Mai cosa simile fu fatta, Statue, XVIII Dinastia

STATUA DI ISET

Di Grazia Musso

Statua di Iset, madre di Thutmosi III
Granito nero, lamina d’oro. Altezza cm 98,5
Karnak, Tempio di Amon-Ra, cortile della Cachette
Scavi di George Legrain, 1904
JE 37417 = CG 42072

La regina Iset, madre de faraone Thutmosi III, è seduta su un seggio che forma un unico blocco con la base.

Il volto, di forma ovale, mostra occhi ravvicinati e ampie sopracciglia, il naso è leggermente arcuato, la bocca piccola.

Sulla pesante parrucca tripartita , con trecce rese da sottili incisioni, poggia un diadema cilindrico, ricoperto da una lamina d’oro.

Sulla fronte due urei, uno con la corona rossa del Basso Egitto, l’altro con la corona bianca dell’Alto Egitto.

Iset porta al collo la collana usekh e ai polsi due larghi bracciali.

Indossa una tunica aderente con ampie fasce che le coprono il seno.

Le braccia discendono lungo il corpo e poggiano sulle cosce, la mano sinistra stringe uno scettro a forma di loto.

I piedi sono paralleli, lievemente discosti l’uno dall’altro.

La madre di Thutmosi III non apparteneva al ramo principale della famiglia reale, essendo una delle spose secondarie di Thutmosi III, infatti nella breve formula dedicatoria incisa ai lati delle gambe, non compaiono i titoli riservati alle regine nel Nuovo Regno, quali “Grande sposa regale”, “Sposa divina”, o “Figlia del re”, vi si legge :”Il dio perfetto, signore delle due terre, Menkheperra, amato da Amon, il Signore dei Troni delle Due Terre, ha fatto questo come suo monumento per sua madre Iset”.

Fonte

Tesori Egizi nella collezione del Museo Egizio del Cairo – foto di Arnaldo De Luca – Edizioni White Star

Mai cosa simile fu fatta, Statue, XVIII Dinastia

STATUA DI AMENOFI I

Di Grazia Musso

Calcare dipinto, altezza 65 cm
Collezione Drovetti S. 1372

La statua divina, portata a spalla dai “sacerdoti puri”, dava il suo responso spostandosi verso uno dei due ostraka o scorrendo fisicamente la lista.

La maggior parte delle sentenze oracolari testimoniate nella documentazione scritta di Deir el-Medina risale alla XIX o alla XX Dinastia ed è stata rilasciata dall’oracolo di Amenhotep I.

La statua di calcare dipinto è databile, per lo stile, appunto alla XIX o alla XX Dinastia ma potrebbe essere la copia di una statua più antica, coeva del re Amenhotep I, risalente quindi alla XVIII Dinastia.

Molto probabilmente era portata in processione durante le cerimonie religiose e potrebbe essere stata rivenuta all’inizio del XIX secolo dagli agenti del console francese Drovetti nel piccolo tempio dedicato a questo re che fu scavato poi nel 1929, da Bernard Bruyère.

Pur trattandosi di un’opera di artigianato locale, essa rispecchia tutti i canoni della contemporanea e monumentale statuaria regale.

Il faraone è infatti seduto su un trono con le mani appoggiate sul gonnellino, secondo l’iconografia tradizionale.

Gli attributi della regalità, quali il copricapo nemes, l’ureo sulla fronte, di cui si conserva solamente la coda, è la barba posticcia sono dipinti per risaltare sul fondo bianco della figura.

Analogamente, il pallore del volto è animato dai grandi occhi neri e dalle labbra carnose sottolineate dal contorno appena inciso.

I nomi entro i cartigli e la titolatura del sovrano sono scolpiti e dipinti ai lato e sulla base del trono.

Fonte :

I grandi musei: Torino il museo Egizio – Electra

Foto: Museo Egizio di Torino

Mai cosa simile fu fatta, Statue, XVIII Dinastia

STATUE DI PTAH

Di Grazia Musso

Granolite, dimensioni 207 x 62 x 76 cm
XVII Dinastia, Tebe, Karnak
Drovetti Cat. 86

Il viso delle statue divine è modellato su quello delle statue del sovrano regnante.

Qui si riconosce il ritratto di Amenhotep III: il viso rotondo è giovanile con guance piene, labbra carnose.

Particolarmente caratteristici sono i grandi occhi a mandorla molto accentuati dal trucco, e il contorno delle labbra delineato a rilievo.

Fonte

https://collezioni.museoegizio.it


Calcare, altezza 102 cm
Collezione Drovetti C. 87

Ptah era, secondo una delle diverse teorie relative alla creazione, il demiurgo che aveva dato vita all’universo usando semplicemente il pensiero e la parola.

Il suo culto, che aveva come centro principale la città di Menfi si era diffuso in tutto L’Egitto dove il dio era considerato il patrono delle arti e degli artigiani.

È qui raffigurato secondo l’iconografia tradizionale, con il capo cinto da una stretta calotta e il corpo avvolto da un abito aderente dal quale fuoriescono le mani all’altezza del ventre.

La testa è di epoca ottocentesca, frutto di un periodo nel quale il restauro e la conservazione dei reperti antichi erano abbastanza opinabili

Il dio è raffigurato seduto su un trono, ma altre sculture analoghe lo mostrano in piedi, nell’atto di impugnare alcune insegne divine: lo scettro uas e il pilastro djed.

Il primo è il noto simbolo di potere, spesso associato anche al faraone, mentre il secondo è l’emblema della stabilità.

Le due insegne, che nella realtà avevano la forma di rigide aste modellate, qui seguono in modo innaturale il profilo del corpo seduto..

Sulla parte anteriore del trono, ai lati delle gambe di Ptah, furono incisi i cartiglio contenenti i due nomi di Amenofi III, il faraone che commissionò la realizzazione di questa scultura.

Sulla parete anteriore del basamento a sostegno della statua si trova una decorazione che riproduce due uccelli con braccia umane posti sopra un segno geroglifico.

I due uccelli detti rekhyt simboleggiano la totalità del popolo egizio, qui metaforicamente in atto di adorare l’emblema della vita affiancato da due stelle.

La testa costituisce però una riproduzione ottocentesca, secondo la consuetudine dell’epoca di completare opere d’arte frammentarie con integrazioni artistiche.

Fonte

I Grandi Musei: Torino Museo egizio – Electa

Mai cosa simile fu fatta, Statue, XVIII Dinastia

STATUA DI ANEN

Di Grazia Musso

Granodiorite, Altezza 146 cm
XVIII Dinastia – Regno di Amenhotep II (c. 1377 a.C.)

Questa scultura in pietra dura nera (granodiorite), dal viso pur rovinato, di dimensioni leggermente inferiori, com’è consuetudine per le statue di privati metri I formati maggiori sono riservati a sovrani e dei, ci mostra un dignitario, Anen secondo sacerdote di Amon, vestito con parrucca, lunga gonna e la pelle di leopardo che contraddistingue certi sacerdoti.

Le macchie della pelle del leopardo sono rese come stelle, una trasfigurazione che allude alla particolare specializzazione del personaggio, un sacerdote astronomo, come dice l’iscrizione : ” uno che conosce la processione del cielo”, cioè i percorsi degli astri.

Oltre a sacerdote di Amon, Anen era sacerdote Sem nell’Eliopoli del Sud.

L’iscrizione sulla statua evoca esplicitamente gesti propri del ruolo sacerdotale, in particolare la deposizione delle offerte agli dei e la recitazione di preghiere : Anen è ” uno che mette le cose a posto”, cioè le offerte nel luogo designato, e ” propizia gli dei con la voce”.

Queste affermazioni sono conformi all’ideologia meritocratica dell’epoca : il personaggio deve il suo successo alle sue capacità

Le iscrizioni sul retro della statua – Foto Anna Ferrari

Anen è cognato del faraone Amenhotep III, il quale aveva sposato Teye, figlia di una importante famiglia di Akhmim nell’Egitto Meridionale, nomi di questo sovrano sono iscritti sull’ornamento che Anen porta alla cintura, a sottolineare questo stretto legame.

Da un punto di vista storico-artistico, é caratteristica dell’epoca la particolare parrucca a riccioli, mentre la resa degli occhi grandi e oblunghi con contorno, linee del trucco e sopracciglia a rilievo e leggermente inclinati verso il basso è tipica proprio del regno di Amenhotep III.

A livello stilistico la statua di Anen costituisce, con i suoi volumi morbidi e l’attenta cura per i dettagli un eccellente esempio della raffinata produzione scultore a della XVIII Dinastia, che raggiunse proprio in quel periodo uno dei momenti di maggiore perfezione artistica.

Fonti

Museo Egizio di Torino – Printer Trento Srl – Trento – Franco Cosimo Panini

Mai cosa simile fu fatta, Statue, XVIII Dinastia

LA STATUARIA DELLA XVIII DINASTIA

Di Grazia Musso

Il Nuovo Regno ha fornito un enorme contributo alla storia dell’arte egizia.

Gli artisti toccarono il loro apice qualitativo con le statue di genere ritrattistico, nelle quali conferivano fisionomia realistiche sia ai sovrani, sia ai privati, raggiunsero una perfezione unica per quanto riguarda i rilievi dei Templi, le pitture tombali e le iscrizioni.

L’immagine del re non rappresentava un determinato sovrano, bensì l’istituzione faraonica stessa che guidava L’Egitto.

All’inizio del Nuovo Regno nulla della carica magico-religioso e simbolica viene meno, ma vengono esplorate nuove soluzioni per il senso estetico che si stava sviluppando nella nuova società.

In alcune statue appaiono degli spazi, per esempio, fra parrucca e collo, la figura si alleggerisce, e sparisce lo schienale dei troni lasciando libero il tronco.

Non viene dimenticato il passato, il Medio Regno, a cui guarderanno gli artisti, lo si può vedere nelle monumentali statue di Tutmosis I, o nelle grandi statue di Hatshepsut che mantengono le stesse funzioni celebrativo e architettoniche che ebbero i loro analoghi del Medio Regno.

Si ritrovano le statue a cubo che vengono arricchite di nuovi elementi, come si può vedere nella statua di Senenmut che protegge la principessa Neferura, ed è la prima volta in cui compare la figura dell’artista.

L’individualismo espresso nell’ambito sia dell’arte regale, sia di quella privata crebbe nell’epoca successiva.

Amenofi I compare nelle statue e nei rilievi che lo raffigurano come un giovane sovrano, Thutmosi IV, che morì giovane appare nei suoi ritratti con sembianze adolescenziali.

Fu però sotto Amenofi III che la tendenza idealizzante dell’arte, tipica dell’inizio della XVIII Dinastia, perse definitivamente il proprio valore.

Il faraone veniva raffigurato con i tratti del volto piuttosto morbidi e corporatura massiccia, le caratteristiche personali del sovrano vennero trasposte nei ritratti statuari, tale tendenza artistica poneva l’avvento sui tratti individuali ed era indice dell’atteggiamento più aperto e liberale.

Con Amenofi III e l’apertura verso il mondo esterno caratterizzò anche l’arte con nuove conoscenze e prospettive

Con Tutmosis IV fioriscono nuove forme e la ricerca del bello troverà il suo apice durante il regno di Amenhotep IIIl

Fonti

  • Tesori egizi nella collezione del museo del Cairo – Edizioni White Star – Dietrich Wildung
  • Antico Egitto di Maurizio Damiano – Electra

Foto tratte dai testi citati

Mai cosa simile fu fatta, XVIII Dinastia

GLI INIZI DEL NUOVO REGNO

1550-1069 a.C.

Di Franca Loi

THUTMOSI I
La mummia del re Thutmosi I della XVIII dinastia (Nuovo Regno), trovata nel nascondiglio di Deir el-Bahari (TT320) nel 1881, è una delle 22 mummie che è stata trasferita dal museo Egizio di Tahrir al museo nazionale della Civiltà Egizia.
Divenne re dopo la morte senza eredi del re Amenhotep I. Salì al trono all’età di quasi quarant’anni, durante il suo regno il dominio egiziano si estese a Sud. Le sue campagne militari hanno aperto nuove opportunità di scambio commerciale e relazioni diplomatiche ed economiche con i vicini dell’Egitto. Ha avuto molti figli, tra cui la regina Hatshepsut.
British Museum di Londra

La riunificazione del paese durante il regno di Ahmose I, che cinse la doppia corona fondando la XVIII dinastia, influisce in maniera determinante sulla cultura, come del resto era già accaduto nel Medio Regno.

“La XVIII dinastia segna l’inizio del periodo più celebre e glorioso dell’intera storia egizia.”

Copia di Nina de Garis Davies di un rilievo raffigurante Thutmose I accompagnato dalla madre Seniseneb, dalla Cappella di Anubi nel Tempio funerario di Hatshepsut a Deir el-Bahari. Metropolitan Museum of Art, New York.

I sovrani, sentendosi gli eredi della tradizione faraonica, tendono a realizzare monumenti e opere d’arte che richiamano nelle forme idealizzate l’Antico Regno. Vengono esplorate nuove strade e nuove soluzioni per il senso estetico che si andava sviluppando in quella società e una delle prime novità è la liberazione dell’opera dalla materia. Il cambiamento più determinante avviene con Hatshepsut, la sposa di Thutmose II che, rimasta vedova, usurpa il potere al nipote Thutmose e si presenta nel titolo e nelle statue ufficiali ufficiali come “re” : legittima tale pretesa per elezioni da parte del dio Amon.

Statuetta di Hatshepsut come “Grande sposa reale” di Thutmose II.
Museum of Fine Arts, Boston.

Sfinge di Hatshepsut
Scultura: granito
Metropolitan Museum of Art, New York ( USA )

Statua di Hatshepsut con gli attributi faraonici (la barba posticcia, l’ureo) e il copricapo khat. Ägyptisches Museum und Papyrussammlung, Neues Museum, Berlino.

Statua in basalto del supremo dio Amon, che Hatshepsut reclamò come proprio padre carnale.
Pennsylvania Museum of Archeology and Anthropology.

Dopo un secolo e mezzo di guerra dona all’Egitto un ventennio di pace e prosperità; promuove splendide opere d’arte, principale il suo tempio funerario, costruito a Deir-el Bahari dal ministro Senmut, imitando il vicino tempio di Mentuhotep, a esempio perfetto di inserimento di edificio in paesaggio.

Il ministro Senenmuth con la principessa Neferure, figlia di Hatshepsut.
Senenmut, il grande ministro di Hatshepsut.
Di umili origini, Senenmut fece carriera alla corte egizia fino a diventare l’uomo di fiducia della regina Hatshepsut. Prima di morire si costruì due monumenti funebri, ma la sua mummia non è mai stata trovata..
Chicago Field Museum of Natural History
Granito nero

Ricordiamo che si dedicò con tenacia al restauro di tutto quello che era andato distrutto o trascurato durante il lungo e difficile periodo degli Hyksos. “Io ho ripristinato ciò che era in rovina, ho terminato ciò che era rimasto incompiuto quando gli asiatici erano ad Avari, e i barbari in mezzo a loro, e distruggevano ciò che era stato fatto perché governavano nell’ignoranza di Ra e il principe Apopi scelse come suo signore soltanto Seth.”

Thutmose III in un’incisione di fine ‘800.

Lo Speos Artemidos (vedi anche: https://laciviltaegizia.org/2021/01/11/lo-speos-artemidos/)
È un piccolo tempio rupestre fatto realizzare dalla regina Hatshepsut.
Questo tempietto fu costruito nella cosiddetta Valle del Coltello, a sud della necropoli di Beni Hassan; si tratta del primo tempio rupestre dell’antico Egitto.
La particolarità di quest’opera architettonica consisteva nel fatto che fosse integramente scavata nella viva roccia e che infatti Hatshepsut chiamò la dimora divina della valle. I monumenti di questo tempio erano degradati dall’abbandono e deteriorati forse da qualche invasione, così che Hatshepsut li fece restaurare.
Più avanti, nello stesso luogo, per opera di Ramesse III fu edificato il cosiddetto castello dei milioni di anni.

L’iscrizione è nel tempietto rupestre costruito dalla regina a Beni Hassan.

FONTE:

  • ANTICO EGITTO DI MAURIZIO DAMIANO- ELECTA
  • L’EGITTO DEI FARAONI-FEDERICO A.ARBORIO MELLA-MURSIA
  • ARCHIVIO FOTOGRAFICO MUSEO EGIZIO
  • WIKIPEDIA

Mai cosa simile fu fatta, XVII Dinastia

GLI HYKSOS NEL DELTA E LA XVII DINASTIA

Di Franca Loi

IL TESORO DI AHHOTEP

Sarcofago di Seqenenra Ta’o.

Seqenenra Ta’o, fu il primo principe egiziano a ribellarsi agli invasori asiatici, guerreggiando contro gli stessi per riappropriarsi di alcuni nomi andati perduti e probabilmente venne ammazzato in combattimento, tenendo conto delle importanti lesioni sul capo della sua salma sottoposta ad imbalsamazione.

Alla fine del Medio regno, 1650 a.C, la debolezza dei sovrani portò ad un nuovo frazionamento dell’Egitto. Le popolazioni di origine vicino-orientale, già da tempo stanziatesi nel Delta, ne approfittarono per estendere un certo controllo sul Resto del Medio Egitto. Il merito della riunificazione del paese va ,a Tebe che, con con i sovrani della XVII dinastia dopo lunga lotta, sconfigge gli Hyksos. A dispetto dell’importanza ideologica dell’espulsione degli Hyksos, scarsa documentazione è rimasta; ” in realtà non conosciamo nemmeno la cronologia precisa dei fatti accaduti, per i quali sono state proposte date anche molto lontane tra loro, che vanno dal quarto anno di regno di Ahmosi fino al suo quindicesimo anno. È però disponibile una descrizione dei fatti per mano di un protagonista degli stessi: Ahmose, figlio di Abana, un militare che anni prima aveva partecipato alla alle campagne di Seqenenre contro gli Hyksos.” Ahmose svolse ruoli importanti sotto tre faraoni e dimostrò il proprio valore anche durante l’assedio della capitale Hyksos. Conquistò varie mani: gli egizi, Infatti, tenevano il conto dei nemici morti in combattimento tagliando loro le mani o il pene, per poi contarli e catturò un uomo e tre donne; perciò fu ricompensato più volte con l’oro al valore.

La testa della mummia di Seqenenra Ta’o. Le frecce indicano le ferite (fotografia dell’anatomista G.Elliot Smith, 1912).

Fonte: Alan Gardiner (riferito a Seqenenra Ta’O): “Séqenenra Ta’O, contorto come negli spasmi dell’agonia, mostrava orribili ferite al collo e alla testa. Si è supposto che fosse morto combattendo contro gli Hyksos, ma non se ne hanno le prove; non doveva avere più di trent’anni.”

Proseguendo le campagne contro gli Hyksos, iniziate dai suoi predecessori, Ahmose I, rase al suolo Avaris. Dopo lunghe lotte, inseguimenti e assedi liberò l’Egitto dagli Hyksos risvegliando il patriottismo della popolazione come documenterà l’iscrizione rinvenuta nello Steos Artemidos, un piccolo tempio rupestre della regina Hatshepsut.

Ascia cerimoniale in bronzo recante il cartiglio di Seqenenra Ta’o. Los Angeles County Museum of Art, Los Angeles.

Come già accaduto nel Medio Regno, la riunificazione del paese determina un forte sviluppo della cultura. Già agli inizi della XVIII dinastia i sovrani, eredi della tradizione faraonica, realizzano opere d’arte che, nelle forme astratte e idealizzate, si richiamano all’Antico.L’arte tebana, in particolare, già dalla fine della XVII dinastia raggiunge livelli che possiamo ammirare nel tesoro di Ahhotep. Figlia di Seqenenre Ta’o, sovrano della XVII dinastia; la regina Ahhotep fu la madre di Ahmosi I, il primo faraone del Nuovo Regno.

“Fu Ahhotep ad occuparsi del governo della Valle del Nilo fino alla maggiore età del figlio. La donna si distinse per il lavoro svolto, impegnandosi in prima persona, come sembrano suggerire le armi rinvenute nella sua tomba e le mosche d’oro che adornavano la sua mummia. Lo stesso re ne riconoscerà i meriti in un’iscrizione a karnak, in cui elogia i suoi successi dicendo che “conosce l’Egitto e si preoccupa dei suoi problemi”. “

Sarcofago di Kamose (Il Cairo, Museo egizio).

Kamose, probabilmente figlio di Seqenenre Ta’o, prese il posto del padre nella lotta contro gli invasori e il racconto ufficiale di questa guerra, che oppose Egizi e Hyksos, è narrato su due stele ritrovate a Karnak e una tavoletta conosciuta sotto il nome di “tavoletta Carnavon”. «….mi sono precipitato sulla corrente (del Nilo) con forza per abbattere gli Asiatici….. il mio valoroso esercito davanti a me come un soffio di fuoco…».

Testa della statua in pietra calcarea del faraone Ahmose I.
(1550-1525 a.C. circa), Metropolitan Museum of Art

Immagine su un’ascia di Ahmose I con in mano un guerriero Hyksos trovato tra i corredi di sua madre, Ahhotep I, lei stessa una guerriera.

Stele della regina Tetisheri, nonna di Ahmose.
Il re Ahmose I compare nell’atto di onorare l’ava. Museo egizio del Cairo.
Particolare del sarcofago di Ahhotep.
Ahhotep I è stata una regina della XVII Dinastia, figlia di Ta’o I e della regina Tetisheri. Il suo nome, che significa ” Possa la luna essere soddisfatta”,
Pettorale di Ahhotep.
Su questo pettorale d’oro e pietre trovato nella sua tomba, gli dei Amon e Horus versano l’acqua della purificazione su Ahmosi, durante la cerimonia della sua incoronazione.
Museo Egizio, Il Cairo.

Armi cerimoniali e gioielli dalla tomba di Ahhotep I, inclusa un’ascia con Ahmose I che abbatte un guerriero Hyksos e oro dono assegnato alla regina per il suo ruolo nella sconfitta degli Hyksos

Fonte:

  • Maurizio Damiano: Antico Egitto-Electa
  • National Geographic
  • Le nebbie del tempo
  • Wikipedia
  • Alan Gardiner
  • Alamy
  • Storie di storia
  • L’Egitto dei Faraoni: i tesori del Museo Egizio del Cairo
Mai cosa simile fu fatta, Nuovo Regno, XVIII Dinastia

LA XVIII DINASTIA

Di Grazia Musso

Il periodo della storia egiziana denominato “Nuovo Regno” può essere considerato come uno dei più floridi, sia dal punto di vista politico sia da quello storico-artistico.

È l’epoca degli Amenhotep ( I, II, III) e dei Tutmosis ( I, II, III,, IV), di Hatshepsut, dei Ramses ( I, II, III, IV-XI).

Di alcuni si possono tuttora vedere i volti osservando le mummie rinvenute nel 1881 nella cachette di Deir El – Bahari, nascondiglio al quale i sacerdoti tebani della XXI Dinastia ricorsero per preservare i corpi regali dalla profanazione.

Questo periodo, durato 465 anni dalla fondazione del Nuovo Regno alla scomparsa dell’ultimo ramesside, attraversò varie fasi, politiche e religiose: la prima parte della XVIII coincide con la cacciata degli Hyksos, mentre la svolta che portò all’inizio della seconda fase si ebbe con l’avvento di Amenhotep IV-Akhenaton.

L’arte toccò livelli di estrema ricercatezza….. nello scopo celebrativo di sovrani e nobili si affaccia anche il piacere estetico della creazione del bello che apre lo spirito alla contemplazione dell’opera.

A questo si aggiunge anche il fiorire delle mode, ciò si potrà notare sia nelle acconciature o nelle vesti, sia nelle scelte artistiche.

Fonte

Egitto la terra dei faraoni – Regine Schulz e Matthias Seidel – Konemann

I tesori dell’antico Egitto nella collezione del museo egizio del Cairo – National Geographic – Edizioni White Star

Antico Egitto – Maurizio Damiano – Electra

Foto dei libri su citati

Mai cosa simile fu fatta, Medio Regno, Statue

STATUA DEL MAGGIORDOMO SAKAHERKA

Di Grazia Musso

Quarzite
Altezza 62 cm
Karnak, Tempio di Amon-Ra
Fine della XII – inizio Dell XIII Dinastia
Museo Egizio del Cairo

Questa statua raffigura Sakaherka, un maggiordomo vissuto verso la fine della XII Dinastia, fu depositata a scopo votivo nel grande tempio di Karnak.

Il proprietario è seduto su un trono massiccio, con le mani appoggiate sulle gambe e lo sguardo fisso davanti a sé.

I volumi della scultura, dai toni caldi emanati dalla Quarzite gialla, sono sobri ed armoniosi.

Il copricapo, modellato secondo la consuetudine dell’epoca presenta una superficie arrotondata che si armonizza con il volto, dove sono sottolineati i lineamenti di Sakaherka.

Il corpo è avvolto in una gonna fissata sull’addome, sulla quale è stata tracciata una colonna di geroglifici recante il nome del maggiordomo.

Fonte

I tesori dell’antico Egitto nella collezione del museo Egizio del Cairo – National Geographic. – Edizioni White Star

Mai cosa simile fu fatta, Medio Regno

RICCIO IN FAIENCE AZZURRA

Di Grazia Musso

Altezza 5,3 cm, Lunghezza 7 cm
Necropoli tebana – Medio regno
Museo Egizio del Cairo – JE 30742.

Tra gli animali che venivano realizzati a tutto tondo o rappresentati in bassorilievi e pitture, il riccio è una presenza costante nell’arte egizia.

Questa figurina rispecchia fedelmente l’aspetto reale dell’animale: il muso allungato con piccoli occhi e orecchie appuntite.

Le zampe grosse su cui appoggia il corpo ricoperto di aculei, realizzati in modo piuttosto schematico, con incisioni intersecantisi sulla superficie della schiena ricurva.

Il riccio appoggia su una base ovale.

La sua figura è attestata su bassorilievi di tombe dell’Antico Regno, come decorazione della prua delle barche, in forma di statuina a tutto tondo in argilla.

Fino all’epoca Tarda continua a essere raffigurato come animale del deserto, sia in rappresentazioni di caccia, sia come offerta funeraria.

Deposto nella tomba questo animale aveva probabilmente il valore di amuleto, forse connesso alle due divinità Mut e Bes , entrambe legate alla nascita:Mut quale dea madre per eccellenza, Bes come protettore della puerpera e del nascituro.

L’immagine del riccio venne utilizzata anche per la realizzazione di vasi teriomorfi, in particolare nella produzione di aryballoi in Faience di epoca greco-romana, sopratutto a Naukrati.

L’aryballoi è un piccolo vaso con corpo globulare o puriforme, senza distinzione tra spalla e pancia, con un corto e stretto collo e un ampio orlo piatto.

Era utilizzato per contenere oli profumati.

Fonte

Tesoro Egizi nella collezione del Museo Egizio del Cairo – Francesco Tiradritti – fotografia Arnaldo De Luca – Edizioni White Star