in alto, estremità ovest della collina sul versante che declina a ovest verso il tempio
Biografia
Non definito è il rapporto esistente tra Penbuy, titolare della sepoltura, e Kasa, né sono chiare le relative condizioni e, nonostante alcune rappresentazioni, lo stesso sesso.
Secondo una stele conservata a Torino (cat. 50037), Kasa era il figlio di Penbuy. La situazione non è chiarita tuttavia dalla stele stessa che fa riferimento a Penbuy al femminile, di cui Kasa sarebbe il figlio; il rapporto di parentela tra Penbuy e Kasa sembrerebbe tuttavia derivare dalla prima moglie di Penbuy, Amentwosret, ma non è chiaro se costei fosse sorella o figlia di Kasa.
I dipinti parietali non valgono a chiarire la situazione poiché in non buone condizioni, con difficoltà di lettura dei nomi dei personaggi: in una scena Kasa e sua moglie Bukha-nef sono rappresentati con una figlia; in un’altra scena, è rappresentato un corteo funebre in cui le mummie sembrano essere Kasa, suo figlio Nebamentet, sua moglie Bukha-nef e una “Signora della casa” di nome Hathor.
Le mummie sono precedute da un figlio di nome Nefermesenut e da sua figlia Sheritre. Lo stesso nome, Sheritre, risulta essere inoltre quello della moglie di un altro figlio, menzionato nei testi, Ptahmose.
Sul soffitto della cappella funeraria, alcune iscrizioni fanno riferimento a Penbuy e a sua moglie Amentetwosret, altre a Kasa e sua moglie Bukha-nef.
In altri dipinti parietali, Penbuy e suo fratello Penshen’abu sono rappresentati dinanzi ad Amenhotep I, Ahmose Nefertari ed ai faraoni Seti I, Ramses I ed Horemheb. In un’altra scena, Ramses II ed il visir Paser sono riportati mentre eseguono un offertorio a Ptah ed Hathor.
Padre di Penbuy fu, verosimilmente, Iri[5]. Mogli di Penbuy furono Amentwosret e Irnefer, mentre moglie di Kasa fu, forse, Bukha-nef.
La tomba
TT10 si sviluppa con andamento irregolare.
Ad un corridoio di accesso ne segue un secondo, più largo del precedente, privo di decorazioni. Un terzo corridoio dà accesso ad una anticamera/cappella sulle cui pareti sono rappresentati, tra l’altro, una coppia seduta a banchetto (con un gatto ed alcune oche sotto una sedia), scene di offertorio di gente, con candele, a Kasa rappresentato con moglie e figlia. Restano alcune tracce di un rilievo di pellegrinaggio ad Abydos, mentre scene di trasporto funebre sono forse riferite a Kasa. In altra scena, Penbuy gioca al senet con la moglie nei pressi di un laghetto; poco discosto scene di adorazione di genti ad Amenhotep I ed alla madre Ahmose Nefertari, in presenza degli dei Horus, Amon, Khnum, Ptah e Sekhmet.
Il soffitto è ripartito in quattro parti, ognuna della quali, a sua volta, suddivisa in quattro: uno scarabeo alato; due scene rappresentanti due coppie inginocchiate con testi sacri; le dee Iside e Nephtys in adorazione del simbolo dell’Occidente (ovvero del mondo dei morti); una dea, in forma di vacca, presso uno stagno; il sole al tramonto tra un uomo e un serpente; due immagini di coppie inginocchiate e un uomo inginocchiato nei pressi di uno stagno.
Un breve corridoio porta alla camera funeraria: sulla parete di fondo le statue di Osiride e Horus, sulle pareti una processione che vede Ramses II, seguito dal Visir Paser (TT110) e dallo Scriba del Luogo della Verità, Ramose (TT7), dinanzi a Ptah e Hathor. In altra scena Penbuy, in compagnia del fratello Penshenabu, in adorazione dei re Amenhotep I, e della madre di costui Ahmose Nefertari, Seti I (?), Ramses I e Horemheb; poco discosto, Penbuy, Kasa ed un figlio adorano Hor-sa-iset, in altra scena, Ramses II e Paser adorano Hathor in forma di vacca sacra, signora della montagna dell’Occidente. Penbuy e Kasa ed un figlio adorano Thot.
Sul soffitto, a volta, Anubi, Thot e i quattro figli di Horus.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[3]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[4]Set-Maat = “Luogo della Verità” era uno dei nomi con cui era noto il villaggio operaio di Deir el-Medina. Il villaggio era anche noto come Pa-demi, ovvero, semplicemente, “il villaggio”.
[5] Nome ricavato da una tavole da offerte oggi al Museo egizio di Torino (cat. 1559).
Servo nel Luogo della Verità[4] e incantatore degli scorpioni
Deir el-Medina
XX dinastia (Ramses III)
alla sommità della fila delle tombe, a sud della TT213 e leggermente a nord della TT210
Biografia
Amenmose fu Servo nel Luogo della verità ed “incantatore” di scorpioni. Sua moglie era Tent-hom.
La tomba
Di forma irregolare, la TT9 è costituita da un unico locale cui si accede da una corte in cui si trovano due stele: in una una dea e il defunto in offertorio ad Anubi/sciacallo, il defunto in offertorio del disco solare, la dea Hathor ed il defunto, accomapgnato da Anubi, dinanzi a Osiride; nell’altra gente in offertorio alla mummia presso la piramide della tomba e scene di banchetto.
Ushabti di Amnmose proveniente dalla TT9. Da: Barberis, Elettra, et al. “A shabti of the Egyptian priest Amenmose unveiled.” Journal of Cultural Heritage 58 (2022): 122-129.
All’interno della tomba, i dipinti parietali rappresentano la dea Nut accanto al defunto e alla moglie, dodici uomini in fila che adorano una divinità, una processione funeraria e scene di un pellegrinaggio ad Abydos. In altre scene: pesatura alla presenza di Thot in sembianze di babbuino, banchetti funebri, offertorio del defunto agli dei ed al defunto e sua moglie.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[3] Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[4]Set-Maat = “Luogo della Verità” era uno dei nomi con cui era noto il villaggio operaio di Deir el-Medina. Il villaggio era anche noto come Pa-demi, ovvero, semplicemente, “il villaggio”.
Kha fu Capo architetto dei lavori della Necropoli Tebana al servizio, in special modo, del faraone Amenhotep III. Userhat, Prete “wab”[5] e lettore[6] della regina madre Mutnofret e servo del “kha” della statua della principessa Sitamon, e Nakht furono i figli della coppia.
La tomba di Kha, ritrovata intatta a nord di Deir el-Medina dall’egittologo italiano Ernesto Schiaparelli nel 1906, conteneva il corpo e il corredo funerario anche della moglie Merit. La presenza di una tomba era tuttavia nota già dal XIX secolo; si riscontrano rappresentazioni grafiche della cappella esterna in John Gardiner Wilkinson e Karl Richard Lepsius7], cappella che, tuttavia, non era sita nelle immediate vicinanze della tomba scoperta da Schiaparelli. Il Pyramidion della cappella esterna, in forma di piccola piramide, si trova oggi al Museo del Louvre di Parigi.
La cappella durante gli scavi di Schiaparelli del 1906
Interno della cappella funeraria di Kha e Merit, 1906
Il pyramidion della cappella di Kha, conservato al Museo del Louvre di Parigi
Il corpo di Kha, indagato in maniera non invasiva mediante esame ai raggi x, presenta un ampio collare d’oro e pesanti orecchini dello stesso metallo prezioso[7]. Giaceva in un duplice sarcofago di cui quello esterno “a cassa” e quello più interno antropomorfo in legno di cedro, completamente nero, con rifiniture di lamina d’oro, che ne rappresenta le sembianze con parrucca bicolore nero e oro; più semplice, benché ugualmente decorato e laminato in oro, il sarcofago antropomorfo contenente i resti della moglie Merit la quale, premorta al marito, ricevette per la sepoltura un sarcofago a lui già predestinato[8]. Vennero rinvenuti nella tomba anche i vasi canopi nonché oggetti espressamente funerari e, di particolare interesse, della vita quotidiana e lavorativa dei due titolari tra cui tuniche, vesti, biancheria intima, parrucche, tavole per il gioco del senet, suppellettili, mobilio, resti di cibo, strumenti di misurazione.
Statuetta raffigurante Kha
Tra questi, particolarmente interessanti sono due cubiti (unità di misura pari a 52,5 cm), uno in legno di acacia ripiegabile, contenuto in un astuccio di pelle rossa con una piccola cinghia per poterlo agganciare alla cintura, l’altro ricoperto in lamina d’oro, recante incisioni dedicatorie, diretto dono del faraone Amenhotep III sotto cui si esplicò, in special modo, l’attività lavorativa di Kha.
Alcuni oggetti ritrovati intatti nella tomba di Kha (autore: Museo Egizio Torino)
La tomba conteneva anche oggetti personali della moglie Merit, tra cui gioielli, cosmetici, strumenti per il trucco e una parrucca nera (di capelli autentici), perfettamente conservata, ancora intrisa di grasso derivante dall’usanza, durante le cerimonie mondane, di apporre sopra il capo coni gelatinosi contenenti aromi e profumi che, sciogliendosi gradualmente, disperdevano le essenze di cui erano impregnati[9].
Oggetti personali di Merit (autore: Jean-Pierre Dalbera)
La parrucca, in capelli autentici, di Kha
Tutti gli oggetti ritrovati nella tomba (mummie, sarcofagi, papiri iscritti (tra cui una versione completa del Libro dei morti), abiti, lenzuola, coperte, letti, tavolini, sedie, armadietti, casse, biancheria, oggetti di toletta e rituali, attrezzi da lavoro e cibarie, corone di fiori) sono oggi esposti, nella stessa collocazione in cui furono scoperti, presso il Museo Egizio di Torino. La quantità, la completezza e la qualità dei medesimi costituisce ad oggi un unicum nel panorama delle scoperte compiute nella Necropoli tebana.
Suppellettili dalla tomba TT8 di Kha
La tomba
Scoperta nel 1906, quasi contestualmente alla scoperta, nella Valle dei Re, della tomba KV55 la TT8 è, architettonicamente, estremamente semplice ed è distribuita su due distinti e separati locali, una cappella e la camera funeraria vera e propria. Nella cappella, ad un corridoio segue un’unica sala rettangolare al fondo della quale si apre una nicchia poco profonda. Sulle pareti, il defunto e la consorte ricevono offerte da un figlio, mentre una figlia cinge il collo di Kha con un collare. In un diverso registro, due musiciste suonano una sorta di liuto e un’arpa mentre due (?) danzatrici si esibiscono.
Parte superiore di una parete in una copia di Charles K. Wilkinson (Metropolitan Museumdi New York (cat. MET 30.4.3) (dono a WP del MMA)
Su un’altra parete, i due defunti, Kha e Merit, accompagnati dalla figlia offrono a Osiride fiori e un bue inghirlandato.
La tomba vera e propria, sita sul versante opposto della collina, era sovrastata da una piramide il cui pyramidion (oggi al Museo del Louvre di Parigi, cat. 13988) reca scene del defunto inginocchiato con inni indirizzati a Ra.
Il sarcofago in legno laminato d’oro di Kha
Tra i tanti oggetti, oggi al Museo egizio di Torino:
sarcofago antropomorfo e due bare di Kha (cat. 8210, 8316, 8318);
una statuetta di Kha e la sedia su cui venne rinvenuta (cat. 8335 e 8333);
sarcofago antropomorfo, bara, scatola e scatola da parrucca di Merit (cat. 8517, 8470, 8479, 8493);
bicchiere in metallo del figlio Userhat (cat. 8231);
due bastoni intestati a Neferhabef e Khaemwaset, Capo del Gran COnsiglio (cat. 8551 e 8625);
cubito in legno rivestito d’oro (dono di Amenhotep I) (cat. 8647);
coppa in elettro con cartiglio di Amenhotep III (cat. 8355).
[1] La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2] le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[3] Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[4] Set-Maat = “Luogo della Verità” era uno dei nomi con cui era noto il villaggio operaio di Deir el-Medina. Il villaggio era anche noto come Pa-demi, ovvero, semplicemente, “il villaggio”.
[5] I preti “wab”, ma anche “uab”, o “uebu”, appartenevano al basso clero ed erano incaricati della manutenzione degli strumenti del culto e degli oggetti comunque ad esso connessi. A loro competeva il lavacro e l’abbigliamento giornaliero della statua del dio presso cui operavano e a loro competeva il trasporto della statua del dio (generalmente su una barca sacra) durante le cerimonie. Erano gerarchicamente sottoposti ad un “grande prete wab” cui competevano le operazioni giornaliere di culto della divinità.
[6] Era compito dei preti “lettori” l’organizzazione delle cerimonie e la recitazione ad alta voce, durante le cerimonie sacre, degli inni previsti. Proprio per tale conoscenza delle invocazioni giuste e corrette, i “lettori” venivano considerati detentori di poteri magici.
[7] Si tratta, archeologicamente, di uno dei primi casi di uomo recante tale monile.
[8] Giacché il sarcofago previsto per l’architetto Kha era troppo grande per il corpo, più minuto, della moglie, gli interspazi vennero riempiti con lini recanti, tuttavia, il monogramma di lui.
[9] La parrucca, nello stile classico della XVIII dinastia, è costituita da capelli, umani, lunghi circa 54 cm, con scriminatura centrale; i capelli, verso le estremità, sono intrecciati. Due lunghe e spesse trecce sono sul retro della parrucca, mentre due, più sottili, andavano a incorniciare il viso. IL tutto è strutturato con trama e stretti nodi. La parrucca venne rinvenuta in una scatola appositamente realizzata di 111 x 49 cm.
[10] Sul coperchio di queste è riportato il figlio, Nakht, in atto di offertorio ai genitori.
[11] Sul coperchio una coppia in offertorio al defunto e alla moglie.
alla sommità della fila delle tombe, a nord della TT216, in alto sopra la TT212
Biografia
Aldilà della semplice carica di Scriba, così come riportato nei rilievi della TT7, l’importanza di Ramose, quale scriba della necropoli, è attestata da tre tombe a lui intestate (oltre la TT7, la TT212 e la TT250), nonché da oltre un centinaio di monumenti che a lui fanno riferimento o che a lui siano espressamente dedicati. Di lui esistono tracce e riferimenti in almeno altre quattro tombe dell’area[5] e veniva considerato tra i maggiorenti più ricchi del villaggio di Deir el-Medina.
Ramose era figlio di Amenemhab, Segretario e Ufficiale Giudiziario di Corte, e Kakaia; marito di Mutemwia, figlia di Huy e Neferetkau, Kenherkhepeshef fu suo figlio adottivo[6]. Il primo incarico noto di Ramose fu di “Scriba nella casa di Men-Kheperu-Ra” ovvero del Tempio di Milioni di Anni di Thutmosi IV; a lui sono inoltra ascrivibili i titoli di: Tesoriere capo nella casa di Men-Kheperu-Ra; Direttore d’amministrazione nel dipartimento del direttore della documentazione sigillata; Scriba contabile del bestiame di Amon-Ra; Assistente scriba per la corrispondenza del Principe ereditario; Servo nei domini di Amon-Ra e Amministratore dei domini funerari nei campi di Amon-Ra.
Per quanto attiene all’incarico indicato sulla sua tomba “fu nominato Scriba del Luogo della Verità nell’anno 5°, il 3° mese di akhet, giorno 10, del re dell’Alto e Basso Egitto Usermaatra-Setepenra, vita, prosperità a salute, il figlio di Ra, Ramses, amato da Amon” (da un ostrakon, oggi al Museo Egizio del Cairo, cat. CG25671).
La tomba
La tomba, mai pubblicata se non in Porter e Moss 1927, è costituita da una sola sala cui si accede da un cortile, circondato da un muro in mattoni di pietra, in cui si apre il pozzo di accesso alla TT265. Ai lati della porta, due nicchie ospitavano altrettante stele di cui ne resta oggi solo una raffigurante la dea Hathor e un testo; all’ingresso il defunto che adora Atum e Ra-Horakhti, nonchè i resti di una dea Nut con le braccia aperte. La sala, la cui decorazione danneggiata ricopriva tutte le pareti, presenta scene in cui appaiono i faraoni Amenhotep I, e sua madre Ahmose Nefertari, Horemheb e Thutmosi IV; in un’altra scena compare Ramses II, seguito dal visir Paser (TT106), in offertorio alla Triade tebana: Amon, Mut e Khonsu; su altra parete la barca di Osiride affiancata dalle dee Iside e Nephtys.
A Ramose sono inoltre intestate altre due tombe della stessa necropoli di Deir el-Medina: TT212 e TT250[7].
Stele dalla TT7 di Ramose (Museo Egizio di Torino, cat. 50066)
[1] La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2] le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[3] Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[4] Set-Maat = “Luogo della Verità” era uno dei nomi con cui era noto il villaggio operaio di Deir el-Medina. Il villaggio era anche noto come Pa-demi, ovvero, semplicemente, “il villaggio”.
[5] TT336 dello scultore Neferrenpet: Ramose e sua moglie Mutemwia, talvolta abbreviata in Wia, recano offerte allo scriba reale Huy, fratello di Neferrenpet e padre di Mutemwia;
TT219 di Nebenmaat, Servo nel Luogo della verità, ma il testo, riportato da Bruyere 1952, è oggi perso;
TT4 dello scultore Ken, in cui il Visir Paser (TT106) e lo Scriba reale Ramose offrono libagioni a Maat;
TT10 di Penbui e Kasa, servi del Luogo della Verità, in cui Paser e Ramose, dinanzi a Ramses II, offrono libagioni a Ptah e Hathor.
[6] Una tavola di offerte, oggi al Museo del Louvre di Parigi (cat. E.13998), reca i nomi di Ramose e Khenirkhopshef, si ritiene provenga proprio dalla TT7 e testimonia di tale adozione.
[7] Le tre tombe fatte realizzare da Ramose avevano, molto verosimilmente, differenti destinazioni: la TT7 fu quella a lui riservata, mentre la TT250 era destinata alla sepoltura delle maestranze che servivano nelle sua proprietà di sesso femminile (tanto che la tomba è spesso anche indicata come “tomba delle schiave”); non altrettanto chiara la destinazione della TT212 rimasta in fase iniziale di realizzazione. Per estensione si è ritenuto che potesse essere prevista per la servitù di casa di sesso maschile. Una delle tombe era sormontata da un Pyramidion, oggi al Museo Egizio di Torino, il cui testo è stato tradotto, nell’ambito del Progetto Rosetta, da Jean-Jacques Charlet nel 2009.
Rispettivamente Capo degli operai e operaio nel Luogo della Verità (artigiani reali)[4] (artigiano reale)
Deir el-Medina
XIX dinastia (Horemheb – Ramses II)
alla sommità della fila delle tombe, nei pressi di TT217, proprio a sud della TT216
Biografia
La tomba ospita Neferhotep, capo degli operai, e suo figlio Nebnefer, operaio. Iyemwaw fu la moglie di Neferhotep, che gli diede altri figli, oltre Nebnefer: Nakhy, Scriba del Signore delle Due Terre e carrista nell’esercito del re; Mose, Ufficiale ai trasporti di sua Maestà, allevatore di cavalli e portatore del tempio di Usermaatre Setepenre (Ramses II); Turo e una figlia di nome Tuya. Neferhotep era “Capo della squadra di tribordo”[5] e contemporaneo di Sennedjem, titolare della TT1.
Iy era il nome della moglie del figlio Nebnefer[6] mentre figli della coppia furono Neferhotep (stesso nome del padre e usualmente indicato come Neferhotep II)[7], Henutmehyt e Iyemwaw (stesso nome della madre). Nebnefer svolse il suo incarico di operaio dall’anno quinto all’anno trentesimo/quarantesimo di Ramses II, mentre Visir erano Paser TT106 e, successivamente, Khay TT173; successivamente, molto verosimilmente, assunse anch’egli l’incarico di “Capo della squadra di tribordo” per i lavori delle tombe di Pached, Kaha e Ankherkhauy.
La tomba
L’ingresso della TT6, di fianco alla TT216 del figlio Neferhotep II
La TT6 è affiancata, sulla destra, dalla TT216 di Neferhotep II (figlio di Nebnefer e nipote di Neferhotep I); il ritrovamento di un pyramidion lascia intendere che l’ingresso fosse verosimilmente sovrastato da una piccola piramide.
La posizione della TT6
Da un cortile, in cui si trovano due stele oggi illeggibili (1 e 2 in planimetria), si accede ad un corridoio sulle cui pareti (3) si trovano resti di testo; una sala rettangolare, reca sulle pareti (4) resti di testo e disegni di uccelli sul soffitto. Poco oltre (5-6) su due registri il defunto in adorazione del ka e Neferhotep e la moglie che ricevono offerte da un uomo e una donna; seguono (7-8) il defunto, la moglie e una bambina che adorano Osiride, sono inoltre menzionati entrambi i titolari, Nebnefer e Neferhotep, quest’ultimo indicato come Capo Operaio nel Luogo della Verità.
La camera trasversale. Foto: osirisnet
Il soffitto della sala trasversale. Foto: osirisnet
Su altre pareti (9-10-11-12), sul lato destro è rappresentato Nebnefer con sua moglie Iy in atto di adorare la dea Hathor; in un’altra scena Nebnefer, sua moglie e la madre di quest’ultima, Ese, sono destinatari di offerte; in un altro registro, in cui Nebnefer e sua moglie adorano Ra-Horakhti, viene esplicitamente citato l’essere figlio del dignitario del Lato Occidentale, Capo Operaio nel Luogo della Verità, Neferhotep.
Dame omaggiano Neferhotep e la moglie; altri quattro personaggi maschili sono andati persi. Foto: osirisnet
Seguono rappresentazioni di Neferhotep e sua moglie Iyemwaw con alcuni figli: Nakhy, scriba dell’esercito e carrista di Sua Maestà; Mose, funzionario ai trasporti di Sua Maestà, stalliere e portatore del tempio di Usermaatra Setepenra (Ramses II). Una figlia, Tuya, è rappresentata in atto di adorazione dei genitori. In una cappella, sul fondo della sala (13-14-15), su due registri, persone dinanzi ad Anubi e Ra-Horakhti in veste di falco; il defunto e la famiglia dinanzi a Khnum, Satis, Anukis, Horus. Il soffitto, a volta, presenta tre dee con babbuini e due iscrizioni parallele, una relativa a Nebnefer e sua moglie, l’altra per Neferhotep e sua moglie
Nebnefer e Iy in adorazione di Ra. Foto: osirisnet
Nella camera funeraria (16-17) i defunti in adorazione o intenti in occupazioni familiari, nonché (18) brani del Libro dei Morti, la rappresentazione (19) dei Campi di Iaru e brani del Libro delle Porte (20).
Il soffitto della cappella. Foto: osirisnet
Un rilievo, rappresentante Nebnefer, sua moglie e i suoi figli nell’atto di offrire fiori ad Amon è oggi al British Museum di Londra (cat. 447).
[1] La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 2.
[2] le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[3] Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[4] Set-Maat = “Luogo della Verità” era uno dei nomi con cui era noto il villaggio operaio di Deir el-Medina. Il villaggio era anche noto come Pa-demi, ovvero, semplicemente, “il villaggio”.
[5] Gli operai di Deir el-Medina impegnati nella realizzazione delle tombe, vuoi della Valle dei Re, come per le Tombe dei Nobili, erano divisi in squadre a seconda del lato della tomba di loro spettanza durante i lavori. La terminologia normalmente usata era di tipo marinaresco: si avevano così squadre di “babordo” e di “tribordo”, a seconda, rispettivamente, che operassero sul lato sinistro o destro della tomba. Colleghi di Neferhotep, “Capo della squadra di babordo”, furono dapprima Baki e poi Pached.
[6] Iy era sorella della dama Isis, come risulta dalla tomba TT250 di Ramose, Scriba del luogo della Verità in cui le due sorelle sono rappresentate insieme. Nella TT10, inoltre, Nebnefer risulta essere presente al funerale di Kasa.
[7] Anche Neferhotep II proseguì nell’incarico paterno e del nonno a partire dall’anno quarantesimo di regno di Ramses II; partecipò alla realizzazione della propria tomba, la più ampia dell’area di Deir el-Medina, TT216 e provvide a lavori di miglioramento della stessa TT6 del padre e del nonno
fila superiore delle tombe, nei pressi di TT213; leggermente a sud, e in basso, rispetto alla casa di Schiaparelli
Biografia
Neferronpet e Mahi furono i suoi genitori, mentre Taesi fu sua moglie; Neferronpet, Ramose, Nedjemger, Meriunu furono i suoi figli.
La tomba
La tomba presenta due camere sepolcrali.
In una un figlio del titolare della sepoltura è mostrato nell’atto di offertorio a Neferabet e a sua moglie Taesi; un gran numero di familiari: il gruppo comprende lo stesso Neferabet, suo “padre” (forse suocero) Amenmose curatore degli scorpioni e suo fratello Amenemope. Sono presenti, inoltre, i figli di Neferabet, Neferronpet, Ramose, Nedjemger, Meriunu, ed i fratelli di Neferabet, Anhotep, Ipu, Huy, Merymaat.
Le donne del rilievo comprendono la moglie di Neferabet, Taesi, la madre di quest’ultima Tenthaynu, sua sorella Istnofret ed altre sorelle. Il defunto è mostrato in atto di adorazione della dea Hathor mentre in altre scene alcuni familiari, tra cui lo stesso Neferabet, sono rappresentati in adorazione di Ra-Horakhti.
Nella seconda camera cinque pannelli rappresentano la famiglia in adorazione di Anubi.
Una stele, che menziona Neferranpet, padre di Neferabet, si trova oggi al British Museum (cat. BM150)
[1] La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[3]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[4]Set-Maat = “Luogo della Verità” era uno dei nomi con cui era noto il villaggio operaio di Deir el-Medina. Il villaggio era anche noto come Pa-demi, ovvero, semplicemente, “il villaggio”.
Scultore di Amon nel Luogo della Verità [4] (artigiano reale)
Deir el-Medina
XIX dinastia (Ramses II)
fila superiore delle tombe, nei pressi di TT213; leggermente a sud, e in basso, rispetto alla casa di Schiaparelli
Biografia
Qen, menzionato anche nelle tombe TT106, di Paser, e TT7, di Ramose, risulta titolare anche della tomba TT337 usurpata, tuttavia, durante la XXI o XX dinastia. Tjanufer (o anche Thonufer) fu suo padre, scultore e cesellatore di Amon in Khenu, Maatnofret (o anche Metnefert) sua madre. Ebbe due mogli, Nefertere e Henutmehyt; suoi figli maschi furono Merymery, Tjau-en-Anuy, Kewer e Penduau, figlia femmina Taqari.
La tomba
Di forma irregolare, forse in previsione di un ampliamento, presenta nel corridoio d’accesso (1 in planimetria) una nicchia con le statue del defunto e della moglie Nefertere. Una sala rettangolare costituisce la cappella in cui (2) il defunto e la moglie Henutmehyt assisi con un figlio inginocchiato; poco oltre (3), su quattro registri sovrapposti, la processione funeraria con la mummia portata verso la tomba nonché scene del pellegrinaggio ad Abydos del defunto e della famiglia su una barca condotta dai figli Merymery e Tjau-en-Anuy; in un altro registro della stessa parete, i figli Huy e Kewer porgono offerte a otto coppie di individui il cui nome si è preservato solo per quattro di esse: Qen e Nefertari; i genitori di lui, Tjanufer e Maatnofret; i genitori di lei, Qen e Wadjyt-ronpet; il fratello Huy e sua moglie Iuy. Segue (4) il figlio Merymery, che officia in presenza del padre e della madre Nefertere accanto ai quali si trova la figlia Taqari e (5), su due registri, il defunto e le mogli dinanzi a Ptah e Maat e un uomo in offertorio al defunto e alle due mogli; poco oltre (6), il faraone Ramses II con i visir Paser (TT106) e Ramose (TT7) in offertorio a Maat e Ra-Horakhti. Una nicchia sul fondo della sala (8) ospita la dea Hathor che protegga il re Amenhotep I; sulle pareti della nicchia il defunto e una moglie dinanzi a Ra-Horakhti e Osiride, e rilievi, ai lati della statua, rappresentanti la regina madre Ahmose Nefertari e la principessa Merytamon.
Oltre la nicchia (7) il defunto, assistito da tre divinità femminili, in ginocchio dinanzi a Osiride, Thot e Iside. In altro registro, il defunto, sua moglie Henutmehyt e un figlio, dinanzi ad Anubi, Hathor, Amenhotep I e Ahmose Nefertari.
Il soffitto del locale, a volta, presenta due scene: il defunto e una moglie in adorazione di Ra e di due divinità minori del giorno e della notte.
Una stele, con un figlio che purifica il defunto e opera la Cerimonia di apertura della bocca, forse proveniente dalla TT4 si trova al Museo nazionale danese di Copenhagen (cat. B3 AA.d.11);
[1] La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2] le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[3] Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[4] Set-Maat = “Luogo della Verità” era uno dei nomi con cui era noto il villaggio operaio di Deir el-Medina. Il villaggio era anche noto come Pa-demi, ovvero, semplicemente, “il villaggio”.
Pashedu, che risulta titolare anche della tomba TT326, era figlio di Menna ed Huy. Nedjimet-Behdet era il nome di sua moglie.
La tomba
La tomba è strutturata su due livelli, di cui uno sotterraneo e presenta un cortile in cui si trova una cappella i cui dipinti parietali rappresentano il defunto in adorazione di alcune divinità.
Foto: kairoinfo4u
Una scala adduce all’appartamento sotterraneo in cui si trova la camera funeraria i cui dipinti rappresentano Anubi/sciacallo; Menna, padre di Pashedu, in adorazione di Ptah e il defunto, sotto un albero di palma, intento a bere da una pozza d’acqua mentre poco distante, su tre registri, i genitori e altri personaggi assistono. In altre scene, il defunto e i familiari adorano Horus in veste di falco, mentre Anubi ha cura della mummia sdraiata su un letto; il defunto con una piccola figlia adora Ra-Horakhti, Atum, Kheper e Ptah.
Intorno al sarcofago, scene del pellegrinaggio ad Abydos, in barca, del defunto, della moglie e di un figlio.
Foto: Roland Unger
Sul soffitto sono rappresentati, nel lato sud gli dei:
Osiride, Thot, Hathor, Nut, Nephtys, Geb, Anubi e Upuaut e sono riportati brani delle Litanie di Ra;
nel lato nord:
Osiride, Thot, Hathor, Ra-Horakhti, Neith, Selkis, Anubi e Upuaut.
[1] le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[2] Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
abbastanza in alto, quasi sopra TT1; leggermente a nord di TT214
Biografia
Figlio di Sennedjem e di Inyferti (sepolti entrambi nella TT1); mogli Sahte e, forse, Esi. Di quest’ultima alcune suppellettili sono state rinvenute nella TT1. Due dei suoi numerosi figli si chiamavano Bunakhtef e Rahotep.
La tomba
La tomba è strutturata su due livelli, di cui uno sotterraneo e si apre in un cortile in cui si ergono alcune stele: una delle stele (1 in planimetria) è oggi illeggibile; in una (2) Khabekhnet appare con suo padre, Sennedjem, inginocchiato alla presenza di Ra; in un’altra (3) la barca di Ra adorata da babbuini mentre, in un altro registro, Sennedjem e la sua famiglia appaiono adorare Horus e Satet.
Un corridoio, sulle cui pareti sono rappresentati (4) il padre in adorazione del dio Min e il fratello Khonsu, con la moglie, in atto d’offertorio ai genitori, nonché un inno a Ra, dà accesso ad una camera rettangolare; sulle pareti (5), in quattro registri sovrapposti, celebrazioni nel tempio di Mut a Karnak con il viale di criosfingi, scene del pellegrinaggio ad Abydos e il defunto inginocchiato in offertorio a Min e alla dea Iside; seguono (6) scene della processione e del banchetto funerari e il padre e altri parenti del defunto in adorazione della dea Hathor e (7) frammenti di dipinto del defunto e della famiglia in adorazione di Iside, Osiride e Hathor.
Scena di imbalsamazione dalla tomba di Khabekhnet (autore: Sinhue20)
Tale rappresentazione è parzialmente coperta dalle statue (13) dei genitori del defunto sui cui piedistalli sono rappresentati altri parenti del defunto. Oltre l’accesso alla camera più interna, due statue (14) del defunto e della moglie con testi di offertorio a Mertseger; anche in questo caso una parte del dipinto (12), che rappresenta il defunto dinanzi al re Amenhotep I, alla regina Ahmose Nefertari e alla principessa Merytamun, è coperta dalle due statue (14). La scena prosegue (11) su quattro registri sovrapposti in cui il re Amenhotep I e il dio Amon sono trasportati da alcuni preti su un palanchino protetti dalla dea Maat; in altro registro, il defunto e la moglie vengono presentati a Osiride e Iside rispettivamente da Anubi e Horus. Poco discosto (10) il defunto in offertorio a due file composte da re, regine e principesse; inoltre il defunto e una figlia offrono libagioni al dio Ptah e uomini offrono libagioni al defunto e alla moglie. Su tre registri (9) il defunto e la moglie offrono libagioni alla statua di Amenhotep I e (8) i genitori adorano Ptah e Anubi mentre un uomo offre libagioni a Ramose, titolare della TT7, e a sua moglie.
Scene dalle pareti dell’atrio della TT2 di Khabeknet(autore: Lepsius)
Un corridoio, sulle cui pareti (15) sono rappresentati il defunto e la moglie in adorazione della Triade Tebana, costituita dagli dei AMon, Mut e Khonsu, adduce ad una cappella interna sulla cui parete di fondo (16) si trovano cinque statue: al centro il re (?) protetto, ai lati, da Osiride e la dea Iside su un lato e lo stesso dio e la dea Hathor sull’altro.
Nell’angolo nord del cortile antistante l’ingresso della cappella, un corridoio immette ad una camera in cui si apre la scala che adduce alla camera funeraria sotterranea. Nella sala di accesso (17) la statua del re protetta ai lati dalle statue di Osiride e di Ra; una scala, sulle cui pareti è riportato Hapi, adduce alla camera funeraria. Sulle pareti (19) il defunto e la moglie in offertorio al dio Thot; una dea Iside alata (20) sovrasta gli dei Osiride e Kheper che recano il cartiglio di un Nomo in forma di pesce. Anubi si prende intanto cura della mummia del defunto in forma di pesce, circondato da piccole statue di Iside, Nephtys e dei quattro figli di Horus. Seguono (21) il padre e la madre in offertorio a Ptah.
Scene dalle pareti dell’atrio della TT2 di Khabeknet (autore: Lepsius)
Oltre un corridoio che dà accesso ad una sala ancora più interna (25), il fratello Khons e sua moglie dinanzi a Ra ed Amenhotep I e il defunto e la moglie in offertorio ad Amenhotep I e alla regina Ahmose Nefertari. Alla sommità della parete più corta (23), specularmente a quanto riportato su quella opposta (20), la dea Nephtys alata sovrasta il dio Anubi che esegue riti sulla mummia circondata dalle dee Iside, Nephtus e da altre tre divinità femminili in presenza di una stele del dio Osiride.
[1] La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, pp. 6-9.
[2] Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3] le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4] Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione dell’epoca.
Scena di lavori agricoli dalla TT1 [autore: The Yorck Project (2002)]
Sennedjem in geroglifici
Planimetria della TT1
Epoca: XIX Dinastia
Data della scoperta: 1 gennaio 1886 (da popolazioni locali)
Campagne di scavo: 1917/1924 e 1928/1930
Archeologo: Gaston Maspero dal 1 febbraio 1886
TT1 (Theban Tomb 1) è la sigla che identifica una delle Tombe dei Nobili [1][2] ubicate nell’area della cosiddetta Necropoli Tebana, sulla sponda occidentale[3]del Nilo dinanzi alla città di Luxor[4][5], in Egitto. Destinata a sepolture di nobili e funzionari connessi alle case regnanti, specie del Nuovo Regno, l’area venne sfruttata, come necropoli, fin dall’Antico Regno e, successivamente, sino al periodo Saitico (con la XXVI dinastia) e Tolemaico.
a sud e non lontano dalla sommità della collina; sotto e leggermente a nord della TT2
Biografia
Sennedjem[11][12] viveva a Deir el-Medina, nel villaggio, fondato da Thutmosi I, riservato alle maestranze che erano impiegate nella costruzione e successiva manutenzione delle sepolture, sia reali che dell’ampia area nota come Tombe dei Nobili. Figlio di Kabekhnet, Servo di Amon nella Città del sud (Tebe), e Tahennu; Iynferti[13] fu sua moglie, Khonsu e Khabekhnet (titolare della TT2) due dei suoi figli[14] .
Moglie di Khonsu fu Takemet[15], mentre di Khabekhnet è noto che avesse due mogli (di cui forse una di nome Rosu e l’altra, come la madre, Tahennu) e che due dei suoi numerosi figli si chiamavano Sakh e Isis[16][17][18].
La tomba
Scoperta intatta, nel 1886, da abitanti del luogo, venne presa in consegna il giorno successivo, 1 febbraio 1886, da Gaston Maspero evitando così danni ulteriori oltre quelli già causati alla porta di accesso, che risultava ancora imbullonata, e ad architravi e ritti. La tomba ed il suo corredo si presentavano ancora intatti e le operazioni di svuotamento si svolsero nel corso di due campagne pluriennali, la prima dal 1917 al 1924 e la seconda dal 1928 al 1930. All’atto della scoperta TT1 conteneva oltre 20 sepolture (9 in sarcofagi[19] e le altre semplicemente avvolte in bende) molte delle quali sicuramente ascrivibili alla famiglia del titolare Sennedjem.
Maschera funeraria di Khonsu, figlio di Sennedjem (autore: David Liam Moran)
La tomba di Sennedjem, con la sua sovrastruttura costituita da una piramide e dall’appartamento funebre sotterraneo, si trova all’interno di un cortile sopraelevato rispetto al piano di campagna, cui si accedeva per il tramite di una scala, ed è affiancata da altre due cappelle dette del “nord” e del “sud”, tutte sovrastate, in origine, da piramidi alte circa 7 m[20]; la cappella nord era dedicata al figlio Khonsu, mentre la cappella sud a un non meglio identificato Tjaro verosimilmente padre della moglie, e quindi suocero, del titolare di TT1. Il cortile antistante le tre cappelle[21], in cui si aprono due pozzi contrassegnati dai progressivi 1182 e 1183[22] era originariamente diviso in due da un muro che separava le due cappelle relative a Sennedjem da quella di Tjaro[23].
La piccola piramide della TT1 (autore: Roland Unger)
Della parte esterna, costituita da due piloni, dal cortile e da una cappella con piramide, non è rimasto nulla tranne i pyramidion: uno rinvenuto in frammenti tra le rovine e ricostruito, l’altro oggi al Museo di Torino. L’ingresso della tomba era protetta da una porta in legno di sicomoro, dipinta di giallo, con scene tratte dal capitolo 17 del Libro dei Morti ed oggi conservata al Museo egizio del Cairo. L’intero ipogeo presentava colorazione ocra, sia ad imitazione del colore del papiro, sia per ricordare quello dell’oro intesa come carne degli dei. Un pozzo nel cortile, a breve distanza dalla cappella centrale, dà accesso all’appartamento funerario sotterraneo.
Il dio Anubi opera sulla mummia di Sennedjem(autore: Jeff Dahl)
Osiride con lo scettro e il flagello (autore: Ignati)
La tomba presenta pitture parietali particolarmente ricche di decorazioni con complicate scene tratte dal Libro dei morti e, per la qualità, è stata ipotizzata la stessa mano di artista che aveva decorato la tomba di Nefertari.
Sono anche raffigurati il padre di Sennedjem, Khabenkenet, il figlio Bunakhtef, sacerdote vestito con una pelle di leopardo; il figlio Rahotep figura rappresentato su una barca, mentre il figlio Khonsu, in quanto erede del padre e come prete sem[24], officia il rito della Apertura della bocca sulla mummia del genitore.
Sennedjem raccoglie del lino, mentre sua moglie Inyferti lega i covoni(The Oxford encyclopedia of ancient Egypt )
Molto nota è anche la rappresentazione di Sennedjem, al cui fianco siede la moglie Inyferti, che gioca al senet spostando una pedina; in luogo dell’avversario, una tavola delle offerte. Questo perché la partita giocata è il simbolismo della faticosa strada verso la rinascita e che finirà solo quando il defunto sarà dichiarato giustificato.
Sennedjem, con la sua sposa, gioca al senet (autore: Mamienfr)
Tra le varie suppellettili, tipiche dei corredi funebri, sono stati rinvenuti due ostrakon contenenti parti delle avventure di Sinuhe.
Vaso dalla TT1 t di Sennedjem (Metropolitan Museum of Art(MET) di New York (MET DT202024) (autore: dono a WP del MIT)
Il corpo del titolare di TT1 era sepolto in un doppio sarcofago di cui il più interno, antropoide, recava una maschera funeraria; la moglie Iyneferti era deposta in un sarcofago antropoide ed analogamente era dotata di maschera funeraria, così come il figlio Khonsu che riposava in un duplice sarcofago di cui il più interno antropoide. Nella stessa sepoltura venne rinvenuto anche un sarcofago contenente la mummia della moglie di Khonsu, Takemet. Di altri quattro corpi non è stato possibile risalire con certezza alla parentela con il titolare Sennedjem essendo più probabile si tratti di figli di Khonsu e, quindi, nipoti del titolare di TT1. Le suppellettili funerarie, disseminate in varie collezioni nel mondo, comprendevano vasi canopi, ushabti e parti di mobilio[25]. I pezzi più importanti si trovano al Museo egizio del Cairo, al British Museum di Londra, a New York e Berlino[26].
La cappella a nord all’interno della tomba è dedicata al figlio di Sennedjem, Khonsu; qui è rappresentato anche un altro figlio di Sennedjem, Khabekhnet, la cui tomba, TT2, si trova a poca distanza.
Gran parte del corredo funebre costituito da vasi, mobilia e alimenti è oggi distribuito in numerosi musei mentre molti dei reperti non risultano ancora esposti[27]:
Museo egizio del Cairo:
Due ushabty di Sennedjem (MET) (autore: dono a WP del MIT)
oggetti della moglie Iyneferti:
sarcofago, coperchio della cassa più interna dedicato alla madre dal figlio Khonsu e maschera (Metropolitan Museum di New York, cat. MMA 86.1.5, MMA 86.1.6);scatola in legno con rappresentazione di gazzella (Museo del Cairo, cat. 27271);scatola per vasi canopi (Museo del Cairo, cat. 27306);sgabelli (cat. 27255a e 27255b);oggetti da trucco e vasellame (Metropolitan Museum, cat. MMA 86.1.7, MMA 86.1.8 e MMA 86.1.9);
Maschera funeraria di Ineferty (MET DP112984) (autore: dono a WP del MIT)e Ushabty di Ineferty (MET) (autore: dono a WP del MIT)
oggetti relativi al figlio Khabenkenet:
scatola per ushabti (Metropolitan Museum, cat. 86.1.16);scatola per ushabti con rappresentazione di uomo (forse lo stesso Khabenkenet) e donna seduti (Museo nazionale danese di Copenaghen, cat. 3506);scatola per ushabti con analoga rappresentazione (Museo di Stato “Puskin”, Collezione Golenischev, cat. 3848);
Ushabty di Khabekhnet e Ineferty (MET DT202025) (autore: dono a WP del MIT)
oggetti pertinenti a Esi, moglie di Khabenkenet (?):
sarcofago (Museo del Cairo, cat. 27309);scatola per vasi canopi (Museo del Cairo, cat. 27304);
oggetti relativi al figlio Khonsu:
sarcofago esterno di Khonsu con scene dal Libro dei Morti (cat. 27302);sarcofago intermedio e sarcofago interno, scatola vasi canopi e maschera (probabilmente appartenenti a Khonsu) (Metropolitan Museum, cat. da 86.1.1 a 86.1.4);tre bastoni da passeggio (Museo del Cairo, cat. 27310);
Sarcofagi antropoidi di Khonsu (MET DT202026) (autore: dono a WP del MIT)
Ushabty di Khonsu (MET) (autore: dono a WP del MIT)
oggetti pertinenti a Tamaket, moglie di Khonsu:
coperchio di sarcofago (Museo egizio di Berlino, cat. 10859);
scatola vasi canopi (Museo del Cairo, cat. 27305);
altri ritrovamenti:
scatola dipinta intestata a Ramosi (Museo egizio di Berlino, cat. 10195);
scatola per ushabti intestata a Ramosi (Metropolitan Museum, cat. da 86.1.15);
scatola per ushabti intestata a Paraemnekhu (Metropolitan Museum, cat. da 86.1.14);
due ostrakon con testo in scrittura ieratica recante l’inizio delle Avventure di Sinhue (Museo del Cairo, cat. 25216).
Scatola di cosmetici da TT1 (MET DT202028) (autore: dono a WP del MIT)
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[3] I campi della Duat, ovvero l’aldilà egizio, si trovavano, secondo le credenze, proprio sulla riva occidentale del grande fiume.
[4] Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[6] Le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[7] Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[8] Set-Maat = “Luogo della Verità” era uno dei nomi con cui era noto il villaggio operaio di Deir el-Medina. Il villaggio era anche noto come Pa-demi, ovvero, semplicemente, “il villaggio”.
[14] Dai rilievi parietali sono stati identificati almeno undici figli, anche se non è possibile stabilirne la progressione di nascita: Teti; Khabekhnet; Bunakhtef, detto Pakhar; Rahotep; Irynefer; Khonsu; Ramesu; Ahotep; Ranekhu; Hutep; Parahotep.
[15] Genitori di Takemet, e perciò suoceri di Sennedjem, furono molto verosimilmente Tjaro, la cui tomba si trova nello stesso cortile, accanto a quella di Sennedjem, e viene indicata normalmente come “cappella del sud”, e Taia nomi, entrambi, di origine Hurrita. Tale derivazione straniera verrebbe inoltre confermata dal nomignolo con cui veniva chiamato uno dei figli di Sennedjem e Iyneferti, Bunakhtef, detto Pakhar, ovvero “il Cananita”.
[19] Erano contenute in sarcofagi di pregevole fattura, singoli o doppi, i corpi di Sennedjem, di sua moglie Iyneferti, di suo figlio Khonsu e della moglie Tamekat, nonchèe i figli di questi ultimi: Prahotep, Taashen, Ramose, Isis e Hathor. La tomba conteneva inoltre i corpi di due feti, racchiusi in semplici casse di legno dipinto di giallo, e altri undici corpi avvolti in semplici bende.
[20] La prima cappella ad essere costruita fu quella di Tjaro (cappella sud), sovrastata da una piramide alta circa 7,50 m, con inclinazione di circa 50°, e con una facciata di circa 5 m. La cappella centrale, di Sennedjem, aveva una facciata larga circa 4,30 m ed era sovrastata da una piramide alta 7 m circa con un’inclinazione di circa 45°; di questa venne recuperato, in 13 pezzi, il pyramidion quasi per intero ricostruito. La cappella nord, di Khonsu, venne costruita per ultima e ricavata nello spazio rimanente del cortile dopo le due precedenti costruzioni; si innalzava su una facciata di circa 3 m ed era alta circa 6. Il pyramidion di questa venne rinvenuto quasi intatto ed è oggi al Museo Egizio di Torino.
[22] Il 1182 non ha connessioni con la TT1, scende per circa 6 m e adduce a due camere non iscritte; il 1183 è solo un pozzo che non ha sviluppo di alcun genere.
[23] Si ipotizza (Bruyere 1959) che il muro divisorio nel cortile per separare l’area riservata a Sennedjem da quella relativa a Tjaro, sia stato eretto da successori parecchio tempo dopo i decessi poiché non si giustificherebbe una tale operazione, che rendeva praticamente impossibile ogni cerimoniale funebre, se Tjaro fosse stato effettivamente il suocero di Sennedjem.
[24] Il “sem” era il prete, o l’erede, cui competeva la cerimonia di apertura della bocca per consentire al defunto di vivere pienamente della Duat.