Di Luisa Bovitutti

Foto: Silvia Vitrò.
La Piramide Settentrionale di Snefru è più nota come Piramide Rossa a causa del particolare colore dell’arenite con la quale fu realizzato il suo nucleo; essa è in perfetto stato nonostante in epoca medievale sia stato rimosso e riutilizzato il rivestimento in pregiato calcare, una modesta porzione del quale è ancora oggi ancora visibile alla base del lato est.
Essa, costruita su terreno ben solido, rappresenta il massimo grado di evoluzione dell’architettura egizia dell’epoca, e condensa in sé tutte le conoscenze fino ad allora acquisite nella tecnica di costruzione delle piramidi, tant’è che non presentò mai problemi di statica e fu presa a modello dai successori di Snefru per la realizzazione delle piramidi di Giza.
L’inclinazione delle sue pareti è identica a quella della parte terminale della piramide a doppia pendenza e raggiungeva i 104 metri di altezza (oggi ridotti a 99 per l’asportazione del rivestimento); probabilmente fu l’ultima dimora di Snefru ma non possiamo averne la certezza in assenza di un sarcofago reale e considerato che i resti umani ivi rinvenuti nel 1952 risalgono ad un’epoca molto più recente.
L’intero complesso si ispirava a quello della piramide romboidale, in quanto gli scavi effettuati nel secolo scorso accertarono l’esistenza di una rampa processionale lunga 400 metri che conduceva ad un tempio a valle, mai investigato.
Per informazioni più dettagliate sulla piramide, guardate sul nostro sito gli articoli ai seguenti link:
La piramide è raggiungibile dopo una bella camminata sotto il sole del deserto lungo una stradina lastricata che corre sulla sabbia; giunti alla base dell’edificio, bisogna arrampicarsi su di una ripida scaletta che conduce all’ingresso, posto a circa 28 metri dal suolo.

Anche qui lo stretto cunicolo interno a sezione rettangolare (m. 1,00 x 1,20) è piuttosto ripido, illuminato artificialmente, dotato di corrimano a destra e a sinistra e lastricato con assi di legno e traversine antisdrucciolo.

Esso affonda subito nel cuore dell’edificio per una sessantina di metri ed alla fine, dopo aver raggiunto la linea di base della piramide, diventa orizzontale e sbuca nella prima anticamera priva di iscrizioni, dal soffitto alto più di dodici metri ed aggettante, realizzato con lastroni in calcare scolpiti e connessi in modo perfetto; questa camera si trova ESATTAMENTE sotto la cuspide dell’edificio, in corrispondenza del suo asse verticale.


Per proseguire la visita occorre infilarsi in una stretta apertura situata nell’angolo inferiore destro della parete della camera posta di fronte a quella d’entrata e percorrere il corto budello che sbuca all’imboccatura di una rampa di scale in legno che consente di scendere sul pavimento della seconda anticamera, posto più o meno otto metri più in basso.

Nell’angolo a sud di questa seconda camera, del tutto analoga alla prima, si trova un’altra rampa di scale che permette di accedere ad un passaggio lungo circa sette metri e poi alla camera sepolcrale che si erge sopra il livello del suolo, all’interno della struttura della piramide.

Questa camera, più ampia delle altre ed alta circa 15 metri, è inagibile in quanto le pietre del pavimento sono state divelte per uno spessore di circa quattro metri dagli antichi tombaroli alla vana ricerca di altri passaggi.



Le prime due camere sono allineate lungo l’asse nord-sud, mentre la terza è disposta perpendicolarmente sull’asse est-ovest.

Sul lato est della piramide si trovano pochi resti del tempio funerario ed il pyramidion, trovato in frantumi e ricostruito.

E’ d’obbligo un elogio al magnifico lavoro svolto dal governo egiziano anche in questa piramide: il nuovo sentiero che porta all’ingresso è in perfetta sintonia con l’ambiente; sono state tolte le orribili impalcature sopra l’accesso; tutte le strutture in legno interne sono state rinnovate e rinforzate per la sicurezza dei visitatori; è stata effettuata la completa disinfestazione dai pipistrelli che vent’anni fa abitavano stabilmente i soffitti; le pareti sono state perfettamente ripulite dalle loro deiezioni il cui pungente odore di ammoniaca rendeva l’aria quasi irrespirabile; tutto il sito circostante è perfettamente pulito.

La visita è un’esperienza notevole, anche se quella alla piramide romboidale è decisamente più impegnativa ed emozionante; inoltre l’asetticità del luogo, la solidità delle scale e l’aumentato flusso turistico hanno un poco appannato la sensazione di avventura che ti prendeva in passato, prima dei lavori di restauro, quando in perfetta solitudine scendevi nelle viscere della piramide, ti arrampicavi su scale scricchiolanti e penetravi in ambienti popolati da pipistrelli che sembravano quasi inviolati da millenni….
FONTI: oltre a quelle già citate sul sito di Dahshur, ho consultato: