By Jacqueline Engel
Faience bead net (upper part) to cover the mummy’s body
Late Period 26th Dynasty (ca.722-525)
Tomb QH33
Tombs of the Nobles West Bank Aswan
QH 33, was found to be oriented to the winter solstice.
Nubian Museum Aswan
Il sito web del Gruppo Facebook
Di Giuseppe Esposito
Epoca: XXI Dinastia
Titolare
| Titolare | Titolo | Necropoli[3] | Dinastia/Periodo | Note[4] |
| Titolare originario sconosciuto, poi riutilizzata per Amenmes | Supervisore dei costruttori di sandali (?) nei domini di Amon | Sheikh Abd el-Qurna | XXI dinastia | versante nord-est della collina, in alto, a sud-est della TT72 |
Biografia
Padre di Amenmes era Suawiamon, che ricopriva lo stesso incarico del figlio; Kefenu fu sua moglie.
La tomba
Ad un breve corridoio segue un corridoio trasversale il cui soffitto è sorretto da otto pilastri. Molto danneggiati i dipinti parietali, unico leggibile rappresenta il defunto e la moglie, seguiti dai parenti, in adorazione di Osiride.
Fonti
[1] La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2] Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3] le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4] Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
Di Giuseppe Esposito

Epoca: XVIII Dinastia
Titolare
| Titolare | Titolo | Necropoli[3] | Dinastia/Periodo | Note[4] |
| Menna | Scriba dei campi del Signore delle Due Terre | Sheikh Abd el-Qurna | XVIII dinastia (Thutmosi IV -?-) | in basso, sotto la TT68, sul lato nord-est opposto al cancello di chiusura |
Biografia
Menna, Scriba contabile del re Thutmosi IV, sommava in se anche i titoli di: “Favorito del Buon Dio (il re), scriba e supervisore delle coltivazioni”, “Gran consigliere del Signore delle Due Terre”, “Occhi del re in ogni luogo”, “Scriba dei possedimenti del Signore delle Due Terre nel sud e nel nord”, “Supervisore delle tenute di Amon”. Sua moglie si chiamava Henuttawi, Cantatrice di Amon, “giustificata dal grande dio[5]“; figli maschi Sa, Scriba del grano di Amon[6], e Kha, Prete wab[7]; figlie femmine[8]: Amen-hem-weskhet (Henut), “la favorita di Hathor, amata dal suo Signore (il re)”, Nehem-awayt (…Hem-ta), “colei che egli ama, favorita di Hathor, giustificata”[9], e Ka-sy, la “sua amata” ritratta in dimensioni molto più piccole delle altre il che lascia supporre che fosse adolescente.
La tomba


La TT69 venne sgombrata dalla Mission Archeologique Francais negli anni ’80 dell’800 e, successivamente, durante i lavori di scavo di Robert Mond[10] nel 1905; un breve sondaggio con rilevazione dell’apparato pittorico venne eseguito nel 1910 da Colin Campbell. Nel novembre-dicembre 2007 è stata eseguita una investigazione multidisciplinare sulle pitture e sulle tecniche pittoriche.


TT69 si sviluppa con forma a “T” rovesciata tipica di analoghe sepolture dello stesso periodo. Ad un corridoio, sulle cui pareti (1 in planimetria) è rappresentato il defunto con la moglie e alcune figlie che recitano un inno ad Amon-Ra, segue una camera trasversale in cui il defunto e la moglie (2) ricevono offerte (tra cui vasi di miele) da alcune figlie, che suonano sistri, mentre assistono a lavori campestri. Segue una camera trasversale in cui il defunto e la moglie (2) ricevono offerte (tra cui vasi di miele) da alcune figlie, che suonano sistri, mentre assistono a lavori campestri.




Alcuni ufficiali e funzionari assistono al carico, alla registrazione e al trasporto di grano su carri, in presenza di un uomo che suona una sorta di cornamusa.

In altre scene (3), il defunto e la moglie adorano Osiride, siedono a banchetto (4) e offrono libagioni (5) unitamente a figli e figlie che recano mazzi di fiori; un uomo offre un mazzo di fiori alla coppia assisa mentre tre suonatori si esibiscono cantando.

Su una stele (6), Anubi dinanzi a Osiride e alla Dea dell’occidente (Mertseger), Ra-Horakhti e Hathor, nonché la coppia del defunto e la moglie, seguiti da alcuni preti, in offertorio agli dei. Su altra parete (7), su due registri sovrapposti, il defunto e la moglie ricevono mazzi di fiori da un uomo, e il defunto e la moglie che ricevono liste di offerte da preti e da uomini che recano unguenti e vasi.

Un breve corridoio, sulle cui pareti (8) il defunto e la moglie sono rappresentati nell’atto di lasciare la tomba per partecipare alla Festa della Valle, dà accesso ad una camera perpendicolare alla prima.

Su quattro registri (9) portatori di offerte, comprese statuette e modelli di barca, il trasporto del sarcofago a cura di nove amici, preti, macellai, scrigni, canoe in processione verso Anubi; poco oltre (10) il defunto in scena di psicostasia dinanzi a Osiride con Thot che registra il risultato della pesatura.

Su altra parete (11), su tre registri, il pellegrinaggio ad Abydos, e scene di riti sulla mummia; seguono scene (12) di pesca e uccellagione svolte dal defunto e dai familiari.


Poco oltre (13) i familiari in offertorio al defunto e alla moglie. Una nicchia sul fondo della sala (14), contiene la parte inferiore delle statue del defunto e della moglie.

Molti dei dipinti parietali, per il resto ancora in discreto stato di conservazione, sono stati deliberatamente danneggiati scalpellando gli occhi dei personaggi, o asportando parti dei volti e delle mani talché non è spesso possibile stabilire gli oggetti che impugnavano.

Fonti
Sitografia
Per i disegni di Norman e Nina de Garis Davies: http://www.griffith.ox.ac.uk/gri/4TT69.html
Per l’elenco delle tombe dei nobili visitabili: http://www.egittopercaso.net/valle-nilo/tombe-dei-nobili.php
Per ulteriori informazioni sulla TT69: https://www.osirisnet.net/tombes/nobles/menna69/menna_01.htm
Per l’esito dell’investigazione multidisciplinare sulla TT69 del 2008: https://orbi.uliege.be/bitstream/2268/1372/1/menna%20spectrochimica.pdf
[1] La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2] Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3] le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4] Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5] L’inserimento del termine “giustificata” lascia intendere che fosse già morta al momento in cui venne realizzata la tomba del marito.
[6] Il fatto che nell’unica scena in cui compare assieme al fratello lo preceda, ha fatto intendere che si trattasse del figlio maggiore.
[7] I preti “wab”, ma anche “uab”, o “uebu”, appartenevano al basso clero ed erano incaricati della manutenzione degli strumenti del culto e degli oggetti comunque ad esso connessi. A loro competeva il lavacro e l’abbigliamento giornaliero della statua del dio presso cui operavano e a loro competeva il trasporto della statua del dio (generalmente su una barca sacra) durante le cerimonie. Erano gerarchicamente sottoposti ad un “grande prete wab” cui competevano le operazioni giornaliere di culto della divinità.
[8] Le cattive condizioni dei dipinti parietali, danneggiati dai millenni o deliberatamente, ha fatto nel tempo interpretare in maniera differente i nomi che, nel 1910, erano stati interpretati da Campbell (C. Campbell: Two Theban Princes, Sons of Rameses III, p. 85-106, Oliver and Lloyd, London, riedizione 2010) come Henut, […]Hem-Ta e Kasi.
[9] L’inserimento del termine “giustificata” lascia intendere che fosse già morta al momento in cui venne realizzata la scena che la ritrae.
[10] Sir Robert Ludwig Mond (1867-1938), chimico e archeologo britannico.
Di Giuseppe Esposito

Epoca: XVIII Dinastia
Titolare
| Titolare | Titolo | Necropoli[3] | Dinastia/Periodo | Note[4] |
| [Per?]-enkhnum, poi riutilizzata per Nespaneferher | Prete wab[5] di Amon in Karnak e di Mut in Asher / Primo profeta di Amon, Capo degli scribi del tempio dei possedimenti di Amon | Sheikh Abd el-Qurna | XVIII (XX – XXI dinastia) | versante nord-est della collina, sopra la TT69 |
Biografia
La tomba venne originariamente realizzata per il prete wab [Per?]-enkhnum e poi usurpata da Nespaneferher il cui padre era Iufenamon, e la cui moglie era Tabekenmut, cantatrice del (?) di Mut. Uno dei figli, verosimilmente di Nespaneferher, si chiamava Hor. Nespaneferher svolse parte della sua attività mentre era Primo profeta di Amon Herihor-Siamon.
La tomba


TT68, molto piccola, si sviluppa con forma a “T” rovesciata tipica di analoghe sepolture dello stesso periodo. Ad un corridoio segue una camera trasversale in cui tutti i dipinti, realizzati per il titolare originario, sono stati usurpati da Nespaneferher. I pochi ancora leggibili, e comunque incompiuti, rappresentano il defunto in adorazione, con la moglie, di tre vacche sacre rappresentanti Hathor. In altra scena, il defunto deposto nel sarcofago.


Un brevissimo corridoio dà accesso ad una camera perpendicolare alla camera trasversale sulle cui pareti sono rappresentate scene del defunto e di un uomo[6] in atto di offertorio a Ra-Horakhti e a una dea (?). In altra scena ancora offertori a Sokar e banchetto, cui partecipano il defunto e la moglie, con musici.

Il soffitto reca testi sacri con un inno a Osiride, nella parte nord, e i resti di un elenco di titoli di [Per?]-enkhnum, nella parte sud.

Fonti
[1] La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2] Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3] le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4] Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5] I preti “wab”, ma anche “uab”, o “uebu”, appartenevano al basso clero ed erano incaricati della manutenzione degli strumenti del culto e degli oggetti comunque ad esso connessi. A loro competeva il lavacro e l’abbigliamento giornaliero della statua del dio presso cui operavano e a loro competeva il trasporto della statua del dio (generalmente su una barca sacra) durante le cerimonie. Erano gerarchicamente sottoposti ad un “grande prete wab” cui competevano le operazioni giornaliere di culto della divinità.
[6] La figura maschile rimpiazza una figura femminile preesistente e forse relativa al primo occupante della tomba.
Di Giuseppe Esposito

Titolare
| Titolare | Titolo | Necropoli[3] | Dinastia/Periodo | Note[4] |
| Hapuseneb | Primo Profeta di Amon | Sheikh Abd el-Qurna | XVIII dinastia (Hatshepsut | versante nord-est della collina, a nord-ovest della TT69 e vicino alla TT68 |
Biografia
Hapuseneb, Primo Profeta di Amon durante il regno di Hatshepsut, era figlio di Hapu, Terzo Prete lettore di Amon, e Ahhotep, Concubina reale; ebbe per moglie Amenhotep.


Statue di Hapuseneb (conservata a Bologna) e di suo padre Hapu
La tomba

Si sviluppa partendo da una facciata con otto pilastri in cui alcune scene, molto malridotte, sono relative all’abbattimento di alberi nella terra di Punt; sono inoltre visibili anche alcune navi ed è rappresentata la costruzione di alcuni carri.


Pochi resti, inoltre, di testi sacri e dedicatori. Un lungo corridoio, privo di rilievi e dipinti, e in cui è possibile solo leggere alcuni testi relativi ai genitori, dà accesso ad una camera il cui soffitto è sorretto da quattro colonne. Sul fondo tracce di scavo probabilmente in previsione di un ampliamento della tomba.


Uomini che abbattono gli alberi dalla TT67. Rilievi di N. Davies


Fonti
[1] La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2] Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3] le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4] Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
Di Giuseppe Esposito

Epoca: XVIII Dinastia
Titolare
| Titolare | Titolo | Necropoli[3] | Dinastia/Periodo | Note[4] |
| Hepu | Visir | Sheikh Abd el-Qurna | XVIII dinastia (Thutmosi IV | versante nord-est della collina, a nord-ovest della TT67 e subito dopo la TT65 |
Biografia
Hebu, Visir sotto Thutmosi IV (?), ebbe per moglie Rennai. Il figlio Neferhebef viene indicato nella tomba come sacerdote wab di Amon.

La tomba

TT66 si sviluppa con forma a “T” rovesciata tipica di analoghe sepolture della XVIII dinastia. L’ingresso si apre in una corte e a un breve corridoio di accesso segue una camera trasversale in cui Hebu assiste ai lavori di alcuni artigiani: scultori, lavoratori di pellame, fabbri e vasai nell’atto di produrre vasi con teste di stambecco, o di toro, una statua di personaggio inginocchiato, una testa di falco in oro e un carro; poco discosto, liste di offerte e testi sacri. Sono ravvisabili i resti di un dipinto di processione funeraria con alcuni uomini che recano rami ed altri prostrati, nonché i resti di un banchetto con musici e cantori. Su un’altra parete l’insediamento come visir dinanzi a Thutmosi IV e resti di un testo attinente le funzioni dell’incarico ricoperto.


Un breve passaggio consente l’accesso ad una piccola camera finale in cui i resti di alcune scene riguardano un figlio in offertorio dinanzi ai genitori, scene del trasporto funebre e cerimonie connesse, con offerte di giare di vino alla dea Renenet-Thermutis. Altre scene, molto danneggiate, rappresentano il defunto a pesca; sul fondo, due statue, non iscritte, del defunto e della moglie.

Fonti
[1] La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2] Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3] le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4] Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
Di Giuseppe Esposito


Come numerose altre necropoli egiziane, il sito si trova sulla sponda occidentale[2] del fiume Nilo, tra la Valle dei Re e i templi funerali della necropoli di Tebe. Le tombe di questa necropoli, che rientrano nel più vasto concetto di Tombe dei Nobili, sono scavate su un altopiano roccioso per proteggerle dalle piene annuali del Nilo. La necropoli si estende su diverse località: Dra Abu el-Naga, el-Khokha, el-Assasif, Deir el-Bahari, Qurnet Murai e Deir el-Medina.
Attraverso le decorazioni delle sue tombe, è possibile analizzare l’evoluzione dell’arte funeraria privata durante tutto il Nuovo Regno. Nelle vicinanze del sito si trova anche il tempio funerario di Seti I (noto anche come Tempio di Qurna), risalente al XIV secolo a.C., celebre per gli schemi di un gioco da tavolo ricavati nelle mattonelle di ceramica.

Storia
Il primo sito della necropoli è noto come el-Tarif, dove sono state identificate alcune sepolture risalente ai periodi Naqada II e alla I dinastia. Durante la VI dinastia le sepolture vennero prevalentemente eseguite nell’area di el-Khokha, sia pur preferendo le vicinanze dei templi regali per tumulare i funzionari di alto rango e i membri della corte. Le sepolture diminuiscono durante il Medio Regno, mentre tornano ad aumentare nell’area durante il Nuovo Regno. La zona funeraria si sposta ancora durante la XXV e XXVI dinastia nel sito di el-Assasif, davanti al tempio di Deir el-Bahri: in questa nuova zona si trovano le tombe imponenti di Montuemhe (TT34), lunga 228 metri e comprensiva di 40 ambienti, e di Pabasa (TT279), sovrintendente del Tempio di Amon.

XVIII dinastia
Nel Nuovo Regno i nobili preferiscono costruire le proprie sepolture in questa necropoli. Queste tombe hanno una planimetria simile, a forma di “T” rovesciata, composte da un cortile scavato nella roccia, una stanza trasversale, un corridoio e una sala conclusiva, dove erano poste alcune statue che accompagnavano il defunto; spesso erano previsti anche un pozzo sotterraneo, chiuso dopo la sepoltura; coni funerari erano utilizzati per decorare le facciate esterne delle tombe e per indicare il titolare della tomba, talvolta con una piccola piramide a incorniciare la struttura. Durante il regno di Thutmosi III (XVIII dinastia), le figure decorative appaiono molto formali, spesso con carattere arcaicizzante e con motivi simmetrici ripetuti.
Alla metà della dinastia, nell’epoca di Thutmosi IV, i temi rappresentati si evolvono verso immagini informali della vita quotidiana, molto colorate e con numerosi particolari. All’interno delle tombe gli artisti decoravano le pareti con affreschi di pregevole fattura, rappresentando scene della vita nell’aldilà e racconti della vita quotidiana dell’inumato, molto spesso un funzionario reale. Altre scene tipiche di queste tombe sono le processioni funerarie, il viaggio cerimoniale verso Abido e il banchetto per il funerale. Le tombe più celebri della necropoli, quella di Nakht (TT52), con dipinti murali di straordinaria produzione artistica, e di Mena (TT69), che si concentra sul tema del lavoro agricolo.
Con la fine del Nuovo Regno, gli ipogei spesso scavati in luoghi non idonei, ritornavano ad essere di piccole dimensioni mentre le decorazioni di carattere teologico e funerario erano eseguite da artisti che con vivace talento rendevano, sempre però in modo discontinuo, meno monotono lo stile severo delle raffigurazioni tornate a proporre antichi temi.

XIX e XX dinastia
Nel periodo ramesside, in particolare durante la XIX e XX dinastia, le tombe private mostrano una planimetria simile alle precedenti, ma si diversificano i temi rappresentanti sulle pareti: diminuiscono le rappresentazioni della vita agricola, mentre aumentano i temi religiosi, come le raffigurazioni del Libro delle Porte e del Libro dei Morti. Al periodo ramesside risale la tomba di Userhat (TT51), che ospita anche la moglie e la madre del funzionario, decorata con colori vivaci e scene dettagliate. Nella TT311, attribuita a Khonsu, si presenta una scena molto rara: la processione della barca sacra fino al tempio di Armant. Infine la tomba di Irinufer (TT290) rappresenta per la prima volta le parrucche colorate come elemento simbolico della maturità.
Tombe della necropoli
La necropoli ospita 143 tombe specialmente della XVIII, XIX e XX dinastia; sono inoltre presenti tombe più antiche, risalenti alla XI e XII dinastia[3]:
Tombe “perdute”
È noto inoltre che la necropoli ospiti altre 13 tombe, risalenti alle stesse dinastie (una al Periodo Tardo), ma di queste si sono perse le tracce poiché non idoneamente identificate topograficamente. Le stesse, perciò, sono prive di specifica numerazione e contrassegnate dalla lettera “C” iniziale[4]:
Bibliografia

Esempio di concentrazione e sovrapposizione di tombe nell’area di Sheik ab del Qurna
[1] La planimetria non è in scala ed ha valore esclusivamente di visione d’insieme; l’ubicazione delle singole sepolture non è topograficamente esatta, ma vuole visualizzare la concentrazione delle tombe in alcune aree, nonché il “disordine” con cui le stesse sono state classificate.
[2] I campi della Duat, ovvero l’aldilà egizio, si trovavano, secondo le credenze, proprio sulla riva occidentale del grande fiume.
[3] Porter e Moss 1927.
[4] Porter e Moss 1927, pp. 456-460.
Di Giuseppe Esposito


Dra Abu el-Naga è il nome moderno di una località, rientrante nella più vasta area della Necropoli tebana e, segnatamente di quella ricompresa nel concetto di Tombe dei Nobili, che ospita una necropoli egizia posta sul lato occidentale del Nilo nei pressi di Tebe, proseguimento ad ovest della necropoli di El-Tarif.

La necropoli è occupata, in special modo, da sepolture ipogee, o tombe a saff, o contrassegnate di piccole piramidi, risalenti alla XVIII, XIX e XX dinastia di funzionari e dignitari della corte faraonica.
Dal 1999 sono state aperte al pubblico due tombe: la TT255 di Roy e la TT13 di Shuroy.
Tombe della Necropoli

La necropoli ospita 84 tombe specialmente della XVIII, XIX e XX dinastia[2]:

Tombe “perdute”
È noto inoltre che la necropoli ospiti altre 28 tombe, risalenti alle stesse dinastie, ma di queste si sono perse le tracce poiché non idoneamente identificate topograficamente. Le stesse, perciò, sono prive di specifica numerazione e contrassegnate dalla lettera “A” iniziale[3]:
Bibliografia
[1] Le planimetrie non sono in scala ed hanno valore esclusivamente di visione d’insieme; l’ubicazione delle singole sepolture non è topograficamente esatta, ma vuole visualizzare la concentrazione delle tombe in alcune aree, nonché il “disordine” con cui le stesse sono state classificate.
[2] Porter e Moss 1927.
[3] Porter e Moss 1927, pp. 447-455.
Di Giuseppe Esposito

Il villaggio di Deir-el-Medina, in Egitto nei pressi dell’odierna Luxor, il cui nome in egizio era “Pa demi” ossia “la cittadina”[2], costituisce uno dei tre esempi noti di “villaggio operaio” (gli altri sono quello di Tell el-Amarna, l’antica Akhetaton, e di Kahun, nei pressi di el-Lashur) che ospitavano gli artigiani e, in genere, le maestranze preposte alla realizzazione e manutenzione delle tombe degli antichi Re della XVIII, XIX, e XX Dinastia. Si tratta, in questo caso, delle tombe della Valle dei Re.
Storia
Con l’unificazione delle Due Terre sotto i principi tebani, dopo la parentesi del Secondo Periodo Intermedio, i re della XVIII dinastia, originari dell’area tebana, decisero di individuare l’area in cui prevedere le proprie sepolture in uno wadi; quello che sarebbe poi divenuto la Valle dei Re. Tra il 1525 e il 1504 a.C. il re Amenhotep I[3] istituì perciò un gruppo di artigiani specializzati[4]che il successore, Thutmosi I decise di concentrare in un villaggio creato alla bisogna, Pa demi, in un’area desertica sita nei pressi della zona destinata ad accogliere le tombe reali, a metà strada tra quelle che sarebbero poi divenute la Valle dei Re e la Valle delle Regine.

La scoperta
La scoperta del villaggio di Deir el-Medina, ed i primi scavi, dal 1905 al 1909, si devono ad Ernesto Schiaparelli, mentre le definitive operazioni di scavo furono, dal 1922 al 1951, a cura di spedizioni francesi sotto la direzione di Bernard Bruyère assistito dall’egittologo cecoslovacco Jaroslav Černý.
Struttura urbanistica
In tutti e tre i casi si assiste, nonostante i salti temporali tra una struttura e l’altra[5], alla fioritura di villaggi con caratteristiche pressoché similari su cui spiccano, a colpo d’occhio, il concetto di egualitarismo che permea tutte le costruzioni, unito ad un concetto di “modularità” che si potrebbe definire straordinariamente moderno.

Guardando le piante dei tre siti si nota che le abitazioni sono distribuite in maniera più ordinata a Tell el-Amarna[6], più suddivisa in quartieri ad el-Kahum (che costituisce, peraltro, il più grande degli insediamenti), più “disordinata”, infine, a Deir el-Medina che è, però, il risultato del sovrapporsi di oltre 500 anni di nuove abitazioni, di ristrutturazioni di quelle più vecchie, di ampliamenti areali per giungere dalle iniziali 60 abitazioni circa, alle finali 120.
Nonostante l’esistenza del villaggio di Deir el-Medina sia attestata fin dalla XI Dinastia, può dirsi, di fatto, che esso cominci a prosperare agli inizi della XVIII Dinastia con la prima sepoltura nella Valle dei re che, secondo la tradizione, sarebbe quella di Thutmosi I o, secondo altri, di quella di Amenofi I. A favore della prima ipotesi, vengono indicati i cartigli di questo re impressi sui muri del nucleo più antico del villaggio mentre, per la seconda ipotesi, si fa riferimento alle numerose immagini di Amenofi e di sua madre, la Regina Ahmose Nefertari, rinvenute in alcune abitazioni ed evidentemente oggetto di culto.
Originariamente il villaggio, sempre circondato da un muro nelle varie fasi della sua esistenza, presentava 60 complessi abitativi successivamente incrementati sino ad ospitare circa 120 nuclei familiari per un complesso, stimato, di 500 abitanti; pur essendo attestata una frequentazione costante del sito sino alla XX dinastia, esiste tuttavia un periodo “vuoto” che corrisponde a quello dell’eresia amarniana, verosimilmente per il trasferimento delle maestranze ad Akhetaton. Per quanto non attestato archeologicamente, non può escludersi, perciò, che abitanti di Deir el-Medina abbiano vissuto anche ad Amarna. Il villaggio riprenderà vita ed attività sotto il successore di Ay, e di Tutankhamon, Horemheb.
Deir el-Medina presenta, in pianta, forma allungata che ricorda quella di una nave (m. 130 x 50 circa); una strada principale l’attraversa tutta separando le abitazioni in due grossi quartieri che, proprio per il richiamo alla forma di nave cui si è sopra detto, erano denominati “quartiere di dritta”, ad est, e “di sinistra”, ad ovest. Ed ancora, proprio come su una nave, le maestranze erano suddivise in “squadre di tribordo” e “di babordo”, composte da circa 60 unità ognuna capeggiate da un “architetto” caposquadra.
Dislocazione e vita quotidiana
Il Villaggio si trova a relativa breve distanza dal Nilo e non è servito da acqua; ciò lascia supporre che l’approvvigionamento avvenisse a mezzo carovane di animali da soma.
Le maestranze, suddivise in squadre da 60 unità ciascuna (con termine marinaro chiamate “iswt”), raggiungevano il luogo di lavoro percorrendo un sentiero (ancora oggi esistente e percorribile) che passa alla sommità delle alture che delimitano la Valle dei re e su cui sono ancora visibili i luoghi di sosta ove, peraltro, erano posizionate anche le sentinelle che garantivano la sicurezza delle tombe.
Le squadre prestavano servizio per una “settimana” di dieci giorni cui, ritornati a Deir el-Medina, seguiva un “week-end” di due giorni.
È interessante notare che doveva trattarsi di una comunità abbastanza cosmopolita tanto che, su una popolazione maschile lavorativa di circa 100 unità, sono stati riscontrati 30 nomi palesemente stranieri e ben 16 fra templi e cappelle dedicate a divinità locali, come Mertseger, ma anche non appartenenti al pantheon egizio.
Le donne di Deir el-Medina
Considerato che gli uomini erano costantemente lontani dal villaggio per gran parte dell’anno Deir el-Medina doveva essere una comunità principalmente femminile. È interessante rilevare che il livello “scolastico” di tale comunità era di certo elevato: di certo si doveva prevedere, oltre ai normali lavori domestici, il mantenimento del villaggio nel suo insieme anche dal punto logistico e di approvvigionamento cui era intimamente collegato il discorso economico.
Sono note, inoltre, le professioni di alcune di tali donne che spaziano dalle “cantatrici” alle “sacerdotesse” dedicate a vari culti, e doveva essere alta anche l’alfabetizzazione riscontrabile dai molteplici “ostraka” rinvenuti ed identificabili come messaggi inviati ai mariti lavoratori alla Valle dei re. Anche il livello di emancipazione doveva essere garantito se Naunakhe, vedova dello scriba Kenhekhepeshef, poteva disporre dei beni del marito per la distribuzione ai suoi figli di quanto di spettanza.
La necropoli degli operai
Trattandosi in gran parte di maestranze edili e di artisti, si assiste alla nascita di una necropoli operaia in cui le sepolture nulla hanno da invidiare alle tombe nobiliari. Originariamente, non esiste un piano di insieme prestabilito, e solo con la XIX dinastia le tombe di famiglia si concentreranno sul lato nord-occidentale. Si tratta di tombe ad architettura cosiddetta “composita” in cui la sovrastruttura è costituita da una piccola piramide (da cui il nome di tomba a piramide) costruita in materiale povero e deperibile, che dimostra il processo di democratizzazione iniziato con la trascrizione, su papiro, del “Libro dei morti”, e da un ipogeo con una vano sotterraneo coperto da una volta a mattoni. I rilievi e le opere pittoriche sono spesso di altissima qualità e, caso raro in Egitto, si assiste all’impiego di pittura “a fresco” su “pisé” (argilla mista a fango su cui viene applicato l’intonaco che serve da base per la pittura).

Tombe della necropoli

La necropoli ospita 53 tombe specialmente della XVIII, XIX e XX dinastia e in special modo dedicate a capisquadra e operai del villaggio che realizzavano le sepolture, specie reali, e che delle tombe curavano la manutenzione. Anche se non strettamente rientranti nella categoria dei “nobili”, si è soliti tuttavia comprendere anche la necropoli operaia nella più ampia localizzazione e denominazione di Tombe dei Nobili della Necropoli tebana[7]:

Bibliografia
[1] La planimetria non è in scala ed ha valore esclusivamente di visione d’insieme; l’ubicazione delle singole sepolture non è topograficamente esatta, ma vuole visualizzare la concentrazione delle tombe in alcune aree, nonché il “disordine” con cui le stesse sono state classificate.
[2] Mario Tosi, Dizionario enciclopedico delle divinità dell’antico Egitto, vol. II, pag. 152
[3] Amenhotep I e sua madre, la regina Ahmose Nefertari furono, per tale motivo, oggetto di un culto specifico da parte delle maestranze di Deir el-Medina che si protrasse per lungo tempo tanto che, in periodo ramesside, a circa 200 anni dalla sua fondazione, ancora venivano rappresentati nelle tombe i due sovrani fondatori e delle circa 130 tombe di tale periodo, circa 30 presentano rappresentazioni di regnanti; di queste quasi l’80 per cento sono rappresentazioni di Amenhotep I o della regina Ahmose Nefertari.
[4] Il titolo a loro dedicato era “Servi del luogo della verità”, in realtà abbreviazione del più esteso nome di “coloro che ascoltano la chiamata nel luogo della verità.
[5] Ci sono, ad esempio, quasi mille anni tra il villaggio di Kahum della XII dinastia, e quello di Deir el-Medina al suo crepuscolo, con la XX dinastia.
[6] Forse perché appositamente costruito con concezioni architettoniche precise, non fuorviate, nel corso dei secoli, da sovrapposizioni stilistiche data la breve vita del centro stesso.
[7] Porter e Moss 1927