Di Grazia Musso

Bronzo, Altezza cm 27,2
Museo Egizio del Cairo – CG 39134
La statua riproduce Hathor nelle sembianze di dea vaccina.
Secondo la maniera egiziana di rappresentare la divinità, metà umana e metà ferina, Hathor si mostra in tutto il suo mistero di animale celeste, dea madre del cielo che nutre e allatta i suoi figli.
Il nome Hathor, che significa ” Casa di Horo”, sottolinea l’aspetto celeste della dea che, in quanto madre divina, si trova assimilato alla dea Iside, anch’essa rappresentata come vacca.
Hathor si rivela inoltre titolare dell’amore e di conseguenza del canto della danza, dell’ebrezza.
L’aspetto benevolente di Hathor nei confronti degli uomini e trasposto anche nella sfera funeraria, in cui è descritta come benigna per i defunti; il suo nome si ritrova infatti legato al monte tebano, la necropoli, e all’area di Deir El-Bahari,, dove sorgeva un suo santuario prima ancora che la regina Hatshepsut vi costruisse il suo tempio funerario.
Molti sono i luoghi di culto hathorici, anche in terre lontane quali il Sinai e la Nubia.

Questa statua propone e la dea in posizione incedente con la gamba sinistra avanzata, secondo. I canoni egizi.
Il braccio sinistro è proteso e il destro è disteso lungo il fianco, mancano lo scettro – was e il simbolo ankh, che la dea stringeva nelle mani sinistra e destra rispettivamente.
Il capo vaccino è incorniciato da una parrucca ripartita strinata e dalla barba posticcia, tipico attributo divino dal quale procede la “collana larga” che orna la veste.
Tra le corna, due piume di struzzo e il disco solare con ureo, elementi costitutivi del “copricapo hathorico”, associato ad altre divinità femminili assimilate ad Hathor.
Fonte e fotografie
I Tesori dell’antico Egitto nella collezione del Museo del Cairo – Alessia Amenda – Fotografie Araldo De Luca – National Geographic – Edizioni White Star.
eographic – Edizioni White Star.