Mi raccomando a cosa leggete. Su questa scena sono state scritte tante di quelle sciocchezze da parte di esoterici e spiritosoni vari da far impallidire un pupazzo di neve. Sono due rotoli di tessuto. Punto. Basta. Due rotoli di tessuto. L’ignoranza si combatte con lo studio, non con la fantasia (che è una bellissima dote, ma non in Egittologia).
I quattro remi raffigurati nel terzo registro orizzontale della pittura parietale del lato SUD del primo annesso laterale orientale della QV66 di Nefertari rappresentano i Quattro Timoni del Cielo e sono in rapporto con il Capitolo 148 del Libro dei Morti.
Rappresentano l’organizzazione delle quattro direzioni del mondo e, quindi, sono relativi ai punti cardinali.
Come al solito ho messo anche la pronuncia in italiano secondo la codifica IPA per chi non ha ancora iniziato a studiare FILOLOGIA EGIZIA (cosa aspettate?)!!!!!
Per venire incontro alla curiosità dei nostri amici egittofili sulle iscrizioni della tomba TT96 di Sennefer e Meryt (vedi SENNEFER E MERYT), ho pensato di pubblicarne qui una parte, cioè le sedici iscrizioni che decorano le altrettante facce dei quattro pilastri della camera funeraria della tomba.
Per coloro che si impegnano nella Filologia Egizia può essere un’interessante esercitazione. Essendo la superficie scrittoria molto limitata, i geroglifici non sono nient’altro che didascalie brevi, ripetute e contestualizzate alla rappresentazione.
L’immagine dei quattro lati dei pilastri è presa da Osirisnet.net. Tutti i disegni sui quale ho (ri)iscritto i geroglifici originali nella posizione corretta sono stati fatti dal mio primogenito Fabio quand’era ancora un ragazzino.
Iniziamo l’analisi dei pilastri della camera funeraria della TT96 con il pilastro 1, facciata Est. Entrando nell’ipogeo è proprio la prima che si visualizza.
Come al solito ho aggiunto la codifica IPA per far leggere i geroglifici anche a coloro che non li hanno studiati.
La tomba TT96 è un ipogeo di eccezionale bellezza ed originalità. La recente manutenzione della tomba ha coinvolto anche le vetrate protettive che mettono in sicurezza le pareti pitturate dagli strofinamenti dei turisti. Le superfici vetrate ripulite ora danno maggior splendore alle pareti. Una delle immagini è molto evidente. Si tratta del muro Nord della camera funeraria a quattro pilastri. L’immagine ritrae la parte destra dove è raffigurato il defunto Sennefer con la sua sposa Meryt. Entrambi sono purificati dall’azione di un giovane uomo officiante che è davanti a loro. Il giovane indossa una pelle leopardata tipica vestizione di un sacerdote “sem” oppure “setem”. L’azione purificatrice veniva normalmente ottemperata dal figlio maschio primogenito oppure da un officiante che ne faceva le veci.
Ancora una cosa. I titoli di Sennefer sono molti. Noi qui incontrimao ḥȜty- Ꜥ che letteralmente significa “primo di braccio”, “colui che ha il braccio avanti”, “il primo”. In altre epoche significava anche “normarca, governatore”. In questo caso noi sappiamo che Sennefer era il funzionario più importante di Tebe. Quindi lo possiamo considerare, con la titolatura moderna, una specie di sindaco della capitale.
L’officiante (prima parte)
Ho diviso la parete pitturata riconoscendo sei zone didascaliche. E’ mia intenzione commentarle tutte. Qui provvedo alla prima, cioè ai sette registri verticali che sono sopra l’officiante.
L’officiante (seconda parte)
Qui analizziamo il testo geroglifico posto sotto le braccia dell’officiante che sta purificando la coppia Sennefer e sua moglie Merit.
Sennefer (terza parte)
Continuiamo la nostra analisi filologica prendendo ora in esame la figura di Sennefer. Esistono due didascalie. Prendiamo in considerazione quella superiore.
Sennefer (quarta parte)
Continuiamo la nostra analisi filologica della tomba TT96 prendendo ora in esame la figura di Sennefer. Esistono due didascalie. Questa volta consideriamo quella inferiore dipinta sotto il braccio destro dell’alto funzionario.
Meryt (quinta parte)
Iniziamo il terzo personaggio, Meryt. Anch’ella è dotata di una doppia didascalia. Prenderemo qui in esame quella superiore. E’ brevissima e non sarà difficoltosa.
Meryt (sesta parte)
Concludiamo l’analisi della parete Nord, parte destra, della TT96. La manutenzione dell’ipogeo di Sennefer che ha riguardato, tra l’altro, le vetrate di protezione ha dato lustro ad una tomba già di per sé bellissima ed originale.
Ricordatevi che lo studio del geroglifico è una stupenda ginnastica intellettuale. Per coloro che volessero cimentarsi con la filologia egizia non posso che consigliare:
All’interno della camera sepolcrale di Nefertari quattro pilastri circondavano il sarcofago della regina; i due lati di ciascun pilastro rivolti verso il sarcofago erano decorati con figure mummiformi di Osiride (asse est/ovest) e con pilastri “djed“, simbolo di Osiride, (asse nord/sud) mentre gli altri due lati erano decorati con diverse divinità insieme a Nefertari.
Qui vediamo raffigurato il lato nord del III pilastro, con la regina al cospetto di Hathor.
Come al solito ho aggiunto la pronuncia usando la codifica IPA.
Ricordatevi che lo studio del geroglifico è una stupenda ginnastica intellettuale. Per coloro che volessero cimentarsi con la filologia egizia non posso che consigliare:
Ho svolto la quarta lezione del Corso di Egittologia, Anno VI, nell’ambito delle attività dell’UniTre di Torino presentando la conferenza “UN’OFFERTA CHE IL RE DÀ – L’alimentazione nell’antico Egitto (Prima parte: gli alimenti)” che è una disamina sul nutrimento nell’antico Egitto. Non potendo sintetizzare due ore di lezione in un brevissimo post mi permetto di dare solo delle indicazioni di massima di alcuni degli elementi che sono stati trattati.
Ricordo anche che la formulazione funeraria ḥtp-di-(ny-)swt [hetep-di-nisut] un’offertà che il re dà… è quella tradizionale. Essa è considerata sorpassata dalla grammatica di Grandet & Mathieu. I due filologi francesi propendono per la traslitterazione d-(ny-swt)-ḥtp [ed nisut hetep] e la traducono con possa il re placare… Ho preferito, solo in questo caso, rimanere (ancora un po’) fedele all’Egittologia Classica.
Esempio di scrittura geroglifica che specifica il dettaglio delle derrate alimentari che il defunto riceverà nell’Aldilà. La stele è la C14 di Irtysen custodita al Louvre.
Alimentazione: il cibo è cultura L’argomento sembra leggero ma non dobbiamo dimenticare che il cibo, oltre ad essere una risorsa materiale, è da sempre un fatto culturale nella storia dell’Uomo. Il tema dimostra tutta la sua importanza già solo nella dimensione degli incontri. Nel tentativo di svilupparlo in modo più esaustivo possibile ne sono derivate sei ore di conferenze suddivise in tre lezioni. Quella qui documentata è la prima che mostra, suddividendoli per origine, quali erano gli alimenti presenti sulle tavole degli Egizi.
Alimentazione: il cibo sulle stele funerarie La lezione inizia con l’analisi di due stele funerarie perché in esse sono spesso indicate le offerte alimentari per i defunti. Nella prima stele si analizza una formulazione molto sintetica dove viene semplicemente indicata la richiesta di alimenti che il faraone fa agli dei per la vita ultraterrena del defunto. Nella seconda invece, più estesa in dimensioni, la richiesta prevede il dettaglio delle derrate alimentari per quantità e tipologia. La lezione prosegue identificando le tipologie di animali, vegetali e minerali che formavano l’alimentazione nell’antico Egitto.
Alimentazione: dal regno animale La conferenza prosegue suddividendo gli alimenti per regno di origine: animale, vegetale e minerale. Poi specifica per ognuno di essi quali erano le tipologie usate e quelle invece che erano mancanti perché non ancora diffuse. Per quanto riguarda l’origine animale, oltre ai bovini e agli ovini, facevano parte della dieta egizia anche gli avicoli predati con la cacciagione oppure con l’uccellagione. Oltre ad essi c’erano i risultati della pesca anche se si trattava quasi esclusivamente di elementi di acqua dolce. Interessante il tentativo di allevamento di specie selvatiche come le iene, le gru, gli struzzi, gli orici, i bubali, eccetera.
Lavorazione nel mattatoio. Il macellaio rimprovera il garzone incitandolo a tenere alta la zampa: “Tira verso di te!”
Regno vegetale: le verdure Per quanto riguarda il regno vegetale erano importantissime le coltivazioni di granaglie come orzo e farro, non certo il moderno frumento che era sconosciuto. Così com’erano sconosciuti i pomodori, le melanzane, le patate, i peperoni, le arachidi, i fagioli, i fagiolini, gli spinaci e le carote. Gli egizi invece apprezzavano molto le fave, le lenticchie, i piselli, i ceci, i cetrioli, le zucche, le angurie e le insalate di vari tipi. Per cucinare e per l’illuminazione erano usati gli oli di moringa, di balanite, di ricino, di lino e di olivo, sebbene quest’ultimo fosse di importazione e quindi costoso.
Regno vegetale: la frutta Per quanto riguarda la frutta, essa era poco varia a causa dell’orografia del territorio per cui era limitata a datteri di diverse varietà, fichi, carrube, giuggiole, mandorle, melograni e raramente le mele poiché le piantumazioni in Egitto non attecchivano facilmente. Sconosciuti erano gli agrumi, i cachi, le albicocche, le ciliegie, le pesche, le nespole, le prugne, i fichi d’India, le banane e i frutti di bosco per ovvie ragioni climatiche. Storia a parte la fa l’uva per il consumo del fresco e per la vinificazione. Data l’importanza di questo argomento, l’enologia è il tema di monografia che sarà presentata successivamente a completamento dell’alimentazione nell’antico Egitto.
Altri alimenti sconosciuti: pepe, peperoncino, canna da zucchero, tè, cacao, caffè.
Regno minerale Per quanto riguarda il regno minerale il natron, il sale marino e il salgemma erano gli elementi base come pure l’allume di rocca. Il natron oltre ad essere sicuramente importante per le attività di mummificazione, rientrava in tutti i processi di igienizzazione per la pulizia personale e delle stoviglie. Ovviamente all’epoca i saponi non erano ancora stati inventati.
UNA CLASSICA FORMULA FUNERARIA OFFERTORIA
Per dimostrare l’importanza del cibo nell’antico Egitto, la lezione è iniziata presentando una classica formula funeraria offertoria. L’iscrizione in geroglifico della formula dice che il re fa un’offerta ad una divinità affinché questa conceda, a sua volta, un’invocazione d’offerta allo scopo di fornire al defunto tutto il cibo necessario alla sua sopravvivenza nell’Aldilà.
Poiché il geroglifico è una scrittura magica che invera la realtà, pronunciare anche solo i nomi dei cibi equivale a renderli reali. Questo significa che le tombe e i templi egizi hanno funzionato anche oggi 21 dicembre 2023. I sovrani e i defunti egizi, oggi, sono stati colmati di ogni loro necessità per la vita nell’Oltretomba.
L’invocazione d’offerta poteva presentarsi in due modi: – sintetica – dettagliata
Questo è un esempio di formula funeraria offertoria SINTETICA. La stele deriva dalla tomba di Meni, che fu il direttore dei templi delle piramidi dei sovrani Pepi I (2276-2228+25) e Mer-en-Ra (ca.2227-2217+25), ma che visse fino al regno di Pepi II (2216-2153+25). La tomba del funzionario è a Dendera, appartiene all’Antico Regno, ed è datata alla VI dinastia (ca.2305-2118+25). È un esempio di un’invocazione di offerta alimentare breve senza il dettaglio delle derrate. Il testo si legge da destra a sinistra, dall’alto verso il basso.
UN’OFFERTA ALIMENTARE DETTAGLIATA
E’ venuto il momento di esemplificare una formula offertoria DETTAGLIATA. Per fare ciò consideriamo la stele dell’artigiano scultore Irtysen custodita presso il Museo del Louvre e conosciuta con il codice C14. Si tratta di un manufatto risalente al regno di Mentuhotep II, un sovrano dell’XI dinastia e quindi appartenente al Medio Regno.
Le tre lezioni sull’alimentazione degli Egizi hanno inaugurato la Collana dei Quaderni di Egittologia, infatti riportano il progressivo 1, 2 e 3. Chi volesse approfondire il discorso li può trovare qui:
Tra gli oggetti della XXVVI Dinastia mostrati QUI, viene mostrato un amuleto custodito presso il Museo Louvre di Parigi. Attira la nostra attenzione perché possiede una breve iscrizione geroglifica con un cartiglio. Quale sovrano cita?
L’amuleto è catalogato con il numero di inventario E22634 (N° anc. coll. : Curtis n°135) e, ovviamente, fa parte del Département des Antiquités égyptiennes. Il Louvre ci informa che il reperto è stato restaurato perché era frammentato. Le sue dimensioni sono: 12,3 cm di altezza, 5,7 cm di larghezza e 0,6 cm di spessore. Per il museo il materiale con cui è stato realizzato è faience silicea. Il testo è stato inciso e il colore del manufatto è blu turchese. Oggi è esposte nell’ala Sully, sala 643, vetrina 23.
Come al solito ho aggiunto la codifica IPA per far leggere i geroglifici a chi non li avesse ancora studiati.
Per iniziare il proprio percorso filologico consiglio: