Di Grazia Musso

Il dio Horus di Behedet.
Il tempio di Edfu, l’antica Behedet, era dedicato al dio Horus, le cui statue prevedevano il pilone e la sala ipostila. Quelle statue sono più o meno rovinate, tranne una, quella della fotografia. Il Dio Horus, sotto forma di falco Indossa la corona dell’Alto e Basso Egitto. La statua si trova nel cortile, di fronte alla sala ipostila, sulla sinistra guardando la facciata.
Edfu era la Behedet degli Egizi: il suo nome si trova su molti monumenti e stele, associato a quello dell’Horus di Behedet.
La città fu infatti la sede principale del tempio di Horus.

Le convenzioni egizie raffigurano ciò che noi metteremmo in pianta con una visione frontale, dunque il sacrario di Horus sembra sul tempio e non al suo interno.
Il modo particolare in cui il santuario è collocato nel cuore del tempio non è un’invenzione dell’era greco-romana; in questo periodo l’idea già esistente, acquistò maggiore impiego, il visitatore del tempio di Edfu viene accolto in un mondo protetto dall’esterno, in cui l’ordine determinato dalla simmetria crea un’atmosfera di profonda quiete.

Lo scopo del tempio era mantenere, grazie ai riti quotidiani, l’equilibrio cosmico, e per fare ciò nulla doveva minacciare il santuario. La funzione delle mura perimetrali era questa: racchiudere e proteggere il santuario, riproduzione in terra del cosmo. Le due facce del corridoio che così si formava, quella interna del muro perimetrale e quella esterna del tempio, erano coperte da raffigurazioni di dei tutelari, Horus che sconfigge Seth, simboli protettivi. In alto le bocche di grondaia hanno la forma di leoni perché si supponeva che questi animali stessero di guardia contro i poteri di Seth, che si manifestavano in violenti temporali, proteggendo il luogo sacro
Soltanto dopo un lungo percorso dalla luce alla penombra, nel corso del quale il pavimento si eleva gradatamente, i soffitti diventano più bassi e le porte piu strette, si giunge nel cuore del tempio, al santuario, dove l’effige della divinità é collocata in un tabernacolo.

Edfu parete interna del corridoio che circonda il tempio, muro esterno, lato ovest, faccia est, parte centrale.
Durante il percorso si attraversa l’ imponente portale del pilone e si entra nel grande cortile aperto che è circondato da un colonnato simmetrico che prosegue fino all’ingresso della sala esterna del pronao.

Veduta del cortile e della facciata della sala ipostila del tempio di Horus dà un’idea della grandiosità del tempio. Il cortile è circondato da colonne su tre lati, peristilio, formando così dei portici le cui pareti sono coperte da raffigurazioni: tra le varie quelle delle feste di Horus, in cui la dea Hathor di Dendera faceva visita al dio Horus, è raffigurata la processione di navi che accompagnava la dea
Qui si apre lo spazio interno più grande del tempio, il cui soffitto è sostenuto da diciotto colonne, si entra nella sala ipostila interna, la “Sala dell’apparizione”, dove l’effige della divinità veniva mostrata in occasione della processione, lasciando così la penombra del santuario.

Il naos divino
Alla prima sala ipostila, ne segue una seconda più piccola e a questa seguono i due vestiboli, dei quali il primo è la camera delle offerte; infine si trova il santuario raffigurato in questa fotografia, che conserva il naos monolitico di granito grigio, alto 4 metri, di Nectanebo II e quindi appartenente al tempio che qui sorgeva prima della ricostruzione tolemaica. Il naos o sacrario, ne conteneva un altro in legno, dove era racchiusa la statua del dio
Seguono la sala delle offerte e la sala di collegamento al santuario.
Intorno ad esso corre un deambulatorio che si apre su otto cappelle, due delle quali danno accesso nuovamente a spazi più ampi.

Alto 36 metri, il pilone è largo 79 metri, è precede quello che, dopo Karnak, è il più grande santuario d’Egitto. In primo piano si vedono le rovine del mammisi. Foto: Marc Ryckaert
Il santuario circondato da cappelle su tre lati è un’unità architettonica a sé stante, che si ritrova in forma analoga in diversi templi dell’epoca greco – romana.

Il mammisi di Edfu. Di fronte al pilone del tempio di Horus si trovano le rovine del mammisi.
Questo piccolo tempio è costruito su un asse est – ovest, dunque è quasi ortogonale rispetto al tempio di Horus.
Il mammisi possedeva due cortili, di cui vediamo in primo piano le rovine, sullo sfondo si vede la parte più interna del tempio, consistente in due vestiboli e una cella. Il muro perimetrale che circonda il secondo vestibolo e la cella, che formano un corpo unico; il muro ha delle semicolonne con capitelli compositi a loro volta sormontati da un abaco ornato con la figura del dio Bes. L’interno è decorato da rilievi sulla nascita divina. Il tempio fu costruito da Tolomeo VIII Evergete II e decorato da Tolomeo IX Soter II.
LA FESTA DELLA VITTORIA

In questa scena la festa della vittoria raggiunge il suo culmine.
A sinistra si vede il dio che dà da mangiare a un’oca, un gesto rituale che simboleggia tra l’altro il trionfo sui nemici.
Al centro è raffigurato il prete llettore, il divinizzato Imhotep, che legge dal libro rituale, mentre a destra c’è il macellaio che esegue il suo lavoro, che tuttavia non è affatto sanguinario, in quanto l’uccisione rituale dell’avversario viene compiuta sul simulacro di pasta dolce.
Successivamente gli dei ottengono ciascuno una parte del corpo dell’ippopotamo da mangiare per partecipare così alla distruzione di Seth.
È Iside che indica al figlio Horus la giusta spartizione: ” Dai la sua zampa anteriore a tuo padre Osiride […]. Fai portare a Ermopoli la sua spalla per Thot […]. Dai i suoi zoccoli a Horus, il primigenio […]. A me però spettano la parte anteriore è la parte posteriore, perché sono tua madre […].”
Il testo si conclude con formule di trionfo da ripetere ciascuna quattro volte.
Una di queste recita:
” Esultate ogni giorno per Horus, gioia del cuore per suo padre giorno per giorno […]. Possa trionfare Horus Behedet, il grande dio è signore del cielo, sul suo nemico, annienta dolo [Seth].”
LE SCENE DEL MITO DI HORUS

La scena presenta il settimo e l’ottavo episodio del rituale dell’arpione.
Il re, in piedi sulla terra, solleva le braccia in gesto di preghiera.
Davanti a lui, su entrambe le barche, Horus uccide con una lancia l’ippopotamo che tiene legato a una corda; questa termina con un arpione che è stato infilzato in precedenza nel corpo dell’animale
Alle spalle di Horus vigila un dio protettore, armato di lancia e coltello.

A differenza della leggenda consacrata, in cui gli dei erano tra di loro, ora il re partecipa attivamente ai festeggiamenti. Qui lo si vede sulla sinistra della scena.
Horus, sulla barca solare a lui dice: “Vogliamo infilzare il quel vigliacco [ Seth ] con i nostri due arpioni“.
Alle spalle di Horus Iside alza una mano in gesto protettivo e dice: “Io do forza al tuo cuore, Horus, figlio mio, cattura l’ippopotamo, il nemico di tuo padre!“
Thot legge ad alta voce dal rotolo celebrativo: “O bel giorno di Horus, il signore del paese, figlio di Iside, prediletto da tutti, signore del trionfo, erede di Osiride […]“.
Alle spalle di Thot si trovano Horus di Edfu che regge gli arpioni e sua madre Iside.
La duplice raffigurazione di una divinità nella medesima scena è un fenomeno che si incontra spesso.
In questi casi vengono di solito evidenziati ogni volta aspetti diversi dello stesso dio.

Il re sostiene il cielo sotto il dio del sole, che appare come scarabeo alato.
Le sue parole “Il cielo appartiene a te, [Horus] Behedet, dal piumaggio variopinto!” racchiudono la quintessenza dell’intero mito, la vittoria annuale del dio del sole contro i suoi nemici.
Il santuario sulla destra, che si trova sulla terraferma, riproduce il tempio di Edfu con le sue divinità principali, Horus Behedeti e Ra-Harakhty; quello di destra, che si trova a bordo della barca pronta a salpare, raffigura le stesse divinità, con la differenza che ora Ra-Horakhty è definito “Re dell’Alto e Basso Egitto”.
Qui si riallaccia l’inizio della narrazione, “Nell’anno di regno 363 del re dell’Alto e del Basso Egitto Ra-Horakhty. Sua maestà si trovava allora in Nubia […].” Scoppia una rivolta, non a caso proprio in quello stesso giorno (l’anno di regno del dio del sole era formato da un giorno), perché nel trecento sessantatreesimo giorno dell’anno era nato Seth.

Nel corso della marcia trionfale verso nord, si è giunti nel Medio Egitto, nei pressi di Eracleopoli, un’importante località consacrata ad Osiride.
Questo è raffigurato sulla sinistra del tabernacolo, davanti a lui c’è Iside, “La magica […], che respinge il nemico a Naref [ località sacra]“.
Al centro si vedono Horus di Edfu e Harsieses che insieme infilano il nemico.
Entrambi gli dei hanno le medesime fattezze, segno quello che il locale Horus di Edfu era identificato con Harsieses : quest’ultimo era il figlio di Iside e Osiride venerato in tutto il paese.
A destra è raffigurata la barca solare, ormeggiata a riva, con Ra assiso in trono.

I nemici in fuga hanno raggiunto il Delta orientale.
Qui dimora a Horus di Mesen, che combatteva i nemici in forma di un leone.
Per questo l’Horus di Edfu si trasforma ” in leone col volto di uomo, apparso con la corona hemhem, il cui artiglio era come un coltello”.
Egli dilaniava i nemici esattamente come è raffigurato sul piedistallo al centro della scena.
A sinistra si vede uno dei cacciatori con gli arpioni che salpa trainando la barca del dio del sole.
Questo si trova a destra nel suo tabernacolo, con davanti Thot e Horus di Edfu sulla prua.
Thott era l”accompagnatore fisso nel viaggio e, in qualità di dio onniscente, è colui che spiega in molti punti gli avvenimenti.
In questa scena pronuncia formule magiche per placare le acque, in modo che la flotta di Ra possa navigare senza inconvenienti.

Il re uccide l’ippopotamo dalla riva del fiume.
Dietro di lui si avvicinano “i figli del re, la progenie di Horus, i ramponieri del Signore di Mesen [ Horus], i forti cacciatori con gli arpioni di Horus Behedeti, che spingono per farla finita con tutti i suoi nemici, […]“.
Essi dicono:” Avanti lasciaci andare al [sacro] lago-di-Horus, affinché vediamo il falco sulla barca da battaglia […].
Sulla prua della nave è inginocchiata Iside che partecipa attivamente alla lotta e nel frattempo incoraggia il figlio: “Persevera, Horus! Non fuggire davanti agli animali d’acqua ostili! Non temere i nemici che si trovano tra i flutti. Non cedere, quando lui [Seth] implora la grazia!“
Iside stessa è anche la barca da battaglia :
“Horus figlio mio, perché io sono la balia che conduce Horus sull’acqua, che lo nasconde nel legname scuro delle sue assi.“
La barca viene descritta come segue “[…], perché il remo perfetto si muove sul suo sostegno come Horus nel grembo di sua madre Iside. Gli scalmi sono fermi su entrambi gli attacchi come il visir nella residenza. L’albero è solido sul suo piede come Horus, quando ha preso possesso di questo paese. Questa barca perfetta ha il colore luminoso di Nut [ la dea del cielo], la Grande, che partorisce gli dei […] I remi percuotono i suoi fianchi come i soldati quando combattono coi bastoni. Le assi sono amici stretti, non si allontanano le une dalle altre […] “.

Horus aveva reso i nemici ciechi e sordi, in modo che si uccidessero tra di loro.
A Ra viene chiesto di visitare il campo di battaglia insieme alla dea guerriera Astarte, “padrona dei cavalli, signora del carro da guerra”, entrambi sono raffigurati a destra.
Sulla barca si trovano, davanti a Ra in trono, la dea Hathor di Dendera e Horus di Edfu suo sposo.
Sulla riva si vede uno dei ramponieri e compagno di battaglia di Horus.
La sala delle offerte

Tolomeo IV ( a destra) porta a Horus dei pani e un bastone formato da fiori intrecciati.

Davanti a lui il dio dalla testa di toro Mnevis che invita Horus, a nome del sovrano a mangiare i pani caldi posati sul tavolo delle offerte : ” Su, vieni, o dio, affrettati al tuo pasto ancora caldo! […] Sul tavolo delle tue offerte sono posti ogni giorno gustosi pani, potrai saziartene e assaggiarli […].

Il re descrive il bastone floreale rivolgendo al dio le seguenti parole:” […] fiori che spuntano nei prati, che crescono grazie al tuo sudore [acqua] e vivono grazie ai raggi del sole […].
Il dio risponde al sovrano:” […] sono lieto dei doni che mi hai portato, e ti concedo che L’Egitto presenti a te i suoi doni |…].
Ti do grandi quantità di cose buone [cibo], affinché tu le distribuisce tra i vivi.”
Tolomeo VIII Evergete incoronato dalle dee Usdjet e Nekhbet, nel tempio di Horus.

I sovrani della Dinastia Tolemaica non erano egizi, ma discendenti di Tolomeo.
Sulle pareti dei Templi i Tolomei si fecero però rappresentare come faraoni egizi.
In questo rilievo Tolomeo VIII Evergete II è incoronato da Nekhbet, a destra, e da Uadjet, a sinistra.
Nekhbet era la dea della città di Nekheb, odierna Elkab, nell’Egitto meridionale, mentre Uadjet era Associata alla città di Buto, odierna Tell El-Farain, nel Delta.
Le due dee sono spesso presenti sulla fronte dei Re come avvoltoio, Nekhbet, e cobra Uadjet.
Mentre Nekhbet Indossa la corona bianca dell’ Alto Egitto, Uadjet Indossa la corona del Basso Egitto.
I re egizi indossavano una corona che combinava entrambe.
Le due dee hanno corporatura snella e seni abbondanti, caratteristici dell’età Tolemaica.
Le spalle sono strette, come se fossero viste di tre quarti, mentre le braccia sono innaturalmente lunghe, in modo che la mano di Nekhbet sia visibile dietro al collo del sovrano e la mano di Uadjet sulla sua spalla sinistra
Muro di cinta del tempio di Horus

“Colui-che-muggisce-forte” suona il nome del dio che minaccia punizione a tutti i nemici che cercheranno di scavalcare il muro di cinta del tempio di Horus.
Infatti, sul punto più alto della recinzione, ha preso posizione Urhemhem, in forma di falco con la testa di toro.
La sala 24 del tempio di Horus

Tolomeo IV riceve “l’attestato della casa”.
Il re è inginocchiato sotto l’albero sacro Ima e “riceve dalla mano del padre” Horus Behedeti il documento che attesta la legittima acquisizione del potere.
La dea Nekhbet ( sulla destra) gli concede un tempo infinito “come sovrano sul trono di Horus”.
Horus e Nekhbet stringono in mano una pannocchia di palma come simbolo dell’infinito successione degli anni.
Sulla punta ricurva di ciascuna infiorescenza è fissato il geroglifico per “giubileo di regno”.

Hathor abbraccia il faraone Tolomeo IV.
La dea reca sora la lunga parrucca Il copricapo a forma di avvoltoio e la corona, composta da corna di vacca con in mezzo il disco solare.
La raffigurazione traduce in immagine esattamente il contenuto dei testi: “Re Tolomeo IV, prediletto di Hathor, la Grande, la Signora di Dendera”.
Il mammisi di Edfu

Di fronte al pilone del tempio di Horus si trovano le rovine del mammisi.
Questo picco tempio è costruito su un asse est-ovest, dunque è quasi ortogonale rispetto al tempio di Horus.
Il mammisi possedeva due cortili.

Sullo sfondo si può vedere la parte più interna del tempio, consistente in due vestiboli e una cella, un muro perimetrale circonda il secondo vestibolo e la cella, che fanno corpo unico.
Il muro ha delle semicolonne con capitelli compositi a loro volta sormontati da un abaco ornato dalla figura di Bes

L’interno è ornato da rilievi sulla nascita divina.
Il tempio fu costruito da Tolomeo VII Evergete II e decorato da Tolomeo IX Soster II.
Mammisi è il termine in cui, secondo la denominazione in copto data da Champollion, si designa il santuario dedicato alle nascite sacre.
In generale questi monumenti sono decorati da figure delle divinità preposte alla nascita, come Hathor e Bes.
È chiara l’implicazione politica delle nascite divine di sovrani (Theogamia) che volevano essere legati il più possibile agli dei
Fonte e fotografie
Antico Egitto di Maurizio Damiano – Electra
Dizionario enciclopedico dell’antico Egitto e delle civiltà Nubiane – Maurizio Damiano – Appia – Mondadori
Fonte e fotografie
- Egitto la terra dei faraoni – Regine Schultz e Matthias Seidel – Konemann
- Antico Egitto di Maurizio Damiano – Electa
- Egitto 4000 anni di arte – Jaromir Malek – Edizioni Phaidon