Mai cosa simile fu fatta

L’IMPORTANZA DEI MATERIALI

Sull’argomento, vedi anche: I MATERIALI

L’Egitto è una regione che presenta una notevole ricchezza di materiali diversi: vi si trovano pietre di vari colori e durezze, Calcare bianco, Arenaria ocra, Quarzite rossa o gialla, Granito rosa, Granodiorite nera. Gneiss grigio vento di bianco, Grovacca verde, Steatite bruna ecc..

Sin dall’epoca Predinastica, gli Egizi, hanno sfruttato questi materiali, prima per la produzione di vasellame, in seguito nell’architettura e nella statuaria.

Spesso non ci si limitava all’impiego di pietre locali, ma le si reperiva in luoghi distanti da quelli in uso, in base ai criteri estetici o di simbolicità.

In certi casi, per la realizzazione di oggetti preziosi, erano importati dal Medio Oriente anche dei materiali particolari, come l’ossidiana o il lapislazzuli, non presenti nel territorio Egiziano.

Per quanto riguarda la statuaria, sin dall’inizio dell’ Antico Regno, periodo in cui le sculture raffigurano principalmente il faraone e i membri dell’élite, e fino all” Epoca Romana, sono impiegate diverse pietre, la cui funzione non è sempre chiara.

Si riscontra una tendenza all’uso di materiali a seconda del periodo, come il caso delle pietre di colore scuro attestate con frequenza durante il Medio Regno.

La scelta delle pietre da impiegare nella statuaria è soggetta a diversi fattori : talvolta si usano delle tipologie facili da reperire e da lavorare, come il calcare o l’arenaria, altre volte si scelgono rocce dure provenienti da siti lontani, come la Grovacca ( dal deserto orientale) o lo Gneiss anortositico ( dal deserto nubiano occidentale).

Sono alternative che rispondono a esigenze di tipo ideologico o estetico, a seconda dei casi.

Il materiale usato dipende inoltre dallo status sociale del personaggio rappresentato.

CALCARE

Il calcare è la pietra più comune in Egitto.

È diffuso sulle sponde del Nilo, lungo gli 800 km che separano Edfu dal Cairo.

Fino al regno di Tutmosi III ( 1458-1525 a. C.) è la pietra più usata in architettura, poi soppiantata dall’arenaria.

Per quanto riguarda la statuaria, il calcare è usato frequentemente, ma in proporzioni variabili a seconda dei periodi.

La signora Hel
Calcare, 115 x 52 x 35 cm. Nuovo Regno, XIX Dinastia
Provenienza: Saqqara (?)
Museo Egizio di Torino C. 7352, Vecchio fondo 1824 – 1888

Sia nell’architettura sia nella statuaria, gli egizi usavano il calcare locale; in alcuni casi si rincorreva a calcari fini di cave specifiche : calcari bianchi a grana molto fine delle cave di Tura, a sud-est del Cairo, o a calcari induriti, abbastanza simili, per colore, e struttura alla calcite ( o Alabastro), del Medio Egitto.

CALCITE (alabastro)

La calcite, nota anche come Alabastro, è una pietra che ritroviamo spesso in ambito funerario, impiegata per i vasi cosmetici o canopi, oltre che per altri oggetti del corredo.

Più rare sono le attestazioni in ambito architettonico: è usata per esempio per le cappelle delle barche della XVIII Dinastia a Karnak, o anche per gli altari dei temi solari.

Sfinge di Menfi
Calcite, altezza 425 cm – Nuovo Regno, XVIII Dinastia, probabilmente regno di Tutmosi III (1458-1425 a. C.)
  

L’impiego nella statuaria rimane marginale, ma costante, all’antico Regno all”Epoca Tolemaica, soprattutto per statue di piccole dimensioni

La pietra, la cui cava principale si trova a Hatnub, nel Medio Egitto a 30 km a est del Nilo, è molto fragile e si presta poco alla realizzazione di statue di grandi dimensioni, con alcune eccezioni: la sfinge di epoca tutmoside a Menfi, e due colossi seduti di Amenjotep III che si ergevano di fronte al terzo pilone del suo tempio di Kom el-Hettan.

In questo caso, i frammenti trovati in scavi recenti attestano interventi di riparazione, e aggiunta di materiale, durante il regno dello stesso Amenhotep.

ARENARIA

L’arenaria è una roccia sedimentaria composta da sabbia agglomerato che mostra una grana molto spessa, diffusa lungo il Nilo del sud dell’ Egitto ( verso Edfu) e la Nubia (Sudan settentrionale)

Le principali cave, che si trovano nella zona di Gebel el-Silsila, sono l’ideale per studiare i metodi di estrazione e di trasporto dei blocchi di pietra nell’età faraonica.

Pilastri giubilari di Tutmosi I
Arenaria, altezza 500 cm
Nuovo Regno – Karnak, Tempio di Amon, cortile della Uadjit

Questa roccia, relativamente tenera se paragonate a pietre dure come i granitoidi o alcuni tipi di calcare, conosce un grande impiego nell’architettura monumentale soprattutto a partire dalla XVIII Dinastia fino all’epoca Romana.

Nella statuaria l’arenaria è usata soprattutto per le sculture prodotte in serie, come le sfingi che fiancheggiano i viali processionali, per esempio le sfingi con la testa di ariete di Karnak, o per le statue giubilari, che rappresentano il sovrano sotto le sembianze del dio Osiride, che spesso sono parte integrante di alcuni cortili templari.

QUARZITE (Arenaria silicificata)

Una varietà di arenaria estremamente dura, chiamata comunemente “quarzite”, è stata usata nella Statuaria dal regno di Djedefra ( 2482 – 2375), e soprattutto dalla fine del Medio Regno, per statue raffiguranti il sovrano e gli altri dignitari.

I due giacimenti di questa pietra si trovano agli estremi della valle del Nilo : uno a sud, vicino alle cave di granito e granodiorite di Assuan, il secondo, più importante, a nord di Kom el-Shmat, i prossimità di Eliopoli, che sorgeva nella zona dell’attuale area orientale del Cairo.

Sfinge di Tutmosi III
Quarzite, 13 x 6,8 x 14,5 – Nuovo Regno, XVIII Dinastia
Eliopoli, zona del tempio.
Scavi Schiaparelli 1903 – 1906, ora al Museo Egizio di Torino (S. 2673)

La prossimità della città del dio del sole e i colori di questa pietra, che spaziano dal giallo-l’arancione, al rosso -viola coprono tutte le tonalità del sole, hanno fatto sì che la quarzite sia stata, già dall’ Antico Regno, associata al sole e alla ciclicità del tempo.

Proprio per questa ragione, la quarzite è stata spesso impiegata per la realizzazione di elementi architettonici e monumenti che sottolineano il legame tra il sovrano e il dio solare.

Questa “solarizzazione ” è evidente nelle camere dei sepolcrali dei sovrani del Medio Regno, collocate sotto la piramide o nell’ipogeo, costituite da enormi blocchi di tale materiale.

Nella statuaria la quarzite è spesso usata per la realizzazione di sfingi e delle statue colossali del sovrano che si ergevano di fronte all’ingresso degli spazi sacri.

I più famosi sono i colossi detti “di Memnone”, che rappresentano il faraone Amenhotep III, posti a fianco dell’entrata del suo “Tempio dei Milioni di Anni” a Kom el-Hettan, in cui il sovrano figura come una vera e propria incarnazione terrena del dio solare.

GRANITO

Come la quarzite, il granito, di colore rosa, è stato presto associato al dio solare.

Lo si ritrova prevalentemente impiegato negli elementi architettonici utilizzati per la costruzione delle piramidi dell’ Antico Regno e dei Templi funerari si usa anche per gli obelischi, che in qualche modo sono rappresentazioni in pietra dei raggi solari.

Inoltre, è usato i tutte le epoche faraoniche per un gran numero di statue soprattutto regali e spesso di dimensioni monumentali, che si ergevano di fronte ai piloni dei Templi o dei cortili, rappresentando il faraone come se fosse formato di sostanza solare.

Ariete del dio Amon che protegge Amenhotep III
Granito, 120 x 83 x 203 cm – Nuovo Regno, XVIII Dinastia
Da Tebe, ora al Museo Egizio di Torino (C 836)
Collezione Drovetti 1824

Il granito è una pietra dura, le cui cave si trovano ad Assuan, nel sud del paese, nella prima cateratta, frontiera naturale fra L’Egitto e la Nubia.

Lí sono stati trovati, oltre ai monumenti blocchi incompiuto e numerose tracce di estrazione, anche gli utensili usati per la lavorazione di questo materiale, sopratutto martelli di dolerite, una pietra estremamente dura.

Questi materiali si usavano per percuotere la pietra facendone saltare le schegge.

Quando è levigato, il granito assume una superficie lucida come il vetro, su cui si riflettono i raggi del sole, questo lo rende particolarmente adatto per le statue destinate agli spazi aperti, in virtù anche della sua resistenza al tempo e alle interperie.

GRANODIORITE

Pietra della stessa famiglia del granito la granodiorite ( denominazione che include anche sottogruppi geologico come il gabbro e la diorite), di colore grigio scuro o nero è usata molto frequentemente, dapprima durante il Predinastico come materiale per recipienti in pietra, poi, attraverso tutta l’epoca faraonica, per la scultura e per numerosi elementi architettonici.

Il suo impiego più frequente si manifesta a partire dal tardo Medio Regno, per ciò approssimativamente la metà del repertorio statuario conservato, tanto regale quanto privato, è scolpito in granodiorite.

Statua di Unnefer, “servitore” della dea Neith e sovrintendente dell’anticamera, figlio di Djedbastetiuefankh
Granitoide, 35 x 21 x 37 cm. Epoca Tarda, XXX Dinastia
Da Tebe, Collezione Drovetti, 1824
Museo Egizio di Torino – C. 3028

La diffusione delle pietre scure ( che comprendono anche grovacca e Steatite) nelle raffigurazioni umane è spesso messa in relazione dagli egittologi con lo sviluppo, a partire dal Medio Regno, del culto di Osiride, Dio dell’oltretomba e della terra fertile dell’Egitto associati al colore nero, insieme al bianco che simboleggia la sua rinascita nell’ Oltretomba.

Da questo periodo, infatti, si può osservare in numerosi casi l’associazione fra pietre rosse (quarzite o granito) e bianche o nere ( calcare o calcite e granodiorite) nell’architettura o nel programma statuario degli edifici sacri, per esempio il tempio funerario di Sesostri III a Abido, o quello di Amenhotep III aKom el- Hettan, che assimilano così il sovrano alle due divinità dell’ eternità, il Signore dell’ Aldilà Osiride e il sole , Amon-Ra, che rinasce ogni giorno.

GROVACCA (pietra di Bekhen)

La grovacca, che troviamo a volte anche chiamata “Scisto” ed è confusa molte volte con il basalto, è una pietra verde scuro dalla grana molto fine e omogenea, le cui cave si trovano nello Uadi Hammamat, nel deserto orientale, a circa 80 km all’antica città di Coptos.

Per estrarre questa pietra e portarla nella Valle del Nilo, era necessario organizzare imponenti spedizioni, ma questo non ha impedito agli Egizi di usare la grovacca senza quasi interruzione dal Predinastico all’ Epoca Romana per statue, anche di grandi dimensioni, oggetti cosmetici, elementi architettonici, ma anche grandi sarcofagi.

Statua a cubo di Merenptah, ” padre divino” e sacerdote di Bastet
Gneiss Anortositico, 40 x 20 x 27 cm. Epoca Tarda, XXV Dinastia
Da Menfi (?) – Collezione Drovetti 1824
Museo Egizio di Torino – C. 3063

La grana fine della grovacca permette un altissimo livello di raffinatezza nella resa dei dettagli e un estrema levigatura, con riflessi satinati.

Questa caratteristica, insieme al colore della pietra, che permette di evocare l’aspetto della statuaria in bronzo, ne ha determinato il grande successo ancora in Epoca Romana.

GNEISS ANORTOSITICO

Lo gness è una pietra molto dura, le cui uniche cave si trovano a Gebel el-Asr, nel deserto nubiano occidentale, 40 km a ovest di Abu Simbel.

Nonostante la lontananza del giacimenti e la difficoltà di scolpire questa pietra, lo gneiss fu usato già nel Predinastico per la produzione di vasi e teste di mazze, e successivamente, dall’ Antico Regno, anche per la statuaria.

Pur essendo sicuramente un materiale di grande pregio, non diventò mai la pietra più comune, ma si ritrova regolarmente nel reperto regale ed, entro certi limiti, anche nella statuaria privata.

Parte inferiore della statua naofora del sacerdote Shepseshor, con immagine del dio Osiride
Grovacca, 24 x 11,5 x 23 cm
Epoca Tarda, Provenienza ignota Vecchio Fondo (1824-1888)
Museo Egizio di Torino – C. 3024

La struttura grigia dello gneiss presenta venature o screziature nere o bianche, che lo rendono facilmente riconoscibile.

Dato il livello sociale generalmente molto alto dei personaggi rappresentati, le sculture in gneiss riflettono di solito la più alta qualità esecutiva e provengono sicuramente dagli atelier più prestigiosi, in parecchi casi gli scultori hanno sfruttato le venature per intensificare l’ espressività dei ritratti.

STELCITE

Lastelcite è una roccia metamorfica molto tenera, di colore generalmente grigio, la sua facile lavorazione permette una scultura molto veloce.

La sua solidità veniva assicurata con una cottura.

Usata in Egitto e nella Mesopotamia fin dal Neolitico per la produzione di perle e dalle epoche storiche per sigilli, la steatite è usata nella statuaria dal tardo Medio Regno, per la realizzazione di effigi dei membri della classe media dell’amministrazione, funzionari e dignitari provinciali.

Le statue sono di piccole dimensioni, dovute in parte alla struttura della roccia, che prima della cottura è molto fragile, e dal fatto che i giacimenti di steatite si trovano a grande distanza dal Nilo ( fra gli 80 e 120 kml, nei massicci montagnosi del deserto orientale, tale distanza rende difficile il trasporto, senza danni, di grandi blocchi di un materiale così fragile.

Statuetta del dio Bes
Steatite vetrificata, 7,5 x 3,2 x 2 cm
Epoca Tarda, provenienza ignota
Museo Egizio di Torino, Vecchio fondo 1824 – 1888
C 671

Appena realizzata, la statuetta di steatite doveva essere cotta per essere solidificata e ottenere una superficie rossa o nera ( a seconda della presenza o meno di ossigeno durante la cottura).

L’aspetto finale faceva apparire queste statuette simili a quelle degli alti dignitari eseguite usando “vere” pietre dure : granodiorite, grovacca , quarzite.

Grazie all’impiego della steatite, personaggi con meno elevatura sociale potevano beneficiare di statue in un materiale relativamente economico ma che aveva l’aspetto di pietre più nobili.

La dea Taueret
Steatite, 10,2 x3, 8 x 52 cm
Epoca Tarda, provenienza ignota
Museo Egizio di Torino, Vecchio fondo 1824 – 1888
C. 527

A partire dal Nuovo Regno, gli artigiani sfruttano le proprietà di questa pietra per la produzione di statuette e amuleti in steatite invetriata: la scultura, in questo caso, viene coperta da una specie di “smalto” a base di rame, che diventa blu o verde durante la cottura, e nell’aspetto ricorda le pietre semi-preziose come il turchese e il lapislazzuli.

PORFIDO

Il porfido, pietra screziata di colore porpora nero o verde, non è usata nella statuaria egizia prima dell’ Epoca Tarda e risulta rara fino a quando L’Egitto non passa sotto il controllo romano.

Da quel momento il porfido viene usato per produrre ornamenti architettonici, oggetti di pregio, statue.

Nella scultura di stile egizio rimane abbastanza marginale: il colore purpureo della pietra, così come la sua durezza rendono il porfido legato principalmente ai lavori commissionati dal potere centrale di Roma.

Statua porta stendardo del ” servitore nella Sede della Verità” Ramose, con immagine del dio Amon
Legno, 78 x 18,5 x 47 cm – Nuovo Regno, XIX – XX Dinastia
Provenienza: Deir el-Medina
Museo Egizio di Torino, Collezione Drovetti 1824 – C. 3046

Anche se è simbolo del potere imperiale, il porfido rosso, è comunque una pietra di origine egizia le cui cave si trovano nel deserto orientale, fra il Nilo e il Mar Rosso, all’altezza di Assiut, nel giacimenti che i romani chiamavano Mons Porphyrites, Mons Claudianus o Igneus Mons, e che oggi in arabo si chiama Gebel Abu Dukhan.

Falco
Porfido rosso, 17, 5 x. 7,5 x 16 cm
Epoca Romana – Provenienza ignota
Collezione Drovetti 1824
Museo Egizio di Torino – C. 983

L”unico esempio di statua in porfido rosso conservato al Museo Egizio di Torino è un prodotto molto raffinato, che raffigura un falco, databile probabilmente all’inizio dell’ Epoca Romana.

Nonostante la durezza della pietra, presenta una superficie levigata, dal riflesso lucente.

Gli occhi erano in origine intarsiati, per renderne l’espressione particolarmente viva.

LEGNO

Ricco di pietre molto diverse, L’Egitto è al contrario abbastanza povero di legno.

Gli alberi che crescono sulle rive del Nilo, spesso sono storti o poco alti, che non permettono di realizzare sculture di grandi dimensioni.

Nel caso della statua del ” servitore nella Sede della Verità” Ramose, lo scultore è riuscito a produrre una statua quasi completa da un unico pezzo di legno, ma ha dovuto scolpire i piedi e la base come elementi separati.

Anche se le caratteristiche e la tipologia appartengono al periodo ramesside, il trattamento stilistico differisce dalla scultura contemporanea in pietra, con un corpo allungato e una testa prominent.

Scolpire un legno compatto è più difficile che lavorare alcune delle pietre usate comunemente nella statuaria egizia, come il calcare, l’arenaria, e richiede una specifica esperienza, che probabilmente si trovava solo in laboratori di artigiani specializzati, esperti nella lavorazione del legno.

La statua di Ramose esprime tutta l”abilità dello scultore nella resa dei contrasti tra le superfici levigate e quelle mosse dalle striature della parrucca e dell’abito, che riflettono una particolare cura per i dettagli.

MARMO

Il marmo è poco usato nella statuaria Egizia, non esistono giacimenti di questa pietra nelle vicinanze del Nilo.

Solo all’inizio dell’Epoca Tolemaica, che vede sovrani ellenici alla guida del paese, si sviluppa in Egitto la scultura in marmo, produzione caratteristica della scultura greca.

Testa marmorea di una regina tolemaica
Marmo, Periodo Ellenistico. Altezza 38,1 cm
British Museum of Londra – Acquistata da George Baldwin 1785-96
2002.66

Importato dalle regioni del Mediterraneo settentrionale, il marmo, era usato soprattutto per statue composite, fatte cioè di più pezzi assemblati, essenzialmente in stile greco, che raffigurano il sovrano o le divinità.

Fonte

Le statue del Museo Egizio di Torino – Simon Connor – Franco Cosimo Panini Editore

Foto: Museo Egizio di Torino

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