Di Andrea Petta e Franca Napoli
È opinione comune tra gli esperti che il primo “motore” che spinse il progresso della chirurgia siano stati gli eventi bellici che hanno costellato la storia. Basti pensare alle qualifiche mediche militari dei Romani, dal medicus castrensis a salire.
L’Egitto Protodinastico è stato indubbiamente un periodo ricco di scontri militari per stabilire l’egemonia faraonica; questo voleva dire ferite da taglio da ricucire e fratture da ricomporre, comprese probabilmente quelle fratture craniche che derivavano dall’uso di mazze ed asce nei combattimenti. Non per niente, il Papiro Edwin Smith istruisce sul come curare ferite penetranti da taglio alla testa e lacerazioni a naso, orecchie, gola.

Il fatto che sia il Papiro Edwin Smith che il papiro Ebers NON citino mai l’estrazione di una freccia, ed essendo entrambi antecedenti al Nuovo Regno, ha fatto ipotizzare che al contrario l’arco, pur essendo noto ed utilizzato fin dal periodo predinastico, non sia mai stato usato strategicamente in guerra fino allo scontro con gli Hyksos.
Si pensa che l’arco ebbe inizialmente un utilizzo limitato in battaglia, essendo l’arco semplice egizio molto lungo (più di due metri) e con una gittata relativamente corta, intorno ai 60-70 metri (vedi anche: https://laciviltaegizia.org/…/11/11/larco-semplice-egizio/). Solo con l’invasione Hyksos verrà introdotto l’arco composito, formato da legno e corno, con una lunghezza inferiore ed una potenza/gittata molto superiore; nel Nuovo Regno diventerà arma iconica egizia.

Non mancano comunque le evidenze delle ferite da freccia nelle mummie pervenuteci a partire dal Medio Regno. Non dimentichiamoci inoltre che proprio il simbolo della freccia (Gardiner T11) identificava il medico (“sinw”)


È invece un chiaro indizio dell’origine bellica della chirurgia egizia il fatto che il Papiro Edwin Smith parli chiaramente ed estesamente di fratture del cranio da impatto, anche con la descrizione dei frammenti ossei che penetrano all’interno del cranio (come nel Caso 5) o della spaccatura della volta cranica (Caso4).
Tutti i primi dieci casi presentati dal Papiro Edwin Smith riguardano fratture del cranio più o meno gravi ed estese, quindi – pur considerando una certa quota di incidenti nei cantieri reali – si considera questo papiro una sorta di manuale per i chirurghi di guerra.

Nonostante la mancanza di evidenza paleopatologica (presente solo sulle mummie, dove ovviamente la ferita per estrarre i visceri non poteva guarire), la descrizione delle suture effettuabili con i materiali di allora ci mostrano che non solo venivano usati aghi e punti di sutura in filo di lino, ma che esistevano anche delle strisce adesive, precursori delle nostre steri-strip e similari.

L’applicazione di carne fresca sulla ferita era consigliata per velocizzare la cicatrizzazione (Caso 3: “…dopo aver suturato la ferita, applicherai della carne fresca il primo giorno…lo medicherai ogni giorno con miele e grasso, fino a quando non si riprenderà del tutto”).
Era anche nota l’utilità della cauterizzazione delle ferite; dai testi medici sembra che esistessero due strumenti specifici, diversi fra di loro, da utilizzare a seconda dell’estensione della ferita.
Rimane invece molto incerta la pratica delle amputazioni terapeutiche.