Necropoli tebane

TT301 – TOMBA DI HORI

Epoca:                                   Periodo Ramesside

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[4]Dinastia/PeriodoNote[5]
Hori[6]Scriba della tavola del Signore delle Due Terre nei domini di AmonDra Abu el-NagaPeriodo Ramesside 

Biografia

Nessuna notizia biografica ricavabile[7].

La tomba

Tomba molto danneggiata e in buona parte distrutta.

E’ noto che nell’ingresso esistano testi illeggibili e che nella camera funeraria si trovi il sarcofago del defunto, con immagini di Thot e dei Figli di Horus, e della moglie (nome non leggibile) con immagini di Nut[8].

 

Fonti

  1. ^ Gardiner e Weigall 1913
  2. ^ Donadoni 1999,  p. 115.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      La planimetria qui riportata non è in scala ed ha valore esclusivamente di visione d’insieme; l’ubicazione delle singole sepolture non è topograficamente esatta, ma vuole visualizzare la concentrazione delle tombe, nonché il “disordine” con cui le stesse sono state classificate.

[4]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[5]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[6]      Porter e Moss 1927, p. 381

[7]      Porter e Moss 1927,  p. 381.

[8]      Porter e Moss 1927,  pp. 380-381.

Necropoli tebane

TT300 – TOMBA DI AHOTEP

Epoca:                       Periodo Ramesside

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Anhotep[5]Vicerè di Kush; Governatore delle Terre meridionali; Scriba della tavola del Signore delle Due TerreDra Abu el-NagaPeriodo ramesside 

Biografia

Unica notizia biografica ricavabile il nome della moglie: Hunuro[6].

La tomba

TT300 si presenta con struttura planimetrica a “T” rovesciata, tipica delle sepolture del periodo. A un corridoio segue una sala trasversale; sulle pareti in una nicchia (1 in planimetria[7]) il defunto e la moglie, in due registri sovrapposti, il defunto in atto di adorazione.

Sul lato corto opposto (2) due statue (non identificabili i soggetti) con un uomo in adorazione; poco oltre (3) resti di scena di Confessione negativa (?).

Un secondo corridoio dà accesso ad una sala perpendicolare alla precedente; sulle pareti: resti di scena (4) con il cartiglio di Ramses II; il defunto (5) e, su due registri sovrapposti (6) il defunto e la moglie in adorazione di Iside e Osiride, nonché della coppia reale costituita da Amenhotep I e dalla regina madre Ahmose Nefertari. Su altra parete (7) un uomo in offertorio al defunto, il defunto in adorazione e un figlio (?) che verifica le offerte.

Frammenti della piramide, con testi dedicatori, oggi al Museo egizio del Cairo e al Philadelphia Museum of Art (cat. 29.86.708)[8].

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Porter e Moss 1927, p. 380

[6]              Porter e Moss 1927,  p. 380.

[7]              La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 370.

[8]              Porter e Moss 1927,  pp. 380-381

Necropoli tebane

TT299 – TOMBA DI INERKHAU

Vedi anche : TT359


Epoca:            Periodo Ramesside (Ramses III – Ramses IV)

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Inerkhau (titolare anche della TT359)[5]Caposquadra del Signore delle Due Terre nel Luogo della VeritàDeir el-MedinaPeriodo ramesside (Ramses III-Ramses IV) 

Biografia

Padre del titolare fu Hay, a sua volta Caposquadra nel Luogo della Verità; Wabet, Cantatrice di Amon, fu il nome della moglie[6]

Nonno di Inerkhau era, verosimilmente, Qeh (TT360), mentre Huy (TT361) era un suo prozio[7] [8].

La tomba

TT299 appartiene all’ultimo periodo di realizzazione delle tombe; queste presentano decorazioni molto rare, ridotte e di minor qualità. Se un tale decadimento sia dovuto a minor qualità delle maestranze o a periodi di incertezza politica non è dato di sapere[9]. A Inerkhau sono attestate due distinte tombe, la TT299 e la TT359.

Per entrambe le sepolture, caso raro nel panorama delle tombe tebane, è noto il nome degli artisti che provvidero a decorarle: Hormin e Nebnefer[10].

La TT359, molto malridotta, è tuttavia l’unica ancora accessibile e si ritiene fosse destinata ad accogliere i familiari mentre la TT299 era destinata allo stesso Inerkhau.

Benché molto danneggiata e di difficile esplorazione per la presenza di una roccia di circa 20 t che incombe sulle strutture viciniori e sulla stessa TT299, è noto che la stessa era preceduta da un cortile di 9,15 x 6,90 m e presentava una facciata alta 4-5 m e da un portico alto 1,65 m x 3,60 di larghezza. Dal cortile si accedeva a due locali oggi crollati e privi comunque di decorazioni; da questi si passava (1 in planimetria[11]) ad una cappella con tetto a volta in cui si apriva un pozzo verticale profondo 2 m che immetteva nell’appartamento sotterraneo di cui resta, oggi, solo un locale largo 2,75 m x 5,30 di lunghezza, per 2,5 di altezza. In questa camera, in cui gran parte dei dipinti parietali sono crollati, il defunto inginocchiato dinanzi ad un certo numero di geni mummiformi (2), le dee Nut, Iside e Nephtys, nonché il dio Anubi in forma di sciacallo (3)[12].

Resti di architravi recanti testi e liste di offerte, provenienti dalla TT299, furono rinvenuti all’interno della TT217[13].

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Porter e Moss 1927, p. 379.

[6]      Porter e Moss 1927,  p. 380

[7]      TT359, TT360 e TT361 fanno parte di un unico complesso.

[8]      Le tombe TT350e TT299 di Inerkhau:, su osirisnet.net.

[9]      Durante il regno di Ramses III si svolse uno dei primi scioperi di cui si abbia notizia (il c.d. Papiro dello sciopero si trova oggi al Museo Egizio di Torino). Ancora, sotto il regno del III Ramses si tenne una congiura nel corso della quale lo stesso Faraone venne verosimilmente ucciso. Gli atti del processo conseguente sono conservati nel Papiro giuridico di Torino.

[10]     Studi stilistici hanno evidenziato come i lavori svolti da Hormin siano meglio realizzati rispetto a quelli attribuiti a Nebnefer.

[11]     La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 370.

[12]     Le tombe TT350e TT299 di Inerkhau:, su osirisnet.net. 

[13]     Porter e Moss 1927,  p. 380.

Necropoli tebane

TT298 – TOMBA DI BAKI e WENNEFER

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Baki e Wennefer (forse padre di Baki)[5](Baki) Caposquadra nel Luogo della Verità, (Wennefer) Servo del Signore delle Due Terre nel Luogo della VeritàDeir el-MedinaPeriodo ramesside (Ramses II?) 

 

Biografia

E’ noto il nome della moglie di Baki, Taysen; purtuttavia questo si ricava non dalla TT298, bensì dalla TT213 di Penamun che dichiara, nei dipinti parietali di essere figlio di Baki e Taysen. Moglie di Wennefer, forse padre di Baki, fu Maia[6].

La tomba

TT298, molto malridotta, era costituita da una piramide esterna a Baki, a costui assegnabile per la presenza di un mattone recante il suo nominativo, a sud della cappella, e da una camera funeraria sotterranea. Scarse le rimanenze decorative: nella cappella (1 in planimetria[7]) una nicchia conteneva forse una statua della dea Hathor, rappresentata come vacca sacra, a protezione del re (se ne sconosce il nome); sulle pareti laterali il defunto adorante, tracce di statue di creta e, sul fondo, Osiride.

Nella camera funeraria (2) sul timpano, Anubi accompagna la mummia tra Iside e Nephtys con due scrigni; due pilastri djed. Furono rinvenuti in questa tomba frammenti inferiori di una figura seduta, stipiti in arenaria e mattoni tutti intestati a Baki[8].

Fonti

  1.  Gardiner e Weigall 1913
  2.  Donadoni 1999,  p. 115.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Porter e Moss 1927, p. 379.

[6]      Porter e Moss 1927, p. 379.

[7]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 370.

[8]      Porter e Moss 1927,  p. 379.

Necropoli tebane

TT297 – TOMBA DI AMENEMOPET

DETTO ANCHE DJEHUTYNEGER O THONEFER

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Amenemopet, detto anche Djehutynefer, o Thonefer[5]Scriba contabile del granaio di Amon, Supervisore dei camp[6]El-Assasifinizi XVIII dinastia (Amenhotep II?) 

Biografia

Nessuna notizia biografica ricavabile dalla tomba; lo stesso nome del titolare, nonché i suoi titoli, sono stati ricavati dal cono funerario oggi presso il Petrie Museum di Londra[7] [8] [9]. Altri coni funerari di Amenemopet sono conservati al Met Museum di new York.

La tomba

TT297 si struttura, planimetricamente, secondo lo schema a “T rovesciata tipica delle sepolture del periodo: a un breve corridoio segue una sala trasversale da cui si diparte una camera perpendicolare alla prima.

Solo la sala trasversale presenta rappresentazioni parietali, peraltro danneggiate: a sinistra dell’ingresso (1 in planimetria[10]) carico di grano su alcune navi e una fanciulla in presenza del defunto e della moglie.

Sulla parete opposta (2), il defunto e la moglie seduti; su altra parete (3), in tre registri sovrapposti, un figlio, con portatori di offerte, offre mazzi di fiori al defunto e alla moglie; operazioni per il calcolo del raccolto con sistemazione di pietre di confine, carri trainati da muli e uomini a caccia di quaglie; il carro del defunto trainato da cavalli e un uomo con un toro. Sulla parete opposta (4) scena di banchetto funebre in presenza del defunto e della moglie, con un’arpista e una danzatrice[11].

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115. 

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Porter e Moss 1927, p. 379.

[6]      Nome del titolare e titoli ricavati da Cono funerario.

[7]      Presso il Petrie Museum di Londra sono conservati 35 coni funerari relativi ad altrettante tombe della Necropoli tebana; in alcuni casi non è stato possibile associare i coni alle relative sepolture

[8]      Elenco dei coni funerari presenti nella collezione del Petrie Museum:,

[9]      Porter e Moss 1927,  p. 379.

[10]     La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 370.

[11]     Porter e Moss 1927,  p. 379.

Kemet Djedu

IL TUBETTO DI KOHL DI SITAMON

Questo particolare manufatto egizio è custodito al Metropolitan Museum of Art di New York con il numero di catalogo 26.7.910

Poiché l’immagine è molto nitida possiamo provare a fare una velocissima analisi filologica.

Come al solito ha aggiunto la codifica IPA per far leggere i geroglifici anche a coloro che non li hanno (ancora!!) studiati.

A chi volesse intraprendere questa interessantissima ginnastica intellettuale posso consigliare la seguente strumentistica pressoché completa:

GRAMMATICA EGIZIA

(I liv.): https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-i-alla…/

(II liv.): https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-ii-alla…/

(III liv.): https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-iii-alla…/

DIZIONARIO EGIZIO – ITALIANO 12000 LEMMI IN GEROGLIFICO

(I vol.): https://ilmiolibro.kataweb.it/…/dizionario-12-egizio…/

(II vol.): https://ilmiolibro.kataweb.it/…/dizionario-22-egizio…/

Necropoli tebane

TT296 – TOMBA DI NEFERSEKHENU

Posizioni reciproche delle tombe TT295, TT296, TT178 e TT365

Epoca:                       Periodo Ramesside

Titolare:

TitolareTitoloNecropoli[2]Dinastia/PeriodoNote[3]
Nefersekheru[4]Scriba delle divine offerte di tutti gli Dei, Funzionario del tesoro di… nella Città del SudEl-KhokhaPeriodo ramesside 

Biografia

Nefersekheru ricopriva quattro incarichi principali probabilmente strettamente interconnessi tra loro: “Vice amministratore del tesoro”, “Scriba reale del tesoro del Signore delle Due Terre”, “Scriba delle divine offerte di tutti gli Dei”[5], “Direttore degli schiavi”[6].

Si ritiene, ma non esiste sicurezza, che Nefersekheru possa essere subentrato negli incarichi a Neferrenpet (TT178).

Gli sono note tre mogli[7] [8]: Kah, che viene tuttavia menzionata solo in una scena parietale all’ingresso della tomba, Nefertiri e Nedjemmaat-Mut (o Maetmut), i cui nomi sono riportati nella sala principale[9]. Le tre mogli, nonché la figlia maggiore, Hener, erano Cantatrici di Amon. La rappresentazione della moglie Kah, all’ingresso della TT296 sembra evidenziare una qual sorta di preminenza sulle altre due, ma non è possibile risalire al fatto se si sia trattata della prima o dell’ultima moglie.

Camera “A”: il defunto tra le mogli Nefertiri (sx) e Nedjmaat-Mut (?) (dx)

Nel caso delle altre due, Nefertiri appare solo nella parte sud della camera principale, mentre Nedjemmaat-Mut solo nella parte nord; la sostituzione del nome di Nefertiri con quello di Nedjemmaat-Mut in un fregio lascia intendere che la prima possa essere morta prima dell’ultimazione della tomba. In una delle scene parietali Nefertiri appare seduta con accanto tre figli del defunto.

Quanto a questi, il nome della figlia maggiore, Hener (trascritta anche come Heli), compare tre volte nelle scene parietali mentre due distinte indicazioni riportano “suo figlio, lo scriba militare del Signore delle Due Terre, Amenemipet” e “suo figlio, il prete wab[10]“, ma non ne viene indicato il nome[11].

La tomba

Si accede alla TT296 da un cortile originariamente realizzato per la tomba, non ultimata, TT365 di Nefermenu (risalente a Thutmosi III); dallo stesso cortile si accede inoltre alla tomba TT178, di Neferronpet.

Benché entrambe le tombe, TT296 e TT178, siano coeve e realizzate dalle stesse maestranze, si ritiene, per precise rappresentazioni stilistiche, che la seconda sia antecedente alla prima anche perché in questa, e da qui l’ipotesi che il titolare di TT296 abbia seguito nell’incarico Neferronpet, viene rappresentato un prete wab di nome Nefersekheru.

Il passaggio che dalla TT296 porta alla TT295

Data la vicinanza con la TT295, cui si accede attraverso un cunicolo aperto nell’angolo nord-ovest della sala trasversale, TT296 si sviluppa su due piani: il piano superiore (vedi planimetria e sezione dello sviluppo sotterraneo[12]) è costituito da due locali, una camera trasversale rispetto all’ingresso (camera “A”) e una camera di forma irregolare (camera “B”) a sud del locale precedente. Un pozzo verticale quasi al centro della camera “A”, situato dinanzi ad una rappresentazione di Osiride a mezzotondo, immette in una camera di forma irregolare (“I”)[13]; dalla camera “B”, un corridoio discendente[14] consente l’accesso ad un appartamento sotterraneo più ampio costituito da sei locali (contrassegnati in planimetria dai numeri romani da “II” a “VII”)[15]. Di tutto il complesso funerario, solo l’ingresso e la prima camera (“A”) presentano decorazioni applicate su intonaco bianco.

Nell’ingresso (1 azzurro in planimetria) Nefersekheru e la moglie Kah guadano verso l’esterno della tomba in un gesto quasi di saluto; il dipinto è molto danneggiato, specie nella parte inferiore del corpo di Kah.

Sui due lati dell’ingresso la coppia è circondata, a sinistra, dal testo di un inno ad Amon-Ra Horakhti, a destra da un inno di adorazione a Osiride. Per quanto attiene le decorazioni della camera “A”, su due registri (2) brani tratti dal Libro delle Porte e cinque scene del defunto con la moglie Nefertiri tra cui una della coppia intenta a un gioco da tavolo[16].

Sull’architrave del corridoio che immette alla camera “B” (3) doppia scena del defunto e della moglie in adorazione di Osiride e della dea dell’Occidente Hathor, di Anubi e Iside.

Sui lati del corridoio, molto danneggiati, resti di testi e immagine del defunto seduto.

Su altra parete (4), in due registri sovrapposti, il defunto, Nefertiri e un uomo (non identificabile) adorano Osiride e Iside; il defunto in adorazione di Osiride seduto tra Iside e Harsiesi rappresentati in maniera mummiforme; in tre scene il defunto con Nefertiri e con alcune figlie, prete che offre incensi e accende lampade e un prete con un’arpista che controlla le offerte.

Sulla parete opposta (5), in due registri, brani del Libro delle Porte, il defunto e la moglie che assistono alla Confessione negativa; il defunto presentato da Thot ai simboli di Osiride e Maat; in due file scene della processione funebre, con mucche e vitelli e preti che precedono la mummia verso la piramide tombale e rappresentazione di Hathor, come vacca sacra, della montagna tebana.

Su lato corto a nord (6), in una nicchia di colore di fondo giallo ocra, danneggiate, statue del defunto seduto tra le mogli Nefertiri (a sinistra guardando) e, forse, Nedjmaat-Mut a destra in altorilievo che con il braccio più vicino, cingono la vita del defunto.

Su altra parete (7) su due registri, la dea Nut tiene tra le braccia il disco solare adorato da babbuini, divinità femminili e alcuni ba, nonché da altri dei e da Anime di Pe e Nekhen inginocchiate; il defunto e una delle mogli adorano Osiride, Iside e Nephtys. Sulla stessa parete, al di sopra del pozzo verticale che adduce alla camera “I”, una nicchia contenente la statua di Osiride con il defunto e testi sacri rappresentati sulle pareti della nicchia stessa che è strutturata come se si trattasse di una porta.

La nicchia nella camera “A” con la statua di Osiride

La statua in altorilievo, mummiforme, realizzata scavando nella roccia, è oggi mancante della parte alta, purtuttavia, per alcune caratteristiche decorative della parte superstite, è stata identificata per una rappresentazione di Osiride. Ai piedi della statua si apre il pozzo verticale che adduce al locale “I”[17]

Uno dei Rilievi di Nefersekheru che fiancheggiano la nicchia di Osiride

Fonti

  1. ^ Gardiner e Weigall 1913
  2. ^ Donadoni 1999,  p. 115.

 


[1]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 334. La planimetria della TT296 è riportata in colore azzurro

[2]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[3]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[4]      Porter e Moss 1927, p. 377

[5]      Incarico attestato a Tebe e, segnatamente, per il Tempio di Amon, indicava verosimilmente il responsabile degli spostamenti degli oggetti religiosi del tesoro.

[6]      Titolo riscontrato solo due volte nelle tombe tebane indicava, verosimilmente, il responsabile degli schiavi al servizio del tempio di Amon a Karnak.

[7]      Porter e Moss, 1964, gliene accreditano solo una: Maetmut.

[8]      Porter e Moss 1927,  p. 377.

[9]      Tutte e tre le mogli vengono indicate come “sua sorella, signora della casa, cantatrice di Amon”, ma solo per Nefertiri e Nedjemmaat-Mut viene aggiunta la precisazione “da lui amata”.

[10]     I preti “wab”, ma anche “uab”, o “uebu”, appartenevano al basso clero ed erano incaricati della manutenzione degli strumenti del culto e degli oggetti comunque ad esso connessi. A loro competeva il lavacro e l’abbigliamento giornaliero della statua del dio presso cui operavano e a loro competeva il trasporto della statua del dio (generalmente su una barca sacra) durante le cerimonie. Erano gerarchicamente sottoposti ad un “grande prete wab” cui competevano le operazioni giornaliere di culto della divinità.

[11]     La tomba TT296 di Nefersekheru:, su osirisnet.net. 

[12]     La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 334. La planimetria della TT296 è riportata in colore azzurro.

[13]     Il pozzo è profondo circa 5 m e misura 1 m x 1 m circa; la camera sotterranea “I” varia da 1,80 a 2,15 m sull’asse est-ovest e da 2,25 a 2,65 sull’asse sud-nord.

[14]     Largo poco più di 1 m, ha altezza variabile tra 1,25 e 1,65 m; prosegue per circa 7 m verso est, quindi cambia direzione puntando verso nord per altri 7,5 m, “II” in planimetria, allargandosi fino a 2 m e costituendo così il locale contrassegnato con il “III”. Qui, verso est, un muro di mattoni di fango chiude per metà il passaggio che immette nel locale “IV”, lungo circa 2,5 x 1,5 di altezza e altrettanto di larghezza, che adduce ad un piccolo locale, “V”, lungo 1,8 m e alto altrettanto. Dal locale “III”, proseguendo verso nord, un muro di mattoni di fango, come il precedente in “IV”, chiude per metà il passaggio al locale, verso ovest, “VI” di circa 3,5 m di lunghezza; al termine il corridoio piega verso nord costituendo il locale “VII”, che si trova, di fatto, sotto l’ingresso della tomba 2,5 m più in alto, lungo poco più di 2 m e alto altrettanto.

[15]     La tomba TT296 di Nefersekheru:, su osirisnet.net.

[16]     Dalla forma delle pedine e della tavola da gioco, è stato escluso che il gioco praticato fosse il senet che è invece rappresentato nella vicina TT178 di Neferronpet.

[17]     La tomba TT296 di Nefersekheru:, su osirisnet.net e Porter e Moss 1927,  pp. 377-379.

Necropoli tebane

TT295 – TOMBA DI DJEHUTYMES, detto PAROY

Posizioni reciproche delle tombe TT295, TT296, TT178 e TT365

Epoca:                       Periodo Ramesside

Titolare:

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Djehutymes, detto anche Paroy[5] Capo dei segreti del petto di Anubi, Prete sem[6] nella Casa delle imbalsamazioni, ImbalsamatoreEl-KhokhaXVIII dinastia  (da Thutmosi IV ad Amenhotep III -?-) 

Biografia

Djehutymes, detto anche Paroy, ricopriva molteplici incarichi, alcuni anche di tipo onorifico; tra gli altri: “Prete sem nel luogo dell’imbalsamazione”, “Scriba”, “Grande amico e Portatore del sigillo del Signore del Basso Egitto”, “Scriba reale di …”. Sennetjer,

Prete sem nella Casa dell’imbalsamazione, fu suo padre mentre Senemiahbet, Signora della Casa, fu sua madre.

Due sono le mogli citate, Neferetiry, citata più volte nelle decorazioni, e Renenutet, cui se ne aggiungono altre due, Thepi e Isis e due fanciulli, verosimilmente due figli, Huy e Henutwedjheb[7].

TT295: Djehutymes e Neferetiry

La tomba

La tomba venne scoperta nel 1915 da Robert Mond, ma poi se ne persero le tracce fino al 1976 quando venne ri-scoperta da El Sayed A. Hegazy. Si entra nella TT295 da uno stretto e ripido passaggio aperto all’estremità della parete ovest della TT296; non si tratta dell’ingresso originario, nè di un tentativo di saccheggio, ma di un’apertura praticata in fase di riuso della tomba. La tomba è costituita da due sale, di cui solo una decorata. Un passaggio nella parete nord adduce ad una camera laterale priva di decorazioni in cui si aprono due pozzi verticali verosimilmente adducenti alla camera funeraria, nonché un’altra serie di corridoi in cui si apre un altro pozzo verticale.

Il passaggio che dalla TT296 porta alla TT295

L’unica sala decorata è lunga 4,33 m e larga 1,86 m, con un’altezza che varia tra 1,80 e 2 m. Le pareti sono ricoperte da un impasto di fango e paglia tritata ricoperte da un intonaco bianco. Nonostante le scene parietali siano molto danneggiate, sono visibili alcune decorazioni complete dai colori molto vividi, specialmente per il blu, colore particolarmente costoso[8], tuttavia qui molto impiegato. Molti dei visi rappresentati nella tomba vennero deliberatamente abrasi in periodo amarniano; un tentativo di restauro venne eseguito in epoca ramesside quando la TT295 venne riutilizzata e si iniziò a scavare, nell’angolo di nord-est, un pozzo che, tuttavia, non andò oltre i 50 cm di profondità[9]. Per quanto attiene le rappresentazioni parietali superstiti: su due registri sovrapposti (1 in planimetria[10]), una figlia e il figlio Huy offrono mazzi di fiori al defunto a alla moglie Neferetiry; Huy, una figlia e un uomo offrono mazzi di fiori ad Amon, al defunto e alla dea Renenet.

Sul lato corto (2) una stele dipinta: in alto il defunto con un figlio e una moglie (?) adorano Osiride offrendo mazzi di fiori; ai lati erano riportati nomi oggi persi; un uomo offre fiori al defunto e alla moglie Neferetiry. Su altra parete (3). in due registri, un uomo (?) e parenti del defunto con offerte e liste di offerte in presenza dei genitori del defunto mentre, in una doppia scena, un uomo offre libagioni a una coppia seduta. Sulla parete opposta (4), in due registri, il defunto (?), accompagnato da un bambino, in offertorio ai genitori e il defunto offre libagioni su un braciere; poco oltre (5) su tre registri il defunto, seguito da un uomo che reca mazzi di fiori, da due donne, e da una fanciulla di nome Yewia (una figlia?), adora Osiride a sua volta affiancato da due donne; in altra scena due file di scene di riti sulla mummia nonché liste di offerte. Su altra parete (6), in due scene, il defunto e la moglie Neferetiry, assisi, sono purificati da un prete (?) e da un figlio (?)[11]. Il soffitto è suddiviso in tre sezioni: file di rosette, preghiere a Osiride, Anubi e Hathor e file di fiori di lotosbocciati.

Fonti

  1. ^ Gardiner e Weigall 1913
  2. ^ Donadoni 1999,  p. 115.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Porter e Moss 1927, p. 376

[6]      Il “sem” era il prete, o l’erede, cui competeva la cerimonia di apertura della bocca per consentire al defunto di vivere pienamente della Duat.

[7]      Porter e Moss 1927,  p. 376

[8]      Nell’Antico Egitto il blu era considerato il colore dell’introspezione e dell’infinito, era anche la tinta della pelle del dio Amon. Per ottenere una tinta blu, era necessario mescolare olio di lino e polvere di lapislazzulo; questo procedimento rendeva il blu il colore più costoso in assoluto

[9]      TT295 di Djehutymes:, su osirisnet.net. 

[10]     La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 334. La planimetria della TT295 è riportata in colore azzurro

[11]     TT295 di Djehutymes:, su osirisnet.net

Immagini

LE ARANCE “EGIZIANE” DI BALL AND TWEDY, CALIFORNIA


In un’epoca in cui uomini e donne coraggiosi di tutte le età si avventuravano nell’inesplorato West in cerca di fama e fortuna, Albert Louis Ball, originario della Pennsylvania, trovò l’oro nelle arance della California. Era il 1877 quando Ball, senza famiglia né denaro, arrivò in California. Nato a Williamsport, in Pennsylvania, da genitori Joseph e Matilda Ball, originari rispettivamente del Keystone State e della Germania, Albert Ball, che all’epoca aveva solo 24 anni, viaggiò per il Paese nella speranza di farsi un nome.
Inizialmente, Ball si stabilì nei pressi dell’attuale Orange County, lavorando dapprima nell’Alamitos Ranch e guadagnando solo 25 dollari al mese. In seguito, Ball fu assunto dalla Anaheim Lighter Company, dove consegnava il grano ai battelli a vapore ad Anaheim Landing, il primo porto e località balneare della Contea di Orange, l’odierna Seal Beach.
Ma nel 1890, oltre a lavorare come macchinista e pompiere per la Southern Pacific Railroad Company, Ball si mise in proprio acquistando, piantando e raccogliendo i terreni agricoli di Downey per i loro appetitosi prodotti.
Nel corso degli oltre 40 anni trascorsi a Downey, Ball non solo si fece un nome, ma la sua attività di successo contribuì a far conoscere Downey come una fiorente comunità di agricoltori, commercianti e innovatori. Sebbene a Downey sia rimasto ben poco a ricordare i successi di Ball, la proprietà del defunto agricoltore è rimasta intatta, anche se la bella casa a due piani che un tempo abbelliva il terreno è stata praticamente demolita.
Dopo il matrimonio con Birdella Leffler, originaria dell’Illinois, nel 1884, Albert Ball, insieme al fratello e socio in affari W.F. Ball, iniziò ad acquistare grandi appezzamenti di terreno non edificato a Downey. Nel 1890, i fratelli acquistarono quasi 71 acri di terreno agricolo nel nord-est di Downey, vicino a Gallatin Road.
In questa prima fattoria, piantarono 35 acri di alberi di noce inglese, una coltura popolare, che rendeva tra i 250 e i 300 dollari per acro. Il terreno comprendeva anche quattro acri di aranci e limoni, quattro acri di peri Winter Nellis e 20 acri di erba medica.
In seguito, in società con il fratello e con un certo Mr. T. Woods, Ball avrebbe acquistato altri 100 acri di terreno, vicino alla tenuta di James K. Tweedy, nei pressi di Telegraph-Johns, vicino a Telegraph-Johns. Tweedy, vicino a Telegraph-Jaboneria Road, quella che oggi è Tweedy Lane. Oggi sul terreno si trovano la Maude Price Elementary School e la Griffiths High School. Qui, Ball piantò 45 acri di alberi di noce e riempì i restanti acri con mais ed erba medica.
Tuttavia, dopo aver avviato queste aziende agricole, Ball, come altri agricoltori locali, iniziò a subire notevoli battute d’arresto. Oltre a lottare sempre più spesso contro i prezzi iniqui degli intermediari, i primi agricoltori di Downey videro anche ettari di coltivazioni distrutte da insetti, vento e gelo.
Con tutti questi problemi che minacciavano di spazzare via l’industria della coltivazione, nel 1893 Ball e James J. Tweedy formarono una borsa dei coltivatori di arance per aiutare a mobilitare gli agricoltori della comunità a risolvere questi problemi. Nel 1895, il gruppo era diventato la Ball and Tweedy Sunkist Packing Co. una cooperativa che coltivava, raccoglieva, confezionava e spediva la propria frutta in tutta la valle di Los Nietos.
Gestita da entrambe le famiglie, la Ball and Tweedy Sunkist Packing Co. si trovava in Firestone Boulevard, tra Brookshire e Dolan Avenue. Alla morte di Ball, nel 1927, l’azienda si era rivelata un grande successo per i Tweedy, i Ball e la comunità agrumicola di Downey.
In seguito a questo successo, Ball e sua moglie costruirono tre case separate per la loro famiglia di cinque figli, due dei quali si sposarono con la famiglia Rives, proprietaria della Rives Mansion su Paramount Boulevard. L’ultima casa dei Ball, situata al numero 8572 di Cherokee Dr., era una grande villa a due piani situata nel loro ranch personale di 68 acri di frutta, che si estendeva da Lakewood Boulevard a Dolan Avenue.
Birdella Ball piantò file di cespugli di rose Cherokee lungo la strada che portava alla casa, da cui il nome “Cherokee Drive”. Costruita nel 1920 per 30.000 dollari, la residenza dei Ball presentava un enorme atrio d’ingresso, un ampio salone, una sala da musica, una sala da pranzo formale, una cucina grande come un ranch con veranda e un alloggio per la cameriera, tutti al piano terra.
Al primo piano si trovavano due bagni e mezzo, cinque camere da letto, una sala da cucire e un ufficio. Progettata in stile coloniale spagnolo dall’architetto di Los Angeles H.H. Whitely, la struttura rettangolare presentava un tetto di tegole rosse e finestre ad arco. Un portico schermato si estendeva dall’ingresso principale della casa e formava una rimessa per carrozze coperta, sostenuta da colonne bianche rotonde.

Prima di morire, Birdella Ball vendette la casa il 15 giugno 1944 a un medico di Downey e alla sua famiglia, il dottor Richard Steere e sua moglie. All’epoca gli Steere erano a Downey da circa 10 anni, poiché il dottor Steere era coinvolto nella proprietà del Downey Community Hospital, oggi Downey Regional Medical Center.
Steere, che aveva completato i suoi studi di medicina all’Università del Nebraska, era arrivato nel West all’inizio del XX secolo, prima con un incarico di sanità pubblica a San Francisco e poi a San Diego. Arrivò a Downey negli anni ’30 per stabilire il suo studio medico e per molti anni lui e sua moglie furono i leader civici di Downey.
Secondo un articolo del 20 settembre 1973 del Southeast News, “a casa sua si tenevano spesso grandi feste per raccogliere fondi per le sue filantropie e i suoi interessi preferiti… Una delle più grandi feste tenute in casa era per raccogliere fondi per l’ospedale. Questo accadeva intorno al 1959.
Nel giugno 1973, il dottor Steere morì e la casa fu venduta a Bob Maniaci, presidente della Boman Industries, e a sua moglie, Mary, nel 1975. I due coniugi, insieme ai loro quattro figli, si impegnarono a restaurare la casa, che aveva bisogno di essere ristrutturata dopo decenni di utilizzo.
Oggi rimangono solo dodici colonne che sostengono ciò che resta della proprietà storica.
Dopo aver inizialmente accettato di ricostruire la casa nel 2008, mantenendone l’integrità architettonica, la famiglia Cerros l’ha rasa al suolo, lasciando intatte solo le fondamenta. Oggi la proprietà è recintata e la costruzione è cessata.
Tuttavia, il grande appezzamento di terreno che un tempo occupava la casa è ancora tutto ciò che rimane dell’enorme ranch di frutta di Ball.
Oggi Ball può essere considerato una vera e propria storia di successo americana, in quanto da agricoltore squattrinato divenne un ricco allevatore e un influente leader della comunità. Sebbene la casa non sia più intatta, la vita di Ball offre ai residenti di oggi uno sguardo su un mondo precedente in cui il successo arrivava attraverso la diligenza, la perseveranza e il cameratismo

Necropoli tebane

TT294 – TOMBA DI AMENHOTEP

usurpata da ROMA

Epoca:                                   XVIII Dinastia – Periodo ramesside

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Amenhotep, poi usurpata da RomaAmenhotep: Supervisore ai Granai di Amon; Roma: Prete wab[5] di AmonEl-KhokhaAmenhotep: XVIII dinastia (Amenhotep III); Roma:  inizi Periodo ramesside) 

 

Biografia

Unica notizia biografica ricavabile, il nome della moglie di Roma: Hathor[6].

La tomba

L’ingresso a TT294 si apre in un cortile da cui si accede anche alla TT253 e alla TT254[7]. Con planimetria a “T” rovesciata tipica delle tombe del periodo, non venne ultimata, ma sono tuttavia presenti sulle pareti della sala trasversale alcune scene[8]: offerenti dinanzi al defunto (forse Roma) e alla moglie (1); in altra scena Roma e la moglie dinanzi a due divinità non meglio identificabili nonché dinanzi a Osiride e Iside.

Su altra parete (2), non ultimata, il defunto e la moglie (con un cane sotto la sedia) dinanzi a una tavola per offerte; nel passaggio che immette nella sala perpendicolare alla precedente, testi di offertorio riferiti ad Amenhotep[9].

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Porter e Moss 1927, p. 376

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      I preti “wab”, ma anche “uab”, o “uebu”, appartenevano al basso clero ed erano incaricati della manutenzione degli strumenti del culto e degli oggetti comunque ad esso connessi. A loro competeva il lavacro e l’abbigliamento giornaliero della statua del dio presso cui operavano e a loro competeva il trasporto della statua del dio (generalmente su una barca sacra) durante le cerimonie. Erano gerarchicamente sottoposti ad un “grande prete wab” cui competevano le operazioni giornaliere di culto della divinità.

[6]      Porter e Moss 1927,  p. 376.

[7]      Le tre tombe sono riportate in unica planimetria e differenziate per colore; la TT294 è in nero.

[8]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 334. La numerazione della TT294 è riportata in colore nero.

[9]      Porter e Moss 1927,  p. 376.