C'era una volta l'Egitto, III Periodo Intermedio, XXI Dinastia

IL FARAONE AMENEMNESUT

Di Piero Cargnino

Per molto tempo nulla si sapeva di un faraone che, secondo Sesto Africano, Manetone porrebbe al terzo posto della XXI dinastia e lo chiama Nephercheres, chiaramente una traslitterazione greca del nome di Neferkara e gli assegna una durata di regno di quattro anni.

Premesso che del suo regno non si conosce nulla quindi Manetone dixit, ma in effetti non è così, è stato rinvenuto un rilievo dove un sacerdote della XXII dinastia scrive che un suo antenato di 15 generazioni precedenti visse ai tempi di Amenemnesut mentre un altro di una generazione successiva visse sotto Psusennes I. Di fronte a questa affermazione non si può far altro che pensare che Manetone, come spesso gli succede, abbia sbagliato l’ordine delle successioni portando quindi a credere che Amenemnesut sia stato il secondo, e non il terzo sovrano della XXI dinastia.

Secondo alcuni  Amenemnesut sarebbe stato il figlio di Smendes I, secondo altri potrebbe essere stato il figlio del Primo Profeta di Amon Herithor e di sua moglie Nodimet. Supposizioni che al momento non trovano riscontri.

L’enigma per questo faraone stava anche nel fatto che per il periodo indicato non risultava nessun faraone con quel nome. Ma come si sa l’Egitto è pieno di sorprese; nel 1940 l’egittologo Pierre Montet scoprì la tomba di Psusenne I e, frugando tra i vari reperti contenuti  all’interno di essa, gli capitarono tra le mani due guaine d’oro, di quelle che vengono poste alle estremità di un arco. Le guaine riportavano su di esse, oltre ai cartigli del titolare della tomba anche quelli di Neferkara-Hekauaset Amenemnesut-Meriamon, ciò permise quindi di identificare Amenemnesut con il Nephercheres citato da Manetone. In base al fatto che i loro cartigli compaiono appaiati sugli oggetti aurei prima citati, qualcuno ha suggerito che tra Amenemnesut e Psusennes I ci sia stata una coreggenza; anche qui si tratta di pure supposizioni.     

Fonti e bibliografia:

  • Alessandro Roccati, “L’area tebana”, Quaderni di Egittologia, n. 1, Roma, Aracne, 2005
  • Federico Arborio Mella, “L’Egitto dei faraoni”, Milano, Mursia, 1976
  • Franco Cimmino, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bologna, Bompiani, 2003
  • Alan Gardiner, “La civiltà egizia”, Torino, Einaudi, 1997
  • Alan Gardiner e  R.O. Faulkner,”The Wilbour Papyrus”, Oxford, 1941-1952
  • Alfred Heuss ed alt, “I Propilei”,  Verona, Mondadori, 1980
  • Nichelas Reeves, Richard Wilkinson, “The complete Valley of the Kings”, Thames & Hudson, 2000
  • Christian Jacq, “La Valle dei Re”, traduzione di Elena Dal Pra, Milano, Mondadori, 1998
  • Alberto Siliotti, “Guida alla Valle dei Re, ai templi e alle necropoli tebane”, White Star, 2010
  • Alberto Siliotti, “La Valle dei Re”, Vercelli, White Star, 2004
  • Erik Hormung, “La Valle dei Re”, trad. di Umberto Gandini, ET Saggi, Torino, Einaudi, 2004

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