Il soffitto della parte sud della tomba. Da: Yaseen, Fathi. ” Court of Priests” in the North Asasif necropolis. Diss. lmu, 2022.
Di forma irregolare, rispetto alle altre dello stesso periodo, è costituita da un ampio locale suddiviso in due parti. Poco accentuata e danneggiata la pittura parietale che è costituita da un’immagine del defunto dinanzi a un re, da testi in ieratico riferiti all'”anno terzo”, ma non è indicato di quale sovrano, da rappresentazioni del dio Anubi quale sciacallo e da resti di testi recanti elenchi di offerte.
Nicchia con le statue del defunto e la moglie (?). Da: Yaseen, Fathi. ” Court of Priests” in the North Asasif necropolis. Diss. lmu, 2022.
Sul soffitto uno scarabeo alato e le dee Iside e Nefti adorate da babbuini e dallo stesso defunto in ginocchio[5].
Il soffitto della parte nord della tomba. Da: Yaseen, Fathi. ” Court of Priests” in the North Asasif necropolis. Diss. lmu, 2022.
Fonti
Porter e Moss 1927, pp.43-45.
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 18-19.
Porter e Moss 1927, p. 45.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
Capo amministratore della Principessa Ankhnesneferibre “divina adoratrice del dio”
el-Assasif
XXVI dinastia (Psammetico II)
Quasi completamente incendiata; nell’avvallamento a ovest delle costruzioni orientali, non lontano dall’area coltivata
Biografia
Sheshonq, figlio di Harsiesi, che prima di lui aveva ricoperto la carica di ciambellano della Divina adoratrice e di Capo dei Segreti della Sposa del dio, Nitokris I, e di Tahibet (come risultante da un cono funerario), fu capo amministratore della Divina adoratrice di Amon, la principessa Ankhnesneferibre, durante i regni dei faraoni Apries e Amasi. Non noto il nome della moglie; Harsiesi, a sua volta ciambellano della Divina adoratrice, fu suo figlio.
Sheshonq davanti al padre Harsiesi
La tomba
L’ingresso alla TT27
La tomba[5] era inaccessibile[6]. Solo negli anni ’90 del ‘900 si è proceduto allo svuotamento e alla rilevazione epigrafica di TT27 a cura di una missione italiana. La sovrastruttura della tomba è costituita da un recinto con muro a “facciata di palazzo”, con rientranze e sporgenze, che presenta un pilone di accesso (A in planimetria) cui segue un cortile (B) chiuso da un muro (C) da cui, attraverso un breve corridoio, si accede ad un secondo cortile (D) in cui si apre un “pozzo di luce” che affaccia su un cortile con portici (I) della parte sotterranea della tomba.
La TT27 dall’alto. Foto: Bruce Allardice
Poco discosta dal muro di recinzione, nel’angolo sud-ovest, si erge quanto resta di una piramide in mattoni crudi (E) mentre di una seconda piramide si ha solo menzione in atti risalenti agli anni ’30 del ‘900 [7][8].
Come appare oggi l’interno della TT27
L’ingresso alla parte sotterranea è sul lato nord e presenta un suo pilone (F), ai lati del quale si trovavano due statue del titolare, cui segue una scala (G) [9] che immette in un vestibolo (H)[10] in cui si apre un piccolo corridoio (H1)[11]. Dal vestibolo un breve corridoio dà accesso al “pozzo di luce” (I), fiancheggiato a est e a ovest da due porticati, in cui si trovano tavole per offerte funerarie rivolte verso un “nicchione” (K)[12]. Un corridoio adduce dal “nicchione” ad una sala a pilastri (L)[13]; in un angolo della sala, a sud-ovest, si apre un pozzo funerario di circa 7 m di profondità completamente riempito di materiali resi compatti dall’acqua che risale dal fondo[14] ; sul fondo, a sud, si apre una cappella a pianta quasi quadrata (M)[15] che conteneva una statua di Osiride e le cui pareti erano ricoperte di testi oggi crollati o illeggibili[16].
Parte delle iscrizioni della TT27. Il nome di Sheshonq è visibile in basso a destra
Dalla sala (L) un breve corridoio dà accesso ad un primo annesso (N), della cui decorazione resta ben poco, da cui si accede ad un secondo (O) in cui si apre un pozzo funerario di circa 2 m di lato che, completamente invaso dall’acqua della sottostante falda freatica e perciò stesso non esplorabile, è stato identificato, in base ai rilievi del secondo annesso (O) come il principale al fondo del quale doveva trovarsi il corpo del defunto. Sulle pareti del secondo annesso[17], danneggiate pesantemente, brani del Libro delle piramidi
Parte delle iscrizioni con il cartiiglio del Faraone Amasis Sa-Neith
La TT27 era completamente decorata nella parte ipogea con testi sacri, tra cui il Libro dei Morti, e immagini in corso di analisi a cura della missione archeologica italiana.
Reperti
Sono provenienti dalla TT27 due stipiti di porta[18], uno di riuso recante il nome Menkheper, Sindaco di Tebe sotto Amenhotep III della XVIII dinastia, e l’altro con iscrizioni dedicatorie per il defunto del figlio Harsiesi. Pure dalla TT27 proverrebbe un altare in granito di Ramses II. Appartenne inoltre a Sheshonq, a riprova anche dell’importanza della sua carica, un sigillo in oro massiccio, oggi al British Museum di Londra (cat. BM EA 68868).
Il sigillo in oro di Sheshonq, British Museum
La stele di Seshen-Nefertem, non appartenente al proprietario della tomba ma ivi ritrovata dalla spedizione dell’Università La Sapienza di Roma tra il 1976 ed il 1988.
Fonti
Porter e Moss 1927, pp.43-45.
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 18-19.
Porter e Moss 1927, p. 43.
AAVV: Tomba Tebana 27 di Sheshonq all’Asasif -III rapporto preliminare- Vicino Oriente n.ro 9/1993 (Roma 1994).
Porter e Moss 1927, pp. 43-45.
Contardi e Roccati 2010.
Contardi e Roccati 2010, p. 86.
Contardi e Roccati 2010, p. 86.
Contardi e Roccati 2010, p. 86.
Contardi e Roccati 2010, pp. 89-97.
Contardi e Roccati 2010, pp. 87-89.
Porter e Moss 1927, pp. 45.
Contardi e Roccati 2010, p. 83.
[1] La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2] Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3] le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4] Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5] La pag. 44 di Porter e Moss 1927 è costituita da planimetrie delle tombe 26, 28-32, 35 e 38, manca la TT27
[6] Inaccessibilità confermata anche in Porter e Moss, ed. 1970, p. 43.
[7] Egittologo statunitense Herbert Eustis Winlock (1884-1950).
[8] Le due piramidi, per quanto è dato di rilevare, avevano un lato di base di circa 5 m e si ergevano, in tombe del medesimo periodo, in corrispondenza dei pozzi funerari; tale disposizione planimetrica è confermata anche nella TT27 in cui la piramide ancora “leggibile” sovrasta il pozzo funerario della sala a pilastri (L), e la piramide “scomparsa” sovrastava il secondo annesso (O), in cui si apre quello che è stato indicato come il pozzo funerario principale.
[10] Lunghezza 7,70, larghezza 2,80, altezza 2,40 m.
[11] Durante l’antico scavo della tomba, in quest’area venne intercettato il corridoio di una preesitente sepoltura; questo venne murato con blocchi di calcare; svuotato dalla missione italiana degli anni ’90 del ‘900, venne utilizzato come deposito dei materiali repertati.
[12] Originariamente il “nicchione” (K), e la successiva sala a pilastri (L) erano sotterranei, ma un antico incendio causò il crollo del soffitto e, nel caso della sala, lo schiacciamento dei pilastri.
[13] Lunghezza 10,80 m, 7 di larghezza e 2,20 di altezza.
[14] Il livello della falda acquifera sottostante, nel 2008, raggiungeva 1,5 m dall’imboccatura del pozzo.
[16] La cattiva qualità delle pareti in roccia calcarea friabile venne mitigata dagli antichi operai che la integrarono con blocchi di calcare o con stucco tuttavia molto fragile.
[17] Completamente pieno di detriti all’atto dello scavo a cura della missione italiana del Prof. Contardi.
[18] Oggi al Metropolitan Museum of Art (cat. 36.3.272) di New York e al Museo egizio del Cairo(cat. 66284)
Supervisore del tesoro del Ramesseo nei domini di Amon
el-Assasif
XIX (Ramses II)
circa 50 iarde (circa 40 m) dalla TT36, e nei pressi delle TT189 e TT196
Biografia
Khnumemheb fu Supervisore del tesoro del Ramesseum durante il regno di Ramses II; Meryesi (o Mery-Isis) fu sua moglie.
La tomba
L’ingresso della TT26
La tomba presenta una facciata con due stele: su una, oltre un inno ad Amon-Ra, il defunto è rappresentato in adorazione di Ra-Horakhti e Maat; sull’altra, oltre i resti di un inno a Osiride, il defunto adora Osiride e la dea dell’Occidente (Hathor).
La stele dell’adorazione di Osiride e Hathor
Un breve corridoio, sulle cui pareti sono riportati i titoli del defunto nell’anno quinto di Sethy I e la moglie, Meryesi, in atto di suonare il sistro, si accede ad un corridoio trasversale, con planimetria che richiama lo stile delle tombe del periodo, sulle cui pareti il defunto e la moglie sono rappresentati in adorazione di Osiride e Anubi, brani del Libro delle Porte, l’adorazione, da parte del defunto, di un toro e di sette vacche sacre.
La stele con il defunto in adorazione di Ra-Horakhty
Altre scene, che appaiono incompiute, rappresentano il defunto e la moglie in presenza di Osiride, Iside e Nephtys, nonché Anubi e Horus (?) ed offertori agli dei Shu, Ra-Horakhti, Nut, Atum, Maat e ad altre divinità non identificabili.
Osiride e Hathor (particolare)
Fonti
Porter e Moss 1927, pp.43.
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 18-19.
Porter e Moss 1927, p. 43.
Porter e Moss 1927, p. 43.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
nella piana, ad est di TT52, a poca distanza da TT55
Biografia
Per un caso fortuito, il titolare di questa tomba reca lo stesso nome, Neferhotep, del titolare della TT49; in questo caso, tuttavia, differente è la necropoli (Sheikh Abd el-Qurna in luogo di el-Khokha) e diverso l’incarico ricoperto. Il defunto era Padre divino di Amon-Ra e visse durante la XVIII dinastia e il regno di Horemheb.
Gli interni della TT50
Amenemonet, a sua volta Divino padre di Amon, fu suo padre e Takhat, responsabile dell’harem di Amon, sua madre; Rennutet fu sua moglie; Rennut sua figlia e Pairy suo figlio. Uno dei suoi, fratelli, Parennefer, fu a sua volta Padre divino di Amon, mentre un altro, Khonshotep, fu prete “wab”[5] di Amon.
La tomba
La tomba è costituita da breve corridoio che immette in un corridoio trasversale con scene di offertorio destinati al defunto da parte dei figli. In altra scena, il Supervisore del tesoro, Maya, seguito dai Governatori dell’Alto e Basso Egitto sono dinanzi al faraone Horemheb a cui decantano i meriti del defunto.
Maya di fronte ad Horemheb per lodare il defunto. Acquerello di George Hoskins
Contestualmente, in un altro registro, Amenemonet, il padre, si congratula con il defunto e con suo fratello Parennefer. Su un’altra parete due arpiste accompagnano due liutiste.
Rilevo della TT50. da: Manniche, Lise. “Book Review: La Tombe Thébaine du Père Divin Neferhotep (TT 50).” (1989): 27
Un breve passaggio consente l’accesso ad una sala sulle cui pareti sono riportate scene di offertorio del defunto e della moglie agli dei, nonché di offertori allo stesso defunto da parte di figli e amici.
Scena dal registro I che mostra il figlio di Neferhotep mentre fa offerte ai genitori seduti e file di parenti seduti, abbracciati e con indosso coni funerari. Acquerello di George Hoskins
Fonti
Porter e Moss 1927, pp. 91-95.
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 20-21
Porter e Moss 1927, p. 95-97.
Porter e Moss 1927, pp. 95-97.
Porter e Moss 1927, p. 96.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5] I preti “wab”, ma anche “uab”, o “uebu”, appartenevano al basso clero ed erano incaricati della manutenzione degli strumenti del culto e degli oggetti comunque ad esso connessi. A loro competeva il lavacro e l’abbigliamento giornaliero della statua del dio presso cui operavano e a loro competeva il trasporto della statua del dio (generalmente su una barca sacra) durante le cerimonie. Erano gerarchicamente sottoposti ad un “grande prete wab” cui competevano le operazioni giornaliere di culto della divinità.
fianco nord-est della collina, a sud-est della TT39
Biografia
Neferhotep fu Capo degli scriba di Amon e Sovrintendente del bestiame sacro, molto probabilmente durante i regni di Tutankhamon, Ay, Horemheb e agli inizi della XIX dinastia. Figlio di Neby, Servo di Amon, e di Iuy, Cantatrice di Amon. Il nonno paterno era Ptahemheb, Scriba delle (giovenche?) del Tempio di Amon, mentre il bisnonno Nebebneb era Scriba delle reclute. Meritra, Cantatrice di Amon, fu sua moglie; non è possibile appurare se la coppia avesse figli. Nella tomba sono presenti rappresentazioni che farebbero supporre positivamente per l’atteggiamento di alcuni giovani nei confronti della coppia, ma non sono indicati nomi o titoli.
La tomba
Il cortile della tomba nel 1921
Nota fin dall’antichità, venne rilevata da Robert Hay che ne riprodusse i dipinti parietali. Occupata da una famiglia locale, che la liberò solo alla fine del XIX secolo, subì molti danni, specie nella parti basse dei dipinti parietali[5]. I dipinti parietali sono perciò oggi noti solo grazie al lavoro di copia di Jean-François Champollion, Ippolito Rosellini, Émile Prisse d’Avennes, John Gardner Wilkinson e del citato Robert Hay.
L’ingresso della tomba oggi
La tomba si apre al fondo di un ampio cortile che da ulteriormente accesso ad altre tombe: TT363, TT362 e TT187, tutte risalenti alla XIX dinastia. Nel cortile (1-2 in planimetria[6]) due stele di cui una (2) distrutta; la stele superstite riporta la barca di Ra alla sommità e, su due registri sovrapposti, il defunto e la moglie che adorano Osiride e la Dea dell’Occidente (Mertseger), e i due che adorano Anubi in presenza di un pilastro Djed.
Il complesso ffunerario nella planimetria di Davis. Da: Pereyra, Maria Violeta, et al. “Il Complesso funerario di Neferhotep (Luxor)” (2015).
Un corridoio (3), sulle cui pareti il defunto, con moglie e genitori, è dinanzi a Osiride, Anubi e Hathor e sono inoltre presenti testi dedicati a Ra, dà acceso ad una sala trasversale. Sulle pareti, (4) la processione funeraria con il traino del sarcofago e il defunto abbracciato alla Dea dell’Occidente; segue (5) una stele con Osiride e la Dea dell’Occidente che fronteggiato Horus, ai lati su due registri il nonno del defunto e la moglie a sinistra e il defunto e un altro uomo (?) a destra.
Particolare di uno dei pilastri restaurati. Theban Conservation Project (Christina Verbeek)
Poco oltre (6), su due registri e in più scene, la moglie del defunto riceve doni, in un giardino dell’harem reale, dalla regina; il defunto torna a casa su un carro con doni e scene di un banchetto con servitori che portano cibi in un giardino in presenza di danzatrici e suonatori. Segue (7) una scena di portatori di flabello e di doni, preceduti dal defunto, dinanzi ad un re (forse Ay) e a una regina (il nome è perduto) affacciati ad un balcone sotto al quale sono rappresentati prigionieri.
Ricostruzione 3D della TT49. In verde una “aggiunta”, probabilmente destinata ad un parente stretto di Neferhotep. Da: Pereyra, Maria Violeta, et al. “Il Complesso funerario di Neferhotep (Luxor)” (2015)
Oltre il corridoio (11) il defunto e la moglie offrono fiori a Osiride e Hathor e, su tre registri sovrapposti, uomini con fiori, tori inghirlandati, portatori di offerte, cantanti ciechi e sacerdotesse di Hathor; poco discosto (10) su tre registri portatori di offerte e preti officianti dinanzi al defunto e alla moglie in presenza di prefiche. Sul lato corto una stele (9) reca il defunto in adorazione di Anubi e il defunto con incenso su un braciere dinanzi a Osiride; seguono (8), su tre registri, scene della processione funeraria, barche con prefiche e dolenti, preti che officiano riti sulla mummia dinanzi alla piramide della tomba e, in due scene, il defunto e la moglie che ispezionano la costruzione del sarcofago e le suppellettili funebri.
Le barche funerarie con le prefiche dopo il restauro con il laser. Theban Conservation Project (Christina Verbeek)
Figura femminile della TT49 dopo l’opera di restauro effettuata usando anche il laser. Theban Conservation Project (Christina Verbeek)
Un breve corridoio, sulle cui pareti (12) il defunto incontra i genitori defunti, adduce ad una sala con quattro pilastri (A-B-C-D), tutti decorati con immagini del defunto e della moglie in offertorio agli dei. Su uno (C) il defunto in offertorio del re Amenhotep I e della regina Ahmose Nefertari. Sulle pareti della sala, (13) il defunto, con la moglie e una figlia (?) offrono incenso agli dei; oltre la porta di accesso, (14) il defunto con la moglie e una donna consacrano offerte.
L’interno della TT49 dopo gli interventi di restauro. Theban Conservation Project (Christina Verbeek)
Poco oltre (15-16) il defunto riceve mazzi di fiori nel tempio di Amon e, a sua volta, offre fiori alla moglie nel giardino del tempio; scribi registrano servi, il raccolto di papiro, il bestiame al pascolo e quello marchiato, il contenuto dei magazzini e delle cantine del vino, la produzione agricola; negozi degli artigiani del tempio, con tessitori, carpentieri e cuochi.
Neferhotep e la moglie Meritra. Fonte: Meretseger Book
Seguono (19) il defunto e la moglie in offertorio a Osiride e Anubi e una stele (20) con il defunto abbracciato dalla Dea dell’Occidente. Oltre il varco che adduce alla sala più interna, una stele (18) sovrastata dal dio Anubi in forma di sciacallo e un uomo che offre libagioni a Osiride; poco oltre (17) il defunto offre mazzi di fiori a Osiride e alla Dea dell’Occidente.
Le offerte ad Osiride. Fonte: Meretseger Books
Un ampio passaggio conduce ad una sala che reca tre nicchie alle pareti, contenenti statue: una coppia (21) la cui identificazione non è possibile; ugualmente non identificabili i due personaggi di altra nicchia (22) sulle cui pareti il defunto offre libagioni a Osiride, in alto la rappresentazione di Hathor in atto di proteggere il re; sul fondo (23), le statue del defunto e della moglie seduti.
Le statue della nicchia sud. Da: Pereyra, Maria Violeta, et al. “Il Complesso funerario di Neferhotep (Luxor)” (2015)
Reperti
Nella tomba vennero repertati:
mattoni sacri con l’indicazione dei nomi di Neferhotep e della moglie Merytra.
Fonti
Porter e Moss 1927, pp. 91-95.
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 20-21
Porter e Moss 1927, p. 91.
Porter e Moss 1927, pp. 91-93.
Porter e Moss 1927, p. 91-95.
Porter e Moss 1927, p. 95.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5] I danni maggiori derivarono, stando alle testimonianze di Norman de Garis Davies del 1920-21, dall’abitudine di ammucchiare, contro le pareti per l’essiccazione, pani di sterco da usare come combustibile.
[6] Giacché dal cortile si accede a quattro distinte tombe, i riferimenti sono stati riportati in differente colore; quelli relativi alla TT49 sono di colore nero.
Capo amministratore e Supervisore del bestiame di Amon
el-Khokha
XVIII dinastia (Amenhotep III)
Usata come magazzino per i frammenti; alla base del lato est della collina, a sud-est di TT39
Biografia
Amenemhat, detto Surer, fu figlio di Ith-taui, Supervisore del bestiame di Amon, e di Mut-tuy, Concubina reale.
La tomba
TT48: planimetria e sezione
TT48: frammento di un soffitto
Frammento di un soffitto, tempera su carta di Hugh R. Hopgood (Metropolitan Museum, Cat. MET chr30.4.24)
La tomba, di grandi dimensioni, si sviluppa partendo da un portico trasversale che immette in un passaggio che adduce ad una sala interna; tutte e tre le aree sono colonnate (venti nel portico, venti lungo il passaggio e ventiquattro nella sala interna). La tomba si chiude con una sala provvista di sei pilastri.
Uno stretto passaggio (1 in planimetria), sulle cui pareti, alquanto danneggiate, oltre testi sacri, sono rappresentati il re Amenhotep III dinanzi ad Amon-Ra e il defunto con la madre in offertorio a Ra in presenza di Nephtys, adduce ad un portico colonnato; sulle pareti (2), su due registri, il defunto in adorazione di Geb e Nut, Osiride e Iside; seguono cinque scene, alcune distrutte, con un prete lettore[5] dinanzi al defunto e tracce di liste di offerte e di preti che officiano riti dinanzi alla statua del defunto. Sul lato corto del portico (3), ancora su due registri, in tre scene il re Amenhotep III che, accompagnato da portatori di flabello, partecipa ad una festa, che offre un granaio; che consacra offerte in presenza del kha; che fanciullo, viene allattato dalla dea serpente Thermutis e quest’ultima nell’atto di proteggere il re.
Poco oltre (4) rappresentazioni danneggiate del defunto (?), preceduto da flabelliferi, e seguito da otto rappresentazioni di se stesso, offre mazzi di fiori ad Amenhotep III in trono, sotto un chiosco, con scene del re che uccide nemici calpestati da sfingi; sulla base del trono sono rappresentati i “Nove Archi”[6], un leone e una sfinge. Oltre il corridoio che adduce al passaggio (7), ancora il re Amenhotep III sotto un chiosco, simile al precedente, che partecipa, in cinque registri sovrapposti (danneggiati), alla festa per il nuovo anno: resti di immagini del re, della regina Tye e di due statue reali trainate da personaggi tra xui il defunto, di due statue ippopotami, due del dio Bes e di due leoni. Sul lato corto del portico (6) resti di Amenhotep seguito dal kha; poco oltre (5) portatori di offerte, il defunto con la madre che sparge incenso su un braciere.
Tre corridoi, di cui solo uno ancora leggibile in quanto ad immagini parietali (8), adducono al passaggio colonnato; nel passaggio decorato (8) resti di scene del defunto in adorazione di divinità. Scarse e illeggibili le rappresentazioni sulle pareti del passaggio al termine del quale altri tre corridoi adducono alla sala interna. Anche in questo caso, solo il corridoio centrale (9) reca decorazioni di gatti sugli architravi.
Reperti
Nella tomba vennero repertati:
frammenti di architrave con scene del defunto in adorazione di Anubi ed altre con Horus e con i cartigli di Amenhotep III;
frammenti di una statua di granito rosso del defunto con scena di Amehotep III in adorazione di Amon;
frammenti di una statua in granito grigio del defunto;
due frammenti con cartigli di Amenhotep III;
un frammento con la testa della regina Tye;
un bracciale in smalto blu con cartiglio di Amenhotep IV/Akhenaton (?)[7]
Fonti
^ Porter e Moss 1927, pp. 87-91.
^ Gardiner e Weigall 1913
^ Donadoni 1999, p. 115.
^ Gardiner e Weigall 1913, pp. 20-21
^ Porter e Moss 1927, p. 88.
^ Porter e Moss 1927, pp. 87-91.
^ Porter e Moss 1927, pp. 89-91.
Frammenti di soffitto, tempera su carta di Hugh R. Hopgood (Metropolitan Museum, Cat. MET chr30.4.23)
Frammenti di architrave, tempera su carta di Nina de Garis Davies (Metropolitan Museum, Cat MET 48.105.12)
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5] Era compito dei preti “lettori” l’organizzazione delle cerimonie e la recitazione ad alta voce, durante le cerimonie sacre, degli inni previsti. Proprio per tale conoscenza delle invocazioni giuste e corrette, i “lettori” venivano considerati detentori di poteri magici.
[6] L’iconografia dei Nove Archi, intesi come nemici dell’Egitto, è molto antica; il primo esempio si rinviene, infatti, sul piedistallo del trono della statua di Djoser a Saqqara, posti sotto i piedi del sovrano. Non esiste caratterizzazione dei popoli fino al regno di Amenhotep III; successivamente i Nove Archi varieranno a seconda delle condizioni diplomatiche o di attrito esistenti. Sotto la XVIII dinastia si annoveravano, tra gli altri, gli Haw-Nebwt, i popoli delle isole; gli Shwtyw, gli alto-nubiani; i Pedjetiw-Shw, “quelli del deserto orientale”; i Tjekhenw, i libici; mentre sotto Ramses II faranno la loro comparsa gli Hittiti, i Sangar (babilonesi) e Naharina, ovvero i mitanni.
[7] Andato perso nell’affondamento della motonave Arabic nel 1915.
Userhat, Supervisore alle stanze private del re, fu figlio del giudice Neh e di sua moglie Senenu; sua moglie fu Maiay[5].
La Regina Tiye, Grande Sposa Reale di Amenhotep III e madre di Akhenaton, ritratta nella TT47 Rilievo ora al Musées Royaux d’Art et d’Histoire di Bruxelles
La tomba
L’ingresso della TT47 dopo gli scavi dell’Università di Waseda. Gli scavi hanno permesso la scoperta di un’altra tomba (denominata KHT01), appartenuta ad uno scriba di nome Khonsuemheb (“Capo del magazzino di Mut” e “capo birraio del tempio di Mut”) il cui ingresso si vede a sinistra della foto
Una spedizione giapponese dell’Istituto di Egittologia dell’Università Waseda di Tokyo lavora dal 2007 nella zona di el-Khokha nella necropoli tebana sotto la direzione del Prof. Jiro Kondo. La squadra ha riscoperto la tomba di Userhat (TT 47) ed ha pubblicato nel 2017 i suoi risultati. (‘Discovered, Lost, Rediscovered: Userhat and Khonsuemheb, ” Egyptian Archaeology, Issue 50, Spring, 2017.)
L’architrave della tomba TT47 di Userhat ed i rilievi dell’Università di Waseda (Giappone)
Userhat e la moglie, parete sud della camera interna
Rilievo d’insieme della porta della tomba TT47, con Userhat raffigurato seduto e la lista dei suoi titoli. Disegno: Istituto di Egittologia, Università di Waseda (Giappone)
Fonti
Porter e Moss 1927, pp. 86-87.
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 20-21
Porter e Moss 1927, p. 87.
Porter e Moss 1927, pp. 87.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5]Inaccessibilità confermata anche in Porter e Moss, ed. 1970.
Ramose, Supervisore ai granai del re, all’interno della tomba viene inoltre indicato come Amministratore dei domini di Aton e Primo Profeta di Amon in Menset[5]. Nefertkha, cantatrice di Hathor e di Amon, fu sua moglie. Il fatto di essere anche indicato come Amministratore del dominio di Aton ha fatto supporre che il suo incarico sia stato espletato durante il regno di Amenhotep IV/Akhenaton.
La tomba
La posizione della TT46 rispetto alle altre tombe di Skeikh Abd el-Qurna. Da: Kampp, Die Thebanische Nekropole, 1996
La tomba presenta un portico trasversale, con sei pilastri; unici dipinti superstiti sono una scena in cui la moglie Nefertkha offre unguenti al defunto e un’altra in cui un uomo (?) presenta offerte al defunto ed alla moglie (?). Un brevissimo corridoio dà accesso ad una sala con sei pilastri i cui dipinti e testi sono molto danneggiati; unica scena ancora leggibile, il defunto in offertorio a Osiride.
Iscrizioni della TT46. Da: Kawai N, “Theban tomb 46 and its owner, Ramose.”
Fonti
Porter e Moss 1927, pp. 86-87.
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 20-21
Murname 1995, p. 61.
Porter e Moss 1927, pp. 86-87.
Porter e Moss 1927, p. 86.
Porter e Moss 1927, p. 87.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5]Con il nome di Menset veniva indicato il tempio mortuario della regina Ahmose Nefertari.
Amministratore del Primo Profeta di Amon Mery[5] / Capo dei fabbricanti di lino nel dominio di Amon
Skeikh Abd el-Qurna
XVIII dinastia (Amenhotep II) XIX dinastia (Ramses II-?-)
nella piana, a sud-est della TT57, nei pressi della TT133
Biografie
Originariamente predisposta durante la XVIII dinastia per Djehuty (Thot), questi era figlio di una dama recante lo stesso nome, Djehuty (o Dhout)[6]. I titoli completi di cui si fregiava erano: Amministratore della casa del Primo Profeta di Amon, Mery (titolare della TT95); Superiore di tutti i tessitori di Amon; Scriba della tavola delle offerte di Mery. Il cono funerario riporta, inoltre, i nomi di tre figli: Panakhtenopet, Userhatnakht, Unnefer, e tre nipoti Amenemopetnakht, Panebenopet, Suti detto anche Khensniuaa, ma non cita alcun nome femminile o della moglie.
In Periodo ramesside (forse sotto Ramses II), TT45 venne poi usurpata, da Dhutemhab, Capo dei fabbricanti di lino nel dominio di Amon, figlio di Unnefer, capo dei tessitori del tempio di Amon, e di Esi. Bekh-khons fu la moglie, Cantatrice della Triade Tebana[7]; vengono inoltre menzionate cinque figlie femmine, tutte Cantatrici di Amon: Tyemheb, Nakhtmut, Iakhmut, Dinimuti e Aset, e quattro figli maschi: Panakhtenopet, Userhatnakht, Unnefer, Panesuttaui[8].
La tomba
L’ingresso della TT45
La tomba venne scoperta, durante la campagna di scavo 1903-1904, dall’archeologo inglese Sir Robert Mond[9]. Successivamente si interessarono alla TT45 Norman e Nina de Garis Davies, ma nell’intervallo tra la scoperta e i rilievi dei due artisti, la tomba aveva patito consistenti danni e ruberie.
TT45 è poco rifinita; Robert Mond, nei suoi resoconti di scavo, menziona un pozzo nel piccolo cortile antistante l’ingresso, ma lo stesso non è mai stato investigato. Alla facciata, scarna, priva di decorazioni e oggi praticamente inesistente, segue un breve corridoio, in cui sono rappresentati il defunto (non è identificabile se si tratti del titolare originale, Djehuty, o di Dhutemhab) e una donna che agitano sistri; questo dà accesso ad una sala trasversale (anche in questo caso non rifinita). In una scena Djehuty e la moglie (non indicato il nome) adorano Nefertum; seguono scene di Dhumethab e di sua moglie Bakh-khons che adorano Amon-Ra e Maat.
Dhumethab e sua moglie Bakh-khons. Foto: osirisnet.net
In una scena Djehuty è rappresentato con sua madre mentre riceve offerte, mentre poco oltre Dhutemhab offre fiori ai suoi genitori.
Altre scene rappresentano Dhutemhab e sua moglie Bakh-Khons nell’atto di ricevere l’offertorio dei figli Panakhtenope (Scriba del tesoro), Userhatnakht (Scriba dei lini pregiati), Wenennufer e Pennesuttawy, costituito da birra, pane, pollame, buoi, vino, incenso. Sono inoltre menzionate le figlie: Tyemhab, Nakhtmut, Hennutawy, Wernofret, e Istnofret, nonché i nipoti maschi Amenopenakht, Panebenope, Suti detto Khonsniwa, e le femmine Irnofrumut, Akhmut, Isis, e Dinimu. Sia queste ultime che le rispettive madri, sono indicate come cantatrici di Amon.
Babbuini, associati al sorgere del sole, in adorazione di una divinità
Fonti
Porter e Moss 1927, pp. 85-86.
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 20-21
Porter e Moss 1927, pp. 85-86.
Gardiner 1948, pp. 1-10
Porter e Moss 1927, pp. 85-86.
Porter e Moss 1927, p. 85.
Porter e Moss 1927, p. 86.
Kitchen 1975
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[8] La corrispondenza con i nomi di tre figli maschi del primo occupante della tomba, Djehuty, lascia supporre che l’elenco sia stato almeno in parte “usurpato” dal secondo che ha sostituito il suo nome a quello del predecessore aggiungendo, forse, l’unico figlio Panesuttaui. Dhutemhab ebbe, comunque, gran rispetto della tomba di Djehuty e non causò danni ai dipinti parietali limitandosi ad asportare dipinti non ancora ultimati da una parete (nord della sala trasversale) per sostituirli con altri relativi alla sua famiglia.
[9] Robert Mond (1867-1938), chimico e archeologo inglese; lavorò con archeologi di fama come Percy Newberry, Howard Carter, Arthur Weigall e Alan Gardiner con cui, peraltro, lavorò presso la Necropoli tebana.
a sud-est del gruppo costituito da TT41, TT42 e TT110; ad est di TT113
Amenemheb guidato da Anubi nel viaggio ultraterreno. Da: El Saady H. The tomb of Amenemhab. No. 44 at Qurnah. 1996
La tomba
La tomba è molto piccola; alla facciata, scarna e priva di decorazioni, segue un breve corridoio, in cui è rappresentato Ra-Horakhti e scene di pascolo di animali, che dà accesso ad un corridoio trasversale. Qui il defunto adora Ra-Horakti, Atum e Thot; in altre scene il defunto e la moglie (di cui non è precisato il nome) recano offerte tra cui babbuini, alla barca sacra di Ra.
Amenemheb omaggia le divinità; registro inferiore, lato ovest parete sud. Da: El Saady H. The tomb of Amenemhab. No. 44 at Qurnah. 1996
Altri offertori sono dedicati a Ptah, Sokar, Sekhmet, Anubi e Osiride, nonché al re Amenhotep I ed alla di lui madre Ahmose Nefertari. Sono inoltre riportate formule dal Libro delle Porte.
Tavole di offerte: registro inferiore, lato est parete sud. Da: El Saady H. The tomb of Amenemhab. No. 44 at Qurnah. 1996
Fonti
Porter e Moss 1927, pp. 84-85.
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 20-21
Porter e Moss 1927, pp. 84-85.
Porter e Moss 1927, p. 84.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.