Necropoli tebane

TT56 – TOMBA DI USERHAT

Userhat in geroglifici
Planimetria schematica della tomba TT56[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
UserhatScriba reale; Figlio dell’harem realeSheikh Abd el-QurnaXVIII dinastia  (Amenhotep II)nella piana, a sud della TT55 e ad ovest della TT57

Biografia

Userhat, Scriba reale sotto Amenhotep II, assommava in se anche i titoli di “gran confidente del Signore delle Due Terre”, “Supervisore delle mandrie di Amon”, “Vice del Primo Araldo Iamunedjeh” (TT84), “Scriba che conta i pani per il Signore delle Due Terre[5]. Non esistono altre testimonianze, se non quelle della sua tomba, sulla figura di Userhat; purtuttavia, il fatto che potesse vantare di essere “figlio del kep[6]” denoterebbe una sua appartenenza a famiglia di un certo rango sociale[7].

Ebbe per moglie Mutnofret, “reale ornamento”, o concubina reale; due figlie sono menzionate nella sepoltura: Henut-neferet, Signora di Corte[8], amata dal suo Signore, Lodata dal Buon Dio (ovvero il re)[9], e Nebet-tawy. Nelle decorazioni parietali, affiancato in un’occasione dalle sorelle, viene anche menzionato “tuo figlio, che tu ami, il prete wab[10] di Ptah”, ma il nome o è andato perduto, o non venne mai scritto.

La tomba

Agli inizi del XIX secolo la tomba di Userhat non viene mai menzionata dagli esploratori dell’area tebana; doveva essere, tuttavia, già nota e visitabile nel 1827, quando John Gardner Wilkinson ne ricopiò alcune iscrizioni trovandola sbarrata all’altezza della scena dei musicisti. Nel 1843 Karl Richard Lepsius visitò la TT56 entrando da una breccia aperta nella vicina TT57, ma perché la tomba sia aperta quasi completamente si dovrà attendere il 1904 e Robert Mond[11]. Nel 1932 furono eseguiti lavori di consolidamento e restauro (ma non esistono pubblicazioni dei lavori eseguiti) e nel 1956 si resero necessari ulteriori lavori di restauro eseguiti da Labib Habachi; la pubblicazione completa delle decorazioni parietali di TT56 si data al 1987,a cura di Seeber e Ghaffar.

Come per la TT52, anche in questo caso si hanno problemi di datazione poiché non esistono altri riferimenti al suo titolare fuorché nella tomba stessa; la planimetria e lo stile delle decorazioni parietali sembrano tuttavia indicare il regno di Amenhotep II. Robert Mond indicò l’esistenza di un cartiglio di Thutmosi IV e la comparazione stilistica con altre tombe (TT172 di Mentiywi, Maggiordomo reale, TT84 di Iamunedjeh, Araldo reale, e TT74 di Tjanumi) consentono di restringere il periodo tra i regni di Amenhotep II e di Thutmosi IV.

A differenza di altre tombe della XVIII dinastia, la tomba di Userhat è completamente decorata, anche se alcuni dipinti non vennero ultimati e alcuni testi non conclusi; a parte il colore nero, che con il tempo si è sbiadito, gli altri colori sono ancora oggi vividi. I danni subiti dalle pitture e specialmente dalla statuaria vennero causati da terremoti intervenuti nel corso dei millenni, ma anche dagli interventi iconoclasti del periodo amarniano, con la cancellazione del nome del dio Amon, anche nei nomi che tale divinità contenevano, e di altre divinità non in linea con il dettato dottrinale e religioso del faraone Amenhotep IV/Akhenaton. Una seconda ondata di vandalismo delle pitture parietali si ebbe con i monaci copti che occuparono la tomba e che alterarono alcuni dipinti aggiungendo croci.

Benché non ultimata, la TT56 rientra, planimetricamente, tra quelle a “T” rovesciata tipiche del Nuovo Regno, con cortile anteriore che funge da disimpegno per il raggiungimento di altre sepolture (TT123, TT294, TT293, TT292, TT291); è una delle tombe i cui dipinti parietali sono meglio conservati tra quelle della necropoli di Sheikh Abd el-Qurna.

Ad un breve corridoio di accesso, (1 in planimetria) in cui il defunto e la moglie sono rappresentati in adorazione di Osiride, segue una sala trasversale; sulle pareti: (2) il defunto seguito dalla moglie e dalla madre con mazzi di fiori; (3) su cinque registri sovrapposti, l’ispezione del bestiame, l’abbattimento di alcuni tori, la mietitura e il trasporto di grano mentre alcune donne procedono alla raccolta del lino in presenza del defunto. Poco oltre, sul lato corto (4), in una doppia scena, il defunto offre mazzi di fiori a Iamunedjeh (TT84), Primo araldo del re e di cui egli era il vice, e a sua moglie, a sinistra, e a un’altra coppia (di cui non vengono precisati i nominativi), a destra. In basso, sulla stessa parete, una stele con preti che purificano la statua del defunto e un prete lettore[12] che opera la Cerimonia di apertura della bocca sul defunto[13].

Poco oltre (5) due figlie offrono collane e coppe e un figlio offre mazzi di fiori al defunto e alla moglie; su quattro registri sovrapposti, scene di banchetto con musici (liutiste, suonatrici di nacchere e un arpista maschio) e scimmie nascoste sotto le sedie dei partecipanti.

Scene di festa dalla TT56

Oltre il corridoio che dà accesso ad una sala più interna, su quattro registri (11) l’ispezione delle reclute e uomini, compreso un barbiere, seduti sotto gli alberi; poco oltre (10), su quattro registri, file di uomini seduti e altri che recano provviste ai magazzini. Il defunto (9) offre mazzi di fiori e frutta a Amenhotep II sotto un chiosco mentre alcuni soldati si inchinano ai due personaggi.

L’inchino dei soldati dalla TT56 (MET chr30.4.38) in un acquerello di Charles K. Wilkinson

Sul lato corto (8) una stele con il defunto dinanzi a Osiride e testi dedicatori; successivamente (7), su tre registri, scene di offertorio con tre uomini che recano mazzi di fiori e un uomo in offertorio a una donna che accudisce un bambino; portatori di offerte la cui processione prosegue nella scena successiva (6) in cui il defunto e la moglie offrono incenso su un braciere.

Un breve corridoio, in cui (12) il defunto è alla presenza di Osiride e Anubi, consente l’accesso ad una camera in cui (13-14-15) sono rappresentati soldati di scorta mentre il defunto pratica la caccia, nel deserto, a bordo di un carro ad animali vari tra cui alcune iene.

Lepre in corsa dalla TT56

Scene di uccellagione e pesca praticate dal defunto e dalla moglie Mutnofret nonché di offerta al defunto di animali e prodotti delle terre paludose del Delta nilotico. Una processione funeraria si sviluppa lungo una parete (16-17-18), con prete che opera la cerimonia dell’apertura della bocca; la camera presenta al fondo (19) una nicchia che ospita le statue del defunto e della moglie.

Scena di lamentazione funebre

Fonti

  1. Porter e Moss 1927,  pp. 111-113.
  2. Gardiner e Weigall 1913
  3. Donadoni 1999,  p. 115.
  4. Gardiner e Weigall 1913, pp. 20-21
  5. Wilknson 1848.
  6. Seeber 1987.
  7. Gardiner 1948.
  8. Porter e Moss 1927,  pp. 111-113.
  9. Porter e Moss 1927,  p. 111.
  10. Porter e Moss 1927,  pp. 111-113.


[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Si trattava, verosimilmente, di una funzione contabile e di supervisione legata alle movimentazioni del grano in funzione del pane prodotto; in sostanza verificare che il grano fornisse il giusto quantitativo di farina e che non avvenissero ruberie nella varie fasi di lavorazione. Tale attività è inoltre ben documentata nelle decorazioni parietali di TT56.

[6]      Il Kep venne istituito presso la Corte da Thutmosi III ed era una sorta di accademia che riuniva i figli regali, con quelli dei funzionari di palazzo più stretti, con i figli dei re vassalli che venivano trattenuti alla Corte egizia, vuoi come ostaggi, per garantirsi la lealtà dei regali genitori, vuoi per educarli facendo aumentare, in quelli che sarebbero divenuti i re del domani, il sentimento di lealtà nei confronti della corte faraonica.

[7]      Secondo altra interpretazioni, vedi Seeber 1987, Userhat avrebbe ricoperto una carica non prestigiosa e l’autorizzazione a costruirsi una tomba nella Necropoli di Tebe gli sarebbe derivata, invece, dalla preminente posizione di “reale ornamento”, ovvero concubina reale, della moglie Mutnofret.

[8]      Titolo assimilabile a quello di principessa.

[9]      Poichè nella tomba non viene mai indicata come “signora della casa”, si desume non fosse sposata.

[10]     I preti “wab”, ma anche “uab”, o “uebu”, appartenevano al basso clero ed erano incaricati della manutenzione degli strumenti del culto e degli oggetti comunque ad esso connessi. A loro competeva il lavacro e l’abbigliamento giornaliero della statua del dio presso cui operavano e a loro competeva il trasporto della statua del dio (generalmente su una barca sacra) durante le cerimonie. Erano gerarchicamente sottoposti ad un “grande prete wab” cui competevano le operazioni giornaliere di culto della divinità.

[11]     Sir Robert Ludwig Mond (1867-1938), chimico e archeologo britannico.

[12]     Era compito dei preti “lettori” l’organizzazione delle cerimonie e la recitazione ad alta voce, durante le cerimonie sacre, degli inni previsti. Proprio per tale conoscenza delle invocazioni giuste e corrette, i “lettori” venivano considerati detentori di poteri magici.

[13]     Appare strana questa partecipazione diretta di un prete lettore alla cerimonia di apertura della bocca che, normalmente, viene officiata da un prete sem. Era infatti, normalmente, al “sem”, o all’erede diretto, che competeva la cerimonia di apertura della bocca per consentire al defunto di vivere pienamente della Duat.

Necropoli tebane

TT55 – TOMBA DI RAMOSE

Ramose in geroglifici
Planimetria schematica della tomba TT55[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia         

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
RamoseGovernatore di Tebe e visir[5]Sheikh Abd el-QurnaXVIII dinastia (Amenhotep III – Amenhotep IV/Akhenaton)nella piana, tra la collina e il Ramesseum;a nord della TT57 e a sud della TT53

Biografia

Ramose. Foto: kairoinfo4u

Ramose, Visir sotto Amenhotep III e del suo successore Amenhotep IV/Akhenaton, fu anche Governatore della Città (Tebe), Sovrintendente ai Grandi Lavori e ai preti dell’Alto e Basso Egitto, Sacerdote di Maat. Figlio di Neby, Supervisore del bestiame di Amon nel distretto settentrionale, e di Ipuya, Favorita di Hathor, Merytptah fu sua moglie, Cantatrice di Amon, figlia di Amenhotep, Intendente Capo del Re e Sovrintendente dell’oro e dell’argento, e di May, Cantatrice di Amon. Da quanto desumibile dai rilievi parietali, la coppia non ebbe figli.

Sono noti, inoltre, due rilievi ai confini meridionali dell’Egitto che lo ritraggono in adorazione di Amenhotep III

La tomba

Tra il 1836 e il 1844 la tomba venne visitata dall’egittologo francese Émile Prisse d’Avennes che eseguì rilievi di alcuni testi e dipinti parietali; venne poi ufficialmente riscoperta nel 1879 da Henry Windsor Stuart Villiers[6].

Una lunga scala di 25 gradini (con al centro uno scivolo per un più agevole trasporto del sarcofago) dà accesso ad una corte poligonale[7] in cui si apre anche l’accesso alla TT331. Due stele, incompiute e oggi illeggibili, fiancheggiano l’ingresso (1 in planimetria). Un corridoio, in cui (2) il defunto e la moglie adorano Ra e frammenti di testo e dei titoli del titolare, si apre su una grande sala trasversale colonnata (32 colonne su 4 file da 8), unico locale della tomba decorato.

La grande sala colonnata. . Foto: kairoinfo4u

I dipinti sono di ottima fattura e di palese stile amarniano, ai suoi albori, e rappresentano Ramose a colloquio con alcuni funzionari (3), la moglie Merytptah, nonché altri personaggi, tra cui il fratello del defunto Amenhotep e sua moglie May in scene di adorazione di divinità, nonché di tipo familiare (4) in cui gatti e oche si nascondono sotto le sedie dei convenuti.

Gli ospiti del banchetto funebre. . Foto: kairoinfo4u

Su due registri sovrapposti (5), la processione funeraria, che comprende sacerdotesse e quattro profeti, nonché preti che officiano riti sulla mummia.

Processione funeraria dalla Grande sala colonnata di TT55
Il misterioso rito del “tekenu”

In altre scene, della stessa sala, libagioni offerte dal defunto e dalla moglie (6) un banchetto con musici e cantori mentre in una scena (7) compare Amenhotep IV[8] [9] assiso accanto alla dea Maat.

Particolare della processione funeraria dalla TT55

In un’altra scena (13) Ramose è inginocchiato dinanzi alla coppia reale costituita da Amenhotep IV e Nefertiti, che si affacciano alla “finestra delle apparizioni”[10] del palazzo reale di Akhetaton, per consegnargli una delle più alte onorificenze egizie, l’Oro al valore, mentre il tutto è sovrastato dal disco solare di Aton i cui raggi porgono alle narici dei convenuti il simbolo ankh[11].

Il disco solare di Aton. . Foto: kairoinfo4u

Entrambe le scene in cui compare Amenhotep IV/Akhenaton non vennero ultimate[12]. La presenza contestuale, su una parete, del III e del IV degli Amenhotep, viene indicata, in base a ragionamenti che implicano il contestuale studio di altre Tombe dei Nobili di periodo amarniano, come prova di una coreggenza lunga dei due sovrani

Dalla grande sala colonnata, un breve corridoio, in cui compare (14) il cartiglio di Amenhotep III, nonché un offertorio del defunto a Horus, dà accesso ad una seconda sala colonnata (8 colonne su 4 file da 2), non decorata, al cui fondo si apre la camera funeraria cui si accede tramite un ripido corridoio, con tre nicchie parietali. La sala sembra non essere mai stata occupata e al suo interno vennero rinvenuti un’urna ed un teschio imbalsamato.

Fonti

  1. Porter e Moss 1927,  p. 105.
  2. Gardiner e Weigall 1913
  3. Donadoni 1999,  p. 115.
  4. Gardiner e Weigall 1913, pp. 20-21
  5. Prisse 1878,  vol. II, tav. IV.
  6. Villiers 1879.
  7. Porter e Moss 1927,  pp. 105-111.
  8. Villiers 1883.
  9. Bouriant 1885.
  10. Porter e Moss 1927,  p. 110.
  11. Aldred 1959.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Il termine viene impropriamente utilizzato, nell’Antico Egitto, per indicare il funzionario più alto in grado della corte, alle dirette dipendenze del re

[6]      Henry Windsor Villiers-Stuart (1827-1895), militare e politico britannico, imparentato con la casa regnante essendo figlio di Sir Henry Villiers-Stuart, I e ultimo Barone di Decies; alla morte del padre non poté assumere il titolo essendosi altri parenti opposti al matrimonio dei genitori.

[7]      Forma verosimilmente derivante da preesistenti accessi ad altre tombe.

[8]      Amenhotep IV indicato come tale e non come Akhenaton, il che lascia intendere che la tomba possa risalire agli inizi del suo regno e prima che mutasse il nome, cosa che avvenne intorno all’anno sesto di regno

[9]      Stuart Villiers, che riscoprì la tomba nel 1879, notando due rappresentazioni di Amenhotep IV indicato con differenti nomi, nonostante fosse ormai acclarato che lo stesso re aveva modificato il proprio nome da Amenhotep IV ad Akhenaton, avanzò l’ipotesi che si trattasse di due re differenti. Nefertiti sarebbe perciò stata figlia di Amenhotep IV e avrebbe sposato uno straniero di nome Akhenaton. Tale ipotesi venne avanzata in Villiers 1878 e venne confutata da Urbain Bouriant che, nel suo testo del 1885 (nota addizionale al testo del 1882), ebbe a scrivere: ““si tratta di una strana mescolanza di osservazioni intelligenti e folli e le ripetizioni spesso contengono falsificazioni deliberate”.

[10]     Il palazzo reale di Akhetaton era ripartito su due distinte aree separate dalla strada principale della città; questa era sovrastata da un sopra-passaggio in cui si apriva una finestra, detta “delle apparizioni”, da cui i regnanti si affacciavano anche in occasione di cerimonie per la concessione di ricompense a funzionari di Palazzo.

[11]     Tale scena diverrà ricorrente in tutte le tombe della necropoli di Akhetaton.

[12]     Sono visibili i disegni preparatori che non vennero però proseguiti e incisi.

Necropoli tebane

TT54 – TOMBA DI HUY

Planimetria schematica della tomba TT54[1] [2]

Epoca:                                   XVIII/XIX Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Huy, poi usurpata da KenroScultore del tempio di Amon / Capo dei magazzini di KhonsuSheikh Abd el-QurnaXVIII dinastia  (Thutmosi IV) – (Amenhotep III)(?) /XIX dinastiaai piedi della collina, a ovest della TT55; a est, e più in basso, delle TT83 e TT46

Biografia

Taenheruensi fu la moglie di Huy, scultore del tempio di Amon durante la XVIII dinastia e titolare originario della TT54, Khonsuy fu suo figlio; Tarenenu, responsabile dell’harem di Amon, fu invece la moglie di Kenro, Capo dei magazzini di Khonsu, che usurpò la tomba durante la XIX dinastia.

La tomba

Un breve corridoio dà accesso ad una sala di forma quadrata da cui un secondo breve corridoio, sulle cui pareti sono rappresentati da un lato Huy e dall’altro Kenro in atto di adorazione di Ra, consente l’accesso ad una sala trasversale di piccole dimensioni.

Parte del decoro murale della TT54

In una scena alcuni uomini trainano il sarcofago su una slitta alla presenza di Anubi e di donne e uomini in lutto. Tra i dipinti, molto danneggiati, una barca per il pellegrinaggio ad Abydos. Su una stele, scene di offertorio di Huy in compagnia della moglie Taenheruensi e del figlio Khonsuy con sua moglie.

Particolare del decoro con l’omaggio ai defunti. Fonte: Daniel Polz: Das Grab des Hui und des Kel Theben Nr. 54, Archäologische Veröffentlichungen 1997

In un’altra scena, Kenro, usurpatore della tomba, nelle vesti di prete “sem”[5] offre libagioni a Huy e a sua moglie. Si ritiene che tale scena sia in qualche modo una forma di ossequio e rispetto dell’usurpatore nei confronti del titolare. In un’altra scena, Kenro e sua moglie in offertorio alla dea Hathor in forma di vacca; poco più oltre, Kenro e la sua famiglia offrono incenso e libagioni ad Amenhotep I e alla di lui madre Ahmose Nefertari e Kenro in offertorio a Osiride. Sul fondo una nicchia ospita la rappresentazione di una dea, mentre Kenro e la moglie Tarenenu bevono, a sinistra, e si prostrano alla dea, a destra[6].

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Gardiner e Weigall 1913, pp. 20-21
  4. Porter e Moss 1927,  p. 104.
  5. Porter e Moss 1927,  pp. 104-105.
  6. Porter e Moss 1927,  p. 105.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Il “sem” era il prete, o l’erede, cui competeva la cerimonia di apertura della bocca per consentire al defunto di vivere pienamente della Duat

Necropoli tebane

TT53 – TOMBA DI AMENEMHAT

Amenemhat in geroglifici
Planimetria schematica della tomba TT53[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
AmenemhatAmministratore di AmonSheikh Abd el-QurnaXVIII dinastia  (Thutmosi IV) (?)nella piana, a poca distanza dalla TT55

Biografia

Amenemhat fu amministratore e rappresentante di Amon, Yotefniifer, a sua volta Rappresentante del Dio, fu suo padre e Tetiemniiter sua madre. Sebknakht fu sua moglie

La tomba

Planimetricamente TT53 è strutturata secono lo schema a “T” capovolta tipica delle sepolture del periodo. Un corridoio, sulle cui pareti (1 in planimetria) è riportato un inno a Ra ed è rappresentato il defunto seduto, immette in una sala trasversale, sulle pareti: su quattro registri (2), scene di banchetto con una fanciulla in offertorio al defunto, la moglie (sotto la cui sedia si nasconde una scimmia) e una figlia; musicisti, tra cui una flautista e un’arpista, allietano il convivio mentre un’acrobata si esibisce ed un uomo vomita.

L’uomo che vomita, con la testa sorretta da un altro commensale. Rilievo di Nina Davies

In una stele sul lato corto della sala (3) i resti di un lungo testo e di lato, su cinque registri sovrapposti, due preti che offrono libagioni. Poco oltre (4) due uomini in offertorio al defunto e scene agricole tra cui la vagliatura del grano, il trasporto del lino e l’abbattimento di alberi. In altra scena (7), su quattro registri, il defunto con la famiglia partecipa a una battuta di pesca e di caccia e, seduto, riceve prodotti dalle terre del Delta nilotico. Sul lato corto una stele (6) con un lungo testo e, alla sommità, il defunto con un figlio trasportano una statuetta femminile e offrono fiori a una statua di Ahmose-Henutemipet e di sua madre, la regina Ahmose-Inhapi (DB320); poco oltre (5) il defunto, in piedi, coadiuvato da un assistente partecipa, con i cani, ad una battuta di caccia al bue selvatico e agli struzzi nel deserto mentre, poco oltre, fiocina un ippopotamo. Nella scena successiva il defunto e sua moglie ricevono in dono giochi e animali tra cui struzzi e iene.

Musici e danzatrice acrobata. Rilievo di Nina Davies

Tramite un breve corridoio, sulle cui pareti il defunto è rappresentato in atto di offrire libagioni al dio Anubi, si accede ad una sala più interna. Sulle pareti: (9) donne che pesano e macinano il grano, (10) uomini che versano il vino in giare e preparano la birra. Poco oltre (11-12) su quattro registri scene della processione funeraria, con il traino del sarcofago e il trasporto delle suppellettili funebri, e del pellegrinaggio ad Abydos con la moglie. E’ inoltre rappresentata la Cerimonia di apertura della boccae riti sulla mummia in presenza di due macellai, per i sacrifici, e due preti che trasportano una statuetta. I resti di scene rappresentano due donne in adorazione e un fratello, militare carrista, del defunto. Una fila di ospiti, che prosegue in altre scene (14) vede il defunto, la moglie e i genitori oggetto di offertorio da parte di un uomo. Una falsa porta (15), sul fondo della sala, contiene una nicchia in cui sono rappresentati quattro uomini e quattro donne, seduti a terra, che si scambiano offerte e doni.

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Gardiner e Weigall 1913, pp. 20-21
  4. Porter e Moss 1927,  p. 102.
  5. Porter e Moss 1927,  pp. 102-104.
  6. Porter e Moss 1927,  pp. 103-104.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

Necropoli tebane

TT52 – TOMBA DI NAKHT e TAWI

Nakht in geroglifici
Planimetria schematica della tomba TT52[1] [2]

Epoca:                                  XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
NakhtAstronomo (?) di AmonSheikh Abd el-QurnaXVIII dinastia  (Thutmosi IV) (?)ai piedi della collina, ad est; a sud-est della TT69, a ovest delle TT50 e TT51

Biografia

Nakht, il cui nome significa “forte”, ricopriva gli incarichi di “scriba” e “prete servente”, ma di lui non si ha altra menzione oltre la sua sepoltura. Altro termine a lui riferito, molto raramente rinvenuto in altri contesti e riportato nei testi della tomba, è quello di “wanuti” seguito dal nome del dio Amon[5], che indica una categoria sacerdotale non perfettamente individuata e verosimilmente associata a funzioni che si svolgevano in particolari ore del giorno o della notte[6]. Le piccole dimensioni della TT52, inoltre, lasciano intuire che doveva trattarsi di una carica non particolarmente prestigiosa nella gerarchia sacerdotale.

Tawi, Cantatrice di Amon, era sua moglie, il suo nome appare solo poche volte nei dipinti parietali[7]. Si ritiene che un tale Amenemopet possa essere un figlio, forse, di Tawi da un precedente matrimonio, ma non è menzionato come figlio di Nakht. Non vengono menzionati altri figli, né nomi di genitori o di altri parenti.


La tomba

Difficile appare la datazione della tomba poiché non esistono altri riferimenti al suo titolare fuorché nella tomba stessa, né esistono raffigurazioni del/dei re sotto cui Nakht ha prestato la sua opera. Lo stile delle pitture parietali, in gran parte ben conservate e con colori ancora vividi, è assimilabile ai dipinti della TT38 di Djeserkarasoneb, della TT75 di Amenhotep-si-se e della TT108 di Nebseny , tutte tombe ascrivibili al periodo di Thutmosi IV. Il confronto con le pitture parietali della TT69 di Menna, che risale all’interregno tra Thutmosi IV e Amenhotep III, consente perciò di ipotizzare che il titolare possa essere vissuto durante il regno di Thutmosi IV e morto durante quello di Amenhotep III.

TT52 venne scoperta da popolazioni locali nel 1889 e, successivamente, riscoperta, nello stesso anno da archeologi europei. Nel periodo 1907-1910 la tomba venne rilevata da Norman de Garis Davies per il Metropolitan Museum of Art di New York[6].

Copia di Norman de Garis Davies (1907) di una scena di caccia dalla TT52

Alla tomba, che presenta planimetria a “T” rovesciata tipica delle tombe private del Nuovo Regno, si accede da un cortile le cui dimensioni, per crolli intervenuti dal momento della scoperta e per asportazioni di materiali da parte delle popolazioni locali e del gran numero di turisti, è oggi molto ridotto. Attraverso un passaggio, si accede ad una sala trasversale[7] che, in questo caso, non è perfettamente ortogonale all’asse della tomba.

Una foto del 1902 (autore A. Beato) del corridoio trasversale della TT52. Foto: Museo Egizio di Torino

Le scene di questa parte della TT52 sono, in special modo, di vita campestre alla presenza del defunto e della moglie: (1 in planimetria) due scene, nella prima il defunto e la moglie versano unguenti in offertorio e il defunto seduto assiste a lavori di agricoltura, compresa la mietitura e la vagliatura del grano, l’innalzamento di covoni su cui volano quaglie e piccioni, trasporto del lino nonché scene di vendemmia e pigiatura dell’uva; scene, inoltre, di semina, aratura, abbattimento e lavorazione di alberi.

Dipinto della “Bella festa della valle” da TT52

Una falsa porta, ad un’estremità del corridoio trasversale (2), è circondata da testi e da immagini di offertorio del defunto agli dei.

La “falsa porta” all’estremità ovest del corridoio trasversale

In altre scene (3), la coppia a banchetto mentre un figlio offre fiori, un arpista cieca e altri musicisti, suonatrici di liuto, di arpa e flauto doppio allietano il convivio ed un gatto, nascosto sotto una sedia, mangia un pesce.

La famosissima scena delle musiciste, parete occidentale lato sud

Su altre pareti, scena, non ultimata (4), del defunto e della moglie che offrono unguenti in offertorio e di portatori di offerte e preti che offrono libagioni al defunto (5); poco oltre (6) il defunto e familiari praticano la pesca e l’uccellagione mentre portatori di offerte recano doni e uomini preparano il pescato.

Come altre tombe dell’area, anche la TT52 non venne ultimata e questo, oltre che nella sala trasversale, si rileva specialmente in quella che sarebbe dovuta essere la camera funeraria le cui pareti non vennero rifinite né decorate; qui si apre un pozzo verticale profondo circa 4 m che doveva portare all’appartamento funerario sotterraneo.

La decorazione del soffitto di TT52

Fonti

  1. Porter e Moss 1927,  pp. 91-95.
  2. Gardiner e Weigall 1913
  3. Donadoni 1999,  p. 115.
  4. Gardiner e Weigall 1913, pp. 20-21
  5. Dibley 2009.
  6. Laboury 1997.
  7. Hartwig 2004.
  8. Porter e Moss 1927,  p. 99.
  9. Porter e Moss 1927,  p. 101.
  10. Porter e Moss 1927,  pp. 99-102.
  11. Davies 1917.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Che nel caso specifico, così come per la moglie, Cantatrice Amon, risulta scalpellato.

[6]      Tale incarico viene riportato, all’interno della TT52, con cinque differenti trascrizioni geroglifiche in una delle quali è indicato uno specifico geroglifico determinativo normalmente associato alla parola “astronomo”.

[7]      In tre di queste compare come “…sua sorella, la sua amata, la cantatrice di [Amon], Tawi” e in due come “signora della casa”; in un caso come “sua sorella, la sua amata, che ha un posto nel suo cuore…”

Necropoli tebane

TOMBE DEI NOBILI – DA TT51 A TT100

Elenco delle tombe, da TT51 a TT100.

TOMBATITOLAREPERIODO
TT51USERHAT detto NEFERBEHEFXIX dinastia/inizi
TT52NAKHT [III] e TAWIXVIII dinastia (Thutmosi IV)
TT53AMENEMHAT [IV]XVIII dinastia (Thutmosi III)
TT54HUYXVIII dinastia (Thutmosi IV – Amenhotep III)
XIX dinastia
TT55RAMOSEXVIII dinastia (Amenhotep III /
Akhenaton)
TT56USERHAT [III}XIX dinastia/inizi
TT57KHAEMHATXVIII dinastia (Amenhotep III)
TT58AMENHOTEP e AMENEMONET (usurpata)XVIII dinastia (regno di Amenhotep III); XIX o XX dinastia
TT59QEN [II]XVIII dinastia (Thutmosi III)
TT60SENET e ANTEKOFERXII dinastia egizia
TT61USER [III]XVIII dinastia (Thutmosi III)
TT62AMENEMWESKHETXVIII dinastia (Thutmosi III)
TT63SOBEKHOTEPXVIII dinastia (Thutmosi IV)
TT64HEQAERNEHEH XVIII dinastia (Thutmosi IV)
TT65NEBAMUN (usurpata da IMYSEBA)XVIII dinastia (Hatshepsut); Periodo ramesside
TT66HEPUXVIII dinastia (Thutmosi IV)
TT67HAPUSENEBXVIII dinastia (Hatshepsut)
TT68(PER?)-ENKHNUM usurpata da NESPANEFERHERPeriodo ramesside
TT69MENNAXVIII dinastia (Thutmosi IV – Amenhotep III?)
TT70AMENMESXXI dinastia egizia
TT71SENENMUTXVIII dinastia (Hatshepsut)
TT72RA [II]XVIII dinastia (Amenhotep II)
TT73Sconosciuto (Amenhotep figlio di Hapu?)XVIII dinastia (Hatshepsut)
TT74TJENUNYXVIII dinastia (Thutmosi IV)
TT75AMENHOTEP SISEXVIII dinastia
TT76TJENUNAXVIII dinastia (Thutmosi IV)
TT77PTAHEMHAT usurpata da ROYXVIII dinastia (Thutmosi IV)
TT78HAREMHAB [II]XVIII dinastia (Thutmosi III – Amenhotep III)
TT79MENKHEPERRASENEB [I]XVIII dinastia (Thutmosi III – Amenhotep II)
TT80THUTNEFERXVIII dinastia (Amenhotep II)
TT81INENIXVIII dinastia (Amenhotep I – Thutmosi III)
TT82AMENEMHATXVIII dinastia (Thutmosi III)
TT83AAMTJU AHMOSEXVIII dinastia (Thutmosi III)
TT84IAMUNEDJE (o AMUNEZEH)XVIII dinastia (Thutmosi III)
TT85AMENEMHEB detto MAHUXVIII dinastia (Thutmosi III – Amenhotep II)
TT86MENKHEPERRESENEB [II]XVIII dinastia (Thutmosi III)
TT87MINNAKHTXVIII dinastia (Thutmosi III)
TT88PEHSUKHER detto TJENENUXVIII dinastia (Thutmosi III – Amenhotep II)
TT89AMENMOSE [IX]XVIII dinastia (Amenhotep III)
TT90NABAMON [VII]XVIII dinastia (Thutmosi IV – Amenhotep III)
TT91Sconosciuto (forse Mery [I])XVIII dinastia/metà
TT92SUEMNUTXVIII dinastia
TT93QENAMUNXVIII dinastia (Amenhotep II)
TT94RAMOSE detto AMYXVIII dinastia (Amenhotep II)
TT95MERY [II]XVIII dinastia (Amenhotep II)
TT96SENNEFER [I]XVIII dinastia (Thutmosi III)
TT97AMENEMHAT [VIII]XVIII dinastia (Amenhotep II)
TT98KAEMHERIBSENXVIII dinastia (Thutmosi III)
TT99SENNEFER [II]XVIII dinastia (Thutmosi III)
TT100REKHMIRAXVIII dinastia (Thutmosi III – Amenhotep II)
Necropoli tebane

TT51 – TOMBA DI ESERHAT detto NEFERHEBEF

Eserhat e Neferhebef in geroglifici
Planimetria schematica della tomba TT51[1] [2]

Epoca:                                   XIX Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Userhat, detto anche NeferhebefPrimo Profeta del Kha[5] reale di Thutmosi ISheikh Abd el-QurnaXIX dinastia  (Sethi I)opposta, e a nord, della TT50

Biografia

Userhat, detto anche Neferhebef, servì quale Primo Profeta del Kha di Thutmosi I, presso il suo tempio di Milioni di Anni, durante il regno di Horemhab, quello di Ramses I, e morì durante il regno di Sethy I. Fu figlio di Khensemhab e di Tausert, Cantatrice di Montu; Hatshesput (omonima della regina), detta anche Shepset, fu sua moglie.

Userhat e la moglie ricevono offerte (tempera di N. de Garis Davies, Metropolitan Museum, cat. MET eg30.4.33a)

Ci sono noti i nomi di due figli maschi, Ra-emwia e Huy, ma quasi sicuramente aveva altri figlie e figlie.

La tomba

La tomba si apre nello stesso cortile[6] in cui si apre la TT111 e in cui esiste (1 in planimetria) una stele danneggiata con scene di cerimonie funebri dinanzi alla mummia.

La stele danneggiata davanti all’ingresso della TT51. Foto: osirisnet
L’ingresso nella sala trasversale. Foto: osirisnet

I resti di colonne in arenaria lasciano intendere che l’ingresso fosse preceduto da un porticato di cui non esiste più traccia; un corridoio, sulle cui pareti (2) si trova un inno a Ra e l’immagine del defunto, immette in una sala trasversale secondo la planimetria tipica, a “T” capovolta, delle tombe del periodo.

Userhat inginocchiato dinanzi a Osiride e alla Dea dell’Occidente (tempera di N. de Garis Davies, Metropolitan Museum, cat. MET DT10876)

Sulle pareti (3), su tre registri sovrapposti e in differenti scene, il defunto guidato da Anubi, scene di psicostasia con la pesatura del cuore del defunto; il defunto inginocchiato dinanzi a Osiride e alla Dea dell’Occidente, nonché alle Anime di Pe e Nekhen che, con alcuni babbuini, adorano Ra-Horakhti, in forma di falco, con accanto Iside; scene della processione funeraria con cerimonie propiziatorie sulla mummia e il defunto (ma con il nome mutato in Amenmosi), recante fiori, precede la dea dell’Occidente verso la propria tomba in forma piramidale.

Le anime di Pe (in alto, a testa di falco) e di Nekhen (in basso, a testa di sciacallo) inginocchiate di fronte a Ra-Horakhty ed Hathor. La figura di userhat e delle tre scimmie in adorazione sono andate quasi totalmente perse. Foto: osirisnet
Processione funebre (tempera di Norman Hardy, Metropolitan Museum, cat. MET chr30.4.35)17b EGDP025023)

Sul lato corto della sala (4) gli antenati Imhotep, Hepuseneb e Khensemhab adorano Montu mentre il defunto e la moglie sono intenti nella pesca.

Suppellettili funerarie. Foto: osirisnet

Poco oltre (5), su tre registri, festa processionale per Thutmosi I con uomini che recano cibi e suppellettili mentre il defunto uscendo dal tempio adora la barca reale; la statua del re issata sulla barca trainata su un lago.

Il trasporto di una statua di Thutmosi I (tempera di N. de Garis Davies, Metropolitan Museum, cat. MET LC-15 5 17a EGDP025024)

Sulla parete oltre il corridoio che immette nella sala interna (9) il defunto, con due mogli e un figlio offrono unguenti a Osiride e il defunto, con la suocera (?) Henuttawi, una moglie e una figlia, offrono incenso su un braciere a Thutmosi I e alla regina Ahmose Nefertari.

La madre e la moglie di Userhat (tempera di autore sconosciuto, cat. MET 30.4.162 EGDP021825)

Poco oltre (8) prefiche e preti che offrono libagioni al defunto e alla moglie; segue (7) scena del defunto, della moglie e della madre in pellegrinaggio ad Abydos con il defunto e la moglie dinanzi a Osiride e Anubi.

Userhat e la moglie nel pellegrinaggio ad Abydos (tempera di N. de Garis Davies, Metropolitan Museum, cat. MET 30.4.34 EGDP019650)

Poco oltre (6) il defunto in adorazione; Ankheperkhaseneb purificato da otto preti; il defunto inginocchiato dinanzi a tre ogdoadi, Thot che riporta il risultato della psicostasia (vedi sopra n.ro 3) a Osiride e Anubi e il defunto con Ankheperkhaseneb e Nebmeyt con tre sacerdotesse in offertorio a Montu e Mertseger.

Userhat adora le divinità dell’Occidente (tempera di N. de Garis Davies, Metropolitan Museum, cat. MET DT10875)

Un breve passaggio, che non reca tracce di decorazione parietale, consente l’accesso ad una sala con quattro pilastri[7]; in questa si aprono due camere funerarie[8] e, al centro della parete di fondo, la camera funeraria del titolare[9].

Al fondo di quest’ultima camera si apre uno stretto passaggio discendente, che forma un gomito , e che, verosimilmente, doveva essere stato previsto per ampliare la tomba. Dinanzi all’ingresso del passaggio discendente, alcune strutture murarie forse predisposte per creare una sorta di cappella- Scarse e illeggibili le rimanenze pittoriche oggi interpretabili solo grazie a foto d’epoca e ai disegni e acquarelli di N. de Garis Davies, conservati al Metropolitan Museum di New York[6].

Fonti

  1. Porter e Moss 1927,  pp. 91-95.
  2. Gardiner e Weigall 1913
  3. Donadoni 1999,  p. 115.
  4. Gardiner e Weigall 1913, pp. 20-21
  5. Porter e Moss 1927,  p. 97.
  6. Porter e Moss 1927,  pp. 97-99.
  7. Porter e Moss 1927,  p. 98-99.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Secondo la concezione egizia, tre erano le parti vitali dell’anima Ba, Akh e Kha, quest’ultimo una sorta di “doppio”, identico alla persona, che veniva plasmato dal dio vasaio, Khnum, e deposto nel ventre materno perché fosse la forza guida del nascituro. Era possibile avere anche più “kha” se Khnum lo riteneva necessario (Hatshepsut ne aveva nove, di cui 8 maschi). Il “kha” aveva bisogno di un corpo fisico, in cui continuare a vivere, e di cibo; ciò giustifica la presenza, nelle tombe, di una parte pubblica in cui depositare le offerte che erano, perciò destinate a lui più che al defunto in senso stretto.

[6]      Di forma trapezoidale, largo circa 6 m e di profondità variabile dai 3,3 m ai 2,2 m.

[7]              Larga circa 6,5 m, profonda 5 e alta 3 m

[8]              Angolo sud-est, profonda circa 2 m, e nord-est, larga 2 m, profonda 3 e alta poco più di un m.

[9]              Il corridoio di accesso è lungo circa 1 m e largo altrettanto, per un’altezza di circa 2 m. La camera funeraria è alta 2 m, larga 1,30 e profonda circa 2 m.

Necropoli tebane

TT31 – TOMBA DI KHONSU detto TA o TO

Khonsu in geroglifici
Planimetria schematica della tomba TT31[1] [2]

Epoca:                                   XIX Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Khonsu  Ta (o anche To)Primo Profeta di Men-Kheper-Ra (Thutmosi III)Sheikh Abd el-QurnaXIX dinastia (Ramses II) /inizi della XXnella piana, a sud della TT30 e dalla TT50

Biografia

TT31 Genealogia di Khonsu

Particolarmente importante la linea di discendenza di Khonsu Ta il cui bisnonno, Usermontu, era stato visir durante il periodo amarniano. Molti membri della famiglia sono rappresentati nei dipinti parietali della tomba; per altri personaggi non è stata possibile una identificazione[5]. Secondo alcuni egittologi la tomba sarebbe stata progettata per un tale Ta, alla fine della XVIII dinastia, e quindi usurpata da Khonsu nel Periodo ramesside; altri intendono invece, ed è questa la tesi più accreditata, che Ta e Khonsu siano nomi riferiti al medesimo individuo[6].

Khonsu e la sua famiglia

L’incarico principale esercitato da Khonsu era Primo Profeta (del culto funerario) di Men-Kheper-Ra (ovvero Thutmosi III), ma era anche “Primo Profeta di Montu, Signore di Tod”, “Supervisore del bestiame di Men-Kheperu-Ra (Thutmosi IV)[7]. Esiste dubbio se abbia ricoperto anche l’incarico di “Primo Profeta del culto funerario di Amenhotep II”, ricoperto certamente da suo padre Neferhotep.

I dipinti parietali della TT31 consentono di compilare un albero genealogico che vede:

  • padre: Neferhotep, Primo Profeta del culto di Amenhotep II;
  • madre: Tawseret, cantatrice di Montu[8];
  • nonno (?): Nebhemhyt[9] “portatore del gran reggimento di Neb-Maat-Ra (Amenhotep III)”;
  • bisnonno: Usermontu, che esercitò le funzioni di visir alla fine del periodo Amarniano, molto probabilmente sotto Tutankhamon. Tale personaggio, di cui portano il nome due figli di Khonsu, viene rappresentato più volte nella tomba, così come il fratello di Khonsu, Iuy, Primo Profeta di Thutmosi I;
  • prima moglie: Ruia, Cantatrice di Montu, che gli diede due, o forse tre, figli: Usermontu[10] [11], Uiay[12] e Tjesy (?);
  • seconda moglie: Mutia (detta anche Maiay, o Maay), Cantatrice di Amon e Montu, che gli diede sette figli: Usermontu[13], Khemwaset[14], Ru[15], Nesnub[16], Ahaty[17], Tent[18], Ruy (?).

Altri venti personaggi sono rappresentati nei dipinti parietali di TT31, ma non esistono riferimenti su costoro e non è chiarito il rapporto con il titolare della tomba.

La tomba

TT31 era già nota a Karl Richard Lepsius ed Ernesto Schiaparelli, ma solo nel 1908 Arthur Weigall la dotò di una porta in ferro per proteggerne il contenuto artistico, e solo nel 1925 si procedette a lavori di consolidamento e restauro dei dipinti parietali. Durante tali lavori venne scoperta la cappella, molto ben preservata, e la TT31 venne complessivamente trattata da Norman de Garis Davies e Alan Gardiner nel 1948 in un loro testo riferito a sette tombe private della necropoli di Sheikh Abd el-Qurna.

L’ingresso della TT31

La tomba, con pianta a “T” rovesciata, ha orientamento sud-ovest/nord-ovest, con ingresso a sud e presenta stili dei dipinti differenti; all’ingresso, infatti, si possono notare stili tipici della tarda arte amarniana, mentre in altri dipinti lo stile amarniano è superato ed è palese lo stile del Periodo ramesside[19]. Tutte le camere della TT31, ed i relativi soffitti, sono dipinti, ma i danneggiamenti furono principalmente causati, nei millenni, dallo slittamento delle pareti e degli strati rocciosi data la scarsa qualità della roccia in cui la tomba venne scavata.

TT31 si articola in:

  • cortile di accesso[20], in cui restano scarse tracce di decorazione;
  • facciata in cui si apre l’ingresso alla tomba fiancheggiata da due stele (1 e 2 in planimetria) tagliate direttamente nella roccia[21];
  • passaggio di entrata (3):
    • a sinistra entrando, due Anubi accucciati sovrastano Khonsu che veste una pelle di pantera ed è rappresentato come prete “sem”[22]; è seguito da sua madre Tawseret, da suo figlio Usermont e dalla seconda moglie Mutia; un altro personaggio, a causa dei danni, non è identificabile;a destra i rilievi sono gravemente danneggiati; è possibile individuare Khonsu, con il cranio rasato che ne indica la funzione sacerdotale, mentre altri personaggi sono troppo danneggiati e non identificabili;
    • il soffitto è decorato con voli di uccelli di un tenue blue, con tracce di bianco e rosso, su sfondo giallo;
La madre di Khonsu, Tawseret, seguita dal figlio del defunto, Usermontu, e dalla seconda moglie di Khonsu, Mutia. Foto: osirisnet.net
  • camera trasversale (a creare il braccio traverso della “T” capovolta)[23]:
    • il soffitto è completamente perso; corridoio sinistro (sud) (4-5-6 in planimetria): i dipinti sono alquanto danneggiati, specie nella parte bassa; tutte le pareti sono suddivise in registri sovrapposti (ed alcuni di questi a loro volta suddivisi in sotto-registri), sono rappresentate processioni per il dio Montu[24] in cui il titolare della tomba, Khonsu, svolge ruoli particolarmente preminenti;
Osiride con la ricostruzione dei frammenti danneggiati. Foto: osirisnet.net
  • corridoio destro (nord)(7-8-9): i dipinti sono meglio preservati di quelli del lato sinistro e le scene parietali, tutte connesse al culto di Osiride, sono disposte su un unico registro. Anche in questo caso l’officiante è da identificarsi in Khonsu anche se non esiste riferimento testuale in tal senso. Una delle scene, speculare a quella del corridoio sinistro, rappresenta la processione fluviale della statua del faraone Thutmosi III sulla sua barca sacra;
L’officiante (probabilmente Khonsu). Foto: osirisnet.net

  • accesso alla camera longitudinale della “T” capovolta[25]: la porta è in asse con l’ingresso della tomba (10); le pareti laterali hanno perso i dipinti che le decoravano ancora visibili solo sull’architrave. Il soffitto geometrico è ben conservato ed è ripartito in scacchi bianchi e blu, questi ultimi contengono grappoli d’uva alternati con tralci di vite rappresentati da linee in rosso;
  • camera longitudinale[26] e in buone condizioni, con disegno geometrico di linee sinusoidali affiancate, di colore nero, giallo, rosso e bianco. I dipinti superstiti sulle pareti (11-12-13), benché danneggiati, si presentano in buone condizioni e rappresentano scene di riti religiosi;
Il rito della pesatura del cuore. Foto: osirisnet.net
  • passaggio per l’anticamera[27]: le pareti (14) hanno quasi completamente perso i dipinti, fatte salve le tracce di due donne, sedute, una per ciascun lato, rivolte verso l’ingresso della tomba.
    • soffitto: in ottime condizioni. Papaveri rossi si distaccano dal fondo bianco su cui si innalza un volo di anatre sui propri nidi in cui si distinguono le uova e alcuni piccoli. Intervallate alle anatre, volano alcune locuste. Sono ben riconoscibili i canoni particolari dell’arte amarniana della XVIII dinastia;
Tra i dipinti della tomba vi è anche la rappresentazione della tomba stessa e del sarcofago del defunto insieme a quella (presumibilmente) della moglie Ruia, molto realistici. Di fronte a loro piangono la seconda moglie Mutia e la figlia Uiay. Foto: osirisnet.net
  • anticamera[28]: è stata tagliata rozzamente nella roccia e le pareti sono state ricoperte da un intonaco di colore giallo privo di decorazioni. sul fondo, in posizione assiale rispetto all’ingresso, si apre una nicchia/cappella mentre nella parete sinistra si apre la porta di accesso alla camera funeraria sotterranea;
    • nicchia/cappella[29]: scoperta, perché murata, solo durante i lavori di consolidamento e restauro del 1925, presenta i dipinti parietali più belli e meglio conservati della TT31.
      • soffitto: è diviso in due parti da una linea gialla longitudinale mediana, affiancata da scacchiere contenenti alternatamente fiori stilizzati a quattro petali neri, con centro rosso, e rossi, con centro nero;parete di fondo (15): nella parte bassa, fasce colorate in giallo, rosso, nero e bianco. Al centro della parete, Osiride, a sinistra, seduto su un trono cubico con decorazione “a facciata di palazzo”; alle sue spalle, in piedi, Anubi. Dinanzi alle due divinità, in piedi, vestito con una pelle di leopardo e con ai piedi sandali di colore bianco, il titolare della tomba, Khonsu, porge, con la mano sinistra, un incensiere mentre, con la destra, versa acqua, da un vaso in forma di ankh su un cespuglietto di fiori di loto;parete destra: Khonsu, titolare della tomba, rende omaggio alla dea Imentet, riconoscibile dal geroglifico che reca sul capo, protettrice della necropoli;
Osiride sulle pareti della cappella. Foto: osirisnet.net
  • parete sinistra: il re Nebhepetre (Montuhotep II), della XI dinastia, che, specularmente con quanto è rappresentato sulla parete opposta, viene omaggiato da Khonsu[30];
Montuhotep II. Foto: osirisnet.net
  • camera sotterranea: un corridoio discendente, intervallato da gradoni, porta ad una camera sotterranea, non decorata, in cui, salvo 22 ushabty, null’altro fu rinvenuto.

Fonti

  1. Porter e Moss 1927,  pp.47-49.
  2. Gardiner e Weigall 1913
  3. Donadoni 1999, , p. 115.
  4. Jiro Kondo (n. 1951), egittologo giapponese.
  5. Davies e Gardiner 1948,  pp. 31-41
  6. Kampp 1996
  7. Davies 1924,  tav. X
  8. Davies 1924,  tav. XIV
  9. Davies e Gardiner 1948,  tavv. XVII-XX


[1]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 44.

[2]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      TT31 è una della poche Tombe dei Nobili oggi visitabili dal pubblico turistico. I dipinti parietali, particolarmente belli e ben conservati, sono tuttavia stati protetti, per evidenti motivi di conservazione e sicurezza, da pannelli in vetro che consentono una visione poco chiara degli stessi specie a causa dei riflessi.

[6]      Nella tomba si trovano riferimenti anche a Tjay; anche in questo caso, si ritiene che possa trattarsi di una variante di Ta.

[7]      È probabile che tale incarico sia stato ricoperto da Khonsu agli inizi della sua carriera poiché nelle scene che vi fanno riferimento è affiancato dalla prima moglie Ruia.

[8]      Particolarmente forte doveva essere il legame con la madre data l’enfasi con sui viene rappresentata nei dipinti parietali.

[9]      Nebhemhyt viene citato con l’epiteto “suo padre”, ma non è specificato di chi e il termine “jt” designa genericamente un antenato, forse un nonno.

[10]     Prete “wab” di Montu e Primo Profeta di Sobek.

[11]     I preti “wab”, ma anche “uab”, o “uebu”, appartenevano al basso clero ed erano incaricati della manutenzione degli strumenti del culto e degli oggetti comunque ad esso connessi. A loro competeva il lavacro e l’abbigliamento giornaliero della statua del dio presso cui operavano e a loro competeva il trasporto della statua del dio (generalmente su una barca sacra) durante le cerimonie. Erano gerarchicamente sottoposti ad un “grande prete wab” cui competevano le operazioni giornaliere di culto della divinità.

[12]     Cantatrice di Amon e Montu.

[13]     Supervisore alle stalle.

[14]     Secondo Profeta del culto di Thutmosi III.

[15]     Prete di Tjenenet.

[16]     Cantatrice di Montu.

[17]     Cantatrice di Montu.

[18]     Prete di ?.

[19]     Il lungo periodo di regno di Ramses II, unitamente al vasto programma di costruzioni posto in essere dal re, fece sì che si giungesse ad un impoverimento della resa artistica e ad una forte standardizzazione dei soggetti e degli stili che appaiono spesso copiati da un sito a un altro confermando, peraltro, l’esistenza di botteghe specializzate.

[20]     In cui si apre peraltro l’accesso alla TT301 di Hori, Scriba della tavola del Signore delle Due Terre nel dominio di Amon.

[21]     La notevole differenza di dimensioni e forma tra le due stele, peraltro illeggibili, nonché i danni subiti nel tempo, sono da imputarsi alla scarsa qualità della roccia. Esiste anche la possibilità che la seconda stele sia stata creata, successivamente, per il titolare della TT301 il cui accesso si apre nello stesso cortile.

[22]     Il “sem” era il prete, o l’erede, cui competeva la cerimonia di apertura della bocca per consentire al defunto di vivere pienamente della Duat.

[23]     Circa 7,50 m x 1,75 x 2 di altezza, orientata sud (corridoio sinistro lunghezza 3,20 m) – nord (corridoio destro lunghezza 3,50).

[24]     In speciale evidenza il trasporto della statua del dio Montu su una piccola barca sacra dal tempio di Armant, l’antica On, a quello di Tod, l’antica Djerty.

[25]     Circa 0,80 m di larghezza x 1,30 di profondità x 1,50 di altezza.

[26]     circa 3,80 m di profondità x 1,60 di larghezza x 1,70 di altezza all’ingresso, che diventano 2 m verso la fine della camera;il soffitto si presenta leggermente curvo

[27]     Circa 1,10 di larghezza x 1,00 di profondità x 1,50 di altezza.

[28]     Circa 2,30 m di larghezza x 2,60 di lunghezza x 1,60 di altezza.

[29]     1,00 m di larghezza x 0,70 di profondità x 1,40 di altezza.

[30]     La presenza di tale sovrano della XI dinastia, non legato alla famiglia del defunto, né per qualche motivo connesso al culto funerario, si giustifica con la presenza, nella piana di Deir el-Bahari, del suo tempio funerario. Benché affiancato, nella XVIII dinastia, da quello di Hatshepsut, il tempio di Montuhotep II veniva considerato di particolare importanza come forma di culto alle divinità dell’occidente, ovvero dell’aldilà. La stessa Hatshepsut fece costruire il suo tempio sullo stile proprio di quello di Montuhotep considerandolo un esempio della vera architettura egizia, prima della parentesi Hyksos da cui proprio la XVIII dinastia aveva tratto il Paese.

Necropoli tebane

TT30 – TOMBA DI KHONSMOSE

Khonsmose in geroglifici
Planimetria schematica della tomba TT30[1] [2]

Epoca:                                   XIX – XX Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
KhonsmoseScriba del tesoro dei domini di AmonSheikh Abd el-QurnaXIX-XX dinastianella piana, a est della TT52 e a sud della TT51


Biografia

Si conoscono solo il nome della moglie, Henutenkhunet, e di un figlio, Khensnakht.

La tomba

La posizione della TT30 rispetto alle tombe adiacenti. Da: Kampp, F. 1996. Die thebanische Necropole

La tomba è incompleta ed è costituita, sostanzialmente, da un’ampia anticamera con quattro colonne da cui una scala avrebbe verosimilmente dovuto addurre all’appartamento funerario, solo abbozzato. In un angolo dell’anticamera si apre un accesso alla TT31.

L’ingresso della TT30

Dalla scala di accesso, sulle cui pareti (1 in planimetria) i resti di alcuni testi e immagini del defunto dinanzi a un dio (?), si accede all’anticamera colonnata; su più registri (2) il Libro delle Porte, nonché rappresentazioni della processione funeraria e del defunto in ginocchio dinanzi ad una barca sacra. Preti operano sulla mummia la cerimonia di apertura della bocca.

L’anticamera della TT30. In alto Khonsmose inginocchiato davanti alla barca sacra ed ai quattro figli di Horus

In altre scene (3-4), portatori di offerte e il defunto accompagnato dal figlio; segue scena (5) su tre registri sovrapposti del defunto con due donne in adorazione di Ra-Horakhti e di alcune dee, il defunto e la moglie Henutenkhunet dinanzi ad una tavola di offerte. seguono scene varie del defunto (6), di una falsa porta (7), su due registri (8) Osiride e (9) il defunto e la moglie. Sul soffitto, la barca di Ra adorata da babbuini e sciacalli, mentre il defunto adora Ra-Horakhti e uccelli volano sopra nidi in cui sono rappresentate le rispettive uova. Un corridoio di accesso alla camera più interna (10) reca i titoli del defunto.

Fonti

  1. Porter e Moss 1927,  pp.46-47.
  2. Gardiner e Weigall 1913
  3. Donadoni 1999,  p. 115.
  4. Gardiner e Weigall 1913,  pp. 18-19.
  5. Porter e Moss 1927,  p. 46.
  6. Porter e Moss 1927,  pp. 46-47.

[1]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 44

[2]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

Necropoli tebane

TT29 – TOMBA DI AMENEMIPET, DETTO PAIRY

Amenemipet e Pairy in geroglifici
Planimetria schematica della tomba TT29[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Amenemipet, detto PairyGovernatore della città e visirSheish Abd el-QurnaXVIII dinastia  (Amenhotep II)lato est; sul lato a sud della collina, sotto la TT95


Biografia

Amenemipet Pairy fu figlio di Ahmose, detto Humay (TT224), e Nub; fratello di Sennefer (TT96) la cui moglie si chiamava Sentnay. Sua moglie si chiamava Weretmaatef ed aveva un figlio di nome Paser. A lui è inoltre assegnata anche la tomba KV48 della Valle dei Re[5]

La posizione della TT29 di Amenemipet rispetto a quella della TT96 del fratelle Sennefer

La tomba

L’ingresso della TT29

Un breve corridoio, sulle cui pareti sono rappresentati il defunto e la moglie in atto di offrire incenso e unguenti al dio Ra, consente l’accesso ad una camera trasversale, non ultimata, con quattro pilastri.

Vista d’insieme dell’ala nord-est della sala trasversale che mostra il cattivo stato di conservazione delle pitture murali. Sulla parete destra si trova il testo dei “Doveri del Visir”. Da: Bavay L e Dimitri L. “Dans l’entourage de Pharaon. Art et archéologie dans la nécropole thébaine.” (2012).

Nell’ingresso della tomba sono rappresentate sei scene:

  • Amenemipet e Weretmaatef in offertorio dinanzi a Ra;
  • il defunto in offertorio dinanzi al kha del re Amenhotep II;
  • testi recanti gli incarichi del visir;
  • Amenemipet che amministra la giustizia come visir;
  • altre due scene contenenti principalmente testi.
Dettaglio della TT29 con un dipinto non terminato. Da: Bavay L e Dimitri L. “Dans l’entourage de Pharaon. Art et archéologie dans la nécropole thébaine.” (2012).

Un corridoio, in cui sono riportati specialmente testi, dà accesso ad un secondo e più lungo corridoio in cui Amenemipet è rappresentato con suo fratello Sennufer e con suo figlio Paser. In altre scene, il defunto amministra la giustizia, o assiste ad un concerto di arpisti e liutisti.

Arpista proveniente dalla TT29. Rilievo di Nina de Garis Davies

Su una parete il corteo funebre cui prendono parte, tra gli altri, preti e macellai che recano animali sacrificali tra cui tori e oche. Sul fondo della camera/corridoio, la decorazione è in parte distrutta, ma si può intuire il defunto in atto di adorazione e di offertorio a Osiride.

E’ stata utilizzata la tecnica della luce radente per studiare le tecniche di pittura della TT29. Da: Bavay L e Dimitri L. “Dans l’entourage de Pharaon. Art et archéologie dans la nécropole thébaine.” (2012).

Fonti

  1. Porter e Moss 1927,  pp.45-46.
  2. Gardiner e Weigall 1913
  3. Donadoni 1999,  p. 115.
  4. Gardiner e Weigall 1913,  pp. 18-19.
  5. Porter e Moss 1927,  p. 43.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Le ridotte dimensioni della KV48, e il fatto che sia del tutto priva di decorazioni, ha fatto supporre che quest’ultima, di cui si erano perse le tracce e ritrovata solo negli anni ’80 del ‘900, fosse solo un cenotafio.