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L’AFFERMAZIONE ICONICA DEL POTERE

Di Livio Secco

DIAPOSITIVA 1: Titolo della lezione

L’origine del geroglifico

Oggi ho svolto la conferenza “L’affermazione iconica del potere – L’origine del geroglifico” nell’ambito delle attività dell’UniTre di Torino, Corso di Egittologia, Anno VI.
Non potendo sintetizzare in questa sede due ore di conferenza, mi limiterò a qualche spunto breve per solleticare l’interesse dei nostri lettori.
La lezione si divide in due parti.
La prima parte, più tecnica dal punto di vista glottologico, spiega la nascita del linguaggio e poi della scrittura. Quest’ultima va intesa come la possibilità e poi la modalità di storicizzare e conservare il linguaggio stesso.
Nella seconda parte la lezione dimostra la nascita della scrittura durante il periodo Predinastico dell’antico Egitto.

PRIMA SI CREA IL LINGUAGGIO
Per comprendere cosa significhi l’affermazione iconica del potere dobbiamo innanzi tutto chiarire cos’è un linguaggio.
Il linguaggio è il modo di comunicazione più utilizzato tra gli individui che appartengono a qualunque gruppo o società umana. Infatti è il metodo più potente, ma anche il più economico, per dare e ricevere informazioni con un altro soggetto.
Se due individui riescono a comunicare tra di loro potranno interagire, ad esempio, aiutandosi a svolgere un compito che interessa entrambi ottenendo un esito maggiore.
L’esistenza di un linguaggio diventa, quindi, la condizione essenziale affinché un insieme di individui si trasformi da gruppo a società perché ora sono in grado di condividere un insieme di esperienze comuni di ogni tipo.
In assenza di un linguaggio per quanto primitivo, un consesso di individui non può fare in modo che essi partecipino attivamente agli eventi che il gruppo vive nella sua globalità. Molto probabilmente essi condivideranno solo alcuni avvenimenti legati alla sopravvivenza comune come ad esempio la caccia. In ogni caso non più di altri, ma solo quelli fisiologici, come il riposo oppure i pasti e la riproduzione.
Un simile consesso sarebbe meglio definirlo, molto sinteticamente, un branco di ominidi piuttosto che una società di umani.
Branco, appunto, è un sostantivo con il quale noi intendiamo immediatamente un gruppo di animali minimamente collaborativi tra di loro in alcuni eventi, come i lupi durante l’attività di predazione. Infatti riposo, vigilanza e caccia esigono scambi di informazioni non particolarmente sofisticati.

POI SI CREA LA SCRITTURA
Stabilito che il linguaggio sia fondamentale per lo sviluppo di una civiltà bisogna però riconoscere che esso è di difficile trasmissione e conservazione.
Conservare una messaggio orale veicola già di per sé un’evidente concetto di difficoltà, ma anche la trasmissione non è così banale. Esiste un gioco, che si fare spesso nelle comunità di bambini, che si chiama passaparola.
Il divertimento consiste nel capire come il messaggio sia stato trasmesso sempre con qualche lieve errore di comprensione e i vari tentativi che sono stati fatti per restaurarlo. In realtà ogni giocatore ha deformato involontariamente il messaggio che così è giunto diverso a destinazione.
Le civiltà moderne, con l’invenzione della stampa, hanno risolto la necessità di diffusione dei messaggi che per le antiche civiltà non era una priorità. Per esse, infatti, la loro iniziale esigenza era la conservazione delle tradizioni culturali. Il messaggio, più che diffuso, andava soprattutto conservato come memoria collettiva.

IL SEREKH E LA SUA SIMBOLOGIA
La comparsa della scrittura geroglifica, come già anticipato, avvenne all’epoca dei proto stati associandosi, ben presto, all’iconografia della sovranità.
Questa apparizione si manifesta mediante la grafia del SEREKH. Il termine, tra gli altri significati, veicola letteralmente il concetto di “far conoscere”.
In origine è però un emblema che rappresenta, in modo stilizzato, una porta in un parete dotata di tutta una serie di modanature. Molto probabilmente l’architettura a gradoni fu ispirata dal Vicino Oriente. Infatti la facciata del palazzo è un tema conosciuto nelle incisioni mesopotamiche ed è ormai accertata un’influenza culturale della Mesopotamia sull’Egitto predinastico.
Questo elemento architettonico era molto usato nelle tombe e negli edifici precedenti e durante le dinastie thinite (I e II).
Nel corso della I dinastia il serekh, utilizzato dai sovrani per i propri monumenti funerari, diventa un elemento sempre più monopolizzato dalla regalità contrassegnando, in questo modo, lo status del sovrano che ne conferma l’affermazione iconica.
Alcuni studiosi fanno osservare che questo genere di architettura richiedeva del legname da costruzione e che, in Egitto, il legname fu sempre un materiale decisamente raro e costosissimo. Da qui l’eccezionalità del suo uso e, soprattutto, di chi poteva impiegarlo.

L’AFFERMAZIONE DEL GEROGLIFICO
Concludendo la nostra esposizione possiamo affermare che la scrittura è chiaramente associata ai regni che si sono sviluppati estendendo il movimento dei grandi centri urbani formatisi sia nella Valle che sul Delta.
Grazie alla scrittura i sovrani riescono non solo a marcare le loro proprietà sui territori e sui beni che controllano, ma anche ad identificarsi individualmente, l’affermazione iconica del potere.
Inoltre, la scrittura arricchisce l’apparato ideologico che i re dispiegano per giustificare e, soprattutto, legittimare il loro potere facendo riferimento ad una visione totalizzante del mondo e alle divinità che ne assicurano il funzionamento.
La magia del geroglifico, il suo forte potere di attualizzare quanto descritto inverando la realtà, serve alla perpetuazione del potere politico e dell’élite che lo pratica.
Il geroglifico, fondendosi con i riti e le cerimonie, afferma che la visione che la monarchia ha di sé stessa è quella corretta. Mediando il potere divino, della quale fa parte, garantisce l’ordine cosmico non solo sull’Egitto ma sul mondo intero.

DIAPOSITIVA 2: Il concetto di pittografia. Il soggetto è espresso con la sua raffigurazione pittografica. Il problema è che più è dettagliato e più diventa incomprensibile. Finisce per essere utile se il destinatario del messaggio conosce già il contenuto del messaggio stesso. Tipico funzionamento della nostra arte sacra: il fedele riconosce nelle pitture gli eventi di cui è già a conoscenza per la sua cultura religiosa. Una capanna non ci dice nulla, ma se aggiungiamo una stella cometa il messaggio è decisamente più comprensibile.

DIAPOSITIVA 3: il serekh, simbolo del potere monarchico.

DIAPOSITIVA 4: dimostrazione della lettura del serekh di Narmer (dalla paletta omonima). L’antroponimo veicola un messaggio. L’iconografia diventa scrittura.

DIAPOSITIVA 5: uso iniziale della scrittura. Contrariamente a quanto si creda la scrittura non ha origini amministrative, né tantomeno burocratiche. Diventerà indubbiamente lo strumento principale dell’aministrazione e della burocrazia egizia, ma molto più tardi, in epoca storica. La scrittura nasce per la celebrazione della sovranità. Le etichette, costosissime, non possono essere solo un mezzo di identificazione di beni, ma sono uno strumento cultuale che trasforma la scrittura (il geroglifico) in uno strumento magico che invera la realtà.

DIAPOSITIVA 6: il dio perfetto, il signore delle Due Terre, User-Maat-Ra Setep-en-Ra (=Ramesse III). Il signore delle corone, Ra-mes-su, governatore di Eliopoli. Gratificato di vita. Il behedita (=Horus).

La conferenza ha dato origine al Quaderno di Egittologia 48 L’AFFERMAZIONE ICONICA DEL POTERE – L’origine del geroglifico. Chi fosse interessato ad approfondire il tema lo può trovare qui: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/laffermazione-iconica…/

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