipogea del monumento dall’ingresso posto sul lato est, che si affaccia sul grande cortile cerimoniale e che immette in un ampio corridoio sotterraneo completamente scavato nella roccia (così come le gallerie ed il pozzo funerario) e realizzato prima che i livelli sopra il suolo venissero edificati.

Fotografia di Silvia Vitrò

Fotografia del MInistero del Turismo e dell’Archeologia Egiziano
Tutta la parte sotterranea faceva parte della mastaba che costituiva l’originaria tomba del sovrano, costruita sopra il pozzo funerario quadrato che affonda nel terreno roccioso fino ad una profondità di quasi 30 m. e che ospita sul fondo un sarcofago costituito da grandi blocchi di granito assemblati a realizzare un cubo; sopra di essa sono stati in seguito edificati gli altri livelli esterni per trasformarla nella piramide a gradoni che ancora oggi vediamo.


Il corridoio sbuca a metà altezza del pozzo funerario, e per la sicurezza dei turisti è stata collocata una balaustra di ferro che permette di affacciarsi senza pericolo sul pozzo per osservare il sarcofago e le pareti, approssimativamente sbozzate ed in alcuni punti ancora rinforzate con le travi di legno di cedro originali che gli Egizi importavano dal Libano.

Foto del prof. Richard Mortel, da Flickr

Foto del Prof. Richard Mortel, da Flickr
La mummia del defunto veniva probabilmente portata fino a qui con una slitta (una di esse è stata ritrovata nella tomba a sud, della quale parleremo in seguito) e poi, dopo i riti funebri, era calata nel sarcofago con delle funi.
Vi confesso che mi batteva il cuore mentre percorrevo quel corridoio largo ed alto, quasi rettilineo, molto ben illuminato e mi affacciavo lla balaustra, sporgendomi verso il pozzo…. le pareti ancora recavano i segni dei colpi di scalpello degli antichi scavatori e nell’ultimo tratto le tracce della malta usata per fissare le piastrelle, staccatesi con il passare dei millenni ed oggi custodite al Museo del Cairo ed al Museo Imhotep.

Fotografia di Aldo Vitrò
L’emozione è forte, soprattutto per un appassionato dell’antico Egitto ben consapevole che la piramide è stata praticamente inaccessibile per secoli e che ancora oggi pochi hanno avuto il privilegio di entrarvi; non posso tuttavia esimermi dal sottolineare che alla fine mi sono sentita un po’ defraudata dalle scelte del Ministero Egiziano, che usa il contagocce quando offre le proprie bellezze archeologiche ai turisti stranieri, ben felici di pagare un biglietto per poterne godere.


Infatti, e lo stesso si può dire per la tomba a sud di cui parlerò in seguito, per motivi che non so spiegarmi non sono visitabili lunghi tratti di gallerie sotterranee ben restaurati ed illuminati, che ancora conservano la raffinata copertura di maiolica ed i rilievi che rappresentano il sovrano; per questo chi ha avuto modo di vedere le sensazionali fotografie pubblicate in rete e sui giornali all’epoca dell’apertura della piramide resta un poco deluso perchè si aspettava un’esperienza più intensa e completa.

Io posterò le foto che abbiamo scattato nel corso della visita, ma anche una serie di quelle delle parti non visitabili, tratte da internet: sono uno spettacolo!
NON DIVERSAMENTE INDICATO, LE FOTOGRAFIE SONO TRATTE DA QUESTA PAGINA: https://www.classicult.it/la-piramide-di-djoser-ritorna-dopo-14-anni-di-restauro/