Arte, Gioielli

I DIADEMI DEL NUOVO REGNO

IL DIADEMA DELLE TRE MOGLI STRANIERE DI TUTHMOSE III

Con l’inizio del Nuovo Regno e con il superamento del periodo di ristrettezza legato alla guerra per la cacciata degli Hyksos e la riunificazione della Due Terre la produzione orafa riprese con estremo vigore, segnando l’apogeo della potenza egizia.

Soprattutto nel Nuovo Regno l’espansione territoriale dell’Egitto determinò l’ingresso nell’harem del sovrano di molte principesse orientali, che portavano con sé il proprio seguito introducendo a corte nuove conoscenze e usanze.

Alcune erano figlie di vassalli inviate a corte in segno di sottomissione e lealtà, altre invece, il cui padre era un re potente, giungevano in Egitto per siglare accordi ed alleanze attraverso un matrimonio diplomatico con il sovrano; da quel che si sa dalle fonti a nostra disposizione, esse rivestivano di solito il ruolo di mogli secondarie e risiedevano nell’harem reale con il proprio seguito e conducevano una vita agiata ma non sfarzosissima.

Questo diadema appartenne ad una delle tre mogli straniere di Tuthmose III (probabilmente siriane) che furono sepolte insieme in una tomba scavata nella roccia in fondo al Wadi Gabbanat el-Qurud, nella zona a sud-ovest di Malqatta utilizzata come necropoli per donne e bambini reali all’inizio della XVIII dinastia.

Essa venne scoperta ancora intatta nell’agosto 1916 dagli abitanti di Gurna, che la saccheggiarono e dispersero gli oggetti sopravvissuti sul mercato antiquario, dove vennero in parte recuperati; Howard Carter ne acquistò un nutrito lotto per Lord Carnarvon, la cui vedova in seguito li cedette al Metropolitan Museum di New York, ove sono tuttora esposti.

Thutmose III aveva fatto predisporre per le tre donne dei corredi funerari identici, costituiti dai loro gioielli personali, uno specchio, un nemset d’argento, coppe di alabastro e pietra, talvolta bordate d’oro, un sistro; le loro mummie, deterioratesi a causa dell’acqua piovana che nei secoli era penetrata nella tomba, indossavano sandali e guaine in oro per le dita delle mani e dei piedi.

Il diadema in oro lungo 48 cm. è conservato al Metropolitan Museum di New York (Inventario 26.8.99) ed è costituito da una fascia a “t” decorata da sei rosette del diametro di 2,3 cm. composte da dodici petali ed intarsiate in corniola e pasta di vetro turchese e blu terminante con protomi feline dotate di un foro attraverso il quale passava il nastro che consentiva di allacciarlo dietro il capo.

Sotto le gazzelle vi sono sette anellini dai quali, probabilmente, pendevano ornamenti frontali oggi scomparsi.

Esso si ispirava al modello più arcaico ed era stato “modernizzato” con l’aggiunta sulla parte frontale di due teste di gazzella, elemento decorativo di origine asiatica associato al sole, alla fertilità e alla rinascita e nel corso della XVIII dinastia riservato alle donne reali di rango secondario in sostituzione dell’ureo o dell’avvoltoio, prerogativa delle spose principali.

IL DIADEMA DELLA TOMBA D’ORO – XIX DINASTIA

La tomba KV 56 è conosciuta con l’appellativo di «tomba d’oro» perchè in essa sono stati rinvenuti importanti reperti preziosi recanti i cartigli della regina Tausert e di suo marito Sethi II.

Essa fu scoperta nel gennaio 1908 da Edward Russel Ayrton che dirigeva gli scavi per conto di Theodore Davis, il magnate americano assegnatario della concessione per la Valle dei Re.

Si tratta di una vasta camera sotterranea (metri cinque per otto) dai contorni irregolari e non decorata alla quale si accede tramite un pozzo verticale profondo sette metri; Nicholas Reeves, che la investigò nel 2000, la data alla tarda XVIII dinastia, e quindi ipotizza che sia stata costruita per una reale amarniana e poi riutilizzata in seguito.

Il suolo era coperto da una coltre di fango alta un metro depositatasi nel corso dei secoli a seguito delle alluvioni, in cui erano sepolti vasi di alabastro e di ceramica ed una collezione unica di amuleti e di gioielli.

Inizialmente gli archeologi ed in particolare Maspero ritennero che fosse il deposito nel quale era stato trasferito il corredo della tomba KV 14 quando Ramses III la usurpò alla regina per seppellirvi suo padre Sethnakht; Aldred pensò invece che si trattasse della sepoltura di una figlia della coppia reale morta a cinque o sei anni, in quanto al suo interno vennero rinvenuti resti di decorazioni probabilmente provenienti da un sarcofago disgregatosi con il passare del tempo; non è neppure da escludere che i beni trovati al suo interno fossero il bottino di predatori di tombe, che lo nascosero lì e non riuscirono in seguito a recuperarlo.

Tra i reperti più significativi estratti dal fango ci sono due bracciali rigidi in argento raffiguranti Sethi II con Tausert, orecchini con il cartiglio di Seti II, un piccolo sandalo funerario e un paio di coprimani in argento verosimilmente destinati ad un defunto, otto anelli in oro con i nomi di Seti II, Tausert e Ramses II, numerosi amuleti in oro e corniola, tante sferette in oro che in origine componevano una collana ed il diadema in oro a rosette sotto mostrato, che secondo la tradizione che si è visto essersi affermata fin nall’Antico Regno, riproduce in metallo prezioso una delle corone di fiori freschi da sempre tanto di moda.

Il diadema è oggi custodito al museo del Cairo (JE 39674 – CG 52644); esso pesa 104 grammi, ha un diametro di 17 cm ed è costituito da una fascia alta 0,4 cm sulla quale sono applicati mediante filo di ferro otto rosette del diametro di 3 cm. in oro giallo alternate ad altrettante in oro rosa; ognuna di esse ha un bottone semisferico al centro che simula gli stami ed i petali recano incisi i cartigli di Seti II e della sua Grande Sposa Reale.

Esso non è sontuoso come i gioielli destinati ai sovrani dell’epoca, ed anzi, appare realizzato in modo sbrigativo, utilizzando pochissimo materiale prezioso lavorato “a stampo”, ossia steso in una lastra molto sottile e pressato in uno stampo in pietra per fargli ottenere la forma desiderata; per questo e per le dimensioni minuscole si ipotizza che fosse stato preparato per una principessa deceduta in tenera età.

Nell’immagine a destra ho pubblicato il diadema floreale molto simile trovato a Nuri, in Nubia, nella piramide del re kushita Talakhamani e risalente alla seconda metà del V secolo a. C.; esso è oggi conservato al MFA di Boston ed evidenzia in modo chiaro l’influenza della cultura egizia su quella locale, che ne rappresenta la continuazione.

A decorrere dall’VIII secolo a. C. infatti l’Egitto era stato governato dai faraoni di origine Nubiana (XXV dinastia) i quali diedero vita nella loro terra d’origine ad un regno fortemente egittizzato, nel quale la principale divinità era Amon di Tebe, si utilizzava la scrittura geroglifica e si seppellivano i re in piccole piramidi.

Queste tradizioni si mantennero fino al 300 a. C. circa, anche dopo la conquista dell’Egitto da parte degli Assiri, i quali nel 656 a. C. sconfissero definitivamente il Faraone Tenutamon (o Tantamani) e lo costrinsero a rifugiarsi a Napata, dove regnò autonomamente continuando a mantenere la propria cultura.

ULTIMI DUE ESEMPLARI POCO NOTI

Risalgono al Nuovo Regno anche questi due diademi, dei quali, purtroppo, non ho trovato particolari notizie, ma che per completezza vi mostro ugualmente.


Il primo di essi è in perline di pietre semipreziose o pasta di vetro con applicazioni in oro, si inserisce perfettamente nella tradizione faraonica ed è conservato al Museo di Barcellona.

Foto di Heidi Kontkanen da Flickr


L’altro, invece, custodito Museo di Brooklin (n. 37.702E), si discosta completamente dai modelli conosciuti; in effetti la didascalia del museo dà atto della circostanza che anche gli egittologi non sono d’accordo sull’originale funzione dell’oggetto, rinvenuto forse a Sakkara e risalente alla XIX – XX dinastia, che ben avrebbe potuto essere la decorazione di un vaso rituale andato perso.


Esso pesa 0,5 kg., misura 2,8 x 0,2 x 16,6 cm. e reca a circa 1,1 cm. dalla sommità una piccola fascia formata da una treccia e da fili d’oro, ed il profilo superiore è costituito da un fregio di piante di papiro e di dischi solari che rappresentano il mito della creazione, ossia il sole che emerge dalle acque primordiali del Noun, che suggerisce il contesto religioso in cui esso si inseriva.

FONTI PER IL DIADEMA DELLE TRE MOGLI STRANIERE DI TUTHMOSE III:

FONTI PER IL DIADEMA DELLA TOMBA D’ORO:

FONTI PER I DIADEMI DI BROOKLYN E BARCELLONA:

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