Nakhtamon era responsabile dell’organizzazione della processione dei sacerdoti durante le cerimonie giornaliere nel Ramesseum e della esatta distribuzione delle offerte sugli altari. Pochissime sono le notizie biografiche ricavabili dalla TT341. È così noto che la moglie si chiamava Kemenaa[8], suo fratello Amenherib e il suo primogenito Amenabu[9]; questi ultimi entrambi appartenenti al clero officiante nel Ramesseum e perciò a Nakhtamon sotto ordinati. Un altro figlio si chiamava Bakenptah, ma di lui non si hanno altre indicazioni[10].
La tomba
Concentrazione delle tombe nell’area di Sheikh Abd el-Qurna
Benché Porter e Moss indichino la tomba come risalente al periodo di Ramses II, e perciò alla XIX dinastia[11], precise indicazioni stilistiche e delle rappresentazioni umane fanno oggi propendere per una assegnazione alla XX dinastia[12]
TT341 si trova in un’area di Sheikh Abd el-Qurna in cui maggiormente si concentrano le tombe. Scavata direttamente nella roccia, sfrutta, come lato del cortile antistante, un muro ricavato nel più ampio cortile dell’adiacente TT264. Unica descrizione completa della tomba risale al 1948 a cura di N. de Garis Davies e Alan Gardiner[13]: è noto, da tali descrizioni, che due false porte fiancheggiavano l’ingresso effettivo della sepoltura, ma di queste non rimane oggi più traccia così come non vi è traccia di una tavola delle offerte pure indicata come esistente nel 1925[14].
L’ingresso della TT341
Un breve corridoio, lungo 1,20 m e largo 1, scavato nella roccia di pessima qualità della collina sovrastante, immette in una sala trasversale di 5 m x 1,40 i cui lati corti sono preceduti da una sorta di panca che non ha funzione apparente se non, forse, quella di costituire appoggio per le offerte funerarie; dalla sala trasversale un breve cunicolo originariamente alto solo 0,70 m,e successivamente ampliato in altezza, dà accesso ad una camera pressoché quadrata di 2 m x 1,80 al fondo della quale di apre una nicchia che conteneva, molto verosimilmente, una statua del defunto che venne rinvenuta nel cortile[15]. Una particolarità riguarda gli spigoli dei locali che sono tutti arrotondati, quasi a non voler interrompere la sequenza delle immagini garantendone, con la rotondità, la continuità narrativa.
Ala nord della sala trasversale
Nel corridoio di accesso esisteva (1 in planimetria) rappresentazione del defunto, in piedi, che, entrando nella sua tomba, alzava le mani al cielo per salutare gli dei che avrebbe incontrato mentre recitava inni a Osiride-Wennefer; di tale immagine restano solo labili tracce e ne è nota l’esistenza solo per alcuni disegni eseguiti, nel 1948, da N. de Garis Davies[16][17]. Sulle pareti della sala trasversale: brani del Libro delle Porte con il defunto in offertorio a Osiride e sei scene del defunto, inginocchiato, dinanzi ai guardiani delle porte (2). Le scene proseguono sulle pareti adiacenti con scena di psicostasia in cui Horus presenta il defunto e la moglie a Osiride, in presenza di Ammit(3), mentre Thot registra l’esito della pesatura e riporta il risultato a Osiride e alle dee presenti, e con rappresentazioni della processione funebre con portatori di vasi canopi e di offerte varie, buoi che trainano il sarcofago (4). Su altre pareti (5-6-7) il defunto incensato da un uomo e, proseguendo, scene di macellazione e di preparazione di cibi, un figlio, funzionari con mazzi di fiori, un cantante, un liutista e suonatori di nacchere, il tutto in presenza di Ptah-Sokaris seduto, con alle spalle il re Ramses II[18].
Ala sud della sala trasversale
Nella camera più interna: un figlio, seguito da suonatrici di arpa e lira danzanti, offre birra al defunto e alla madre; un altro figlio offre incenso e libagioni, tra cui mazzi di cipolle, durante la festa di Bastet[19][20]. Poco oltre (10-11) il defunto, la moglie (?) e alcuni figli in offertorio di essenze aromatiche a Ptah. Poco oltre (12) il defunto, con il capo coperto da un fazzoletto, esce dalla tomba accompagnato da altre persone. Su altre pareti (13-14) dee in sembianze di albero sotto cui è seduto uno dei figli. Dalla sala più interna è noto che parta un percorso sotterraneo, che è stato ispezionato solo in minima parte.
Ramses II e il dio Ptah-Sokar-Osiris dalla parete ovest
[1]Scoperta nel 1925 da N. de Garis Davies e Alan Gardiner
[2]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[3]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[4]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[5]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[12] Particolare attenzione viene posta su un cartiglio di Ramses II in cui il re della XIX viene indicato come “Ra-mesu-meri-Amon“, ovvero “Ra lo ha plasmato, amato da Amon”, raro esempio tipico, appunto, della XX
[14]La tomba TT340 di Amenemhat:, su osirisnet.net
[15] Molto probabilmente la statua venne dedicata a Nakhtamon dalla moglie Kemenaa; l’iscrizione che la contrassegna recita, infatti: “L’Osiride, sovrintendente dell’altare, Nakhtamon, che adora Amon-Ra-Horakhti quando sorge sull’orizzonte orientale del paradiso e lo segue fno al tramonto nell’orizzonte occidentale. [..Dedicato.. (?)] da sua moglie Kemenaa”
[16] L’inno a Osiride recitava, tra l’altro: “…Sono venuto a te, Signore della terra sacra, Osiride, sovrano dell’eternità, primogenito di Geb, primogenito del grembo di Nut. Faccio riverenza al signore della necropoli, che ingrandisce il cielo con le sue braccia
[19] Un testo, che accompagna la scena, recita tra l’altro:”…Il quarto mese della stagione di germinazione (Peret), il quarto giorno, il giorno del festival di Bastet. Trascorri [un giorno felice?], o Osiride, sovrintendente dell’altare, Nakhtamon, giustificato…”
Ma’an e Hut, furono rispettivamente il padre e la madre di Amenemhat che ebbe due mogli, Reditoh[7] (o Satamon[8]) e Nubnefert[9]. Sennefer fu figlio della prima moglie, Reditoh o Satamon; a lui si devono le iscrizioni di TT340[10]. Vengono indicati quattro altri figli maschi ed altrettante femmine, ma di nessuno di questi viene indicato il nome[11].
La tomba
Si riconosce la TT340 come una delle più antiche tombe di artigiano della Necropoli degli operai di Deir el-Medina[12] e forse la prima del Nuovo Regno di tutta la Necropoli tebana. Proprio tale particolarità giustificherebbe le iscrizioni meno accurate attribuibili al figlio del defunto, Sennefer.
Venne originariamente scavata nella roccia viva; le pareti furono quindi rivestite di mattoni che costituirono una superficie liscia su cui realizzare i dipinti e le iscrizioni.
Scena di processione funeraria dalla parete nord
La cappella, costituita da una sala rettangolare molto piccola, era preceduta da un cortile le cui forma e dimensioni vennero successivamente stravolte anche dalla realizzazione, a nord, del muro che recinta il cortile della adiacente TT3 di Pashedu.
Un corridoio dal soffitto a volta immette nella cappella costituita da una sala rettangolare trasversale rispetto all’asse del corridoio; anche questa presenta il soffitto a volta. In generale le decorazioni appaiono stilisticamente primitive[13]; benché non eccessivamente danneggiate dal trascorrere dei millenni, appaiono tuttavia mutile poiché molti dei volti umani, e alcuni dei simboli religiosi, vennero scalpellati durante il periodo in cui TT340 venne impiegata come romitaggio copto.
Parete sud della camera trasversale
I dipinti parietali, aldilà delle mutilazioni cui si è sopra accennato e del fatto che in alcuni tratti appaiono incompleti, sono di buona fattura e applicati su una base generalmente gialla. Sulla parete sud (1 in planimetria[14]) due occhi di Horus sovrastano Osiride e Anubi[15]che si fronteggiano seduti; dinanzi alle divinità, ancora con perfetta simmetria, la figura del defunto inginocchiato dinanzi a due tavole per offerte.
Più sotto, venendo meno alla simmetria del registro superiore, la coppia costituita da Amenemhat e dalla seconda moglie Nubnefert appare sulla destra della parete, assisa su un’unica sedia[16], dinanzi a una tavola imbandita; sulla sinistra, sono rappresentati quattro figli maschi e quattro femmine (i cui nomi non sono indicati) che partecipano al banchetto[17][18].
Parete nord della camera trasversale
La parete ovest (4 in planimetria) presenta, al centro, una nicchia bassa e molto piccola (0,34 cm x 0,33 x 0,25). Anche in questo caso le rappresentazioni parietali seguono una certa simmetria: a sinistra e a destra della nicchia, infatti, si trovano due coppie sedute, rispettivamente i genitori del defunto, Ma’an e Hut, e il defunto con una delle mogli (forse Reditoh/Satamon).
La parete nord, ad arco come la parete sud che fronteggia, non venne completata (3 in planimetria), ma presenta anche in questo caso due occhi di Horus che garantiscono una linea di simmetria alle rappresentazioni sottostanti: nuovamente Osiride e Anubi, quest’ultimo con l’eccezionale colorazione verde della pelle, si fronteggiano; anche in questo caso hanno di fronte tavole per offerte e vengono serviti a banchetto dal defunto inginocchiato. Nei due registri inferiori, scene della processione funebre con portatori di offerte e di suppellettili funerarie, dolenti e prefiche; seguono due buoi e cinque uomini che portano sulle spalle una barca sacra su cui è adagiato il sarcofago.
Parete ovest
La parete est (2 in planimetria) non venne ultimata e costituisce un’ottima fonte di studio del come, materialmente, venissero realizzate le pitture parietali: sono abbozzate in bianco, sulla parete gialla, alcune della sagome che avrebbero successivamente accolto disegni più completi (figure, tavole per offerte, cibarie). Alcuni tratti sono stati schizzati molto sommariamente applicando, in alcuni casi, colori forse come pro-memoria di quelli che sarebbero stati successivamente e definitivamente applicati.
Il soffitto a volta della cappella reca la rappresentazioni di una pergola da cui pendono grappoli d’uva[19][20][21].
[2]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[3]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[4]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[5]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[10] Sennefer, figlio di Amenemhat e della sua prima moglie, fu verosimilmente l’autore di tutte le iscrizioni della tomba; costui, tuttavia, doveva essere quasi analfabeta giacché le iscrizioni contengono ripetuti errori tanto da far ritenere che derivino da copiatura di altri testi analoghi; quando se ne discosta, i testi sono confusi tanto da rendere difficile l’interpretazione dei nomi e dei rapporti di parentela, specie per quanto riguarda le filiazioni dalla prima o dalla seconda moglie. In alcune iscrizioni Nubnefert risulta essere non solo il nome della seconda moglie del defunto, ma anche il nome di un figlio della prima moglie e, quindi, fratello di Sennefer
[11] “La tomba TT340 di Amenemhat”, su osirisnet.net, non più consultabile da novembre 2024.
[13] Le teste sono in taluni casi sproporzionate rispetto al corpo e le braccia dei personaggi risultano molto sottili e lunghe.
[14] La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 400.
[15] Caso più unico che raro nel panorama delle rappresentazioni di Anubi, questi, normalmente ritratto con la pelle nera, è qui rappresentato con la pelle di colore verde, normalmente destinato a Osiride giacché rimanda al colore verde della carne cadaverica. Il dio sciacallo inoltre, anche in questo caso eccezionalmente, ha il corpo avvolto in un sudario bianco.
[16] I due sono seduti su un’unica sedia (forse per mancanza di spazio nella realizzazione artistica), tanto che Amenemhat sembra seduto sulle ginocchia della moglie.
[17] Tutti recano sul capo un accenno di coni profumati, piatti e non prominenti come in rappresentazioni successive, e le femmine tengono dinanzi al naso fiori azzurri. L’egittologa Nadine Cherpion ha ipotizzato che tale rappresentazione non fosse realistica, che cioè tali coni non esistessero nella realtà, ma fosse un modo per rappresentare, artisticamente e graficamente, l’uso di profumi in occasione di ricevimenti e banchetti.
[19] Unica altra rappresentazione nota di pergola con uva si trova nella TT96 denominata, appunto, anche “Tomba delle Vigne”. La TT96, peraltro, è intestata a tale Sennefer, Sindaco di Tebe, ma non è dato di sapere se si tratti del figlio di Amenemhat, titolare della TT340.
[20] “La tomba TT340 di Amenemhat”, su osirisnet.net, non più consultabile da novembre 2024
(Huy) Servo del Luogo della Verità; (Pashedu) Servo del Luogo della Verità, Scalpellino della Necropoli di Amon a Karnak
Deir el-Medina
XIX dinastia (Ramses II)
Tomba scoperta nel 1905 da E. Schiaparelli
Biografia
Genitori di Huy, Seba e Nefer[t]iyti[7]; padre di Pashedu, Harmosi. Moglie, di entrambi, Takharu[8].
La tomba
La cappella è costituita da un piccolo ambiente oggi ricostruito; sulle pareti: scene della cerimonia funeraria (1-2 in planimetria[9]), della psicostasia e del pellegrinaggio ad Abydos. Poco oltre (3) il defunto e la moglie in presenza di Ptah-Sokaris (?); su altra parete (4), in tre registri sovrapposti, persone che partecipano ai riti e, poco oltre (5) due Anubi, rappresentati come sciacalli, sovrastano scene di genti con mazzi di fiori ripartite su tre registri.
Sul fondo, al centro della parete ovest, nicchia (6) contenente una stele, il defunto e la moglie in offertorio. Provengono da questa tomba uno stipite di porta con testi attribuibili a Huy (oggi al Museo Egizio di Torino, cat. 6157), e oggetti intestati a Peshedu: altro stipite con il defunto inginocchiato (forse quello che fronteggiava il precedente); scatola per ushabti; vaso canopico e frammenti di cartonnage[10].
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115..
[1] Tomba scoperta, nel 1905, da Ernesto Schiaparelli.
[2]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[3]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[4]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[5]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
Unica notizia biografica ricavabile, il nome della moglie Tamyt[6]
La tomba
La cappella è costituita da un piccolo ambiente smontato e ricostruito, oggi, presso il Museo Egizio di Torino (cat. 07910)[7]; la numerazione in planimetria, fa perciò riferimento a tale reperto.
La cappella ricostruita al Museo Egizio di torino
Sulla parete a sinistra dell’ingresso, una prefica (1 in planimetria[8]) la cui azione è rivolta verso la processione funeraria che si svolge su altra parete (2), su tre registri sovrapposti: la processione funeraria, uomini e buoi che trainano il sarcofago, scene di offertorio rivolte al defunto e alla moglie, scene del pellegrinaggio ad Abydos.
Sulla parete opposta (3), su due registri scene di offertorio al defunto e alla moglie, nonché tre barche.
Sul fondo (4) i resti in due registri della coppia assisa e di prete che precede offerenti.
Nello stesso Museo si trova anche una stele (cat. 1579) che, su tre registri, vede il defunto e la moglie in offertorio a Osiride e Hathor; tre figli e una figlia (nomi non indicati) in offertorio ai genitori e alcuni familiari.[9]
La stele di Maya, Museo Egizio di Torino
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
FOTO: Museo Egizio di Torino
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
(Ken) Scultore nel Luogo della Verità; nessuna notizia per Eskhons
Deir el-Medina
XIX dinastia (Ramses II) [Ken]; XXI-XXII dinastia [Eskhons]
Biografia
Nessuna notizia biografica ricavabile da questa tomba. Ken, o Qen, tuttavia, risulta titolare anche di un’altra tomba, la TT4. Il nome dello scultore Qen, viene menzionato anche nelle tombe TT106, di Paser, e TT7, di Ramose.
Durante la XXI o XXII dinastia la TT337 venne usurpata da tale Eskhons, di cui non è possibile qui reperire notizie.
Per quanto riguarda il titolare Ken, dalla tomba TT4, è possibile indicare in Tjanufer (o anche Thonufer) suo padre, a sua volta Scultore e cesellatore di Amon in Khenu, e in Maatnofret (o anche Metnefert) sua madre.
Ebbe due mogli, Nefertere e Henutmehyt; suoi figli maschi furono Merymery, Tjau-en-Anuy, Kewer e Penduau, figlia femmina Taqari[5]
La tomba
L’accesso a TT337 si apre nello stesso cortile da cui si accede alla TT181[6] di Ipuki e Nebamon, la cosiddetta “tomba degli scultori”.
E’ notevolmente malridotta e dalla cappella sono stati recuperati solo pochi frammenti contenenti testi.
Nella camera funeraria, a est, è scarsamente leggibile la personificazione dell’Occidente tra Anubi, come sciacallo, da un lato e le dee Iside e Nephtys dall’altro.
Sulle pareti radi frammenti di testi, usurpati dal secondo occupante Eskhons, e frammenti del defunto (non è chiaro se Ken o Eskhons) in adorazione di Osiride, Iside, Horus e Anubi[7].
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5] Porter e Moss 1927, pp. 11-12 e Porter e Moss 1927, p. 405.
TT336 si trova a nord della TT335 appartenente a suo fratello Nakhtamun[4]. In tale tomba, così come nella TT217 di un altro dei suoi fratelli, Ipuy, viene menzionato il nome di Neferronpet.
Studi recenti hanno consentito di proporre, come data di realizzazione della tomba, un periodo antecedente all’anno XXXV di regno di Ramses II; Piay, a sua volta scultore nel Luogo della Verità, fu suo padre mentre Neferetkhau, indicata come Signora della casa, fu sua madre; Henutmehyt e Sathy sue sorelle. Huynefert fu sua moglie[7]
Le posizioni reciproche di TT336 e TT335
La tomba
TT336 prevedeva due cappelle, indicate come “del nord” e “del sud”, il cui accesso si apriva in un cortile. La cappella del nord è costituita da un’unica sala rettangolare; la cappella del sud è costituita da una sala perpendicolare all’ingresso, da cui si accede a una sala trasversale nell’angolo nord della quale si apre il pozzo di discesa all’appartamento funerario costituito da due locali (“A” e “B” azzurri in planimetria[8]).
All’interno della cappella del nord sono scarsamente leggibili e interpretabili (1-2 in planimetria) resti di scene.
Un breve corridoio, sulle cui pareti (3) sono ancora visibili pochi frammenti di dipinti mentre altri vennero rinvenuti nel cortile antistante, immette in una sala perpendicolare in cui nulla si è salvato; un secondo corridoio, sulle cui pareti (4) sono ancora intellegibili il nome e i titoli del defunto, immette in una sala rettangolare da cui, per il tramite di un pozzo verticale, si accede all’appartamento sotterraneo meglio conservato, nonostante i danni, sotto il profilo pittografico.
Una scala adduce ad un corridoio (5) sulle cui pareti sono riportati i titoli del defunto; questo immette nella sala “A”, trasversale. Sulle pareti: resti di un banchetto (6); poco oltre, in tre registri sovrapposti (7), le braccia della dea Nut abbracciano il disco solare e un uomo, accompagnato dalla figlia, in offertorio a una coppia; scene di banchetto con il defunto e alcuni parenti; seguono i resti (8) del defunto e della moglie in presenza di Osiride e di una dea non identificabile.
Su altra parete (9) scena di psicostasia con Maat, Thot rappresentato come babbuino e un mostro; seguono (10), su due registri, il dio Anubi che esegue riti sulla mummia in presenza di Iside e Nephtys e il defunto e la moglie inginocchiati in adorazione del disco solare. Poco oltre (11) Ptah e la dea Mertseger che allatta un bimbo.
Un corridoio con il soffitto a volta (12) con resti di dipinto rappresentante la collina primordiale e dipinti parietali con uomo che discende la montagna e raggiunge la tomba, dà accesso alla sala “B”; sulle pareti: Ra con testa di ariete tra Iside, Nephtys e quattro stendardi (13); sul lato corto a sud (14), due Anubi rappresentati come sciacalli e, più sotto, una donna offre alla coppia e un uomo in offertorio. Su altra parete (15) un prete trasporta una cassa con Anubi-sciacallo sul coperchio e la mummia su un catafalco tra Nephtys e Iside rappresentata come avvoltoio; sul lato corto (16) Iside inginocchiata dinanzi ad una palma e un uomo che adora due demoni.
Sulla parete di fondo (17), in due scene, la moglie riceve libagioni da Anubi e il defunto presentato da Nut a Geb, rappresentato con testa di coccodrillo, a Osiride e alla dea dell’Occidente (Hathor).
Sul soffitto, a volta, otto scene, di cui alcune distrutte: il disco solare come scarabeo, la dea Nut, il defunto che apre le porte della tomba, Hathor, come vacca sacra, sovrastata da Ra-Horakhti come falco, la barca di Ra sul Nun, l’oceano primordiale, e Ra-Horakhti come falco[9]. Bruyère rinvenne anche frammenti di sarcofago del defunto mentre altre suppellettili vennero rinvenute nella TT335 dove erano verosimilmente stati accatastati dai saccheggiatori.
Fonti
^ Gardiner e Weigall 1913
^ Donadoni 1999, p. 115.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3] Scoperta 16/01/1925 da Bernard Bruyère. A oggi, il resoconto di Bernard Bruyère sulla scoperta, risalente al 1924-1925, è l’unica fonte relativa a TT336 esistente.
[4]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[5]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
prete wab[7]di Amenhotep I Signore delle Due Terre; Scultore di Amon; Servo nel Luogo della Verità
Deir el-Medina
XIX dinastia
Biografia
TT335 si trova a sud della TT336 appartenente a suo fratello Neferrenpet e a nord della TT4 di Qen, suo cognato. In entrambe tali tombe, così come nella TT217 di un altro dei suoi fratelli, Ipuy, viene menzionato il nome di Nakhtamon.
Studi recenti hanno consentito di proporre, come data di realizzazione della tomba, un periodo antecedente all’anno XXXV di regno di Ramses II; Piay, a sua volta scultore nel Luogo della Verità, fu suo padre mentre Neferetkhau, indicata come Signora della casa, fu sua madre; Henutmehyt e Sathy sue sorelle. Nebuemshetet, figlia di Pakhed (TT292) e Makhai, fu sua moglie.
Per quanto riguarda i figli, dalle scene parietali è possibile individuare: le figlie Webkhet, Henutiamu e Nedjemet; i figli Ankhau, Penkhum e Piay (omonimo del nonno paterno).
Tenendo presente che il termine senu, tradotto normalmente come “fratello”, viene usato spesso, nelle tombe, a indicare relazioni di parentela anche tra persone di differenti generazioni sono sorte incomprensioni e intricati rapporti difficili talvolta da individuare. Nella TT335 con il termine fratello (sn) vengono infatti indicati[8]:
Khonsu, fratello biologico di Nakhtamon (sepoltura non nota);
Neferronpet, fratello biologico (TT336);
Ipuy, fratello biologico (TT217);
Usersatet, fratello della moglie e, perciò, cognato;
Khaemuaset , Tjanuny e Penduas, figli della sorella Henutmehyt e dello scultore Qen;
Uadjshemsu, forse figlio della sorella Sahty e dell’operaio Khabekhnet (TT2).
Analogo discorso vale per il termine snt relativa al termine “sorella” che talvolta indica, oltre le sorelle biologiche, anche mogli, nipoti, zie, cognate.
La tomba
Il complesso comprendeva un cortile, una cappella e un appartamento sotterraneo. La decorazione parietale monocroma delle tre camere, che costituiscono quest’ultimo, è quasi intatta e di perfetta qualità.
Il cortile
Per quanto attiene al cortile e alla cappella, si deve fare esclusivo affidamento al rapporto di scavo di Bruyère[9] poiché l’attuale condizione dell’area è scarsamente leggibile.
Il cortile di TT335 in una foto di Bruyére
Si trattava di un cortile, scavato nella roccia, di 5,7 x 5.9 m; nel lato nord di questo, in un’area di circa 3 m2, si apre il pozzo verticale che dà accesso all’appartamento sotterraneo, al centro si apre l’accesso alla cappella accanto alla quale (1 e 2 rossi in planimetria[10]) si trovano due complessi statuari, solo abbozzati e non ultimati: il primo (1) rappresenta un re non identificabile; il secondo (2) una coppia, uomo-donna, in piedi.[11]
La cappella
L’ingresso è al centro del piccolo cortile; completamente devastata da un incendio, ha perso tutte le decorazioni parietli. Vi si accede da una porta di circa 1,5 m di larghezza ed è costituita da una sala di forma irregolare profonda 3,95 m, larga da 2,95 a 3,30 m e alta 2,25 m[12].
L’appartamento sotterraneo
L’accesso all’appartamento sotterraneo (costituito da tre camere: “A” – “B”- “C” nere in planimetria) avviene attraverso un pozzo la cui bocca è ampia 0,93 x 1,70 m e scende nel sottosuolo per 7 m (uno dei più profondi dell’area di Deir el-Medina). Qui, attraverso una porta alta 1,75 m e larga 0,75 (originariamente in legno), si accede a un corridoio sulle cui pareti (3), su due registri sovrapposti, è rappresentato il cielo e il sole nascente come Khepri, nonché il defunto, in piedi, rivolto verso l’ingresso, nell’atto di intonare un inno a Khepri (non leggibile). Tutte le decorazioni sono in monocromo giallo chiaro e scuro, salvo pochi altri particolari, come i capelli, in nero[13].
Il pozzo discendente all’appartamento funerario
Sulle pareti della sala “A”[14], che si trova sullo stesso livello della successiva sala “B”: le figlie e un figlio[15][16] (4) in offertorio ai genitori, seduti, e alla famiglia; tre preti (5) operano la Cerimonia di apertura della bocca sul defunto purificandone il corpo; due mummie (6) dinanzi alla tomba.
Le due mummie davanti alla tomba
Su altra parete, una coppia seduta (7), composta da Sahti , sorella di Nebuemsheset e perciò cognata di Nakhtamon, e Khabekhnet (TT2), riceve omaggi floreali dai propri figli, Mes e Amenemhab (nipoti di Nakhtamon).
Segue, sulla parete nord, un’altra coppia seduta; si tratta, questa volta, del fratello biologico, lo scultore Ipuy (TT217), e di sua “sorella” (in realtà moglie) Duaemmeres.
Segue, su questa parete, l’ingresso alla sala “B”; dall’altro lato della porta (9) il figlio Neferronpet, fratello biologico di Nakhtamon, accompagnato dalla moglie Huyneferet, offre mazzi di fiori a Minmose e alla moglie Esi; poco oltre (10) Nebuemshetet, moglie di Nekhtamon, dinanzi ai genitori Pakhed (TT292) e Makhai. Ai lati della scala che porta alla sala “C”: su due registri (11-12) divinità in scene di purificazione, Anubi rappresentato come sciacallo e Iside inginocchiata[17].
Un breve corridoio, sulle cui pareti (13) è rappresentato il defunto, nonché Neferronpet (TT336) e la moglie in offertorio, immette nella sala “B”[18] che, come detto, si trova sullo stesso livello della sala “A”. Sulle pareti: su due registri sovrapposti (14) il defunto e la moglie offrono la statua di Maat e Thot; scene di banchetto, con i genitori, in presenza di Khaemteri (TT220) e Hehnekhu.
Su altra parete (15) tre divinità femminili, in forma di albero, sotto le quali il defunto e la moglie bevono a una fonte e scene del pellegrinaggio ad Abydos.
Sulla parete opposta (16), su tre registri, il defunto e la famiglia dinanzi al fratello Neferhotep, indicato come “eccellente spirito di Ra”; scene di processione funeraria con tre sacerdotesse impegnate nell’esecuzione di riti funebri; poco oltre (17) su due registri, il defunto, in qualità di prete wab di Amenhotep I, purifica una coppia seduta.
Nakhtamun e la famiglia dinanzi al fratello Neferhotep
Al di sopra della piattaforma che riempie quasi metà della sala, tre scene di offertorio ad altrettante coppie assise e un prete in offertorio alla statua del defunto. Di lato (18) Ra-Horakhti, con testa di ariete, tra Iside con l’ureo su un pilastro Djed e Nephtys con il falco dell’Occidente[19].
La cerimonia funebre con il trasporto del sarcofago
Dalla sala “A”, parete ovest, una scala di sette gradini porta 1,85 m più in basso e a un lungo corridoio al fondo del quale si apre la sala “C”, ovvero alla camera funeraria, il cui ingresso era originariamente protetto da una porta in legno di cui restano ancora i cardini. Il corridoio di accesso[20] è decorato sul soffitto da un’immagine della dea Nut[21], mentre sulle pareti sono rappresentati (19) il defunto e la moglie in adorazione del disco solare sorretto da due scimmie e, sulla parete opposta (20) il defunto e la moglie che aprono, rispettivamente, le porte dell’aldilà e dell’eternità. Sugli stipiti di ingresso alla sala “C” (21) sono riportati testi di offertorio.
La sala “C”[22] presenta, sulle pareti: in tre scene (22), il figlio Piay (omonimo del nonno), con Anubi rappresentato con testa d’ariete, sua moglie con sistro dinanzi alla dea Maat e Piay che offre aromi su un braciere.
Sul lato corto a est (23), nella parte alta, ad arco, Iside alata; nella parte centrale Anubi che si prende cura della mummia su un catafalco purificato dalla presenza di Iside e Nephtys.
Il dio Anubi opera riti sulla mummia di Nakhtamon
Questo lato corto, riguardante le cure del corpo, è da mettere in relazione con quello opposto, a nord (25), in cui la parte alta, ad arco, è occupata dalla dea Nephtys alata, mentre nella parte centrale il dio Thot, nella sua forma di babbuino, presenzia la cerimonia di pesatura dell’anima del defunto che, insieme alla moglie a alla dea Maat vi assiste.
I lati lunghi della sala (a est e a ovest) sono costituiti da decorazioni che creano un insieme omogeneo: il lato est vede, ai lati della porta di ingresso nella sala “C”: il figlio Piay (22) con Anubi, Maat e Ptah e (24) un dio guardiano antropomorfo armato di coltello, rivolto verso l’entrata, indicato come “padrone della Maat”[23], vestito con attributi tipici di un re, compresa la barba posticcia e un perizoma da cui pende una coda di toro. A ovest, la parete opposta (26) è ripartita in quattro rettangoli contenenti il defunto che offre libagioni al dio Osiride, il re Amenhotep I con Uadjet e la dea Satet, la dea Tueris, il defunto e la moglie adorano il dio Horakhti[24].
Il soffitto della camera funeraria “C”, a volta, è suddiviso a sua volta in due parti separate, nel senso della lunghezza, da due fasce di geroglifici. A sua volta ogni semi-volta è suddivisa in quattro pannelli. I quattro centrali sono occupati dai Figli di Horus: Hapi, Duamutef, Amset e Qebehsenuf. I due pannelli restanti del lato che sovrasta la parete est contengono Thot rappresentato come ibis umanizzato e “il grande gatto di Heliopolis”[25].
Nella parte opposta, quella che sovrasta la parete ovest, sono rappresentati Horus e il dio Anubi, accucciato su un tempio (o sulla tomba), a imitazione della statua rinvenuta effettivamente nella KV62 di Tutankhamon[26].
la statua di Anubi rinvenuta nella KV62 del faraone Tutankhamon
Reperti
La tomba era stata quasi completamente saccheggiata nei millenni; alcuni oggetti furono tuttavia repertati da Bruyère nella sala “B” verosimilmente impiegata dai ladri come deposito:
alcune mummie molto danneggiate;
frammenti della maschera funeraria di Nakhtamon;
scatole da imballaggio recanti il nome di Nebuemsheset;
frammenti di cartonnage del defunto e della moglie;
scatola da ushabti intestata al defunto e alla moglie (oggi al Metropolitan Museum, cat. 47.139);
contenitore da incensi con il nome del defunto;
frammenti di dipinti, con il defunto, forse dalla cappella;
pezzi di mobilio relativi, tuttavia, alla sepoltura del fratello Neferrenpet (TT336)[18]
Fonti
^ Gardiner e Weigall 1913
^ Donadoni 1999, p. 115.
^ Bruyère 1926, pp. 113-148.
Il cortile di TT335 in una foto di Bruyére
Il pozzo discendente all’appartamento funerario
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3] Scoperta 16/01/1925 da Bernard Bruyère. A oggi, il resoconto di Bernard Bruyère sulla scoperta, risalente al 1924-1925, è l’unica fonte relativa a TT335 esistente.
[4]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[5]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[7] I preti “wab”, ma anche “uab”, o “uebu”, appartenevano al basso clero ed erano incaricati della manutenzione degli strumenti del culto e degli oggetti comunque ad esso connessi. A loro competeva il lavacro e l’abbigliamento giornaliero della statua del dio presso cui operavano e a loro competeva il trasporto della statua del dio (generalmente su una barca sacra) durante le cerimonie. Erano gerarchicamente sottoposti ad un “grande prete wab” cui competevano le operazioni giornaliere di culto della divinità.
[8] Porter e Moss 1927, p. 401, citando il rapporto di Bruyère, 1924-25, pp. 113-173.
[9] Bruyère 1926, pp. 113-148 e “La tomba TT335 di Nakhtamon”, su osirisnet.net, non più consultabile da novembre 2024.
[10] La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 400.
[12] “La tomba TT335 di Nakhtamon”, su osirisnet.net, non più consultabile da novembre 2024.
[13] “La tomba TT335 di Nakhtamon”, su osirisnet.net, non più consultabile da novembre 2024.
[14] Misura 3,65 di larghezza e tra 2,16 e 2,68 di profondità, per 1,70 m di altezza.
[15] le figlie: Webkhet, che offre un vaso in forma di nave, e Henutiamu, che pratica un segno di saluto e reca appeso al polso un vaso da libagioni; Ankhau, il maschio, sembra offrire una borsa contenente grani rotondi. Alle spalle della coppia genitoriale, sono rappresentati altri due figli: Penkhnum maschio, che tiene tra le mani un fiore, e Nedjemet, femmina, che porta visibile la treccia tipica dell’infanzia, con un vassoio.
[16] “La tomba TT335 di Nakhtamon”, su osirisnet.net, non più consultabile da novembre 2024.
[18] Misura da 3,07 a 3,28 m di larghezza e 2,50 di profondità, per un’altezza di circa 2,40 m. Verso ovest il pavimento presenta un gradino alto 0,65 m x 1,80 di profondità destinato ad accogliere le offerte per il defunto.
[20] Misura 2,50 m di lunghezza per 0,73 di larghezza e 1,63 di altezza.
[21] La dea è rappresentata come stante, su una stuoia di canne ripiegata; indossa un abito molto aderente che lascia scoperto il seno e ai suoi piedi si trova la montagna tebana e la rappresentazione della piramide che corredava la tomba.
[22] Misura 4,75 m di lunghezza, 2,24 m di larghezza e ha un soffitto a volta che, nella parte centrale, raggiunge 2,17 m.
[23] Il guardiano, peraltro, si trova, per posizione, a difendere effettivamente la Maat che si trova “alle sue spalle” nel dipinto parietale del lato corto nord.
[24] Porter e Moss 1927, p. 403 e “La tomba TT335 di Nakhtamon”, su osirisnet.net, non più consultabile da novembre 2024.
[25] La scena fa riferimento al capitolo 17 del Libro dei Morti che recita: “Io sono il grande gatto accanto al quale l’albero è stato diviso a Iunu (Heliopolis) nella notte della battaglia, e che fece la guardia contro i ribelli nel giorno in cui i nemici del Signore di Tutti furono distrutti”. Si tratta di una identificazione di Rae il riferimento è alla battaglia tra Ra e il serpente Apophis. Non a caso, il gatto nell’Antico Egitto era un gran cacciatore di topi e di serpenti e Apophis “…l’eterno nemico di Ra, deve essere evitato per sempre, poiché non essendo stato creato, sfugge a ogni distruzione definitiva e può, ogni giorno, ripetere senza fine i suoi attacchi contro il corso del sole” cerca, ogni notte, di evitare che il sole sorga al mattino seguente.
[26] Porter e Moss 1927, p. 403 e “La tomba TT335 di Nakhtamon”, su osirisnet.net, non più consultabile da novembre 2024.
Planimetricamente TT334 presenta una sala trasversale, cui si accede da un breve corridoio (1 in planimetria[7]), sulle cui pareti sono rappresentati portatori di offerte.
Sulle pareti della sala sono rappresentati: scene di banchetto (2); il defunto e due donne seduti (3); su tre registri sovrapposti (4) scene di banchetto con musicisti; un uomo in offertorio al defunto e alla moglie (5).
Poco oltre (6) su quattro registri: la figlia e altri portatori con offerte al defunto e alla moglie (non sono identificabili i nomi dei personaggi); il defunto seduto dinanzi a una casa; scene di raccolta in presenza del defunto.
Sul fondo della sala una nicchia (7) un prete offre libagioni[8].
Fonti
^ Gardiner e Weigall 1913
^ Donadoni 1999, p. 115.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
Planimetricamente TT333 è strutturata con forma a “T” rovesciata tipica delle sepolture del periodo: a una sala trasversale segue una sala perpendicolare alla precedente.
Un breve corridoio (1 in planimetria[7]), sulle cui pareti sono rappresentati il defunto e la moglie, immette nella sala trasversale; sulle pareti: un prete (2), seguito da tre uomini, offre libagioni.
Su altra parete (3), il defunto offre aromi su un braciere (?) mentre uomini trasportano giare di vino.
Sul lato corto della sala (4), in due registri sovrapposti, un prete in offertorio dinanzi a Osiride e alla dea dell’Occidente (Hathor); poco oltre (5) persone, suppellettili funerarie, giare di vino e altre offerte.
Un secondo corridoio dà accesso alla sala perpendicolare; sulle pareti: scena di tre divinità femminili (non specificate) (6); scena del trasporto funebre della mummia (7) verso la piramide della tomba; misurazione del grano (8), uomini con capi di vestiario (9) e portatori di giare di vino; una fanciulla (10) (forse una figlia) in offertorio al defunto e alla moglie (?).
Sul fondo una nicchia (11) recante un prete, portatori di offerte con rami di palma e una prefica piangente[8].
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
Capo degli ispettori del granaio dei possedimenti di Amon
Dra Abu el-Naga
XIX-XX dinastia
Biografia
Nessuna notizia biografica ricavabile; benché sia rappresentata la moglie, di questa non è identificabile il nome[6].
La tomba
TT332 è costituita da una sala trasversale da cui si accede ad una piccola cappella. Sulle pareti: il defunto con la moglie e alcuni preti (1 in planimetria[7]) dinanzi a una divinità non identificabile; poco oltre (2) il defunto e la moglie in adorazione di Osiride, Iside e Nephtys.
Anche in altra parete (3) il defunto adora una divinità non identificabile; segue (4) scena del defunto che suona un sistro in presenza di Ahmose Nefertari.
Un breve corridoio dà accesso alla cappella; sulle pareti: il defunto e la moglie (5-6) adorano una divinità seduta sotto un padiglione; su altre pareti (7-8) scene da banchetto funebre in presenza del defunto e della moglie.
Sul fondo della cappella (9) il defunto e altri offerenti; ai lati due rappresentazioni umanizzate del pilastro Djed[8].
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115..
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.