Gioielli, Mai cosa simile fu fatta, Medio Regno

IL PETTORALE DI AMENEMHAT III

DENTRO IL CAPOLAVORO

Di Franca Loi

La placca quadrangolare è larga 10,5 cm e alta 7,9 cm. La lavorazione del gioiello è a giorno, le parti davanti composte da intagli di cornalina, lapislazzuli, turchese e faience incastonati in un leggero cloisonne’; il retro è decorato con la tecnica del repousse’, un’incisione sulla placca d’oro che rende i dettagli delle figure.

La scena è inquadrata in una cornice architettonica, delimitata da colonne, terminante in alto in una struttura a tabernacolo o a cappella.

La classica scena propagandistica dell’abbattimento del nemico asiatico da parte del re è sovrastata dalla dea avvoltoio Nekhbet ad ali spiegate, qui designata come signora del cielo e governatrice delle Due Terre. La dea tiene tra le zampe i simboli della vita ankh e della stabilità djed, che offre al sovrano.

Il pettorale è completato da una collana formata da lunghe perle a goccia in cornalina e Lapislazzuli, alternate a sferette d’oro.

L’asse di simmetria dell’intera composizione è il nome del re, detto Dio perfetto, signore delle Due Terre e di tutti i paesi stranieri; di fianco alla titolatura compaiono due cartigli di Amenemhat III Nimaatra.

Anche la scena è duplicata in modo speculare rispetto all’asse centrale. Il re è scalzo e trattiene in una mano una ciocca di capelli del nemico inginocchiato davanti a lui, mentre nell’altra brandisce una mazza Bianca. Il re porta la parrucca ibes, legata dietro la nuca, e veste un grembiule con davantino a strisce orizzontali e un corpetto sostenuto da una bretella, anch’ essa a righe. Il nemico genuflesso è barbuto e designato come beduino asiatico, nell’atto di consegnare le armi al re vittorioso. Alle spalle del faraone due segni ankh muniti di braccia sventolano grossi ventagli, in segno di protezione”.

Pettorale d’Amenemhat III Incisione del 1894.
Statua del Louvre con pettorale
Varietà di gioielli tra cui il pettorale di Amenemhat III

Fonte:

  • LA STORIA DELL’ARTE-LE PRIME CIVILTÀ-ELECTA
  • ARALDO DE LUCA
  • Wikipedia
Gioielli, Mai cosa simile fu fatta, Medio Regno

IL DIADEMA DELLA PRINCIPESSA KHNUMIT

Di Grazia Musso

XII Dinastia – Oro, pietre dure e pasta vitrea
Circonferenza 64 cm
Dahshur, complesso funerario di Amenemhat II, tomba di Khnumit.
Scavi di Jacques De Morgan ( 1894)
Museo Egizio del Cairo CG 52860

Il prezioso diadema, appartenuto alla principessa Khnumit, è costituito da otto elementi decorativi orizzontali e da altrettanti verticali, che si alternano creando un equilibrato gioco di forme.

La tecnica usata per la sua fabbricazione è il cloisonneé, che ha consentito di intarsiare le pietre e le paste vitree colorate nel supporto d’oro che costituisce la struttura del diadema.

Ogni elemento orizzontale si sviluppa intorno a una rosetta il cui nucleo di cornalina è ircondato da quattordici petali di turchese su fondo di lapislazzuli.

Ciascuna di esse è affiancata da due elementi a forma di lira, ornati con piccoli intarsi di cornalina, lapislazzuli e turchese a forma di foglie.

Dalle anse spuntano quattro fiori stilizzati, due di cornalina e due di lapislazzuli, che consentono l’unione con la rosetta centrale.

I singoli elementi verticali del diadema sono formati da una rosetta su cui è fissato l’ornamento a lira sormontato da due fiori in cornalina e due in lapislazzuli e i cui intarsi hanno la forma di segmenti a lisca di pesce.

L’unione delle varie parti che compongono il diadema è ottenuta per mezzo di piccoli nastri d’oro fissati tramite unchiodo alle rosette degli elementi che le affiancano.

L’interno è completamente d’oro ed è cesellato a imitazione dei pregiati intarsi che ne ornano la superficie esterna.

Il diadema era originariamente fornito da due fregi che sono stati ritrovati vicino e che dovevano essere fissati sulla fronte e sul retro per impreziosirlo.

Il primo è costituito da un piccolo tubo d’oro di diametro decrescente, sul modello di un ramo d’albergo al quale sono state unite leggere foglie d’oro e fiori composti da perle di cornalina, lapislazzuli e oro incastonate nell’argento.

Questo ornamento, molto fragile, era inserito in un alveolo posto all’interno del diadema, fu rinvenuto in cattivo stato di conservazione.

Il secondo fregio rappresenta un’avvoltoio, emblema della dea Nekhbet, ad ali spiegate, he stringe negli artigli shen, simbolo di rinascita.

La schiena e le lunghe ali ricurve sono ricavate da un’unica placca d’oro finemente cesellato per imitare le piume, mentre la testa, il corpo e le zampe, eseguiti a parte, sono saldati in un secondo tempo.

Gli occhi dell’avvoltoio sono intarsiati con l’ossidiana e gli anelli shen con piccole perle di cornalina.

Fonte

Tesori Egizi nella collezione del Museo Egizio del Cairo – Francesco Tiradritti – fotografie Arnaldo De Luca – Edizioni White Star

Gioielli

I GIOIELLI A FORMA DI SERPENTE

Di Luisa Bovitutti

Getty museum – Los Angeles; tolemaici, da Alessandria

I gioielli a forma di serpente sono del tutto estranei alla cultura egizia e all’epoca faraonica in senso stretto: essi infatti apparvero nell’Asia occidentale a partire dall’VIII secolo a.C. circa, si diffusero in Grecia nel V secolo a.C. dove erano estremamente apprezzati e arrivarono in Egitto con i Tolomei, che, non dimentichiamolo, erano greci, o meglio macedoni, in quanto discendenti di Tolomeo, uno dei generali di Alessandro Magno che dopo la morte del suo comandante governò l’Egitto, proclamandosene sovrano nel 305 a.C. e fondando la dinastia che da lui prende il nome.

Museo del Cairo – tolemaico / romano – da Tukh el Karamus

I Tolomei regnarono fino al 30 a.C., cioè fino alla conquista romana e alla morte di Cleopatra VII, e pur rispettando la religione degli egizi ed adottando usi e costumi propri degli antichi faraoni contribuirono alla diffusione della civiltà greca nel mondo mediterraneo concedendo ai propri veterani terreni agricoli affinché si stanziassero in loco.

Venduto da Christie’s -tolemaico

Nell’arco di cento anni i matrimoni misti avevano prodotto un’ampia classe istruita greco-egiziana e dalla fusione tra le due culture aveva dato origine alla civiltà detta «ellenistica», che fu modello per altre culture in campo filosofico, economico, religioso, scientifico ed artistico.

Getty museum – Los Angeles; Tolemaico

Nelle immagini, una serie di gioielli serpentiformi di epoca tolemaica e romana

Louvre – Parigi; dominazione romana

BRACCIALE SERPENTE IN ORO

A cura di Giusy Antonaci

The J. Paul Getty Museum Collection

I braccialetti a spirale a forma di serpenti erano molto popolari nel periodo ellenistico.

In questo singolo esempio a spirale, la testa del serpente si gira bruscamente dal corpo, come se colpisse, e gli occhi di vetro intarsiato aggiungono vivacità all’effetto.

Età Tarda, Gioielli

IL COLLARE DELLA MOGLIE DI SHEBITKA

Di Patrizia Burlini

Uno straordinario collare che sembra appena uscito da un atelier d’alta moda.

Apparteneva ad una regina sconosciuta del re nubiano Shebitka, periodo Napata, 723-698 b.C.

Realizzato in elettro (lega di oro e argento ), è un collare a cerniera in lamiera con bordi decorati internamente ed esternamente con filo perlato. Al centro è applicata una figura di divinità alata in ginocchio che porta un disco solare. Al centro della schiena c’è uno scarabeo. Su ciascun lato vicino alla parte posteriore, c’è una cerniera con il perno ancora presente.

Diam. 17 cm

Trovato al El-Kurru Sudan, nel 1919 in una campagna di scavi condotta dalla Harvard University e il MFA di Boston a cui è stata assegnata nel 1921.

Purtroppo non è in esposizione.

https://collections.mfa.org/objects/143573

Donne di potere, Gioielli

LA COLLANA DI TAUSERT

A cura di Luisa Bovitutti

 METà AL CAIRO E METà A NEW YORK!

Nella “tomba d’oro” (KV56) furono trovati anche le sferette e gli elementi decorativi che componevano una delicata collana della regina Tausert; essi sono stati realizzati in filigrana, saldando anellini di filo d’oro nelle forme desiderate; ogni sferetta è costituita da ben dodici anellini.

In base alla normativa che disciplinava la divisione dei reperti tra l’Egitto ed il finanziatore degli scavi, metà di essi rimase al Museo del Cairo, mentre l’altra metà fu attribuita a Davis, che la donò al Metropolitan Museum di New York.

Due motivi decorativi finirono non si sa come sul mercato antiquario e furono acquistati a Luxor da Lord Carnarvon; nel 1926 la sua vedova, Lady Almina, li vendette al Metropolitan.

Nell’impossibilità di sapere come fosse l’originaria composizione del monile, i due musei riassemblarono gli elementi in modo differente.

Nelle foto: a sinistra la collana di New York, a destra quella del Cairo