Di Giuseppe Esposito

Epoca: XIX dinastia
Titolare
| Titolare | Titolo | Necropoli | Dinastia/Periodo | Note |
| Karo[4] | Servo del Luogo della Verità | Deir el-Medina | XIX dinastia |
Biografia
Genitori di Karo furono Simut e Pashedu; il nome della moglie era Takha[5].
La tomba
TT330 è ubicata in un’area complessa in cui trovano luogo,e si sovrappongono, diverse sepolture.
Da una cappella superiore, in cui si trovano gli unici rilievi leggibili, si accede, per il tramite di un pozzo verticale all’appartamento sotterraneo costituito da più locali tra cui la camera funeraria.
Sulle pareti della cappella: il defunto e la moglie in presenza di Osiride (1 in planimetria[6]) e, su tre registri sovrapposti (2), il defunto e la moglie in presenza di Anubi; il defunto che offre libagioni ai genitori; parenti dinanzi al defunto a ad altri familiari.
Proviene da questa tomba una stele, e frammenti di stele[7], con il defunto in presenza di cinque divinità; il padre in presenza di Osiride e Anubi seduti e il defunto da solo[8].
Fonti
- Gardiner e Weigall 1913
- Donadoni 1999, p. 115.
[1] La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2] Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3] La planimetria non è in scala ed ha valore esclusivamente di visione d’insieme; l’ubicazione delle singole tombe non è topograficamente esatta, ma vuole visualizzare la concentrazione delle sepolture, nonché il “disordine” con cui le stesse sono state classificate.
[4] Porter e Moss 1927, p. 398.
[5] Porter e Moss 1927, p. 398
[6] La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 382.
[7] Oggi al Museo egizio di Torino (cat. 1636-1931-1938).
[8] Porter e Moss 1927, p. 398

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