Supervisore del tesoro del Ramesseo nei domini di Amon
el-Assasif
XIX (Ramses II)
circa 50 iarde (circa 40 m) dalla TT36, e nei pressi delle TT189 e TT196
Biografia
Khnumemheb fu Supervisore del tesoro del Ramesseum durante il regno di Ramses II; Meryesi (o Mery-Isis) fu sua moglie.
La tomba
L’ingresso della TT26
La tomba presenta una facciata con due stele: su una, oltre un inno ad Amon-Ra, il defunto è rappresentato in adorazione di Ra-Horakhti e Maat; sull’altra, oltre i resti di un inno a Osiride, il defunto adora Osiride e la dea dell’Occidente (Hathor).
La stele dell’adorazione di Osiride e Hathor
Un breve corridoio, sulle cui pareti sono riportati i titoli del defunto nell’anno quinto di Sethy I e la moglie, Meryesi, in atto di suonare il sistro, si accede ad un corridoio trasversale, con planimetria che richiama lo stile delle tombe del periodo, sulle cui pareti il defunto e la moglie sono rappresentati in adorazione di Osiride e Anubi, brani del Libro delle Porte, l’adorazione, da parte del defunto, di un toro e di sette vacche sacre.
La stele con il defunto in adorazione di Ra-Horakhty
Altre scene, che appaiono incompiute, rappresentano il defunto e la moglie in presenza di Osiride, Iside e Nephtys, nonché Anubi e Horus (?) ed offertori agli dei Shu, Ra-Horakhti, Nut, Atum, Maat e ad altre divinità non identificabili.
Osiride e Hathor (particolare)
Fonti
Porter e Moss 1927, pp.43.
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 18-19.
Porter e Moss 1927, p. 43.
Porter e Moss 1927, p. 43.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
Prima di iniziare con i sovrani della XXIII dinastia, apro una parentesi per citare un sovrano che non è menzionato in nessuna delle liste dei re, Peduast II (o Padibastet).- Ne fanno menzione in pochi tra i quali Aidan Dodson e Dyan Hilton nel loro libro del 2004, “The Complete Royal Families of Ancient Egypt”. Essi lo collocano intorno agli anni 743-733 a.C., tra i regni di Sheshonq V e Osorkon IV, quindi come penultimo re della XXII dinastia. Diversamente Jurgen von Beckerath lo colloca nel regno di Pianki, XXV dinastia, circa 736-731 a.C.
Potrebbe essere stato un figlio di Iuput II, allora nomarca ad Athribis, questa è una deduzione che fa riferimento ad una lista dei re di Pianki che colloca accanto a Osorkon IV un Pedubas chiamandolo principe di Athribis. Peduast II, con il suo nome reale Sehetepibenre compare su alcuni blocchi di pietra nel Delta dove è definito come re di Tanis.
L’egittologo Kennet Kitchen lo colloca addirittura all’epoca dell’invasione assira da parte di Esarhaddon, ed in seguito da Assurbanipal intorno al 660 a.C.. L’incertezza che circonda la linea temporale e la figura di questo “re” è tale per cui si può pensare che probabilmente si trattava di un signorotto locale che occasionalmente è apparso alla ribalta.
PETUBASTIS I
(Da non confondere con Peduast II descritto sopra)
La situazione in cui si trova l’Egitto con la XXIII e XXIV dinastia rispecchia in parte la situazione italiana all’epoca dei Comuni e delle Signorie, smembrato in una costellazione di staterelli spesso limitati alla sola città in cui risiedono i governanti. Un cupo medioevo in cui risulta quasi impossibile districarsi. Quelli che pomposamente Manetone chiama faraoni altro non sono che signorotti locali, principalmente libici, che si elevano al rango di sovrani senza avere alcun titolo dinastico. Come ho detto in altra occasione io seguo la storia egizia seguendo una lista di faraoni tratta da fonti storiche quali le “liste reali egizie” e dagli ultimi studi storici sull’argomento, ma non va trascurato il fatto che altri studiosi hanno prodotto liste diverse, particolarmente per questo periodo, che non sarebbe corretto trascurare. In alcuni casi si è pensato di inserire nomi non considerati, magari sovrani effimeri che non sarebbero neppure da citare, io riporterò tutti quelli che ho trovato nelle mie ricerche cercando di essere il più chiaro possibile.
Per quanto riguarda il primo sovrano della XXIII dinastia il nome di Petubastis I compare su tutte le liste. Petubastis, Petubates, Usimara-Setpenamun Pedubast-Meramun è poco conosciuto, di lui ce ne parla Sesto Africano chiamandolo Petubastes e gli assegna 40 anni di regno, diversa è l’opinione di Eusebio di Cesarea che lo chiama Petubates e riduce il suo regno a 25 anni; dai ritrovamenti archeologici, lo troviamo citato in varie iscrizioni sul molo di Karnak dove la data più alta per il suo regno è il 23° anno. Le varie cronologie considerano come durata del suo regno da 25 a 30 anni a seconda della collocazione di altri sovrani nella linea di successione. Incerto è anche il periodo in cui ha governato, qui lo troviamo nella XXIII dinastia intorno all’800 a.C., altri, tra cui David Aston, lo collocano nella XXII dinastia, tra Iuput e Takelot I intorno all’890 a.C..
Fratello, forse, di Sheshonq III e suo vassallo, fu principe di Leontopolis; ad un certo punto si attribuì i titoli della regalità divenendo così il primo sovrano della XXIII dinastia che, per un certo periodo, regnerà contemporaneamente alla XXII.
Vi chiederete come sia possibile che uno decida che da domani sarà un sovrano e si crei un regno. Ma a tutto c’è una spiegazione: Petubastis, d’accordo con il Primo Profeta di Amon di Karnak, ottiene da questi il riconoscimento ufficiale ed in cambio concede al Primo Profeta, che all’epoca era Horsaset II, il diritto di iscrivere il suo nome in un cartiglio reale.
Il fatto che Petubastis si sia proclamato sovrano non destò le ire degli altri sovrani della XXII dinastia anzi i rapporti rimasero buoni anche perché tutti i sovrani delle due dinastie erano imparentati tra loro.
Petubastis designò quale suo successore il proprio figlio Iuput nominandolo coreggente nel suo 15° anno di regno con il diritto di inscrivere il proprio nome nei cartigli reali. Iuput non arrivò mai a governare in modo autonomo in quanto premorì al padre. C’è molta incertezza nello stabilire chi gli successe, la lista alla quale faccio riferimento mi da un Sheshonq IV, secondo alcuni andrebbe invece collocato Sheshonq VI, un sovrano la cui esistenza è molto contestata in quanto il suo nome è riportato solo sul nilometro di Karnak, secondo altri non è mai esistito.
Fonti e bibliografia:
Federico Arborio Mella, “L’Egitto dei faraoni”, Milano, Mursia, 1976
Franco Cimmino, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bologna, Bompiani, 2003
Alan Gardiner, “La civiltà egizia”, Torino, Einaudi, 1997
Jurgen von Beckerath, “Chronologie des Pharaonischen Agypten”, Ed. Zabern, 1997
George Goyon, “La scoperta dei tesori di Tanis”, Pigmalione, 2004
Kenneth Kitchen, “Il terzo periodo intermedio in Egitto (1100–650 a.C.)” 3a ed, Warminster: 1996
N.Dautzeberg, “Bemerkungen zu Schoschenq II., Takeloth II. und Pedubastis II”, Guttinger Miszellen, 1995
Aidan Dodson w Dyan Hilton, “The Complete Royal Families of Ancient Egypt”, Thames & Hudson, London 2004
Jurgen von Beckerath, “Das Verhältnis der 22. Dynastie gegenüber der 23. Dynastie”, 2003
Le dinastie si susseguono, ed ancor peggio si accavallano, pur se poco o nulla cambia nella penosa situazione in cui si trova l’Egitto.
Per quanto riguarda la XXIII dinastia ci troviamo sempre nella stessa situazione, le fonti sono poche, lacunose e spesso poco affidabili. Manetone per mezzo dei suoi epitomatori ci fornisce notizie contrastanti, Sesto Africano parla di
<<……….quattro re di Tanis……che regnarono 89 anni…….>>,
Eusebio da Cesarea ne riporta solo tre attribuendo diverse data di regno. Da quanto si è potuto ricavare dai dati archeologici si può pensare che fossero quattro o otto, a seconda di come si collocano alcuni reperti.
Coloro che governano (altrove ho già detto che chiamarli faraoni è un eufemismo) sono ancora, come per le due dinastie precedenti, di origini libiche di Mashwesh, che regnano in modo indipendente su parti dell’Alto Egitto. Ancora oggi si dibatte molto su dove era situato il centro di potere della XXIII dinastia, Herakleopolis Magna, Hermopolis Magna o Tebe. La precedente XXII dinastia, proveniva da Bubastis e, dopo aver preso sia Tanis che Menphis le mantenne quasi fino alla fine della loro dinastia.
La XXIII Dinastia, che viene considerata una propaggine della XXII, è considerata una dinastia Tanita, in quanto originaria di Tanis, anche se non regnò mai da lì. Nonostante ciò la maggior parte degli storici fanno affidamento sulla stele di Pianki che riporta che Iuput II governava da Leontopolis. Ma secondo altri studiosi Iuput II non dovrebbe essere inserito nella XXIII dinastia in quanto questa non ha mai governato da Leontopolis, la stele ci riporta solo che Iuput II ha governato da qualche parte nel Delta, questo dimostrerebbe che la stele di Pianki non costituisce una prova del fatto che Leontopoli fosse la capitale della XXIII dinastia.
Altro motivo di confusione, che genera nuovi dibattiti, è il fatto che oltre ai vari conflitti tra Alto e Basso Egitto, il Delta stesso era un groviglio di conflitti locali, la maggior parte dovuti a lotte di successione. Va poi tenuto conto che, siccome i Sommi Sacerdoti di Amon, durante la XXI dinastia, da Tebe governarono efficacemente l’Alto Egitto pur senza essere considerati una dinastia e quando, dopo la XXI dinastia persero gran parte del loro potere rimasero pur sempre persone potenti e influenti tanto che i matrimoni nella famiglia reale non erano una rarità.
Questa è la ragione per cui non sono pochi i regni all’interno della XXII e della XXIII dinastia che si sovrappongono. E qui ci troviamo tra due fuochi, ovvero opinioni diverse tra gruppi di studiosi, alcuni sostengono che la XXIII dinastia sia iniziata con Takelot II mentre Petubastis I sarebbe una parte separata ed indipendente di quella dinastia, per altri invece sarebbe Takelot II una parte indipendente separata della ventiduesima dinastia mentre Petubastis I sarebbe il primo della XXIII dinastia. E questa dinastia fu accettata senza condizioni sia a Tebe che ad Hermopolis, Leontopolis, Heracleopolis e Tanis.
A Tebe c’erano pure le donne, Divine Spose di Amon, una di queste era la figlia di Osorkon III della XXIII dinastia. Queste donne rivestivano una posizione molto elevata che garantiva la successione nella dinastia; non si potevano sposare, in quanto già Spose di Amon, e la successione avveniva quindi regolarmente anche via adozione. La situazione in cui si trova l’Egitto è molto complessa, ci sono contemporaneamente più sovrani che pensano solo a rivendicare la legittimità del potere disinteressandosi delle questioni interne e dei rapporti con i paesi confinanti indebolendo sempre più il paese che si viene a trovare esposto a minacce di invasione.
Priva di alcun controllo la Nubia e parte dell’attuale Sudan si organizzano in una potente monarchia sotto il governo dei re di Napata i quali si sono posti sotto la protezione del dio Amon e gradualmente conquistano la Bassa Nubia influenzando, con la loro ingerenza, i vicini settentrionali fino ad arrivare in seguito a creare una nuova dinastia, la XXV, la “Dinastia dei Faraoni Neri”.
Fonti e bibliografia:
Salima Ikram, “Antico Egitto” , Ananke, 2013
Federico Arborio Mella, “L’Egitto dei faraoni”, Milano, Mursia, 1976
Franco Cimmino, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bologna, Bompiani, 2003
Alan Gardiner, “La civiltà egizia”, Torino, Einaudi, 1997
Jurgen von Beckerath, “Chronologie des Pharaonischen Agypten”, Ed. Zabern, 1997
George Goyon, “La scoperta dei tesori di Tanis”, Pigmalione, 2004
Jurgen von Beckerath, “Osorkon IV = Eracle”, Gottinger Miszellen, 1994
Dodson Aidan, “L’arrivo dei kushiti e l’identità di Osorkon IV”, Editoria Cambridge Scholars, 2014
Kenneth Kitchen, “Il terzo periodo intermedio in Egitto (1100–650 a.C.)” 3a ed, (Warminster: 1996
La tomba TT96 è un ipogeo di eccezionale bellezza ed originalità. La recente manutenzione della tomba ha coinvolto anche le vetrate protettive che mettono in sicurezza le pareti pitturate dagli strofinamenti dei turisti. Le superfici vetrate ripulite ora danno maggior splendore alle pareti. Una delle immagini è molto evidente. Si tratta del muro Nord della camera funeraria a quattro pilastri. L’immagine ritrae la parte destra dove è raffigurato il defunto Sennefer con la sua sposa Meryt. Entrambi sono purificati dall’azione di un giovane uomo officiante che è davanti a loro. Il giovane indossa una pelle leopardata tipica vestizione di un sacerdote “sem” oppure “setem”. L’azione purificatrice veniva normalmente ottemperata dal figlio maschio primogenito oppure da un officiante che ne faceva le veci.
Ancora una cosa. I titoli di Sennefer sono molti. Noi qui incontrimao ḥȜty- Ꜥ che letteralmente significa “primo di braccio”, “colui che ha il braccio avanti”, “il primo”. In altre epoche significava anche “normarca, governatore”. In questo caso noi sappiamo che Sennefer era il funzionario più importante di Tebe. Quindi lo possiamo considerare, con la titolatura moderna, una specie di sindaco della capitale.
L’officiante (prima parte)
Ho diviso la parete pitturata riconoscendo sei zone didascaliche. E’ mia intenzione commentarle tutte. Qui provvedo alla prima, cioè ai sette registri verticali che sono sopra l’officiante.
L’officiante (seconda parte)
Qui analizziamo il testo geroglifico posto sotto le braccia dell’officiante che sta purificando la coppia Sennefer e sua moglie Merit.
Sennefer (terza parte)
Continuiamo la nostra analisi filologica prendendo ora in esame la figura di Sennefer. Esistono due didascalie. Prendiamo in considerazione quella superiore.
Sennefer (quarta parte)
Continuiamo la nostra analisi filologica della tomba TT96 prendendo ora in esame la figura di Sennefer. Esistono due didascalie. Questa volta consideriamo quella inferiore dipinta sotto il braccio destro dell’alto funzionario.
Meryt (quinta parte)
Iniziamo il terzo personaggio, Meryt. Anch’ella è dotata di una doppia didascalia. Prenderemo qui in esame quella superiore. E’ brevissima e non sarà difficoltosa.
Meryt (sesta parte)
Concludiamo l’analisi della parete Nord, parte destra, della TT96. La manutenzione dell’ipogeo di Sennefer che ha riguardato, tra l’altro, le vetrate di protezione ha dato lustro ad una tomba già di per sé bellissima ed originale.
Ricordatevi che lo studio del geroglifico è una stupenda ginnastica intellettuale. Per coloro che volessero cimentarsi con la filologia egizia non posso che consigliare:
nella piana, ad est di TT52, a poca distanza da TT55
Biografia
Per un caso fortuito, il titolare di questa tomba reca lo stesso nome, Neferhotep, del titolare della TT49; in questo caso, tuttavia, differente è la necropoli (Sheikh Abd el-Qurna in luogo di el-Khokha) e diverso l’incarico ricoperto. Il defunto era Padre divino di Amon-Ra e visse durante la XVIII dinastia e il regno di Horemheb.
Gli interni della TT50
Amenemonet, a sua volta Divino padre di Amon, fu suo padre e Takhat, responsabile dell’harem di Amon, sua madre; Rennutet fu sua moglie; Rennut sua figlia e Pairy suo figlio. Uno dei suoi, fratelli, Parennefer, fu a sua volta Padre divino di Amon, mentre un altro, Khonshotep, fu prete “wab”[5] di Amon.
La tomba
La tomba è costituita da breve corridoio che immette in un corridoio trasversale con scene di offertorio destinati al defunto da parte dei figli. In altra scena, il Supervisore del tesoro, Maya, seguito dai Governatori dell’Alto e Basso Egitto sono dinanzi al faraone Horemheb a cui decantano i meriti del defunto.
Maya di fronte ad Horemheb per lodare il defunto. Acquerello di George Hoskins
Contestualmente, in un altro registro, Amenemonet, il padre, si congratula con il defunto e con suo fratello Parennefer. Su un’altra parete due arpiste accompagnano due liutiste.
Rilevo della TT50. da: Manniche, Lise. “Book Review: La Tombe Thébaine du Père Divin Neferhotep (TT 50).” (1989): 27
Un breve passaggio consente l’accesso ad una sala sulle cui pareti sono riportate scene di offertorio del defunto e della moglie agli dei, nonché di offertori allo stesso defunto da parte di figli e amici.
Scena dal registro I che mostra il figlio di Neferhotep mentre fa offerte ai genitori seduti e file di parenti seduti, abbracciati e con indosso coni funerari. Acquerello di George Hoskins
Fonti
Porter e Moss 1927, pp. 91-95.
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 20-21
Porter e Moss 1927, p. 95-97.
Porter e Moss 1927, pp. 95-97.
Porter e Moss 1927, p. 96.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5] I preti “wab”, ma anche “uab”, o “uebu”, appartenevano al basso clero ed erano incaricati della manutenzione degli strumenti del culto e degli oggetti comunque ad esso connessi. A loro competeva il lavacro e l’abbigliamento giornaliero della statua del dio presso cui operavano e a loro competeva il trasporto della statua del dio (generalmente su una barca sacra) durante le cerimonie. Erano gerarchicamente sottoposti ad un “grande prete wab” cui competevano le operazioni giornaliere di culto della divinità.
fianco nord-est della collina, a sud-est della TT39
Biografia
Neferhotep fu Capo degli scriba di Amon e Sovrintendente del bestiame sacro, molto probabilmente durante i regni di Tutankhamon, Ay, Horemheb e agli inizi della XIX dinastia. Figlio di Neby, Servo di Amon, e di Iuy, Cantatrice di Amon. Il nonno paterno era Ptahemheb, Scriba delle (giovenche?) del Tempio di Amon, mentre il bisnonno Nebebneb era Scriba delle reclute. Meritra, Cantatrice di Amon, fu sua moglie; non è possibile appurare se la coppia avesse figli. Nella tomba sono presenti rappresentazioni che farebbero supporre positivamente per l’atteggiamento di alcuni giovani nei confronti della coppia, ma non sono indicati nomi o titoli.
La tomba
Il cortile della tomba nel 1921
Nota fin dall’antichità, venne rilevata da Robert Hay che ne riprodusse i dipinti parietali. Occupata da una famiglia locale, che la liberò solo alla fine del XIX secolo, subì molti danni, specie nella parti basse dei dipinti parietali[5]. I dipinti parietali sono perciò oggi noti solo grazie al lavoro di copia di Jean-François Champollion, Ippolito Rosellini, Émile Prisse d’Avennes, John Gardner Wilkinson e del citato Robert Hay.
L’ingresso della tomba oggi
La tomba si apre al fondo di un ampio cortile che da ulteriormente accesso ad altre tombe: TT363, TT362 e TT187, tutte risalenti alla XIX dinastia. Nel cortile (1-2 in planimetria[6]) due stele di cui una (2) distrutta; la stele superstite riporta la barca di Ra alla sommità e, su due registri sovrapposti, il defunto e la moglie che adorano Osiride e la Dea dell’Occidente (Mertseger), e i due che adorano Anubi in presenza di un pilastro Djed.
Il complesso ffunerario nella planimetria di Davis. Da: Pereyra, Maria Violeta, et al. “Il Complesso funerario di Neferhotep (Luxor)” (2015).
Un corridoio (3), sulle cui pareti il defunto, con moglie e genitori, è dinanzi a Osiride, Anubi e Hathor e sono inoltre presenti testi dedicati a Ra, dà acceso ad una sala trasversale. Sulle pareti, (4) la processione funeraria con il traino del sarcofago e il defunto abbracciato alla Dea dell’Occidente; segue (5) una stele con Osiride e la Dea dell’Occidente che fronteggiato Horus, ai lati su due registri il nonno del defunto e la moglie a sinistra e il defunto e un altro uomo (?) a destra.
Particolare di uno dei pilastri restaurati. Theban Conservation Project (Christina Verbeek)
Poco oltre (6), su due registri e in più scene, la moglie del defunto riceve doni, in un giardino dell’harem reale, dalla regina; il defunto torna a casa su un carro con doni e scene di un banchetto con servitori che portano cibi in un giardino in presenza di danzatrici e suonatori. Segue (7) una scena di portatori di flabello e di doni, preceduti dal defunto, dinanzi ad un re (forse Ay) e a una regina (il nome è perduto) affacciati ad un balcone sotto al quale sono rappresentati prigionieri.
Ricostruzione 3D della TT49. In verde una “aggiunta”, probabilmente destinata ad un parente stretto di Neferhotep. Da: Pereyra, Maria Violeta, et al. “Il Complesso funerario di Neferhotep (Luxor)” (2015)
Oltre il corridoio (11) il defunto e la moglie offrono fiori a Osiride e Hathor e, su tre registri sovrapposti, uomini con fiori, tori inghirlandati, portatori di offerte, cantanti ciechi e sacerdotesse di Hathor; poco discosto (10) su tre registri portatori di offerte e preti officianti dinanzi al defunto e alla moglie in presenza di prefiche. Sul lato corto una stele (9) reca il defunto in adorazione di Anubi e il defunto con incenso su un braciere dinanzi a Osiride; seguono (8), su tre registri, scene della processione funeraria, barche con prefiche e dolenti, preti che officiano riti sulla mummia dinanzi alla piramide della tomba e, in due scene, il defunto e la moglie che ispezionano la costruzione del sarcofago e le suppellettili funebri.
Le barche funerarie con le prefiche dopo il restauro con il laser. Theban Conservation Project (Christina Verbeek)
Figura femminile della TT49 dopo l’opera di restauro effettuata usando anche il laser. Theban Conservation Project (Christina Verbeek)
Un breve corridoio, sulle cui pareti (12) il defunto incontra i genitori defunti, adduce ad una sala con quattro pilastri (A-B-C-D), tutti decorati con immagini del defunto e della moglie in offertorio agli dei. Su uno (C) il defunto in offertorio del re Amenhotep I e della regina Ahmose Nefertari. Sulle pareti della sala, (13) il defunto, con la moglie e una figlia (?) offrono incenso agli dei; oltre la porta di accesso, (14) il defunto con la moglie e una donna consacrano offerte.
L’interno della TT49 dopo gli interventi di restauro. Theban Conservation Project (Christina Verbeek)
Poco oltre (15-16) il defunto riceve mazzi di fiori nel tempio di Amon e, a sua volta, offre fiori alla moglie nel giardino del tempio; scribi registrano servi, il raccolto di papiro, il bestiame al pascolo e quello marchiato, il contenuto dei magazzini e delle cantine del vino, la produzione agricola; negozi degli artigiani del tempio, con tessitori, carpentieri e cuochi.
Neferhotep e la moglie Meritra. Fonte: Meretseger Book
Seguono (19) il defunto e la moglie in offertorio a Osiride e Anubi e una stele (20) con il defunto abbracciato dalla Dea dell’Occidente. Oltre il varco che adduce alla sala più interna, una stele (18) sovrastata dal dio Anubi in forma di sciacallo e un uomo che offre libagioni a Osiride; poco oltre (17) il defunto offre mazzi di fiori a Osiride e alla Dea dell’Occidente.
Le offerte ad Osiride. Fonte: Meretseger Books
Un ampio passaggio conduce ad una sala che reca tre nicchie alle pareti, contenenti statue: una coppia (21) la cui identificazione non è possibile; ugualmente non identificabili i due personaggi di altra nicchia (22) sulle cui pareti il defunto offre libagioni a Osiride, in alto la rappresentazione di Hathor in atto di proteggere il re; sul fondo (23), le statue del defunto e della moglie seduti.
Le statue della nicchia sud. Da: Pereyra, Maria Violeta, et al. “Il Complesso funerario di Neferhotep (Luxor)” (2015)
Reperti
Nella tomba vennero repertati:
mattoni sacri con l’indicazione dei nomi di Neferhotep e della moglie Merytra.
Fonti
Porter e Moss 1927, pp. 91-95.
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 20-21
Porter e Moss 1927, p. 91.
Porter e Moss 1927, pp. 91-93.
Porter e Moss 1927, p. 91-95.
Porter e Moss 1927, p. 95.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5] I danni maggiori derivarono, stando alle testimonianze di Norman de Garis Davies del 1920-21, dall’abitudine di ammucchiare, contro le pareti per l’essiccazione, pani di sterco da usare come combustibile.
[6] Giacché dal cortile si accede a quattro distinte tombe, i riferimenti sono stati riportati in differente colore; quelli relativi alla TT49 sono di colore nero.
Capo amministratore e Supervisore del bestiame di Amon
el-Khokha
XVIII dinastia (Amenhotep III)
Usata come magazzino per i frammenti; alla base del lato est della collina, a sud-est di TT39
Biografia
Amenemhat, detto Surer, fu figlio di Ith-taui, Supervisore del bestiame di Amon, e di Mut-tuy, Concubina reale.
La tomba
TT48: planimetria e sezione
TT48: frammento di un soffitto
Frammento di un soffitto, tempera su carta di Hugh R. Hopgood (Metropolitan Museum, Cat. MET chr30.4.24)
La tomba, di grandi dimensioni, si sviluppa partendo da un portico trasversale che immette in un passaggio che adduce ad una sala interna; tutte e tre le aree sono colonnate (venti nel portico, venti lungo il passaggio e ventiquattro nella sala interna). La tomba si chiude con una sala provvista di sei pilastri.
Uno stretto passaggio (1 in planimetria), sulle cui pareti, alquanto danneggiate, oltre testi sacri, sono rappresentati il re Amenhotep III dinanzi ad Amon-Ra e il defunto con la madre in offertorio a Ra in presenza di Nephtys, adduce ad un portico colonnato; sulle pareti (2), su due registri, il defunto in adorazione di Geb e Nut, Osiride e Iside; seguono cinque scene, alcune distrutte, con un prete lettore[5] dinanzi al defunto e tracce di liste di offerte e di preti che officiano riti dinanzi alla statua del defunto. Sul lato corto del portico (3), ancora su due registri, in tre scene il re Amenhotep III che, accompagnato da portatori di flabello, partecipa ad una festa, che offre un granaio; che consacra offerte in presenza del kha; che fanciullo, viene allattato dalla dea serpente Thermutis e quest’ultima nell’atto di proteggere il re.
Poco oltre (4) rappresentazioni danneggiate del defunto (?), preceduto da flabelliferi, e seguito da otto rappresentazioni di se stesso, offre mazzi di fiori ad Amenhotep III in trono, sotto un chiosco, con scene del re che uccide nemici calpestati da sfingi; sulla base del trono sono rappresentati i “Nove Archi”[6], un leone e una sfinge. Oltre il corridoio che adduce al passaggio (7), ancora il re Amenhotep III sotto un chiosco, simile al precedente, che partecipa, in cinque registri sovrapposti (danneggiati), alla festa per il nuovo anno: resti di immagini del re, della regina Tye e di due statue reali trainate da personaggi tra xui il defunto, di due statue ippopotami, due del dio Bes e di due leoni. Sul lato corto del portico (6) resti di Amenhotep seguito dal kha; poco oltre (5) portatori di offerte, il defunto con la madre che sparge incenso su un braciere.
Tre corridoi, di cui solo uno ancora leggibile in quanto ad immagini parietali (8), adducono al passaggio colonnato; nel passaggio decorato (8) resti di scene del defunto in adorazione di divinità. Scarse e illeggibili le rappresentazioni sulle pareti del passaggio al termine del quale altri tre corridoi adducono alla sala interna. Anche in questo caso, solo il corridoio centrale (9) reca decorazioni di gatti sugli architravi.
Reperti
Nella tomba vennero repertati:
frammenti di architrave con scene del defunto in adorazione di Anubi ed altre con Horus e con i cartigli di Amenhotep III;
frammenti di una statua di granito rosso del defunto con scena di Amehotep III in adorazione di Amon;
frammenti di una statua in granito grigio del defunto;
due frammenti con cartigli di Amenhotep III;
un frammento con la testa della regina Tye;
un bracciale in smalto blu con cartiglio di Amenhotep IV/Akhenaton (?)[7]
Fonti
^ Porter e Moss 1927, pp. 87-91.
^ Gardiner e Weigall 1913
^ Donadoni 1999, p. 115.
^ Gardiner e Weigall 1913, pp. 20-21
^ Porter e Moss 1927, p. 88.
^ Porter e Moss 1927, pp. 87-91.
^ Porter e Moss 1927, pp. 89-91.
Frammenti di soffitto, tempera su carta di Hugh R. Hopgood (Metropolitan Museum, Cat. MET chr30.4.23)
Frammenti di architrave, tempera su carta di Nina de Garis Davies (Metropolitan Museum, Cat MET 48.105.12)
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5] Era compito dei preti “lettori” l’organizzazione delle cerimonie e la recitazione ad alta voce, durante le cerimonie sacre, degli inni previsti. Proprio per tale conoscenza delle invocazioni giuste e corrette, i “lettori” venivano considerati detentori di poteri magici.
[6] L’iconografia dei Nove Archi, intesi come nemici dell’Egitto, è molto antica; il primo esempio si rinviene, infatti, sul piedistallo del trono della statua di Djoser a Saqqara, posti sotto i piedi del sovrano. Non esiste caratterizzazione dei popoli fino al regno di Amenhotep III; successivamente i Nove Archi varieranno a seconda delle condizioni diplomatiche o di attrito esistenti. Sotto la XVIII dinastia si annoveravano, tra gli altri, gli Haw-Nebwt, i popoli delle isole; gli Shwtyw, gli alto-nubiani; i Pedjetiw-Shw, “quelli del deserto orientale”; i Tjekhenw, i libici; mentre sotto Ramses II faranno la loro comparsa gli Hittiti, i Sangar (babilonesi) e Naharina, ovvero i mitanni.
[7] Andato perso nell’affondamento della motonave Arabic nel 1915.
Userhat, Supervisore alle stanze private del re, fu figlio del giudice Neh e di sua moglie Senenu; sua moglie fu Maiay[5].
La Regina Tiye, Grande Sposa Reale di Amenhotep III e madre di Akhenaton, ritratta nella TT47 Rilievo ora al Musées Royaux d’Art et d’Histoire di Bruxelles
La tomba
L’ingresso della TT47 dopo gli scavi dell’Università di Waseda. Gli scavi hanno permesso la scoperta di un’altra tomba (denominata KHT01), appartenuta ad uno scriba di nome Khonsuemheb (“Capo del magazzino di Mut” e “capo birraio del tempio di Mut”) il cui ingresso si vede a sinistra della foto
Una spedizione giapponese dell’Istituto di Egittologia dell’Università Waseda di Tokyo lavora dal 2007 nella zona di el-Khokha nella necropoli tebana sotto la direzione del Prof. Jiro Kondo. La squadra ha riscoperto la tomba di Userhat (TT 47) ed ha pubblicato nel 2017 i suoi risultati. (‘Discovered, Lost, Rediscovered: Userhat and Khonsuemheb, ” Egyptian Archaeology, Issue 50, Spring, 2017.)
L’architrave della tomba TT47 di Userhat ed i rilievi dell’Università di Waseda (Giappone)
Userhat e la moglie, parete sud della camera interna
Rilievo d’insieme della porta della tomba TT47, con Userhat raffigurato seduto e la lista dei suoi titoli. Disegno: Istituto di Egittologia, Università di Waseda (Giappone)
Fonti
Porter e Moss 1927, pp. 86-87.
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 20-21
Porter e Moss 1927, p. 87.
Porter e Moss 1927, pp. 87.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5]Inaccessibilità confermata anche in Porter e Moss, ed. 1970.
Ramose, Supervisore ai granai del re, all’interno della tomba viene inoltre indicato come Amministratore dei domini di Aton e Primo Profeta di Amon in Menset[5]. Nefertkha, cantatrice di Hathor e di Amon, fu sua moglie. Il fatto di essere anche indicato come Amministratore del dominio di Aton ha fatto supporre che il suo incarico sia stato espletato durante il regno di Amenhotep IV/Akhenaton.
La tomba
La posizione della TT46 rispetto alle altre tombe di Skeikh Abd el-Qurna. Da: Kampp, Die Thebanische Nekropole, 1996
La tomba presenta un portico trasversale, con sei pilastri; unici dipinti superstiti sono una scena in cui la moglie Nefertkha offre unguenti al defunto e un’altra in cui un uomo (?) presenta offerte al defunto ed alla moglie (?). Un brevissimo corridoio dà accesso ad una sala con sei pilastri i cui dipinti e testi sono molto danneggiati; unica scena ancora leggibile, il defunto in offertorio a Osiride.
Iscrizioni della TT46. Da: Kawai N, “Theban tomb 46 and its owner, Ramose.”
Fonti
Porter e Moss 1927, pp. 86-87.
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 20-21
Murname 1995, p. 61.
Porter e Moss 1927, pp. 86-87.
Porter e Moss 1927, p. 86.
Porter e Moss 1927, p. 87.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5]Con il nome di Menset veniva indicato il tempio mortuario della regina Ahmose Nefertari.
Amministratore del Primo Profeta di Amon Mery[5] / Capo dei fabbricanti di lino nel dominio di Amon
Skeikh Abd el-Qurna
XVIII dinastia (Amenhotep II) XIX dinastia (Ramses II-?-)
nella piana, a sud-est della TT57, nei pressi della TT133
Biografie
Originariamente predisposta durante la XVIII dinastia per Djehuty (Thot), questi era figlio di una dama recante lo stesso nome, Djehuty (o Dhout)[6]. I titoli completi di cui si fregiava erano: Amministratore della casa del Primo Profeta di Amon, Mery (titolare della TT95); Superiore di tutti i tessitori di Amon; Scriba della tavola delle offerte di Mery. Il cono funerario riporta, inoltre, i nomi di tre figli: Panakhtenopet, Userhatnakht, Unnefer, e tre nipoti Amenemopetnakht, Panebenopet, Suti detto anche Khensniuaa, ma non cita alcun nome femminile o della moglie.
In Periodo ramesside (forse sotto Ramses II), TT45 venne poi usurpata, da Dhutemhab, Capo dei fabbricanti di lino nel dominio di Amon, figlio di Unnefer, capo dei tessitori del tempio di Amon, e di Esi. Bekh-khons fu la moglie, Cantatrice della Triade Tebana[7]; vengono inoltre menzionate cinque figlie femmine, tutte Cantatrici di Amon: Tyemheb, Nakhtmut, Iakhmut, Dinimuti e Aset, e quattro figli maschi: Panakhtenopet, Userhatnakht, Unnefer, Panesuttaui[8].
La tomba
L’ingresso della TT45
La tomba venne scoperta, durante la campagna di scavo 1903-1904, dall’archeologo inglese Sir Robert Mond[9]. Successivamente si interessarono alla TT45 Norman e Nina de Garis Davies, ma nell’intervallo tra la scoperta e i rilievi dei due artisti, la tomba aveva patito consistenti danni e ruberie.
TT45 è poco rifinita; Robert Mond, nei suoi resoconti di scavo, menziona un pozzo nel piccolo cortile antistante l’ingresso, ma lo stesso non è mai stato investigato. Alla facciata, scarna, priva di decorazioni e oggi praticamente inesistente, segue un breve corridoio, in cui sono rappresentati il defunto (non è identificabile se si tratti del titolare originale, Djehuty, o di Dhutemhab) e una donna che agitano sistri; questo dà accesso ad una sala trasversale (anche in questo caso non rifinita). In una scena Djehuty e la moglie (non indicato il nome) adorano Nefertum; seguono scene di Dhumethab e di sua moglie Bakh-khons che adorano Amon-Ra e Maat.
Dhumethab e sua moglie Bakh-khons. Foto: osirisnet.net
In una scena Djehuty è rappresentato con sua madre mentre riceve offerte, mentre poco oltre Dhutemhab offre fiori ai suoi genitori.
Altre scene rappresentano Dhutemhab e sua moglie Bakh-Khons nell’atto di ricevere l’offertorio dei figli Panakhtenope (Scriba del tesoro), Userhatnakht (Scriba dei lini pregiati), Wenennufer e Pennesuttawy, costituito da birra, pane, pollame, buoi, vino, incenso. Sono inoltre menzionate le figlie: Tyemhab, Nakhtmut, Hennutawy, Wernofret, e Istnofret, nonché i nipoti maschi Amenopenakht, Panebenope, Suti detto Khonsniwa, e le femmine Irnofrumut, Akhmut, Isis, e Dinimu. Sia queste ultime che le rispettive madri, sono indicate come cantatrici di Amon.
Babbuini, associati al sorgere del sole, in adorazione di una divinità
Fonti
Porter e Moss 1927, pp. 85-86.
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 20-21
Porter e Moss 1927, pp. 85-86.
Gardiner 1948, pp. 1-10
Porter e Moss 1927, pp. 85-86.
Porter e Moss 1927, p. 85.
Porter e Moss 1927, p. 86.
Kitchen 1975
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[8] La corrispondenza con i nomi di tre figli maschi del primo occupante della tomba, Djehuty, lascia supporre che l’elenco sia stato almeno in parte “usurpato” dal secondo che ha sostituito il suo nome a quello del predecessore aggiungendo, forse, l’unico figlio Panesuttaui. Dhutemhab ebbe, comunque, gran rispetto della tomba di Djehuty e non causò danni ai dipinti parietali limitandosi ad asportare dipinti non ancora ultimati da una parete (nord della sala trasversale) per sostituirli con altri relativi alla sua famiglia.
[9] Robert Mond (1867-1938), chimico e archeologo inglese; lavorò con archeologi di fama come Percy Newberry, Howard Carter, Arthur Weigall e Alan Gardiner con cui, peraltro, lavorò presso la Necropoli tebana.