Piccola Guida Turistica

IL BALDACCHINO DELLA PRINCIPESSA ISETEMKHEB II

Foto: Silvia Vitrò

Gli strani bastoni a sinistra sono delle torce; il cartiglio che figura sul baldacchino è quello di Pinedjem Meriamon (Pinedjem I).

Questo reperto spettacolare (in passato al museo del Cairo, n. reg. JE-26276) è già stato ampiamente trattato da Patrizia Burlini, al seguente link: https://www.facebook.com/groups/449981545805222/permalink/974212906715414/.

Qui inserisco la didascalia del NMEC e vi darò qualche informazione per individuare esattamente chi fosse Isetemkheb II, dato che nella XXI dinastia, della quale ella fa parte, ben quattro principesse portano questo nome e sono individuate o con i numeri romani (I, II, III e IV) o con le lettere (A, B, C, e D).

Fin dal periodo predinastico, gli antichi egizi hanno utilizzato tende costruite con stuoie, pelle e tessuto di lino spesso come abitazioni temporanee. Le scene parietali di vita quotidiana hanno rivelato che le tende venivano utilizzate dagli antichi egizi durante le battute di caccia e le campagne militari, nonché come dimora temporanea per le statue delle divinità nel corso delle processioni. Inoltre, nei giardini e nei cortili delle case venivano montate tende destinate alle donne perché potessero trascorrervi l’ultimo periodo della gravidanza e poi partorire. Nelle calde giornate estive, tende e padiglioni di lino finissimo venivano eretti accanto ai laghi e ai giardini dei palazzi come luogo di divertimento e svago. Inoltre, gli aristocratici e gli individui benestanti facevano costruire un baldacchino fatto di stuoia o cuoio davanti alle loro tombe per svolgervi le cerimonie di purificazione.

Foto: Silvia Vitrò


Quando nel 1881 Emile Brugsch e Ahmed Kamal svuotarono la cachette delle mummie di Deir el-Bahari (DB 320), scoprirono in uno dei suoi corridoi questa tenda, unica nel suo genere sopravvissuta fino ai giorni nostri, che conserva ancora i suoi colori vivaci perché realizzata interamente in pelle di vari colori, sulla quale sono applicate le decorazioni, anch’esse in pelle accuratamente ritagliata.

I testi sono fissati su strisce di pelle di colore diverso e descrivono Isetemkheb II in compagnia del dio Khonsu Signore di Tebe, della dea Mut e delle divinità oltremondane in un ambiente reso fragrante dai fiori e dai profumi di Punt.

Foto: Silvia Vitrò

Essa fu costruita tra il 1046 e il 1037 a.C. per la purificazione funebre della principessa della XXI dinastia, figlia del generale dell’esercito e sommo sacerdote di Amon Masaherta (figlio di Pinedjem I) e della cantatrice di Amon Tayuheret, quindi nipote del sovrano.

Ella rivestiva l’elevato grado di “superiore dell’harem di Min, Horus e Iside ad Akhmim” ed era una delle numerose principesse della famiglia ad avere questo nome; non risulta essersi sposata ed avere avuto dei figli.

L’albero genealogico della XXI dinastia ricostruito da Aidan Dodson individua

  • Isetemkhen I come come la regina moglie del re Pinedjem I;
  • Isetemkhem II – la titolare del baldacchino – come nipote di Pinedjem I;
  • Isetemkhem III come nipote di Pinedjem I, sorellastra e moglie dell’Alto sacerdote di Amon Menkheperre B e madre dell’Alto Sacerdote di Amon Pinedjem II.
  • Isetemkhem IV figlia di Isetemkhem III, sorellastra e moglie di Pinedjem II e superiora delle cantatrici di Amon.
Foto: Silvia Vitrò

Il sarcofago attualmente esposto all’interno del baldacchino appartiene a quest’ultima e fu scoperto nella Cachette di Deir el-Bahari.

FONTI:

FOTOGRAFIE di Silvia Vitrò

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