Di Giuseppe Esposito

L’area normalmente e genericamente indicata come “Tombe dei Nobili” comprende, di fatto, l’intera area tebana sulla riva occidentale[1] del Nilo dinanzi alla città di Luxor[2] destinata a sepolture di nobili e funzionari connessi alle case regnanti, specie della XVIII-XIX e XX dinastia (confluenti nel Nuovo Regno). L’area venne tuttavia sfruttata, come necropoli, fin dall’Antico Regno e, successivamente, sino al periodo Saitico (con la XXVI dinastia) e Tolemaico.
Le tombe censite (benché ad oggi non tutte individuabili sul terreno) sono oltre 400. Erano originariamente contrassegnate da uno o più coni funerari in argilla[3] infissi nella parete anteriore, che indicavano il nome, il titolo dell’occupante e, talvolta, brevi preghiere. Benché siano ad oggi stati recuperati oltre 400 coni funerari, solo per 80 di essi è stato possibile individuare la collocazione originaria.
Anche se non rientranti nella categoria dei “nobili”, si è soliti comprendere in tale ampia localizzazione e denominazione anche le necropoli degli operai e delle maestranze di Deir el-Medina che realizzavano le sepolture, specie reali, e che delle tombe curavano la manutenzione.
Si tratta nel complesso di sette distinte necropoli:
- el-Assasif: situata a sud della necropoli di Dra Abu el-Naga, nella piana di Deir el-Bahari, ospita prevalentemente sepolture della XVIII – XXV e XXVI dinastia.
- el-Khokha: sita nella piana di Deir el-Bahari, a poca distanza dalla necropoli di el-Asassif, ospita oltre 50 tombe della XVIII-XIX e XX dinastia, nonché 3 del Primo Periodo Intermedio.
- el-Tarif: posta quasi all’ingresso della Valle dei Re, la necropoli di el-Tarif è la più antica dell’area tebana[2] e ospita tombe del tardo Primo Periodo Intermedio, del Medio Regno e del Secondo periodo intermedio, nonché mastabe attribuite ai principi locali risalenti all’Antico Regno (IV e V dinastia).
- Dra Abu el-Naga: ospita oltre 150 sepolture suddivise in due aree; l’una risalente al Medio Regno costituita da circa 100 tombe, e l’altra del Nuovo Regno da 60.
- Qurnet Murai: situata nei pressi del villaggio operaio di Deir el-Medina, si tratta di una piccola necropoli che ospita tombe di funzionari della XVIII-XIX-XX dinastia, nonché una del periodo tolemaico e una del periodo Saitico (XXVI dinastia).
- Sheikh Abd el-Qurna: situata sull’altura che sovrasta la piana di Deir el-Bahari ed i complessi templari di Mentuhotep II, dell’XI dinastia, Thutmose III e Hatshepsut della XVIII, ospita pochissime tombe dell’XI e XII dinastia, nonché circa 150 della XVIII-XIX-XX dinastia.
- Necropoli degli operai di Deir el-Medina: si tratta delle sepolture degli operai che operavano nella Valle dei Re. Tombe ad architettura cosiddetta “composita” in cui la sovrastruttura è costituita da una piccola piramide costruita in materiale povero e deperibile e da un ipogeo con un vano sotterraneo coperto da una volta a mattoni.
- Deir el-Bahari: oltre ai Templi del Milione di Anni di Montuhotep II (XI Dinastia), Hatshepsut e Thutmosi III (XVIII Dinastia), nella spianata di Deir el-Bahari sono ospitate alcune Tombe dei Nobili, fra cui la famosa TT320 (nota anche come DB320, “Deir Bahari 320”, o come “cachette” di Deir el-Bahari) che, all’atto della scoperta, alla fine del XIX secolo, conteneva 45 mummie di re e funzionari di corte qui raccolte per preservarle dalle razzie dei violatori di tombe della Valle dei Re. Ancora nell’ambito delle Tombe dei Nobili che qui si trovano, di interesse, la TT353 di Senenmut, funzionario regio e architetto cui si deve la costruzione del tempio di Hatshepsut.
Nota Bene:
- Tutte le planimetrie non sono in scala ed hanno valore esclusivamente di visione d’insieme; l’ubicazione delle singole sepolture non è topograficamente esatta, ma vuole visualizzare la concentrazione delle tombe in alcune aree, nonché il “disordine” con cui le stesse sono state classificate.
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F



Topografia dei luoghi
La riva occidentale del Nilo, ove si trovano le necropoli, presenta una fascia di terra coltivata (che in passato era soggetta alle benefiche inondazioni nilotiche) larga circa 2 km; segue, con il naturale innalzamento del terreno verso le colline, una fascia sterile che per prassi e come in altre aree del paese, non essendo utile alla coltivazione, veniva destinata alle necropoli. Ulteriore vantaggio derivava dalla stessa aridità che garantiva maggiore durata dei sepolcri. L’importanza dell’area funeraria è affermata, come per la città di Luxor, specie in Periodo ramesside dalla presenza di un funzionario che recava il titolo di “sindaco della città dell’Occidente”.
In corrispondenza di Karnak, che si trova sulla sponda orientale del Nilo, si trova, quasi all’imboccatura della Valle dei Re, la necropoli più antica di el-Taref seguita immediatamente da Qurna e, procedendo da nord verso sud: Dra Abu el-Naga, el-Assasif, Deir el-Bahari, El-Khokha[5] seguita da Sheikh Abd el-Qurna che un ampio vallone separa da Qurnet Marai dominata da una collina su cui si innalza il monastero copto che dà il nome alla retrostante valle di Deir el-Medina. Proseguendo verso sud si incontra la Valle delle Regine[6] , mentre ad est si trova Medinet Habu, con il tempio funerario di Ramses III a sud del quale si trova l’immensa area[7] occupata dal Palazzo reale di Amenhotep III, Malkata.
Storia della riscoperta
Di fatto, salvo rare eccezioni, la presenza delle sepolture nell’area tebana è sempre stata nota quanto meno alle popolazioni locali che ne fecero spesso abitazione, ricovero per animali o cave per materiale da costruzione[8]. In tal senso deve intendersi che non si possa trattare tout court di scoperta bensì di riscoperta dell’area e delle sepolture. Solo tuttavia con l’apertura massiccia dell’Egitto ai viaggiatori occidentali, intorno all’800, si iniziarono attività più distruttive degli apparati architettonici e artistici. Nel corso dei millenni molte tombe erano state tuttavia usurpate o riutilizzate fino al periodo romano ed oltre. Successivamente, nel periodo copto, sulle tombe o all’interno delle stesse, o sugli alti cumuli di terra da riporto derivanti dagli scavi abusivi, vennero erette alcune strutture chiesastiche o monasteriali, in arabo “deir”, che diedero, peraltro, il nome ad alcune delle necropoli[9].
Primo viaggiatore occidentale che raggiunse Tebe e le necropoli fu, agli inizi del XVIII secolo, l’abate francese Claude Sicard che nei suoi appunti di viaggio segnalò la presenza del “palazzo di Gurna” giacché con tale nome era noto, all’epoca, il Tempio funerario di Seti I di cui, oggi, non restano che labili tracce. Seguì le orme di Sicard a metà del ‘700, e fu anzi il primo viaggiatore a menzionare tombe private tebane, e a lasciarne rappresentazioni grafiche, il vescovo anglicano Richard Pococke. Nel 1799 fu la volta della spedizione napoleonica[10] seguita dai viaggi nell’area tebana di Giovan Battista Belzoni[11] che, durante la sua prima missione in Egitto (giugno-dicembre 1816) trattò non solo delle tombe, ma anche delle popolazioni locali e dei loro costumi[12].
Non molto dopo Belzoni, tra il 1828 e il 1829, la zona sarà rilevata, per la prima volta in maniera pienamente scientifica, dalla spedizione franco-toscana di Ippolito Rosellini e Jean-François Champollion, quindi dalla missione prussiana di Karl Richard Lepsius. Tra il 1824 e il 1828 soggiornerà nell’area John Gardner Wilkinson. Al 1837 risale la pubblicazione di tre volumi del Wilkinson “Manners and Customs of the Ancient Egyptians” recanti informazioni e disegni delle rappresentazioni parietali delle tombe.
I primi scavi archeologici sistematici, tuttavia, iniziarono nell’area, nel 1855, con Alexander Henry Rhind che lasciò traccia dei suoi lavori in “Thebes, its Tombs and their Tenants“[13], pubblicato nel 1862. Fu quindi la volta di Auguste Mariette che assunse la responsabilità dell’area in qualità di direttore del neo istituito Servizio delle Antichità. Ulteriori scavi nell’area vennero eseguiti nel 1878 da Victor Loret e, quindi da Flinders Petrie nel 1883.
Tra il 1907 e il 1939, le tombe furono oggetto di rilevazione e copia dei dipinti parietali a cura di una missione egiziana di cui facevano parte, tra gli altri, Norman e Nina de Garis Davies i cui lavori, in numero di oltre 300, sono oggi il cuore del dipartimento egiziano del Metropolitan Museum di New York. Nella maggior parte dei casi le riproduzioni riflettevano la situazione dei dipinti per come si trovavano all’atto del rilievo, compresi ogni danneggiamento causato dai millenni trascorsi o da intervento umano. In altri casi si preferì ricreare i dipinti per come dovevano essere quando nacquero.
Al 1913 risale la pubblicazione di “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes“, a cura di Alan Gardiner e Arthur Weigall, recante il primo elenco noto di 252 tombe.
Importante, per lo studio delle necropoli dell’area tebana, il volume 1 dell’opera di Bertha Porter e Rosalind Moss, in sette volumi nota come “Topographical Bibliography of Ancient Egyptian hierogliphic texts, reliefs, and paintings” la cui prima edizione, risalente al 1927, è stata poi successivamente sempre aggiornata ed ampliata dalla sola Rosalind Moss.
Molteplici sono state, successivamente, le missioni archeologiche di scavo nell’area provenienti da ogni parte del mondo: inglesi, francesi, americane, tedesche, italiane, ungheresi, polacche, giapponesi.
Sistema di numerazione delle tombe
Con il loro “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” del 1913, Alan Gardiner e Arthur Weigall per la prima volta elencano 252 tombe delle necropoli tebane. Nella “introduzione” al volume si precisa che la numerazione utilizzata (e marcata all’ingresso di ciascuna tomba), non segue un ordine topografico, bensì, orientativamente, quello delle scoperte. Tale criterio viene criticato dagli stessi autori, che, tuttavia, ne caldeggiano l’impiego a livello accademico onde evitare, per il futuro, incomprensioni e confusione nella già “caotica letteratura di egittologia“[14].
Dal 1913, ferma restando la numerazione assegnata da Gardiner e Weigall, le tombe di nuova scoperta sono state contrassegnate seguendo la stessa logica raggiungendo, ad oggi, il numero di 415 cui si debbono sommare altre tombe in attesa di assegnazione della numerazione o di cui, pur essendo nota storicamente ed archeologicamente l’esistenza, non è stata trovata traccia sul terreno.
Distribuzione delle tombe
Le Tombe dei Nobili sono distribuite cronologicamente in un arco che copre l’intera storia dell’antico Egitto, dall’Antico Regno al Periodo Tolemaico, con preminenza del Nuovo Regno e, segnatamente, della XVIII dinastia e del Periodo ramesside.
Tabella “A”: distribuzione per periodi
Tabella “A”: distribuzione per periodi
La tabella “A” riporta la distribuzione per periodo storico; nel caso della XVIII dinastia, più rappresentata, si è provveduto a differenziare il periodo in funzione dei regnanti.
| Periodo | N.ro |
| Antico Regno | 4 |
| Primo Periodo Intermedio | 1 |
| Medio Regno | 16 |
| Nuovo Regno – XVIII dinastia (Ahmose I – Amenhotep I) | 6 |
| Nuovo Regno – XVIII dinastia (Thutmosi I – Thutmosi IV) | 138 |
| Nuovo Regno – XVIII dinastia (Amenhotep III – Horemheb) | 39 |
| Nuovo Regno-Periodo ramesside (?) | 36 |
| Periodo ramesside | 188 |
| XXI dinastia | 3 |
| Terzo Periodo Intermedio | 2 |
| XXV dinastia | 3 |
| Periodo Tardo | 28 |
| Periodo tolemaico | 1 |
| periodo non noto | 10 |
Tabella “B”: distribuzione per necropoli
In tabella “B” la distribuzione per dinastie/periodi e per necropoli delle Tombe dei Nobili.
| Necropoli | Non nota | Deir el-Bahari | Deir el-Medina | Dra Abu el-Naga | El-Assasif | El-Khokha | Qurnet Murai | Sheikh Ab del-Qurna |
| Non noto | 17 | |||||||
| I Per. Int. | 3 | |||||||
| Medio R. | 1 | 1 | 1 | |||||
| XI Din. | 7 | 1 | 3 | |||||
| XII Din. | 1 | |||||||
| XVIII Din. | 2 | 2 | 7 | 37 | 3 | 28 | 4 | 100 |
| XIX Din. | 33 | 11 | 8 | 15 | 3 | 20 | ||
| XX Din. | 2 | 10 | 29 | 4 | 9 | 9 | 15 | |
| XXII Din. | 1 | |||||||
| Saitico | 1 | 2 | ||||||
| XXV Din. | 5 | 1 | ||||||
| XXVI Din. | 1 | 9 | 1 | |||||
| P. Tardo | 1 | 4 | 2 | |||||
| Tolemaico | 1 | |||||||
| TOTALI | 22 | 11 | 50 | 78 | 36 | 56 | 17 | 145 |
Elenco delle tombe
Tombe dei Nobili – da TT1 a TT50
Tombe dei Nobili – da TT51 a TT100
Tombe dei Nobili – da TT101 a TT150
Tombe dei Nobili – da TT151 a TT200
Bibliografia
- Sergio Donadoni, Tebe, Milano, Electa, 1999, ISBN 88-435-6209-6.
- Mario Tosi, Dizionario enciclopedico delle divinità dell’antico Egitto – 2 voll.-, Torino, Ananke, 2005, ISBN 88-7325-115-3.
- Alexander Henry Rhind, Thebes, its Tombs and their tenants, Londra, Longman, Green, Longman & Roberts, 1862.
- Nicholas Reeves e Araldo De Luca, Valley of the Kings, Friedman/Fairfax, 2001, ISBN 978-1-58663-295-3.
- Nicholas Reeves e Richard Wilkinson, The complete Valley of the Kings, New York, Thames & Hudson, 2000, ISBN 0-500-05080-5.
- Alan Gardiner e Arthur E.P. Weigall, Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes, Londra, Bernard Quaritch, 1913.
- Donald Redford, The Oxford Encyclopedia of Ancient Egypt, Oxford, Oxford University Press, 2001, ISBN 978-0-19-513823-8.
- John Gardner Wilkinson, Manners and Customs of the Ancient Egyptians, Londra, John Murray, 1837.
- Bertha Porter e Rosalind L.B. Moss, Topographical Bibliography of Ancient Egyptian hierogliphic texts, reliefs, and paintings. Vol. 1, Oxford, Oxford at the Clarendon Press, 1927.
[1] I campi della Duat, ovvero l’aldilà egizio, si trovavano, secondo le credenze, proprio sulla riva occidentale del grande fiume.
[2] Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3] I primi esempi di coni funerari risalgono alla XI dinastia, ma non sono iscritti. Originariamente policromi e lunghi fino ad oltre 50 cm, diminuiscono di dimensioni durante il Nuovo Regno. L’uso di tali manufatti è limitato, per quanto è dato di sapere, alla sola area tebana. L’alto numero di ritrovamenti, oltre 400, di cui solo una minima parte assegnabile a precise sepolture, è sintomatico della gran quantità di tombe mai scoperte, o andate distrutte nel corso dei millenni. La più vasta raccolta di coni funerari si trova presso il Petrie Museum di Londra.
[4] Le planimetrie qui riportate non sono in scala ed hanno valore esclusivamente di visione d’insieme; l’ubicazione delle singole sepolture non è topograficamente esatta, ma vuole visualizzare la concentrazione delle tombe in alcune aree, nonché il “disordine” con cui le stese sono state classificate.
[5] È incerto il significato del termine Assasif, mentre “favo” è la traduzione del termine Khokha.
[6] Bab el-Malikat.
[7] Il palazzo di Malkata occupava un’area di circa 350.000 mq.
[8] Tra gli anni quaranta e cinquanta del ‘900, uno degli architetti più famosi dell’Egitto, Hassan Fathy, progettò e realizzò un insediamento abitativo più prossimo alle sponde del Nilo, Qurna Girdida. Intento del governo era quello di trasferirvi la popolazione dei piccoli insediamenti che ancora occupavano le aree archeologiche causando notevoli danni anche a seguito degli scavi abusivi. L'”esperimento” non ebbe successo e le popolazioni locali occuparono solo in minima parte il nuovo abitato.
[9] Si vedano Deir el-Medina, ovvero Monastero della città, o Deir el-Bahari, Monastero del nord.
[10] Notevoli sono i disegni di Vivant Denon della tomba TT65 di Nebamun. Nel complesso, tuttavia, non molti sono i disegni relativi all’area sepolcrale tebana realizzati in loco. Nella pubblicazione finale della Description de l’Égypte furono tuttavia riportate numerose riproduzioni di testi e decorazioni che erano stati asportati e portati in Francia. Edme François Jomard riportò inoltre la descrizione di alcune tombe, nonché alcuni episodi sintomatici del trattamento cui le tombe, ed i relativi occupanti, venivano sottoposti giungendo addirittura ad usare le mummie, impregnate di bitume, come combustibile per i fuochi notturni. Nel suo resoconto, inoltre, Jomard mise in guardia gli esploratori dall’usare torce all’interno delle tombe data l’alta infiammabilità delle stesse mummie.
[11] Belzoni si avvalse anche della collaborazione di un agente locale, il greco Giovanni d’Athanasi detto “Yanni”, che iniziò, tuttavia, la stagione delle razzie sistematiche. Il d’Athanasi, infatti, non esitò a spogliare molte delle tombe note e, trovatene alcune intatte, a depredarle senza, tuttavia, lasciare alcuna traccia delle scoperte eseguite.
[12] Scrive Belzoni: «gli arabi di Gurna vivono presso l’entrata medesima delle caverne che hanno essi scoperte; innalzando muraglie di recinto, si formano abitazioni per essi e stalle per i loro cammelli, bufali, pecore, capre e cani. Il popolo di Gurna che si è arrogato il monopolio delle antichità, è gelosissimo quando i forestieri fanno ricerche per conto proprio guardandosi bene di mostrare i luoghi ove sanno certamente trovarsi qualche antichità…»
[13] Titolo completo: “Thebes, its Tombs and their Tenants ancient and present including a record of excavations in the Necropolis”.
[14] Le tombe sono riportate in ordine di scoperta in tabelle che vedono le seguenti colonne: numero; nome del/i titolare/i (in geroglifico con relativa traslitterazione); principale titolo/i del/i titolare/i (in geroglifico con relativa traduzione); periodo della sepoltura; sistema di chiusura (ove esistente, generalmente porta o cancello in ferro); ubicazione (precisazione della necropoli); riferimento alle fotografie panoramiche (tavole fuori testo) delle necropoli allegate da pag. 45 in poi.
[15] Set-Maat = “Luogo della Verità” era uno dei nomi con cui era noto il villaggio operaio di Deir el-Medina. Il villaggio era anche noto come Pa-demi, ovvero, semplicemente, “il villaggio”.
[16] Era compito dei preti “lettori” l’organizzazione delle cerimonie e la recitazione ad alta voce, durante le cerimonie sacre, degli inni previsti. Proprio per tale conoscenza delle invocazioni giuste e corrette, i “lettori” venivano considerati detentori di poteri magici.
[17] I preti “wab”, ma anche “uab”, o “uebu”, appartenevano al basso clero ed erano incaricati della manutenzione degli strumenti del culto e degli oggetti comunque ad esso connessi. A loro competeva il lavacro e l’abbigliamento giornaliero della statua del dio presso cui operavano e a loro competeva il trasporto della statua del dio (generalmente su una barca sacra) durante le cerimonie. Erano gerarchicamente sottoposti ad un “grande prete wab” cui competevano le operazioni giornaliere di culto della divinità.
[18] DB, ovvero Deir el-Bahari.





