nella valle (uadi) dietro la parte meridionale del villaggio, sulla collina a sud-est della TT158
Biografia
Figlio di Roma (TT283), Primo Profeta di Amon, e di sua moglie, a sua volta indicata come Roma, Cantatrice di Amon, ebbe per moglie Meretseger che portava il titolo di Capo dell’harem di Amon[5]
Il sarcofago di Bakenkhons, attualmente al Museo di Liverpool (M13864)
La tomba
TT35 si sviluppa, come altre tombe del medesimo periodo, in forma di “T” capovolta. Ad un breve corridoio, in cui il dipinto parietale rappresenta il defunto e la moglie in offertorio mentre una scimmia si nasconde sotto la sedia di Meretseger e due uccelli “ba” sono posati su uno scrigno, segue un corridoio trasversale alle cui estremità si trovano statue del defunto e di sua moglie, da un lato in atto di ricevere offerte e nell’altro nell’atto di offrirle a loro volta alla dea Hathor, Signora dell’Occidente. Un secondo corridoio dà accesso ad una lunga sala, in cui sono rappresentate liste di offerte e scene liturgiche, che termina in una nuova lunga camera al cui fondo si trovano due statue assise non iscritte.
Statua di Bakenkhons proveniente dalla TT35, attualmente allo Staatliches Museum Ägyptischer Kunst di Monaco di Baviera, Gl.WAF 38
Fonti
Porter e Moss 1927, pp. 29-30.
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 18-19.
Porter e Moss 1927, pp. 29-30.
Porter e Moss 1927, pp. 61-63.
Porter e Moss 1927, p. 62.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5]Jansen 1993, Carriera di Bekhekhons, prete egizio
Quarto Profeta di Amon, Sindaco di tebe, Governatore dell’Alto Egitto
el-Assasif
XXV dinastia (Taharqa)
ad ovest delle costruzioni in mattoni, nei pressi di Deir el-Bahari
Biografia
Montuemhet e di sua moglie Wadjarenes. Foto: Università di Tubingen
Figlio di Esptah, Profeta di Amon, Sindaco di Tebe e di Esenkhebi, svolse i suoi incarichi durante i regni di Taharqa, Tanutamani (XXV dinastia) e Psammetico I (XXVI dinastia), gli sono note tre mogli: Wadjerenes (figlia di Har e nipote del re Pi(ankh)y -detto anche Piye-), Suonatrice di sistro di Amon-Ra; Eskhons (menzionata all’interno della tomba) e Shepetenmut (quest’ultima indicata su un Cono funerario all’esterno della tomba).
La tomba
Ingresso alla TT34 (2006)
TT34, così come la precedente TT33, è alquanto articolata: un lungo corridoio camminamento dà accesso a un’anticamera colonnata dalla quale, attraverso un breve corridoio, si accede ad un primo cortile sulle cui pareti (1 in planimetria) è rappresentato il faraone Psammetico I dinanzi a Osiride e Ra-Horakhti; ai lati, due nicchie (2-3) con statue del defunto e della madre (in una delle nicchie -3- si conserva solo la parte inferiore della statua).
Ingresso alla TT34
Un corridoio, che circonda il primo cortile, consente l’accesso a dieci cappelle laterali[5]:
A: non terminata, contiene scene di preti in offertorio al defunto;
B: inni sacri, con il defunto in adorazione; sulla parete sinistra, entrando, testi di litanie e i settantadue nomi di Osiride; sulla parete opposta, testi e preghiere, nonché il defunto che consacra offerte a settantaquattro demoni;
C: testi sacri;
D: su tre registri sovrapposti, donne che offrono libagioni al defunto e liste di offerte rituali;
E: il principe ereditario Akiu, Cancelliere “unico amico amato, grande di conoscenza” in compagnia del defunto;
F: Irephiaut, Capo degli arcieri di cavalleria, Capo delle scuderie del Signore delle Due Terre;
G, H, I, J: non terminate.
TT34, il primo cortile
Dal primo cortile si accede ad un “portico occidentale” sulle cui pareti (4-5) sono rappresentati portatori di offerte; segue (6) una scena della processione funebre, con prefiche, il trasporto delle suppellettili funerarie, tra cui alcuni carri, nonché scene del pellegrinaggio ad Abydos.
Una falsa porta (7) è decorata con il defunto al centro, un toro e sette mucche su un lato e sacri remi e demoni sull’altro.
TT34, statue del defunto e della madre (2 in planimetria)
Una scala (8) porta ad una cappella sotterranea decorata con testi e immagini di animali. Un breve corridoio, sulle cui pareti è rappresentato (9) il defunto in adorazione, adduce ad un secondo cortile e, da questo, si passa a una serie di sale (da I a V) dall’ultima delle quali (VI) inizia una serie di scale decorate.
Estratto del Libro dei Morti (pilastro del secondo cortile). Foto: Università di Tubingen
Sulle pareti (VII/10-11) testi relativi al defunto, ai genitori e alla moglie Seshepmut.
Su un pianerottolo (VIII/12) titoli del defunto e (13) il defunto, guidato da Anubi e Maat verso la montagna. Seguono (IX/14-15) i titoli del defunto e dei genitori e (X/16) la statua del padre in una nicchia e, sopra un rialzo, la statua di Osiride (17).
La statua di Osiride nella cappella dedicata al culto (X). Foto: Università di Tubingen
Una breve scala porta alla sala del sarcofago (XI) con soffitto astronomico.
Reperti
Molti dei rilievi di questa tomba si trovano, oggi, in vari musei del mondo:
Museum of Fine Arts (Boston): uomini in canoa intenti alla raccolta del papiro (forse proveniente da TT34);
Fitzwilliam Museum di Cambridge: donna in offertorio;
Chicago Oriental Institute: uomini in canoa;
Chicago Oriental Institute: blocchi con schizzi di disegno di pesca e di offertorio da parte di donne;
Chicago Oriental Institute:
Cleveland Museum of Art: quattordici rilievi;
Museo Archeologico di Firenze, collezione egizia: scene di uccellagione;
Museo Archeologico di Firenze, collezione egizia: scene agricole;
William Rockhill Nelson Gallery of Art di Kansas City (Kansas): il defunto con un servo;
Brooklyn Museum di New York: otto rilievi di cui tre verosimilmente provenienti dalla stessa parete (fanciulla che toglie una spina da un piede, donna con bambino e un’arpista con cantante);
De Young Memorial Museum di San Francisco: uomo che pulisce il pesce con due offerenti e testi che fanno riferimento al Quarto profeta di Amon;
Art Museum di Seattle: donna in offertorio con testi che fanno riferimento al Sindaco di Tebe e la parte superiore di una coppia;
Museum of Art di Toledo (Ohio): testa di uomo;
Musei Vaticani di Roma: scene palustri con uccelli e genette (forse proveniente da TT34).
Cono funerario di Montuemhat (Metropolitan Museum MET 15.10.26)
Dalla TT34 si ritiene provengano, inoltre, nove statue dedicate al defunto, Montuemhet (secondo alcuni studiosi i reperti potrebbero però provenire da cappelle dell’area di Medinet Habu):
due guardiani in granito nero oggi al Museo egizio (Il Cairo);
due coperchi di vasi canopi rappresentanti Imset e Hapi, al California University Museum of Anthropology di Berkeley (California;
statua di guardiano con mantello che copre un coltello, con leone in rilievo al fianco in granito nero, Museo Naturale di Atene;
tre babbuini guardiani, due seduti e uno stante, collezione Bissing and Hague, Scheurleer Mus., oggi al Museo di Berlino;
basi di statua di due guardiani in granito nero, Antiquity house di Medinet Habu;
basi di tre divinità in granito nero, Mus. d’ Archeologie et des Beaux Arts di Besançon.
Fonti
Porter e Moss 1927, pp. 56-61.
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 18-19.
Porter e Moss 1927, pp. 56-61.
Porter e Moss 1927, p. 52.
Porter e Moss 1927, p. 59.
Porter e Moss 1927, pp. 59-60.
Porter e Moss 1927, pp. 60-61.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5] Lettere e numeri fanno riferimento alla planimetria schematica.
circa 200 iarde (circa 180 m) a est del pilone in mattoni meridionale; a nord della American House
Biografia
Non è noto il nome del padre di Padiamenipet, Profeta e Capo dei preti lettori[5], mentre Namenkhesi era il nome della madre, suonatrice di sistro di Amon; Tedi fu sua moglie.
La tomba
Sebbene già nota a Richard Pococke nel corso della sua visita alla Necropoli tebana del 1737, la TT33 venne più compiutamente scavata e studiata a partire solo dal 1881 da Johannes Dümichen[6] dell’Università di Strasburgo. Ubicata non lontana da Deir el-Bahari, è molto più grande di molte tombe reali della vicina Valle dei Re potendo contare su oltre 20 locali, collegati da lunghi corridoi, e strutturata su tre livelli fino ad una profondità di oltre 20 m.[7]
La recinzione (oggi quasi completamente scomparsa) copriva un’area di circa 9.900 m² mentre la sola parte sotterranea è iscrivibile in un quadrato di 68 x 45 m per una superficie percorribile calcolata in 1.062 m²; lo sviluppo dei corridoi supera i 320 m e le pareti decorate, gran parte delle quali molto danneggiate, coprono un’area di oltre 2.600 m².
Il titolare della tomba, Padiamenipet, servì sotto più sovrani della XXV (detta anche Khushita o “dei Faraoni neri”) e XXVI dinastia ed acquisì tanto potere da creare per sé una tomba labirintica decorata con migliaia di metri quadrati di dipinti murari e geroglifici il che la rende la più grande e la più decorata tomba privata di cui si abbia notizia.
Da un primo cortile esterno si accede ad un II cortile con pilastri in cui si aprono, peraltro, gli accessi alle tombe TT242 e TT388. In un angolo del II cortile (1-2) tracce di disegno (con quadrettatura) della testa del defunto e di un cartiglio di Horemheb. Un andito, sulle cui pareti (3-4) sono riportati testi e scene del defunto con rituali e liste di offerte, immette in un corridoio (5) sulle cui pareti il defunto, inginocchiato, adora Ra-Horakhti; questo immette in un’anticamera con otto pilastri con dipinti molto danneggiati (6) di una scena con tre dee (non identificabili). Un secondo corridoio (7), sui cui architravi sono rappresentati teste di falco e pilastri Djed e sulle cui pareti il defunto lascia la tomba seguito da una dea, dà accesso ad una seconda anticamera con quattro pilastri di cui due (B-D) ricoperti di testi; qui (8-9-10-11-12) scene mitologiche, compreso un uomo che reca un mucca e un vitello, e un altro in adorazione dell’uccello Benu; un uomo dinanzi a tre dee; un sacro remo, un toro e sette mucche con lista di offerte. Una terza anticamera cui si accede attraverso un breve corridoio (13), presenta (14) cinque rappresentazioni del defunto con aiutanti e testi dedicatori; seguono (15-16) testi tratti dal Libro dei morti. Sulla parete di fondo si apre una falsa porta (19), preceduta, sulle pareti laterali (17-18) da scene del defunto e la moglie seduti.
Lo sviluppo della tomba prosegue, ortogonalmente rispetto alla direzione sin qui seguita, con una quarta e quinta anticamera sulle cui pareti sono rappresentati testi (20), ancora testi, indumenti, gioielli, sacri unguenti (21-22) e scene di offerte al defunto (23) e riti sulla mummia con offerte e testi (24-25). Seguono una sesta, settima e ottava anticamera in cui si aprono scale che conducono ai livelli inferiori della tomba: scene del defunto e della madre in adorazione (26-27) di Anubi, di due geni con testa di scimmia e di montone, di Iside, di Horus e di una divinità con becco di pellicano. Seguono (27-28) rappresentazioni del defunto, di Iside e di Horus; del defunto con testi (29), con Iside (30) e altre divinità (31). Una nona anticamera reca sulle pareti (32-33) il defunto inginocchiato dinanzi a una falsa porta, e scene di psicostasia con Maat, Thot e alcuni demoni, alla presenza di Osiride. Una decima anticamera, in pratica un lungo corridoio (34-35), sulle cui pareti sono riportati brani del Libro dei Morti e liste di offerte, immette in una camera sulle cui pareti sono riportati brani del Libro dei Morti.
Dalla quinta anticamera (24-25) si diparte un corridoio sulle cui pareti è rappresentato (37-38) il defunto seduto con liste di offerte e testi, nonché brani del Libro delle Porte. Si apre qui l’accesso all’appartamento sotterraneo sulle cui pareti sono rappresentati brani del Libro delle Caverne, la resurrezione di Osiride (45) e un soffitto astronomico; proseguendo nell’appartamento sotterraneo il corridoio piega ortogonalmente e conduce alla camera funeraria con sarcofago soffitto astronomico e, sulle pareti, brani del Libro dell’Amduat.
Ushabti del sacerdote-lettore capo Padiamenemipet, Museo Egizio di Torino
Ripartendo dal corridoio (37-38), un altro corridoio reca scene del defunto con i figli (39), e immette in un corridoio rettangolare sulle cui pareti sono rappresentate la barca di Ra(40) e (41) nuovamente la barca di Ra trainata da altre divinità. Nel corridoio rettangolare si aprono tre cappelle (42-43-44) i cui dipinti parietali sono alquanto danneggiati; in una (42) è possibile identificare scene del dio Ruruti, nonché del defunto dinanzi agli dei Sokar, Nut, Osiride, Ptah e Iside; in un’altra (43) offertorio dinanzi a Osiride, Ptah e la barca di SOkar e Iside. Sul fondo il defunto e la moglie in offertorio a Osiride; la terza cappella (44) vede il defunto dinanzi a Ptah-Khentihatnub e ai figli di Horus, allo stesso Horus e agli dei Nut, Iside, Nephtys, Ptah-Weppi.
Nel 2004-2005 una missione francese dell’IFAO (Institut français d’archéologie orientale, ovvero Istituto Francese di Archeologia Orientale del Cairo) e dell’Università di Strasburgo, capeggiata dall’egittologo francese Claude Traunecker (Strasburgo) e Isabelle Régen (Università di Montpellier), ha esplorato i locali della tomba procedendo alla ripulitura, restauro e conservazione dei locali, e alla rilevazione dei molteplici, importanti, testi in essa racchiusi tra cui Testi delle Piramidi e il Libro dei morti.
Reperti
Provenienti dalla TT33, sono musealizzati:
testa di Padiamenipet al Mus. roy. du Cinquantenaire di Bruxelles (cat. E. 3057);
testa di Padiamenipet al Staatliches Museum Ägyptischer Kunst di Monaco (cat. 2832);
testi tratti dalla TT33 allo Smithsonian Institution di Washington (cat. 1420);
frammenti di scene di offerte dalla I e II anticamera al Museo Egizio de Il Cairo;
testi sacri dedicati a Ra-Horakhti al British Museum di Londra (cat. 786).
Provengono invece, forse, dalla TT33:
due torsi in basalto al Cairo, Collezione Michaelidis;
tavola da offerte in granito rosso dalla collezione Amherst al Mus. roy. du Cinquantenaire di Bruxelles (cat. E. 5811).
Fonti
Porter e Moss 1927, pp.50-56.
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 18-19.
Porter e Moss 1927, p.50.
Porter e Moss 1927, pp.50-56.
Claude Traunecker, egittologo francese, Le Palais Funéraire de Padiaménopé redécouvert (TT33), in “Egypte Afrique & Orient”, 2008 n. 51, pp. 15-48.
Porter e Moss 1927, pp. 51-52.
Porter e Moss 1927, pp. 53-54.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5] Era compito dei preti “lettori” l’organizzazione delle cerimonie e la recitazione ad alta voce, durante le cerimonie sacre, degli inni previsti. Proprio per tale conoscenza delle invocazioni giuste e corrette, i “lettori” venivano considerati detentori di poteri magici.
[6] Johannes Dümichen (1833-1894), egittologo tedesco.
[7] Date le dimensioni e la struttura architettonica, Pococke la definì “un palazzo sotterraneo”.
Amministratore del tempio di Amon e Supervisore ai granai dell’Alto e Basso Egitto
el-Khokha
XIX (Ramses III)
angolo sud-est, in basso; a nord della casa dell’Omdeh[5]e a sud della TT48
Biografia
Oltre al titolare, Thutmose, nella tomba è rappresentata anche la moglie di costui, Isis (o Esi).
La tomba
La TT32 si sviluppa con la forma Tipica delle sepolture di questo periodo, a “T” rovesciata, con un corridoio trasversale subito dopo l’ingresso; l’accesso originario tuttavia, che si apriva su uno dei lati lunghi del corridoio trasversale, è oggi sostituito da un ingresso laterale. Il corridoio trasversale, che funge di fatto da anticamera, presenta quattro pilastri, di cui due ormai demoliti; su più registri il Libro delle Porte nonché scene di offertorio del defunto e della moglie dinanzi al dio Nefertrum. In un’altra scena, Thutmose e la moglie Esi sono presentati a Osiride e Iside dal dio Anubi. Due nicchie, che precedono un lungo corridoio ortogonale a quello trasversale, contengono statue sovrastate dal dio Anubi in forma di sciacallo. Sui pilastri superstiti, il defunto in presenza di Hathor, Thot e Atum.
Coperchio del sarcofago di Djehutymose (Thutmosi). Museo Egizio di Torino
Un breve passaggio, sulle cui pareti alcuni babbuini adorano la barca sacra di Ra, mentre il defunto e la moglie, inginocchiati, adorano a loro volta il dio rappresentato, in alto, dal disco solare alato. In altre scene, alcuni familiari in offertorio del defunto e della consorte, e scene della mitologia.
Coperchio del sarcofago mummiforme di Aset (Esi), cantatrice di Amon e moglie di Djehutymose. Museo Egizio di Torino
Fonti
Porter e Moss 1927, pp.49-50.
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 18-19.
Porter e Moss 1927, pp. 49.
Porter e Moss 1927, pp. 49-50.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2] Le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[3] Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[4] Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5] Con il termine omdeh si indica, in Egitto, il capo-villaggio.
Alla fine del lungo regno di Sheshonq V sale al trono Usermaatre Osorkon IV, forse uno dei suoi figli e della regina Tadibast III.
Governa su di un territorio limitato a Tanis e Bubastis nel Delta orientale del Nilo; intorno i principi libici e capi Meshwesh governavano i loro piccoli regni al di fuori della sua autorità. Sempre nel delta orientale la città Horbeit (Farbeto), pur dichiarandosi vassalla del sovrano si era dotata di un proprio governo. Leontopoli era governata da un sovrano che viene inserito nella XXIII dinastia, in altre città come: Sma-Behdet, Mendes, Sebennito e Busiris governavano autonomamente principi libici pur sempre della stirpe della XXII dinastia.
Nell’Alto Egitto, per quanto riguarda Tebe e gran parte del territorio circostante, tutto era ormai sotto il controllo dei sovrani nubiani che avevano posto termine al governo del Primo Profeta di Amon e che daranno origine poi alla XXV dinastia.
Sulla esatta collocazione dinastica di Osorkon IV ci sono dubbi avanzati soprattutto dell’egittologo Karl-Heinz Priese nel 1970, sostenuto da un certo numero di studiosi, che lo colloca nella XXIII dinastia dopo il regno dell’oscuro re Peduast II. Come abbiamo più volte ripetuto questo è un periodo dove chi governava in modo particolare il basso Egitto era il caos, non gli effimeri sovrani che si alternavano sui vari troni. La situazione che riscontriamo è la più caotica e politicamente frammentata dell’antico Egitto, ed è in questa situazione che si trovò a governare l’ultimo erede dei sovrani taniti, Osorkon IV.
Tra tutti i vari principati e piccoli regni, a lui toccò in eredità la parte più orientale del Delta, territorio che presto sarà coinvolto in tutti gli sconvolgimenti politici e militari che affliggeranno il Vicino Oriente. Ma già poco dopo la sua ascesa al trono si trovò, insieme agli altri sovrani del Basso e Medio Egitto, Nimlot di Hermopolis e Iuput II di Leontopolis, ad affrontare la “crociata” del faraone kushita Pianki, della XXV dinastia.
Osorkon IV si unì alla coalizione guidata dal Capo dell’Ovest Tefnakth ma ciò non valse a nulla, Pianki avanzò inarrestabile e gli avversari dovettero arrendersi. Osorkon IV e tutti gli altri sovrani si recarono ad Heliopolis, al tempio di Ra per sottomettersi e rendere omaggio al nuovo signore. La sottomissione dei quattro sovrani è riportata sulla “Stele della Vittoria” di Pianki, che la accettò autorizzandoli addirittura a mantenere i loro precedenti domini e autorità. L’unica condizione però era che essi non avrebbero mai dovuto entrare nel recinto reale in quanto non erano circoncisi ed inoltre erano mangiatori di pesce, cose abominevoli per i nubiani.
Di Osorkon IV molti affermano che sarebbe lo stesso faraone citato da fonti assire oltre che nella Bibbia, dove viene chiamato “So, re d’Egitto” (II Re; 17,4). All’epoca del suo regno in Palestina l’ultimo re d’Israele, Hoshea, rifiutò di continuare a pagare il tributo convenuto al re assiro Salmanassar IV chiedendo aiuto al re d’Egitto Osorkon IV. Cita la Bibbia (II Re 17; 4)
<<………il re d’Assiria trovò la cospirazione nel caso di Hoshea, in quanto egli aveva mandato messaggeri a So re d’Egitto e non aveva portato il tributo………>>.
La maggioranza degli studiosi è convinta che il faraone citato come So fosse in realtà Osorkon IV. Ovviamente si tratta di una supposizione basata sulla concomitanza del periodo e non documentata. Per ragioni che non si conoscono il re So non aiutò Hoshea, rimase semplicemente neutrale, forse non aveva risorse sufficienti per fornirgli un aiuto concreto o forse ritenne che era più opportuno evitare di entrare in contrasto col potente impero assiro. Hoshea venne sconfitto e deposto dal re assiro Salmanassar IV. Fu così che Israele cessò di esistere e molti dei suoi abitanti furono deportati in Assiria mentre coloni assiri e babilonesi occuparono Israele. Gli ebrei sopravvissero solo più nel regno di Giuda.
Come abbiamo detto più sopra Osorkon IV viene citato anche da fonti assire quando, nel 720 a.C. ci fu una rivolta in Palestina contro gli Assiri sotto la guida del re Hanun (o Hanuna), sovrano di Gaza che si rivolse per cercare l’aiuto di “Pir’u di Musri” che molti ritengono significhi “Faraone d’Egitto” che al tempo era Osorkon IV. Le fonti di parte assira affermano che il faraone questa volta non si tirò indietro ed inviò un “turtami”, (generale dell’esercito) chiamato “Re’e (o Re’u) il cui nome egiziano era Raia con un seguito di truppe. Purtroppo fu un completo fallimento e la coalizione venne sconfitta nella battaglia di Raphia. Il generale Raia fece ritorno in Egitto mentre l’esercito assiro prese Raphia e Gaza che vennero saccheggiate e Hanun fu bruciato vivo.
Sempre da fonti assire apprendiamo che pochi anni dopo il re assiro Sargon II arrivò a premere sui confini egiziani. Osorkon IV (che gli assiri in questo caso chiamano Shilkanni) decise di adottare un atteggiamento diplomatico, si incontrò personalmente con Sargon presso il “Ruscello d’Egitto” (probabilmente el-Arish) offrendogli un regalo che Sargon apprezzò molto e lo descrisse come:
<<……..dodici grandi cavalli d’Egitto senza eguali in Assiria……..>>
e con ciò si ritirò. Sull’identificazione di Shilkanni con Osorkon IV, diversi studiosi concordano con l’archeologo statunitense William F. Albright che nel 1956 la propose per la prima volta, non tutti gli studiosi concordano, in assenza di conferme alcuni sono incerti altri scettici.
Con Osorkon IV si chiude la XXII dinastia anche se in questo periodo parlare di dinastie nel vero senso della parola è un eufemismo, di fatto quelle che seguiranno sono già operative fino alla XXV di Pianki.
Fonti e bibliografia:
Federico Arborio Mella, “L’Egitto dei faraoni”, Milano, Mursia, 1976
Franco Cimmino, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bologna, Bompiani, 2003
Alan Gardiner, “La civiltà egizia”, Torino, Einaudi, 1997
Jurgen von Beckerath, “Chronologie des Pharaonischen Agypten”, Ed. Zabern, 1997
George Goyon, “La scoperta dei tesori di Tanis”, Pigmalione, 2004
Jurgen von Beckerath, “Osorkon IV = Eracle”, Gottinger Miszellen, 1994
Dodson Aidan, “L’arrivo dei kushiti e l’identità di Osorkon IV”, Editoria Cambridge Scholars, 2014
Kenneth Kitchen, “Il terzo periodo intermedio in Egitto (1100–650 a.C.)” 3a ed, (Warminster: 1996
Ed è sempre dalle datazioni rinvenute sui sarcofagi dei tori Api del Serapeo di Saqqara, a cui si aggiungono pochi resti provenienti dal Delta del Nilo che possiamo apprendere le scarse informazioni su questo “faraone”.
Sappiamo che regnò circa sei anni. Va tenuto conto che parlare di durata del suo regno è molto complesso particolarmente per il fatto che è stata recentemente scoperta l’esistenza del faraone Sheshonq IV per cui si sta ancora studiando sulla loro esatta collocazione.
Entrambi figli di Sheshonq III, Pamy governò solamente su una parte del Basso Egitto contemporaneamente a suo fratello Bakennefi che governava Atribi e Heliopolis.
Unica, ulteriore notizia che possediamo su Pamy proviene da un’iscrizione su di un gruppo statuario rinvenuto a Sais, risalente a prima della sua ascesa al trono dove viene citato come “Governatore dei Libi Mashwesh.
SHESHONQ V
Sappiamo che Sheshonq V (Aakheperre Shoshenq) fu un figlio di Pamy da una stele rinvenuta sempre nel Serapeo di Saqqara che è datata all’anno 11 di regno. Sappiamo inoltre che il suo regno durò trentasette anni grazie al fatto che Sheshonq V compare sulla stele di Pasenhor (già citata); regnò sulla parte orientale del Delta del Nilo nel Basso Egitto.
In questa posizione l’ho trovato e qui lo tengo ma secondo David Aston, la sua corretta collocazione sarebbe al quarto o quinto posto della XXIII dinastia.
Non si conoscono le ragioni per le quali nel trentesimo anno di regno Sheshonq V modificò il suo nomen da Sheshonq a “Amato da Amon, potente, incoronato in Tebe”. Il suo fu comunque uno dei regni più lunghi dell’intera XXII dinastia ma, come sempre, a complicare le cose ci pensò il Principe di Sais Osorkon che si rese indipendente occupando una vasta regione nel Delta occidentale preparando così il terreno per la costituzione della XXIV dinastia.
Iniziò così una sempre maggiore perdita di potere, oltre che di territorio, da parte di Sheshonq V a causa dei vari capi tribù libici, principi e re che si proclamavano indipendenti primo fra tutti il futuro faraone Tefnakht. Il suo potere si estendeva su poco più dei distretti di Tanis e Bubastis.
Troviamo Sheshonq su diverse stele di donazione di vari Grandi Capi dei Libu, tra questi: Tjerpahati, Ker, Rudamun e Ankhhor oltre che su di una stele di Atfih, dedicata alla dea Hathor risalente al suo ventiduesimo anno di regno.
Fece costruire a Tanis un tempio per la Triade Tebana evidenziando in modo particolare il dio Khonsu. Pare che nel trentesimo anno di regno abbia celebrato la sua festa Sed costruendo una cappella giubilare nel tempio stesso.
Gli edifici da lui costruiti furono in seguito smantellati per realizzare una lago sacro. Dai pochi resti è possibile dedurre che celebrò effettivamente una festa Sed adottando diversi nomi, Horus, Nebty e Horus d’Oro. Altri monumenti di cui non si conosce la datazione sono stati trovati a Tell el-Yahudiyeh.
Sheshonk V morì intorno al 730 a.C. e, anche se i suoi rapporti familiari non sono del tutto chiari, pare che a succedergli fu Osorkon IV, probabilmente suo figlio e della regina Tadibast III. Tuttavia questa ricostruzione è complicata ed è ancora oggetto di dibattito.
Fonti e bibliografia:
Federico Arborio Mella, “L’Egitto dei faraoni”, Milano, Mursia, 1976
Franco Cimmino, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bologna, Bompiani, 2003
Alan Gardiner, “La civiltà egizia”, Torino, Einaudi, 1997
Jurgen von Beckerath, “Chronologie des Pharaonischen Agypten”, Ed. Zabern, 1997
George Goyon, “La scoperta dei tesori di Tanis”, Pigmalione, 2004
Jurgen von Beckerath, “Osorkon IV = Eracle”, Gottinger Miszellen, 1994
Dodson Aidan, “L’arrivo dei kushiti e l’identità di Osorkon IV”, Editoria Cambridge Scholars, 2014
Kenneth Kitchen, “Il terzo periodo intermedio in Egitto (1100–650 a.C.)” 3a ed, (Warminster: 1996
Certamente non molliamo e continuiamo con questa XXII dinastia, anche perché quella che seguirà non è certo più chiara. Parliamo di Sheshonq III che Manetone non cita esplicitamente nella sua lista reale ma, come per altri sovrani, si deduce la sua esistenza dallo studio delle iscrizioni sui sarcofagi dei tori Hapi presenti nel Serapeo di Saqqara.
A questo punto della XXII dinastia l’unico vero aiuto ci viene fornito proprio da questi reperti, in particolar modo dalle date iscritte sui sarcofagi dei tori dove è riportata la data di nascita e di morte del toro riferita all’anno di regno del sovrano. Grazie a queste date si è potuto stabilire che Sheshonq III regnò almeno cinquantadue anni.
Dal punto di vista dinastico non è chiaro neppure il suo legame di parentela con il suo predecessore Takelot II. E’ noto però che il figlio di Takelot II, il Gran Sacerdote a Tebe Osorkon (B?), continuò il suo sacerdozio fino al ventinovesimo anno di regno di Sheshonq III; da ciò si deduce che non si creò nessun problema per la successione.
In un primo momento si ritenne che Sheshonq III fosse il faraone che aveva regnato più a lungo, ma la durata del suo regno venne ridimensionata nel 1993 in seguito alla scoperta, da parte dell’egittologo Aidan Dodson, con il quale concordano anche von Beckerath e Kitchen, dell’esistenza di un Sheshonq IV.
Di Sheshonq III, oltre a quanto abbiamo già accennato trattando di altri sovrani, conosciamo ben poco, quanto basta però a stabilire che fu con lui che si sfaldò definitivamente il potere reale che segnò, anche sotto l’aspetto formale, la definitiva fine dell’unità dell’Egitto.
Al momento della sua ascesa al trono l’Egitto si trovava in una pessima situazione politica, nel Basso Egitto, la regione del Delta era interamente sotto il controllo del sovrano di Tanis; il caos era nel Medio Egitto dove ciascuna grande città si era costituita come principato autonomo governata da capi militari o collegi sacerdotali.
Nell’Alto Egitto, nell’intera regione di Tebe, proseguiva l’ormai più che decennale guerra tra due pretendenti al titolo di Primo Profeta di Amon che gli avrebbe garantito l’effettivo governo della regione. La situazione divenne ulteriormente complicata quando Petubastis I, possibile discendente della famiglia reale, si proclamò re dell’intero Egitto e si instaurò a Leontopolis dove fonderà la XXIII dinastia.
Di li a qualche anno Horsaset (II) riuscì ad occupare Tebe ed a proclamarsi Primo Profeta di Amon, ma non successe nulla e riconobbe ufficialmente l’autorità di Petubastis I adottando pure come data sui suoi documenti gli anni di regno di quest’ultimo. Stranamente, considerando la complessità della situazione, non si arrivò a scontri diretti tra i vari regnanti anzi si instaurò un delicato equilibrio che si cercò di garantire con matrimoni e scambi di incarichi.
Lo stesso Horsaset nominò comandante militare delle truppe tebane un figlio di Sheshonq III.
Alla sua morte Sheshonq III fu sepolto a Tanis in una tomba preparata appositamente per lui oggi contrassegnata come NRT V, ovviamente anche questa fu violata e saccheggiata fin dall’antichità, la sua mummia venne trasferita come altre nella tomba di Psusennes I.
Fonti e bibliografia:
Federico Arborio Mella, “L’Egitto dei faraoni”, Milano, Mursia, 1976
Franco Cimmino, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bologna, Bompiani, 2003
Alan Gardiner, “La civiltà egizia”, Torino, Einaudi, 1997
Jurgen von Beckerath, “Chronologie des Pharaonischen Agypten”, Ed. Zabern, 1997
George Goyon, “La scoperta dei tesori di Tanis”, Pigmalione, 2004
Kenneth Kitchen, “Il terzo periodo intermedio in Egitto (1100–650 a.C.)” 3a ed, (Warminster: 1996
E qui ci troviamo in un altro bel groviglio di ipotesi tra gli egittologi che non sono mai d’accordo, cercherò, per quanto mi è possibile, di districarmi alla meglio sperando di riuscire ad essere il più chiaro possibile.
Ora secondo quanto scrivono Aidan Dodson e Dyan Hilton, Takelot II sarebbe figlio di Nimlot C; altre ipotesi suggeriscono che poteva essere figlio di Osorkon II ma forse lo era di Nimlot II (?). La maggioranza degli studiosi, tra cui Kenneth Kitchen lo considerano appartenente alla XXII dinastia e lo ritengono padre del Primo Profeta di Amon Osorkon B mentre per David Aston apparteneva alla XXIII dinastia e lo colloca prima di Petubastis I ritenendo che fosse il padre di Osorkon III che identifica con Osorkon B. Con Aston concordano anche altri egittologi tra cui Dodson, Broekman, von Bekerath, Leahy e Winkeln secondo i quali il successore di Osorkon II sarebbe stato Sheshonk II e non Takelot II.
Da questo groviglio di supposizioni e contraddizioni cercherò di uscirne attenendomi alla lista che ho adottato sin dall’inizio che riporta i faraoni dell’Egitto, suddivisi secondo le dinastie e i periodi tradizionali. I dati sono tratti dalle fonti storiche quali le liste reali egizie e dagli ultimi studi storici sull’argomento, se poi non è la più corretta non so cosa farci; confesso, tra l’altro, che non ho ancora capito perché per questo periodo alcuni sovrani vengono identificati con delle lettere anziché con i soliti numeri romani.
Cercando di seguire la complessa linea di successione potremmo dire che, alla morte del Primo Profeta di Amon, Nimlot II, pretendenti al trono erano i suoi figli Ptahudjankhef, principe di Heracleopolis e Takelot, mentre Horsaset era il candidato al clero tebano; il suo nome infatti compare più volte nella lista dei Primi Profeti di Amon, che viene interpretata in modo diverso dai vari studiosi.
Intenzionato a mantenere una sorta di controllo sulla regione tebana, Takelot II nomina Primo Profeta di Amon il suo erede diretto, il principe Osorkon (Osorkon B); questa scelta non piacque a nessuno e portò alla rivolta di Horsaset che occupò Tebe ma venne poi sconfitto da Ptahudjankhef che eseguì le disposizioni di Takelot II restituendo il seggio pontificale a Osorkon.
Nel 18º anno di regno di Takelot II, Horsaset si alleò con il principe Petubastis, che sarà il fondatore della XXIII dinastia, dando inizio ad una vera e propria guerra civile che durerà almeno una decina di anni. Seguirà una pace precaria che sfocerà in una nuova contesa con alterne vicende nelle quali si verificherà addirittura un periodo di coreggenza tra i due avversari.
In realtà Takelot II governava il Medio e l’Alto Egitto in modo autonomo e separato dalla XXII dinastia tinita la quale governava solo più il Basso Egitto. I documenti dove è citato Takelot II sono stati rinvenuti nel Medio o Alto Egitto, nessuno nel Basso Egitto, oltre che in una tomba reale a Tanis dove viene chiamato Hedjkheperre Setepenre Takelot.
Come già accennato in precedenza Takelot II, pur adottando lo stesso praenomen di Takelot I, aggiunse al suo titolo reale l’epiteto “Si-Ese” (Figlio di Iside). Se sgomberiamo il campo dalla confusione che qui regna sovrana, e consideriamo che Takelot II fosse figlio di Osorkon II, pare che abbia regnato per circa 25 anni dei quali conosciamo ben poco; secondo alcuni avrebbe regnato come coreggente col padre per circa sei anni (tre secondo altri) e quasi un ventennio con Sheshonq III.
La maggior parte degli egittologi oggi asserisce che Osorkon III fosse il “Principe ereditario e Sommo Sacerdote” individuato come Osorkon C, figlio di Takekot II. Nel 1983 una spedizione giapponese, che scavava per conto del Museo Hejan, scoprì a Tehna una stele di donazione ove viene riportato che Osorkon III era un tempo “Sommo Sacerdote di Amon”, subito si è pensato che costui altri non era che il Sommo Sacerdote Osorkon B poiché nessun altro Sommo Sacerdote tebano di nome Osorkon ricoprì la carica fino al regno di Takelot III, ossia mezzo secolo dopo, quando gli subentrò Osorkon F.
Prima di salire al trono, Osorkon B venne inviato da suo padre Takelot II a sedare una rivolta fomentata da Peduast I. Osorkon B riuscì a debellare i rivoltosi e ad assumere il controllo della città proclamandosi nuovo Sommo Sacerdote di Amon. La sua reazione fu così dura che fece bruciare i corpi di alcuni ribelli per negare alle loro anime la speranza di una vita nell’aldilà.
Quattro anni dopo, nel quindicesimo anno di regno di Takelot II, scoppiò una nuova rivolta che questa volta riuscì ad espellere le forze di Osorkon B da Tebe. Seguì un lungo periodo di disordini e instabilità che portarono ad una lotta prolungata tra le fazioni in competizione per il controllo di Tebe, da un lato Takelot II e Osorkon B dall’altro Peduast I e Shoshenq VI. Pare che il conflitto sia durato 27 anni dall’anno 15 all’anno 25 di Takelot II continuando poi sotto Shoshenq III dall’anno 22 all’anno 39 del suo regno. A questo punto Osorkon B sconfisse i suoi nemici e conquistò la città proclamandosi re Osorkon III come asseriscono molti egittologi secondo i quali Osorkon B e Osorkon III erano la stessa persona, cosa non accettata da Kennet Kitchen secondo il quale esiste una leggera differenza sul nome delle madri dei due, quella di Osorkon B era “Karoma-merymut” mentre quella di Osorkon III era “Kamama-merymut”.
Il papiro Berlino 3048 è stato datato in modo definitivo al regno di Takelot II (e non di Takelot III) a causa dell’attestazione che un certo Harsiese, designato il quarto profeta di Amon, avrebbe servito durante il regno di re Takelot II.
Per Takelot II si sa solo che venne sepolto a Tanis. A questo punto chiedo venia ma devo dire che quello che riesco a carpire dalle fonti, in inglese e tedesco, grazie ad un’imperfetta traduzione di Google, tra un’affermazione subito smentita da un’altra affermazione, mi convince sempre più che proseguire con questi Sheshonq, Takelot e Osorkon, A,B, C e I, II e III, ecc. è come trovarsi in un ambiente dove tutto è vero ma nello stesso tempo tutto è falso. Io mi trovo in difficoltà nel riportare questo caos e voi, in definitiva, non ci capireste più nulla, pertanto io continuerò a documentarmi per quello che posso riportandovi solo i fatti più salienti e meno confusi.
Fonti e bibliografia:
Winfried Barta,“Die Mondfinsternis im 15. Regierungsjahr Takelots II”, und die Chronologie der 22/25. Dynastie, 1980
Gerard P.F. Broekman, “The Chronicle of Prince Osorkon and its Historical Context”, Journal of Egyptian History, 2008
Alan Gardiner, “La civiltà egizia”, Torino, Einaudi, 1997
Alfred Heuss ed alt, “I Propilei”, Verona, Mondadori, 1980
Jurgen von Beckerath, “Chronologie des Pharaonischen Agypten”, Ed. Zabern, 1997
Ricardo A. Caminos, “Bemerkungen zu Schoschenq II., Takeloth II. und Pedubastis II”, Rome: Biblical Institute Press, 1958
George Goyon, “La scoperta dei tesori di Tanis”, Pigmalione, 2004
N. Dautzenberd, Bemerkungen zu Schoschenq II, Takeloth II und Pedubastis II”, Gottinger Miszellen, 1995
Gerard P.F. Broekman, “The Reign of Takeloth II: a Controversial Matter”, 2008
Kenneth Kitchen, “Il terzo periodo intermedio in Egitto (1100–650 a.C.)” 3a ed, (Warminster: 1996
Da qui in poi ci troviamo nel buio, la storia egizia si fa talmente oscura che raramente si riesce a scoprire un barlume che ci permetta di seguire il succedersi degli eventi.
Centro focale di quello che possiamo in un certo senso definire potere si trovava ormai nel Delta del Nilo dove l’umidità ed il terreno paludoso non ci hanno restituito granché a parte alcuni monumenti che hanno resistito a quel clima. Va però riconosciuto che, nonostante tutto, per il paese si trattò di un periodo di relativa pace.
Per quanto riguarda Tebe, pur sempre orgogliosa della sua importanza, sta attraversando un periodo di ristagno politico. Il poco che si riesce a ricavare lo troviamo su verbose epigrafi che ornano le statue dei dignitari tebani che troviamo a Karnak.
Per stabilire gli anni di regno della XXI e della XXII dinastia ci sono di grande aiuto le registrazioni dei livelli del Nilo conservate sulle pareti del molo di fronte al tempio.
Dobbiamo arrivare al regno di Osorkon II Usermaatre Setepenamun, figlio di Takelot I e della regina Kapes, perché un po di luce riesca a filtrare tra le tenebre.
La sua ascesa al trono non fu priva di intoppi, Osorkon II si trovò a dover affrontare suo cugino, il re Harsiese A che oltre a Tebe controllava anche l’Oasi occidentale. Harsiese A avrebbe potuto essere un avversario temibile per l’autorità di Osorkon II ma Harsiese A morì presto e Osorkon si premunì che nessun re lo avrebbe sostituito.
Trascuro volutamente di trattare quella schiera di sacerdoti tebani i quali pensavano solo ad affermare la propria indipendenza dal potere centrale di Tanis trascurando il resto del paese.
Basti dire che nel suo 4º anno di regno Osorkon II non si oppose alla nomina a Primo Profeta di Amon a Tebe di Horsaset (o Harsiesis), figlio di Sheshonq C; questo costituiva un ritorno all’ereditarietà della carica istituita da Herihor all’inizio della XXI dinastia.
La mancata opposizione di Osorkon II alla sua nomina permise al nuovo Primo Profeta di Amon di ritenersi a tutti gli effetti sovrano sulla regione tebana, assumere i titoli regali ed assegnarsi il nome di Horo: “Toro possente, incoronato in Tebe” in contrapposizione con Osorkon II il cui nome Horo era: “Toro possente, incoronato da Ra”.
Consapevole di cosa voleva dire ciò, alla morte di Horsaset, Osorkon II nominò Primo Profeta di Amon il proprio figlio Nimlot ed altri suoi figli come capi di altri collegi sacerdotali.
Quello che si sa del regno di Osorkon II lo apprendiamo da una lunga iscrizione presente a Karnak nota come “Gli annali di Osorkon”, qui viene raccontato che il sovrano celebrò una Festa Sed a Bubastis nel suo ventiduesimo anno di regno; apprendiamo inoltre che Osorkon II ordinò la definitiva proscrizione del culto di Seth ampiamente professato nel Delta del Nilo.
Dal punto di vista militare proseguì la politica dei suoi predecessori rafforzando i legami con Biblo. unica azione degna di nota fu l’invio di un contingente di circa mille uomini a sostegno del Regno di Israele minacciata dagli assiri di Salmanassar III nella battaglia di Qarqar.
Nel Medio Oriente fece rafforzare la fortezza a nord di Ossirinco, iniziata da Sheshonq I, il cui scopo pare fosse quello di costituire una barriera fra il nord e il sud del paese. Ancorché di origini libiche, anche se ormai egizianizzato, intervenne per scacciare le tribù libiche che avevano soppiantato i Libu e i Mashuash.
Fu a Tanis, nel tempio di Amon, che nel 1939 l’egittologo Pierre Montet scoprì la tomba (identificata come NRT 1) di Osorkon II completamente spogliata dai ladri. All’interno si trovava anche il sarcofago di un Gran Sacerdote di Amon-Ra, Harnakhti, forse suo figlio.
Si sa che nel ventiduesimo anno di regno Osorkon II esentò da tutti gli altri servizi le donne dell’Harem del tempio di Amon-Ra e degli altri templi nelle sue due città, non è chiaro se fece ciò come riconoscimento di uno stato di fatto o per una sua diplomatica concessione. Nessuno dei sovrani che lo avevano preceduto si erano curati più di tanto di far decorare le pareti del Vestibolo Bubastis a Karnak, volete che Osorkon II non ne approfittasse? Fece decorare con geroglifici ben settantasette altissime colonne che riportano i suoi atti pubblici e privati. Come abbiamo detto, dopo aver consolidato la sua autorità sull’Alto Egitto, Osorkon II governò su un paese unito, il regno di Osorkon II fu un periodo di prosperità per l’Egitto.
Fonti e bibliografia:
Federico Arborio Mella, “L’Egitto dei faraoni”, Milano, Mursia, 1976
Franco Cimmino, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bologna, Bompiani, 2003
Alan Gardiner, “La civiltà egizia”, Torino, Einaudi, 1997
Alfred Heuss ed alt, “I Propilei”, Verona, Mondadori, 1980
Jurgen von Beckerath, “Chronologie des Pharaonischen Agypten”, Ed. Zabern, 1997
Nicholas Reeves, Richard Wilkinson, “The complete Valley of the Kings”, Thames & Hudson, 2000
Christian Jacq, “La Valle dei Re”, traduzione di Elena Dal Pra, Milano, Mondadori, 1998
Alberto Siliotti, “Guida alla Valle dei Re, ai templi e alle necropoli tebane”, White Star, 2010
George Goyon, “La scoperta dei tesori di Tanis”, Pigmalione, 2004
Kenneth Kitchen, “Il terzo periodo intermedio in Egitto (1100–650 a.C.)” 3a ed, (Warminster: 1996
Her-weben-khet prostrates herself before the god Geb in the form of a crocodile and drinks from the waters that will unite her with the gods and assure safe passage to the afterlife.
Her-weben-khet also known as Herytubekhet or Heruben, the Chantress of Amun, was daughter of Isetemkheb D, wife of the High Priest of Amun, Pinedjem II, and granddaughter of the High Priest of Amun, Menkheperra.
This papyrus is intended to be a part of her own abbreviated version of the Book of the Dead. It contains a set of spells to guide her through the underworld. It was written to be read from right to left, visually and textually. The papyrus shows the deceased with the deities in several scenes. In one, she presents offerings to Ptah-Sokar in his form as Osiris. In another she is purified by Re-Horakhty and Thoth.
“From the 18th Dynasty until the 22nd Dynasty, the title chantress (Smayt) became the most popular religious title for women… Chantresses of Amun were the most common priestesses, because Amun had been elevated to a state god during the early 18th Dynasty, and his cult was widespread and powerful. Chantresses could, however, serve many deities and institutions.
Her-weben-khet shows her greeting the new sun of the morning, accompanied by a baboon, the animal most associated with the rising sun. The god Harpocrates or Horus the Child depicted within the sun disc, resting upon the Aker lions and surrounded by an Ouroboros.
The title chantress was very rarely used in the late Middle Kingdom, but during the reign of Hatshepsut in the middle of the 18th Dynasty many elite women began to use it, recording the title on their monuments and in the tombs of the Theban necropolis.
By the reign of Ramesses II, the title was held by women of middle-class status as well. This popularity continued into the Third Intermediate Period, particularly in the Theban area. The title chantress of Amun was so ubiquitous in Thebes that it has been noted nearly every woman in Thebes held the title.
While that is exaggerated, it does reflect a definite increase in the number of women who wanted to affiliate themselves with the cult of Amun. Given the power of the Amun priesthood in the New Kingdom and Third Intermediate Period, it is not surprising and follows the general trend of women being associated with the most powerful and popular cults of their eras.”
Her-weben-khet purified by Re-Horakhty and Thoth.
— Women in Antiquity: Real Women Across the Ancient World, by Stephanie Lynn Budin, Jean Macintosh Turfa (#aff)