Necropoli tebane

EL-ASSASIF

El-Assasif

El-Assasif è un’area sita sulla sponda occidentale[2] del Nilo, in Egitto, di fronte all’attuale città di Luxor[3]. Si tratta di una delle necropoli che costituiscono la cosiddetta Necropoli tebana, iscritta dall’UNESCO nella lista come Patrimonio dell’umanità, e che ricomprende le necropoli di Qurnet Murai, el-Tarif, Dra Abu el-Naga, el-Khokha e Sheikh Abd el-Qurna.

L’area complessiva che ne deriva è meglio nota come Tombe dei Nobili dacché ospita quasi 500 tombe di funzionari e dignitari delle corti faraoniche, dai tempi più remoti del Predinastico fino al periodo Tolemaico, con particolare concentrazione di sepolture relative alle dinastie XVIII-XIX e XX, confluenti nel Nuovo Regno. Benché non strettamente riservata ai nobili, rientra nell’area anche la necropoli degli operai di Deir el-Medina che costruivano le tombe, e garantivano la manutenzione, anche alle tombe delle vicine Valle dei Re e Valle delle Regine.

La piana di El-Assasif vista attraverso la porta in granito del tempio di Hatshepsut a Deir el-Bahari

La traduzione di el-Assasif è ignota[4]. Si tratta di una valle che si inerpica verso Deir el-Bahari, nei pressi del Tempio funerario di Hatshepsut, ed è delimitata a sud da el-Khokha e dalla collina di Sheikh Abd el-Qurna. Ospita alcune tombe della XVIII dinastia, nonché altre del Periodo ramesside, della XXV e XXVI dinastia.

Benché ospiti alcune delle più importanti tombe del Periodo Tardo, e segnatamente della XXV e XXVI dinastia, l’area sud della necropoli è di difficile individuazione giacché non esistono vestigia così visibili che possano aiutare a individuarla; si trova, di fatto, a circa 300 m a sud-ovest della TT34 di Montuemhet. Le tombe, inoltre, sono quasi del tutto coperte dal moderno abitato di Horobat tanto che, in alcuni casi, le abitazioni sono state ricavate all’interno delle stesse tombe e, nel corso dei millenni, larga parte delle murature originali sono state utilizzate per edificare le successive abitazioni. Alla metà degli anni ’70 del XX secolo le tombe della necropoli vennero visitate per l’ultima volta; in tale occasione l’egittologo tedesco Diethelm Eigner scattò alcune fotografie della TT223 nella parte ancora parzialmente accessibile e dichiarò che la stessa, e le tombe ad essa più prossime, erano così tanto invase da detriti, tanto danneggiate dall’essere state usate come abitazioni, stalle e come cave di materiali, che erano da considerarsi irrimediabilmente perse.

  

Il dissesto delle sepolture dell’area sud di el-Assasif venne ulteriormente accelerato negli anni ’90 dello stesso secolo per forti inondazioni che causarono il crollo di alcuni dei locali; ne conseguì che le stesse vennero praticamente dimenticate dalle istituzioni accademiche. Nel 2006, tuttavia, con il “South Asasif Conservation Project” dell’American University in Cairo, sotto la direzione dell’egittologa Elena Pischikova, si è iniziato un recupero di alcune delle più importanti: TT223 di Kerakhamon, considerato da Gardiner e Weigall come Principe ereditario[5]; TT390 di Irtyrau, Scriba femmina e Capo guardiano della Divina Adoratrice di Amon Nitocris I e TT391 di Karabasken, Quarto Profeta di Amon e Governatore di Tebe.

Tombe della necropoli

  • TT192 –   Kharuef (XVIII dinastia);
  • AT28 –     Amen-Hotep, Visir (XVIII dinastia);
  • TT34 –     Mentuemhet (XXV dinastia);
  • TT27 –     Sheshonq (XXVI dinastia);
  • TT33 –     Pediamenopet (XXVI dinastia);
  • TT36 –     Ibi (XXVI dinastia);
  • TT37 –     Harwa (XXVI dinastia);
  • TT188 –   Parennefer (XXVI dinastia);
  • TT279 –   Pabasa (XXVI dinastia);
  • TT388 –   sconosciuto (XXVI dinastia);
  • TT389 –   Basa (XXVI dinastia);
  • TT410 –   Mutirdis (XXVI dinastia);
  • TT414 –   Ankhhor (XXVI dinastia);

Fonti

  1. ^ Donadoni 1999, , p. 115.
  2. ^ Gardiner e Weigall 1913, , p. 13.
  3. ^ Pischikova 2013.
  4. ^ Gardiner e Weigall 1913, p. 36.

Bibliografia

  • Sergio Donadoni, Tebe, Milano, Electa, 1999, ISBN 88-435-6209-6.
  • Mario Tosi, Dizionario enciclopedico delle divinità dell’antico Egitto – 2 voll.-, Torino, Ananke, 2005, ISBN 88-7325-115-3.
  • Alexander Henry Rhind, Thebes, its Tombs and their tenants, Londra, Longman, Green, Longman & Roberts, 1862.
  • Nicholas Reeves e Araldo De Luca, Valley of the Kings, Friedman/Fairfax, 2001, ISBN 978-1-58663-295-3.
  • Nicholas Reeves e Richard Wilkinson, The complete Valley of the Kings, New York, Thames & Hudson, 2000, ISBN 0-500-05080-5.
  • Alan Gardiner e Arthur E.P. Weigall, Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes, Londra, Bernard Quaritch, 1913.
  • Donald Redford, The Oxford Encyclopedia of Ancient Egypt, Oxford, Oxford University Press, 2001, ISBN 978-0-19-513823-8.
  • John Gardner Wilkinson, Manners and Customs of the Ancient Egyptians, Londra, John Murray, 1837.
  • Bertha Porter e Rosalind L.B. Moss, Topographical Bibliography of Ancient Egyptian hierogliphic texts, reliefs, and paintings. Vol. 1, Oxford, Oxford at the Clarendon Press, 1927.
  • Lise Manniche, City of the Dead, il Cairo, American University in Cairo Press, 1987.
  • Elena Pischikova, Tombs of the South Asasif Necropolis, il Cairo, American University in Cairo Press, 2013, ISBN 9789774166181.

[1]      La planimetria non è in scala ed ha valore esclusivamente di visione d’insieme; l’ubicazione delle singole sepolture non è topograficamente esatta, ma vuole visualizzare la concentrazione delle tombe in alcune aree, nonché il “disordine” con cui le stesse sono state classificate.

[2]      I campi della Duat, ovvero l’aldilà egizio, si trovavano, secondo le credenze, proprio sulla riva occidentale del grande fiume.

[3]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[4]      Secondo una nota del testo di Gardiner e Weigall del 1913 (pag. 12, nota 1), Mahmhud Effendi Rushdy (non meglio precisato) avrebbe tradotto il termine come “passaggio sotterraneo per accedere all’aldilà”, ma gli stessi autori ritengono non esistere significato idoneo e, in tal senso, citano Macartney C.H. (non meglio precisato) ed un lexicon.

[5]      Il titolo di principe ereditario non necessariamente indicava il successore al trono, ma era spesso usato come titolo semplicemente onorifico.

Necropoli tebane

TT65 – TOMBA DI NEBAMUN

POI USURPATA DA IMYSEBA

Nebamun e Imyseba in geroglifici
Planimetria schematica della tomba TT65[1] [2]

Epoca:                                   XVIII/XX Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Nebamun, poi usurpata da ImysebaScriba della contabilità (?) reale, Supervisore ai granai del Tempio / Responsabile dell’altare e Capo degli scribi del tempio del dominio di AmonSheikh Abd el-QurnaXVIII dinastia  (Hatshepsut) XX dinastia (Ramses X ?)versante nord-est della collina, a poca distanza dalla TT64

Biografia

Il defunto e la moglie ricevono offerte di vino. Tempera su carta di N. Davies

TT65 venne realizzata, durante il regno di Hatshepsut (XVIII dinastia) per Nebamun, responsabile della contabilità reale e supervisore ai granai e usurpata successivamente, durante la XX dinastia, da Imyseba, Responsabile dell’altare del dio e Capo degli scribi di Amon.

Una doppia raffigurazione di Imyseba in adorazione del simbolo akhet

Si conoscono i nomi dei genitori, Amenhotep, Capo degli scribi di Amon-Ra in Karnak, e Mitemmeres, ma non è possibile stabilire a chi dei due defunti faccia riferimento. Analogo ragionamento per Tentpapersetha, moglie. Si ritiene tuttavia più plausibile che i legami di parentela riguardino Imyseba.

La tomba è stata in seguito inglobata nel Monastero copto di Ciriaco, lasciando evidenti danni alle figure sulle pareti. Foto digital-epigraphy.com

La tomba

L’ingresso della TT65

TT65 si apre in un ampio cortile e si sviluppa con forma a “T” rovesciata tipica di analoghe sepolture della XVIII dinastia. Ad un breve corridoio di accesso, in cui è rappresentato il defunto in adorazione, segue un corridoio trasversale il cui soffitto è sorretto da sei colonne, sulle cui pareti è rappresentato il defunto in atto di ricevere tributi, tra cui vasi decorati con teste di cane, di stambecchi, di cavalli, del dio Bes e anelli d’oro, da popoli stranieri nubiani e asiatici. In altra scena, Ramses IX assiste al trasporto della barca di Amon-Ra da parte di alcuni preti seguiti da Hathor che reca lo scettro e l’ureo[5].

Vasi raffigurati sulla parete meridionale decorati con Bes, anatre, grifoni, stranieri, teste di cavallo come copiati da E. Prisse d’Avennes nel XIX secolo.
La barca di Amon Ra dal corridoio della TT65

Poco discosto, ancora Ramses IX offre libagioni e mazzi di fiori al trasporto del dio affiancato dalle statue di dodici re poste sotto un baldacchino. Seguono il defunto, la moglie ed alcuni parenti, in offertorio a Osiride e Maat. Ancora Ramses IX dinanzi alla barca della Triade Tebana (Amon, Mut e Khonsu) portata dai sacerdoti[6] e seguita da statue di divinità e da suonatori di tamburo.

Nesamun, Secondo Sacerdote di Amon, ed altri religiosi

Poco oltre, il defunto in offertorio dinanzi alla Triade Tebana, sotto un baldacchino con testi sacri, mentre dinanzi si svolge un concerto di arpe, liuti, nacchere e tamburi.

Gli orafi presentano il loro lavoro a Nebamun. Tempera su carta di N. Davies

Sul soffitto, sorretto dalle colonne a loro volta decorate con scene e testi sacri: divinità, babbuini e alcuni ba adorano uno scarabeo alato e la personificazione del pilastro Djed; sfingi adorano il disco solare e il defunto che adora il sole dell’orizzonte. Il tutto è circondato da uccelli e da testi sacri.

Il capitolo 16 del Libro dei Morti sul soffitto della TT65

Un breve corridoio, in cui sono rappresentati pilastri Djed, adduce alla stretta camera/corridoio più interna, sulle cui pareti sono rappresentate cinque barche di Ra su due delle quali il defunto adora la divinità, il defunto e la moglie dinanzi ad Osiride, Iside, Nephtys e Sokar.

Osiride ed i quatro figli di Horus. Tempera su carta di N. Davies

Su un’altra parete, il Libro delle Porte ed altre barche di Ra in una delle quali un babbuino adora Kheper mentre Iside e Nephtys adorano il disco solare. Il soffitto è decorato con testi sacri e bucrani.

Fonti

  1. Porter e Moss 1927,  p. 129.
  2. Gardiner e Weigall 1913
  3. Donadoni 1999,  p. 115.
  4. Gardiner e Weigall 1913, pp. 20-21
  5. Porter e Moss 1927,  p. 129.
  6. Porter e Moss 1927,  planimetria p. 124.
  7. Porter e Moss 1927,  pp. 129-132.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Il dipinto è sovrapposto ad uno precedente che rappresentava il dio Osiride.

[6]      Il dipinto è sovrapposto ad un altro precedente che rappresentava il defunto intento a controlli sui prodotti delle aree paludose settentrionali con i capi delle popolazioni del Delta nilotico.

Necropoli tebane

TT64 – TOMBA DI HEQAERNEHEH (O HEKERNEHEH)

Heqaerneheh in geroglifici
Planimetria schematica della tomba TT64[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
HeqaernehehNutrice del Figlio del Re, AmenhotepSheikh Abd el-QurnaXVIII dinastia  (Thutmosi IV)versante nord-est della collina, più in basso, a sud-est della TT63

Biografia

Heqaerneheh, nutrice dl Figlio del re, fu figlia di Hekreshu, a sua volta Tutore del figlio del re.

Offerte presentate da Heqaerneheh. Rilievo di N. Davies

La tomba

TT64 si sviluppa con forma a “T” rovesciata tipica di analoghe sepolture della XVIII dinastia. Ad un breve corridoio di accesso, in cui è rappresentata la defunto in adorazione, segue un corridoio trasversale in cui Heqaerneheh affianca il giovane principe mentre versa unguenti e brucia offerte in un braciere; segue il padre (?), Hekreshu, con il piccolo sulle ginocchia mentre un uomo offre un mazzo di fiori ad Amon e al padre della defunta. Una stele reca i resti di un offertorio ad Anubi in veste di sciacallo.

Dettaglio del decoro delle pareti. Rilievi di N. Davies

In altra scena il padre Hekreshu offre un fiore di papiro completamente sbocciato al Kha di Thutmosi IV posizionato sotto un chiosco che sovrasta alcuni prigionieri; poco oltre la defunta, con alcuni principi, offre mazzi di fiori al padre che regge il giovane principe sulle ginocchia; anche in questo caso, sono presenti alcuni prigionieri al di sotto dello sgabello. Poco oltre, la defunta, seguita da alcuni uomini che portano mazzi di fiori, ne offre a Thutmosi IV e al suo kha sotto un chiosco ai cui lati si trovano due asiatici.

Un breve passaggio, in cui alcuni dipinti non terminati rappresentano la defunta che entra, su una parete, ed esce, sull’altra dalla tomba, consente l’accesso ad una piccola camera finale in cui i resti di alcune scene riguardano la defunta in offertorio dinanzi ad Anubi.

E’ probabile che la TT64 sia la “Tomba Bankes”, dall’archeologo che la saccheggiò nel 1819 portandosi in Inghilterra buona parte dei decori. Bankes riporta nelle sue note il cartiglio di Thutmosi IV, rendendo la “identificazione” molto probabile.

Fonti

  1. Porter e Moss 1927,  p. 125.
  2. Gardiner e Weigall 1913
  3. Donadoni 1999,  p. 115.
  4. Gardiner e Weigall 1913, pp. 22-23
  5. Porter e Moss 1927,  p. 128.
  6. Porter e Moss 1927,  planimetria p. 124.
  7. Porter e Moss 1927,  pp. 128-129.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

Necropoli tebane

TT63 – TOMBA DI SOBEKHOTEP

Sobekhotep in geroglifici
Planimetria schematica della tomba TT63[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
SobekhotepSindaco del lago meridionale e del Lago di Sobek (Fayyum)Sheikh Abd el-QurnaXVIII dinastia  (Thutmosi IVversante nord-est della collina, a ovest della TT64

Biografia

Min, Supervisore ai sigilli, fu suo padre; sua madre fu Meryt, Nutrice della figlia del re Tiya, Sovrintendente dell’harem di Sobek di Shedty[5]. Paser fu suo figlio.

La tomba

Frammento di dipinto parietale dalla TT63 (Metropolitan Museum, cat. DP234743)

TT63 si sviluppa con forma a “T” rovesciata tipica di analoghe sepolture della XVIII dinastia. Ad un breve corridoio di accesso, in cui sono rappresentati il defunto e la moglie con un giovane figlio, e una donna che suona il sistro, segue un corridoio trasversale in cui i resti di due stele rappresentano il defunto in adorazione di Anubi, nonché soldati in marcia capitanati dallo stesso defunto ed un lungo testo molto danneggiato. In altre scene, il faraone Thutmosi IV assiso in trono che reca i Nove Archi sulla base[6]; il defunto accompagnato da Menna, Supervisore ai sigilli, e il defunto che ispeziona alcuni granai mentre uomini recano unguenti; sono presenti anche i resti di testi relativi alle ispezioni agli incensi e alle giare (forse di vino). Si è inoltre a conoscenza della presenza, poiché asportate, di rappresentazioni di popoli stranieri, tra cui nubiani e asiatici, nell’atto di versare tributi a Sobekhotep, alla presenza del re[7].

Tributi di popoli asiatici  
Tributi di popoli nubiani
Tra i tributi, la pelle di un felino

Al corridoio trasversale segue un corridoio perpendicolare al primo sulle cui pareti sono presenti dipinti, anche in questo caso molto danneggiati; tra le altre scene, testi sacri, la processione funebre verso la Dea dell’Occidente (Hathor) con il trasporto di tre statue, due del re e una del defunto, nel pellegrinaggio ad Abydos. Poco oltre uomini che zappano la terra e innalzano un obelisco, mentre il defunto e la moglie, che suona il sistro, sono dinanzi ad Anubi e Osiride; il defunto e la moglie seduti in un giardino nei pressi di un laghetto, con alberi e divinità femminili. Un’ultima scena del corridoio vede il figlio della coppia, Paser, in atto di offertorio ai genitori ed alla principessa Tiya.

Il giardino con Soberhotep e la moglie davanti a tre dee. Rilievo di N. Davis

La tomba prosegue con un breve corridoio trasversale cui segue la camera funeraria, entrambe prive di dipinti.

Fonti

  1. Porter e Moss 1927,  p. 125.
  2. Gardiner e Weigall 1913
  3. Donadoni 1999,  p. 115.
  4. Gardiner e Weigall 1913, pp. 22-23
  5. Porter e Moss 1927,  p. 125.
  6. Porter e Moss 1927,  planimetria p. 124.
  7. Porter e Moss 1927,  pp. 125-128.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      O Shedet, ovvero il Fayyum.

[6]      L’iconografia dei “Nove Archi” è molto antica: il primo esempio noto si trova sul piedistallo di una statua di Djoser (oggi a Saqqara) in cui sono raffigurati nove archi, appunto, posti sotto i piedi del sovrano. Tale raffigurazione, solo iconografica e senza alcuna denominazione, verrà ripetuta fino al regno di [[Amenhotep III]]. Si tratta, tuttavia, di una denominazione “mobile” nel senso che i “Nove Archi” variano nel tempo ed ecco che, sotto Ramses II, ad esempio, fanno la loro apparizione nell’elenco Hittiti, Shasu, Sangar (Babilonia), Naharin etc., ma restano costanti gli Haw-Nebwt (in cui qualcuno ha voluto vedere gli Egei), i Tjekhenw (i Libici) e i Sekhetyw (gli Oasiti).

[7]      Sono probabilmente provenienti da questa tomba i seguenti rilievi conservati in alcuni musei del mondo:

  • soldati con bambini e tributi, tra cui vasi decorativi con teste di gazzella e stambecchi (British Museum di Londra) (cat. 37991);
    • due portatori di offerte (British Museum, cat. 919) e fabbricanti di collane (British Museum, cat. 920);
    • nubiani portatori di tributi (British Museum, cat. 922);
    • nubiani con bambini e due siriani (Museo egizio di Firenze) (cat. 7608), probabilmente parte del rilievo cat. 37991 di cui sopra, al British Museum
Necropoli tebane

TT62 – TOMBA DI AMENEMWESKHET

Planimetria schematica della tomba TT62[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
AmenemweskhetSupervisore del gabinetto realeSheikh Abd el-QurnaXVIII dinastia  (Thutmosi III ?)versante nord-est della collina, sopra la TT65

La tomba

Frammenti di decorazione con fiori. Rilievi di N. Davies

Ad un breve corridoio di accesso segue una camera trasversale, come tipico delle tombe di questo periodo in cui, in poche risultanze di dipinti parietali, sono riportati testi e titoli del titolare. Segue una piccola camera ortogonale alla precedente sulle cui pareti è rappresentata la processione funebre verso la Dea dell’Occidente (Hathor) e riti sulla mummia. Sul soffitto, nomi e titoli del defunto.

Dettaglio della processione funebre. tempera su carta di N. Davies, Met Museum 30.4.43

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Gardiner e Weigall 1913, pp. 22-23
  4. Porter e Moss 1927,  p. 125.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

Necropoli tebane

TT61 – TOMBA DI USER

VEDI ANCHE: TT131

Planimetria schematica della tomba TT61[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
UserGovernatore della Città e VisirSheikh Abd el-Qurna[3]XVIII dinastia (Thutmosi III)versante est della collina, poco più in alto e a nord della TT83, a nord della TT60

Biografia

Genitori di User furono Aamtju Ahmose, Visir a sua volta e titolare della tomba TT83, e Tahamethu; Thuyu fu sua moglie e Ahmosi una delle figlie (nei dipinti parietali sono rappresentati più figli, ma solo di costei si ha il nominativo)[4].

La tomba

Il titolare di TT61 risulta titolare anche di un’altra tomba, la TT131 ove, però, risulta con il nome di Useramon, detto User.

La posizione della TT61 rispetto alla TT131 dello stesso proprietario

Al contrario di altre tombe dello stesso periodo (XVIII dinastia), a forma di “T” rovesciata, la TT61 si sviluppa, subito dopo l’ingresso, in un lungo corridoio che termina in una camera rettangolare con nicchia sul fondo[5].

Sulle pareti del corridoio una lunga processione funeraria con il trasporto delle suppellettili e l’elenco delle offerte; sul soffitto, testi di offertorio e titolature del defunto. Nella camera di fondo, il defunto e la moglie seduti mentre la figlia Ahmosi offre cibo, altre quattro figlie recano oli e alcuni figli recano unguenti; in altra scena, il defunto e la moglie ricevono vesti da due fanciulle mentre alcune donne recano unguenti e giare. Il defunto e la moglie in offertorio al dio Anubi, rappresentato come sciacallo, e alla Dea dell’Occidente (Hathor)[6].

L’Amduat abbozzato sulle pareti della TT61. Da: Díaz-Iglesias Llanos, Lucía. “Scribes at work: documenting Theban Tombs 61, 82 and 87.” (2020).

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Gardiner e Weigall 1913, pp. 22-23
  4. Porter e Moss 1927,  p. 123.
  5. Porter e Moss 1927,  planimetria a p. 124.
  6. Porter e Moss 1927,  pp. 123-125.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

Necropoli tebane

TT60 – TOMBA DI SENET e del figlio ANTEKOFER

Planimetria schematica della tomba TT60[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Senet e AntefokerProfetessa di Hathor / Governatore della Città e VisirSheikh Abd el-Qurna[3]XII dinastia  (Sesostri I)versante est della collina, poco più in alto della TT83

Biografia

TT60 è una delle pochissime tombe destinate ad una donna, relativa al Medio Regno di cui si abbia notizia nell’area della Necropoli tebana. Benché normalmente indicata come “tomba di Antefoker[5]“, di fatto si tratta di una sepoltura espressamente realizzata per una donna. Non è chiaro, tuttavia, il rapporto che legava i due personaggi, giacché se il nome Senet era quello della madre di Antefoker, Profetessa di Hathor, non viene escluso che, con riferimento alla TT60, possa trattarsi anche del nome, alquanto usuale nel periodo, di una delle mogli[6]. E’ altresì noto che una delle mogli di Antefoker si chiamava Sitsisobek.

L’incarico particolarmente prestigioso di Antefoker potrebbe essere, peraltro, alla base dell’onore concesso a una donna di poter disporre di una tomba propria nell’area. Antefoker[7], infatti, divenne visir durante il regno del re Amenemhat I (probabilmente nell’anno X di regno) e proseguì nel suo incarico durante il regno del suo successore Sesostri I (forse fino all’anno XXIII-XXIV) (XII dinastia). Nella tomba egli si qualifica come “figlioccio” del re e non si eslcude che abbia curato la sua istruzione presso le scuole di Palazzo, dato il periodo di nascita, unitamente al futuro Amenemhat I. La lunga permanenza nell’incarico di visir ne fece molto verosimilmente un personaggio di particolare importanza per la Corte, e concrete, anche se non molte, sono le tracce che a lui fanno riferimento in altre sedi[8]: è infatti noto che organizzò una spedizione verso il Paese di Punt, e che ebbe un concreto ruolo nelle campagne militari di riconquista della Nubia non senza dimostrare una buona dose di crudeltà.

Il visir Antefoker a caccia. Fonte: osirisnet

La tomba

La tomba era già nota, ma dimenticata, dagli inizi del XIX secolo; solo nel 1907, mentre Weigall e Gardiner preparavano la loro pubblicazione si provvide a chiuderne l’accesso con un cancello in ferro.

L’ingresso della TT60

Al contrario di altre tombe del periodo di massima espansione delle necropoli (XVIII e XIX dinastia), a forma di “T” rovesciata, la TT60 (che risale alla XII dinastia) si sviluppa in un lungo corridoio[9], che termina in una camera quadrata[10] con nicchia di fondo, in cui si trovava una statua di Senet; da qui, con il medesimo orientamento est-ovest, si accede, per il tramite di un pozzo profondo circa 2 m, ad un piccolo appartamento sotterraneo. In antico, forse durante la XVIII dinastia, nella camera quadrata si sviluppò un incendio che, forse a causa di oli e resine del corredo funerario, divampò così violentemente da far esplodere la statua di Senet che venne infatti rinvenuta in frammenti.

Nel breve corridoio che da accesso alla TT60, sulle cui pareti (1 in planimetria) è rappresentata Senet seduta e si leggono a stento i resti pittorici di un defunto (?), dà accesso alla lunga sala sulle cui pareti sono rappresentate (2) scene campestri gioiose con danzatrici, suonatrici e acrobati, con raccolta dell’uva, di irrigazione e riempimento dei granai. Poco discosto, molto danneggiata, scena del (3) defunto (?) in presenza del re Sesostri I; seguono (4) scene del pellegrinaggio in barca ad Abydos di Antefoker e Senet, con anatre che volano dinanzi alla prua. Poco oltre (5-6), su tre registri sovrapposti, scene della processione funeraria, per terra e su acqua, in presenza del defunto e della madre Senet, cui partecipano sacerdotesse di Hathor, danzatrici e un arpista (?); tra le altre suppellettili trasportate in processione, alcune statue di Sesostri I, e il sarcofago, con preti di Hathor che suonano nacchere, flautiste, e saltimbanchi. Sulla parete opposta, (7) su quattro registri, tre fanciulle dinanzi al defunto, scene di vagliatura, Trebbiatura con buoi, e trasporto del grano; seguono (8) scene del defunto che pratica l’uccellagione e la pesca, con ippopotami al di sotto della barca, e uomini che procedono alla pulizia del pescato e della cacciagione.

Scene di pesca dalla TT60. Fonte: osirisnet
Dettaglio delle anatre. Fonte: osirisnet

Scene di caccia anche successivamente (9) con il defunto appiedato, accompagnato da attendenti, che caccia tori selvatici, iene, linci e capre nel deserto; in una scena più in basso, uomini trasportano provvigioni e alberi abbattuti.

Animali dalle scene di caccia, fotocomposizione di Nina Davies. 

Segue (10), su quattro registri, il lavoro di conciatori di pelle, preparazione di cibi con macellai, panettieri, birrai e cuochi; poco oltre (11), il defunto e la moglie passano in rassegna doni per la festa del nuovo anno, vasi, gioielleria, oche, gru, vitelli e tori.

Tre lavoranti, identificate dal testo come Ipi, Satepi-Hu e sua figlia Satintef preparano un impasto, poi posizionato in alcuni stampi molto sottili per permettere una cottura veloce. Fonte: osirisnet
Il panificio. Fonte: osirisnet
Macellazione e preparazione delle carni. Fonte: osirisnet

Un corridoio dà accesso alla camera quadrata; sulle pareti: (12) portatori di offerte su tre registri sovrapposti; il defunto e Senet (?) (13) con lista delle offerte e rituali di offerta, nonché musicisti, maschi e femmine, che cantano un inno ad Hathor.

Offerte di gioielli a Senet. Fonte: osirisnet

Sulla parete aldilà dell’ingresso (14), ancora arpiste e cantanti, portatori di offerte, macellai e buoi rovesciati a terra; seguono scene molto malridotte (15) che sembrano però molto simili a quelle riportate sulla parete opposta (13).

Arpisti sulle pareti della TT60. Fonte: osirisnet

Una falsa porta (16) reca una fanciulla in offertorio a Senet e, sugli stipiti (17), rappresentazioni di Senet (?). Una sala più interna reca sulle pareti (18-19), su tre registri, vasi, collane e gioielleria, una fanciulla che riempie una coppa di vino da una giara e un’altra che offre unguenti e uno specchio a Senet; poco oltre (20) il defunto (?) con Senet e (21) i resti di una falsa porta, forse di Senet.

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Gardiner e Weigall 1913, pp. 22-23
  4. Porter e Moss 1927,  p. 121.
  5. Allen 2003.
  6. Gardiner e Weigall 1913.
  7. Porter e Moss 1927,  planimetria a p. 106.
  8. Porter e Moss 1927,  pp. 121-123.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Il nome si trova anche nelle versioni Antefoqer, Antefiker, Intefiqer, Intefiker.

[6]      Anche perché la parola “senet” può essere a sua volta tradotta come “sorella” o “moglie”.

[7]      Il nome Antefoker, ovvero “Antef è eccellente”, dimostrerebbe la sua nascita durante la XI dinastia, quando il nome Antef era usuale per alcuni regnanti.

[8]      Tra le principali:

  • Mastaba n. 400, nota come “Mastaba di Antefoker”, di El-Lisht l’antica Iti-Tawy, sita nell’angolo sud-orientale del complesso funerario di Amenemhat I; nonostante restino poche tracce della mastaba originale, è possibile leggere dai rilievi: “Antefoker, figlio di Senet” e i titoli “Governatore della città”, “visir” e “ispettore della grande Corte”;
    • la cosiddetta stele legale o “stele di Antefoker”, di Mersa Gawasis, (O’Connor 2016, pp. 74-75), , antico porto della XII dinastia con il nome di Saww sul Mar Rosso, in cui il visir Antefoker, “direttore della città […] visir […] direttore delle sei grandi corti”, e il cancelliere Ameny vengono incaricati dal re di realizzare una flotta per raggiungere le miniere di Punt;
    • stele n. 8 di Uni, da Wadi el-Hudi, in una cava di ametista, con cui un re (molto verosimilmente Sesostri I, ma la stele è molto danneggiata) dà incarico al “responsabile della città, il visir e principe, responsabile delle sei grandi corti, Antefoqer” di procedere al trasporto delle ametiste;
    • due iscrizioni a el-Girgaui di cui una (cat. RILN 73) fa riferimento ad una cruenta campagna di guerra per riprendere il controllo nella Nubia inferiore (Alexander Peden 2001), e della città di Wawat (probabilmente nell’anno XXIX di regno di Amenemhat I); Antefoker dichiara di aver “macellato la popolazione, bruciato le case e distrutto i raccolti”, e di aver ucciso, o sacrificato, personalmente, durante il viaggio di ritorno verso casa, il capo dei nubiani ribelli.

[9]      Circa 12 m x 1,20 di larghezza x 2,35 di altezza all’ingresso; l’altezza va mano a mano diminuendo fino alla cappella terminale alta circa 1 m.

[10]     Larga 3 m, profonda 2,75 e alta, all’ingresso, 1,75 m.

Necropoli tebane

TT59 – TOMBA DI QEN

Qen in geroglifici

Planimetria schematica della tomba TT59[1] [2]

Epoca:                                   XII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
QenPrimo Profeta di Mut, Signora di AsheruSheikh Abd el-Qurna[3]XVIII dinastia (Thutmosi III?)versante est della collina, immediatamente sopra la TT83 e a sud della TT60

Biografia

Del nominativo del padre di Qen resta solo la lettera finale “n” e il titolo di Supervisore dei granai; Tuyu era, invece, il nome della madre, Concubina reale; Meryt il nome della moglie e Amenemhab quello del fratello.

La tomba

L’ingresso della TT59

Al contrario di altre tombe di analogo periodo a forma di “T” rovesciata, la TT59 si sviluppa, subito dopo un breve corridoio di ingresso, in una lunga camera che termina in un corridoio trasversale che presenta i lati corti arrotondati. Per questa particolare conformazione, che richiama la forma delle tombe degli inizi della XVIII dinastia e segnatamente quella di Thutmosi III, si è ritenuto che a tale periodo sia ascrivibile questa tomba.

Offerte abbozzate nella TT59. Rilievo di N. Davies

Sulle pareti rappresentazioni (appena abbozzate) del defunto e della moglie in adorazione di Ra-Horakhti, nonché i resti di dipinti relativi al trasporto funebre. In altre scene, alcuni preti offrono libagioni al defunto e alla moglie mentre una scimmia mangia datteri nascosta sotto una sedia; un prete in offertorio ad una coppia (forse il defunto offre ai propri genitori), alla presenza di Amenemhab fratello di Qen. Altri dipinti danneggiati rappresentano scene di adorazione e di vita campestre

Sacerdoti della TT59. Rilievo di N. Davies

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Gardiner e Weigall 1913, pp. 20-21
  4. Porter e Moss 1927,  p. 120.
  5. Porter e Moss 1927,  pp. 120-121.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

Necropoli tebane

TT58 – TOMBA DI AMENHOTEP e AMENEMONET (usurpata)

Amenhotep e Amenenonet in geroglifici
Planimetria schematica della tomba TT58[1] [2]

Epoca:                                   XVIII/XIX (?) Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Primo occupante ignoto, poi usurpata da Amenhotep e, successivamente, da suo figlio Amenemonet(Primo occupante) Titolo non noto. (Amenhotep) Supervisore dei Profeti di Amon. (Amenemonet) Scriba del tempio di Ramses IISheikh Abd el-QurnaXVIII dinastia  (Amenhotep III) / XX dinastiaversante est della collina, a nord delle TT83 e TT119, e più in basso la TT61

Biografia

La tomba venne realizzata, durante la XVIII dinastia e segnatamente durante il regno di Amenhotep III, per un titolare la cui identificazione, tuttavia, non è possibile. Successivamente, durante la XIX dinastia, ma più probabilmente durante la XX, TT58 venne usurpata da Amenhotep, Supervisore dei Profeti di Amon, e successivamente, ancora, occupata da Amenemonet, Scriba del tempio di Amon e figlio del precedente occupante. Unica notizia biografica ricavabile, il nome della moglie dell’ultimo occupante, Amenemonet: Henutanensu.

La tomba

Ad un breve corridoio, segue una camera trasversale sulle cui pareti sono riportati brani del Libro delle Porte, nonché il defunto (non viene precisato di chi si tratti) e la moglie presentati a Horus da una divinità (dipinto danneggiato). Uno dei dipinti parietali rappresenta il titolare originale (appena abbozzato) dinanzi ad Amenhotep III e alla dea Hathor. In un angolo di tale locale, si apre un accesso alla TT122. Altre scene rappresentano il defunto che gioca a dama con la moglie in presenza di cartigli di Ramses II, il defunto e la moglie, accompagnati da tre figlie, in adorazione di Osiride ed alcune dee, nonché il defunto in atto di presentare la sua Confessione Negativa. In altra scena, il titolare originario, accompagnato dalla moglie e da alcune divinità, dinanzi ad Amenhotep III e alla dea Maat che si trovano sotto un baldacchino ai piedi del quale si prostrano alcuni personaggi dalle vesti e dai caratteri somatici siriani.

La posizione della TT58 rispetto alla TT122, di cui gli antichi architetti sfondarono la parete di una nicchia laterale durante la costruzione.

Un corridoio ortogonale al primo immette in una camera oblunga che, sulla sinistra, si apre e ospita un altare e il sarcofago. Sulle pareti, il defunto in adorazione di Osiride, uno scarabeo alato adorato da Amenemonet accompagnato dalle dee Iside e Nephtys e altri personaggi adoranti Osiride, Mut e Taweret.

La nicchia della TT58. Da: Bács, Tamás A. “The last New Kingdom tomb at Thebes: the end of a great tradition?.” British Museum Studies in Ancient Egypt and Sudan 16 (2011): 1-46.

Altri dipinti, non terminati, rappresentano il defunto e la moglie inginocchiati dinanzi a Thot con Osiride e Horus quali testimoni, oppure il defunto e la moglie in offertorio ai Figli di Horus, oppure ad Anubis. Sul soffitto, Osiride adorato da babbuini con il defunto e la moglie inginocchiati ai due lati e testi sacri.

Questo rilievo, ora al Museo del Cairo (JE 43591), potrebbe provenire dalla TT58. Amenemonet in alto a sinistra saluta dietro al Visir Paser la barca di Amon durante la Bella Festa della Valle, mentre in basso a destra recita una preghiera ad Amon-Ra, rappresentato con la testa di ariete e la corona “atef”. Da: Galán, José M., and Gema Menéndez Gómez. Catalogue General of the Egyptian Museum in Cairo: Nos. 35001-35066: Deir El-Medina Stelae and Other Inscribed Objects. Supreme Council of Antiquities Press, 2018.

Fonti

  1. Porter e Moss 1927,  p. 119.
  2. Gardiner e Weigall 1913
  3. Donadoni 1999,  p. 115.
  4. Gardiner e Weigall 1913, pp. 20-21
  5. Porter e Moss 1927,  p. 119.
  6. Porter e Moss 1927,  pp. 119-120.
  7. Porter e Moss 1927,  p. 120.
  8. Porter e Moss 1927,  pp. 119-120.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

Necropoli tebane

TT57 – TOMBA DI KHAEMHAT detto MAHU

Khaemhat e Mahu in geroglifici
Planimetria schematica della tomba TT57[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Khaemhat, detto anche MahuSupervisore ai granai dell’Alto e Basso EgittoSheikh Abd el-Qurna[4]XVIII dinastia  (Amenhotep III, dopo l’anno 30° di regno)nella piana, a poca distanza a sud dalla TT55

Biografia

Khaemhat

Khaemhat, Scriba reale e Supervisore ai granai delle Due Terre, ebbe per moglie Tiyi.

La tomba

Rilievo di Amenhotep III dalla TT57

TT57 si sviluppa a partire da un cortile, cui si accede per il tramite di una scala, in cui si aprono gli accessi alle tombe TT102 e TT126.

Nel cortile, una stele (1 in planimetria) risale alla XIX dinastia e rappresenta Suemmerenhor, Custode, che offre libagioni a Osiride. Un’altra stele (2) vede il defunto Khaemhat che offre libagioni; sulla parete oltre l’ingresso alla tomba (5-6) inni sacri e il defunto assiso, il defunto (3) che purifica uno scrigno contenente quattro divinità femminili e i quattro figli di Horus protettori dei vasi canopici che sono rappresentati in basso unitamente agli strumenti per la cerimonia di apertura della bocca.

Khaemhat e Tiyi sul Nilo

Un breve corridoio, sulle cui pareti (6) cui il defunto offre libagioni a Ra, dà accesso ad una sala trasversale, struttura tipica di analoghe sepolture a “T” capovolta della XVIII dinastia, con dipinti parietali del defunto in offertorio a Ra-Horakhti (7-8) e alla dea Thermutis. Scene di trasporto fluviale (9), di scarico dei prodotti e di vendita degli stessi ad un mercato; in una nicchia (10) le statue del defunto, Khaemhat, e di Imhotep, Scriba reale; tra i due la moglie del defunto, Tiyi.

Le scene di trasporto fluviale. Foto: kairoinfo4u

Sulle pareti della nicchia, litanie liturgiche ed elenchi delle offerte, elenchi che si ripetono altre volte sulle stesse pareti. In altre scene il defunto assiste al censimento del bestiame (11), alla presenza del re Amenhotep III assiso sotto un padiglione, con una sfinge che uccide alcuni nemici del Paese rappresentati sui braccioli e sui fianchi del trono. In altre scene (12-13), il defunto supervisiona personale che contabilizza il raccolto ed attende alcuni carri, tirati da cavalli o da muli, per il trasporto del materiale; poco discosto, scene di agricoltura, abbattimento di alberi e vagliatura del grano.

Il carro di Khaemhat, ritratto in un momento di riposo

Un altro corridoio (16), sulle cui pareti è rappresentato il defunto in offertorio di Osiride, Iside e Nephthys, consente l’accesso ad una camera con processioni funebri (17-18-19) dinanzi alla dea dell’Occidente (Hathor); alcune scene (20), molto danneggiate, sembrano far riferimento a rituali di purificazione svolti da preti. In altre scene (21-22), il defunto partecipa a lavori nei campi di Aaru; sono presenti inoltre brani del Libro dei morti mentre la statua di Khaemhat viene purificata da sacerdoti.

Khaemhat fa rapporto ad Amenhotep III sulla raccolta del grano

Un altro breve corridoio (23) ancora, in cui il defunto, inginocchiato, è rappresentato accanto a testi del Libro dei morti, dà accesso ad un secondo corridoio trasversale con statue di Khaemhat (indicato stavolta come Mahu) e della moglie, nonché testi liturgici e liste di offerte. Una nicchia (24) contiene le statue del defunto e di una donna; altra nicchia, sulla parete opposta un’altra nicchia (26) ospita il defunto (indicato come Mahu) e la moglie; una terza nicchia (28) contiene, nuovamente, le statue di Khaemhat e Imhotep, Scriba reale, con Tiyi, moglie del defunto, tra i due; sulle pareti laterali (25-27) ancora elenchi delle offerte e testi liturgici.

Nella tomba vennero rinvenuti i frammenti di una testa, in diorite, e un rilievo, in calcare, del defunto (oggi al Berliner Museen).

Rilievo dalla tomba TT57

Fonti

  1. Porter e Moss 1927,  pp. 113-119.
  2. Gardiner e Weigall 1913
  3. Donadoni 1999,  p. 115.
  4. Gardiner e Weigall 1913, pp. 20-21
  5. Porter e Moss 1927,  pp. 113-119.
  6. Porter e Moss 1927,  pp. 114-115.
  7. Porter e Moss 1927,  p. 114.
  8. Porter e Moss 1927,  p. 116.
  9. Porter e Moss 1927,  pp. 117-118.
  10. Porter e Moss 1927,  pp. 118-119.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.