Kemet Djedu

PER LE MANI DEL RE

Il reperto che ci interessa è una stele funeraria di un certo Khabauptah che fu un Sovrintendente della Grande Casa durante il periodo in cui governò la V dinastia. Siamo perciò nella seconda metà dell’Antico Regno.

Khabauptah servì prima Sahura, poi Neferirkara e quindi Niuserra. Lo ritroviamo anche come sacerdote di Ra e di Hathor nel tempio solare di Neferirkara.

La stele funeraria che lui commissionò lo vede raffigurato all’estrema sinistra seduto su di un trono arcaico con lo schienale basso. Il funzionario tiene con la mano destra uno scettro del tipo sekhem che connota la sua autorità. Con la mano sinistra regge un lungo bastone, anche questo simbolo del suo rango e del suo potere.

I dettagli del suo abito sono poco visibili poiché la lastra era sicuramente stata dipinta, ma i colori sono attualmente scomparsi.

La stele era ubicata nella sua tomba che è situata nella necropoli di Saqqara. Fu scoperta ed esplorata da Mariette nel 1877.

Il testo della stele è ovviamente celebrativo degli incarichi del defunto. Egli, in questo modo, evidenzia la fiducia che godeva da parte del re e ci dimostra contemporaneamente le sue capacità organizzative e professionali.

La stele si trova esposta presso la collezione egizia dell’Oriental Institute the University of Chicago che svolge importantissime attività di scavo in Egitto da moltissimo tempo.

Come al solito ho aggiunto la pronuncia secondo i codici IPA per coloro che non sanno (ancora!) leggere i geroglifici.

Kemet Djedu

LA TRIADE DI MICERINO (JE46499)

Recentemente mi sono occupato delle cosiddette Triadi di Micerino derivandomi così un Laboratorio Breve per gli allievi di Filologia Egizia. Qui ne presento una per i nostri amici lettori.

Le Triadi di Micerino sono quattro gruppi statuari. Tecnicamente sono degli altorilievi realizzati con una pietra chiamata grovacca, un tipo di arenaria.

Le quattro triadi rappresentano il faraone Micerino in piedi posto in mezzo a due altre figure che servono soprattutto a dimostrarne l’autorità.

In realtà le triadi sono considerate sei perché alle quattro precedenti, molto simili tra di loro, sono state aggiunte una quinta triade incompleta perché molto danneggiata e un ultimo gruppo statuario che rappresenta Micerino con la sola sposa reale, forse Khamerernebty II.

Per alcuni studiosi, che hanno analizzato il sito dove avrebbero dovuto collocarsi in origine i sei gruppi statuari, le triadi dovrebbero essere in tutto almeno otto perché sono otto le cappelle del tempio funerario del re. Per l’egittologa Wendy Wood i gruppi statuari dovrebbero essere addirittura trenta, uno per ogni nomo dell’Alto e del Basso Egitto.

Le quattro triadi furono scoperte durante la campagna di scavo del 1908 – 1910 effettuata da George Andrew Reisner, gestita dall’Università di Harvard e dal Museum of Fine Arts di Boston. Lo scavo interessò il sito del tempio funerario di Micerino a Giza, sotto la piramide del sovrano. Durante questa campagna Reisner trovò le triadi ben conservate più la quinta molto frantumata. Più tardi, nel 1910, fu repertata anche la diade.

Ho aggiunto, come al solito, la codifica IPA per far leggere i geroglifici a coloro che non li hanno (ancora!) studiati.

Kemet Djedu

LA STELE DI SAHATHOR A TORINO

La stele di Sahathor a Torino ha molti particolari.

Innanzi tutto se ne sa molto poco. Faceva parte della collezione di Drovetti e, come molti reperti, essendo decontestualizzata per la modalità di come si scavavano i siti archeologici dell’epoca, non si hanno molte informazioni a suo riguardo.

Di più c’è che viene nominato un reparto militare d’élite del quale il defunto faceva parte.

Inoltre il defunto viene identificato con il matronimico invece che con il patronimico. In un’epoca in cui non c’erano i cognomi le persone erano meglio identificate con il nome del genitore. Qui vediamo invece il nome della madre seguito dal determinativo B1 e preceduto dal titolo femminile “nbt pr” (signora della casa).
C’è anche da dire che abitualmente l’ascendenza era espressa con due verbi differenti: “msi” (partorire) per la madre e “ir” (fare=generare) per il padre. Qui è citata la madre con il verbo abituale del padre. Aver citato la madre può significare che ella fosse maggiormente conosciuta e che quindi la sua ascendenza fosse in qualche modo più prestigiosa per il defunto.

La formula funeraria finale “mȜꜤ-ḫrw” (giusto di voce) è al maschile e quindi sembra destinata al defunto Sahathor. È vero però che è immediatamente seguente al matronimico e potrebbe essere traslitterata “mȜꜤ(t)-ḫrw” e tradotta “giustificata” dando l’indicazione che defunta sia la madre del committente la stele ad essere mancata. Abitualmente la “t” del femminile era omessa. Qui ho preferito lasciare la formula al maschile.

Come al solito ho aggiunto la codifica IPA per far leggere i geroglifici a coloro che non li hanno (ancora) studiati.

Kemet Djedu

LA STELE DI SMEN

LA STELE DI SMEN PER SUO FRATELLO (E COGNATA)

La stele funeraria oggetto della nostra analisi è un manufatto proveniente da Deir el Medina ritrovato durante gli scavi di Ernesto Schiaparelli del 1909.

Essa è datata all’inizio della XVIII dinastia.
La stele è realizzata in calcare bianco ed è dimensionata per 28 cm in altezza e 19,5 cm di larghezza.

Le figure sono ricavate in rilievo mentre le iscrizioni geroglifiche sono incavate.
I colori sono quelli consueti e canonici: la donna è presentata in giallo per indicare una pelle chiara. Infatti, volendo darne gli attributi di nobiltà, ella è attiva in casa al riparo dal sole. Gli uomini sono invece dipinti in rosso per denotare una carnagione scura. Essi lavorano all’esterno della casa e quindi subiscono i raggi solari che ne scuriscono la carnagione. Gli abiti sono dipinti di bianco per suggerire il materiale di lino con cui sono realizzati.

La stele è custodita presso il Museo Egizio di Torino con il numero di catalogo 50005 (supplemento 9492). È in ottimo stato di conservazione mancando soltanto una piccola parte dello spigolo inferiore destro.
La sua forma è piuttosto consueta e comune: ha una centina arcuata che idealizza la divisione in due parti. Nella sezione superiore c’è l’immagine dei defunti e la scena offertoria. Sotto ci sono le iscrizioni relative alle offerte funerarie.

Subito sotto la centina è raffigurato il nodo šn che è un simbolo magico di protezione, lo stesso nel quale sono inscritti il Quarto e il Quinto Protocollo Reale del sovrano. Il nodo è inserito tra due grandi occhi wḏȜt anch’essi dal forte potere protettivo. Tutti questi simboli li si ritrova spesso negli amuleti egizi.

La rappresentazione riporta il defunto Mekimontu e la sposa sua Nubemueskhet seduti accanto uno all’altra. Nella prospettiva egizia sembrano uno dietro l’altro. Davanti ad essi c’è un tavolo delle offerte colmo di pani, dolci e cibarie varie. Anche qui c’è da considerare la prospettiva canonica egizia. La prima fila di prodotti è raffigurata in piano. Tutti gli altri elementi sono raffigurati in pianta dando un’idea di un mucchio elevato. Sul tavolo delle offerte il comandatario della stele sta versando una libagione in onore del fratello defunto.

Il Museo non ha potuto riportare ulteriori dettagli relativi alla genealogia del defunto e della sua sposa.

Come al solito ho messo la codifica IPA per far leggere i geroglifici a chi non li ha ancora studiati.

Kemet Djedu

UNA TRIADE TORINESE

Soggetto statua di Ramesse II seduto tra il dio Amon-Ra e la dea Mut.
Materiale granito rosa con geroglifici incisi.
Datazione Nuovo Regno, XIX dinastia, regno di Ramesse II (1279-1213 a.C.).
Ubicazione Karnak, tempio di Amon.
Origine Collezione Drovetti (1824).
Catalogo 767
Collocazione Museo Egizio di Torino, Sala II, B 07
Dimensioni altezza 1,74 metri, larghezza 1,12 metri

Il lavoro che qui presento è un “Laboratorio Rapido” che ho preparato per i miei allievi di Filologia Egizia. Lo condivido con voi pensando di fare cosa gradita.

La statua di cui ci vogliamo occupare è identificata come Triade tebana perché rappresenta la coppia divina Amon-Ra con la sua sposa Mut. Queste due divinità avevano un importantissimo tempio a Karnak, sulla riva orientale del Nilo. In prossimità di esso sorgeva l’antica capitale della XVIII dinastia, Tebe. Queste due divinità erano anche una coppia di sposi.

Le tre figure si stringono tutte insieme in un abbraccio che trascende il gesto familiare per indicare l’accordo esistente tra il potere terreno del faraone e quelle soprannaturale delle divinità.

Il gruppo ha un suo equilibrio di forme che è dato dal ritmo delle gestualità e dai tratti sorridenti e composti delle tre figure.

È uno dei pezzi più famosi del Museo Egizio di Torino. Sicuramente uno dei più fotografati dai visitatori.

Come al solito ho messo la codifica IPA per far leggere i geroglifici anche a coloro che non li hanno (ancora studiati).

Kemet Djedu

UN CARTIGLIO IN FAIENCE

Il Ministro del Turismo e delle Antichità ci parla degli scavi fatti sul sito di Tel Habwa ubicato nel Sinai settentrionale.

Nella relazione narra anche di un certo numero di importanti edifici che sono stati repertati in tre strati consecutivi, tutti risalenti alla XXVI dinastia. Il Ministro descrive anche i depositi di fondazione appartenenti a uno di questi edifici (l’ultimo strato archeologico presente sul sito) e mostra un piccolo manufatto in faience che reca l’iscrizione di un cartiglio.

Proviamo a farne l’analisi filologica. Come consueto ho aggiunto la codifica IPA per far leggere i geroglifici anche a chi non li ha studiati.

Kemet Djedu

CIRCONCISIONE EGIZIA


La Mastaba di Ankhmahor è vicina alla piramide di Unas, nella Necropoli di Saqqara.
Ankhmahor deteneva l’importante titolo di visir dimostrando così la sua fulgida carriera di funzionario.
La sua tomba è conosciuta anche come “tomba del medico” poiché contiene scene di pratiche sanitarie.

Le immagini più famose della tomba di Ankhmahor si trovano sulla porta della sala delle colonne. Sono scene mediche che mostrano rappresentazioni di operazioni chirurgiche, inclusa la circoncisione.
Ho notato che di questa celeberrima raffigurazione esistono traduzioni perlopiù romanzate per non dire allegrissime.
Penso di poter dare il mio modestissimo contributo.

Come al solito ho aggiunto la codifica IPA per far pronunciare il geroglifico a chi non lo ha ancora studiato!

Kemet Djedu

LA STELE DI PANDUA

La stele di Pendua è dedicata da un artigiano di Deir el Medina che lavorava durante la XX dinastia alla dea Meretseger.

Foto: Museo Egizio di Torino

Mi permetto di allegare qui un commento filologico.

Come al solito ho aggiunto la pronuncia secondo la codifica IPA per far leggere i geroglifici anche a coloro che non li hanno (ancora) studiati.

  
Kemet Djedu

SENNEDJEM, IL TIMPANO EST

  

La scena dipinta sul timpano est della tomba TT1 di Sennedjem raffigura una barca sacra. Ci sono anche due babbuini. Poiché l’immagine è dipinta sul timpano orientato ad Est, il babbuino di sinistra è quello esposto a Nord e saluta il sole tramontante, mentre l’altro è esposta a Sud e quindi saluta il sole sorgente.

Per gli Egizi i versi e la gestualità dei babbuini al sorgere del sole erano saluti, preghiere e lodi che essi indirizzavano alla divinità. In realtà, molto più semplicemente, gli zoologi lo spiegano come una gestualità intesa al riscaldamento muscolare dopo una fredda nottata del deserto.

Ci determiniamo, in questo modo, anche la direzione della barca che sta risalendo la corrente procedendo da Nord a Sud.

Sulla prua della barca c’è una rondine, molto rara in questo genere di raffigurazioni, praticamente repertata solo a Deir el Medina con un significato di rigenerazione.

La divinità assisa sulla barca regge sulla testa un surdimensionato disco solare dotato a sua volta di un ureo. La divinità è un sincretismo di Ra, Harakhty (Horus dell’Orizzonte) e Atum. Ricordiamo che il sole nasce come Khepri, trasformandosi in Ra a mezzogiorno e tramontando in qualità di Atum alla sera.

La scena possiede tre didascalie delle quali facciamo qui l’analisi filologica.

Kemet Djedu

IL TRONO DI MICERINO

  

Questo bellissimo reperto rappresenta niente meno che un trono di un sovrano dell’Antico Regno, Micerino. Questi è notissimo perché è uno dei tre costruttori delle celeberrime tre piramidi di Giza.

Questa immagine nitidissima di un fianco della seduta regale permette di dettagliare ciò che è stato riportato graficamente.

Per coloro che fossero interessati all’onomastica dei re d’Egitto non posso che consigliare la lettura del Quaderno di Egittologia QdE 22 IL PROTOCOLLO REALE Composizione dell’onomastica faraonica che trovate qui: https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/storia-e-filosofia/624529/il-protocollo-reale/