C'era una volta l'Egitto, III Periodo Intermedio

IL TERZO PERIODO INTERMEDIO

Di Piero Cargnino

LE  DINASTIE  XXI, XXII, XXIII, XXIV e XXV

Forse non è eccessivo dire che a questo punto l’Egitto precipita in un periodo di oltre quattro secoli dove al posto del potere centrale regna il caos più totale.

Il Terzo Periodo Intermedio si sviluppa su un arco di tempo che va dal 1070 a.C. al 656 a.C. e abbraccia cinque dinastie dalla XXI alla XXV. Ma come se ciò non bastasse si inseriscono pure delle dinastie del tutto anomale, la dinastia dei Primi Profeti di Amon di Tebe, che continua di fatto a governare la regione tebana indipendentemente ed in modo autonomo dal “potere centrale” delle dinastie XXI e XXII, che con la XXIV  sembrano essere contemporanee.

Mentre durante la XXV dinastia si forma anche il centro di potere delle “Divine Spose di Amon” le quali si autogestiscono in modo del tutto indipendente. Se a questa frammentazione politica e territoriale si aggiunge la presenza sempre più insistente di popolazioni straniere all’interno del territorio egiziano, cosa che procura continui scontri, penso che ci siano tutti gli elementi distintivi che caratterizzano questa fase storica.

In questo periodo le Due Terre non esistono più, l’unificazione, tanto perseguita in passato e mantenuta per millenni (salvo qualche breve periodo) è soltanto più un lontano ricordo, nessuno pare ricordare più la Maat.

Con la XXI dinastia troviamo un Egitto praticamente diviso in tre parti, il Basso Egitto, il Medio Egitto e l’Alto Egitto, ciascuna con un proprio governante che spesso era imparentato con gli altri due la qual cosa permetteva, almeno, di evitare in parte scontri tra le tre zone.

L’Alto Egitto era governato parallelamente, ma sempre separato, dai profeti di Amon, discendenti di Herihor, a Tebe presso il tempio di Karnak. Con la XXIII dinastia assistiamo al risorgere di uno spirito patriottico, ma, intendiamoci, solo in campo artistico e culturale. Vengono recuperate le forme artistiche tradizionali, ci si dedica allo studio di testi di letteratura antiche che vengono riscritti e ne vengono prodotti di nuovi. L’Egitto si trova ad affrontare due importanti minacce, sul confine orientale premono gli Assiri mentre da sud iniziano le minacciose pretese nubiane di conquistare tutta la valle del Nilo con la pretesa di essere i veri discendenti della tradizione egizia.

Con il fondatore della XXV dinastia Piankhi ha inizio l’espansione del regno nubiano, espansione che quasi riuscirà a riunificare l’Egitto. Manetone descrive l’inizio della XXV dinastia come il periodo dei “tre sovrani etiopici”, in realtà questi erano di origini nubiane ma di cultura egiziana; forse erano i discendenti del clero tebano che si rifugiarono a sud della I cateratta per sfuggire al faraone Sheshonq I dopo il fallito colpo di stato contro lo stesso faraone.

  

Saranno dunque i faraoni della XXV dinastia che si assumeranno l’onere di affrontare il problema assiro e difendere i confini dell’impero. Il regno che fondarono i “faraoni etiopi” era in realtà un regno molto egizio, viveva nel pieno rispetto della civiltà egizia, praticava il culto del dio Amon molto apprezzato anche dai nubiani.

Sul fronte libico sorge la XXII dinastia formata dai diversi principati libici, i loro capi vengono chiamati “Grandi Capi dei Ma”, derivato da Mashuash, la più importante tribù libica che si era estesa verso ovest del Delta e nel Medio Egitto guidata dal principe Petubastis I in qualche modo legato alla famiglia reale. Quello che in questo periodo dovrebbe essere l’Egitto dovette pure difendere in qualche modo le rotte commerciali e le vie di comunicazione, il tutto ovviamente subendo la perdita di importanti fette di territorio.

Con l’avvento al trono del faraone Shabaka i principati libici vennero definitivamente assoggettati al potere centrale creando così la speranza che, piano piano, si arrivasse alla quasi completa riunificazione di tutto l’Egitto. Ma non tutto era detto, la prova peggiore che dovette affrontare l’Egitto fu la guerra  contro l’impero assiro che, dopo decine di anni si concluse con la sconfitta degli egiziani che subirono la perdita di numerosi territori del Basso Egitto.

Con l’ultimo faraone della XXV dinastia Tenutamon, assistiamo ad un estremo tentativo  di scacciare gli invasori, tentativo fallito che si conclude con la conquista ed il saccheggio di Tebe, Tenutamon è costretto a fuggire ed a  rifugiarsi in Nubia. Proseguiremo ora esaminando tutti i vari faraoni, o pseudo tali, per entrare più nel dettaglio di questo periodo decisamente brutto per l’Egitto del quale ne sminuisce quella che fu la sua grandezza.

  

Fonti e bibliografia:

  • Alessandro Roccati, “L’area tebana”, Quaderni di Egittologia, n. 1, Roma, Aracne, 2005
  • Federico Arborio Mella, “L’Egitto dei faraoni”, Milano, Mursia, 1976
  • Franco Cimmino, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bologna, Bompiani, 2003
  • Alan Gardiner, “La civiltà egizia”, Torino, Einaudi, 1997
  • Alan Gardiner e  R.O. Faulkner,”The Wilbour Papyrus”, Oxford, 1941-1952
  • Alfred Heuss ed alt, “I Propilei”,  Verona, Mondadori, 1980
  • Nichelas Reeves, Richard Wilkinson, “The complete Valley of the Kings”, Thames & Hudson, 2000
  • Christian Jacq, “La Valle dei Re”, traduzione di Elena Dal Pra, Milano, Mondadori, 1998
  • Alberto Siliotti, “Guida alla Valle dei Re, ai templi e alle necropoli tebane”, White Star, 2010
  • Alberto Siliotti, “La Valle dei Re”, Vercelli, White Star, 2004
  • Erik Hormung, “La Valle dei Re”, trad. di Umberto Gandini, ET Saggi, Torino, Einaudi, 2004

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