TT282 è prospiciente alla TT283, ed è costituita da un cortile, dall’area sepolcrale vera a propria, nonché dai resti di una piramide a base trapezoidale. A un breve corridoio che si diparte dal cortile, succede una sala trasversale; sulle pareti dipinti, molto danneggiati: su due registri (1 blu in planimetria[7]) il defunto e la moglie (?), di cui non è rilevabile il nome, e testi danneggiati. Poco oltre (2) il defunto e la moglie (?) dinanzi a una divinità (?); segue (3) il defunto e, poco oltre (4), il defunto e la moglie (?) in adorazione di Thot. Sulla parete sinistra (5) che precede il passaggio verso la piramide, testi tratti dal Libro dei Morti e il defunto, purificato, presentato da Anubi a Osiride. Un passaggio, sulle cui pareti sono i resti di testi e scene di offertorio (6) e (7) sei scene tra cui una del defunto con i suoi aiutanti e un’altra del defunto e della moglie presentati da Horus al dio Thot, immette nella piramide in cui (8) una cappella contiene liste di offerte. La camera funeraria, decorata, nel soffitto a volta, dalla rappresentazione del defunto in offertorio a Osiride (9) nonché abbozzi di altri disegni di Osiride, contiene il sarcofago. Un passaggio immette nel corridoio della vicina TT283[8].
Fonti
^ Porter e Moss 1927, p. 364.
^ Gardiner e Weigall 1913
^ Donadoni 1999, p. 115.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3] Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[4] Il rilievo del defunto e della moglie in adorazione di Thot si trova, oggi, presso il Philadelphia Museum of Art (cat. 29.87.433).
Benché annoverato tra le Tombe dei Nobili della Necropoli di Tebe, di fatto si tratta di un complesso funerario reale incompiuto, nell’area tra Deir el-Bahari e Sheikh Abd El-Qurna, a lungo assegnato[3] al re Mentuhotep Sankhkara (Mentuhotep III) della XI dinastia.
Recenti studi[4] hanno tuttavia appurato che possa più compiutamente essere assegnato ad Amenemhat I[5].
Nell’area in cui si trova il complesso, infatti, si apre anche la TT280 di Meketre al cui interno sono stati rinvenuti da Herbert Eustis Winlock[6] frammenti di sarcofago, oggi al Metropolitan Museum di New York (cat. da 20.3.101 a 20.3.122), che presentano una doppia iscrizione sovrapposta: una prima iscrizione geroglifica venne incisa direttamente sul legno che venne quindi ricoperto di gesso su cui venne applicata una sottile laminatura in oro su cui venne nuovamente inciso il testo in forma paleograficamente caratteristica di un periodo non antecedente al regno di Amenemhat.
E’ stato ipotizzato, ma anche escluso, un riuso del sarcofago dopo Meketre, ma, più accettato accademicamente, pare che la duplice iscrizione derivi dal fatto che il sarcofago era verosimilmente già pronto prima della morte di Meketre durante il regno di Mentuhotep III e riadattato, quindi, alla morte effettiva avvenuta durante il regno di Amenemhat I, primo sovrano della XII dinastia.
Titolatura di Amenemhat I:
Fonti
^ Gardiner e Weigall 1913
^ Donadoni 1999, p. 115.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
Medio Regno (Mentuhotep II/Mentuhotep III, forse Amenemhat I)
Biografia
La prima attestazione di Meketre risale ad una iscrizione rupestre nel Wadi Shatt el-Rigal, in cui appare con il titolo di Addetto al sigillo e Supervisore dei Sei Grandi tribunali[6], risalente all’anno 41° di regno di Mentuhotep II. In un rilievo del tempio funerario dello stesso re, a Deir el-Bahari Meketre è designato con il titolo di Cancelliere molto probabilmente successore, nella carica, di Meru, a sua volta successore di Kheti (TT311)[7][8]; l’iscrizione risale ad un periodo compreso tra il 47° e il 51° anno di Nebhepetra (Montuhotep II)[9].
Lo stesso titolo è riportato su una statua rinvenuta nella sua tomba, mentre in un altro frammento viene indicato come Grande Supervisore. Assumendo che Meketre avesse circa 25 anni al momento dell’iscrizione di Wadi Shatt el-Rigal[10], doveva averne circa 35 quando assunse l’incarico di Cancelliere sotto Montuhotep II e 40 alla sua morte. Dopo Montuhotep II, il III sovrano con lo stesso nome regnò circa dodici anni e, generalmente, si assume in sette anni il periodo di regno di Mentuhotep IV[11].
All’assunzione del trono di Amenemhat I Meketre doveva essere, perciò a metà dei 50 anni ed essere morto intorno ai 60[12]. Nessuna informazione biografica ricavabile dalla TT280[13], se non il nome del figlio, Inyotef (o Antef), che compare con il defunto in molti dei modelli in legno contenuti nella tomba.
Frammento di rilievo parietale dalla TT280 (Metropolitan Museum, cat. MET DP338003)
Frammento di rilievo parietale dalla TT280 (Metropolitan Museum, cat. MET DP338068)
Frammento di rilievo parietale dalla TT280 (Metropolitan Museum, cat. MET DP338072)
Frammento di rilievo parietale dalla TT280 (Metropolitan Museum, cat. MET DP337989)
Frammento di rilievo parietale dalla TT280 (Metropolitan Museum, cat. MET DP338021)
Frammento di rilievo parietale dalla TT280 (Metropolitan Museum, cat. MET DP338001)
Frammento di rilievo parietale dalla TT280 (Metropolitan Museum, cat. MET DP338002)
Frammento di rilievo parietale dalla TT280 (Metropolitan Museum, cat. MET 20.3.977 01)
Frammento di rilievo parietale dalla TT280 (Metropolitan Museum, cat. MET 20-3-1026)
Frammento di rilievo parietale dalla TT280 (Metropolitan Museum, cat. MET DP337973)
La tomba
Modello di barca funeraria dalla TT280 (Metropolitan Museum)
Strumento rinvenuto nella TT280, forse usato per i lavori di realizzazione della tomba (Metropolitan Museum, cat. MET 20.3.190)
TT280 è ubicata nell’area di Sheikh Abd el-Qurna, nei pressi di una grande, ma incompiuta, tomba reale che venne dapprima assegnata a Mentuhotep III. Recenti studi[14] hanno tuttavia appurato che possa più compiutamente essere assegnata ad Amenemhat I[15].
La caratteristica più saliente della tomba di Meketre erano i nove pilastri poligonali che ne ornavano la facciata dipinti a imitazione del granito[16]. La presenza di tali pilastri, peraltro simili a quelli del tempio funerario di Mentuhotep II a Deir el-Bahari, in una tomba “non-reale”, non è attestata altrimenti per sepolture della XI e XII dinastia nella Necropoli di Tebe. Molto frammentari sono i resti delle pitture parietali della TT280 che sono, tuttavia, sintomatici di ottima fattura e possono essere annoverati tra i meglio eseguiti del Medio Regno[17]. Frammenti di sarcofago, rinvenuti nella camera funeraria di TT280 da Herbert Eustis Winlock[18] e oggi al Metropolitan Museum di New York (cat. da 20.3.101 a 20.3.122), presentano una doppia iscrizione sovrapposta[19][20].
Particolarmente famosi, per il perfetto stato di conservazione, per la qualità e il numero, sono i modelli lignei rinvenuti all’interno della tomba di Meketre che, come le pitture parietali di altre tombe, offrono uno spaccato della vita dei funzionari e dei nobili del periodo; la qualità è superiore anche a quella di analoghi modelli rinvenuti nelle sepolture di re della XI e XII e, segnatamente, di Mentuhotep II, tanto da far ritenere che gli artisti che li realizzarono appartenessero a differenti periodi storici: verosimilmente del Primo Periodo Intermedio quelli di Mentuhotep II, e del pieno Medio Regno quelli rinvenuti nella TT280[21][22].
Rinvenimenti
Area del portico, del passaggio e della cappella funeraria: frammenti di rilievi parietali tra cui alcuni con i titoli del defunto;
Camera funeraria: frammenti di sarcofago dorato con testi dei sarcofagi;
Serdab (camera sotterranea sotto il portico d’accesso): modelli di canoe e barche tra cui una barca su cui vengono preparati cibi; in molti dei modelli di barca, vengono rappresentati il defunto e il figlio, Inyotef (o Antef), sotto un padiglione; modelli di case con giardino e veranda; modello di negozio di carpentiere con riproduzioni di strumenti da lavoro; modelli di scene di censimento del bestiame e di ispezioni; statuette di portatori e portatrici di offerte; modelli di barche con musicisti e con pescatori, arpionatori e cacciatori; modelli di granai con scribi intenti a registrare le attività; modelli di macelli, di panetterie e birrerie; base di statua con i titoli del defunto quale Cancelliere; bende da mummia con testi in ieratico;
Parallela alla TT280 di Meketre si trova la tomba del figlio Inyotef (a Antef), indicato come Principe ereditario, al cui interno vennero rinvenuti frammenti di sarcofago, una scatola che originariamente conteneva i vasi canopici con l’indicazione di Supervisore ai sigilli, e resti di statua[23].
Papiro dalla tomba TT280 (Metropolitan Museum, scavi del 1919-20, cat. MET 22.3.524 3193)
Statuetta di portatrice di offerte dalla tomba TT280 (Metropolitan Museum, scavi del 1920, cat. MET DP249003)
Modello di barca da viaggio a remi dalla TT280 (particolare) (Metropolitan Museum, scavi del 1920, cat. MET 20.3.2)
Panettieri e birrai dalla TT280 (Metropolitan Museum, scavi del 1920, cat. MET DT238009)
Preparazione di cibi a bordo di una nave, dalla TT280 (Metropolitan Museum, scavi del 1920, cat. MET 20.3.3)
Modello di macello dalla TT280 (Metropolitan Museum, scavi del 1920, cat. MET EG182)
Modello di imbarcazione da viaggio dalla TT280 (Metropolitan Museum, scavi del 1920, cat. MET DP248999)
Papiro dalla tomba TT280 (Metropolitan Museum, scavi del 1919-20, cat. MET 22.3.525 3192)
Frammento di rilievo dalla TT280 (Metropolitan Museum, scavi del 1920, cat. MET DP338049)
Modelli di strumenti da carpentiere dalla TT280 (Metropolitan Museum, scavi del 1920, cat. MET 137123 e seguenti)
Modello di veranda con giardino dalla TT280 (Metropolitan Museum, scavi del 1920, cat. MET DP350592)
Modelli di cacciatori e pescatori dalla TT280 (Metropolitan Museum, scavi del 1920, cat. MET EG165)
Modello di macello dalla TT280 (particolare dell’interno) (Metropolitan Museum, scavi del 1920, cat. MET 20.3.10)
Processione di portatori di offerte dalla TT280 (Metropolitan Museum, scavi del 1920, cat. MET DP344084)
Modello di stalla con bestiame dalla TT280 (Metropolitan Museum, scavi del 1920, cat. MET 20.3.9(2))
Ostrakon in scrittura ieratica dalla TT280 (Metropolitan Museum, scavi del 1920, cat.MET 51589)
Modello di barca da viaggio a remi dalla TT280 (Metropolitan Museum, scavi del 1920, cat. MET 20.3.2; EGDP011941)
Modello di imbarcazione dalla TT280 (Metropolitan Museum, scavi del 1920, cat. MET 20.3.5)
Modello di panetteria e birreria (Metropolitan Museum, scavi del 1920, cat. MET 20.3.12)
Modello di veranda con giardino dalla TT280 (Metropolitan Museum, scavi del 1920, cat. MET DP350593)
Modello di granaio con scribi contabili dalla TT280 (Metropolitan Museum, scavi del 1920, cat. MET DP351557)
Modello di imbarcazione funeraria con offertorio, dalla TT280 (Metropolitan Museum, scavi del 1920, cat. MET 20.3.4)
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[11] Particolare importanza viene data a tali datazioni giacché possono essere utili a indicare i periodi di regno di Mentuhotep IV, considerato un usurpatore e il cui nome, per tale motivo, non apparirebbe nella lista di Abydos e nel Canone Reale, nonché la datazione e l’assegnazione ad Amenemhat I del monumento funerario incompiuto che si trova nei pressi della TT280.
[16] I pilastri sono oggi inesistenti, ma frammenti consistenti degli stessi sono stati recuperati e restaurati dalla missione del Metropolitan Museum di New York; Arnold 1991, p. 22
[18] Direttore del Metropolitan Museum dal 1932 al 1939.
[19] Una prima iscrizione geroglifica venne incisa direttamente sul legno che venne quindi ricoperto di gesso su cui venne applicata una sottile laminatura in oro su cui venne nuovamente inciso il testo in forma paleograficamentecaratteristica di un periodo non antecedente al regno di Amenemhat. E’ stato ipotizzato, ma anche escluso, un riuso del sarcofago dopo Meketre, ma, più accettato accademicamente, pare che la duplice iscrizione derivi dal fatto che il sarcofago era verosimilmente già pronto prima della morte di Meketre durante il regno di Mentuhotep III e riadattato, quindi, alla morte effettiva avvenuta durante il regno di Amenemhat I.
[21] In particolare, vengono fatte notare le più corrette proporzioni tra le varie parti dei modelli della TT280 rispetto a quelli di Mentuhotep II: considerando lo spazio umano compreso tra la sommità della testa e le ginocchia, nei modelli di Mentuhotep II la testa occupa il 15%, il torso (dal collo alla vita) il 35% e dalla vita alle ginocchia il restante 50%. Nel caso dei modelli della tomba di Meketre: testa 24%, torso 26%, gambe 47%. Ciò comporta una maggiore proporzione tra le varie parti del corpo al contrario dei modelli più antichi in cui la figura appare più oblunga.
Capo amministratore di Nitokris I, Divina Sposa di Amon
El. Assasif
XXVI dinastia (Psammetico I)
Biografia
Uniche notizie biografiche ricavabili, il nome del padre, Pedubasti, Divino padre, amato dal dio, e della madre Tasentenhor. Pur essendo nella tomba rappresentati figli e moglie, è noto il nome di uno di costoro, Tahorpakhepesh, ma di altri non è dato di conoscere i nomi o perché non riportati, o perché andati persi[6]
La tomba
Scavata negli anni 1918-1919 da Ambrose Lansing per conto del Metropolitan Museum di New York, dal 2004 è parte della concessione archeologica italiana a Luxor[7]; TT279 costituisce una delle sepolture più grandi dell’area delle Tombe dei Nobili; si sviluppa planimetricamente partendo da una lunga scala che immette in un vestibolo; da questo si accede ad una corte colonnata e, attraverso un altro corridoio, ad una sala ipostila con pilastri da cui si dipartono cappelle laterali e pozzi funerari. Sugli stipiti che precedono la rampa (1 in planimetria[8]), testi dedicatori; una piccola anticamera (2) reca sulle pareti una barca sacra con una divinità maschile tra le dee dell’Oriente e dell’Occidente e immette in una sala rettangolare. Sulle pareti: (3-4) un lungo testo dedicatorio del figlio Tahorpakhepesh e scene della processione funeraria con dolenti su barche e del pellegrinaggio ad Abydos.
Le scene, integre al momento della scoperta, sono oggi state deturpate e alcune parti di esse sono state illegalmente asportate. Su altre pareti (5-6) lungo testo del defunto e un figlio non identificabile, in qualità di prete sem[9] offre mazzi di fiori al defunto; in altra scena la processione funebre con il sarcofago trainato da buoi[6].
Un altro corridoio, sulle cui pareti (7) sono rappresentati portatori di offerte e testi dedicati a Osiride e Ra-Horakhti, che affiancano Horus, nonché il defunto in presenza di Psammetico I e della regina Nitokris I, immette in una corte con pilastri e lesene decorati:
A: testi, un prete, un ba, l’uccello Benu e Anubi dinanzi alla mummia del defunto;
B: su quattro registri sovrapposti, il defunto in posizione alta sovrintende alla scene inferiori: portatori di offerte e di casse, preparazione di cibi e bevande, uomini con abiti e pezze di lino e donne con specchi;
C: su quattro registri, il defunto in posizione alta sovrintende alle scene inferiori: scene di filatura e di pulitura del pescato, portatori di offerte, il defunto con i suoi assistenti, pastori e cacciatori armati di bastoni da lancio, piccoli fanciulli (forse figli del defunto);
D: su quattro registri, due uomini con ampie collane, preti che recano vasi da offertorio, portatori di offerte, scene di vendemmia, testi con il defunto assiso;
E: testi e il defunto dinanzi a Ptah in alto; il defunto con il suo ba e la sua mummia sdraiata su un letto e il defunto dinanzi alla personificazione di un serpente;
F: testi vari, falchi alati e Hathor, come vacca sacra, e una testa umana che sorge da un fiore di loto[10];
G, H, I: su più registri, portatori di offerte, divinità femminili, alberi, il defunto in piedi (G) e testi di purificazione e libagione recitati dal defunto;
J: il defunto e testi in alto, più in basso una barca sulla quale il defunto adora Ra-Horakhti e, più sotto ancora, la stessa scena in cui, però, il defunto adora Ptah;
sulle architravi che congiungono i pilastri tra loro, testi dedicatori. Sulle pareti della corte (8) inni e Litanie di Ra, il defunto che adora Ra-Horakhti e offre libagioni e incensi; poco oltre (9) testi dedicatori recitati dal defunto. Sulla parete più lunga (10) liste di offerte con il defunto assiso e un cane, di cui viene indicato il nome, Heknu, accucciato sotto la sedia; in una scena alcuni preti recitano liste di offerte. Segue (11) il defunto in adorazione di Ptah e (12), su due regiwtri, Psammetico I con latte e la regina Nitocris I con sistri, seguiti dal defunto, dinanzi a Ra-Horakhti e Hathor. Su altre pareti (13) lunghi testi e il defunto in adorazione di Atum e in offertorio ai suoi genitori; poco oltre (14) un testo e un uomo inginocchiato che adora due divinità poste più in alto. Sulla parete lunga (15) preti con liste di offerte dinanzi al defunto assiso, con il cane Heknu sotto la sedie, e un figlio, in qualità di prete, in offertorio; seguono (16) testi con il defunto che detta a uno scriba e (17), su due registri, la regina Nitocris I con vino, seguita dal defunto, che offre libagioni a Osiride, Iside e Harsiesi[7].
Un’anticamera, sulle cui pareti (18) sono riportati testi, immette in una sala ipostila a pilastri, su cui sono rappresentate divinità, tutte rivolte verso l’asse della sala stessa, con scarse rimanenze decorative: (19) resti di scene con portatori di offerte, di cui uno che conduce una mucca; su altra parete (20), sull’architrave di un ingresso a camera laterale, testi e portatori di offerte. Sul fondo della sala (21) una nicchia sulle cui pareti il defunto dinanzi a due divinità non identificabili (forse Iside e Nephtys), formule di offerta, scene solo abbozzate della dea dell’Oriente (?) a sinistra, e dell’Occidente a destra, dinanzi a una divinità mummiforme. Ai lati della nicchia, tori e vacche sacre. Un breve corridoio nell’angolo sud-est della sala immette in un appartamento funerario, la cui decorazione è molto danneggiata, in cui si aprono pozzi verticali non ancora esplorati
Il sarcofago in granito, precedentemente nella collezione del Duca di Hamilton, si trova oggi presso la Glasgow Art Gallery and Museum (Kelvingrove Art Gallery and Museum) (cat. 22.86), mentre una tavola da offerte in granito rosso si trova al Museum of Modern Art di New York (cat. MMA 22.3.2)[8]. Si ritiene, inoltre, che una statua della dea Taweret, rinvenuta nel tempio di Karnak e oggi al Museo Egizio del Cairo (cat. CG 39145) provenga da TT279.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[7]La tomba TT279 di Pabasa:, su acses.it. URL consultato il 05.06.2018
[8] La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 356.
[9] Il “sem” era il prete, o l’erede, cui competeva la cerimonia di apertura della bocca per consentire al defunto di vivere pienamente della Duat.
[10] La rappresentazione di una testa umana che sorge dal fiore di loto richiama la mitologia di Atum, dio primevo, nato dal monticello primordiale scaturito dal Nun, l’oceano primordiale
Unica notizia biografica ricavabile, il nome della moglie, Tay, Cantatrice di Amon[6]
La tomba
L’accesso a TT278 è possibile da un cortile in cui si apre l’ingresso anche della TT277; a causa delle demolizioni e delle successive costruzioni, non è possibile oggi identificare le misure originarie del cortile, che misura 8,5 m x 5, e che per lungo tempo è stato peraltro utilizzato come discarica di rifiuti e latrina. La sepoltura si sviluppa planimetricamente in una sala trasversale, un corridoio perpendicolare alla precedente e una sala di forma irregolare in cui si apre il pozzo verticale che adduce all’appartamento sotterraneo. Un breve corridoio, sulle cui pareti (1 in planimetria[7]) dovevano trovarsi rilievi con testi e titoli del defunto rinvenuti distaccati dalla pareti e immagini del defunto e della moglie in adorazione (anche queste molto danneggiate), immette nella sala trasversale; sulle pareti (2-3) scene, solo abbozzate, della processione funeraria.
Baldacchino con Osiride e di quattro figli di Horus. Foto: kairoinfo4u
Poco oltre (4) il defunto e la moglie, che recano mazzi di fiori, adorano Hathor. Su altra parete (5), su due registri sovrapposti, scene di offertorio alla coppia con prete che offre libagioni. Segue (6) la rappresentazione di una dea come albero e un ba che si abbevera; poco oltre (7), su due registri, il defunto e i genitori (di cui non sono rilevabili i nomi) offrono mazzi di fiori e adorano Osiride, Iside e Nephtys; scene del pellegrinaggio ad Abydos con il defunto e la moglie che offrono mazzi di fiori al simbolo di Osiride.
La divinità rappresentata come albero. Foto: kairoinfo4u
Un secondo corridoio, sull’architrave del quale sono rappresentati due Anubi-sciacallo, immette in una sala di forma irregolare priva di decorazioni[8].
Il corteo fluviale funebre con lo scrigno dei9 vasi canopici. Foto: kairoinfo4u
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 355
Foto: kairoinfo4u
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
Divino padre di Ptah_Sokar nel Tempio di Milioni di Anni del Re Amenhotep III (Tempio funerario di Amenhotep III)
Qurnet Murai
XIX-XX dinastia
Biografia
Tadjesertka fu sua madre e Nefertari, Cantatrice di Amon fu sua moglie[7]. Dei cinque figli rappresentati nella tomba, un maschio e quattro femmine, è leggibile solo il nome di Kenamon, Prete di Ptah[8].
La tomba
L’accesso a TT277 è possibile da un cortile in cui si apre l’ingresso anche della TT278; a causa delle demolizioni e delle successive costruzioni, non è possibile oggi identificare le misure originarie del cortile, che misura 8,5 m x 5, e che per lungo tempo è stato peraltro utilizzato come discarica di rifiuti e latrina.
L’ingresso della TT277
Si accede alla TT277 da una rampa di due-tre gradini[9]; si tratta di una piccola cappella-tomba di forma irregolare che[6] è successiva, come periodo di realizzazione, alla vicina TT278 e, per tale motivo, può essere datata più esattamente alla XX dinastia: sono infatti riscontrabili canoni proporzionali dei dipinti propri della XVIII dinastia, poi perfezionati nella XIX e consolidati nella XX. Anche i soggetti rappresentati, e lo stile degli abiti, è tipico della XX dinastia[7].
All’interno dell’unica sala, non esistono angoli a 90 gradi, e gli angoli, compresi quelli tra le pareti e il soffitto, sono tutti arrotondati. Le superfici sono malamente livellate e le dimensioni approssimative sono di 3,40 m sull’asse nord-sud, con la parete nord larga circa 2,50 m e la parete sud 1,50; nella parete ovest, opposta all’entrata, si apre una nicchia[10] che doveva contenere una stele, o forse una statua, o uno scrigno.
Un breve corridoio, oggi bloccato, si diparte dall’angolo nord-est e conduce ad una camera non decorata. Nell’angolo opposto, nord-ovest, si diparte un altro corridoio, anche questo non percorribile, che Kampp [8] riferisce addurre ad un’ulteriore camera non decorata non pertinente, tuttavia, con la TT277. Nonostante le ridotte dimensioni, e la non ultimata decorazione parietale, la tomba si presenta molto ben conservata e ricca di dipinti parietali di buona fattura. Benché la decorazione sia tipica del Periodo Ramesside, si denotano tuttavia influenze, specie nel proporzionamento delle figure, della XVIII dinastia.
La parte superiore delle pareti è pittoricamente separata da quella inferiore, che ne è priva, da tre bande bicolori: blu-giallo; blu-rosso; blu-bianco. La decorazione del soffitto non venne ultimata ed è danneggiata[11].
Il trasporto dello scrigno con i vasi canopici del defunto. Foto: kairoinfo4u
Un breve corridoio e alcuni gradini immettono nell’unica sala, di forma irregolare, che costituisce la TT277. Sulle pareti del corridoio di accesso (1 in planimetria[12]) testi di offertorio (oggi scomparsi) inni a Ra e il defunto in adorazione; il defunto con mazzo di fiori e la moglie che suona un sistro; Nella sala (2-3) su quattro registri sovrapposti, statua di Tye e Amenhotep III trainata in processione; una barca con scrigni a bordo rimorchiata su un lago; il defunto che offre libagioni dinanzi alla dea Hathor, rappresentata come vacca, e alle statue di Montuhotep-Nebhapetra e della regina Neferys.
Il trasporto della mummia che, a destra, viene mostrata sul letto funebre sormontata dal “ba” di Ameneminet. Foto: kairoinfo4u
In tre scene, alcuni preti con aiutanti officiano i riti funerari dinanzi a due mummie e alla tomba; quattro uomini portano una mummia mentre un prete offre libagioni di incenso e un ba e posato sul letto funebre; scene della processione funeraria, con sacerdotesse, preti e un’arpista, e del banchetto funebre.
Ameneminet in adorazione di Osiride (a sinistra) e di Ma’at (a destra). Foto: kairoinfo4u
Poco oltre (4) il defunto in adorazione di Horus. Su altra parete (5) due registri, non ultimati, il defunto e la moglie adorano Osiride e Iside; il defunto e la moglie adorano Shu e Tefnut con testa di leonessa. Segue (6) una doppia scena con il defunto che adora Osiride e Maat; poco oltre (7) il defunto incensa e offre libagioni alla regina Tye e ad Amenhotep III.
Ameneminet purifica le offerte davanti alle statue di Amenhotep III e Tiye. Foto: kairoinfo4u
Sulla parete di fondo (8) una nicchia sulle cui pareti il defunto e la famiglia adorano Osiride, Anubi, Ra-Horakhti e Iside; sul soffitto, la dea Mut; al di sotto della nicchia, rappresentazione di tavole da offerte imbandite[13].
La parte superiore della nicchia, con il defunto e la sua famiglia in adorazione davanti a una divinità. A sinistra: Osiride ed Anubi vengono adorati da “Ameneminet, giusto di voce; la padrona di casa, Mit ibes (?); sua figlia (il suo nome è incomprensibile)”. A destra: Iside e Ra-Horakhty adorati da Ameneminet, identificato come “sacerdote lettore di Ptah, con “la signora Tiy ed il sacerdote-web di Ptah, Kenamon, suo figlio”. Il tutto è sormontato dal geroglifico del cielo, sostenuto in tre punti. Foto: kairoinfo4u
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Kempp 1996.
Robins 1994.
Kempp 1996.
Foto: kaironfo4u
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[6] Ameneminet significa “Amon della Valle” con riferimento alla Valle dell’Occidente, rispetto a Tebe, valle che si chiude con i templi funerari di Hatshepsut e Montuhotep II, elementi principali delle cerimonie connesse alla Grande Festa della Valle
[8] La tomba TT277 di Ameneminet:, su osirisnet.net.
[9] Il livello inferiore rispetto al piano di campagna ha fatto sì che all’interno delal tomba si riversasse, nei millenni, la pioggia che ha pesantemente danneggiato, però, solo la parte inferiore delle pitture parietali.
Supervisore del tesoro in oro e argento; Giudice; Supervisore del gabinetto reale
Qurnet Murai
XVIII dinastia (Thutmosi IV ?)
Biografia
Nekhu e Ahhotep furono, rispettivamente il padre e la madre del titolare; Henutyunu fu, invece, sua moglie[6].
La tomba
L’accesso a TT276 è possibile da un cortile; la tomba si sviluppa planimetricamente con la forma a “T” rovesciata tipica delle sepolture del periodo che prevede una sala trasversale cui ne segue una perpendicolare alla precedente. Uno stretto corridoio immette nella sala trasversale; sulle pareti: (1 in planimetria[7]) in due scene, due donne dinanzi al defunto e alla madre (?); poco oltre (2) su due registri sovrapposti scene di offertorio dinanzi al defunto e alla moglie, due uomini seduti dinanzi a tavole imbandite di cibi e un prete che offre libagioni alla coppia. Su altra parete (3), alla sommità, resti di nubiani che recano tributi in ceste, anelli d’oro e rotoli di vestiario, e tre uomini che recano cassette e abiti distesi su vassoi; poco oltre (4) un prete con una lista di offerte dinanzi al defunto e alla moglie, con una scimmia che mangia frutta sotto una sedia e, su quattro registri, scene di banchetto con liutisti, arpisti e suonatrici di nacchere; cinque siriani (uno dei quali distrutto) con lingotti di metallo, portatori di offerte e un toro inghirlandato; un prete offre mazzi di fiori alla coppia sotto le cui sedie si nasconde un cane. Su altre pareti (5) sei giare di olio e scene di offertorio; seguono (6) scene di lavoratori di pelli, gioiellieri e vasai. Sul lato corto (7) resti di una stele con scene di purificazione e, poco oltre (8), su due registri scene di vendemmia e portatori di pesce; resti di scene di preparazione di uccellagione. Seguono (9) offerenti dinanzi al defunto e alla madre, sotto la cui sedia si nasconde una scimmia; una figlia (?) e un prete, con portatori di offerte, offrono libagioni al defunto e ai suoi genitori. Sul soffitto, scene di offertorio e testi.
Un corridoio immette nella sala perpendicolare alla precedente. Ancora leggibili, sulle pareti: (10) su quattro registri scene di processione funebre diretta verso la Dea dell’Occidente (Mertseger), compresa una barca che reca, a bordo, Anubi e la mummia, nonché suppellettili funerarie, danzatori e scene di bendaggio della mummia. Sulla parete opposta (11) il defunto a bordo di un carro (?) a caccia di gazzelle, orici e iene nel deserto; in una scena minore, lepri, gazzelle con cuccioli e iene all’abbeverata. In una nicchia di fondo (12) Osiride e, in due registri sovrapposti, il defunto in offertorio. Proveniente da questa tomba, ma non nota la posizione, il defunto purificato da Anubi e da Haroeris[8].
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
L’accesso a TT275 è possibile da un cortile; la tomba si sviluppa con una sala trasversale cui ne segue una perpendicolare secondo lo schema planimetrico a “T” rovesciata tipica delle sepolture del periodo. Al fondo si apre un appartamento funerario non ultimato. Un breve corridoio, sulle cui pareti (1 in planimetria[8]) sono riportati i titoli del defunto, dà accesso alla sala trasversale; sulle pareti: sul lato corto a sud (2) i resti di una stele con tracce di testo. Su altra parete (3) resti di scena di offertorio da parte di un uomo ad una divinità femminile; poco oltre (4) resti di scene della processione funeraria (?) con barche e riti sacri.
Un altro breve corridoio, sulle cui pareti sono riportati (5) due uomini, immette in una sala perpendicolare alla precedente. Sulle pareti (6) su cinque registri sovrapposti, brani tratti dal Libro delle Porte (?) con scene della confessione negativa (?), scrigni e remi (?) dinanzi a divinità maschili e femminili. Sulla parete opposta (7) scene dal Libro delle Porte e (8) il defunto e la moglie (della quale non viene indicato il nome) in adorazione di Anubi e della Dea dell’Occidente (Mertseger). A questa altezza, su entrambi i lati, si aprono scale e locali non esplorati.
Un terzo brevissimo corridoio, sulle cui pareti (9) sono visibili tracce di testo, adduce ad un appartamento più interno. in parte non ultimato. Sulle pareti: (10-11-12) portatori di offerte e personaggi vari; su altre pareti (13) una fanciulla in offertorio al defunto e alla moglie; (14) il defunto e la moglie adorano una mummia. Una piccola camera più interna presenta (15-16), su due registri per ogni parete, il defunto e la moglie con libagioni mentre sul fondo si apre una nicchia (17) in cui, in una doppia scena, il defunto adora la dea Hathor[9].
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 352
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[6] I preti “wab”, ma anche “uab”, o “uebu”, appartenevano al basso clero ed erano incaricati della manutenzione degli strumenti del culto e degli oggetti comunque ad esso connessi. A loro competeva il lavacro e l’abbigliamento giornaliero della statua del dio presso cui operavano e a loro competeva il trasporto della statua del dio (generalmente su una barca sacra) durante le cerimonie. Erano gerarchicamente sottoposti ad un capo o “grande prete wab” cui competevano le operazioni giornaliere di culto della divinità.
Primo Profeta del Monthu di Tod e di Tebe; Prete Sem[7] del Ramesseum nel dominio di Amon
Qurnet Murai
Periodo Ramesside
Biografia
Nessuna notizia ricavabile; pur esistendo l’indicazione del nome della moglie, questa è ridotta alla sola lettera “y” finale[8]
La tomba
TT274 è oggi inaccessibile; su un architrave (?) è rappresentata una doppia scena, in parte distrutta, con una dea e il defunto e la moglie dinanzi a Osiride e Hathor[9].
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3] La planimetria qui riportata non è in scala ed ha valore esclusivamente di visione d’insieme; l’ubicazione delle singole sepolture non è topograficamente esatta, ma vuole visualizzare la concentrazione delle tombe, nonché il “disordine” con cui le stesse sono state classificate.
[4]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[5]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
Nessuna notizia ricavabile; pur esistendo la rappresentazione della moglie e almeno di un figlio, di questi non vengono indicati i nomi, oppure sono andati persi[6].
La tomba
Si accede alla TT273 da un cortile in cui si apre anche l’accesso alla TT272[7]; TT273 si sviluppa planimetricamente in un’unica sala trasversale. Un breve corridoio (1 rosso in planimetria[8]) sulle cui pareti, danneggiate, sono riportati il defunto, tre prefiche e tre portatori di offerte la cui processione tuttavia continua sulle pareti interne della sala trasversale in cui (2-3 rossi), su quattro registri sovrapposti, sono rappresentate scene dal Libro delle Porte con il Ba dinanzi a Harsiesi e Iside; il defunto, inginocchiato dinanzi a aOsiride e a un altro dio (non identificabile); il defunto dinanzi a tre divinità femminili; scene della processione funeraria che comprende un montone , dolenti e parenti, nonché Anubi-sciacallo e un uomo con giare. Poco oltre (4), su tre registri, il defunto, la moglie e tre uomini adorano Osiride e una dea (?); l’adorazione di una statua (?) con il defunto, la moglie e alcuni Badinanzi a tre divinità femminili con alberi e palme; scene di psicostasia con il defunto e la moglie in presenza di Thermutis. Su altra parete (5), su tre registri, il defunto con un figlio piccolo (non ne è indicato il nome) dinanzi a Monthu, Rattaui e un’altra dea; parenti del defunto, maschi e femmine, comprese alcune donne con tamburelli e flauti doppi. Poco oltre (6) il defunto dinanzi a Osiride sulla destra e, fortemente danneggiata, scena in cui forse la moglie con sistro è dinanzi alla dea leonessa Sekhmet; seguono (7), su tre registri, il defunto, la moglie e una sorella in adorazione di Ra-Horakhti, Hathor, Atum e Iside. In una nicchia, sul fondo (8) la rappresentazione della barca di Ra[9].
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[7] Per differenziare le due tombe in planimetria, le numerazioni relative alle due sepolture sono rioprtate in differente colore: blu per la TT272, rosso per la TT273.
[8] La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 348.