Chi è la più bella tra le dame?
Di Livio Secco
Tra gli oggetti descritti in questo sito c’è anche un bellissimo specchio il cui manico raffigura una giovane donna agli specchi egizi. Scrivendo la conferenza sulla cosmesi egizia anch’io ho incontrato questa tipologia di manufatti e, devo ammettere che sono molto affascinanti.
Ne sono stati repertati una buona quantità tra i corredi funerari e quindi ogni museo egizio che si rispetti ne esibisce alcuni.
Come al solito vi presento le diapositive della conferenza che descrivo qui di seguito.

DIAPOSITIVA 1: titolo della conferenza.

DIAPOSITIVA 2: Sono numerosi gli specchi repertati soprattutto a partire dalla V e VI dinastia ed hanno tutti una forma elegantissima. Consistono in un disco di metallo a forma leggermente schiacciata ai poli, raramente a forma di bulbo (=all’incirca conica) oppure a forma di foglia.
Il disco è sostenuto da un manico spesso in avorio, in legno, in maiolica oppure in metallo. Spesso il manico imita l’aspetto di una colonna papiriforme. Le iscrizioni didascaliche egizie chiamano lo specchio con il termine mȜw-ḥr [mau-her] che ha il significato di visione del volto.
La popolazione trovò inoltre un’analogia tra la forma dello specchio e il segno grafico Ꜥnḫ [ank] simbolo del vivere eterno caratteristico degli dèi. Da questa analogia lo specchio fu anche chiamato Ꜥnḫ [ank] visto che, per il fenomeno della riflessione, sulla faccia dello specchio compariva la riproduzione vivente dei tratti dell’uomo.
Il nome Ꜥnḫ [ank], però, veniva dato di preferenza allo specchio funerario, poco usato nel Nuovo Regno, che differiva da quello di uso quotidiano per la forma del manico, simile al supporto delle insegne divine: un’asta dritta sormontata da un seconda asta orizzontale nella quale si incastrava il codolo del disco.
Un’attribuzione simbolica che gli Egizi assegnavano agli specchi, e che ne ha determinato la forma circolare, è l’assimilazione al sole. Infatti, benché debolmente, essi emanano raggi di luce come fa la nostra stella.
Nelle immagini: specchio di Reniseneb, tomba CC25, Assasif, rame oro ebano, XII-XIII dinastia, dal 1926 al Metropolitan N.Y.

DIAPOSITIVA 2: La superficie rotonda degli specchi egizi è normalmente piatta. Non mancano però esemplari in cui essa è concava o convessa.
Il bronzo era il materiale preferito perché era molto lucente di suo e rifletteva molto bene le immagini. Ci sono pervenuti, però, anche esemplari in stagno, rame, oro e argento. Questi ultimi in numero limitato perché gli antichi predatori, a causa dell’alto valore del metallo, lo rifondevano subito. Alcuni specchi sono in lega di bronzo e argento; altri conservano ancora le decorazioni in oro.
I manici sono spesso a forma di steli di ninfea oppure papiro. Questi ultimi con l’ombrello largamente fiorito e incurvato verso il basso. In alcuni è raffigurata la dea Hathor, divinità della toeletta e della gioia, con le orecchie bovine.
Per proteggere la parte riflettente, che era molto delicata, gli Egizi usavano degli astucci a forma di tasca semicircolare in pelle che si appendevano alla spalla. Il manico rimaneva all’esterno della custodia.
Una curiosità è data dal fatto che lo specchio, come dotazione funeraria, spesso è messo insieme agli accessori da viaggio come bastoni, stoffe e armi e non insieme agli accessori da cosmesi dove ci si sarebbe aspettato di trovarli. Comunque mai alla testa del sepolcro.
Nelle immagini: a sinistra, da Assuan, XVIII dinastia, lega d’argento e rame, Brooklyn Museum N.Y. A destra, Assasif, tomba 43, bronzo o lega di rame, dinastia XVII-XVIII, Metropolitan N.Y. Parte di impugnatura che mostra l’innesto a codolo, terracotta, XVIII dinastia, Metropolitan N.Y.
La conferenza ha generato il Quaderno di Egittologia nr 50 LA BELLEZZA NELLO SGUARDO – La cosmesi nell’antico Egitto. Chi fosse interessato ad approfondire l’argomento lo può trovare qui: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/la-bellezza-nello-sguardo/
