Arte, Gioielli

I DIADEMI DEL TERZO PERIODO INTERMEDIO

IL DIADEMA DI KAROMAMA II

Nel 1915 l’archeologo scozzese Edgar Campbell Cowan fu incaricato dall’Egyptian Antiquities Services di scavare a Tell el-Muqdam (Leontopolis), nel Basso Egitto, località che rivestì una certa importanza a far tempo dalla XIX dinastia, fu sede delle necropoli degli alti funzionari e dei componenti della famiglia reale della XXII e XXIII dinastia e continuò a prosperare anche in epoca tolemaica e romana; oggi sopravvive solo il tempio del dio leone Mahes, la principale divinità locale, in quanto monumenti e statue furono usurpati dai sovrani successivi e gli edifici esistenti furono smantellati per riutilizzarne i materiali.

Nel corso della campagna, tuttavia, venne riportata alla luce la tomba della regina Karomama II che visse durante il Terzo Periodo Intermedio (primo millennio a. C.); Dodson ed Hilton, redattori di un pregevole dizionario delle famiglie reali egizie la identificano in Karomama Meritmut, nota anche come Karomama D, Karomama II o Merytmut II), Sposa del Re, Figlia del Re, Signora dell’Alto e del Basso Egitto.

I suoi nonni erano Osorkon II e Karomama I, raffigurata nella famosissima statua in bronzo ageminato in oro ed argento, oggi conservata al Louvre; suo padre era il Sommo Sacerdote di Amon Nimlot C, figlio cadetto del predetto faraone, ed ella divenne grande sposa reale di Takelot II; il suo cartiglio compare sia in testi coevi che nel tempio di Karnak, accanto ad un rilievo raffigurante suo figlio Osorkon III.

La statua di Karomama I al Louvre; foto di Di Rama, CC BY-SA 3.0 fr, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=80363878

La tomba è costituita da un ipogeo a due camere decorato con immagini sacre; in una di esse si trovava un sarcofago di granito rosso (materiale pregiato indicativo dell’alto lignaggio della defunta) contenente la mummia e pochi reperti sfuggiti alla rapacità degli antichi ladri di tombe, in particolare un diadema, un pendente a forma di scorpione con testa umana, due bracciali ed un pettorale, custoditi al Museo del Cairo.

Il diadema è modesto, realizzato con un sottile filo in oro e reca sulla fronte l’ureo simbolo del rango reale della proprietaria; peraltro l’Egitto era ormai frammentato in molteplici centri di potere (dinastie nel nord, personaggi tebani, reti sacerdotali e famiglie potenti), i nemici stranieri premevano ai confini e la favolosa ricchezza del Paese era ormai un ricordo.

Probabilmente esso, attualmente conservato nei magazzini del Museo del Cairo (n. 45339), doveva essere indossato sopra una parrucca insieme ad altri ornamenti o ad una corona più elaborata.

Il diadema fotografato in occasione di una esposizione straordinaria da @Ali Hussein, pubblicato in data 20 maggio 2018 sulla pagina @Ali Hussein – Egyptologist».

Il pendente a forma di scorpione con testa umana in oro ha il corpo in agata; indossa una corona hathorica, costituita da un disco solare e corna bovine, talvolta utilizzata anche per altre divinità femminili, in particolare Iside).

Il pendente, dalla pagina ufficiale del Museo Egizio “The Egyptian Museum” pubblicata il 10 marzo 2023

Esso probabilmente rappresenta la benevola Serkhet, raffigurata sia come una donna con una corona a forma di scorpione, sia come scorpione, oppure Iside, oppure ancora la stessa regina nelle vesti di Iside, o di Serket oppure di una divinità derivata dalla fusione delle due.

I bracciali sono in oro intarsiati con pietre semipreziose, la maggior parte delle quali è andata perduta; essi recano incisi lo scarabeo (simbolo di creazione e rinascita), l’occhio udjat (simbolo di salute e completezza) e il cobra alato (simbolo di sovranità e protezione reale).

I bracciali; foto The Egyptian Museum https://www.facebook.com/profile/100069344553975/search/…

Il pezzo più straordinario appartenuto alla regina tuttavia è il pettorale, che non aveva solo una valenza estetica: il materiale con il quale era stato realizzato e la squisita fattura indicavano lo status della defunta, e l’iconografia su di esso rappresentata le garantiva protezione.

Esso è costituito da una base in oro al cui centro si apre un fiore di ninfea con lavorazione a cloisonné in lapislazzuli circondato da alcuni boccioli; nella cosmogonia ermopolitana la ninfea rappresentava la rinascita, in quanto il sole sarebbe sorto per la prima volta da una ninfea emersa dalle acque dell’oceano primordiale; nella tradizione menfita, invece, il fiore era associato al dio Nefertum, al profumo, alla freschezza e al rinnovamento.

Sopra la ninfea è applicata una placchetta di lapislazzuli incisa con l’immagine accovacciata di Khnum, il dio dal corpo umano e dalla testa d’ariete che regge un segno ankh ed ha sul capo un grande disco solare in oro ornato da un ureo, protettore della regalità e simbolo di forza e potenza.

Questo dio è legato alla creazione ed alla fertilità, perchè gli Egizi credevano che con il suo tornio plasmasse tutti gli esseri viventi dal fango del Nilo.

A destra ed a sinistra di Khnum si trovano una statuetta in oro di Hathor ed una di Maat; la prima era la dea della bellezza e della musica e la protettrice della monarchia e in particolare delle regine, la seconda impersonava la verità, la giustizia e l’equilibrio universale ed avrebbe sostenuto la defunta nel giudizio davanti ad Osiride.

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