Mai cosa simile fu fatta, Templi

IL TEMPIO DI DENDERA

A una settantina di chilometri a nord di Luxor, si trova il tempio tolemaico di Dendera , uno dei monumenti egizi meglio conservato.

Dendera, l’antica Tantere (Tanetjeret), la Tentyris dei greci, è un sito molto esteso che comprende necropoli risalenti alle prime dinastie.

Fu capitale del VI nomo dell’Alto Egitto.

Il suo monumento più celebre è il tempio di Hathor, racchiuso entro un muro di cinta di mattoni crudi, misura 280 x 290 metri di perimetro, spesso 10 metri e alto 10.

Il Tempio è circondato da numerosi edifici, tra cui un Tempio di Iside, due mammisi, o “case della nascita”, di epoca tolemaica e romana, una basilica copta e un lago sacro.

La costruzione del tempio, iniziata nel I secolo a. C., proseguì dal 54 al 20 a. C.

Il complesso sorge sui resti di templi anteriori, alcuni risalenti all’ Antico Regno, altri a opera di Thutmosi III, di Ramses Il e Ramses III.

Il nome di Tolomeo XIII compare nella parte più interna del tempio, la prima a essere costruita in età tolemaica, ma nella decorazione parietale molti cartigli furono lasciati in bianco: verosimilmente, l’instabilità politica dei tempi rese incerti gli artisti in merito ai nomi da inserire.

La maggior parte dell’opera fu intrapresa da Cleopatra VII.

Veduta dall’alto del complesso templare

Il parallelismo tra le piante dei templi di Dendera e di Edfu non è fortuito: il primo ricalca il secondo, sebbene in scala ridotta e riflette lo stretto legame che unisce Hathor, venerata a Dendera, e Horo venerato ad Edfu, e i loro culti

Un’altra particolarità costruttiva del tempio è la wabet, la “cappella pura” e del cortile aperto antistante dove venivano collocate le numerose statuette delle divinità.

Veduta sul cortile e sulla facciata della “cappella pura” wahet. La “cappella pura” e l’antistante cortile delle offerte costituiscono una parte della cornice architettonico per la festa della “unione al dio solare”. Il nome wahet potrebbe forse essere stato ripreso dalla sala dell’imbalsamazione attestata già nell’Epoca classica. In entrambi gli ambienti, infatti, il corpo veniva preparato alla rinascita. Nel primo caso si trattava, in ambito reale e privato, del corpo del defunto, qui nel tempio dal corpo della divinità che moriva e si rigeneravano annualmente.

Sulla terrazza del tempio di Dendera si trovano, oltre al chiostro, anche due cappelle, composte ciascuna da un cortile e due ambienti annessi.

Esse erano adibite, come le analoghe cappelle in altri templi dell’Epoca, allo speciale culto di Osiride nel mese khoyak.

LA FACCIATA

La facciata è impressionante: 35 metri di larghezza e 12,5 di altezza, formata da sei colonne a sistro con capitello hathorico, separate da muri di schermo decorati e una porta centrale.

In alto, un’iscrizione in greco su tre righe, dedicata dai Romani nel 35 a. C., dichiara che il tempio era: “per l’Imperatore Tiberio Cesare, nuovo Augusto, figlio del divino Augusto, al tempo del prefetto Aulus Avillius Flaccus” e di altri.

Tiberio Cesare, rilievo parietale del tempio

IL VESTIBOLO

All’interno, 18 colonne a sistro occupano una sala immensa.

Grazie alla perfetta conservazione del tempio con il soffitto ancora intatto, l’illuminazione interna e quasi identica a quella originaria e il gioco di luci e ombre sulle colonne di questo vestibolo ne è un esempio suggestivo.

Veduta del soffitto del vestibolo

Sul lato sinistro della parete dell’ingresso, l’imperatore con la corona del Basso Egitto, lascia il palazzo per officiare le cerimonie nel tempio.

Egli è purificato da Horo e da Thoth e incoronato da varie dee.

Queste scene proseguono sulla parte destra del vestibolo, dove il sovrano traccia la pianta del tempio di Dendera e lo consacra ad Hathor.

Sul lato destro della parete d’ingresso, l’imperatore indossata la corona dell’Alto Egitto ed è introdotto da Montu e Atum al cospetto di Hathor.

Sebbene le molte immagini di personaggi regali e divini riprodotte sulle colonne, che compongono scene del re offerente agli dei, siano state deturpante, mostrano tuttavia chiaramente la lieve rotondità che caratterizza la figura umana nell’arte tolemaica.

Il soffitto presenta una complessa decorazione di carattere astronomico, che comprende raffigurazioni della dea del cielo Nut, e i segni dello zodiaco e i decani.

Raffigurazione della dea Hathor sul soffitto astronomico del vestibolo

Oltre la sala ipostila si apre un piccolo atrio ipostilo con due ordini di tre colonne, detto “Sala dell’Apparizione”.

Le basi delle colonne sono in granito, mentre i tamburi e i capitelli sono in arenaria..

Sulle pareti, il re è al cospetto di Hathor, qui chiamata ” Figlia di Ra”, di Horo e e del fanciullo Ihi, anche chiamato Harsomtu.

Le figure parietali , nella parte destra dell’atrio, leggibili in senso antiorario, dall’ingresso alla porta che si apre sul fondo, hanno per tema la fondazione, la costruzione e consacrazione del tempio di Hathor, ugualmente a quelle della sala ipostila; quelle nella parte sinistra, da leggersi in senso orario dell’ingresso, raffigurano il sovrano nell’atto di presentare il tempio a Hathor e Horo.

Sul lato destro della parete di fondo, Ptah introduce il re al cospetto di Hathor, Horo e del loro figlio Harsomtu, che agita il sistro in segno di giubilo.

L’atrio ipostilo è circondato da dei piccole camere, la cui funzione e raffigurata nelle immagini che ornano le pareti: in ognuna il sovrano compie offerte ad Hathor, ornamenti d’argento nel primo vano a destra, libagioni di acqua nella seconda, incenso nella prima camera a sinistra e derrate nella seconda.

Le due stanze di fondo venivano usate come magazzino per gli arredi sacri del tempio.

Oltre l’atrio ipostilo si susseguono due anticamere: la prima, detta ” Sala delle Offerte” , era chiusa da una porta in legno e metallo.

Le decorazioni parietali raffigurano il re che fa offerte agli dei di Dendera.

Su entrambi i lati della prima anticamera, una scala conduce alla terrazza del tempio, mentre sulla seconda anticamera, la “Sala dell’Enneade Divina”, si aprono piccole camere che custodivano le vesti e gli ornamenti degli dei: la ” Sala delle stoffe” e la “Sala del tesoro”.

Entrando nella Sala del Tesoro si accede a un piccolo cortile, al fondo del quale, una piccola scala, conduce alla “Cappella Pura”.

Qui veniva celebrata l’unione di Hathor e di Ra in occasione del compleanno della dea e dell’Anno Nuovo.

Sulle pareti del cortile sono illustrati i sacerdoti che consacravano le offerte, mentre nella “Cappella Pura” figurano le cerimonie che comportavano anche processione degli dei dell’Alto e Basso Egitto.

Nella seconda anticamera si aprono alte undici camere e al centro di trova il Sacrario, il “Grande Seggio” che custodiva le barche di Hathor, Horo, Harsomtu e Iside, questa è la parte più sacra del tempio, dove solamente il sovrano e i sacerdoti potevano entrare.

Le camere perimetrali fungevano sia da cappelle di varie divinità sia da magazzi per gli arredamenti sacri.

La cappella direttamente a ridosso del Sacrario, custodiva un simulacro dorato di Hathor alto due metri.

Nel pavimento della camera, a destra di quest’ ultima cappella, vi è l’ingresso di una delle dodici cripte sotterranee, di notevole interesse sia per l’aspetto architettonico sia per la decorazione parietale che illustra i vari oggetti rituali custoditi.

In una cripta Pepi I, sovrano dell’Antico Regno, è raffigurato offerente una statuetta di Hathor.

IL TETTO A TERRAZZA

Il tetto a terrazza di Dendera è un capolavoro; salite le scale che si trovano nella prima sala ipostila, quella sul lato sinistro, immette direttamente al tetto, quella sul lato destro è a rampa avvolgente.

Si tratta delle stesse scale percorse dai sacerdoti in occasione della Festa dell’Anno Nuovo e le pareti sono decorate con scene che illustrano la processione : ascendono con le statue divine destinate allo svolgersi delle cerimonie sul tetto e ne discendono a celebrazione ultimata.

Il tetto è costituito a più livelli, a seconda dell’altezza dell’ambiente sottostante.

Nell’angolo in fondo a destra (sud-occidentale) sorge un piccolo chiostro con dodici colonne a capitello hathorico distribuite sul perimetro; costruito da Tolomeo XII, in origine era coperto da una volta a botte di legno.

All’estremità opposta, verso la parte anteriore del tempio, due santuari erano consacrato a Osiride.

Si riteneva che il dio fosse stato sepolto ( tra molti altri luoghi) a Dendera, dove le celebrazioni che ne rievocano la morte e resurrezione erano ricorrenti.

Il soffitto di uno dei santuari era ornato con un bellissimo zodiaco circolare.

L’originale, ora conservato presso il Museo del Louvre a Parigi, fu rimosso nel 1820; in sito è stato collocato un calco.

In questa foto del tempio di Hathor a Dendera, è visibile lo stato del soffitto prima del restauro (a destra).
Si tratta della foto della dea avvoltoio Nekhbet coperta da uno spesso strato di fuliggine e sporco depositatosi nel corso di due millenni. Foto Paul Smit

In un vano vicino una figurazione mostra Osiride adagiato su un letto, compianto da Hathor, Iside, sotto le sembianze di un uccello, lo sovrasta, pronta a ricevere il suo seme e concepire Horus.

Le lastre di copertura del tetto a terrazza presentano una rete di canali di drenaggio poco profondi, destinati a raccogliere e convogliare l’acqua piovana nei doccioni a protome leonina disposti a intervalli sulle mura esterne del tempio.

Sotto ogni doccione una colonna di geroglifici contiene un testo magico, al cui contatto l’acqua, scivolando i sopra, assumeva virtù magiche.

Anche sulle pareti esterne il re traccia le fondazioni del tempio, ne depone le prime pietre e le consacrata ad Hathor.

Sul muro posteriore, Cleopatra VII e il figlio Cesarione sono ritratti in due scene al cospetto di Hathor e di altre divinità.

LE SCIMMIE URLANTI

Una delle magnifiche scene del soffitto astronomico della sala ipostila esterna del tempio di Dendera, periodo tolemaico- romano

Le rappresentazioni in questo tempio sono ricchissime di simboli, spesso difficili da interpretare.

Nell’immagine si vedono quattro babbuini in adorazione del sole nascente.

Gli egizi erano grandi studiosi della natura e osservavano che i babbuini erano soliti urlare al sole nascente, scaldati dai suoi raggi.

Immagini di babbuini adoranti di fronte al sole si trovano spesso nell’arte egizia (nei commenti un’immagine del tempio di Ramses III a Medinet Habu).

Medinet Habu, tempio di Ramses III, i babbuini urlanti

Si trattava di animali che erano visti come intermediari tra l’umanità e gli dei ed erano considerati sacri, allevati nei templi, mummificati.

Il Dio Thot e Khonsu venivano spesso rappresentati con le loro sembianze.

A sinistra si nota la prua di una barca (che trasporta il sole nascente, non visible nella foto), su cui viene trasportato un bambino seduto, nella tipica posizione infantile con il dito in bocca. La barca che trasporta il sole, è trainata da tre sciacalli neri ( chiamati “i giustificati”) .

Dettaglio dei tre sciacalli

Più a destra sono rappresentati i quattro babbuini con le zampe alzate in adorazione. Sono chiamati “le anime dell’est”.

Foto Paul Smit

Fonte:

https://www.ancient-origins.net/…/primates-ancient…

IL DIO BES

Capitello presso la Porta Nord
Rilievo in pietra calcarea.

Questo rilievo formava , con altri pilastri rettangolari posti nel mammisi del tempio di Hathor a Dendera.

Il mammisi era un tipo particolare di piccoli tempio molto diffuso in Epoca Tarda e Età Tolemaica – Romana.

Era annesso ai templi delle principali divinità, a Dendera si trovano due case della Nascita, e questo rilievo proviene dalla più antica, costruita da Nectanebo I e ampliata durante l’ Età Tolemaica.

Il semidio Bes era il protettore delle donne incinte e dei bambini, e questo ne spiega la presenza nel mammisi.

Sue caratteristiche sono la lingua sporgente, la criniera e la coda.

La visione frontale è tipica delle sue rappresentazioni.

L’iconografia delle principali divinità era fissata da lungo tempo, e non differita molto da quella della figura umana in templi e tombe; le rappresentazioni invece delle divinità meno comuni, o di quelle, come Bes, che solo tardi entrarono a far parte del repertorio templare, erano spesso alquanto eterodosse.

Fonti:

  • Egitto la terra dei faraoni – Regine Schultz e Matthias Seidel – Edizioni Konemann
  • I tesori di Luxor e della valle dei re – Kent R. Weeks – Edizioni White Star
  • Egitto 4000 anni di arte – Jaromin Malek – Edizioni Phaidon
  • Antico Egitto di Maurizio Damiano – Electra

Fotografie di Andrea Vitussi che ringrazio per la sua disponibilità.

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