Di Piero Cargnino

Sekhemkheperre Osorkon I, figlio di Sheshonq I e della Grande Sposa Reale Karomama, fu il secondo re della XXII dinastia libica.
Il suo nome del trono, Sekhemkheperre significa “Potenti sono le manifestazioni di Ra”, mentre il suo nome di Horo era Ka-nekhet Merira. Salì al trono alla morte di suo padre e regnò per un lungo periodo circa 35 anni. Manetone gliene assegna solo 15 ma probabilmente sbagliava. Nella fasciatura della mummia di Nakhtefmut, compariva un’iscrizione relativa alla sua seconda Festa Sed risalente all’anno 33 del suo regno. La mummia di Nakhtefmut conteneva inoltre una collana menat-tab sulla quale erano incisi sia il nomen che il praenomen di Osorkon I ovvero “Osorkon Sekhemkheperre”.

Va detto inoltre che su di un’altra mummia, quella di Khonsmaakheru, conservata a Berlino, si trovano tre bende separate che riportano gli anni di regno 11, 12 e 23. Le bende sono anonime ma risalenti sicuramente al regno di Osorkon I perché sulla mummia si trovavano anche fasce di cuoio con una linguetta menat-tab con il nome di Osorkon I.

Grande Sposa Reale di Osorkon I fu Maatkare B, probabile madre di Sheshonq II, mentre la madre di Takelot I fu la moglie secondaria Tashedkhons.

Come per molti altri sovrani di questo confuso periodo, anche di lui non si sa molto, durante il suo regno, da Bubasti, divenne preminente in tutto l’Egitto il culto della dea Bastet. Per quanto riguarda il suo governo, si sa che proseguì nella politica paterna nell’area palestinese e mantenne un ferreo controllo sul clero tebano designando a Primo Sacerdote di Amon il proprio figlio Sheshonq C al quale concesse anche di iscrivere il proprio nome nei cartigli.

Secondo lo studioso britannico Kennet A. Kitchen, Sheshonq C sarebbe un coreggente di breve durata di Osorkon I; tale ipotesi si basa sul fatto che, essendo stato sepolto a Tanis, si pensa che possa aver regnato per pochi mesi tra il padre e Takelot I.
Dallo studio delle genealogie e delle sepolture dei tori Api nel Serapeo di Karnak si dedurrebbe che Sheshonq C sia premorto al padre. Altri studiosi, tra cui l’egittologo tedesco Jurgen von Beckerath, nel suo libro del 1997 “Chronologie des Pharaonischen Agypten”, lo identificano invece con Sheshonq II affermando che fosse un re indipendente di Tanis e che governò a pieno titolo per circa due anni. A supporto della sua tesi, von Beckerath evidenzia il fatto che Sheshonq II possedeva un suo distinto praenomen, Heqakheperre.

Ma ora lascerei da parte questi Sheshonq le cui storie sono un po’ intricate per cui preferisco parlarne quando li tratteremo. Ma vediamo ancora cosa fece il nostro Osorkon I; nonostante l’Egitto vivesse un periodo di relativa pace, il re non si sentiva troppo sicuro per cui fece erigere la fortezza di Pi-Sekhemkheperre, che significa “La tenuta di Sekhemkheperre”, ponendo come “Capo di Pi-Sekhemkheperre” e di “Herakleopolis”, un figlio del futuro Osorkon II, come compare sulla stele JdE 45327 riferita all’anno 16 di Osorkon II, oggi conservata al Museo del Cairo.

Questo è quanto si sa ma la fortezza di Pi-Sekhemkheperre non è mai stata scoperta, si ritiene che si trovi all’ingresso del Fayyum, a nord di Herakleopolis Magna. Quando il sovrano nubiano Piye della XXV dinastia invase la Valle del Nilo, Pi-Sekhemkheperre era tenuta dal “Capo dei Ma” Tefnakht, la “Stele della Vittoria” riporta che Piye cinse d’assedio la fortezza e riuscì ad ottenerne la resa senza spargimento di sangue catturando anche il figlio di Tefnakht.

Di Osorkon I possiamo dire che il suo regno fu pacifico e tranquillo ma lo sarà meno durante i regni dei suoi successori Takelot I e Osorkon II che avranno il loro daffare a controllare il paese a causa di un “re” rivale Harsiense A. A questo proposito mi limiterò a citare l’egittologo Kennet Kitchen che definisce Harsiense A. sia come Sommo Sacerdote di Amon che come figlio dello stesso Sommo Sacerdote di Amon, il citato Sheshonq C.

E qui mi fermo perché sono troppo controverse le notizie che si riesce a reperire che si corre il rischio di riportare una notizia per poi contraddirla. Quello che non si può contraddire, almeno fino ad oggi è che la tomba di Osorkon I non è mai stata trovata.
Fonti e bibliografia:
- Federico Arborio Mella, “L’Egitto dei faraoni”, Milano, Mursia, 1976
- Franco Cimmino, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bologna, Bompiani, 2003
- Alan Gardiner, “La civiltà egizia”, Torino, Einaudi, 1997
- Alan Gardiner e R.O. Faulkner,”The Wilbour Papyrus”, Oxford, 1941-1952
- Alfred Heuss ed alt, “I Propilei”, Verona, Mondadori, 1980
- Jurgen von Beckerath, “Chronologie des Pharaonischen Agypten”, Ed. Zabern, 1997
- Rupert L. Chapman III, “Putting Sheshonq I in his place”, Palestine Exploration Quarterly, 2009
- Nicholas Reeves, Richard Wilkinson, “The complete Valley of the Kings”, Thames & Hudson, 2000
- Christian Jacq, “La Valle dei Re”, traduzione di Elena Dal Pra, Milano, Mondadori, 1998
- Alberto Siliotti, “Guida alla Valle dei Re, ai templi e alle necropoli tebane”, White Star, 2010
- Mostafa El-Alfi, “Una stele di donazione dal tempo di Osorkon I”, Discussioni in egittologia 24, 1992
- George Goyon, “La scoperta dei tesori di Tanis”, Pigmalione, 2004
- Kenneth Kitchen, “Il terzo periodo intermedio in Egitto (1100–650 a.C.)” 3a ed, (Warminster: 1996