Merubaste, Capo degli Amministratori del Signore delle Due Terre, fu suo padre[6]. Non si hanno altre notizie biografiche anche per le pessime condizioni delle pareti[7].
La tomba
TT293 presenta planimetria a “T” capovolta tipica delle sepolture del periodo; pessimo lo stato delle rappresentazioni parietali superstiti che (1-2-3-4 in planimetria[8]) rappresentavano forse scene tratte dal Libro delle Porte. Tracce di un fregio recano il defunto inginocchiato in adorazione di Anubi. Tra i frammenti recuperati uno reca il nome di Nebmahrenakht, Governatore della città e Visir ai tempi di Ramses IX o, forse, di Ramses XI[9].
Fonti
^ Gardiner e Weigall 1913
^ Donadoni 1999, p. 115.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
Da una stele oggi presso il British Museum di Londra (cat. 262), è noto che il nome del padre era Hehnekhu; dalla sepoltura è invece ricavabile il nome della moglie Makhay[6].
La tomba
L’ingresso a TT292 si apre in un cortile in cui (n. 1 in planimetria[7]) si trova una stele su due registri sovrapposti: in quello superiore due scene di adorazione degli dei Ptah e Ra-Horakhtiaffiancati da divinità femminili; in basso una coppia adora la dea Hathor in sembianza di vacca sacra. Dal cortile, un corridoio immette in una sala longitudinale che, a sua volta, dà accesso a una sala rettangolare, la cappella, in cui si apre il pozzo che immette nella camera funeraria. Sulle pareti: su tre registri (2) una barca e altari, dinanzi a una non meglio indicata divinità, nonché portatori di offerte. Su altra parete si apre una nicchia (3): sulla parete di sinistra la barca di Hathor; sulla destra parenti del defunto. Poco oltre (4), su tre registri, il defunto e la moglie offrono essenze e incensi, su un braciere, ad Amon-Ra, Khnum, Hathor, Satis e Anukis. Sulla parete opposta (5), il defunto e la moglie offrono libagioni ad Anubi e Hathor, nonché scene del corteo funebre che prosegue su altra parete (6) sormontata dal simbolo personificato dell’Occidente tra due Anubi rappresentati come sciacalli; più sotto, su due registri, la moglie (scena che prosegue dall’adiacente parete 7), scene del pellegrinaggio ad Abydos e prosecuzione (dalla parete precedente 5) della processione funeraria. Sulla parete adiacente (7) il defunto adora Osiride e Hathor. Sul fondo della sala si apre una nicchia; sulle pareti: frammenti di scene (8) con il defunto e la moglie in adorazione di divinità non identificabili; su due registri (9) divinità assise adorano Thot[8]. Sulla parete opposta (10), su due registri, adorazione della Triade di Elefantina e della Triade di Menfi. Sul fondo della nicchia (11) Iside e Nephtysadorano la testa di Hathor rappresentata come vacca sacra[9]. Il locale presenta soffitto a volta in cui sono rappresentate otto scene di cui alcune distrutte: un vitello trasporta Ra-Horakhti tra due sicomori; un gatto uccide un serpente; tre divinità femminili con alcuni ba alati; il defunto che apre le porte dell’Occidente[10]. La camera funeraria è costituita da un’unica sala rettangolare; sulle pareti: (12-13) il defunto e la moglie adorano Harsiesi (?) e Iside mentre Anubi accudisce la mummia in presenza di una dea inginocchiata. Su altre pareti (14-15) in due scene, un uomo (?) dinanzi al defunto e alla moglie seduti e tre alberi rappresentanti divinità femminili con ba che si abbeverano. Sul lato lungo della sala (16) il defunto e la moglie presentati da Anubi a Osiride. Sul soffitto a volta, nella fascia esterna lo sciacallo Anubi e due demoni; nella fascia più interna il defunto dinanzi a Osiride, Anubi e Hapy[11].
Fonti
^ Gardiner e Weigall 1913
^ Donadoni 1999, p. 115.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[7] La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 370.
[8] Frammenti con Ra-Horakhti e Harsiesi, un uomo e un bambino in offertorio provenienti da questa parete e dalla n.ro 10, sono oggi al Museo Egizio di Torino (cat. 6150)
[9] Frammenti provenienti da questa parete sono oggi al Museo Egizio di Torino (cat. 6155-6156)
(Nu) Servo nel Grande Luogo; (Nakhtmin) Servo nel Luogo della Verità
Deir el-Medina
tarda XVIII dinastia (Horemheb)
Biografia
Genitori di Nu furono Pia e Mutnefret; Khatnesut fu sua moglie. I genitori di Nakhtmin furono, invece, Minhotep e Nefertere; Sekhmet fu il nome della moglie[6].
La tomba
L’ingresso a TT291 si apre in un cortile da cui si accede anche alla TT290. Un breve corridoio, immette in una sala di forma irregolare da cui un altro corridoio adduce ad una camera che si sviluppa longitudinalmente. Sulle pareti, appena abbozzate (1 nero in planimetria[7]), scene della processione funeraria con servi che recano cibi e suppellettili, e Nakhtmin che offre libagioni alla mummia nei pressi della piramide tombale. Sulla parete opposta (2) scene, non ultimate, di Nu seguito da parenti in offertorio di essenze su un braciere agli dei Osiride e Hathor; un graffito, in ieratico, di tale Ankhesenamon, figlio di Butehamun. Un breve corridoio (3) reca, sul timpano, una coppia in offertorio a Nakhtmin e sua moglie,a sinistra, ed ai genitori, a destra, in presenza del dio Anubi come sciacallo; sulla parete sinistra Nakhtmin adorante e Nakhtmin inginocchiato; sulla parete opposta Nu adorante e Nu, con un figlio, inginocchiati. Sul fondo, in una nicchia, si trovava una stele[8] di Nakhtmin in cui, su tre registri sovrapposti, è rappresentato il padre in adorazione di Osiride e Anubi e il defunto dinanzi ad Hathor[9].
Fonti
^ Gardiner e Weigall 1913
^ Donadoni 1999, p. 115.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
Sywazit, Comandante della barca di Amon, fu suo padre; Tausert sua madre. Mehytkhaty fu sua moglie; probabilmente Sywazit, come il nonno, fu il nome di un figlio, mentre un altro si chiamava verosimilmente come il padre, Irinufer[6].
La tomba
L’ingresso a TT290 si apre in un cortile da cui si accede anche alla TT291. Un breve corridoio, sulle cui pareti (1 rosso in planimetria[7]) sono riportate immagini rispettivamente del defunto (a sinistra) e del defunto e della moglie (a destra), immette in una sala rettangolare della cappella.
Su uno dei lati corti (2 rosso) una stele[8] recante, su tre registri sovrapposti, il faraone Amenhotep I e la regina Ahmose Nefertari, seduti, di fronte agli dei Osiride e Anubi; il defunto e la moglie, con uno dei figli (di cui non è riportato il nome) che accettano cibi e libagioni; parenti che recano offerte e libagioni al defunto e alla moglie.
Su altra parete un graffito in ieratico (3) dello scriba Butehamun, della XXI dinastia. Sul fondo una sala più interna (4) reca sulle architravi i resti inferiori di una scena rappresentante il defunto e la moglie dinanzi a due divinità. Sul muro di sinistra tracce di scena con il defunto e la moglie inginocchiati; resti di scena del defunto e alcuni parenti dinanzi, forse, ad Harsiesi e Iside. Sul muro di fondo una stele, non ultimata, con due registri; in alto Ptah e Osiride, entrambi assisi, dinanzi ai quali sono inginocchiati il defunto e un altro uomo. Il testo che circonda la stele reca il nome di tale Wennekhu.
Il defunto e la moglie adorano un vitello rappresentato tra due alberi sotto il disco solare
La camera funeraria, sotterranea, presenta un corridoio (5 rosso), sulle cui pareti sono riportati i titoli del defunto nonché parenti recanti offerte e il dio Anubi in forma di sciacallo. Sono inoltre riportati brani del Libro dei morti, mentre sull’architrave si trova la dea Nut alata, inginocchiata.
La dea Nut alata, inginocchiata
La camera funeraria è rettangolare; sulle pareti, su due registri (6) il defunto e la moglie adorano un vitello rappresentato tra due alberi sotto il disco solare; il defunto su una barca con un figlio in presenza dell’uccello Benu.
Il defunto su una barca con un figlio in presenza dell’uccello Benu
Poco oltre (7) i genitori in adorazione e il defunto inginocchiato offre l’immagine di Maat a Ptah e il dio Anubi che si prende cura della mummia del defunto.
I genitori in adorazione con il defunto inginocchiato che offre l’immagine di Maat a Ptah
Anubi si prende cura della mummia del defunto
Su altre pareti (9-10-11) in alto (10) il defunto, la moglie e il figlio adorano il dio Sobek; un serpente (?) e il dio Khepri siedono dinanzi a una tavola imbandita; trentasei divinità del mondo ultraterreno. Al di sotto del fregio (10) due scene (9-11) con testi tratti dal Libro delle Porte con il defunto che adora Osiride e due guardiani che sorvegliano le porte dell’aldilà; il defunto adora un padiglione sotto cui si svolge la Confessione negativa cui presenzia il dio Thot in veste di babbuino, rappresentato ad entrambe le estremità della scena, mentre gli dei Shu e Maat assistono seduti sulla sinistra.
Il dio Khepri davanti ad una tavola imbandita
Segue (12) scena del defunto che adora un falco posato su un pilone templare e lo stesso defunto presentato a Osiride dal dio Anubi.
Il defunto presentato a Osiride dal dio Anubi
La camera presenta soffitto a volta su cui sono rappresentate tre scene: il defunto inginocchiato dinanzi ad una palma che beve da una fonte; il defunto e un figlio adorano Ptah in presenza di un ba, nonché l’ombra del defunto dinanzi alla tomba (sull’argomento si veda anche: https://laciviltaegizia.org/2021/04/22/la-shwt-lombra/).
Il defunto inginocchiato dinanzi ad una palma beve da una fonte
L’ombra del defunto dinanzi alla tomba
Nella tomba vennero rinvenuti:
tavola delle offerte del defunto;
frammenti di una parete recante i figli Sywazit e Irinufer inginocchiati;
frammenti di un rilievo, probabilmente dalla sala più interna (4) con Amenmosi, Servo nel Luogo della Verità;
frammenti di una stele (?);
frammenti di una stele, probabilmente provenienti dal cortile, recanti due figli, rappresentati come preti, e due donne;
frammenti di un sarcofago con rappresentazione di prefiche[5]
Fonti
^ Gardiner e Weigall 1913
^ Donadoni 1999, p. 115.
^ Porter e Moss 1927, pp. 372-373.
Tutte le foto di kairoinfo4u
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
La maschera d’oro di Tutankhamon (Carter 256a/JE 60672). Foto: Roland Unger
Come molti di voi sapranno, l’archeologo Nicholas Reeves ha pubblicato qualche anno fa l’intrigante teoria secondo la quale la celeberrima maschera funeraria di Tutankhamon fosse in realtà originariamente destinata ad un altro sovrano e poi “riadattata” per il Faraone fanciullo. Trovate i dettagli di questa teoria qui: https://laciviltaegizia.org/2023/03/31/la-maschera-funeraria-e-le-ipotesi-di-reeves/
Questa teoria si basa essenzialmente su tre considerazioni:
– IL VISO SOSTITUITO: la maschera è realizzata in otto parti diverse e sarebbe stato possibile sostituire la parte del volto con un volto “nuovo”; inoltre l’oro del volto è diverso da quello del resto della maschera e gli inserti blu sono in lapislazzuli invece che in pasta di vetro come nel copricapo “nemes”.
– I FORI SUI LOBI COPERTI: la maschera presenta i fori ai lobi delle orecchie, ma questi erano stati coperti con due dischetti d’oro. I Faraoni maschi non vengono mai ritratti con gli orecchini, quindi sarebbe stata stata progettata per una donna.
– IL CARTIGLIO MODIFICATO: il cartiglio sulla spalla sinistra della maschera presenta delle incisioni che secondo Reeves indicherebbero sia stato sovrascritto sopra un cartiglio precedente, quello di Ankh-kheperu-Ra meret Nefer-kheperu-Ra, che identificherebbe Nefertiti.
Si era anche ipotizzato che il volto originale della maschera fosse stato poi utilizzato sulla bara ritrovata nella tomba KV55, attribuita ad Akhenaton o Smenkhare; ipotesi estremamente improbabile visto il differente spessore della lamina d’oro (molto più sottile sulla bara della KV55).
La bara della KV55 (Akhenaton? Smenkhare?) con i resti del volto in lamina d’oro, ipotizzata come la parte “originale” della maschera di Tutankhamon. Reeves riscontrò una somiglianza cromatica di sopracciglio e contorno occhio con le decorazioni blu del “nemes” della maschera. Anche in questo caso parliamo di pasta di vetro e non di lapislazzuli.
L’anno scorso, però, è stato pubblicato un articolo a cura di Christian Eckmann e Katja Brischat, del Leibniz-Zentrum für Archäologie di Magonza, insieme a Tom Hardwick, del Museo di Scienze Naturali di Houston, che ha messo in dubbio questa teoria, analizzandone i diversi punti. Vediamoli insieme.
IL VOLTO SOSTITUITO
Le “sezioni” della maschera. Da: N. Reeves, “Tutankhamun’s Mask Reconsidered,” BES 19 (2015), 511–26
In questo lavoro viene fatto notare innanzitutto che il procedimento di costruzione “a pezzi” della maschera non è peculiare, ma venne utilizzato per altri casi, come la bara interna dello stesso Tutankhamon o quella in argento di Psusennes I.
La terza bara di Tutankhamon. Il volto è inserito con la stessa tecnica di saldatura della maschera funeraria; il contorno occhi e le sopracciglia sono in pasta di vetro. Foto Giuseppe Esposito.
Inoltre, il volto della maschera non è fissato con dei rivetti, ma è saldata al resto della struttura (una tecnica nota all’epoca come mostrato dai rilievi della tomba di Rekhmira (TT100) e da numerosi reperti). Considerati gli attrezzi disponibili all’epoca, la saldatura è incredibilmente precisa, ed è difficile pensare che sia stata tagliata o dissaldata una parte precedente e successivamente sostituita.
Il laboratorio di oreficeria di Rekhmira, dalla tomba TT100
Il taglio del volto per sostituirlo avrebbe infatti creato danni estremamente gravi alle zone circostanti (e vedremmo anche una seconda saldatura sovrapposta alla prima), ma anche dissaldarlo avrebbe danneggiato irrimediabilmente con il calore i decori in pasta vitrea del “nemes” circostante.
L’interno della maschera di Tutankhamon con le saldature tra le diverse parti. Da: M. Uda, A. Ishizaki und M. Baba, “Tutankhamun’s Golden Mask and Throne,” in J. Kondo, ed., Quest for the Dream of the Pharaohs: Studies in Honour of Sakuji Yoshimura, CASAE 43 (Cairo, 2014), 149–77
La precisissima saldatura tra il viso ed il copricapo “nemes” all’interno della maschera. Da: Eckmann, Christian, Katja Broschat, and Tom Hardwick. “Zur Frage einer möglichen Umarbeitung der Mumienmaske Tutanchamuns.” Journal of the American Research Center in Egypt 59.1 (2023): 57-85.
Era anche noto ed usato artisticamente l’utilizzo di leghe d’oro diverse, con percentuali differenziate di rame o argento per produrre tonalità più o meno calde, per cui una lega differente per il volto non costituisce di per sé una prova della sua sostituzione. Ricordiamoci che questo effetto veniva usato addirittura dagli scultori, come nel caso del “giovane Memnone” che abbiamo visto qui: https://laciviltaegizia.org/2024/05/15/il-giovane-memnone/
Diversi esempi sono presenti nella stessa tomba di Tutankhamon, come nel caso del pettorale Carter 269k/JE61897 che raffigura la barca lunare, in cui la luna è realizzata in elettro ed è saldata alla barca in oro giallo.
Lo splendido pettorale di Tutankhamon con la barca lunare (JE 61897|Carter 269K). Si notino le diverse tonalità metalliche usate. Foto André Alliot
Infine, secondo gli Autori Eckmann/Broschat/Hardwick, l’uso della pasta di vetro sul copricapo “nemes” non indica affatto un materiale di poco pregio per un “primo proprietario” non faraonico (sarebbe comunque difficile pensarlo per un oggetto che pesa ben 11 chili d’oro…) ma semplicemente una questione di praticità mantenendo una tonalità di blu “divina”.
Questo pendente di Tutankhamon (Carter 267d/JE 61884) è celeberrimo per il corpo dello scarabeo in silica glass, generato dal calore di un asteroide all’impatto con l’atmosfera terrestre (si veda: https://laciviltaegizia.org/2020/12/23/il-silica-glass/). Tra i materiali usati ci sono sia lapislazzuli che pasta di vetro blu, a dimostrazione della “nobiltà” di quest’ultima.
Sul nemes troviamo infatti una grande quantità di intarsi blu, difficili da rendere omogenei con i lapislazzuli; inoltre anche gli intarsi sulla barba -sicuramente faraonica! – sono in pasta di vetro, molto più facilmente modellabile.
Da non dimenticare che sulla bara d’oro del Faraone, il contorno occhi e le sopracciglia NON sono in lapislazzuli, ma in pasta di vetro. Più faraonica di così…
FARAONI ED ORECCHINI
Come ricorderete, la maschera di Tutankhamon fu trovata con due dischetti d’oro che avrebbero coperto i fori ai lobi delle orecchie. Secondo Reeves, i Faraoni maschi non vengono mai ritratti con gli orecchini, se non in rarissimi casi in cui vengono mostrati da fanciulli, quindi la maschera sarebbe stata progettata per una donna.
I due dischi che chiudevano i fori sui lobi delle orecchie della maschera funebre
In realtà come ci ha mostrato anche Luca Lombardo, Akhenaton viene regolarmente raffigurato con i lobi forati (come anche Nefertiti). Sappiamo anche che la mummia di Thutmosis IV ha inequivocabilmente i lobi forati, cosa che presuppone abbia continuato ad indossarli da adulto (altrimenti si sarebbero ridotti fino ad essere indistinguibili).
Bassorilievo di Akhenaton, con gli evidentissimi fori ai lobi delle orecchie. Museo di Berlino, AM14512.
Dobbiamo anche fare i conti con i canoni artistici immutabili dell’Antico Egitto; ad esempio, Tutankhamon aveva diverse paia di guanti nel corredo funebre, ma non viene mai ritratto con i guanti. Allo stesso modo, per avendo ed indossando degli orecchini, potrebbe non essere stato ritratto avendoli addosso.
Però, se anche ritrarre il Faraone con gli orecchini poteva essere “sconveniente”, di certo non lo era mostrarlo con i lobi forati. Gli esempi nella tomba di Tutankhamon sono numerosi, a partire dagli ushabti che Grazia Musso ci ha mostrato qui: https://laciviltaegizia.org/2023/04/08/gli-ushabti-di-tutankhamon/.
Uno degli ushabti di Tutankhamon più famosi, con i fori ai lobi delle orecchie. Carter 318a/JE60830. Foto: Museo Egizio del Cairo
Anche il sarcofago in miniatura donato dal tesoriere Maya dopo aver ricomposto la tomba violata dai predoni ce lo mostra con i fori alle orecchie.
Il sarcofago in miniatura donato da Maya, sempre con i lobi forati
L’esempio comunque più importante consiste nella terza bara di Tutankhamon, quella d’oro massiccio e certamente destinata al giovane Faraone: anche in questo caso, le orecchie mostrano distintamente i fori ai lobi.
La terza bara di Tutankhamon. Si noti come il lobo sia rappresentato forato, ma come il foro non attraversi completamente il lobo. Foto originale da: Henry James, Tutankhamon – Edizioni White Star
Da notare però che in tutti questi casi i fori sono rappresentati come depressioni sul lobo, che non è completamente forato come nel caso della maschera. Se nel caso di materiali come la pietra delle incisioni o il legno degli ushabti questo è comprensibili per il timore di spezzare un particolare fragile come il lobo, altrettanto non si può dire per il metallo della bara d’oro o di altre maschere funerarie ritrovate come quella di Psusennes I.
Il senso della rappresentazione è lo stesso, ma secondo Reeves la maschera era predisposta per essere “completata” con due orecchini, tradendone l’origine per una donna. I due dischi avrebbero riportato l’immagine ai canoni artistici “maschili”.
Il Faraone di sicuro indossava comunemente i suoi orecchini (tra cui quelli famosissimi a testa d’anatra) fino al momento della sua morte, tanto che le orecchie della sua mummia hanno visibilissimi i fori (quello al lobo sinistro è molto ben conservato ed ha un diametro di ben 7,5 mm, compatibile con gli orecchini ritrovati nella tomba).
Gli orecchini a forma di anatra del Faraone, Carter 269a/JE61969. Impossibile che li abbia indossati da bambino. Foto originale da: Henry James, Tutankhamon – Edizioni White Star
Un particolare tecnico: le orecchie della maschera sono state realizzate con una lega d’oro estremamente simile a quella del volto, presumibilmente in contemporanea e quindi “apparterrebbero” a Tutankhamon.
Se orecchie e volto sono entrambi di Tutankhamon, il particolare dei dischi d’oro a coprire i fori non sarebbe quindi stato realizzato a mascherare la non-femminilità del proprietario della maschera. Forse un rito funebre? Non lo sappiamo.
Noi seguiamo i fatti, che ci portano a ri-esaminare il cartiglio sulla spalla sinistra della maschera.
IL CARTIGLIO MODIFICATO
Il cartiglio “incriminato”. Da: Reeves, Nicholas. “The Gold Mask of Ankhkheperure Neferneferuaten.” Journal of Ancient Egyptian Interconnections 7.4 (2015): 77-79.
La presunta modifica del cartiglio presente sulla maschera è probabilmente l’argomento più spinoso sull’attribuzione della maschera funeraria. Esaminiamolo insieme.
Il cartiglio sulla spalla sinistra della maschera presenta delle incisioni che secondo Reeves indicherebbero sia stato sovrascritto sopra un cartiglio precedente, quello di Ankh-kheperu-Ra meret Nefer-kheperu-Ra, che identificherebbe Nefertiti. Per “accorciare” il cartiglio (quello di Neb-kheperu-Ra che identifica Tutankhamon è molto più corto) sarebbe stati aggiunti i simboli “maa-keru” (“giusto di voce”), inizialmente mancanti, a sinistra del cartiglio stesso e sarebbero stati “ingranditi” gli altri simboli, a partire dal disco solare di Ra. Queste modifiche sono mostrate ed analizzate in dettaglio da Livio Secco qui: https://laciviltaegizia.org/2023/11/12/la-maschera-di-tutankhamon-non-e-di-tutankhamon/
Evidenziazione di alcuni dei segni e la ricostruzione di Reeves. Si noti la disposizione disomogenea dei trattini del plurale e la forma molto stretta ed allungata della croce ansata “ankh” in questa ricostruzione. N. Reeves, “Tutankhamun’s Mask Reconsidered,” BES 19 (2015), 511–26
Esistono però molti altri segni in quella zona della spalla della maschera. Da: Eckmann, Christian, Katja Broschat, and Tom Hardwick. “Zur Frage einer möglichen Umarbeitung der Mumienmaske Tutanchamuns.” Journal of the American Research Center in Egypt 59.1 (2023): 57-85.
In effetti sul cartiglio di Tutankhamon sono presenti dei segni e delle imprecisioni che fanno sorgere più di un sospetto che sia una “riscrittura”. Esistono infatti altri oggetti nel corredo funerario di Tutankhamon che mostrano segni di ri-scrittura, come il pettorale con Nut (Carter 261p1) o quello con lo scarabeo alato (Carter 261j).
Uno degli oggetti sicuramente usurpati (pettorale Carter 261j): il cartiglio è esageratamente lungo in quanto ospitava un nome diverso da quello di Nebkheperure, ma non è stato modificato nelle dimensioni. Foto originale da: Henry James, Tutankhamon – Edizioni White Star
Un altro degli oggetti usurpati: il pettorale con Nut (Carter 261p1). In questo caso originariamente erano inseriti in alto i cartigli di Amenhotep IV/Akhenaton. Anche in questo caso non sono state modificate le dimensioni dei cartigli. Foto originale da: Henry James, Tutankhamon – Edizioni White Star
Eckmann, Broschat e Hardwick hanno però messo in risalto nel caso della maschera alcuni particolari finora poco considerati. Vediamoli insieme:
1: I geroglifici sul retro della maschera sono incisi nettamente meglio di quelli di entrambe le spalle. Questo probabilmente perché le iscrizioni sul retro vennero fatte PRIMA della saldatura tra la parte anteriore e quella posteriore della maschera, quando era più facile maneggiare e fissare le parti separate.
La precisione dei simboli sul retro della maschera
2: Questa saldatura passa esattamente sotto al cartiglio; è estremamente probabile che le incisioni sulle spalle della maschera siano state fatte DOPO la saldatura, su una superficie quindi molto più complessa da lavorare. Non solo: si può pensare ad un abbozzo di incisione appena accennato sulle due parti della lamina d’oro, che sia stata corretta e terminata dopo la saldatura? Sono visibili molti altri segni in quella zona della maschera.
La linea di saldatura esattamente sotto al cartiglio. Da: Eckmann, Christian, Katja Broschat, and Tom Hardwick. “Zur Frage einer möglichen Umarbeitung der Mumienmaske Tutanchamuns.” Journal of the American Research Center in Egypt 59.1 (2023): 57-85.
3: I geroglifici del cartiglio sono coerenti con quelli del resto della maschera; sicuramente potrebbe essere stato lo stesso artigiano a riscriverlo nove o dieci anni dopo la presunta creazione per Nefertiti, ma è un particolare da tenere in considerazione.
4: Gli Autori si pongono una domanda che forse è frullata nella testa di molti appassionati: ma come si fa a “cancellare” un’iscrizione? Mica si usa una gomma… Si può tagliare la vecchia iscrizione (impossibile in quella zona, sarebbe stata massacrata tutta la maschera), oppure si può levigare la parte in questione. Problema: la lamina sarebbe molto più sottile in questo punto, perché la profondità delle incisioni di tutta la maschera arriva a più di mezzo millimetro. E invece lo spessore rimane coerente anche nella zona del cartiglio. Non solo: all’interno della lamina sulla spalla non c’è traccia di un’incisione precedente.
Altri punti da considerare sono legati all’analisi dei simboli veri e propri.
Nella ricostruzione di Reeves, ad esempio, i tre trattini del plurale sono molto disomogenei, un lavoro da principiante imbranato, oppure solo un abbozzo per “segnare il posto” dove sarebbe stato inciso il testo definitivo. Gli altri simboli, così come ricostruiti da Reeves, non sarebbero apparentemente graficamente coerenti con il resto dell’iscrizione. Non ci sono nemmeno indizi che il disco solare a destra nel cartiglio sia stato ingrandito come proposto da Reeves.
Inoltre, non sono noti casi di usurpazione di oggetti in cui sia stato modificata la dimensione del cartiglio. Anche gli oggetti chiaramente usurpati per la sepoltura di Tutankhamon mostrano la dimensione del cartiglio immutata ed una diversa collocazione/sequenza dei simboli. L’accorciamento del cartiglio sarebbe quindi stata un’anomalia unica. Anche immaginare che originariamente il nome del Faraone, identificato a questo punto come Osiride, fosse privo della formula “giusto di voce” è molto improbabile (oltre l’80% degli oggetti del corredo funebre di Tutankhamon hanno questa formula rituale).
L’obiezione che la formula “giusto di voce” potesse non essere usata in epoca amarniana o post-amarniana per motivi religiosi è peraltro smentita dal fatto che persino i due mattoni magici della tomba KV55, “intestati” proprio ad Akhenaton, la riportano (vedi: https://laciviltaegizia.org/wp-content/uploads/2021/01/kv55-le-iscrizioni.pdf).
Uno dei mattoni magici di Akhenaton “giusto di voce” ritrovato nella tomba KV55.
Non ci resta allora che tirare le somme e ragionarci su.
CONCLUSIONI E RIFLESSIONI
Siamo quindi giunti alla fine di queste considerazioni sulla maschera funeraria di Tutankhamon. Proviamo a fare un breve riassunto:
Il fatto che la maschera sia divisibile in “parti” non è un indizio di successive manipolazioni, ma fa parte di un procedimento standard di produzione dell’epoca. Anzi, la sostituzione del volto avrebbe comportato parecchie complicazioni per tagliare/dissaldare il volto originale e sostituirlo.
La composizione del metallo è molto simile tra le diverse parti; il colore leggermente diverso del viso e delle orecchie rispetto al nemes è presumibilmente un effetto voluto per rendere più realistica la maschera.
Il fatto che contorno occhi e sopracciglia siano in lapislazzuli invece che in pasta di vetro, come il nemes della maschera, non significa nulla visto che tali parti sono invece in pasta di vetro sulla terza bara di Tutankhamon, come sono in pasta di vetro gli intarsi della barba cerimoniale della maschera.
Sicuramente una peculiarità consiste nel fatto che i lobi delle orecchie siano completamente forati; anche se abbiamo visto come le orecchie dei faraoni del periodo di Tutankhamon siano comunque raffigurati forati.
Però: non abbiamo traccia che fossero stati applicati effettivamente degli orecchini sulla maschera, cosa che sarebbe stata un’anomalia nei canoni artistici egizi.
Però: volto e orecchie hanno composizione estremamente simile; se fosse stato sostituito il volto, sarebbero quindi state cambiate anche le orecchie. E allora, perché rifarle forate, per poi applicare dei dischetti d’oro a coprire i fori?
Il cartiglio “modificato” si trova esattamente nella posizione della saldatura tra la parte frontale e quella posteriore della maschera; questo comporta che nella zona ci siano numerosi segni, non necessariamente legati ad una manipolazione del cartiglio stesso, ed una maggiore difficoltà per l’artista per inciderli.
È possibile che i segni considerati appartenenti ad un cartiglio precedente siano una bozza di posizionamento del cartiglio prima della saldatura e dell’incisione finale. Quelli “ricostruiti” da Reeves appaiono poco congrui con le altre iscrizioni della maschera.
L’aggiunta della formula “maa-kerew” (“giusto di voce”) per accorciare il cartiglio con il nome di Tutankhamon è improbabile in quanto tale formula è quasi sempre presente quando il defunto è identificato come Osiride, come in questo caso.
Una mia considerazione a parte riguarda l’utilizzo della maschera stessa. Se era di Nefertiti, che cosa è successo? La regina è stata sepolta senza, maledetta per l’eresia amarniana? Ne ha usata un’altra, con cui è tuttora sepolta da qualche parte? La sua tomba è stata violata, la mummia profanata e le è stata strappata la maschera funeraria per riciclarla? E se un capolavoro del genere è stato creato nel (probabilmente) unico anno di regno di Nefertiti, che problema ci sarebbe stato a crearne una nuova nei nove anni di regno di Tutankhamon? Tante, troppe domande senza risposta.
E quindi? La maschera funeraria è di Tutankhamon o di Nefertiti? O di un altro sovrano?
Quindi…ci troviamo di fronte ad uno di quei numerosi casi in cui non esiste una verità, ma esistono pareri diversi e discordanti – su cui gli esperti continueranno a discutere ancora a lungo.
Per fortuna, viviamo in un’epoca in cui reperire informazioni dalle fonti è diventato molto più semplice ed ognuno di noi ha gli elementi per formarsi una propria opinione.
Purtroppo, viviamo in un’epoca in cui troppi, anche tra gli esperti, “vendono” ipotesi come verità assolute, ripresi ed amplificati da mezzi di comunicazione fondamentalmente ignoranti e in caccia solamente di “notizie” eclatanti, anche a costo di manipolare la realtà. Prossimamente esamineremo un caso davvero eclatante, sempre legato al povero Tutankhamon.
Le ipotesi di Reeves, compresa quella della tomba di Nefertiti nascosta dietro la parete nord della camera del sarcofago di Tut, sono sicuramente intriganti e suggestive, ma, appunto sono solo ipotesi. Ricordiamocelo.
Fonti:
N. Reeves, “Tutankhamun’s Mask Reconsidered,” BES 19 (2015), 511–26
Eckmann, Christian, Katja Broschat, and Tom Hardwick. “Zur Frage einer möglichen Umarbeitung der Mumienmaske Tutanchamuns.” Journal of the American Research Center in Egypt 59.1 (2023): 57-85.
M. Uda, A. Ishizaki und M. Baba, “Tutankhamun’s Golden Mask and Throne,” in J. Kondo, ed., Quest for the Dream of the Pharaohs: Studies in Honour of Sakuji Yoshimura, CASAE 43 (Cairo, 2014), 149–77.
Sono noti il nome del padre, Sywazit, e della moglie, Nefertmut, Capo dell’harem di Nekhbet[7]. Da altre fonti[8] è invece noto il nome della madre, An, Cantatrice di Amon.
Setau[9][10] ricoprì, nella seconda metà del regno di Ramses II[11], la carica di Vicerè di Nubia[12]. Una lunga biografia, recante i molteplici incarichi ricoperti, si trova nel tempio di Wadi es-Sebua, nella Bassa Nubia, fatto erigere da Setau in onore di Ramses II intorno all’anno 44° di regno del faraone[13] ; nel cortile dello stesso tempio, undici stele, oggi al Museo del Louvre, compongono una biografia ancor più completa e sono sintomatiche delle complesse attività devolute al Viceré[14] di Nubia[15] A Setau di deve, inoltre, il restauro del Tempio rupestre di Ellesija[16], oggi al Museo Egizio di Torino.
TT289 presenta una struttura planimetrica complessa costituita da più locali: ad un primo corridoio (A in planimetria[17]), da cui si diparte, verso sud una parte non ultimata, segue una sala rettangolare (B) su cui si aprono due camere laterali (C-D non ultimata) e un passaggio che adduce ad un’anticamera non ultimata (E). Una breve scala immette in una sala rettangolare (F) e un breve corridoio in un’altra sala rettangolare su cui si aprono quattro camere laterali (H-K-L-I); un secondo corridoio adduce ad una sala più interna (M) su cui si apre una camera quadrata (N).
Nel corridoio d’accesso (A) la rappresentazione di un sarcofago (1), con tracce di testi. Nella sala “E”: un uomo adora il defunto (2) e il defunto e la moglie assisi (3). Sulla parete opposta (4) una figura femminile alata, non meglio identificabile, fronteggia il defunto e la moglie; sulla parete non ultimata il defunto, a sinistra, e la moglie, a destra, in ginocchio adorano il pilastro Djed.
Sulle pareti della sala “F”: la processione funeraria (6) con il traino del sarcofago, su cui è posato il ba del defunto, a cura di preti e parenti del defunto; segue la rappresentazione del dio Thot che offre rotoli di testo al defunto. Su altre pareti (da 8 a 11) scene dal Libro delle Porte con il defunto e la moglie accompagnati da Thot e da Horus alla presenza di Harsiesi (?). Nel corridoio, tra la sala “F” e la “G”, doppia scena del defunto che adora Anubi.
Nella sala “G”: doppia scena con il defunto e la moglie seduti e un uomo dinanzi ai due. Distribuite sulle altre pareti (14-15-16), scene del Libro delle Porte tra queste una in cui il defunto, inginocchiato nei pressi di un albero, beve dalle sue mani; nelle sale laterali (H-K-L-I): scene di divinità e del defunto in presenza di divinità non identificabili (17-18-19-20).
Nella sala più interna “M”: su tre registri sovrapposti (21-22), scene della processione funeraria diretta alla dea dell’Occidente (Mertseger). Su altra parete (23), in due registri, il defunto dinanzi ai Figli di Horus e ad altre divinità tra cui l’uccello Benu, e il defunto e la moglie in adorazione di Osiride. Sulla parete corta opposta (24) un lungo serpente in alto; più sotto, su due registri, il defunto e la moglie inginocchiati in adorazione dei quattro figli di Horus e di altre divinità, nonché preti officianti dinanzi al defunto e alla moglie. Su altra parete (25), il defunto in compagnia del suo ba, in presenza di Anubirappresentato come sciacallo e dell’emblema di Nefertum; in due scene il defunto e la moglie adorano Osiride.
Un breve corridoio, sulle cui pareti (26) sono scarsi resti di testi, adduce alla camera “N”; sulle pareti: il defunto e la moglie adorano Thot (27) e il defunto, la moglie e la madre (di cui non è indicato il nome) dinanzi ad una tavola per offerte in adorazione di Osiride, Iside e Nephtys. Sulla parete opposta il defunto e la moglie adorano Thot(28) e il defunto e la moglie in presenza di Anubi. Sulla parete di fondo (29), in due scene, il defunto dinanzi a Osiride e Anubi. Sul soffitto tracce di testi dedicatori. Per la piramide associata si veda la TT288[18].
Nella tomba vennero rinvenuti:
frammenti di un sarcofago in granito con testi intitolati al defunto;
coperchio di sarcofago della moglie, Nefertmut, con le immagini di Thot e Imset;
la parte superiore di una stele con testi dedicatori del defunto in qualità di capo degli arcieri di Kush venne rinvenuta nel cortile della tomba TT283, reperti oggi conservati presso il Philadelphia Museum of Art (cat. 29.87.449).
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[4] Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[5] Il rilievo del defunto e della moglie in adorazione di Thot si trova, oggi, presso il Philadelphia Museum of Art (cat. 29.87.433).
[9] Setau frequentò la scuola reale tanto che nella sua biografia riporta: “…ero uno che il suo Signore fece istruire come Guardia del Palazzo. Sono cresciuto nella dimora reale… mi è stato offerto pane e birra dalla tavola del re. Sono uscito dalla scuola come scriba e sono stato nominato Capo degli scribi del Visir: ho riportato la valutazione dell’intera terra su pergamena; un compito che ho trasformato nel mio compito…”. Venne successivamente promosso Sovrintendete di Amon e, quindi, Sovrintendente del Tesoro, Responsabile delle cerimonie di Amon e, infine, Vicerè di Nubia, o Principe di Kush.
[15] I lavori per la costruzione del tempio di Wadi es-Sebua, come rilevabile dai testi delle stele e confermato nella biografia di Ramose (TT7), ufficiale dell’esercito regio, risalente all’anno 44° di regno di Ramses II, vennero quasi esclusivamente svolti da prigionieri di guerra, in special modo libici. Analogamente da bottino di guerra vennero tratti i fondi per la realizzazione. Proprio la scarsa professionalità dei lavoratori impiegati fece sì che gli edifici da lui realizzati fossero di qualità scadente
Costituita da una sala rettangolare con quattro pilastri, la TT288 reca sul fondo una nicchia (1 in planimetria[7]) in cui si trova la statua del defunto affiancata da statue di due donne, di cui non viene indicata l’identità, né se si tratta di divinità.
Sui pilastri, anch’essi danneggiati, sono rilevabili un uomo in offertorio al defunto (A) e il defunto e la moglie (?) seduti dinanzi ai quali sono presenti offerenti (C). La piramide della TT288, che venne successivamente riutilizzata per la sepoltura di Setau (TT289), presenta dipinti che rappresentano il defunto (forse Setau) e la moglie seduti, nonché la moglie principale del defunto.
All’interno della tomba vennero rinvenuti frammenti di una statua di Bakhekhons in arenaria, e frammenti di una statua, pure in arenaria, che reca il nome di Zamente[ankh][8].
Fonti
^ Gardiner e Weigall 1913
^ Donadoni 1999, p. 115.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
Molto danneggiata, è noto che TT287 sia costituita da un’anticamera in cui si trovano resti di testi dedicatori; su una parete tracce di una barca divina, non ultimata. Subito dopo l’ingresso, su tre registri sovrapposti, scene di adorazione degli dei Osiride, Iside e Horus; poco oltre la barca di Sokar e, appena abbozzata, scena del defunto e della moglie (di cui non viene indicato il nome) con offerenti[9].
Fonti
^ Gardiner e Weigall 1913
^ Donadoni 1999, p. 115.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3] La planimetria qui riportata non è in scala ed ha valore esclusivamente di visione d’insieme; l’ubicazione delle singole sepolture non è topograficamente esatta, ma vuole visualizzare la concentrazione delle tombe, nonché il “disordine” con cui le stesse sono state classificate.
[4]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[5]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[7] I preti “wab”, ma anche “uab”, o “uebu”, appartenevano al basso clero ed erano incaricati della manutenzione degli strumenti del culto e degli oggetti comunque ad esso connessi. A loro competeva il lavacro e l’abbigliamento giornaliero della statua del dio presso cui operavano e a loro competeva il trasporto della statua del dio (generalmente su una barca sacra) durante le cerimonie. Erano gerarchicamente sottoposti ad un “grande prete wab” cui competevano le operazioni giornaliere di culto della divinità
Roro ed Esi furono, rispettivamente, il padre e la madre di Niay; Tabes fu il nome della moglie[6].
La tomba
Benché non ultimata, TT286 presenta tuttavia pareti già decorate.
Un breve corridoio, sulle cui pareti sono rappresentati (1 in planimetria[7]) il defunto e la moglie e testi sacri, immette in una camera di forma pressoché rettangolare.
Sulle pareti: (2) la mummia su un catafalco assistita da Anubi e una tavola per offerte; seguono, su due registri sovrapposti (3), scene dal Libro delle Porte, un serpente su uno scrigno e un guardiano armato di coltello; il defunto accompagnato di Harsiesi è resentato a Osiride mentre la moglie (?) adora Anubi in presenza di parenti del defunto. Su altra parete (4) il defunto inginocchiato dinanzi a tre dee ed al ba.
Sul lato più lungo della camera (5), su due registri sovrapposti e tre scene, la statua del defunto di una divinità affrontate sotto due padiglioni; resti di scena di purificazione (?) e il defunto e la propria madre in presenza del simbolo di Osiride, sotto un padiglione, affiancato da flabelli. In altre due scene, sulla stesa parete, un prete offre libagioni e incensi al defunto e alla moglie (?) e il defunto e il proprio padre offrono libagioni a Sokar affiancato da stendardi.
Poco oltre (6), su due registri Osiride accompagnato da due dee alate e il defunto inginocchiato che adora la dea Hathor in sembianze di mucca sacra. Una nicchia conclude la parte esaminata della camera; sulle pareti (7), a sinistra testi sacri, a destra il defunto inginocchiato in adorazione con mazzi di fiori[8].
Fonti
^ Gardiner e Weigall 1913
^ Donadoni 1999, p. 115.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
Unica notizia ricavabile il nome della moglie Tentonet, Cantatrice di Mut[6].
La tomba
TT285 è costituita, planimetricamente, da un lungo corridoio perpendicolare all’ingresso che immette in una sala trasversale che prosegue in una camera non ultimata. Sulle pareti del corridoio, (n.ro 1 in planimetria[7]) solo l’abbozzo di una lunga processione di uomini e donne una delle quali regge uno specchio; sulla parete opposta (3-4), in tre scene, preti in presenza del defunto assiso, con un’oca sotto la sedia.
Seguono scene del defunto dinanzi ad Anubi e del defunto e della famiglia in presenza di Osiride e altre divinità non precisate. Segue un corridoio (4): sulla parete di sinistra è rappresentata, in alto, la barca di Ra-Horakhti e in basso, su due registri sovrapposti, il defunto e la moglie che recitano inni dedicati a Ra-Horakhti mentre figli e figlie (di cui non sono indicati i nomi) li adorano.
Sulla parete opposta, su due registri, il defunto e la moglie in presenza di tre divinità femminili, nonché una liutista che canta una canzone in loro onore. Il corridoio immette nella sala rettangolare; sulle pareti: su due registri (5) genti in adorazione di Ra-Horakhti e di divinità femminili; scene della processione funeraria con il traino del sarcofago e di alcuni scrigni e scena della Cerimonia di apertura della bocca e degli occhi. Segue, su due registri (6), scena di portatori di offerte e di adorazione nonché (7) il defunto seguito da due donne in presenza di Osiride e Iside.
Su altre pareti, (8) il defunto in adorazione, tre divinità femminili con il ba del defunto e il defunto e un’altra coppia assisi. Seguono (9) scene tratte dal Libro delle Porte e il defunto in adorazione di alcune divinità (?). Seguono, su due registri e due scene (10), il defunto e la moglie con Wepwaut e altre divinità femminili, nonché il defunto e Thot in presenza di Osiride. In altre scene, su due registri, il defunto e la moglie dinanzi ad Amenhotep I(?) e alla regina Ahmose Nefertari; il defunto e la moglie dinanzi alla dea Hathor in sembianze di mucca sacra a protezione del re. un breve corridoio, sulle cui pareti sono scarsamente leggibili resti di testi sacri, immette in una camera non ultimata[8].
Fonti
^ Gardiner e Weigall 1913
^ Donadoni 1999, p. 115.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.