La posizione della TT135 rispetto alla TT134 nel cortile antistante la TT53. Da: Kampp, Friederike. Die thebanische Nekropole: zum Wandel des Grabgedankens von der XVIII. bis zur XX. Dynastie. von Zabern, 1996.
Costituita da un’unica sala rettangolare presenta sulle pareti schizzi di dipinti rappresentanti un banchetto funebre con liutiste e fanciulli nubiani con nacchere; poco oltre il defunto inginocchiato dinanzi a una divinità maschile (non identificabile).
Uno dei dipinti parietali rappresenta l’innalzamento del pilastro Djed alla presenza di Osiride, Iside, Nephtys, Thot e altre divinità nonché la processione funeraria officiata da Anubi e i resti di una scena con la dea Neith e le Anime di Pe e Nekhen.
Poco oltre, la scena di regina (?) trasportata su un palanchino preceduto da suonatrici di sistro, acrobati e danzatrici. Sul soffitto, ripartito in quattro parti, la barca di Ra trainata da dee, il defunto come mummia su un letto accudito da falchi, il dio del Nilo inginocchiato dinanzi all’Ureo e l’adorazione del pilastro djed e di uno scarabeo alato da parte di babbuini, del defunto e della moglie con i rispettivi “ba“[7].
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 28
Porter e Moss 1927, p. 250.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 28-29
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5]I preti “wab”, ma anche “uab”, o “uebu”, appartenevano al basso clero ed erano incaricati della manutenzione degli strumenti del culto e degli oggetti comunque ad esso connessi. A loro competeva il lavacro e l’abbigliamento giornaliero della statua del dio presso cui operavano e a loro competeva il trasporto della statua del dio (generalmente su una barca sacra) durante le cerimonie. Erano gerarchicamente sottoposti ad un “grande prete wab” cui competevano le operazioni giornaliere di culto della divinità.
Profeta di Amenhotep che naviga sul mare di Amon[3][4]
Sheikh Abd el-Qurna
XIX dinastia
nella pianura; nello stesso cortile della TT53
Biografia
Thauenany riceve le offerte. Da: im Wandel, Bilder. “die Kunst der ramessidischen Privatgräber.” By eva Hofmann. Theben 17 (2004): 217.
Uniche notizie biografiche ricavabili dai dipinti, il nome della moglie, Tabesi, e quello del padre, Besuemopet, che ricopriva lo stesso incarico del figlio.
La tomba
La posizione della TT134 rispetto alla TT135 nel cortile antistante la TT53. Da: Kampp, Friederike. Die thebanische Nekropole: zum Wandel des Grabgedankens von der XVIII. bis zur XX. Dynastie. von Zabern, 1996.
L’accesso alla TT134 si trova in un cortile, da cui si accede anche alla TT53, in cui (n. 1 in planimetria[5]) una stele, su tre registri sovrapposti, reca la barca di Amon trainata da sciacalli, inni dedicati ad Amon-Ra e il defunto e la moglie dinanzi a Ra-Horakhti, Atum, Iside, Osiride e Hathor. Un corridoio, sulle cui pareti (2) sono riportati i cartigli di Amenhotep I e della regina Ahmose Nefertari, adduce ad una sala trasversale, nella forma planimetrica tipica delle tombe del periodo a “T” rovesciata, sulle cui pareti (3-4) brani del Libro delle Porte, una barca trainata verso il tempio di Busiris attesa sulla riva da donne con sistri. Su altre pareti (6-7) i resti di una donna e un uomo, inginocchiati, in offertorio al defunto e alla moglie.
Un breve corridoio, sulle cui pareti (8) è rappresentato il defunto in offertorio a varie divinità, dà accesso ad una sala perpendicolare alla precedente; sulle pareti (9-10) brani del Libro delle Porte con personaggi inginocchiati, resti di processione funeraria (11-12) e cerimoniale sulla mummia e (13) il defunto e un figlio che adorano Ra-Horakhti e Ahmose Nefertari, e Osiride e Amenhotep I (?). Sul fondo, una nicchia (14) accoglie le statue di un re (o di un dio), di Osiride e di una regina (o una dea), nonché scene del defunto e della moglie che adorano Amenhotep I, Ahmose Nefertari, Osiride e Ra-Horakhti[6].
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 28
Porter e Moss 1927, p. 249.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 28-29
Porter e Moss 1927, p. 249.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5]La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 249.
In almeno sei tombe della Necropoli tebana, sono riportate le cosiddette “processioni tributarie” che testimoniano i rapporti dell’Antico Egitto con altre popolazioni. Tra queste, di particolare interesse il rapporto con i Keftiw.
Keftiu (ma anche Keftiw o Kftw, Keft, Keftu, Kaftu, Kafta[1]) è un etnonimo egiziano, riferito ad una popolazione storicamente contemporanea, identificabile secondo alcuni nelle genti egee, e più precisamente nella civiltà minoica. Tra le due civiltà sono attestati scambi sin dal 2900 a.C.[2] intensificatisi successivamente e giunti al massimo nel periodo del Nuovo Regno egizio, corrispondente al Neopalaziale minoico, intorno al 1400 a.C.[3] Nomi analoghi, e che farebbero riferimento alle stesse genti, sono attestati anche nell’Antico Testamento: Caphtor[4]; in accadico: kaptaritum; in Lingua ugaritica: kptwr, kptr; e in testi in Lineare B dell’isola di Creta[5], su cui, tuttavia, non esiste unanimità di interpretazione: kapte (?).
Keftiw: Creta e cretesi
Il termine Kftw, vocalizzato in K(e)ft(i)w, di cui sono state censite 28 attestazioni epigrafiche, tra cui la c.d. “lista egea” del tempio funerario di Amenhotep III a Kom el-Hetan/Malqata, pur essendo di certo più antico[6][7], fa la sua comparsa con la XVIII dinastia e viene nei moderni dizionari normalmente tradotto “Creta” seguita però da un punto interrogativo[8]. Tale termine, tuttavia, viene usato non solo per la toponomastica, ma anche per genti rappresentate nelle tombe dei nobili della XVIII dinastia in cui, a oggetti palesemente di provenienza egea, si sommano caratteri somatici e abbigliamenti del tutto simili a quelli noti da altri dipinti cretesi. Al British Museum è inoltre conservata una tavoletta in legno ricoperta di gesso, con testo in ieratico; risale al Nuovo Regno, è catalogata come E5647 ed è meglio nota come “tavoletta egea” giacché propone un elenco di “nomi di K(e)ft(i)w”[9]
Che il termine indichi comunque genti egee, e cretesi in particolare, lo si desumerebbe quasi definitivamente dalla tomba di Rekhmira (TT100), Visir sotto Thutmosi III, ove sono presenti rappresentazioni parietali di tributari stranieri: nel novero dei “tributari” sono presenti esplicitamente i K(e)ft(i)w che per foggia degli abbigliamenti, nonché per i “tributi” offerti, sarebbero decisamente minoici[10].
Recenti valutazioni[11] hanno posto in dubbio tale affermazione. Si fa infatti notare come l’assegnazione a Creta dei K(e)ft(i)w derivi, sostanzialmente, dalla interpretazione del “Grande Verde” nel mare Mediterraneo[12] e, conseguentemente, delle “isole” in esso esistenti come quelle (tra le altre) dell’Egeo. Se tale individuazione venisse tuttavia meno, decadrebbe di conseguenza la certezza su cui si basa l’equazione stessa. In tal senso, un primo dubbio[13] è stato evidenziato nei rilievi del tempio di Hatshepsut a Deir el-Bahari; qui con il termine “wedj wer” (ovvero “Grande Verde”) s’indica palesemente “quello che bagna la terra di Punt” individuata nell’area somala e, quindi, il mar Rosso.
Le Isole del “Grande Verde
Si è a lungo ritenuto che con il termine “Grande Verde”, o “Verdissimo”, gli egizi volessero far esclusivo riferimento al mar Mediterraneo[14] e che, perciò, le “isole del Grande Verde” comprendessero certamente quelle egee e, conseguentemente, Creta.
Recenti teorie[15], però, hanno messo in discussione tale identificazione tanto che si giunge ormai a ritenere che con “isole del Grande Verde” (traslitterazione dal geroglifico: “iww hryw ib nu w3d wr” tradotto con “Iles de la Mer[16]“) si possano indicare non solo isole nel senso stretto del termine, ovvero terre circondate dal mare, ma anche le stesse “isole” costituite dalla penetrazione del fiume nel delta del Nilo[17] o, addirittura, le isole che si creavano annualmente a seguito delle inondazioni del fiume. La frase, peraltro, è attestata con riferimento sicuro al mare Mediterraneo solo in due occasioni relativamente recenti: il decreto di Canopo[18], in cui si tratta dell’isola di Nabinaitt (ovvero Cipro), che “[…]giace nel mezzo del Grande Verde[…]”, e la Stele di Rosetta.
La Lista Egea
Particolare attenzione viene posta, per identificare la provenienza dei Keftiw, in cinque manufatti rinvenuti nell’area di Kom el-Hettan ove sorgeva il tempio funerario di Amenhotep III. Qui, infatti, nell’area anticamente occupata dalla cosiddetta Corte Solare sono stati rinvenuti cinque piedistalli di statue verosimilmente del re, di cui restano solo i piedi, catalogati[19] con sigle da “An” ad “En”[20] e proprio quest’ultima base è meglio nota come “lista egea”. Le basi[21] recano ovali merlati (simili a cartigli) sovrapposti a prigionieri con le braccia legate, e sono evidentemente liste di toponimi, di terre, o località, o città, o popoli, sotto la giurisdizione dell’Egitto:
An: toponimi di stati del nord della Siria ed altri piccoli stati compresa Babilonia (Sangar), Mitanni (Naharina), Karkemiš, Hatti, Arzawa ed Assur;
Bn: città-stato minori dell’area siro-palestinese, molte delle quali non ancora identificate, tra cui Damasco;
Cn: (molto danneggiata) toponimi che, in apparenza, coprono l’area siro-palestinese e la Fenicia;
Dn: una serie di nomi non meglio identificati tra cui, forse, Aram, con riferimento agli aramei, Ashur e Babilonia.
La quinta stele En costituisce, invece, la “lista egea”. Mentre, tuttavia, le altre liste prevedono da 28 a 34 toponimi distribuiti sui lati delle basi, la lista egea ne prevedeva, verosimilmente, solo 17, di cui 15 (ancora leggibili) sono iscritti sul lato sinistro della base e sulla fronte mentre ulteriori due sono andati persi (il lato destro della base e anepigrafe, ed il posteriore è perso). Una prima particolarità riguarda le iscrizioni che, sulle altre basi, non occupano mai la fronte; nel caso della lista En, sulla fronte di trovano solo due toponimi alla destra del cartiglio del re: K(e)ft(i)w e T(a)n(a)y(u) che sono stati interpretati[22] rispettivamente come toponimi della Grecia. Keftiw sarebbe, infatti, l’isola di Creta mentre Tanayu indicherebbe i Danai, ovvero i greci continentali. Gli altri geroglifici della base indicano, invece, nomi di località[23]:
Amnisos (Creta, in lineare B: A-mini-so);
Festos (Creta, in lineare B: Pa-i-to);
Kydonia (Creta);
Micene (Grecia);
Tebe (forse);
Messenia (Grecia, in lineare B: Me-za-ne);
Nauplion (Grecia);
Kythera (isola greca, in lineare B: Ku-te-ra);
Eleia (Creta, essendo ormai quasi certamente scartata l’ipotesi che si tratti di Ilio);
Knossos (Creta, in lineare B: Ko-no-so);
Amnisos (Creta, nuovamente);
Lyktos (Creta);
toponimo non leggibile.
Basandosi sull’apparente sequenza geografica, peraltro riassunta proprio nei due toponimi K(e)ft(i)w e T(a)n(a)y(u), alcuni autori[24] hanno ipotizzato che la lista En conservasse il ricordo di una spedizione egizia verso il mondo egeo partendo da Creta, da est verso ovest, alla Grecia continentale e poi, attraverso l’isola di Kythera (n.ro 8), ritornando a Creta (il che giustificherebbe, peraltro, la ripetizione del toponimo cretese Amnisos, n.ri 1 e 11)[25].
La base En, o lista egea, dal Tempio Funerario di Amenhotep III a Kom el Hetan[26] (visione d’insieme: in alto, al centro, sopra due prigionieri legati sono riportati i cartigli reali Neb-Maat-Ra Amenhotep, a destra i “cartigli” relativi ai Keftiw ed ai Tanayu)
Che una spedizione nel senso, peraltro, possa realmente essere avvenuta e nel periodo corrispondente alle liste, sarebbe avvalorato dai ritrovamenti nell’area egea di oggetti iscritti con il cartiglio di Amenhotep III e/o della sposa reale Tye [27][28][29][30].
Riferimenti testuali
Un ulteriore, singolare, riferimento ai legami tra l’Egeo e l’Egitto si ricava da alcuni trattati medici che, sebbene in copie risalenti alla XVIII e XX dinastia, di fatto sono trascrizione di documenti più antichi, come il papiro Ebers[31], in cui si cita una “[…] fava del paese dei Keftiw […]”[32], o il papiro di Londra[33] in cui si fa riferimento ad un “[…]incantesimo per la malattia Cananea[34] secondo quanto dicono […] gli abitanti di Keftiw[…]”.
Il Papiro del British Museum; nei riquadri in giallo la menzione delle navi K(e)ft(i)w[35]
Sempre in campo medico, si rileva la presenza, nella tomba di Thutmosi IV (KV43), di una giara (ancora sigillata) che un’etichetta dichiara contenere “droga Keftiw”[36].
Un altro papiro in ieratico[37] cita la presenza nel porto di Avaris di “navi Keftiw” in costruzione[38], ma la generica notazione non lascia intendere se si tratti di navi per commerciare con le terre dei K(e)ft(i)w, o di navi provenienti da quei lidi e momentaneamente in bacino di carenaggio, o di navi costruite da maestranze, e quindi con le tecniche, K(e)ft(i)w.
Le tombe tebane dei nobili
In alcune Tombe dei Nobili della Necropoli tebana, in Egitto, sono rappresentate scene di tributo da parte di popolazioni straniere assoggettate all’Egitto o con cui il Paese intratteneva, comunque, rapporti. In sei[39] di queste[40]sono rappresentate scene di “tributari” indicati esplicitamente come Keftiw, o recanti elementi che li caratterizzano come provenienti dall’area minoico-cretese. Quando non esplicitamente scritto, la caratterizzazione è derivata da specifici studi sulle suppellettili recate in dono, sul vestiario[41] e sulle acconciature del tutto simili a quelle riscontrabili da dipinti o statuaria cretese[42].
Le processioni dei tributari rappresentavano la consegna di “tributi” da regioni assoggettate all’Egitto o, comunque, in rapporti con il Paese[43]. Si ritiene, tuttavia che gli oggetti presentati dalle delegazioni Keftiw non costituissero un “tributo” nel senso letterale del termine, bensì doni da popolazioni non assoggettate, ma in rapporti commerciali o diplomatici paritetici[44].
TT100: Le processione dei tributari (particolare con, secondo registro, i Keftiw) (acquerello di George Alexander Hoskins -1802/1863-)
TT100: Le processione dei tributari (particolare con, secondo registro, i Keftiw) (acquerello di George Alexander Hoskins -1802/1863-)
Nel caso della TT100 del visir Rekhmira, le “processioni tributarie” si sviluppano su cinque registri sovrapposti costituendo, di fatto, una sorta di vera e propria gerarchia[45]: i primi due registri alti, popolazioni libere, con cui l’Egitto aveva rapporti diplomatici; nel terzo e quarto registro popolazioni sicuramente vassalle; nel quinto registro le popolazioni assoggettate:
1° registro: genti di Punt con alberi di incenso, zanne d’elefante, babbuini, scimmie ed altri animali, derrate alimentari;
2° registro: Keftiw che portano vasellame artistico e suppellettili;
3° registro: Nubiani con animali dell’Africa equatoriale (giraffe, leopardi, babbuini, scimmie,), buoi, cani, zanne d’elefante e pelli conciate;
4° registro: Siriani che portano animali (tra cui, ultimo a sinistra, un elefantino e, penultimo, un orso), carri, cavalli, derrate alimentari e contenitori per liquidi (olio o vino);
5° registro: gli schiavi, maschi, femmine, bambini, che offrono solo se stessi.
Nelle riproduzioni dei rilievi risalenti all’800, da parte dei primi esploratori, i colori sono più vividi di quanto non lo siano oggi nella realtà e, nel caso dei Keftiw, colpisce il colore giallo dell’oro, unito ad una palese opulenza venale e ad una qual forma artistica dei doni che sono, a loro volta, ripartiti su tre registri sovrapposti: ceste tra cui ne spicca una contenente anelli che il geroglifico “neb” qualifica come oro. Spicca, tra gli altri un rython conico, con manico, tipico di pitture parietali minoiche. Nel terzo registro, ancora suppellettili fittili ed altre di metallo prezioso tra cui spiccano, di evidente provenienza minoica, un rhyton a forma di testa di toro che poggia su una serie di lingotti “a pelle di bue”[46], ed un vaso con coperchio in forma di testa di “kri-kri”, la caratteristica “capra cretese”, riconoscibile per la lunga barba. Uno dei portatori reca sulla spalla sinistra un lingotto di forma particolare, cosiddetta “a pelle di bue”[47].
[2] (2900-2200 a.C.) sono noti rapporti tra l’Egitto e Creta fin dall’Antico Regno, corrispondente, orientativamente, al Prepalaziale cretese (2900-2200 a.C.): rinvenuti in terra cretese una zanna d’ippopotamo lavorato proveniente dall’Egitto, corniole, ametiste, sigilli in avorio (Warren 1995, pp. 1-28.), vasi in pietra delle necropoli di Mokhlos o di Zakhros di concezione e derivazione certamente egizia, anche se quasi certamente prodotti localmente, o alcuni vasi di Knossos databili ad un periodo compreso tra il Predinastico e la VI dinastia. Uno dei pezzi più tipicamente egizio un sistro in terracotta (Sakellarakis 1991.) proveniente dalla necropoli di Phourni ad Arkhanes che, benché non utile ad essere suonato dato il materiale, è tuttavia certamente derivante da modelli egizi a dimostrazione della conoscenza anche dell’uso di strumenti musicali di quel paese.
[3] (1700-1400 a.C.) Materiali grezzi raggiungono Creta (Warren 1995, pp. 1-28.) provenienti sicuramente dall’Egitto come l’alabastro utilizzato nella produzione di vasi minoici (Warren 1969.), altri molto verosimilmente provenienti dall’Egitto come cristallo di rocca (usato per vasi, vaghi per collane, intarsi), ametiste (ancora per collane o, in un caso, per scolpire un vaso), cornalina.
Perviene inoltre anche materiale finito come i vasi in alabastro della tomba di Katsamba (un sobborgo di Hiraklion) con il cartiglio di Thutmosi III, o il coperchio di vaso con il cartiglio del re Hyksos Suserenra Khyan (XV dinastia), o l’ascia-martello cerimoniale dalla Tomba II di Poros collegabile ad esempi egizi diffusi nel Bronzo Medio ed interpretabile come un embrionale scambio di doni tra re o ancora, dalla stessa tomba, un sigillo cilindrico in diaspro verde (risalente a MM IIIB) recante le figure di un faraone egizio e di un re siriano al cospetto di Horus (Girella 2003, p. 263.). Numerosi i ritrovamenti di oggettistica, in special modo scarabei recanti i nomi di Amenhotep III e della Grande Sposa Reale Tye. Oggetti alquanto originali, ma senz’altro di provenienza egizia, sono uova di struzzo rinvenute a Creta; giunte verosimilmente grezze, le uova vennero quindi lavorate e localmente utilizzate come rytha (Muhly 1983.)
[6]Il termine si riscontra in uno dei Papiri di Leida, e nel Papiro Medico di Londra; pur risalendo il primo alla XIX dinastia ed il secondo alla XVIII (sotto Tutankhamon), si ritiene tuttavia trattarsi di testi molto più antichi risalenti, secondo Spiegel e Vercoutter, alla V o VI dinastia.
[8]Budge 1920, Vol. II, p. 1048 e Dickson 2006, p. 268.
[9]La tavoletta (cm. 14×25), che presenta 3 linee scritte su un lato e 9 sull’altro, contiene tuttavia anche nomi tipicamente egizi, come S(en)n(e)f(e)r.
[18]Il nome della località deriva dal toponimo egizio Kha-Nub (luogo dell’oro, con riferimento alla ricchezza dei commerci che vi si svolgevano). La stele, scolpita con un decreto dei sacerdoti egizi in onore di Tolomeo III Evergete, risale al 238 a.C.; l’iscrizione è riportata in geroglifico, demotico e greco, e cita encomiasticamente, i meriti del Faraone.
[20]H. Sourouzian e R. Stadelmann, attuali scavatori del sito, hanno di recente rinominato le stele con la sigla “PWN” seguita dai numeri romani da I a V (nello stesso ordine delle lettere e, perciò, la “lista egea” è la PWN-V).
[25]Secondo un’ipotesi molto accreditata, si sarebbe trattato di una missione diplomatica egiziana destinata a portare “il soffio della vita” alle popolazioni collegate al Sovrano regnante Amenhotep III. Tale menzione, peraltro, sembra essere confermata nelle righe che sovrastano la serie di “prigionieri” là ove si legge, tra l’altro (Edel e Görg 2005, traslitterazione e traduzione confermata da Stannish): “[…] le grandi potenze straniere (del nord e del sud)[…] convergono sulle ginocchia in un sol posto, così che il soffio della vita possa loro essere dato, portando tributi sulle loro spalle […]”
[28]Nell’area egea sono molto rari i ritrovamenti di oggetti iscritti con cartigli reali prima della XVIII dinastia; dei 21 rinvenuti, ben 12 recano i cartigli di Amehotep III e della sposa reale Tye.
[29]Elenco riassuntivo dei ritrovamenti in E. Cline 1987, Tabella 1, p. 24: 6 a Micene; 1 ad Aetolia; 1 a Knosso; 1 Hagia Triada; 1 Kydonia; 1 Cipro.
[30]Rinvenimenti di oggettistica intestata ad Amenhotep III e/o alla Sposa Reale Tye a Creta: Scarabeo in faience con cartiglio di Amenhotep III (tomba n.ro 4 a Knossos); scarabeo in steatite della Sposa Reale (tomba n.ro 5 ad Aya Triada); scarabeo in faience (a Kydonia).
[31]Papiro medico, scritto in ieratico, risalente al ~1550 a.C., oggi conservato presso l’Università di Lipsia in Germania. Verosimilmente si tratta di un testo notevolmente più antico, forse della X dinastia, che contiene oltre 800 rimedi e formule magiche.
[34]Potrebbe verosimilmente trattarsi della “lebbra lepromatosa”, o “morbo di Hansen”, di cui si tratta nel Levitico e che (Bardinet 1988, pp. 3 e sgg.) avrebbe colpito sporadicamente anche il delta.
[42]La produzione “letteraria” minoica è decisamente molto scarsa e, aldilà dell’interpretazione ancora impossibile per i testi in lineare A, limitata a documentazioni di carattere amministrativo-contabile. Per quanto riguarda la statuaria, si consideri che la statua più grande rinvenuta a Creta, il Kouros di Palaikastro, statua composita originariamente in oro e avorio da zanne di ippopotamo verosimilmente provenienti dall’Egitto, raggiunge i 50 cm.
[43]Panagiotopulos 2006, pp. 370-412 e Panagiotopulos 2001, pp. 163-283.
[44]Nella TT39 di Puyemra quattro personaggi vengono designati come “Capi stranieri dell’Asia più lontana” (Panagiotopulos 2006|pp. 370-412).
[46]La strana forma, e il peso, di questi lingotti di rame variano nel tempo con particolare accentuazione proprio delle “corna” angolari. Proprio da tale allungamento si tende ad individuare, peraltro, il periodo storico di datazione. Si è a lungo discusso della particolare forma giungendo alla conclusione che essa deriva non tanto dal voler imitare una pelle di bue, quanto alla praticità del trasporto da parte di almeno due persone.
Dopo un breve corridoio si accede ad una sala trasversale sulle cui pareti sono visibili (1 in planimetria[6]) i resti di un dipinto rappresentante una donna e un uomo che recano oggetti e una barca trainata in una processione funeraria; seguono (2) brani del Libro delle Porte e il defunto e la moglie in adorazione della dea Hathor in presenza di un guardiano con testa di babbuino; su due registri sovrapposti (2-3) il defunto e la famiglia in adorazione di Osiride e di Hathor. Poco discosto (6) il defunto e la famiglia adorano Iside, Nephtys e Osiride mentre preti offrono libagioni agli dei e scene di tre divinità femminili (5) e del Ba del defunto.
Un corridoio, sulle cui pareti (7) sono riportati inni sacri a Osiride e Ra, dà accesso ad una camera irregolare molto danneggiata in cui (8) un uomo (forse il defunto) adora Osiride.
Fonti
Porter e Moss 1927, p. 249.
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 28
Porter e Moss 1927, p. 249.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 28-29
Porter e Moss 1927, p. 249.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
Grande scriba del re e Supervisore del tesoro di Taharqa[4]
Sheikh Abd el-Qurna[5]
XXV dinastia (Taharqa)
nella pianura; a circa metà strada tra l’ingresso ovest del Ramesseum e la casa bianca di Sheikh Hassan Abd er Rasul
Biografia
Unica notizia biografica ricavabile dai dipinti, il nome della moglie: Thesmehitpert.
La tomba
Si tratta di una tomba molto piccola che si sviluppa su due livelli di cui uno sotterraneo. Un breve corridoio dà accesso ad una cappella in cui si aprono tre locali; da quello a est si accede alla camera funeraria preceduta da un rilievo della dea Iside in veste di serpente e dagli dei Wepwaut e Horus che innalzano un pilastro djed.
Sulle pareti, in due registri sovrapposti, la rappresentazione delle dodici ore del giorno in presenza di un guardiano con testa di leone, armato di coltello; sulla parete opposta analoga rappresentazione delle dodici ore della notte protette a loro volta da un guardiano armato di coltello. Sulla parete di fondo gli emblemi dell’oriente e dell’occidente, nonché scene della resurrezione di Osiride in presenza di due divinità femminili e di guardiani, inginocchiati, armati. Sul soffitto demoni e barche divine tra cui quella di Ra condotta da tre sciacalli.
Un cono funerario, recante il nome e i titoli del defunto e il nome della madre, risulta in possesso di Lord Claude Hamilton[5].
Il cono funerario di ramose, in esposizione al Museo di Bristol
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 28
Porter e Moss 1927, p. 247.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 26-27
Porter e Moss 1927, p. 237.
Porter e Moss 1927, p. 247.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5]Nato nel 1939 da James Edward Hamilton, IV Duca di Abercorn, Pari d’Inghilterra.
casa di Muhammed Abd er Rasul[6]; abbastanza in basso; a est e sotto la TT61, a sud della TT52
Biografia
Le notizie biografiche relative ad Useramon, detto User, sono ricavabili da un’altra tomba, la TT61, pure a lui intestata; suoi genitori furono Aamtju Ahmose, Visir a sua volta e titolare della tomba TT83, e Tahamethu; Thuyu fu sua moglie e Ahmosi una delle figlie (nei dipinti parietali sono rappresentati più figli, ma solo di costei si ha il nominativo). Useramon era inoltre titolare di un santuario rupestre (n.ro 17, oggi praticamente distrutto) a Gebel el Silsilah. Nonostante gli siano noti sette figlie femmine e cinque figli maschi, nessuno di costoro assumerà la carica di visir alla sua morte, nell’anno 34° di Thutmosi III, che sarà assegnata al nipote Rekhmira, titolare della tomba TT100.
La tomba
La posizione della TT131 sulla collina di El Qurna.
Il titolare di TT131 risulta titolare anche di un’altra tomba, la TT61 ove, però, risulta con il nome di User che, qui, risulta invece come nomignolo. Al contrario di altre tombe dello stesso periodo (XVIII dinastia), a forma di “T” rovesciata, la TT131 si sviluppa, subito dopo l’ingresso da un ampio cortile, in una sala trasversale da cui si accede ad una camera rettangolare.
La posizione della TT131 rispetta alla seconda tomba intitolata a Useramon, la TT61
Un’ampia facciata presenta otto nicchie (da “a” ad “h” in planimetria[7]) in cui sono riportati i titoli del defunto. Un breve corridoio, sulle cui pareti (1) sono riportati inni ad Amon e il defunto sotto il cartiglio di Thutmosi III, dà accesso alla sala trasversale sulle cui pareti è rappresentato (2) il defunto in offertorio e scene di accumulo del grano e (3) su tre registri sovrapposti, gioiellieri (?) che mostrano il proprio prodotto al defunto che, in un’altro registro, ispeziona il bestiame. Segue (4), su quattro registri sovrapposti, un banchetto funebre con musicisti, offerte al defunto e alla moglie di miele ed altri prodotti e il defunto che ispeziona alcuni prigionieri e tributi provenienti da Wawat. Su uno dei lati corti (5) due donne con mazzi di fiori dinanzi ai genitori del defunto Aamtju Ahmose (TT83) e Tahamethu. Poco oltre (6) il defunto ispeziona liste di tasse mentre alcuni contribuenti sono rappresentati in una sala dinanzi a scribi, segue (7) scena di pagamento delle tasse con contribuenti che recano prodotti, anelli in oro, sacchi di grano, nonché un testo che elenca i doveri del visir.
Parata di militari accompagnati da musici davanti ad un tempio. Da: Matić, Uroš. 2018. ‘They were like lions roaring upon the mountain-crests’: Soundscapes of war in New Kingdom Egypt. In Current Research in Egyptology 2017. Proceedings of the Eighteenth Annual Symposium.
Una scena, alla destra dell’ingresso alla sala trasversale, (8) rappresenta il vecchio visir Aamtju Ahmose, padre del defunto, che svolge il suo incarico di visir in presenza di Thutmosi III, di cortigiani e di un ciambellano, mentre Useramon svolge le mansioni di scriba e riceve l’incarico di coadiutore del padre quale visir. La scena seguente (9) rappresenta il faraone Thutmosi III, in palanchino circondato da portatori di flabello, preceduto da Useramon nelle sue vesti di visir[8], con ufficiali e soldati di scorta, seguito da una banda composta di trombettieri e tamburini; sono inoltre riportati “insegnamenti” di Aamtju Ahmose. Il rilievo successivo (10), di cui restano solo tracce, rappresenta il defunto a caccia nel deserto; il dipinto successivo su sei registri sovrapposti (11), rappresenta la ricezione dei tributi di delegazioni straniere, tra cui i Keftiw e i siriani accompagnati da donne e bambini, da parte del visir Useramon. Seguono (12) i resti di un testo relativo all’incarico di visir. Un breve corridoio, sulle cui pareti (13) sono riportati testi di omaggio a Thutmosi III, adduce ad una camera rettangolare i cui dipinti sono oggi non interpretabili.
I tributi stranieri
Due dignitari stranieri ritratti nella TT131. Rilievo di N. De Garis Davies
Una delle scene parietali della camera trasversale (11) è relativa alle cosiddette “processioni egee”, o “dei tributi stranieri” o, ancora, “processioni Keftiw”. Le processioni dei tributari rappresentavano la consegna di “tributi” da regioni assoggettate all’Egitto o, comunque, in rapporti con il Paese. Si ritiene, tuttavia che gli oggetti presentati dalle delegazioni Keftiw[9], ovvero secondo la maggior parte degli studiosi i minoici, rappresentate in almeno sei Tombe dei Nobili[10], non costituissero un “tributo” nel senso letterale del termine, bensì doni da popolazioni non assoggettate, ma in rapporti commerciali o diplomatici paritetici[11].
I tributi stranieri della TT13. DA: Matić, Uroš. “Memories into images: Aegean and Aegean-like objects in new kingdom Egyptian Theban tombs.” Cambridge Archaeological Journal 29.4 (2019): 653-669.
Nel caso della TT131, le “processioni tributarie” si sviluppano (11 in planimetria) su sei registri sovrapposti il primo dei quali, in alto, è occupato dai Keftiw che recano vasellame in metallo prezioso e rython teriomorfi.
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 245.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 28-29
Porter e Moss 1927, p. 123.
Porter e Moss 1927, planimetria a p. 238.
Porter e Moss 1927, pp. 245-247.
Panagiotopulos 2006, pp. 370-412.
Panagiotopulos 2001, pp. 163-283.
Panagiotopulos 2001, pp. 163-283.
Panagiotopulos 2006.
Peyronel 2008, pp. 159-185.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5] Il termine visir viene anacronisticamente utilizzato per indicare, nell’antico Egitto, il più alto funzionario dell’entourage faraonico.
[6] Fino a tempi molto recenti, alcune delle tombe vennero adibite ad abitazioni o a pertinenze di abitazioni, come stalle, cantine, depositi e magazzini. Tale impiego, protrattosi per millenni, come è intuibile, ha ulteriormente favorito il danneggiamento di già precarie rappresentazioni parietali o, in taluni casi, ha addirittura causato la perdita o la demolizione di pareti o colonne, o pilastri. I riferimenti di Gardiner e Weigall ad abitazioni private debbono perciò essere intese in tal senso e fanno riferimento, come è ovvio, agli anni in cui le rilevazioni ebbero luogo considerando che la pubblicazione del “Topographical Catalogue” risale al 1913.
[7] La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 238.
[8]Farina, Le funzioni del Visir faraonico, in “Rendiconti Lincei” XXVI, Accademia dei Lincei, Roma, 1916, cartella B.
[9] Il termine egizio per indicare i popoli egei, e segnatamente quelli minoici, era Keftiw. Benché non esista unanimità in tale identificazione, tuttavia la grande maggioranza degli studiosi indica il termine Keftiw come individuazione certa del popolo cretese nei contatti con l’Antico Egitto del Bronzo Tardo.
[10] Le cosiddette “processioni egee”, o “dei tributi stranieri”, o “processioni Keftiw”, si ripetono in altre cinque tombe dei nobili oltre la TT131, tutte concentrate nella XVIII dinastia e in un arco temporale di circa 100 anni: TT39, di Puyemra, Secondo Profeta di Amon durante il regno di Thutmosi III; TT71, di Senenmut, architetto durante il regno di Hatshepsut; TT86, di Menkheperreseneb Primo Profeta di Amon sotto Thutmosi III; TT100, di Rekhmira Visir di Thutmosi III e Amenhotep II; TT155, di Intef Grande araldo del re sotto Thutmosi III.
[11] Nella TT39 di Puyemra quattro personaggi vengono designati come “Capi stranieri dell’Asia più lontana” (Panagiotopulos 2006|pp. 370-412).
nella pianura; circa 50 m a nord del gruppo che comprende le tombe TT50, TT51 e TT111
Biografia
Unica notizia biografica ricavabile dalla tomba, il nome della moglie Tuy.
La tomba
La TT130 segue lo schema planimetrico tipico delle tombe del periodo a “T” rovesciata; da un cortile, un corridoio adduce ad una sala trasversale sulle cui pareti il defunto e la moglie sono in offertorio. Poco discosto, una stele in cui il defunto e la moglie adorano Osiride e Anubi; scene molto danneggiate di due uomini che offrono libagioni al defunto e alla moglie e, su tre registri sovrapposti (non ultimati), rituali funebri sulla mummia. Un dipinto rappresenta una donna in offertorio al defunto e alla moglie che, a loro volta, adorano la dea Hathor in presenza di un gruppo di musiciste (arpiste, liutiste, cantanti e suonatrici di tamburello).
May riceve una delegazione nubiana; TT130. parete ovest del corridoio. Da: Shirley, JJ. “The Life and Career of Nebamun, The Physician of the King in Thebes.” (2007)
Un corridoio, sulle cui pareti è rappresentato il defunto e altri uomini che escono dalla tomba “per ammirare il disco solare”, immette in una camera quasi quadrata sulle cui pareti sono rappresentati due uomini con vasi per libagioni; poco oltre, il defunto e la moglie offrono libagioni a Osiride e Hathor e ispezionano una nave con prodotti provenienti dalla Nubia. Su tre registri sono presenti scene rituali da parte di preti nei confronti del defunto e della moglie, nonché scene molto danneggiate del pellegrinaggio ad Abydos e del corteo funebre.
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 28
Porter e Moss 1927, p. 244.
Porter e Moss 1927, p. 244.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 28-29
Porter e Moss 1927, p. 244.
Porter e Moss 1927, pp. 244-245.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
casa di Mohammed Tayya[5]; nella pianura; accessibile dalla TT128
Biografia
Nessuna notizia biografica ricavabile.
La tomba
La TT129 è costituita da una semplice camera rettangolare cui si accede da un corridoio della TT128. Unico dipinto superstite rappresenta una scena di banchetto funerario del defunto e della moglie seduti (dipinto non finito) dinanzi ai quali una figlia offre libagioni in presenza di un arpista e di suonatrici di lira, tamburello, doppio flauto, arpa e nacchere.
Uno stretto passaggio, forse scavato dai tombaroli in tempi antichi, collega la TT129 alla TT318.
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 28
Porter e Moss 1927, p. 244.
Porter e Moss 1927, p. 244.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 28-29
Porter e Moss 1927, p. 244.
Porter e Moss 1927, p. 244.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5] Fino a tempi molto recenti, alcune delle tombe vennero adibite ad abitazioni o a pertinenze di abitazioni, come stalle, cantine, depositi e magazzini. Tale impiego, protrattosi per millenni, come è intuibile, ha ulteriormente favorito il danneggiamento di già precarie rappresentazioni parietali o, in taluni casi, ha addirittura causato la perdita o la demolizione di pareti o colonne, o pilastri. I riferimenti di Gardiner e Weigall ad abitazioni private debbono perciò essere intese in tal senso e fanno riferimento, come è ovvio, agli anni in cui le rilevazioni ebbero luogo considerando che la pubblicazione del “Topographical Catalogue” risale al 1913.
casa di Mohammed Tayya[5]; nella pianura; a nord della TT127
Biografia
Unica notizia biografica ricavabile dai dipinti, il nome del padre: Pedeamon.
La tomba
La TT128 si sviluppa planimetricamente con una sala rettangolare con soffitto retto da otto pilastri; nell’angolo sud-est si apre l’accesso alla TT129. Un breve corridoio, sulle cui pareti è rappresentato il defunto con suoi assistenti che lascia la tomba, dà accesso alla sala sulle cui pareti i resti di tredici colonne di testo con i titoli del defunto. In uno dei dipinti sopravissuti (angolo nord-est) tre figli e due figlie (non ne sono indicati i nomi) sono dinanzi al defunto seduto. Su un’architrave formule di offertorio per il defunto.
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 28
Porter e Moss 1927, p. 243.
Porter e Moss 1927, p. 235.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 28-29
Porter e Moss 1927, p. 243.
Porter e Moss 1927, p. 243.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5] Fino a tempi molto recenti, alcune delle tombe vennero adibite ad abitazioni o a pertinenze di abitazioni, come stalle, cantine, depositi e magazzini. Tale impiego, protrattosi per millenni, come è intuibile, ha ulteriormente favorito il danneggiamento di già precarie rappresentazioni parietali o, in taluni casi, ha addirittura causato la perdita o la demolizione di pareti o colonne, o pilastri. I riferimenti di Gardiner e Weigall ad abitazioni private debbono perciò essere intese in tal senso e fanno riferimento, come è ovvio, agli anni in cui le rilevazioni ebbero luogo considerando che la pubblicazione del “Topographical Catalogue” risale al 1913.
Senemiah, usurpata in epoca ramesside forse dal figlio Piay
Scriba reale, Supervisore di tutte le coltivazioni
Sheikh Abd el-Qurna
XVIII dinastia (Thutmosi III ?)
nella pianura; pochi metri a nord dalla TT125
Biografia
Senemiah in adorazione del sole. Fonte: osirisnet.net, foto Gilberto Modonesi
Wazmosi (o Uadjmes) fu il nome del padre di Senemiah, Ahmosi quello della madre; Sensonb e Tetisonb i nomi delle mogli. Piay, Prete wab[5] di Amon, fu, forse, suo figlio e Iahmes suo fratello. Un lungo testo autobiografico è riportato su una stele (n. 9 in planimetria) che ricomprende le titolature e gli incarichi di Senemiah:
Scriba reale;
Colui che conta i pani dell’Alto e Basso Egitto;
Colui che conta gli indumenti e i cereali dell’Alto e Basso Egitto;
Supervisore di tutti i prodotti;
Supervisore del luogo del vino (letteralmente del luogo del vino: le cantine);
Supervisore al pollame e al pescato;
Direttore del tesoro delle due case;
Portatore del sigillo del Signore delle Due Terre;
Consigliere del re e delle sue responsabilità;
Grande di favori nel Palazzo reale;
egli inoltre definisce se stesso come: “fidato”, “unico” e “grandemente amato”. Il fatto che l’incarico originariamente assegnatogli da Djehuti (TT11), suo predecessore come Direttore del tesoro, comprendesse anche la supervisione delle spezie e la contabilità della mirra e dell’incenso, ha fatto supporre che tale incarico gli fosse stato assegnato dopo la missione diplomatico/commerciale voluta da Hatshepsut nella terra di Punt. Due ulteriori incarichi non sono ancora stati bene interpretati: “Dignitario nella casa dell’imbalsamazione” e “Colui che amplia il luogo nella Casa della Vita”[6] La tomba venne successivamente occupata, in epoca ramesside, da Piay, forse suo figlio, ma più probabilmente un discendente visto l’intervallo di tempo, e dal figlio di costui, Pairy.
La tomba
L’ingresso della TT127. Fonte: osirisnet.net, foto Gilberto Modonesi
La tomba si sviluppa planimetricamente con forma a “T” rovesciata, tipica delle sepolture di questo periodo, con camera rettangolare al fondo. Si trattava, certamente, di una delle tombe più belle e decorate dell’area, ma fino a non molto tempo addietro era sepolta sotto moderne costruzioni del villaggio di Gurna, oggi demolite, e veniva usata come stalla; una ripida scala in pietra, molto danneggiata, conduce alla porta di accesso. La tomba si presenta molto scura a causa di fuliggine e residui dovuti al lungo impiego come abitazione e ricovero per animali; i colori originali, nonostante le operazioni di pulizia, sono del tutto scomparsi e le decorazioni parietali sono costituite da rilievi di ottima fattura. La presenza di un testo che richiama una “fanciulla discendente dalla carne di Amon”, seguito da alcuni geroglifici interpretabili come “vita, salute e prosperità” (epiteti tipicamente destinati ai sovrani) ha fatto propendere per l’inizio della costruzione verso la fine del regno di Hatshepsut e l’ultimazione sotto quello del suo successore Thutmosi III.
La sepoltura venne riutilizzata in periodo ramesside, da Piay che era forse figlio, o più verosimilmente discendente, di Senemiah[7]. Benché il nome di Piay sia sempre accompagnato dall’epiteto “figlio di Senemiah”, infatti, ciò appare storicamente improbabile giacché quasi sei generazioni separerebbero i due personaggi; questo a meno di non voler ipotizzare che l’occupante del periodo ramesside recasse lo stesso nome del figlio effettivo del titolare della tomba, o che il Piay del periodo successivo in qualche modo non vantasse un rapporto di discendenza diretta con Senemiah. Resta il fatto che la successiva occupazione non mutò alcunché dell’apparato pittorico, anzi lo restaurò in alcuni punti, e le successive iscrizioni furono artisticamente adattate alle preesistenti sfruttando ogni spazio ancora libero[8]. Si è valutato che la TT127, dati gli incarichi particolarmente importanti assegnati a Senemiah, appaia molto modesta e che perciò tale sepoltura sia stata realizzata quando egli ricopriva incarichi di minor prestigio potendo successivamente contare su una tomba, non ancora scoperta, più adeguata al suo rango.
Un corridoio, sulle cui pareti (1 in planimetria[9]) è rappresentato il defunto in adorazione, adduce ad una sala trasversale[10]; su due registri (2), il defunto riceve prodotti dell’Alto e Basso Egitto e assiste all’aratura e alla raccolta del lino. Le scene agricole proseguono nel dipinto successivo (3) in cui il “figlio” Piay, Prete wab di Amon, coadiuvato da altri preti presenta liste delle offerte al defunto e alla madre Tetisonb in presenza di suonatrici di tamburello e di arpisti.
Piay presenta le offerte; al di sotto un arpista e suonatrici di tamburello. Fonte: osirisnet.net, foto Gilberto Modonesi
Una falsa porta (4) alla cui sommità sono rappresentati il defunto e Tetisonb, mentre sui ritti portatori di offerte; poco oltre (5) il defunto e Tetisonb seduti dinanzi a un’altra coppia mentre preti offrono libagioni e (6) il defunto riceve prodotti tipici del Fayyum.
La falsa porta; in alto Senemiah e Tetisonb. Fonte: osirisnet.net, foto Gilberto Modonesi
Sul lato ovest dell’entrata (7) il defunto e la madre ispezionano prodotti provenienti dalla Nubia compresi alcuni tori, la scena prosegue con la preparazione di pollame che si sviluppa anche oltre (8) con la preparazione di pesce e con portatori di offerte su due registri sovrapposti.
Scena di caccia: il capocaccia emerge da un canneto per ordinare ai cacciatori di tirare la rete che intrappolerà gli uccelli. Fonte: osirisnet.net, foto Gilberto Modonesi
Sul lato corto della sala (9) una stele con “ammonimenti ai viventi” e testi autobiografici; poco oltre (10) il defunto e il padre ispezionano portatori di bestiame e pollame e assistono alla cattura di oche, asini, gru. Ultimo rilievo della sala trasversale (11) rappresenta il defunto con una moglie a pesca e scene di vendemmia.
La vendemmia. Fonte: osirisnet.net, foto Gilberto Modonesi
Un altro corridoio, sulle cui pareti (12) sono rappresentati un elenco di festività, il “figlio” Piay in adorazione, con un inno a Ra, e la moglie di questi che suona il sistro, dà accesso ad una sala perpendicolare alla precedente[11]. Su tre registri sovrapposti (13) scene del corteo funerario e del pellegrinaggio ad Abydos.
Il pellegrinaggio ad Abydos. Fonte: osirisnet.net, foto Gilberto Modonesi
Il corteo funebre, con il sarcofago posizionato su un letto funerario. Fonte: osirisnet.net, foto Gilberto Modonesi
Sulla parete opposta (14) scene di riti in presenza della mummia e di trasporto di statue; poco discosto (15) Piay, e alcune donne di famiglia, in offertorio dinanzi al defunto e a Tetisonb, moglie di Senemiah.
I rituali davanti alla mummia del defunto. Fonte: osirisnet.net, foto Gilberto Modonesi
Anche nella TT127 compare il misterioso “tekenu”
Un altro corridoio, sulle cui pareti (16) è rappresentato un fratello di Senemiah e testi di offertorio del “figlio” Piay, adduce ad una camera rettangolare interna[12] in cui erano iniziati lavori di ampliamento della tomba. In alto (17) i titoli del defunto e poco oltre (18), più in basso, su due registri sovrapposti, il defunto e la moglie Sensonb ricevono libagioni e fumigazioni d’incenso a cura di un prete lettore[13]; seguono i resti di una lista di offerte (19) e (20) il defunto purificato da sei preti. Sulla parete est della sala (21) il defunto con Tetisonb e (22) un uomo con lista delle offerte dinanzi al defunto seduto.
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 28
Porter e Moss 1927, p. 241.
Porter e Moss 1927, p. 241.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 28-29
Porter e Moss 1927, p. 237.
Sethe 1906, pp. 494-516.
Sethe 1906, pp. 513-514.
Kampp 1996, pp. 417-418.
Porter e Moss 1927, pp. 237-241.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5] I preti “wab”, ma anche “uab”, o “uebu”, appartenevano al basso clero ed erano incaricati della manutenzione degli strumenti del culto e degli oggetti comunque ad esso connessi. A loro competeva il lavacro e l’abbigliamento giornaliero della statua del dio presso cui operavano e a loro competeva il trasporto della statua del dio (generalmente su una barca sacra) durante le cerimonie. Erano gerarchicamente sottoposti ad un “grande prete wab” cui competevano le operazioni giornaliere di culto della divinità.
[6] La TT127 appare decisamente piccola per un funzionario di alto rango come il Direttore del tesoro; per tale motivo, gli studiosi suppongono che sia stata realizzata quando Senemiah era solo Scriba e Supervisore, e che con la nomina a direttore del tesoro gli sia stata realizzata una seconda sepoltura non ancora rinvenuta. Ciò giustificherebbe, peraltro, l’occupazione successiva della sepoltura da parte di Piay e di suo figlio Pairy.
[7] Mentre gli epiteti di Piay recano il nome del dio Amon, quelli riferiti a Senemiah sono stati scalpellati proprio nelle parti in cui sarebbe dovuto esserci il nome di tale divinità, operazione che avvenne, molto probabilmente, durante il periodo dell’Eresia amarniana. Analogamente scalpellata è inoltre, l’immagine di un prete wab di Aton
[8] In un caso alcune iscrizioni relative a Piay, e a suo figlio Pairy, sono state inserite nello spazio tra le zampe di una sedia su cui è assiso Senemiah.
[9] La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 238.
[13] Era compito dei preti “lettori” l’organizzazione delle cerimonie e la recitazione ad alta voce, durante le cerimonie sacre, degli inni previsti. Proprio per tale conoscenza delle invocazioni giuste e corrette, i “lettori” venivano considerati detentori di poteri magici.