Nessuna notizia era ricavabile, almeno fino al 1970[5]. Una missione ungherese, nel 1995, ha individuato il nome della moglie in Mery, Cantatrice di Amon. La stessa missione sta ancora procedendo allo studio della TT184[6].
La tomba
TT184 si sviluppa con planimetria ad angolo retto: da un’anticamera, infatti, si diparte un ramo a 90 gradi rispetto alla medesima. Nell’anticamera: il nome del defunto (1 in planimetria[7]) e un uomo che porta una statuetta sul capo; poco oltre (2), su tre registri sovrapposti, scene e testi dal Libro delle Porte, una donna seduta e preti che officiano offrendo libagioni al defunto e alla moglie (di cui non viene indicato il nome).
Sala trasversale, registro inferiore. Da: Fábián, Z. “Theban Tomb 184 (Nefermenu) and the upper section of the south slope of El-Khokha hillock—2005.” Acta Archaeologica 58.1 (2007): 1-42.
Sulla parete opposta (3) brani del Libro delle Porte, il defunto che adora una divinità e portatori di offerte dinanzi al defunto e alla moglie; in una nicchia (4) una statua.
La statua di Nefermenu
Un corridoio ad angolo retto, sulle cui pareti (5) sono riportati due uomini seduti, immette in un’altra sala sulle cui pareti (6–7) il defunto è rivolto verso l’accesso al locale. Poco oltre (8) la moglie rivolta verso il marito della scena precedente e i due in atto di offertorio, seguono (9) brani del Libro delle Porte, il defunto con Thot e Onnefer, scene di psicostasia con Horus che sottopone il risultato a Osiride e alla Dea dell’Occidente (Mertseger). Sulla parete opposta (10) trascrizione di litanie e un uomo in adorazione della barca di Sokar e Mert, un altro uomo con l’immagine di Maat mentre Horud si intrattiene a colloquio con Osiride. Sul fondo, in una nicchia (12), una stele oggi illeggibile[8].
Fonti
Porter e Moss 1927, p. 206.
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, p. 32
Porter e Moss 1927, p. 290.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 32-33
Gardiner e Weigall 1913, p. 33
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5] Porter e Moss 1927, p. 289, confermata in edizione del 1970.
[6] Sito missione archeologica ungherese: TT184, su tt184en.blogspot.it.
[7] La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 282.
Capo degli Amministratori, Amministratore nella Casa di Ramses II
El-Khokha
XIX dinastia (Ramses II ?)
versante est; a sud della TT48 e a nord della TT32
Biografia
Paser, Sindaco della Città del Sud (Tebe, fu suo padre, Tuia sua madre; Bekmut fu sua moglie. Hunefer fu suo fratello, anch’egli Sindaco della Città del Sud e Amministratore nel tempio di Amenhotep I, marito di Inihy e probabile titolare della TT385[5]. Altro fratello, pure citato nelle rappresentazioni parietali, è Paheripezet[6].
La tomba
L’interno della TT183, Da: Kampp, F. (1996): Die Thebanische Nekropole. Zum Wandel des Grabgedankens von der XVIII. bis zur XX. Dynastie. Verlag Philipp Von Zabern. Mainz y Rhein
TT183 si sviluppa con planimetria a “T” rovesciata tipica delle sepolture del periodo; l’accesso avviene da un cortile in cui sono rappresentati (1 in planimetria[7]) un re (non identificato), Henefer (2), il defunto purificato da preti (3), quattro statue del defunto (4-5-6-7). Un corridoio, sulle cui pareti (8) sono rappresentati il defunto e il padre dinanzi a Ra-Horakhti e Maat, sulla sinistra, e il defunto e Honefer dinanzi a Osiride e Iside, sulla destra, immette in una sala trasversale. Sulle pareti: scene molto danneggiate di rituali (9) e sul lato corto occidentale (10), anche queste molto danneggiate, stele con doppia scena del defunto che, sotto un inno a Osiride (?), adora il simbolo di Nefertum (?) con testi che riguardano il padre e Honefer e un pilastro Djed innalzato dal defunto.
Scene agricole della TT183. Da: The Ramesside Period in Egypt: Studies into Cultural and Historical Processes of the 19th and 20th Dynasties. Edited by Sabine Kubisch and Ute Rummel. Sonderschrift des Deutsches Archäologischen Instituts Abteilung Kairo (SDAIK) 41, 2018
Poco oltre (11) scene rituali e su tre registri sovrapposti (14) riti sulla mummia, brani dal Libro delle Porte e il defunto che offre al fratello Honefer e a sua moglie; sul lato corto orientale (13), su una stele, il defunto adora Osiride; seguono (12) scene di riti sulla mummia, brani e scene dal Libro delle Porte e il defunto, con il fratello Paheripezet e la madre, seduti con altri parenti.
Un corridoio, preceduto da statue del defunto e sulle cui pareti (15) sono rappresentati il defunto e la moglie in adorazione con testi danneggiati, immette in una sala perpendicolare alla precedente.
Sulle pareti: il defunto (16) rivolto verso l’ingresso; (17) sei scene del Libro delle Porte, il defunto e la moglie ricevono offertorio da preti; poco oltre, scene di psicostasia con Thot e Maat che trascrivono i risultati della pesatura in presenza del mostro Ammit; il defunto presentato a Osiride da Thot e, successivamente Horus che lo presenta a Osiride, Iside e Nephtys. Sulla parete opposta (18), in due scene su due registri sovrapposti, la processione funeraria con la madre del defunto e altre donne della famiglia, il sarcofago trainato e la mummia posta su una barca; Horusche presenta il defunto a Osiride, Iside e Nephtys.
Mattone con iscrizione dalla TT183 (“l’Osiride, amministratore Nebsumenu, giustificato in Tebe”)
Un secondo corridoio, sulle pareti del quale (19) sono rappresentati il defunto e la moglie in adorazione, seguiti dal ba, dà accesso ad una seconda sala in prosecuzione della precedente sulle cui pareti: su due registri (20) due scene dal Libro delle Porte con il defunto che offre libagioni a Thot e Maat e scene di offertorio; sulla parete opposta (21) su due registri, il defunto dinanzi a Osiride e il defunto che offre libagioni alla dea dell’Occidente (Mertseger). Sul fondo, in una nicchia (22) dipinti di Osiride e di un’altra divinità[8].
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, p. 32
Porter e Moss 1927, p. 279.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 32-33
Gardiner e Weigall 1913, p. 33
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5] Hunefer, titolare della TT385 reca infatti il titolo di Sindaco della Città del Sud, e quello di Supervisore ai granai delle offerte divine di Amon.
Unica notizia ricavabile, il nome della moglie del titolare: Sit-Dhout[6].
La tomba
L’ingresso della TT182. Foto Alexander Ilin-Tomich
Un’unica sala sulle cui pareti sono ancora visibili, su due registri, il defunto e la moglie che ricevono collane da una fanciulla in presenza di ospiti e musici (arpista e suonatore di nacchere); portatori di offerte con buoi, vitelli, uccelli e pesci[7].
La scena sopravvissuta della TT182 con gli omaggi al defunto e alla moglie. Foto Alexander Ilin-Tomich
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, p. 32
Porter e Moss 1927, p. 279.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 32-33
Gardiner e Weigall 1913, p. 33
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5] Con il termine omdeh si indica, in Egitto, il capo-villaggio.
Nebamon: Capo degli Scultori del Signore delle Due Terre; Ipuki: Scultore del Signore delle Due Terre
El-Khokha
XVIII dinastia(?)
versante sud-est della collina, in basso; a nord-ovest della casa dell’Omdeh[5]
Biografia
Pur trattandosi, di fatto, di scultori e, quindi, di artigiani per l’epoca, dovettero occupare un posto di prestigio nella gerarchia di Corte tanto da meritare la sepoltura nei pressi di Deir el-Bahari. Gli studiosi si sono posti il quesito del perché i due abbiano condiviso una stessa sepoltura giacché una tale usanza non era usuale e deve perciò ritenersi del tutto eccezionale[6]; che non esistesse rapporto di parentela tra i due è dimostrato dalla presenza, sulle pareti, dei relativi genitori. Unico legame apparente la presenza di Henutnefert che alcuni[7] ipotizzano essere stata la moglie prima di Ipuki e poi di Nebamon[8][9]
Nebamon
Nebamon, frammento della TT181 ora al Louvre. Fonte: osirisnet.net
I genitori di Nebamon furono Neferhet, a sua volta Scultore del Luogo della Verità[10] e Thepu. Nebamon nella sepoltura annovera i titoli di:
Supervisore del Luogo […] non è specificato di quale luogo si tratti;
Supervisore del dipartimento segreto di Herihermeru[12];
Capo degli scultori del Signore delle Due Terre[13];
Capo scultore del Sacro luogo;
Supervisore dei bilanci del re nel Sacro Luogo.
Thepu, la moglie di Nebamon. Fonte: osirisnet.net
Ipuki
I genitori di Ipuki furono Senennuter che, come Nebamon, ricopriva l’incarico di Supervisore del dipartimento segreto di Herihermeru, e Netermosi. Titoli di cui si fregiava Ipuki erano:
Supervisore (ma non è specificato l’ambito o di quale attività);
Supervisore del Sacro Luogo;
Supervisore del bilancio del Signore delle Due Terre;
Capo scultore del Sacro luogo.
Henutneferet
Fu sicuramente la moglie di Ipuki, meno chiaro il legame con Nebamon[14] del quale potrebbe essere stata sorella, o cognata, o vera e propria moglie[15][16]. L’ipotesi più accreditata[17] è che, qualunque fosse il rapporto tra i tre, Ipuki, Nebamon e Henutneferet, sia stata quest’ultima a predisporre le sepolture, anche in tempi diversi, e a decidere per la unificazione della tomba dei due uomini.
Hetutneferet, moglie di Ipuki. Fonte: osirisnet.net
La tomba
Nel 1889 Gaston Maspero autorizzò padre Jean Vincent Scheill[18] a riprodurre un “sommario delle scene” contenute nella TT181 da cui Georges Legrain ricavò tavole a colori dei dipinti e rilievi all’epoca ancora ben leggibili. Successivamente, nel 1910-1911, Norman de Garis Davies ritrovò la tomba, la cui ubicazione era nel frattempo andata perduta, e a sua volta eseguì rilievi e copie delle pitture parietali[19] non lesinando critiche agli esploratori precedenti per i danni nel frattempo intervenuti e per la conseguente perdita di molte, importanti, informazioni.
A suo tempo, i lavori della tomba, che è perciò incompleta, vennero improvvisamente interrotti; non si tratta di un caso isolato, ma in questo caso si ritiene che la causa principale sia dovuta al passaggio di regno tra Amenhotep III e suo figlio Amenhotep IV/Akhenaton, e al conseguente trasferimento ad Akhetaton, ovvero lontano da Tebe, degli artigiani e degli artisti che avrebbero dovuto provvedere alla realizzazione delel tombe reali della nuova capitale voluta da Akhenaton. TT181, inoltre, è stata nei millenni una delle tombe più saccheggiate dell’area e le sue condizioni sono certamente pietose.
Un esempio del saccheggio dei rilievi anche in tempi moderni, con il confronto tra foto del 1919 ed il 1980. Fonte: osirisnet.net
TT181, davanti alla quale si apre un piccolo cortile quasi quadrato cui si accedeva mediante una rampa fiancheggiata da due scale, venne scavata sul versante della collina in roccia davvero povera; planimetricamente si presenta a “T” rovesciata, come tipico delle sepolture del periodo; si tratta, nel complesso, di una tomba molto piccola[20] assolutamente non rifinita tanto che le pareti non vennero lisciate e ognuna presenta una diversa inclinazione.
L’ingresso della TT181. Fonte: osirisnet.net
Vennero coperte da uno spesso strato di fango e paglia rivestito di calce e non, come era solito, di stucco; le pitture vennero applicate direttamente su tale strato. La decorazione è del tutto simile a quelle di altre tombe (TT52, TT38, TT139, TT75 TT120 ed altre)[21]; precedentemente ai danni del tempo e delle inondazioni, inoltre, la decorazione dovette sottostare alla iconoclastia del periodo atoniano con cancellazione dei nomi non solo di Amon, ma anche della dea Mut, e la soppressione del plurale della parola “dio”.
Come detto, TT181 è costituita da un corridoio che immette in una sala trasversale, non ortogonale al corridoio di accesso; un secondo corridoio adduce ad una sala perpendicolare alla prima in cui si apre, sulla parete ovest, una sala di forma irregolare. Nel corridoio di accesso Ipuki (?) e la moglie lasciano la tomba e inni sacri; uomini che recano cibi e, sulla parete opposta, Ipuki con accompagnatori che rientra nella tomba dal tempio mentre preti offrono libagioni alla sua persona.
Ricostruzione della scena di libaglioni da parte di Nebamon e Thepu. Fonte: osirisnet.net
Nella sala trasversale, Nebamon e la madre offrono incenso e altre offerte; cantanti ciechi che intonano un inno ad Amon e portatori di offerte. Poco oltre la moglie di Nebamon (?) in offertorio dinanzi al marito, alla madre e a una piccola fanciulla; su tre registri sovrapposti scene di banchetto, parenti dinanzi a Ipuki e sua moglie in presenza di un prete wab[22]. Su quattro registri, la processione funeraria con il trasporto di suppellettili funebri, scatole e cibi, nonché barche con dolenti; poco oltre resti di scene della processione funeraria con portatori di offerte o dolenti verso la dea dell’Occidente (Mertseger); Nebamon e Ipuki dinanzi a Osiride e Iside; servitori con ceste di cibo, prefiche e preti che officiano dinanzi alla mummie con mazzi di fiori.
Prefiche piangenti nella TT181. Fonte: osirisnet.net
In due scene, Nebamon adora Amenhotep I e la regina Ahmose Nefertari, mentre Ipuki e la moglie adorano Hathor in veste di vacca sacra.
Ahmose-Nefertari, frammento della TT181 ora ad Hannover. Fonte: osirisnet.net
Il defunto (?) ispeziona i laboratori dei carpentieri, della pesatura dell’oro, degli orafi, dei gioiellieri, dei fabbri e dei vasai. Su altra parete, Ipuki adora Osiride e i Figli di Horo mentre recita la Confessione negativa; poco oltre Nebamon dinanzi ai suoi genitori e Ipuki dinanzi ai suoi mentre reca mazzi di fiori. Su due registri, molto danneggiati, un uomo in offertorio a Nebamon e alla madre e un figlio, con altri parenti, che offrono mazzi di fiori a Ipuki e sua moglie.
La pesatura dell’ro. Fonte: osirisnet.net
Nebamon controlla il lavoro degli orafi. Fonte: osirisnet.net
Nella sala perpendicolare alla precedente, scene non ultimate di banchetto con il defunto e la moglie (non è precisato se si tratti di Nebamon o Ipuki) seduti mentre una fanciulla offre loro cibi in presenza di un liutista cieco e un suonatore di nacchere[23].
La celebrazione dei riti funebri davanti ai due sarcofagi di Ipuki e Nebamon
La tomba prevede due distinti pozzi per accedere alla parte ipogea (forse uno per ciascun defunto): uno si apre in prossimità dell’ingresso, nel cortile (angolo nord-ovest), e l’altro in un annesso alla sala longitudinale. L’appartamento funebre sotterraneo è tuttavia unico e molto basso[24].
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 286.
Porter e Moss 1927, p. 286.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 32-33
Gardiner e Weigall 1913, p. 31
Davies 1925.
Mekhitarian 1997.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5] Con il termine omdeh si indica, in Egitto, il capo-villaggio.
[8] Altri ipotizzano invece che Henutnefert sia stata la moglie di Ipuki e la sorella di Nebamon, ma il termine egizio snt-f viene tradotto sia come “sorella” che come “moglie” e questo ingenera spesso impossibilità di qualificare il personaggio. Tale seconda ipotesi, pure presa in considerazione e scartata da Davies, è oggi, alla luce del contesto e delle traduzioni nel frattempo intervenute, quella più accreditata.
[10] Set-Maat = “Luogo della Verità” (ma anche Djeseret-Iset) era uno dei nomi con cui era noto il villaggio operaio di Deir el-Medina. Il villaggio era anche noto come Pa-demi, ovvero, semplicemente, “il villaggio”.
[11] Il kep venne istituito presso la Corte da Thutmosi III ed era una sorta di accademia che riuniva i figli regali, con quelli dei funzionari di palazzo più stretti, con i figli dei re vassalli che venivano trattenuti alla Corte egizia, vuoi come ostaggi, per garantirsi la lealtà dei regali genitori, vuoi per educarli facendo aumentare, in quelli che sarebbero divenuti i re del domani, il sentimento di lealtà nei confronti della corte faraonica. In questo caso il titolo sta ad indicare comunque il figlio di un personaggio influente a Corte, o comunque meritevole dell’onore di essere educato alla stregua di un principe. E’ interessante notare che Ipuki non potrà vantare tale titolo con ciò stabilendo una sorta di gerarchia tra i due.
[12] Si tratta forse di un titolo sacerdotale, ma non ne è nota la portata, né il luogo menzionato.
[13] Letteralmente: portatore del cesello degli scultori.
[15] Il termine hemet, che indicava sicuramente la moglie, cadde in disuso durante la XVIII dinastia venendo sostituito dal generico “senet” traducibile con “moglie”, ma anche con “sorella”.
[20] Dall’ingresso alla parete di fondo della stanza longitudinale non raggiunge gli 8 m, mentre la sala trasversale misura circa 4,80 m per poco più di 1 m di larghezza; entrambi i locali hanno un’altezza che varia da 1,60 a circa 2m.
[22] I preti “wab”, ma anche “uab”, o “uebu”, appartenevano al basso clero ed erano incaricati della manutenzione degli strumenti del culto e degli oggetti comunque ad esso connessi. A loro competeva il lavacro e l’abbigliamento giornaliero della statua del dio presso cui operavano e a loro competeva il trasporto della statua del dio (generalmente su una barca sacra) durante le cerimonie. Erano gerarchicamente sottoposti ad un “grande prete wab” cui competevano le operazioni giornaliere di culto della divinità.
Alla TT180 si accede attraverso la TT179; si tratta di un unico locale (solo abbozzato)[5], di forma irregolare che presenta di una nicchia per statue, non ultimata, contenente le statue non iscritte del defunto e della moglie[6].
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 279.
Porter e Moss 1927, p. 279.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 32-33
Gardiner e Weigall 1913, p. 31
Porter e Moss 1927, p. 278.
Porter e Moss 1927, p. 286.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5] E’ molto verosimile che la TT180 fosse, ab origine, una sala prevista per la TT179, poi usata come tomba autonoma.
[6] Data l’ipotesi che potesse, in origine, essere stata predisposta come ampliamento della TT179, non è escluso che possa trattarsi, di fatto, di statue di Nebamon e Setnefert.
Scriba contabile dei granai delle divine offerte di Amon
El-Khokha
XVIII dinastia (Hatshepsut ?)
ai piedi della collina, di fronte alla casa dell’Omdeh[5]; a ovest della TT182
Biografia
Yotef, Amministratore del Signore delle Due Terre, fu suo padre; Ahmosi sua madre. Setnefert fu sua moglie[6].
La tomba
La scena principale della parete ovest. Da: Schreiber, G., R. Vadas, and K. Vértes. “The Abydos Pilgrimage: A Reconstructed sequence of Scenes in Theban Tomb 179.” Hungarian archaeology E-Journal (2018): 10-17.
Dettaglio della scena precedente con il cane di Nebamon sotto la sedia. Schreiber, G., R. Vadas, and K. Vértes. “The Abydos Pilgrimage: A Reconstructed sequence of Scenes in Theban Tomb 179.” Hungarian archaeology E-Journal (2018): 10-17.
TT179 è costituita planimetricamente da una camera trasversale all’ingresso[7] da cui si accede, peraltro, alla TT180 (solo abbozzata)[8]. Nell’unica camera trasversale: il defunto consacra offerte; poco oltre, un figlio (non indicato il nome) con liste di offerte, dinanzi al defunto e alla moglie, scene della processione funeraria verso la dea dell’Occidente (Mertseger) e trasporto delle suppellettili funebri.
Il tavolo delle offerte. Da: Gábor Schreiber – Réka Vadas – Krisztián Vértes : « Le pèlerinage d’Abydos : une séquence reconstituée de scènes dans la tombe thébaine 179 » dans : Journal électronique d’archéologie hongroise, automne 2018
Due uomini danzano e riti d’innalzamento di un obelisco.
Altre scene di cerimonie funerarie e i resti di scene del defunto seduto e in offertorio; quattro portatori di offerte, due donne e due uomini, recano un toro e alcuni uccelli; poco oltre preti che offrono libagioni.
Un dettaglio del tavolo delle offerte con un’anatra sopra a dei tagli di carne bovina. Gábor Schreiber – Réka Vadas – Krisztián Vértes : « Le pèlerinage d’Abydos : une séquence reconstituée de scènes dans la tombe thébaine 179 » dans : Journal électronique d’archéologie hongroise, automne 2018
Il defunto e la moglie ricevono offerte da un uomo (un figlio?), scene di banchetto con musicisti e danzatori; file di donne e un uomo che riempie giare di vino[9].
Danzatrici ritratte nella TT179. Rilievo di N. De Garis Davies
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 283.
Gardiner e Weigall 1913, p. 32
Gardiner e Weigall 1913, pp. 32-33
Gardiner e Weigall 1913, p. 33
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5] Con il termine omdeh si indica, in Egitto, il capo-villaggio.
[7] La numerazione dei locali e delle pareti (in rosso) segue quella di Porter e Moss 1927, p. 282.
[8] E’ molto verosimile che la TT180 fosse, ab origine, una sala prevista per la TT179, il che sarebbe avvalorato dalla presenza di una nicchia per statue non ultimata, poi usata come tomba autonoma.
a nord-ovest e a breve distanza dalla casa dell’Omdeh[7]
Biografia
Piay, Prete purificatore a Karnak, nel tempio di Amon, fu suo padre; Wiay fu sua madre e Mutemwia, Cantatrice di Amon, fu sua moglie[8]. Quanto al nome del titolare, delle 95 volte in cui esso è riportato all’interno della TT178, solo 19 volte è indicato come Neferronpet, mentre 95 volte è indicato come Kenro. Di queste ricorrenze, i due nomi affiancati ricorrono invece 7 volte come “Neferronpet detto Kenro” e 4 volte, al contrario, come “Kenro detto Neferronpet”; l’ipotesi più accreditata ritiene perciò che il nome fosse originariamente Kenro e che, essendo di origine straniera, il titolare, considerata anche l’alta carica rivestita, fosse stato rinominato Neferronpet (letteralmente “Buon-Anno”) alla Corte faraonica[9][10].
La tomba
L’ingresso della TT178. Fonte: osirisnet.net
L’ingresso di TT178, alla base di una scalinata, si apre in un cortile da cui è possibile accedere anche alle TT296 e TT365. Un breve corridoio (1 in planimetria[11]) sulle cui pareti sono riportati cartigli di Ramses II nonché rappresentazioni di Osiride e il defunto e la moglie in atto di adorazione di inni a Ra-Horakhti, immette in una camera quasi quadrata.
Il corridoio d’entrata. Fonte: osirisnet.net
Sulle pareti: quattordici scene (2-3-4) con brani tratti dal Libro delle Porte, il defunto e la moglie in adorazione di divinità e in atto di bruciare offerte dinanzi ad Anubi, scene di psicostasia con Horus e Thot che recano l’esito della pesatura a Osiride, Iside e Nephtys, il defunto e la moglie offrono libagioni ad Amenhotep I e alla regina Ahmose Nefertari.
Neferronpet offre libagioni ad Amenhotep I e alla regina Ahmose Nefertari. Fonte: osirisnet.net
Neferronpet e la moglie davanti a uno dei portali. Fonte: osirisnet.net
Su altre pareti (5-6-7), su due registri sovrapposti e sei scene, il defunto in adorazione dinanzi a una porta con fiori, uomini che adorano un pilastro Djed, personificato, che sorregge il disco solare dotato di mani; poco oltre il defunto e la moglie adorano Maat e Thot, Atum e Sekhmet, Ptah e Iside, Ra-Horakhti; seguono scene della processione funeraria con il trasporto del sarcofago, accompagnato da prefiche e dolenti, e di tavole per banchetto e cerimonie sulla mummia. Sul soffitto i titoli del defunto.
La psicostasia davanti a Osiride. Fonte: osirisnet.net
Un breve corridoio presenta sulle pareti (8) il defunto e la moglie in adorazione di Osiride e Iside, su un lato, e Ra-Horakhti e Maat, sull’altro; sul soffitto l’uccello ba. Una camera rettangolare presenta, sulle pareti: su due registri e otto scene (9-10) il defunto in adorazione di un dio mummiforme, il defunto e la moglie in adorazione di Tueris e di Hathor in veste di vacca sacra.
Il defunto gioca a senet mentre un arpista intrattiene lui e la moglie.Fonte: osirisnet.net
Su altre pareti (11-12) il defunto e la moglie offrono libagioni ad un pilastro Djed personificato con Anubi, Thot e Upuaut, Sokar-Osiride rappresentato come falco; in una scena il defunto, indicato come Kenro, sorveglia il lavoro di realizzatori di perline, scultori e cuochi; la Casa dell’Oro di Amon con il controllo del peso dell’oro registrato da scribi e uomini che immagazzinano provviste. Sul fondo una nicchia (13) ospita quattro statue: il defunto e la moglie, un tale [Ni]ay, prete wab[12]di Amon e un altro personaggio del cui nome resta solo il geroglifico per “y” [13][14].
La scena delle offerte meglio conservata. Fonte: osirisnet.net
La tomba si sviluppa anche con un appartamento sotterraneo cui si accede per il tramite di un pozzo profondo circa 5 m che si trova nell’angolo sud-est della camera rettangolare più interna (in linea tratteggiata grigia o rossa in planimetria); si ritiene tuttavia, per dettagli stilistici dello scavo, che solo i locali I[15] e II[16] (in rosso in planimetria) siano coevi della TT178 e facessero parte dell’appartamento funerario di Neferronpet e Mutemwia[17]; le restanti sale (da III a IX in colore grigio in planimetria[18]) vennero probabilmente scavate successivamente, forse per ospitare altri rappresentanti della famiglia. Il ritrovamento di frammenti di una cassa e di un ushabti con il nome di Piay, e di un frammento del sarcofago con il nome di Mutemwia hanno dato certezza di una loro effettiva sepoltura nei primi due locali[19].
La processione funebre e il trasporto del sarcofago. Fonte: osirisnet.net
Fonti
Porter e Moss 1927, p. 283.
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, p. 32
Gardiner e Weigall 1913, p. 33
Hofmann 1995.
Porter e Moss 1927, pp. 283-285.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[10] Secondo altre interpretazioni, tuttavia ugualmente attestanti una provenienza straniera, Kenro potrebbe essere stata la variante sillabica del nome cananita Ken-El in cui il termine finale El, ovvero dio, costituirebbe la parte teofora del nome; a suffragio di tale interpretazione si porta la recente scoperta, a cura dell’egittologo francese Alain-Pierre Zivie (1947, vivente), della tomba del cosiddetto “visir dimenticato” Aper-El nell’area di Saqqara.
[11] La numerazione dei locali e delle pareti (in rosso) segue quella di Porter e Moss 1927, p. 282.
[12] I preti “wab”, ma anche “uab”, o “uebu”, appartenevano al basso clero ed erano incaricati della manutenzione degli strumenti del culto e degli oggetti comunque ad esso connessi. A loro competeva il lavacro e l’abbigliamento giornaliero della statua del dio presso cui operavano e a loro competeva il trasporto della statua del dio (generalmente su una barca sacra) durante le cerimonie. Erano gerarchicamente sottoposti ad un “grande prete wab” cui competevano le operazioni giornaliere di culto della divinità.
[13] Recenti studi, specie di Kenneth Kitchen, su un testo geroglifico consentirebbero di ipotizzare che il nome del personaggio possa essere [Pi]ay e potrebbe trattarsi del padre di Neferronpet/Kenro; il personaggio femminile, potrebbe invece essere identificabile in [Wia]y che potrebbe, in tal caso, essere la madre del defunto.
III: altezza 1,40 m x larghezza 2,50 x profondità 2,50;
IV: 1, 50 x 2,50 x 1,60; * V: di forma irregolare, con una lunghezza approssimativa di circa 3,70 m, presenta una parte del pavimento più incassata forse per ospitare un sarcofago;
VI: altezza 1,50 x 2,50 x 2,50, ad un livello più alto della VII;
VII: segue, a nord-est della V, la VII alta 1 m, larga altrettanto e che si sviluppa verso est per circa 2,90 m;
Prete lettore;Scriba della verità nel Ramesseum nei possedimenti di Amon
El-Khokha
XIX dinastia (Ramses II ?)
accesso alla TT176; circa 80 m a ovest della casa dell’Omdeh[5]
Biografia
Unica notizia biografica ricavabile il nome del padre, Nebkhed, Scriba del divino sigillo nei possedimenti di Amon[6].
La tomba
TT177, cui si accede da un piccolo cortile, è costituita da un corridoio che immette in una sala trasversale; la parete nord venne sfondata, danneggiando irrimediabilmente i dipinti parietali, nel XIX secolo dalla popolazione locale per adibire TT177 e la adiacente TT176[7] ad abitazione o stalla[8][9].
Il soffitto della T177. Fonte: Osirisnet.net
Il Service des Antiquités, considerando il danno ormai già fatto, non ritenne necessario proseguire nella ricerca e scavo dell’ingresso originario di TT176 facendo della TT177, di fatto, una sorta di anticamera della prima. Dato il posizionamento al fondo di un pozzo i dipinti sono pesantemente danneggiati specie in occasione delle violente piogge che si abbattono sull’area talché, mentre le pareti sono danneggiate dalle inondazioni, i soffitti sono meglio conservati[10].
Alla TT177, la cui decorazione non venne ultimata, (e conseguentemente alla TT176[11]) si accede per il tramite di un corridoio sulle cui pareti (1/rosso in planimetria) sono rappresentati il defunto e la moglie in adorazione; segue una sala trasversale in cui sono rappresentati (2) la dea Maat alata, (3) il defunto e la moglie in adorazione delle dea Meretseger e (4) l’abbozzo di un uomo, probabilmente ad un banchetto.
Amenemopet in adorazione di Meretseger. Fonte: osirisnet.net
Un breve corridoio, sulle cui pareti (5) sono rappresentati Osiride e altre divinità, immette in una camera quadrata. Sul soffitto i titoli del defunto e del padre[12]. Benché danneggiata, la parete in cui si apre l’accesso alla TT176 recava una doppia scena del defunto dinanzi a Osiride e a un’altra divinità[12]
Fonti
Porter e Moss 1927, p. 283.
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 283.
Gardiner e Weigall 1913, p. 32
Porter e Moss 1927, p. 283.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 32-33
Gardiner e Weigall 1913, p. 33
Calcoen 20144.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5] Con il termine omdeh si indica, in Egitto, il capo-villaggio.
[7] In planimetria i riferimenti alle due tombe sono differenziati in diverso colore, rosso per la TT177 e nero per la TT176.
[8] Fino a tempi molto recenti, alcune delle tombe vennero adibite ad abitazioni o a pertinenze di abitazioni, come stalle, cantine, depositi e magazzini. Tale impiego, protrattosi per millenni, come è intuibile, ha ulteriormente favorito il danneggiamento di già precarie rappresentazioni parietali o, in taluni casi, ha addirittura causato la perdita o la demolizione di pareti o colonne, o pilastri.
accesso dalla TT177; circa 80 m a ovest della casa di Omdeh[5]
Biografia
Il nome del titolare venne identificato solo nel 1972[6]: non Amon-Userhat, come sino allora si era creduto, ma solo Usarhat giacché la parola “Amon”, interpretata come facente parte del nome era, invece, parte del titolo. La tomba, tuttavia, continua ad essere indicata anche come come tomba di Amon-Userhat. Il titolo, “servo dalle mani nette di Amon” è raramente attestato, tuttavia si sottolinea il fatto che il titolare, benché membro di uno dei livelli più bassi della gerarchia di Corte, meritasse il privilegio di disporre di una tomba nell’area. Nessuna notizia biografica ricavabile anche a causa dei danneggiamenti intervenuti nel XIX secolo[7]
La tomba
Ripresa satellitare dell’ubicazione delle tombe TT176 e TT177
TT176 è costituita da un’unica sala rettangolare irregolare cui si accede attraverso un corridoio che collega questa sepoltura alla vicina TT177[8]. L’accesso originario della TT176 è oggi sepolto e le due tombe (la seconda delle quali risale alla XIX dinastia) erano originariamente separate, la parete divisoria venne abbattuta forse durante il XIX secolo dalla popolazione locale, danneggiando le decorazioni parietali, per adattare i locali ad abitazione o a stalle[9][10]. Il Service des Antiquités, considerando il danno ormai già fatto, non ritenne necessario proseguire nella ricerca e scavo dell’ingresso originario di TT176 facendo della vicina TT177, di fatto, una sorta di anticamera della prima[11].
Parete nord: due uomini, vestiti con corti gonnellini, portano un cesto utilizzando barre di legno appoggiate sulle loro spalle. Il cesto è sapientemente rappresentato, con un’architettura composta da rami sottili (in rosso) collegati da maglie vegetali (in verde). Fonte: osirisnet.net
Sulle pareti del corridoio, là ove sarebbe dovuto trovarsi l’ingresso (1/nero in planimetria[12]) si trovano i resti di una rappresentazione del defunto; seguono (2), su quattro registri sovrapposti, barche con dolenti, uomini che trasportano grano e scene del pellegrinaggio ad Abydos.
Parete nord (n.ro 2 planimetria Porter & Moss) : il pellegrinaggio ad Abydos. Fonte: osirisnet.net
Poco oltre (3), su due registri, liste rituali, preti che purificano il defunto e portatori di offerte.
Muro nord-est: Userhat (o la sua statua?) un piede in avanti, tiene in mano un lungo bastone. Di fronte a lui, un sacerdote vestito di pelle di felino effettua una cerimonia di purificazione con l’acqua. Dietro di lui, un altro sacerdote con la testa rasata fumiga con l’incenso. Fonte: osirisnet.net
Su altra parete (4) resti di dipinti con ospiti e portatori di offerte; poco oltre (5), su due registri, resti di scene di banchetto con fanciulle con scacciamosche e due danzatrici; una fanciulla offre cibi al defunto e alla moglie. Oltre il corridoio che congiunge alla TT177 (6), una scena con tre divinità femminili. Un andito, sulle cui pareti (7) sono rappresentati il dio Anubi, quale sciacallo, e preti che officiano cerimonie funebri sul defunto, immette in una nicchia (8) priva di decorazione, ma con testi do offertorio, che doveva contenere la statua del defunto[13].
Una coppia, probabilmente Userhat e la moglie, ricevono offerte da una fanciulla, forse la figlia. Fonte: osirisnet.net
Questa foto d’archivio della stessa scena evidenzia gli enormi danni inflitti alle decorazioni dal tentativo di tagliare i rilievi. Da: Alcoen Bram “TT176. The tomb of Userhat”, GHP Egyptology 16, 2012.
Fonti
Porter e Moss 1927, p. 206.
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 281.
Porter e Moss 1927, p. 281.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 32-33
Gardiner e Weigall 1913, p. 33
Parete nord (n.ro 2 planimetria Porter & Moss)
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5] Con il termine omdeh si indica, in Egitto, il capo-villaggio.
[8] In planimetria i riferimenti alle due tombe sono differenziati in diverso colore, nero per la TT176 e rosso per la TT177.
[9] Fino a tempi molto recenti, alcune delle tombe vennero adibite ad abitazioni o a pertinenze di abitazioni, come stalle, cantine, depositi e magazzini. Tale impiego, protrattosi per millenni, come è intuibile, ha ulteriormente favorito il danneggiamento di già precarie rappresentazioni parietali o, in taluni casi, ha addirittura causato la perdita o la demolizione di pareti o colonne, o pilastri.
a nord della TT38 e non lontano dalle TT176 e TT177
Biografia
La TT175, piccola e ben decorata, ma pur presentando i riquadri che avrebbero dovuto contenere testi, questi sono vuoti e non è possibile, perciò, ricavare notizie biografiche sul titolare[5].
La tomba
L’ingresso della TT175
La TT175, la cui assegnazione alla metà della XVIII dinastia si basa solo su criteri stilistici delle immagini parietali[6], venne scavata nel calcare alquanto povero della collina di El-Khokha ed è costituita da un’unica, piccola[7] sala rettangolare sulle cui pareti sono tuttavia presenti scene o dipinti, molto danneggiati specie nelle parti di colore nero, che concentrano in così poco spazio quanto era ritenuto necessario per una buona permanenza del defunto nell’aldilà. La facciata è stata, nei millenni, adattata e le modifiche intervenute hanno cancellato ogni eventuale informazione ricavabile da eventuali iscrizioni; i dipinti vennero realizzati su un intonaco bianco costituito da cannicci e fango del Nilo[8].
Scene di lavori campestri. Fonte: osirisnet.net
La produzione di cosmetici e profumi. Fonte: osirisnet.net
Su tre registri sovrapposti, portatori di offerte; poco oltre, sul lato est della sala scene della cerimonia funebre, che proseguono sulla parete di fondo che presenta un’ampia area non dipinta, né in alcun modo rifinita su cui si è supporto poggiasse una statua.
La processione funebre. Fonte: osirisnet.net
Il pellegrinaggio ad Abydos. Fonte: osirisnet.net
Poco oltre il defunto e la moglie seduti[9] rivolti verso l’area in cui si sarebbe trovata la statua, che ricevono doni da una fanciulla (la figlia?) in presenza di musicisti e preparazione degli unguenti; scene del pellegrinaggio ad Abydos e di offertorio a Osiride, Anubi, Hathor, alla Dea dell’occidente (Mertseger), a Iside e Nephtys e della Cerimonia di apertura della bocca praticata da un prete sem[10].
Presentazione delle offerte ad Osiride ed Anubi. Fonte: osirisnet.net
Doppia scena del defunto e della moglie seduti e poi in piedi in offertorio[11].
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 281.
Porter e Moss 1927, p. 281.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 32-33
Gardiner e Weigall 1913, p. 33
Manniche 1988.
Manniche 1988.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[9]Sotto la sedia della moglie un cane accucciato osserva la scena; si tratta di una rara rappresentazione di un cane con manto bianco e nero, con muso particolarmente allungato.
[10]Il “sem” era il prete, o l’erede, cui competeva la cerimonia di apertura della bocca per consentire al defunto di vivere pienamente della Duat.