C'era una volta l'Egitto, III Periodo Intermedio

I FARAONI TEFNAKHT E BOCCORIS

Di Piero Cargnino

Vediamo ora nel dettaglio gli unici due sovrani della XXIV dinastia, gli ultimi di stirpe libica, anche se per quanto riguarda Tefnakht esistono dubbi sulla sua reale attribuzione alla stirpe libica.

TEFNAKHT

Shepsesra Tefnakht, come abbiamo già accennato in precedenza, era un principe che si era instaurato a Sais succedendo ad un oscuro Osorkon, del quale non si sa nulla. Manetone non cita questo sovrano, secondo alcuni perché era considerato un usurpatore; personalmente non lo credo, Manetone ha citato ben altri usurpatori che citare Tefnakht avrebbe fatto poca differenza.

Di lui abbiamo già parlato nel capitolo che trattava la XXIV dinastia quando, a capo di una  coalizione alla quale parteciparono diversi principi si oppose all’avanzata di Pianki. Sconfitto, ma non perseguitato dal suo avversario, Tefnakht  riorganizzato il suo esercito e riconquistò quasi tutti i territori perduti nella guerra. Fu forse in questo periodo che decise di assumere un titolo regale cambiando il suo praenomen in quello di Shepsesra.

Recentemente è stata scoperta una statua che Tefnakht fece costruire dedicandola ad Amon-Ra, sulla statua sono riportati numerosi dettagli sulle sue origini. Apprendiamo che Tefnakht era figlio di un certo Gemnefsutkapu e nipote di Basa, sacerdote di Amon nei pressi di Sais. Poiché Basa fu un sacerdote egizio pare ovvio supporre che le origini di Tefnakht fossero più probabilmente egizie piuttosto che libiche nonostante lui si considerava il “Capo dei Ma” e dei Libu”.

  

Quando ancora era principe a Sais, durante il regno di Sheshonq V, fece erigere due stele di donazione. Nella sua stele, dell’anno 38 di regno di Sheshonq V,  Tefnakht non pecca certo di umiltà, per indicare se stesso usa l’epiteto piuttosto eccessivo di “Gran Capo dell’intera Terra”, ma non guarda troppo nel sottile anche per i titoli religiosi dove si identifica come “Profeta di Neith, Edjo e la Signora di Imay”.

Le ulteriori vicende di questo sovrano si intrecciano con sovrani di dinastie precedenti e con altri successivi confondendosi in un guazzabuglio di ipotesi più o meno valide nelle quali preferisco non immergermi. Se poi aggiungiamo i dubbi sull’autenticità delle notizie che ci vengono riportate dagli epitomi di Manetone, direi che per quanto riguarda Tefnakht l’essenziale lo abbiamo detto.

BOCCORIS

Wahkara Bakenrenef Boccoris era un figlio di Tefnakht; successe al padre ma il suo regno fu breve – cinque o sei anni al massimo, la data più alta dove è citato si trova su una stele nel Serapeo di Saqqara e riporta l’anno sesto di regno. Ovvio che gli anni che gli assegna Eusebio di Cesarea, 44, sono da ritenere del tutto assurdi.

Diodoro Siculo e Plutarco lo definiscono un sovrano accorto ed innovatore, particolarmente per quanto riguarda i contratti relativi alla piccola proprietà fondiaria. In quanto alla situazione che si trovava a gestire non era certo delle più invidiabili, da sud i sovrani nubiani della XXV dinastia premevano nel tentativo  di riunificare nuovamente l’Egitto, da est facevano capolino gli Assiri di Sargon II.

Approfittando del fatto che dopo la sconfitta della coalizione guidata da suo padre Pianki si era ritirato a Napata e non costituiva più un problema almeno nell’immediato. Boccoris si rivolse dunque a est cercando di esortare alcuni principi palestinesi a ribellarsi al giogo assiro ed a formare una coalizione per combattere il nemico. Nacque così una sorta di coalizione rinforzata forse da un contingente egiziano ma il tentativo fallì e le truppe ribelli furono sconfitte a Qarqar. A questo punto, si mossero i nubiani, guidati dal figlio di Pianki, Shabaka, lasciata Tebe salirono a nord e, senza grande fatica, sconfissero definitivamente l’esercito egiziano. L’esito della battaglia ci viene riportato da Sesto Africano in poche parole:

Fonti e bibliografia:

  • Federico Arborio Mella, “L’Egitto dei faraoni”, Milano, Mursia, 1976
  • Franco Cimmino, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bologna, Bompiani, 2003
  • Alan Gardiner, “La civiltà egizia”, Torino, Einaudi, 1997
  • Jurgen von Beckerath, “Chronologie des Pharaonischen Agypten”, Ed. Zabern, 1997
  • Kenneth Kitchen, “Il terzo periodo intermedio in Egitto (1100–650 a.C.)” 3a ed, Warminster: 1996
  • Aidan Dodson w Dyan Hilton, “The Complete Royal Families of Ancient Egypt”, Thames & Hudson, London 2004
  • Jurgen von Beckerath, “Das Verhältnis der 22. Dynastie gegenüber der 23. Dynastie”, 2003
  • Dan’el Kahn, “La transizione dal governo libico a quello nubiano in Egitto: rivisitare il regno di Tefnakht”. Egyptologische Uitgaven Leiden 2009

Lascia un commento