TT269 è ridotta alla sola presenza di un’architrave e di una camera inaccessibile[7].
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 349
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3] La planimetria qui riportata non è in scala ed ha valore esclusivamente di visione d’insieme; l’ubicazione delle singole sepolture non è topograficamente esatta, ma vuole visualizzare la concentrazione delle tombe, nonché il “disordine” con cui le stesse sono state classificate.
[4]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[5]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
I gioielli con le conchiglie rimasero in auge anche nel Nuovo Regno e per tutta la restante storia della civiltà egizia, anche se, forse per renderli accessibili ad un maggior numero di persone, si realizzarono modelli in oro delle cauri molto più piccoli e semplificati: queste perline particolari venivano definite “a portafogli” e si diffusero soprattutto nel corso della XVIII dinastia.
Anche le preziose ed elaborate perline distanziatrici in uso nel Medio Regno furono sostituite da perline in maiolica, più piccole e di forma tondeggiante.
Questa cintura rappresenta l’evoluzione stilistica del modello in voga da secoli.
Essa è lunga 76 cm. ed è composta da perline d’oro a portafogli e da perline distanziatrici in maiolica blu; nulla si sa in merito alla sua provenienza. Essa è esposta a Toronto, al Museo Reale dell’Ontario, con il numero di inventario 987.258.1
La funzione apotropaica di questi oggetti emerge da questa immagine: si tratta della TAC della mummia di Merit, giovane moglie dell’architetto Kha, che fu inumata con indosso proprio una cintura con le cipree. La coppia visse a Deir el Medinah durante il regno di Amenhotep III e la loro tomba fu trovata intatta da Schiaparelli; ora si trova al Museo Egizio di Torino, così come le loro mummie, che sono state lasciate bendate e sono state investigate con metodi non invasivi. Leggete questo articolo, è interessantissimo:
BIANUCCI R. ed altri, Gettare nuova luce sulle mummie dell’architetto reale Kha e della sua sposa Merit della XVIII dinastia, a questo link: https://doi.org/10.1371/journal.pone.0131916
Il frammento di collana qui sopra si trova al Getty Villa museum di Los Angeles e risale al periodo tolemaico; le conchiglie appaiono molto più grossolane nella fattura: sebbene realizzate come quelle più antiche mediante saldatura di due metà realizzate a sbalzo con lamina d’oro, i caratteristici bordi zigrinati sono stati approssimativamente incisi sulla superficie.
Quest’ultima collana è lunga 37 cm., si trova al Penn museum di Filadelfia (n. 29-70-19), proviene da Mit Rahina e risale al periodo tardo (XXVI dinastia); è composta da trenta perline minuscole in oro a forma di ciprea, da una perlina in oro granulata a forma di melograno, da una grande perlina biconica d’oro, da una identica in calcedonio e da un pendente con la forma della dea Sekhmet in piedi, con le mani lungo i fianchi.
Una cintura analoga a quella di Sit-hathor-iunet, anch’essa risalente alla XII dinastia, fu trovata a Lisht sud, vicino alla piramide di Senwosret I, nella tomba di una ragazza chiamata Hapy, il cui corredo funerario venne rinvenuto intatto nel corso degli scavi condotti nella stagione 1933 – 1934 dal MMA di New York.
Essa si trova attualmente al predetto museo, che la custodisce insieme al bel bracciale coordinato (n. di inv. 545152 – foto qui sotto, vista generale e particolare).
La cintura è lunga 78,5 cm. ed è composta da cauri in oro intervallate da sei file di perline biconiche in lapislazzuli, pietra molto pregiata perchè doveva essere importata dall’Afghanistan in quanto in Egitto non ne esistevano giacimenti; anch’essa presenta l’ingegnoso fermaglio che caratterizza la cintura della principessa.
E’ invece custodita al British Museum di Londra questa collana rinvenuta forse a Tebe, lunga 47 cm. e composta da sei perle e da un fermaglio a forma di conchiglia cauri, due ciondoli a forma di barba con la punta arricciata, due amuleti a forma di pesce, un ciondolo centrale in argento a forma di ninfea intarsiato in pasta di vetro rossa, blu ed azzurra dal quale pende un amuleto Heh, distanziati da corte file di perline di lapislazzuli, feldspato verde, ametista, corniola, elettro e vetro.
I pendenti sono in elettro e sono stati realizzati in due metà a stampo e poi saldate; la coda e le pinne dei pesciolini sono state ritagliate in una lamina di elettro e aggiunte al momento della saldatura; i loro occhi sono forati, forse per contenere un intarsio di pietra.
GOLANI A., Cowrie shells and their imitations as ornamental amulets in Egypt and the Near East. Journal: Polish Archaeology in the Mediterranean 23/2, Special Studies: Beyond ornamentation. Jewelry as an Aspect of Material Culture in the Ancient Near East, edited by A. Golani , Z. Wygnańska Year: 2014 Pages: 71-94
Questo gioiello lungo cm. 66 (fotografia in basso a sinistra), meno appariscente degli altri ma sicuramente raro e di gran pregio si trova in Italia, al Museo Civico Archeologico di Bologna (numero di inventario KS 3077); forse anch’esso era una cintura, ma la maggioranza degli studiosi lo considera un girocollo.
Esso è composto da una serie di perline in corniola e in ametista, alternate a cipree in argento lavorate a sbalzo; grazie al confronto con gli esemplari analoghi già visti, è databile con sicurezza alla XII dinastia.
Esso faceva parte della collezione Palagi (già Nizzoli – ricordate l’egittologa quindicenne, moglie di un diplomatico appassionato di reperti egizi, che per incarico del coniuge fu tra i primi intrepidi scavatori a Sakkara?)
Ipy fu suo padre, Auti sua madre[6]. Thay fu sua moglie[7].
La tomba
TT268 è costituita da due sale adiacenti tra loro che sono forse assegnabili al medesimo titolare; è verosimilmente identificabile la sala di sinistra come cappella e la destra come sala sussidiaria non assegnabile con certezza, tuttavia, ad alcuno: sulle pareti (1 in planimetria[8]) due navi in navigazione, un uomo e una donna dinanzi ad un’altra coppia; personaggi che raccolgono l’uva; sulla parete opposta (2) il defunto e la moglie assisi con una fanciulla che offre a loro libagioni in presenza di un’arpista, una danzatrice e alcuni ospiti. SUl fondo, in una nicchia (3) una stele con il defunto, la moglie e un piccolo fanciulli, nonché alcuni preti officianti.
Nella camera sussidiaria: (4) un uomo e una donna dinanzi ad un’altra coppia e (5) scene di banchetto. Su altre pareti (6-7) scene della processione funeraria con portatori di offerte e dolenti. Sulla parete di fondo (8) una nicchia ai lati il defunto in offertorio a Osiride (a sinistra) e a Ra-Horakhti (a destra)[9].
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 349
Porter e Moss 1927, p. 349
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5] Set-Maat = “Luogo della Verità” era uno dei nomi con cui era noto il villaggio operaio di Deir el-Medina. Il villaggio era anche noto come Pa-demi, ovvero, semplicemente, “il villaggio”.
[6] Nomi ricavabili da una stele, oggi al Museo Egizio di Torino (cat. Sup.6044).
Responsabile dei lavoratori nel Luogo della Verità[5] a ovest di Tebe; Creatore delle immagini di tutti gli dei nella casa dell’oro
Deir el-Medina
XX dinastia
Biografia
Amennakht fu suo padre e Tarekhan sua madre; Henutmet fu sua moglie[6].
La tomba
TT267 si apre in un cortile da cui si accede anche alla TT266. Un corridoio immette in una sala rettangolare al centro della quale si trova una scala che dà accesso alla parte ipogea che costituisce l’appartamento funerario. una piccola sala quasi quadrata vede, sulle pareti: (1 blu in planimetria[7]) Una donna con il defunto, la moglie e la figlia (di cui non è indicato il nome); poco oltre (2 blu) il padre e, danneggiata (3), la dea Hathor come vacca sacra. Segue (4) la Dea dell’Occidente (Mertseger) con i titoli del defunto in alto. Su altra parete (5) un prete sem[8]con una bacchetta che reca una testa di ariete, seguito da uno scriba, dinanzi al defunto e alla moglie.
Un breve corridoio, sulle cui pareti (6) sono rappresentati il defunto inginocchiato dinanzi alla braccia di Nut e il defunto e la moglie dinanzi alla dea Anuqet, immette in una camera più interna. In una nicchia (7) una donna seguita da un uomo e testi. Poco oltre (8) un figlio (di cui non è riportato l’identificativo) e (9) alcuni parenti dinanzi al defunto e alla moglie. Sul soffitto decorazioni a tralci di vite e testi[9].
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 346
Porter e Moss 1927, p. 346
Porter e Moss 1927, p. 315.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5] Set-Maat = “Luogo della Verità” era uno dei nomi con cui era noto il villaggio operaio di Deir el-Medina. Il villaggio era anche noto come Pa-demi, ovvero, semplicemente, “il villaggio”.
[6] Nome ricavabile da un testo oggi in collezione privata.
[7] La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 346-347.
[8] Il “sem” era il prete, o l’erede, cui competeva la cerimonia di apertura della bocca per consentire al defunto di vivere pienamente della Duat.
Capo degli operai del Signore delle Due Terre, nel Luogo della Verità a ovest di Tebe[5]
Deir el-Medina
XIX-XX dinastia
Biografia
Bukhuntef fu suo padre e Iy sua madre; i nomi sono ricavabili dalla TT219 di Nebmaat, figlio di Amennakht. Henutrayunu fu sua moglie, Nebmaat (TT219) e Khaemteri (TT220) furono suoi figli[6].
La tomba
TT266 si apre in un cortile da cui si accede anche alla TT267. Un corridoio immette in una sala planimetricamente irregolare a forma di “L” rovesciata; sulle pareti (1 rosso in planimetria[7]) una donna con una giara, e un uomo; su altra parete (2 rosso), su tre registri sovrapposti, il defunto con la moglie e altri personaggi in offertorio ad alcune divinità; scene agricole tra cui la mietitura, il carico di muli, la trebbiatura, il trasporto del lino, un gregge di capre e un mandriano con flauto doppio.
Su altra parete (3) un uomo con un vaso dinanzi ad un altro uomo. Un secondo corridoio dà accesso ad una sala rettangolare; sulle pareti: (4-5 rossi) il defunto offre incenso dinanzi a due re e a una regina (non identificabili[8]) e adora Hathor; sono presenti altre scene appena abbozzate.
Su altra parete (6) brani e scene del Libro delle Porte, scena di psicostasia con Thot rappresentato come babbuino e Apopi; (appena abbozzato) il defunto viene presentato a Osiride da Anubi.
Su altra parete (7) il defunto in offertorio a Ra-Horakhti e Osiride-Onnophris; in una nicchia (8) statue assise di Osiride e Hathor; sopra la nicchia, la barca di Ra (appena abbozzata)[9].
Una tavola da offertorio intestata al defunto, oggi al Museo del Louvre (cat. E.13995), proviene probabilmente da TT266.
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 346
Porter e Moss 1927, p. 315.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5] Set-Maat = “Luogo della Verità” era uno dei nomi con cui era noto il villaggio operaio di Deir el-Medina. Il villaggio era anche noto come Pa-demi, ovvero, semplicemente, “il villaggio”.
non lontano dalla casa dell’Istituto Francese di Archeologia Orientale
Biografia
I nomi dei genitori, Minmose ed Esi, sono ricavabili dalla TT335 di Nakhtamon[6], Servo del luogo della Verità, Incisore di Amon, e Prete wab di Amenhotep[7]. Hathor, detta Hunuro, fu sua moglie; su una parete è rappresentato un figlio, ma non ne è indicato il nome[8].
La tomba
TT265 è di fatto il vero appartamento funerario giacché la cappella relativa ad Amenemopet si trova nella TT215.
La necropoli operaia di Deir el-Medina (lato ovest)
La necropoli operaia di Deir el-Medina (lato est)
Posizioni reciproche della TT215 (cappella) e TT265 (appartamento funerario)
Mentre la cappella è costituita da una semplice camera rettangolare, l’appartamento funerario TT265 è completamente ipogeo e si compone di tre locali su altrettanti livelli: una scala adduce ad una camera quasi quadrata da cui un’altra breve scala immette nella camera funeraria.
Sulle pareti: (1 in planimetria[9]) un uomo dinanzi a un altare e brani tratti dal Libro delle Porte; poco oltre (2), su due registri sovrapposti, due demoni, oche, falchi, divinità, un gatto che uccide un serpente su un albero.
Su altra parete (3), molto danneggiata, il defunto e la moglie (?) seduti, nonché testi sacri; seguono (4), su due registri, scene del defunto e la moglie che giocano a dama, il defunto in ginocchio in adorazione dell’uccello Benu; la mummia deposta in un sarcofago affiancato da Iside e Nephtys, rappresentata come falco, divinità inginocchiate, scene della Confessione negativa in presenza di Maat.
Sul fondo della camera funeraria (5) il sarcofago tra i quattro Figli di Horus, una doppia scena del defunto in adorazione di Osiride e Hathor, e Harsiesi e Iside; al centro un pilastro Djed umanizzato; sul soffitto Ra-Horakhti e resti di testo.
Un breve corridoio e un’altra scala adducono ad una ulteriore camera priva di decorazioni.
Probabilmente provenienti da questa tomba:
duplice statua del defunto e della moglie oggi al Museo egizio di Berlino (cat. 6910);
frammenti di una stele intestata al defunto;
tavola per offerte, oggi al Museo del Louvre (cat. E.13997);
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione dell’epoca. Le note di Gardiner e Weigall, tratte dal “Topographical Catalogue”, ed. 1913, terminano con la tomba TT252
[5] Set-Maat = “Luogo della Verità” era uno dei nomi con cui era noto il villaggio operaio di Deir el-Medina. Il villaggio era anche noto come Pa-demi, ovvero, semplicemente, “il villaggio”.
[6] In TT335 un dipinto parietale rappresenta Amenemopet che offre fiori ai suoi genitori, Minmose ed Esi, ma non è specificato quale legame di parentela esista tra Nakhtamon e Amenemopet.
[7] I preti “wab”, ma anche “uab”, o “uebu”, appartenevano al basso clero ed erano incaricati della manutenzione degli strumenti del culto e degli oggetti comunque ad esso connessi. A loro competeva il lavacro e l’abbigliamento giornaliero della statua del dio presso cui operavano e a loro competeva il trasporto della statua del dio (generalmente su una barca sacra) durante le cerimonie. Erano gerarchicamente sottoposti ad un “grande prete wab” cui competevano le operazioni giornaliere di culto della divinità.
TT264, il cui interno è alquanto danneggiato, si sviluppa secondo la planimetria a “T” capovolta tipica delle sepolture del periodo. Un breve corridoio, sulle cui pareti (1 in planimetria[6]) sono riportati i titoli del defunto, immette in una sala trasversale.
Sulle pareti (2) scene di offertorio di giare e incensi a cura di un prete lettore[7] che offre una torcia al defunto.
Sul lato corto (3) resti di una stele: sulla trabeazione un pilastro Djed, di lato la rappresentazione del defunto.
Su altra parete (4), su tre registri sovrapposti, brani del Libro delle Porte e (5) guardiani armati di coltello e (6) statue non identificabili.
Una lunga sala perpendicolare alla precedente, immette in una sala più interna al cui fondo (7) si trovano le statue del defunto e della moglie[8].
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 344.
Porter e Moss 1927, p. 345.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione dell’epoca. Le note di Gardiner e Weigall, tratte dal “Topographical Catalogue”, ed. 1913, terminano con la tomba TT252
[6] La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 334.
[7] Era compito dei preti “lettori” l’organizzazione delle cerimonie e la recitazione ad alta voce, durante le cerimonie sacre, degli inni previsti. Proprio per tale conoscenza delle invocazioni giuste e corrette, i “lettori” venivano considerati detentori di poteri magici.
Scriba del granaio nel Tempio di Amon; Scriba dei contabili nel Ramesseum
Sheikh Abd el-Qurna
XIX dinastia (Ramses II)
Biografia
Unica notizia biografica ricavabile il nome della moglie: Webekht[5].
La tomba
L’ingresso alla TT263 si apre in un cortile da cui si accede anche alla TT125; nel cortile (1 in planimetria[6]), all’interno di una nicchia, una testa della dea Hathor rappresentata come mucca con un serpente; di lato (2) una stele su due registri sovrapposti: il defunto adora Amon-Ra-Horakhti e Osiride, e preti con prefiche dinanzi alla mummia.
Un corridoio, sulle cui pareti (3) sono scarsamente leggibili i resti di immagini del defunto, della moglie e di un figlio (non identificato), nonché su due registri, il defunto e la moglie in adorazione in presenza di inni ad Amon-Ra-Horakhti e il defunto e la moglie nell’atto di giocare a dama mentre un figlio offre loro mazzi di fiori e un’arpista suona, immette in una sala rettangolare.
Sulle pareti (4), su due registri, resti di personaggi, un uomo in offertorio ad un altro assiso; brani (5) del Libro delle Porte, il defunto e la moglie dinanzi ad uno scrigno (?) e scena di psicostasia tra Thot e Maat. Una figlia (non identificata) e un uomo (6) offrono libagioni al defunto e alla moglie.
Un secondo corridoio, sulle cui pareti (7) sono riportati testi di inni ad Amon-Ra e a Ra nonchè riferimenti alla Festa della Valle, immette in una sala rettangolare più interna.
Sulle pareti: (8-9) su due registri tre scene in cui compaiono altrettante volte il defunto e la moglie, un uomo che offre libagioni ai due; i due dinanzi ad alcune divinità; la Dea dell’Occidente (Mertseger). In due altre scene un uomo e una donna incensano il defunto e la moglie mente un uomo offre libagioni. Poco oltre (10), su due registri, il defunto e la moglie dinanzi a Osiride e Hathor (rappresentata una seconda volta come vacca sacra), mentre (11-12) uomini e preti offrono libagioni al defunto e alla moglie.
Su altra parete (13) resti di scene del rituale funerario praticato sulla mummia.
Sul fondo della sala, in una nicchia (14), le statue di due coppie non identificate. Il soffitto è decorato con i titoli del defunto. Un blocco, su cui è rappresentato il defunto e, in una doppia scena, Osiride e Iside seduti, con il cartiglio di Ramses II è stato rinvenuto nella TT125[7].
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 344.
Porter e Moss 1927, p. 343.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione dell’epoca. Le note di Gardiner e Weigall, tratte dal “Topographical Catalogue”, ed. 1913, terminano con la tomba TT252
Costituita da un’unica sala trasversale di piccole dimensioni, presenta (1 in planimetria[6]) un’area in cui doveva trovarsi una stele, asportata e non identificata; sul lato corto (2) una doppia scena di prete che offre un vaso da libagioni al defunto e alla moglie assisi.
Su altra parete (3) il defunto (?) seduto e (4) un prete dinanzi alla coppia seduta. Poco oltre (5) il defunto seduto sotto un padiglione[7].
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 344.
Porter e Moss 1927, p. 343.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.