Età Ramesside, Mai cosa simile fu fatta

IL NAOS DI KASA

Di Grazia Musso

Legno dipinto, Misure: 33 x 14,5 x 33
Collezione Drovetti
Museo Egizio di Torino – C 2446

Dalla tomba di Kasa, un artigiano vissuto a Deir el-Medina durante il regno di Ramesse II, proviene questo piccolo Naos, o cappella, di destinazione culturale.

Si tratta di un manufatto di notevole pregio, sia per la sua complessa struttura lignea, sia per la sua ricca decorazione dipinta.

Il Naos era stato probabilmente realizzato per l’abitazione di Kasa e solamente dopo la morte del proprietario era entrato a far parte del suo corredo funerario

I capitelli che sormontato le colonnine lignee sul fronte del naos sono convenzionalmente noti come “hatorici”, dal momento che riproducono l’effige di Hathor, la dea della fecondità, dell’amore e della musica.
Il volto, incorniciato da una massiccia parrucca nera, è caratterizzato da orecchie bovine appuntite, che fanno riferimento alla vacca, l’animale sacro alla dea.

Tra la comunità del villaggio era assai diffusa, sopratutto in epoca ramesside, la pratica dei culti domestici rivolti a divinità e antenati.

In questo caso le preghiere del dedicante sono rivolte al dio Khnum e alle dee Satet e Anuqet, che costituiscono la cosiddetta “triade di Elefantina”, venerata nell’isola situata in corrispondenza della prima cateratta del Nilo.

Le divinità sono raffigurate sui lati del Naos dove sono riprodotte scene di natura religiosa disposte su registri.

La parte anteriore della cappella riproduce la struttura di un tipico tempietto egizio , con due esili colonne che formano un piccolo proano e con la consueta modanatura arcuata, nota come “gola egizia”, a coronamento delle pareti.

Una porta due battenti, consente di aprire questa piccola cappella, la cui parte posteriore è ornata con la figura di Kasa in atto di recitare la preghiera scritta al suo fianco.

Fonte

I grandi musei: il Museo Egizio di Torino – Silvia Einaudi – Electra

Foto: Museo Egizio di Torino

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