Di Grazia Musso e Luisa Bovitutti

https://commons.org/wiki/category: Khentkaus I
Autore: Jon Bosworth
Nota come madre di due faraoni egizi, Khentkaus I è una figura misteriosa che visse tra la IV e la V dinastia e che ha affascinato storici e archeologi fin dalla scoperta, nei pressi del complesso piramidale di Micerino, della sua doppia mastaba (identificata dalle sigle LG 100 e G 8400), che fu l’ultima tomba reale costruita nella necropoli.
Molti studiosi ritengono che ella fosse figlia di Micerino; peraltro vi è incertezza in ordine all’identità del coniuge, anche se è probabile che avesse sposato in prime nozze Shepseskaf, dal quale avrebbe avuto Sahure e Neferirkare Kakai, e poi, rimasta vedova, che si fosse unita con Userkaf (estraneo alla linea di successione e fondatore della V dinastia), il quale regnò prima dei due figliastri, ancora troppo giovani per governare.
Altri pensano invece che avesse sposato Sahure; Dodson ed Hilton propongono cautamente come unico consorte Userkaf; Vivienne Callender pensa sia stata la moglie di Shepseskaf o Thampthis (uno sconosciuto sovrano della IV dinastia menzionato solo da Manetone, della cui esistenza non esistono prove archeologiche); H. Altenmüller, infine, suggerisce che Khentkaus sarebbe da identificare nella mitica regina Rededjet menzionata nel Papiro Westcar, che avrebbe governato l’Egitto alla fine della IV dinastia e che avrebbe avuto addirittura dal dio Ra i futuri sovrani Userkaf, Sahure e Neferirkare Kakai.

La sua titolatura peraltro si presta a differenti interpretazioni, che implicano una diversa collocazione nella gerarchia del potere delle Due Terre.
Alcuni credono che sia stata reggente per uno dei suoi figli, ma già nel 1933 l’archeologo Selim Hassan che aveva condotto sul sito scavi su vasta scala e poi Hermann Junker ipotizzarono che ella potesse avere regnato come sovrana in quanto il titolo scolpito sullo stipite in granito rosso dell’ingresso alla sua tomba che recita: “Re dell’alto e del Basso Egitto, Madre del re del Basso Egitto, Figlia del dio, ogni cosa buona che ella ordina viene eseguita per lei”.
In seguito l’egittologo britannico Alan Gardiner propose di tradurlo come “Madre dei due re dell’Alto e del Basso Egitto”, e così Vivienne Callender, che ritiene che ella sia stata madre di Userkaf e Neferirkare escludendo che potesse aver regnato autonomamente in quanto il suo nome non appare in un cartiglio.

Le successive scoperte archeologiche hanno portato a questa traduzione condivisa: “Madre del Re dell’Alto e del Basso Egitto, [in carica come] Re dell’Alto e del Basso Egitto” che attribuisce a Khentkaus I un ruolo regale, confermato da un rilievo che appare su di una colonna di granito del suo complesso piramidale, che la raffigura con abiti femminili ma con lo scettro in pugno, l’ureo sulla fronte e la barba posticcia insegne di regalità.
Anche Ana Tavares, direttrice degli scavi in corso nel sito di Giza ritiene che ella governò come re, alla luce della maestosità del suo complesso funerario, che comprendeva anche un tempio a valle, un porto ed un insediamento probabilmente destinato ai sacerdoti addetti al suo culto funerario protrattosi fino alla fine della VI dinastia.Fine modulo
Ella morì presumibilmente nel corso della V dinastia; la sua tomba ha una forma particolare, simile a quella di Shepseskhaf, nota come “Mastabat Faraun” che sorge a Sakkara meridionale
La mastaba di Khentkaus I
Cenni generali e basamento
La mastaba di Khentkaus I, nota con le sigle LG100 e G8400, è una grande struttura orientata nord-sud, costituita da una base quasi quadrata di roccia locale rivestita di fine calcare di Tura sulla quale venne edificato un secondo piano in pietra; essa sorge al centro del cosiddetto Campo Centrale di Giza, una cava di forma più o meno circolare delimitata a sud dalla strada rialzata di Chefren.

Immagine da https://www.sciences-faits-histoires.com/…/egypte-4e…
Lepsius la ritenne una sepoltura privata; Hölscher e Reisner pensarono potesse essere la piramide incompiuta di Shepseskaf (da qui il soprannome di “quarta piramide di Giza”) e finalmente, nel 1932, Selim Hassan dimostrò che apparteneva a Khentkaus I, il cui nome, i titoli e l’immagine rinvenne incisi su uno dei blocchi di granito rosso che aveva fatto parte del monumentale ingresso, da lui riportato alla luce ed utilizzato come prova del fatto che ella avesse regnato.
A questo proposito occorre precisare che recentemente Verner, Lehner e Hawass hanno rimesso in discussione l’argomento, sottolineando che l’evanescenza dell’immagine è tale per cui il segno sulla fronte di Khentkaus ed interpretato con un ureo reale potrebbe in realtà essere la parte anteriore del copricapo a forma di avvoltoio tipico delle regine madri oppure essere semplicemente di un “piccolo segno nella trama del granito”.

Immagine da: Khentkawes Tomb, Giza. A Layman’s Guide, di Keith Hamilton, 2018, a questo link: https://www.academia.edu/…/Khentkawes_Tomb_Giza_A…
Hassan accertò che l’edificio era costituito da un massiccio basamento, (che fece restaurare sigillando tre brecce di importanti dimensioni sul lato est), da una sovrastruttura oggi praticamente scomparsa e da una sottostruttura destinata ad ospitare il sarcofago, il corredo funerario ed i vasi canopici, ma non ne documentò la conformazione interna, né la fotografò; solo attorno al 1960 Maragioglio e Rinaldi (M&R) descrissero e disegnarono dettagliatamente la mastaba, che a far tempo dal 2005, insieme agli insediamenti limitrofi è ancora oggetto di studio ed esplorazione ad opera di Ancient Egypt Research Associates, Inc..(AERA).
Gli studiosi ritengono che la mastaba sia stata edificata in due fasi: inizialmente sarebbero stati realizzati il basamento e le camere sotterranee, poi, nel corso della V dinastia, sarebbe stata aggiunta la sovrastruttura.
Il primo gradone, che misurava 45,50 x 46,50 m ed era alto 10 m, fu ricavato da un grande affioramento roccioso rimasto in loco dopo l’asportazione attorno ad esso dei blocchi di calcare utilizzati per l’edificazione dei complessi piramidali.
Esso venne separato dall’altopiano sul lato nord attraverso la creazione di un corridoio artificiale che si sviluppa anche lungo la base del lato ovest; alcuni dei blocchi superstiti del primo corso del rivestimento sono stati tagliati in modo da formare parte di questo passaggio.
Successivamente il grande monolite fu livellato e trasformato in un parallelepipedo regolare riempiendo di ghiaia, detriti e blocchi di calcare le fratture e le cavità naturali, fu asportato e ricostruito in muratura l’angolo sud-est ed infine venne rivestito di calcare bianco di Tura.
La parte inferiore del lato sud conserva ancora una decorazione a “facciata di palazzo”, probabilmente protetta dai detriti che vi si erano accumulati contro; Lehner ed Hawass hanno ipotizzato che essa fosse prevista in origine per tutto il perimetro della mastaba, e che i costruttori avessero preferito applicare un rivestimento liscio perché il calcare del nucleo era di cattiva qualità e non si prestava ad essere scolpito.

Immagine da https://isida-project.org/egypt_april_2019/khentkaus_en.htm
Keith Hamilton, ricercatore britannico e membro del team del progetto ISIDA ha invece osservato che a far tempo dalla IV dinastia quella particolare decorazione, tipica delle tombe reali precedenti, fu riservata ai sarcofagi ed a piccole aree delle cappelle, per cui è possibile che l’unico muro a facciata di palazzo della mastaba di Khentkaus appartenesse ad una costruzione preesistente.
A sostegno di questa ipotesi il geoarcheologo Colin Reader, che ha studiato la piana di Giza ed i suoi monumenti, ha portato l’esempio delle mastabe di Kai, scavata nella roccia e di quella adiacente di Nisutpunetjer, edificata in muratura, entrambi appartenenti a dignitari della V dinastia.
La tomba di Kai, infatti, presenta il lato principale decorato a facciata di palazzo ed un grado di erosione superiore a quello della costruzione limitrofa, segno incontrovertibile del fatto che era molto più antica: è chiaro che Kai riutilizzò per sé una struttura preesistente, con caratteristiche architettoniche tipiche delle precedenti dinastie.

L’ingresso e le stanze interne della base.
Ove non diversamente specificato, le immagini di questa sezione sono tratte dal testo al seguente link: https://www.academia.edu/37239131/Khentkawes_Tomb_Giza_A_Laymans_Guide
L’ingresso della tomba di Khentkaus si trovava sull’angolo sud – est, dove Hassan trovò gli stipiti in granito rosso di Assuan che avevano fatto parte del massiccio portale sui quali erano incisi il nome e i titoli della regina e la sua immagine, della quale si è già parlato nel post precedente.

A questo proposito è opportuno precisare che recentemente Verner, Lehner e Hawass hanno rianalizzato la raffigurazione della sovrana, ritenuta prova inconfutabile del fatto che ella avesse regnato, sottolineando che essa è così evanescente per cui il segno sulla fronte di Khentkaus e finora interpretato come un ureo potrebbe in realtà essere la parte anteriore del copricapo a forma di avvoltoio tipico delle regine madri, oppure essere semplicemente un “piccolo segno nella trama del granito”.

Immagine a questo link: https://isida-project.org/egypt_april_2019/khentkaus_en.htm
Gli stipiti in questione dovevano essere alti oltre 3 m., larghi 88 cm. e profondi circa 150 cm., mentre la porta era ampia poco meno di un metro (i pochi resti dell’edificio sopravvissuti al trascorrere del tempo non hanno consentito di ricostruire con precisione le misure dei vari ambienti e degli elementi architettonici).

Superata la soglia, un corridoio lastricato in calcare lungo poco più di 3 m. e largo circa 140 cm. conduceva ad un’anticamera oggi in completa rovina, sulla cui parete frontale si trovavano tre nicchie dal pavimento sopraelevato che probabilmente ospitavano delle statue e che forse erano chiuse da un muro che sosteneva le travi in calcare del tetto, destinate a mascherarne le irregolarità.
Sulla parete di destra dell’anticamera alcuni gradini conducevano alla cappella esterna, in parte scavata nella roccia e decorata (tra i detriti sono stati rinvenuti frammenti incisi); in questo ambiente si apre il passaggio inclinato che porta alla cappella sotterranea interamente scavata nella roccia, con pareti grezze e irregolari, una superficie di 11,80 x 4,50 m. ed un’altezza intorno ai 5,5 m..

Immagine a questo link: https://isida-project.org/egypt_april_2019/khentkaus_en.htm
Le stanze del basamento erano rivestite in pietra calcarea (è ancora in loco il corso inferiore sulla parete est) e lastricate con blocchi spessi 45 cm., mentre il soffitto era realizzato con travi che poggiavano sulle pareti est e ovest, costruite in muratura.

Hassan riferisce che la parete ovest della camera esterna conteneva due grandi false porte in granito rosso, larghe poco più di due metri e molto deteriorate, tanto che fu possibile ripristinare in parte solo quella meridionale; è probabile che nella parte inferiore fossero decorate a facciata di palazzo e che in quella superiore avessero il pannello centrale con la tipica raffigurazione del defunto seduto davanti alla tavola delle offerte.

Sul pavimento della camera si trova un’area profonda circa 90 cm e larga circa 170 cm. che serviva probabilmente per alloggiare i blocchi di grandi dimensioni che dovevano essere collocati nella camera funeraria e che vi venivano introdotti attraverso il passaggio inclinato prima che fosse rivestito con il granito.
