Kemet Djedu

LA STELE FUNERARIA DI MAIA A TORINO

Foto: Museo Egizio di Torino

La stele del disegnatore Maia di Deir el Medina è custodita presso il Museo Egizio di Torino con il numero di catalogo 1579 (vecchio numero 50009).

Io mi permetto di farne l’analisi filologica dividendo il lavoro in tre parti: la centina, cioè la parte stondata superiore, il registro centrale e quello inferiore.

LA CENTINA

IL REGISTRO CENTRALE

IL REGISTRO INFERIORE

A coloro che fossero interessati a studiare la scrittura geroglifica non posso che consigliare il seguente strumentario:
Grammatica primo livello: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-i-alla…/

Grammatica secondo livello: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-ii-alla…/

Grammatica terzo livello: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-iii-alla…/

Dizionario egizio – italiano 12000 lemmi in geroglifico (primo volume):

https://ilmiolibro.kataweb.it/…/dizionario-12-egizio…/

Dizionario egizio – italiano 12000 lemmi in geroglifico (secondo volume):

https://ilmiolibro.kataweb.it/…/dizionario-22-egizio…/

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AMENHOTEP II ARCIERE

Foto: kairoinfo4u

In questo rilievo in granito rosso conservato al Museo di Luxor il Faraone Amenhotep II è raffigurato su un carro da caccia, intento a scagliare frecce verso un bersaglio.

Io mi permetto di farne l’analisi filologica dividendo il lavoro in tre parti: didascalia superiore, didascalia laterale e didascalia inferiore.

Il disegno che ho preparato incorpora anche i registri verticali di testo. Mentre esso cerca di essere simile alle immagini fotografiche, le colonne di testo le avevo a suo tempo aggiunte con il software WinGlyph. Di conseguenza non possono essere come si presentano sul manufatto pur essendo precisissime come posizione e qualità dei segni.

Come al solito ho aggiunto la pronuncia secondo la codifica IPA.

Per coloro che volessero cimentarsi nello studio della Filologia Egizia consiglio il seguente strumentario completo:
Grammatica primo livello: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-i-alla…/

Grammatica secondo livello: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-ii-alla…/

Grammatica terzo livello: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-iii-alla…/

Dizionario egizio – italiano 12000 lemmi in geroglifico (primo volume):

https://ilmiolibro.kataweb.it/…/dizionario-12-egizio…/

Dizionario egizio – italiano 12000 lemmi in geroglifico (secondo volume):

https://ilmiolibro.kataweb.it/…/dizionario-22-egizio…/

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I SIGILLI MURALI DI TUTANKHAMON

Contrariamente a quanto si pensi la tomba KV62 di Tutankhamon fu profanata dai saccheggiatori almeno due volte. La prima relativamente subito dopo la sua chiusura, la seconda volta più tardi probabilmente di qualche anno.

La prima effrazione oltrepassò il muro di chiusura tra l’esterno e l’inizio del corridoio e il secondo muro tra la fine del corridoio e l’anticamera.

Il secondo furto oltrepassò nuovamente i due precedenti muri più il terzo per raggiungere la camera sepolcrale.

Conseguentemente questi tre muri furono risistemati durante il duplice riassetto della tomba e su di essi furono riportati i sigilli dei responsabili della necropoli tebana.

Carter trovò nella KV62 trovò tutta un serie di contrassegni che provvide a suddividere in:

  • otto sigilli murali (identificati da A ad H)
  • undici sigilli del corredo funerario (identificati da I a S)
  • sedici sigilli delle anfore vinarie (identificati da AA a PP)

IL SIGILLO DI TIPO “A”

Qui analizziamo filologicamente il sigillo murale tipo A. Carter stesso ci dice che lo ritrovò tredici volte nel corridoio, non specifica nell’anticamera, cinquantacinque volte nella camera funeraria e nessuna volta nell’annesso.

IL SIGILLO DI TIPO “B”

Qui analizziamo filologicamente il sigillo murale tipo B. Carter stesso ci dice che lo ritrovò diciassette volte nel corridoio, non specifica nell’anticamera, sette volte nella camera funeraria e nessuna volta nell’annesso.

IL SIGILLO DI TIPO “C”

Qui analizziamo filologicamente il sigillo murale tipo C. Poiché il suo testo è più lungo degli altri sigilli, l’ho diviso su due immagini. Carter stesso ci dice che ritrovò il sigillo tipo C otto volte nel corridoio, non specifica nell’anticamera, solo una volta (dubbia) nella camera funeraria e otto volte nell’annesso.

IL SIGILLO DI TIPO “D”

Qui analizziamo filologicamente il sigillo murale tipo D.
Carter stesso ci dice che ritrovò il sigillo tipo D nove volte nel corridoio, non specifica nell’anticamera, nessuna volta nella camera funeraria e otto volte nell’annesso.

IL SIGILLO DI TIPO “E”

Qui analizziamo filologicamente il sigillo murale tipo E.
Carter stesso ci dice che ritrovò il sigillo tipo E dieci volte nel corridoio, non specifica nell’anticamera, sessantatré volte nella camera funeraria e cinque volte nell’annesso.

IL SIGILLO DI TIPO “F”

Qui analizziamo filologicamente il sigillo murale tipo F.
Carter stesso ci dice che NON trovò nel corridoio, NON lo trovò nell’anticamera, lo ritrovò per ventuno volte nella camera funeraria, senza ritrovarlo nell’annesso.

IL SIGILLO DI TIPO “G” E TIPO “H”

Qui concludiamo la nostra analisi filologica considerando il sigillo murale tipo G. Carter stesso ci dice che non lo ritrovò nel corridoio, non lo trovò nell’anticamera, lo trovò per quattro volte nella camera funeraria e per quattordici volte nell’annesso.

Purtroppo Carter ci dice che il sigillo murale tipo H lo vide esclusivamente per trentacinque volte nel corridoio, ma poi non lo documenta e non conferma di averlo rivisto in altre locazioni.

Per chi volesse approfondire l’argomento sui sigilli della KV62 consiglio il mio Quaderno di Egittologia (QdE 36) IL SIMBOLO DEL RE – I sigilli della tomba di Tutankhamon che potete trovare qui: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/629547/il-simbolo-del-re/

Kemet Djedu

STELE CON SETHY I

STELE CON SETHY I E UN VISIR
ADORANTI AMENHOTEP I E AHMOSE NEFERTARI

Il Museo Egizio di Torino custodisce questa stele; per il Museo si tratta del reperto catalogato al numero 1466, mentre precedentemente portava il codice CGT 50090.

La stele fu probabilmente repertata dai collaboratori di Drovetti che la inglobò nella sua collezione. È datata alla XIX dinastia sotto il regno di Ramesse II.
È stata prodotta in calcare e ha dimensioni: altezza 75,5 cm, larghezza 56 cm e spessore 14 cm.

La stele è caratterizzata da un’unica scena nella quale si vede a destra il re Sethy I e un visir in atto di adorazione di una coppia di sovrani predecessori della XVIII dinastia. Essi sono Amenhotep I e la madre, la regina Ahmose Nefertari, sposa di Ahmose I entrambi genitori appunto di Amenhotep I.

La stele è particolare perché il suo stato di conservazione la definisce positivamente ma si nota che alcune iscrizioni in alto sono mancanti. Si comprende allora che l’arrotondamento della centina avvenne in una fase seguente a quella realizzativa. Non si capisce il motivo di questa seconda lavorazione anche perché, appunto, l’arrotondamento ha eliminato delle iscrizioni importanti.

Come al solito ho aggiunto la codifica IPA per far leggere i geroglifici anche a coloro che non li hanno ancora studiati. Per chi volesse intraprendere questa stupenda ginnastica intellettuale non posso che consigliare:

Dizionario egizio – italiano 12000 lemmi in geroglifico (primo volume):

https://ilmiolibro.kataweb.it/…/dizionario-12-egizio…/

Dizionario egizio – italiano 12000 lemmi in geroglifico (secondo volume):

https://ilmiolibro.kataweb.it/…/dizionario-22-egizio…/
Grammatica primo livello: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-i-alla…/

Grammatica secondo livello: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-ii-alla…/

Grammatica terzo livello: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-iii-alla…/

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NEBRA, UNA RONDINE E UNA GATTA

La cosiddetta Stele di Nebra è particolarmente originale dal momento che vi sono raffigurati una rondine ed una gatta. Si tratta evidentemente di due ipostasi divine.

La stele è al Museo Egizio di Torino e ne diamo qui il commento filologico con l’aggiunta dei codici IPA per far leggere i geroglifici a chi non li ha (ancora!) studiati.

Kemet Djedu

PER LE MANI DEL RE

Il reperto che ci interessa è una stele funeraria di un certo Khabauptah che fu un Sovrintendente della Grande Casa durante il periodo in cui governò la V dinastia. Siamo perciò nella seconda metà dell’Antico Regno.

Khabauptah servì prima Sahura, poi Neferirkara e quindi Niuserra. Lo ritroviamo anche come sacerdote di Ra e di Hathor nel tempio solare di Neferirkara.

La stele funeraria che lui commissionò lo vede raffigurato all’estrema sinistra seduto su di un trono arcaico con lo schienale basso. Il funzionario tiene con la mano destra uno scettro del tipo sekhem che connota la sua autorità. Con la mano sinistra regge un lungo bastone, anche questo simbolo del suo rango e del suo potere.

I dettagli del suo abito sono poco visibili poiché la lastra era sicuramente stata dipinta, ma i colori sono attualmente scomparsi.

La stele era ubicata nella sua tomba che è situata nella necropoli di Saqqara. Fu scoperta ed esplorata da Mariette nel 1877.

Il testo della stele è ovviamente celebrativo degli incarichi del defunto. Egli, in questo modo, evidenzia la fiducia che godeva da parte del re e ci dimostra contemporaneamente le sue capacità organizzative e professionali.

La stele si trova esposta presso la collezione egizia dell’Oriental Institute the University of Chicago che svolge importantissime attività di scavo in Egitto da moltissimo tempo.

Come al solito ho aggiunto la pronuncia secondo i codici IPA per coloro che non sanno (ancora!) leggere i geroglifici.

Kemet Djedu

LA TRIADE DI MICERINO (JE46499)

Recentemente mi sono occupato delle cosiddette Triadi di Micerino derivandomi così un Laboratorio Breve per gli allievi di Filologia Egizia. Qui ne presento una per i nostri amici lettori.

Le Triadi di Micerino sono quattro gruppi statuari. Tecnicamente sono degli altorilievi realizzati con una pietra chiamata grovacca, un tipo di arenaria.

Le quattro triadi rappresentano il faraone Micerino in piedi posto in mezzo a due altre figure che servono soprattutto a dimostrarne l’autorità.

In realtà le triadi sono considerate sei perché alle quattro precedenti, molto simili tra di loro, sono state aggiunte una quinta triade incompleta perché molto danneggiata e un ultimo gruppo statuario che rappresenta Micerino con la sola sposa reale, forse Khamerernebty II.

Per alcuni studiosi, che hanno analizzato il sito dove avrebbero dovuto collocarsi in origine i sei gruppi statuari, le triadi dovrebbero essere in tutto almeno otto perché sono otto le cappelle del tempio funerario del re. Per l’egittologa Wendy Wood i gruppi statuari dovrebbero essere addirittura trenta, uno per ogni nomo dell’Alto e del Basso Egitto.

Le quattro triadi furono scoperte durante la campagna di scavo del 1908 – 1910 effettuata da George Andrew Reisner, gestita dall’Università di Harvard e dal Museum of Fine Arts di Boston. Lo scavo interessò il sito del tempio funerario di Micerino a Giza, sotto la piramide del sovrano. Durante questa campagna Reisner trovò le triadi ben conservate più la quinta molto frantumata. Più tardi, nel 1910, fu repertata anche la diade.

Ho aggiunto, come al solito, la codifica IPA per far leggere i geroglifici a coloro che non li hanno (ancora!) studiati.

Kemet Djedu

LA STELE DI SAHATHOR A TORINO

La stele di Sahathor a Torino ha molti particolari.

Innanzi tutto se ne sa molto poco. Faceva parte della collezione di Drovetti e, come molti reperti, essendo decontestualizzata per la modalità di come si scavavano i siti archeologici dell’epoca, non si hanno molte informazioni a suo riguardo.

Di più c’è che viene nominato un reparto militare d’élite del quale il defunto faceva parte.

Inoltre il defunto viene identificato con il matronimico invece che con il patronimico. In un’epoca in cui non c’erano i cognomi le persone erano meglio identificate con il nome del genitore. Qui vediamo invece il nome della madre seguito dal determinativo B1 e preceduto dal titolo femminile “nbt pr” (signora della casa).
C’è anche da dire che abitualmente l’ascendenza era espressa con due verbi differenti: “msi” (partorire) per la madre e “ir” (fare=generare) per il padre. Qui è citata la madre con il verbo abituale del padre. Aver citato la madre può significare che ella fosse maggiormente conosciuta e che quindi la sua ascendenza fosse in qualche modo più prestigiosa per il defunto.

La formula funeraria finale “mȜꜤ-ḫrw” (giusto di voce) è al maschile e quindi sembra destinata al defunto Sahathor. È vero però che è immediatamente seguente al matronimico e potrebbe essere traslitterata “mȜꜤ(t)-ḫrw” e tradotta “giustificata” dando l’indicazione che defunta sia la madre del committente la stele ad essere mancata. Abitualmente la “t” del femminile era omessa. Qui ho preferito lasciare la formula al maschile.

Come al solito ho aggiunto la codifica IPA per far leggere i geroglifici a coloro che non li hanno (ancora) studiati.

Kemet Djedu

LA STELE DI SMEN

LA STELE DI SMEN PER SUO FRATELLO (E COGNATA)

La stele funeraria oggetto della nostra analisi è un manufatto proveniente da Deir el Medina ritrovato durante gli scavi di Ernesto Schiaparelli del 1909.

Essa è datata all’inizio della XVIII dinastia.
La stele è realizzata in calcare bianco ed è dimensionata per 28 cm in altezza e 19,5 cm di larghezza.

Le figure sono ricavate in rilievo mentre le iscrizioni geroglifiche sono incavate.
I colori sono quelli consueti e canonici: la donna è presentata in giallo per indicare una pelle chiara. Infatti, volendo darne gli attributi di nobiltà, ella è attiva in casa al riparo dal sole. Gli uomini sono invece dipinti in rosso per denotare una carnagione scura. Essi lavorano all’esterno della casa e quindi subiscono i raggi solari che ne scuriscono la carnagione. Gli abiti sono dipinti di bianco per suggerire il materiale di lino con cui sono realizzati.

La stele è custodita presso il Museo Egizio di Torino con il numero di catalogo 50005 (supplemento 9492). È in ottimo stato di conservazione mancando soltanto una piccola parte dello spigolo inferiore destro.
La sua forma è piuttosto consueta e comune: ha una centina arcuata che idealizza la divisione in due parti. Nella sezione superiore c’è l’immagine dei defunti e la scena offertoria. Sotto ci sono le iscrizioni relative alle offerte funerarie.

Subito sotto la centina è raffigurato il nodo šn che è un simbolo magico di protezione, lo stesso nel quale sono inscritti il Quarto e il Quinto Protocollo Reale del sovrano. Il nodo è inserito tra due grandi occhi wḏȜt anch’essi dal forte potere protettivo. Tutti questi simboli li si ritrova spesso negli amuleti egizi.

La rappresentazione riporta il defunto Mekimontu e la sposa sua Nubemueskhet seduti accanto uno all’altra. Nella prospettiva egizia sembrano uno dietro l’altro. Davanti ad essi c’è un tavolo delle offerte colmo di pani, dolci e cibarie varie. Anche qui c’è da considerare la prospettiva canonica egizia. La prima fila di prodotti è raffigurata in piano. Tutti gli altri elementi sono raffigurati in pianta dando un’idea di un mucchio elevato. Sul tavolo delle offerte il comandatario della stele sta versando una libagione in onore del fratello defunto.

Il Museo non ha potuto riportare ulteriori dettagli relativi alla genealogia del defunto e della sua sposa.

Come al solito ho messo la codifica IPA per far leggere i geroglifici a chi non li ha ancora studiati.

Kemet Djedu

UNA TRIADE TORINESE

Soggetto statua di Ramesse II seduto tra il dio Amon-Ra e la dea Mut.
Materiale granito rosa con geroglifici incisi.
Datazione Nuovo Regno, XIX dinastia, regno di Ramesse II (1279-1213 a.C.).
Ubicazione Karnak, tempio di Amon.
Origine Collezione Drovetti (1824).
Catalogo 767
Collocazione Museo Egizio di Torino, Sala II, B 07
Dimensioni altezza 1,74 metri, larghezza 1,12 metri

Il lavoro che qui presento è un “Laboratorio Rapido” che ho preparato per i miei allievi di Filologia Egizia. Lo condivido con voi pensando di fare cosa gradita.

La statua di cui ci vogliamo occupare è identificata come Triade tebana perché rappresenta la coppia divina Amon-Ra con la sua sposa Mut. Queste due divinità avevano un importantissimo tempio a Karnak, sulla riva orientale del Nilo. In prossimità di esso sorgeva l’antica capitale della XVIII dinastia, Tebe. Queste due divinità erano anche una coppia di sposi.

Le tre figure si stringono tutte insieme in un abbraccio che trascende il gesto familiare per indicare l’accordo esistente tra il potere terreno del faraone e quelle soprannaturale delle divinità.

Il gruppo ha un suo equilibrio di forme che è dato dal ritmo delle gestualità e dai tratti sorridenti e composti delle tre figure.

È uno dei pezzi più famosi del Museo Egizio di Torino. Sicuramente uno dei più fotografati dai visitatori.

Come al solito ho messo la codifica IPA per far leggere i geroglifici anche a coloro che non li hanno (ancora studiati).