Capo degli operai del Signore delle Due Terre, nel Luogo della Verità a ovest di Tebe[5]
Deir el-Medina
XIX-XX dinastia
Biografia
Bukhuntef fu suo padre e Iy sua madre; i nomi sono ricavabili dalla TT219 di Nebmaat, figlio di Amennakht. Henutrayunu fu sua moglie, Nebmaat (TT219) e Khaemteri (TT220) furono suoi figli[6].
La tomba
TT266 si apre in un cortile da cui si accede anche alla TT267. Un corridoio immette in una sala planimetricamente irregolare a forma di “L” rovesciata; sulle pareti (1 rosso in planimetria[7]) una donna con una giara, e un uomo; su altra parete (2 rosso), su tre registri sovrapposti, il defunto con la moglie e altri personaggi in offertorio ad alcune divinità; scene agricole tra cui la mietitura, il carico di muli, la trebbiatura, il trasporto del lino, un gregge di capre e un mandriano con flauto doppio.
Su altra parete (3) un uomo con un vaso dinanzi ad un altro uomo. Un secondo corridoio dà accesso ad una sala rettangolare; sulle pareti: (4-5 rossi) il defunto offre incenso dinanzi a due re e a una regina (non identificabili[8]) e adora Hathor; sono presenti altre scene appena abbozzate.
Su altra parete (6) brani e scene del Libro delle Porte, scena di psicostasia con Thot rappresentato come babbuino e Apopi; (appena abbozzato) il defunto viene presentato a Osiride da Anubi.
Su altra parete (7) il defunto in offertorio a Ra-Horakhti e Osiride-Onnophris; in una nicchia (8) statue assise di Osiride e Hathor; sopra la nicchia, la barca di Ra (appena abbozzata)[9].
Una tavola da offertorio intestata al defunto, oggi al Museo del Louvre (cat. E.13995), proviene probabilmente da TT266.
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 346
Porter e Moss 1927, p. 315.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5] Set-Maat = “Luogo della Verità” era uno dei nomi con cui era noto il villaggio operaio di Deir el-Medina. Il villaggio era anche noto come Pa-demi, ovvero, semplicemente, “il villaggio”.
non lontano dalla casa dell’Istituto Francese di Archeologia Orientale
Biografia
I nomi dei genitori, Minmose ed Esi, sono ricavabili dalla TT335 di Nakhtamon[6], Servo del luogo della Verità, Incisore di Amon, e Prete wab di Amenhotep[7]. Hathor, detta Hunuro, fu sua moglie; su una parete è rappresentato un figlio, ma non ne è indicato il nome[8].
La tomba
TT265 è di fatto il vero appartamento funerario giacché la cappella relativa ad Amenemopet si trova nella TT215.
La necropoli operaia di Deir el-Medina (lato ovest)
La necropoli operaia di Deir el-Medina (lato est)
Posizioni reciproche della TT215 (cappella) e TT265 (appartamento funerario)
Mentre la cappella è costituita da una semplice camera rettangolare, l’appartamento funerario TT265 è completamente ipogeo e si compone di tre locali su altrettanti livelli: una scala adduce ad una camera quasi quadrata da cui un’altra breve scala immette nella camera funeraria.
Sulle pareti: (1 in planimetria[9]) un uomo dinanzi a un altare e brani tratti dal Libro delle Porte; poco oltre (2), su due registri sovrapposti, due demoni, oche, falchi, divinità, un gatto che uccide un serpente su un albero.
Su altra parete (3), molto danneggiata, il defunto e la moglie (?) seduti, nonché testi sacri; seguono (4), su due registri, scene del defunto e la moglie che giocano a dama, il defunto in ginocchio in adorazione dell’uccello Benu; la mummia deposta in un sarcofago affiancato da Iside e Nephtys, rappresentata come falco, divinità inginocchiate, scene della Confessione negativa in presenza di Maat.
Sul fondo della camera funeraria (5) il sarcofago tra i quattro Figli di Horus, una doppia scena del defunto in adorazione di Osiride e Hathor, e Harsiesi e Iside; al centro un pilastro Djed umanizzato; sul soffitto Ra-Horakhti e resti di testo.
Un breve corridoio e un’altra scala adducono ad una ulteriore camera priva di decorazioni.
Probabilmente provenienti da questa tomba:
duplice statua del defunto e della moglie oggi al Museo egizio di Berlino (cat. 6910);
frammenti di una stele intestata al defunto;
tavola per offerte, oggi al Museo del Louvre (cat. E.13997);
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione dell’epoca. Le note di Gardiner e Weigall, tratte dal “Topographical Catalogue”, ed. 1913, terminano con la tomba TT252
[5] Set-Maat = “Luogo della Verità” era uno dei nomi con cui era noto il villaggio operaio di Deir el-Medina. Il villaggio era anche noto come Pa-demi, ovvero, semplicemente, “il villaggio”.
[6] In TT335 un dipinto parietale rappresenta Amenemopet che offre fiori ai suoi genitori, Minmose ed Esi, ma non è specificato quale legame di parentela esista tra Nakhtamon e Amenemopet.
[7] I preti “wab”, ma anche “uab”, o “uebu”, appartenevano al basso clero ed erano incaricati della manutenzione degli strumenti del culto e degli oggetti comunque ad esso connessi. A loro competeva il lavacro e l’abbigliamento giornaliero della statua del dio presso cui operavano e a loro competeva il trasporto della statua del dio (generalmente su una barca sacra) durante le cerimonie. Erano gerarchicamente sottoposti ad un “grande prete wab” cui competevano le operazioni giornaliere di culto della divinità.
TT264, il cui interno è alquanto danneggiato, si sviluppa secondo la planimetria a “T” capovolta tipica delle sepolture del periodo. Un breve corridoio, sulle cui pareti (1 in planimetria[6]) sono riportati i titoli del defunto, immette in una sala trasversale.
Sulle pareti (2) scene di offertorio di giare e incensi a cura di un prete lettore[7] che offre una torcia al defunto.
Sul lato corto (3) resti di una stele: sulla trabeazione un pilastro Djed, di lato la rappresentazione del defunto.
Su altra parete (4), su tre registri sovrapposti, brani del Libro delle Porte e (5) guardiani armati di coltello e (6) statue non identificabili.
Una lunga sala perpendicolare alla precedente, immette in una sala più interna al cui fondo (7) si trovano le statue del defunto e della moglie[8].
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 344.
Porter e Moss 1927, p. 345.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione dell’epoca. Le note di Gardiner e Weigall, tratte dal “Topographical Catalogue”, ed. 1913, terminano con la tomba TT252
[6] La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 334.
[7] Era compito dei preti “lettori” l’organizzazione delle cerimonie e la recitazione ad alta voce, durante le cerimonie sacre, degli inni previsti. Proprio per tale conoscenza delle invocazioni giuste e corrette, i “lettori” venivano considerati detentori di poteri magici.
Scriba del granaio nel Tempio di Amon; Scriba dei contabili nel Ramesseum
Sheikh Abd el-Qurna
XIX dinastia (Ramses II)
Biografia
Unica notizia biografica ricavabile il nome della moglie: Webekht[5].
La tomba
L’ingresso alla TT263 si apre in un cortile da cui si accede anche alla TT125; nel cortile (1 in planimetria[6]), all’interno di una nicchia, una testa della dea Hathor rappresentata come mucca con un serpente; di lato (2) una stele su due registri sovrapposti: il defunto adora Amon-Ra-Horakhti e Osiride, e preti con prefiche dinanzi alla mummia.
Un corridoio, sulle cui pareti (3) sono scarsamente leggibili i resti di immagini del defunto, della moglie e di un figlio (non identificato), nonché su due registri, il defunto e la moglie in adorazione in presenza di inni ad Amon-Ra-Horakhti e il defunto e la moglie nell’atto di giocare a dama mentre un figlio offre loro mazzi di fiori e un’arpista suona, immette in una sala rettangolare.
Sulle pareti (4), su due registri, resti di personaggi, un uomo in offertorio ad un altro assiso; brani (5) del Libro delle Porte, il defunto e la moglie dinanzi ad uno scrigno (?) e scena di psicostasia tra Thot e Maat. Una figlia (non identificata) e un uomo (6) offrono libagioni al defunto e alla moglie.
Un secondo corridoio, sulle cui pareti (7) sono riportati testi di inni ad Amon-Ra e a Ra nonchè riferimenti alla Festa della Valle, immette in una sala rettangolare più interna.
Sulle pareti: (8-9) su due registri tre scene in cui compaiono altrettante volte il defunto e la moglie, un uomo che offre libagioni ai due; i due dinanzi ad alcune divinità; la Dea dell’Occidente (Mertseger). In due altre scene un uomo e una donna incensano il defunto e la moglie mente un uomo offre libagioni. Poco oltre (10), su due registri, il defunto e la moglie dinanzi a Osiride e Hathor (rappresentata una seconda volta come vacca sacra), mentre (11-12) uomini e preti offrono libagioni al defunto e alla moglie.
Su altra parete (13) resti di scene del rituale funerario praticato sulla mummia.
Sul fondo della sala, in una nicchia (14), le statue di due coppie non identificate. Il soffitto è decorato con i titoli del defunto. Un blocco, su cui è rappresentato il defunto e, in una doppia scena, Osiride e Iside seduti, con il cartiglio di Ramses II è stato rinvenuto nella TT125[7].
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 344.
Porter e Moss 1927, p. 343.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione dell’epoca. Le note di Gardiner e Weigall, tratte dal “Topographical Catalogue”, ed. 1913, terminano con la tomba TT252
Costituita da un’unica sala trasversale di piccole dimensioni, presenta (1 in planimetria[6]) un’area in cui doveva trovarsi una stele, asportata e non identificata; sul lato corto (2) una doppia scena di prete che offre un vaso da libagioni al defunto e alla moglie assisi.
Su altra parete (3) il defunto (?) seduto e (4) un prete dinanzi alla coppia seduta. Poco oltre (5) il defunto seduto sotto un padiglione[7].
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 344.
Porter e Moss 1927, p. 343.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
TT261 è costituita da una sala trasversale da cui, attraverso un corridoio, si accede ad una sala non ultimata di forma quadrata. Unica scena parietale (1 in planimetria[8]) si sviluppa su tre registri sovrapposti con tributari, tra cui nubiani e asiatici dinanzi al defunto e alla moglie; vendemmia e pesatura dell’uva, scene di commercio dell’uva e sigillatura di giare di vino e offertorio alla dea Thermutis[9].
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 344.
Porter e Moss 1927, p. 343.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5] I preti “wab”, ma anche “uab”, o “uebu”, appartenevano al basso clero ed erano incaricati della manutenzione degli strumenti del culto e degli oggetti comunque ad esso connessi. A loro competeva il lavacro e l’abbigliamento giornaliero della statua del dio presso cui operavano e a loro competeva il trasporto della statua del dio (generalmente su una barca sacra) durante le cerimonie. Erano gerarchicamente sottoposti ad un “grande prete wab” cui competevano le operazioni giornaliere di culto della divinità.
[6] La TT261 è priva di iscrizioni; nome e titolo sono stati ricavati da cono funerario.
La stele di Huy, uno degli artigiani di Deir el Medina, è conservata al Mueso Egizio di Torino. Poiché l’immagine che il Museo ha reso disponibile online è molto dettagliata possiamo tentare di farne l’analisi filologica.
Come al solito ho aggiunto la codifica IPA per far leggere i geroglifici anche a coloro che non li hanno studiati. Chi ci volesse provare ha qui uno strumentario completo:
Arrivando nel sito di Abydos,spicca ilGrande Tempio di Sethi I, uno dei più completi e solenni templi di tuttol’Egitto. Il tempio di Abydos fu costruito in onore della dea Maàt, al cui culto era fedele il secondo sovrano della XIX dinastia egizia Sethi I, il quale fu anche il primo ad occuparsi dell’influenza egiziana nel resto del Medio Oriente. Sethi I,faraone nella XIX dinastia, regnò mirabilmente in un momento storico cruciale. Fu destinato a riportare l’ordine religioso nel Paese e a ristabilire la sovranità nei territori a est, minacciati dal rafforzamento degli Ittiti in un periodo di instabilità causato dalle precedenti scelte politiche e dallarivoluzione religiosa attuate dalfaraone Akhenaton,che trasferì la capitale da Tebe ad Amarna e proclamò Aton unico dio, rappresentato iconograficamente soltanto da un disco solare con dei lunghi raggi.
Il complesso Osiriaco.
Questo è il nome attuale dato a tutte le stanze la cui collocazione è sul retro delle sette cappelle dedicate a varie divinità e al sovrano stesso Sethi: Sethi Ptah Rê-Horakhty Amon-Rê Osiride Iside Horus Questo complesso è dedicato al culto di Osiride che era il dio principale di Abydos e come tale richiedeva un’attenzione particolare. Questo complesso comprende due stanze ipostile, associate a cappelle. La vista in alto mostra la grande stanza ipostila con l’ingresso alla cappella di Osiride, conosciuta come la cappella di Sethy I divinizzata. La planimetria sottostante descrive l’intero complesso.
Questa analisi prende in esame la 1° sala ipostila parete est del complesso Osiriaco. Sono 22 riquadri sovrapposti i due file. Si esaminerà il tipo di offerta, il dio che la fa o che la riceve.
A conferma delle offerte saranno presentati testi con trascrizione e traduzione.
Qui è presentata la planimetria della 1° sala ipostila del complesso Osiriaco, e la disposizione fotografica delle varie scene.
Per la bibliografia, si fa riferimento ai volumi di Amice Calverley’s Record of the Temple of Seti I.
L’ANALISI TESTUALE
Parete est –Riquadro 1 in alto
Il re offre a Horus offerta di vino in classici recipienti tondeggianti nw. Horus porta la doppia corona circondata alla base da urei. Regge nelle mani un segno della vita e uno scettro Was.
PS Le immagini a colori avranno diverso grado di qualità. Possono essere danneggiate e avere una posizione tale da aver avuto danni maggiori rispetto a altre.
L’immagine in B.N. permette una migliore lettura dei testi geroglifici. Questi, sono espressi nelle parti più rappresentative. A volte, per motivi di spazio, non esprimono al completo tutto il testo del riquadro.
Parete est –Riquadro 1 in basso
Qui inizia il Registro Inferiore (Scena 1), tra l’ingresso della Cappella di Osiride e il muro nord, il Re offre una libagione/purificazione (di acqua fresca) a Horus, figlio di Osiride. La scena è intitolata “Esecuzione di una libagione per suo padre” scritta innanzi al re.
Parete Est – Riquadro 2 in alto
Il re offre pane bianco a Upuaut (Anubi) che risiede nella dimora di Men Maât Ra. Upuaut (Anubi) giace su una cassa in una cappella portatile. La cassa su cui è accovacciato è decorata con coppie di pilastri Djed e amuleti Tit.
Sul testo posto sul capo del re è citata la dea Nekhbet (la bianca) di Nekhen (Hieraconpolis, località) – (ved. Testo)
Parete Est – Riquadro 2 in basso
Il re (Men Maât Ra)I fa l’offerta dell’immagine di Maât al dio Horus, in forma di falco con la doppia corona.
Il dio è posto su un sostegno nella sua cappella portatile. La figura del re sembra sia stata danneggiata volutamente.
Parete Est – Riquadro 3 in alto
Il sovrano con corona rossa Deshret fa offerta di incenso al dio falco Horus, incoronato con la corona bianca Hedjet, su una colonna a forma di papiro sorretta da una piccola figura a immagine del sovrano.
Parete Est – Riquadro 3 in basso
Offerta di vasi da vino (irp) chiamati nu a Irrenefdjesef, : iri-rn.f-Ds.f. ICONOGRAFIA: Si manifesta di regola come un falco o un uomo con la testa di falco (non in questo caso) Il suo nome significa “Colui che crea il proprio nome”, un epiteto che può essere interpretato come “Colui che ha creato se stesso”, conferendogli un carattere di creatore (demiurgo). Si trova nel pantheon egizio fin dal Nuovo Regno. Si trova nelle formule XVII e XCIX del Libro dei Morti, un testo che si riferisce a ciò che il defunto doveva recitare per ricondurre la barca a sé. Raramente rappresentato. Qui, nel tempio di Sethy ad Abydos, è in forma umana. Un’altra dea è citata nel testo innanzi alla fronte del sovrano, si tratta di Wadjet.
Parete Est – Riquadro 4 in alto
Nella Scena, il re si trova di fronte al dio (Osiri) e a una dea (Isis). Il re è inginocchiato e presenta due vasi nmst di olio mDt ai due dei. A entrambi i lati del trono di Osiri, uno sciacallo è accovacciato su un’ edicola, in dimensioni molto piccole, entrambi rivolti verso Osiri. Isis non porta sul capo il caratteristico segno distintivo st ma un disco solare rinchiuso tra corna bovine.
Parete Est – Riquadro 4 in basso
Il re apre la porta di accesso al naos in modo che venga rivelato il dio. Il dio Horus che risiede nel palazzo di Men Maât Rê sta su una cassa decorata con segni raffiguranti coppie di pilastri Djed e amuleti Tit . In cima al naos è collocata una immagine Hathorica. Il dio è rappresentato come falco coronato con la doppia corona, ritratto solo per metà. Nel testo, il dio conferisce al re l’eternità come sovrano delle Due Terre.
Parete Est – Riquadro 5 in alto
Il re è nell’atto di offrire un omaggio floreale a Tehery signore dell’occidente: divinità antropomorfa dal viso di babbuino.
Nota: di questa divinità non ho trovato riscontri in vari dizionari di divinità. ? L’ho riscontrata solo in un sito sul tempio di Abido.
Una possibilità può essere un riferimento al dio Babi o Baba: bby – , dio antropomorfo dalla testa di Babbuino.
Parete Est – Riquadro 5 in basso
In ginocchio, il re Sethy offre incenso per il dio Ândjety, “quello di Ândjet*”, nome sia di una località che del 9° nomo del Basso Egitto. The Routledge Dictionary of EgyptianGods and Goddesses. Questo dio fu successivamente equiparato a Osiride, come ad esempio Sokar. (dal testo) Il dio dà al re tutta la vita, stabilità e potere. Dietro al dio, la grande sorella Isis dà al re tutta la salute e la gioia. Andjety è presente in contesti funerari. L’idea che sia responsabile della rinascita nell’Aldilà, è probabilmente il motivo della sostituzione delle piume sul capo in un utero bicorne. Anche nell’ Oltretomba c’è un’ovvia identificazione tra Andjety e Osiride che regge uno scettro “a bastone”.
* – Nome egiziano di Busiris.Dio patrono di tale città; precursore di d’Osiris.
Parete Est, Riquadro 6 in alto.
Il re inginocchiato, offre incenso a Osiride accompagnato da Iside che sono in piedi davanti a lui.
Osiride è su una base di statua a forma del segno Aa11
Su una colonna è posto un vaso e due steli floreali. Nessun testo fa cenno alle offerte
Parete Est, Riquadro 6 in basso.
Il re offre due brocche per libagione al dio Merehy (Merhy, Mereh). Spesso questo dio, è rappresentato con una testa di toro come qui, e può essere paragonato a diversi dei, come Osiride o Chu (vedi il dio Merehou (o Merehy) in Corteggiani, p.321). In questa scena, il dio impugna lo scettro wAs e il segno della vita. Iside la Grande lo accompagna. Secondo E.Otto e H.Junker, il suo nome significa “L’Unto” e potrebbe essere una forma di Osiride associata alla luna. È una divinità minore, “Signore di Athribis”, e una delle forme del dio Osiride. È rappresentato in alcuni santuari, in particolare nel tempio di Sethy I ad Abydos, dove il suo aspetto di dio è enfatizzato ed è connesso agli aspetti della morte e della rigenerazione. Iside stessa è chiamata “Figlia del toro Merhy”.
Parete Est, Riquadro 7 in alto.
Il re dispensa incenso come azione di purificazione, davanti ad Anubi. Tra il sovrano e Anubi c’è un piccolo tavolo d’offerta con steli floreali e altro non classificabile. Nessun riferimento nel testo al tipo di offerta.
Parete Est, Riquadro 7 in basso.
Il re offre pane bianco Hd al dio Osiride, seduto su un trono, accompagnato da Iside, definita madre del dio. Porta la corona bianca HDt, e impugna un flabello , uno scettro WAs, e uno scettro HqAt – Heket. Nel testo il dio dona salute, stabilità e vita eterna.
Parete Est, Riquadro 8 in alto.
Il sovrano è nell’atto di aprire la porta di una cappella dove si trovano il dio Hapy , rappresentato come dio oca a due teste *, e la dea Nefti senza segno identificativo sul capo, ma posto nella scrittura davanti al viso. Il dio dona al re vita e gioia come Ra (vedi testo), così come tutte le provviste (I doni non sono visibili ma sono citati nel testo).
Ps. Da notare una citazione di offerta molto rara che si riscontra pochissime volte nei testi egizi, sia come parola che come rappresentazione. Si tratta di “pesci” mai (o rarissimamente) riprodotti o citati (come qui) nelle tavole d’offerta.
* Le due teste di oca derivano dal fatto che il nome di Hapy può essere scritto con i segni rappresentanti due oche.
vedi: Hapy – dio figlio di Horus Vigus p.717
Parete Est, Riquadro 8 in basso.
Il re offre fiori al dio Geb accompagnato dalla dea Nut. In cambio, come rileva parte del testo, il dio Geb promette al re che tutti i paesi, tutte le terre straniere, i 9 archi, saranno sotto i suoi sandali.
Parete Est, Riquadro 9 in alto.
Il re dona vino alla dea Heqat, (Dea Rana). La dea sta su una cassa in una cappella portatile posta su un piedistallo su cui è iscritto un protocollo del re che inizia con “amato di Heqat…”
Parete Est, Riquadro 9 in basso.
Il re si trova davanti a Min-Horus che è all’interno del suo naos. E’ nell’atto di aprire la porta. Horus-Min non è rappresentato in immagine itifallica. Il dio porta la corona bianca, è eretto sul segno Aa11 e impugna uno scettro e un flabello. Dietro di lui un cippo con in cima uno stelo floreale inserito in cima. Egli dà gli anni di Tatenen * al re. La identificazione delle divinità è resa possibile dai testi ancora conservati.
PS. Tatenen (“la terra che emerge”) era il dio creatore (vasaio), il dio della vegetazione e di tutto ciò che cresce e si sviluppa sottoterra, dai minerali, alle acque sotterranee e di alcuni animali. Il suo titolo era “Padre di tutti gli dei”.
Nome egizio: Tatenen, o Tenen. Divinità greca: Crono, Efesto il grande.
Iconografia
Uomo con scettro/flabello, corna ritorte e due piume. A volte con testa di ariete e corona con due piume. Anche con la testa di un serpente e come mummia dalla pelle verde. Nella itologia Incarna la collina primordiale che sorse nei tempi più remoti, alla nascita del mondo, e l’hanno associata alla terra che emerse quando la piena del fiume Nilo si ritira.
Come dio creatore, vive nella Duat ed è il protettore dei morti. Come divinità della vegetazione, è responsabile della natura che emerge dal suo dominio. Il suo dominio è di colore verde e rappresenta la terra coltivabile e la rinascita sia sulla Terra che nell’Aldilà.
Epiteti
Portava il titolo di “Padre di tutti gli dei” e “Signore dei Giubilei” nella cerimonia di rinnovo del faraone, o Heb Sed.
Sincretismo
Era assimilato a Ptah a Memphis, come Ptah-Tatenen, e al dio della terra Geb. Forse con Thoth come “contatore del tempo”.
Culto
Era venerato a Memphis, Asiut e Hermopolis. È raffigurato in tutti i templi e le tombe dell’Egitto nei santuari e nei tumuli su cui veniva deposto il sarcofago, simbolo della terra emersa.
Da Mitología Egipcia Dioses Egipcios
Parete Est, Riquadro 10 in alto.
L’offerta non è identificabile né dalla rappresentazione nè dal testo davanti al sovrano. L’offerta è fatta a Horus a testa di falco portatore di una bastone/scettro non classificabile ? e di un segno di vita.
Parete Est, Riquadro 10 in basso.
Il re offre incenso davanti alla dea Shentyt racchiusa in una edicola, rappresentata come una mucca coronata dal disco solare. Sotto la dea, un baldacchino è decorato con segni raffiguranti coppie di pilastri Djed e amuleti Tit. A suo volta il baldacchino portatile appoggia su un catafalco che rinchiude un testo che inneggia a Sethi I .
Il nome di questa dea (Shentayet ) significa “vedova” ?, ma le sue origini sono oscure. Era raffigurata come una mucca o donna con la testa di vacca, ma alla fine è stata assimilata alla alla dea Iside con il nome di Iside-Shentayet. In questa forma tardiva Shentayet era associata alla resurrezione di Osiride e identificata con il sarcofago del dio.
da Goddesses of Ancient Egypt Richard H. Crystal Wilkinson
Parete Est, Riquadro 11 in alto.
Il re inginocchiato porta la corona blu xprs (Chepresh), adora Osiride Unnenefer e Iside, che sono in una cappella. Un piccolo re è offerente di vino a entrambi. Osiride è su una base di statua a forma del segno Aa11.
Parete Est, Riquadro 11 in basso.
Il re inginocchiato offre un vaso non identificato * al dio Osiride. Il dio siede su un trono in un naos. È accompagnato da un dio che è di fatto il re divinizzato (Men-Maât-Rê). E’ menzionata anche la dea Nekhbet, ma questa non figura tra le immagini.
* Il vaso ha una forma tale da sembrare quasi rotondo. Non ha beccuccio ne coperchio e non si distingue la forma dell’apertura.
La dea-avvoltoio Nekheb (el-Kab), sosteneva il dominio del monarca nell’Alto Egitto. Iconograficamente la dea è spesso rappresentata con le ali spiegate, mentre afferra i simboli dell’eternità tra i suoi artigli. Appare anche come un avvoltoio a riposo nella statuaria o come elemento di uno dei titoli del re con un’ala tesa davanti a sé come simbolo protettivo scolpito sopra scene reali o rituali.
Con questo riquadro termina la rappresentazione della parete est del complesso Osiriaco del Tempio di Sethi I ad Abido, sala Ipostila 1.
Spero che chi ha avuto la pazienza di leggere il tutto, lo abbia trovato interessante e lo abbia apprezzato.
I gioielli con le conchiglie delle principesse Khnumit (o Kenmet) e Sit-Hathor-Iunet
Dopo la sensazionale scoperta a El Lahun De Morgan si spostò a scavare a Dashur, nelle mastabe poste ad ovest della piramide di Amenemhat II, e in una camera sotterranea scavata nell’arenaria scoprì le sepolture inviolate di due delle sette figlie del sovrano, le principesse Ita (della quale si è già visto lo splendido pugnale) e Khnumit (o Kenmet, che pare abbia sposato il fratello Senwosret II), nel cui sarcofago vuoto e gravemente deteriorato si trovava ancora il suo incredibile tesoro personale.
Nel 1914, poi, Flinders Petrie e Guy Brunton, che scavavano per conto della Egypt Exploration Society, riportarono alla luce nel complesso della piramide di Senwosret II a El-Lahun il sito sepolcrale di una delle sue cinque figlie, la principessa Sit-hathor-iunet, che pur essendo già stato saccheggiato nell’antichità, conservava ancora, nascosto in una nicchia, parte del prezioso corredo funerario.
Anche queste principesse avevano posseduto delicati pezzi realizzati con riproduzioni in oro di conchiglie, che li rendono di una raffinatezza insuperabile.
Le due collane qui sotto appartennero alla principessa Khnumit.
Quella in alto presenta dodici pendenti in oro a forma di conchiglia d’ostrica, separati da perline costituite da tre grani di oro, lapislazzuli, corniola e turchese; quella in basso è una catenina d’oro dalla quale pendono dieci conchigliette pettine bivalve e due delicate stelle marine con inserti di piccolissimi granuli in argento.
Anche questo frammento di collana proviene probabilmente dagli scavi effettuati da De Morgan a Dashur; apparteneva alla collezione privata McGregor, poi fu acquistato da Lord Carnarvon e nel 1926 la sua vedova lo cedette al MET di New York, che lo acquisiva con il numero d’accesso 26.7.1309-.1312.
Esso è lungo complessivamente 7 cm. ed è costituito da dieci perline quadrate costituite da tre file di tre grani che misurano 0,7 x 0,6 cm.; da quattro di esse pendono delle conchiglie d’ostrica in oro del diametro di 1,3 cm, e sono intervallate da tre elementi lunghi 1,4 cm. costituiti da conchiglie bivalve all’interno delle quali sono state inserite palline di corniola e di lapislazzuli.
L’ultimo gioiello, inizialmente ritenuto un girocollo in realtà era una cintura da portare ai fianchi ed appartenne alla principessa Sit-hathor-yunet; oggi è in mostra al MET di New York.
Essa si compone di otto grandi cauri dorati (in passato erano molte di più, ma sono andate perse) separate da una doppia fila di perline composte da tre granelli sfaccettati in oro, corniola e feldspato disposte in modo alternato. Le conchiglie sono state realizzate saldando insieme due metà ottenute mediante martellatura della foglia metallica (dovrebbe essere una lega di rame ed argento) in uno stampo; le zigrinature invece sono state create a sbalzo. A ciascuna estremità della collana sono poste due metà conchiglie che unendosi grazie ad un stanghetta dorata posta sul retro di una delle due che si inserisce perfettamente in una scanalatura posta sul retro dell’altra creano il fermaglio.
All’interno di ciascuna conchiglia si trovano i granelli che la trasformavano in un piccolo sonaglio.
I gioielli con le conchiglie delle principesse Mereret e Sithathor
Nel 1894 De Morgan, all’epoca capo del Servizio delle Antichità Egiziane, iniziò a scavare a El Lahun, a nord della piramide di Senwosret III, accanto ai resti di alcune piccole piramidi di regine, e scoprì un pozzo che portava ad una grande galleria lunga 110 metri che fungeva da annesso alla sepoltura del sovrano ed ospitava varie tombe di principesse della XII dinastia.
Ai piedi di due sarcofagi rinvenne una nicchia scavata nella roccia, nella quale si trovavano i resti di due cassette di legno che contenevano i gioielli facenti parte del corredo funerario miracolosamente sfuggito alla rapacità dei tombaroli, appartenuto alle principesse Mereret, figlia di Senwosret III e probabilmente sorella di Amenemhat III e Sithathor (da non confondere con Sithathoryounet), figlia di Senwosret II o III. Tra i meravigliosi gioielli di queste principesse sono state ritrovate riproduzioni in oro di conchiglie utilizzate come elementi decorativi.
In particolare fanno parte del tesoro di Mereret nove grandi perle e dodici piccole perle a forma di ciprea, e tre pendenti dello stesso metallo a forma di guscio d’ostrica, uno solo dei quali è perfettamente conservato.
Questi elementi componevano probabilmente la medesima collana, il cui effettivo aspetto può essere semplicemente ipotizzato, non essendo stati ritrovati reperti analoghi a cui ispirarsi per la sua ricostruzione.
Il retro del pendente più grande e colorato, considerato il più bello tra gli amuleti analoghi sopravvissuti fino a noi, è concavo e liscio, e reca un anellino grazie al quale veniva infilato, mentre la parte convessa, lavorata a cloisonné, reca nella zona superiore la sagoma di un fiore di ninfea aperto, formato da inserti di turchese, lapislazzulo e corniola, ed è circondata nella parte rimanente da una corona circolare di petali di fiori stilizzati che terminano con tre motivi a forma di V nella zona inferiore; il centro è costituito da un unico grande pezzo tondeggiante di corniola.
Per la presenza delle conchiglie questo gioiello era ritenuto un amuleto, il cui potere era amplificato dalle pietre semipreziose utilizzate per gli intarsi; turchese e lapislazzuli infatti erano simbolo di vitalità e di gioia, mentre alla cornalina rosso sangue venivano attribuite virtù vivificanti; la ninfea, infine, evocava la nascita e la rinascita. Esso è esposto al museo del Cairo insieme alle cipree con questo numero id.: JE 30877- le cipree invece a questo numero: JE30880
Facevano invece parte del tesoro di Sithathor delle conchiglie d’ostrica in oro delle quali non ho trovato alcuna immagine, se non il disegno pubblicato da De Morgan dopo la scoperta.