LE CONCHIGLIE NELL'ANTICO EGITTO

I GIOIELLI DEL MEDIO REGNO ISPIRATI A QUELLI REALI CON LE CIPREE

Una cintura analoga a quella di Sit-hathor-iunet, anch’essa risalente alla XII dinastia, fu trovata a Lisht sud, vicino alla piramide di Senwosret I, nella tomba di una ragazza chiamata Hapy, il cui corredo funerario venne rinvenuto intatto nel corso degli scavi condotti nella stagione 1933 – 1934 dal MMA di New York.

Essa si trova attualmente al predetto museo, che la custodisce insieme al bel bracciale coordinato (n. di inv. 545152 – foto qui sotto, vista generale e particolare).

La cintura è lunga 78,5 cm. ed è composta da cauri in oro intervallate da sei file di perline biconiche in lapislazzuli, pietra molto pregiata perchè doveva essere importata dall’Afghanistan in quanto in Egitto non ne esistevano giacimenti; anch’essa presenta l’ingegnoso fermaglio che caratterizza la cintura della principessa.

https://www.metmuseum.org/art/collection/search/545152

https://jenikirbyhistory.getarchive.net/amp/topics/girdles


E’ invece custodita al British Museum di Londra questa collana rinvenuta forse a Tebe, lunga 47 cm. e composta da sei perle e da un fermaglio a forma di conchiglia cauri, due ciondoli a forma di barba con la punta arricciata, due amuleti a forma di pesce, un ciondolo centrale in argento a forma di ninfea intarsiato in pasta di vetro rossa, blu ed azzurra dal quale pende un amuleto Heh, distanziati da corte file di perline di lapislazzuli, feldspato verde, ametista, corniola, elettro e vetro.

I pendenti sono in elettro e sono stati realizzati in due metà a stampo e poi saldate; la coda e le pinne dei pesciolini sono state ritagliate in una lamina di elettro e aggiunte al momento della saldatura; i loro occhi sono forati, forse per contenere un intarsio di pietra.

Il fiore di ninfea ha cinque petali intarsiati di vetro azzurro e corniola e sotto di esso si aprono altri due fiori analoghi su di uno sfondo di corniola; i loro tre petali esterni sono intarsiati con fasce alternate di vetro azzurro e azzurro scuro; i due più piccoli centrali con vetro blu scuro. © The Trustees of the British Museum

https://www.britishmuseum.org/collection/object/Y_EA3077

https://pcma.uw.edu.pl/wp-content/uploads/pam/PAM_2011_XXIII_2/PAM_23_2_Golani_1.pdf

GOLANI A., Cowrie shells and their imitations as ornamental amulets in Egypt and the Near East. Journal: Polish Archaeology in the Mediterranean 23/2, Special Studies: Beyond ornamentation. Jewelry as an Aspect of Material Culture in the Ancient Near East, edited by A. Golani , Z. Wygnańska Year: 2014 Pages: 71-94


Questo gioiello lungo cm. 66 (fotografia in basso a sinistra), meno appariscente degli altri ma sicuramente raro e di gran pregio si trova in Italia, al Museo Civico Archeologico di Bologna (numero di inventario KS 3077); forse anch’esso era una cintura, ma la maggioranza degli studiosi lo considera un girocollo.

Esso è composto da una serie di perline in corniola e in ametista, alternate a cipree in argento lavorate a sbalzo; grazie al confronto con gli esemplari analoghi già visti, è databile con sicurezza alla XII dinastia.

Esso faceva parte della collezione Palagi (già Nizzoli – ricordate l’egittologa quindicenne, moglie di un diplomatico appassionato di reperti egizi, che per incarico del coniuge fu tra i primi intrepidi scavatori a Sakkara?)

http://www.iperbole.bo.it/…/47681/offset/304/id/2816/

Necropoli tebane

TT268 – TOMBA DI FAMIGLIA DI NEBNAKHT

Planimetria schematica della tomba TT268[1] [2]

Epoca:                       XIX Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
famiglia di NebnakhtServo nel Luogo della Verità[5] a ovest di TebeDeir el-MedinaXIX dinastia 

 


Biografia

Ipy fu suo padre, Auti sua madre[6]. Thay fu sua moglie[7].

La tomba

TT268 è costituita da due sale adiacenti tra loro che sono forse assegnabili al medesimo titolare; è verosimilmente identificabile la sala di sinistra come cappella e la destra come sala sussidiaria non assegnabile con certezza, tuttavia, ad alcuno: sulle pareti (1 in planimetria[8]) due navi in navigazione, un uomo e una donna dinanzi ad un’altra coppia; personaggi che raccolgono l’uva; sulla parete opposta (2) il defunto e la moglie assisi con una fanciulla che offre a loro libagioni in presenza di un’arpista, una danzatrice e alcuni ospiti. SUl fondo, in una nicchia (3) una stele con il defunto, la moglie e un piccolo fanciulli, nonché alcuni preti officianti.

Nella camera sussidiaria: (4) un uomo e una donna dinanzi ad un’altra coppia e (5) scene di banchetto. Su altre pareti (6-7) scene della processione funeraria con portatori di offerte e dolenti. Sulla parete di fondo (8) una nicchia ai lati il defunto in offertorio a Osiride (a sinistra) e a Ra-Horakhti (a destra)[9].

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Porter e Moss 1927, p. 349
  4. Porter e Moss 1927, p. 349

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Set-Maat = “Luogo della Verità” era uno dei nomi con cui era noto il villaggio operaio di Deir el-Medina. Il villaggio era anche noto come Pa-demi, ovvero, semplicemente, “il villaggio”.

[6]      Nomi ricavabili da una stele, oggi al Museo Egizio di Torino (cat. Sup.6044).

[7]      Porter e Moss 1927,  p. 349

[8]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 349.

[9]      Porter e Moss 1927,  p. 349

Necropoli tebane

TT267 – TOMBA DI HAY

Planimetria schematica della tomba TT267[1] [2]

Epoca:                      XX Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Hay[3]Responsabile dei lavoratori nel Luogo della Verità[5] a ovest di Tebe; Creatore delle immagini di tutti gli dei nella casa dell’oroDeir el-MedinaXX dinastia 

 

Biografia

Amennakht fu suo padre e Tarekhan sua madre; Henutmet fu sua moglie[6].

La tomba

TT267 si apre in un cortile da cui si accede anche alla TT266. Un corridoio immette in una sala rettangolare al centro della quale si trova una scala che dà accesso alla parte ipogea che costituisce l’appartamento funerario. una piccola sala quasi quadrata vede, sulle pareti: (1 blu in planimetria[7]) Una donna con il defunto, la moglie e la figlia (di cui non è indicato il nome); poco oltre (2 blu) il padre e, danneggiata (3), la dea Hathor come vacca sacra. Segue (4) la Dea dell’Occidente (Mertseger) con i titoli del defunto in alto. Su altra parete (5) un prete sem[8]con una bacchetta che reca una testa di ariete, seguito da uno scriba, dinanzi al defunto e alla moglie.

Un breve corridoio, sulle cui pareti (6) sono rappresentati il defunto inginocchiato dinanzi alla braccia di Nut e il defunto e la moglie dinanzi alla dea Anuqet, immette in una camera più interna. In una nicchia (7) una donna seguita da un uomo e testi. Poco oltre (8) un figlio (di cui non è riportato l’identificativo) e (9) alcuni parenti dinanzi al defunto e alla moglie. Sul soffitto decorazioni a tralci di vite e testi[9].

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Porter e Moss 1927, p. 346
  4. Porter e Moss 1927, p. 346
  5. Porter e Moss 1927,  p. 315.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Set-Maat = “Luogo della Verità” era uno dei nomi con cui era noto il villaggio operaio di Deir el-Medina. Il villaggio era anche noto come Pa-demi, ovvero, semplicemente, “il villaggio”.

[6]      Nome ricavabile da un testo oggi in collezione privata.

[7]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 346-347.

[8]      Il “sem” era il prete, o l’erede, cui competeva la cerimonia di apertura della bocca per consentire al defunto di vivere pienamente della Duat.

[9]      Porter e Moss 1927,  pp. 346-347.

Necropoli tebane

TT266 – TOMBA DI AMENNAKHT

Planimetria schematica della tomba TT266 (numerazione in azzurro)[1] [2]

Epoca:                                  XIX Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
AmennakhtCapo degli operai del Signore delle Due Terre, nel Luogo della Verità a ovest di Tebe[5]Deir el-MedinaXIX-XX dinastia 

 

Biografia

Bukhuntef fu suo padre e Iy sua madre; i nomi sono ricavabili dalla TT219 di Nebmaat, figlio di Amennakht. Henutrayunu fu sua moglie, Nebmaat (TT219) e Khaemteri (TT220) furono suoi figli[6].

La tomba

TT266 si apre in un cortile da cui si accede anche alla TT267. Un corridoio immette in una sala planimetricamente irregolare a forma di “L” rovesciata; sulle pareti (1 rosso in planimetria[7]) una donna con una giara, e un uomo; su altra parete (2 rosso), su tre registri sovrapposti, il defunto con la moglie e altri personaggi in offertorio ad alcune divinità; scene agricole tra cui la mietitura, il carico di muli, la trebbiatura, il trasporto del lino, un gregge di capre e un mandriano con flauto doppio.

Su altra parete (3) un uomo con un vaso dinanzi ad un altro uomo. Un secondo corridoio dà accesso ad una sala rettangolare; sulle pareti: (4-5 rossi) il defunto offre incenso dinanzi a due re e a una regina (non identificabili[8]) e adora Hathor; sono presenti altre scene appena abbozzate.

Su altra parete (6) brani e scene del Libro delle Porte, scena di psicostasia con Thot rappresentato come babbuino e Apopi; (appena abbozzato) il defunto viene presentato a Osiride da Anubi.

Su altra parete (7) il defunto in offertorio a Ra-Horakhti e Osiride-Onnophris; in una nicchia (8) statue assise di Osiride e Hathor; sopra la nicchia, la barca di Ra (appena abbozzata)[9].

Una tavola da offertorio intestata al defunto, oggi al Museo del Louvre (cat. E.13995), proviene probabilmente da TT266.

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Porter e Moss 1927, p. 346
  4. Porter e Moss 1927,  p. 315.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Set-Maat = “Luogo della Verità” era uno dei nomi con cui era noto il villaggio operaio di Deir el-Medina. Il villaggio era anche noto come Pa-demi, ovvero, semplicemente, “il villaggio”.

[6]      Porter e Moss 1927,  pp. 346-347.

[7]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 348.

[8]      Nonostante la presenza di cartigli, questi sono stati lasciati intenzionalmente vuoti.

[9]      Porter e Moss 1927, p. 346

Necropoli tebane

TT265 – TOMBA DI AMENEMOPET

Amenemopet in geroglifici
Planimetria schematica della tomba TT265 [1] [2]

Epoca:                                   XIX Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
AmenemopetScriba reale nel Luogo della verità[5]Deir el-MedinaXIXnon lontano dalla casa dell’Istituto Francese di Archeologia Orientale

Biografia

I nomi dei genitori, Minmose ed Esi, sono ricavabili dalla TT335 di Nakhtamon[6], Servo del luogo della Verità, Incisore di Amon, e Prete wab di Amenhotep[7]. Hathor, detta Hunuro, fu sua moglie; su una parete è rappresentato un figlio, ma non ne è indicato il nome[8].

La tomba

TT265 è di fatto il vero appartamento funerario giacché la cappella relativa ad Amenemopet si trova nella TT215.

La necropoli operaia di Deir el-Medina (lato ovest)
La necropoli operaia di Deir el-Medina (lato est)
Posizioni reciproche della TT215 (cappella) e TT265 (appartamento funerario)

Mentre la cappella è costituita da una semplice camera rettangolare, l’appartamento funerario TT265 è completamente ipogeo e si compone di tre locali su altrettanti livelli: una scala adduce ad una camera quasi quadrata da cui un’altra breve scala immette nella camera funeraria.

Sulle pareti: (1 in planimetria[9]) un uomo dinanzi a un altare e brani tratti dal Libro delle Porte; poco oltre (2), su due registri sovrapposti, due demoni, oche, falchi, divinità, un gatto che uccide un serpente su un albero.

Su altra parete (3), molto danneggiata, il defunto e la moglie (?) seduti, nonché testi sacri; seguono (4), su due registri, scene del defunto e la moglie che giocano a dama, il defunto in ginocchio in adorazione dell’uccello Benu; la mummia deposta in un sarcofago affiancato da Iside e Nephtys, rappresentata come falco, divinità inginocchiate, scene della Confessione negativa in presenza di Maat.

Sul fondo della camera funeraria (5) il sarcofago tra i quattro Figli di Horus, una doppia scena del defunto in adorazione di Osiride e Hathor, e Harsiesi e Iside; al centro un pilastro Djed umanizzato; sul soffitto Ra-Horakhti e resti di testo.

Un breve corridoio e un’altra scala adducono ad una ulteriore camera priva di decorazioni.

Probabilmente provenienti da questa tomba:

  • duplice statua del defunto e della moglie oggi al Museo egizio di Berlino (cat. 6910);
  • frammenti di una stele intestata al defunto;
  • tavola per offerte, oggi al Museo del Louvre (cat. E.13997);
  • un cofano per ushabti e vasi canopici[10].

Fonti

  1. Porter e Moss 1927,  p. 311.
  2. Gardiner e Weigall 1913
  3. Donadoni 1999,  p. 115.
  4. Gardiner e Weigall 1913, p. 34
  5. Gardiner e Weigall 1913, pp. 34-35
  6. Gardiner e Weigall 1913, p. 35


[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione dell’epoca. Le note di Gardiner e Weigall, tratte dal “Topographical Catalogue”, ed. 1913, terminano con la tomba TT252

[5]      Set-Maat = “Luogo della Verità” era uno dei nomi con cui era noto il villaggio operaio di Deir el-Medina. Il villaggio era anche noto come Pa-demi, ovvero, semplicemente, “il villaggio”.

[6]      In TT335 un dipinto parietale rappresenta Amenemopet che offre fiori ai suoi genitori, Minmose ed Esi, ma non è specificato quale legame di parentela esista tra Nakhtamon e Amenemopet.

[7]      I preti “wab”, ma anche “uab”, o “uebu”, appartenevano al basso clero ed erano incaricati della manutenzione degli strumenti del culto e degli oggetti comunque ad esso connessi. A loro competeva il lavacro e l’abbigliamento giornaliero della statua del dio presso cui operavano e a loro competeva il trasporto della statua del dio (generalmente su una barca sacra) durante le cerimonie. Erano gerarchicamente sottoposti ad un “grande prete wab” cui competevano le operazioni giornaliere di culto della divinità.

[8]      Porter e Moss 1927,  p. 311.

[9]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 308.

[10]     Porter e Moss 1927,  p. 346.

Necropoli tebane

TT264 – TOMBA DI IPIY

Planimetria schematica della tomba TT264 [1] [2]

Epoca:                                  XIX Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
IpiySupervisore al bestiame; Comandante del Signore delle Due TerreEl-KhokhaXIX dinastia

 

Biografia

Nessuna notizia biografica ricavabile[5].

La tomba

TT264, il cui interno è alquanto danneggiato, si sviluppa secondo la planimetria a “T” capovolta tipica delle sepolture del periodo. Un breve corridoio, sulle cui pareti (1 in planimetria[6]) sono riportati i titoli del defunto, immette in una sala trasversale.

Sulle pareti (2) scene di offertorio di giare e incensi a cura di un prete lettore[7] che offre una torcia al defunto.

Sul lato corto (3) resti di una stele: sulla trabeazione un pilastro Djed, di lato la rappresentazione del defunto.

Su altra parete (4), su tre registri sovrapposti, brani del Libro delle Porte e (5) guardiani armati di coltello e (6) statue non identificabili.

Una lunga sala perpendicolare alla precedente, immette in una sala più interna al cui fondo (7) si trovano le statue del defunto e della moglie[8].

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Porter e Moss 1927,  p. 344.
  4. Porter e Moss 1927,  p. 345.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione dell’epoca. Le note di Gardiner e Weigall, tratte dal “Topographical Catalogue”, ed. 1913, terminano con la tomba TT252

[5]      Porter e Moss 1927,  p. 345.

[6]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 334.

[7]      Era compito dei preti “lettori” l’organizzazione delle cerimonie e la recitazione ad alta voce, durante le cerimonie sacre, degli inni previsti. Proprio per tale conoscenza delle invocazioni giuste e corrette, i “lettori” venivano considerati detentori di poteri magici.

Necropoli tebane

TT263 – TOMBA DI PIAY

Planimetria schematica della tomba TT263 [1] [2]

Epoca:                                   XIX Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
PiayScriba del granaio nel Tempio di Amon; Scriba dei contabili nel RamesseumSheikh Abd el-QurnaXIX dinastia  (Ramses II)

Biografia

Unica notizia biografica ricavabile il nome della moglie: Webekht[5].

La tomba

L’ingresso alla TT263 si apre in un cortile da cui si accede anche alla TT125; nel cortile (1 in planimetria[6]), all’interno di una nicchia, una testa della dea Hathor rappresentata come mucca con un serpente; di lato (2) una stele su due registri sovrapposti: il defunto adora Amon-Ra-Horakhti e Osiride, e preti con prefiche dinanzi alla mummia.

Un corridoio, sulle cui pareti (3) sono scarsamente leggibili i resti di immagini del defunto, della moglie e di un figlio (non identificato), nonché su due registri, il defunto e la moglie in adorazione in presenza di inni ad Amon-Ra-Horakhti e il defunto e la moglie nell’atto di giocare a dama mentre un figlio offre loro mazzi di fiori e un’arpista suona, immette in una sala rettangolare.

Sulle pareti (4), su due registri, resti di personaggi, un uomo in offertorio ad un altro assiso; brani (5) del Libro delle Porte, il defunto e la moglie dinanzi ad uno scrigno (?) e scena di psicostasia tra Thot e Maat. Una figlia (non identificata) e un uomo (6) offrono libagioni al defunto e alla moglie.

Un secondo corridoio, sulle cui pareti (7) sono riportati testi di inni ad Amon-Ra e a Ra nonchè riferimenti alla Festa della Valle, immette in una sala rettangolare più interna.

Sulle pareti: (8-9) su due registri tre scene in cui compaiono altrettante volte il defunto e la moglie, un uomo che offre libagioni ai due; i due dinanzi ad alcune divinità; la Dea dell’Occidente (Mertseger). In due altre scene un uomo e una donna incensano il defunto e la moglie mente un uomo offre libagioni. Poco oltre (10), su due registri, il defunto e la moglie dinanzi a Osiride e Hathor (rappresentata una seconda volta come vacca sacra), mentre (11-12) uomini e preti offrono libagioni al defunto e alla moglie.

Su altra parete (13) resti di scene del rituale funerario praticato sulla mummia.

Sul fondo della sala, in una nicchia (14), le statue di due coppie non identificate. Il soffitto è decorato con i titoli del defunto. Un blocco, su cui è rappresentato il defunto e, in una doppia scena, Osiride e Iside seduti, con il cartiglio di Ramses II è stato rinvenuto nella TT125[7].

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Porter e Moss 1927,  p. 344.
  4. Porter e Moss 1927,  p. 343.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione dell’epoca. Le note di Gardiner e Weigall, tratte dal “Topographical Catalogue”, ed. 1913, terminano con la tomba TT252

[5]      Porter e Moss 1927,  p. 344.

[6]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 334.

Necropoli tebane

TT262 – TOMBA DI SCONOSCIUTO

Planimetria schematica della tomba TT262[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
sconosciutoSupervisore dei campiDra Abu el-NagaXVIII dinastia  (Thutmosi III ?)

 

Biografia

Nessuna notizia biografica ricavabile[5].

La tomba

Costituita da un’unica sala trasversale di piccole dimensioni, presenta (1 in planimetria[6]) un’area in cui doveva trovarsi una stele, asportata e non identificata; sul lato corto (2) una doppia scena di prete che offre un vaso da libagioni al defunto e alla moglie assisi.

Su altra parete (3) il defunto (?) seduto e (4) un prete dinanzi alla coppia seduta. Poco oltre (5) il defunto seduto sotto un padiglione[7].

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Porter e Moss 1927,  p. 344.
  4. Porter e Moss 1927,  p. 343.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Porter e Moss 1927,  p. 344.

[6]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 334.

Necropoli tebane

TT261 – TOMBA DI KHAEMWASET

Planimetria schematica della tomba TT261[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Khaemwaset[3]Prete wab[5] di Amenhotep I (?)[6]Dra Abu el-Naga

XVIII dinastia (Amenhotep I ?)

Biografia

Nessuna notizia biografica ricavabile[7].

La tomba

TT261 è costituita da una sala trasversale da cui, attraverso un corridoio, si accede ad una sala non ultimata di forma quadrata. Unica scena parietale (1 in planimetria[8]) si sviluppa su tre registri sovrapposti con tributari, tra cui nubiani e asiatici dinanzi al defunto e alla moglie; vendemmia e pesatura dell’uva, scene di commercio dell’uva e sigillatura di giare di vino e offertorio alla dea Thermutis[9].

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Porter e Moss 1927,  p. 344.
  4. Porter e Moss 1927,  p. 343.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      I preti “wab”, ma anche “uab”, o “uebu”, appartenevano al basso clero ed erano incaricati della manutenzione degli strumenti del culto e degli oggetti comunque ad esso connessi. A loro competeva il lavacro e l’abbigliamento giornaliero della statua del dio presso cui operavano e a loro competeva il trasporto della statua del dio (generalmente su una barca sacra) durante le cerimonie. Erano gerarchicamente sottoposti ad un “grande prete wab” cui competevano le operazioni giornaliere di culto della divinità.

[6]      La TT261 è priva di iscrizioni; nome e titolo sono stati ricavati da cono funerario.

[7]              Porter e Moss 1927,  p. 344.

[8]              La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 334.

Kemet Djedu

LA STELE DI HUY

LA STELE DI HUY AL MUSEO EGIZIO DI TORINO

La stele di Huy, uno degli artigiani di Deir el Medina, è conservata al Mueso Egizio di Torino. Poiché l’immagine che il Museo ha reso disponibile online è molto dettagliata possiamo tentare di farne l’analisi filologica.

Come al solito ho aggiunto la codifica IPA per far leggere i geroglifici anche a coloro che non li hanno studiati. Chi ci volesse provare ha qui uno strumentario completo:

GRAMMATICA EGIZIA

(I liv.): https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-i-alla…/

(II liv.): https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-ii-alla…/

(III liv.): https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-iii-alla…/

DIZIONARIO EGIZIO – ITALIANO 12000 LEMMI IN GEROGLIFICO

(I vol.): https://ilmiolibro.kataweb.it/…/dizionario-12-egizio…/

(II vol.): https://ilmiolibro.kataweb.it/…/dizionario-22-egizio…/