Necropoli tebane

TT164 – TOMBA DI ANTEF

Antef in geroglifici
Planimetria schematica della tomba TT164[1] [2]

Epoca:                                  XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
AntefScriba delle reclute[5]Dra Abu el-NagaXVIII dinastia  (Thutmosi III)a nord della TT161

Biografia

Antef a caccia. Foto Alexander Ilin-Tomich

Nessuna notizia biografica ricavabile dalle rappresentazioni parietali[6].

La tomba

L’ingresso della TT164. Foto Alexander Ilin-Tomich

L’accesso a TT164 si apre in un cortile in cui (1 e 2 in planimetria[7]) si trovano due stele con il defunto in adorazione e inni sacri.

le iscrizioni nel cortile della TT164. Foto Alexander Ilin-Tomich

Una sala trasversale, tipica delle planimetrie a “T” capovolta delle sepolture del periodo, presenta sulle pareti: resti (3-4) di immagini del defunto e della moglie seduti e di figli che portano frutta e animali (non sono ricavabili i nomi, probabilmente nelle parti crollate); sul lato corto una stele (5) con inno a Amon-Ra-Horakhti[8] e testo autobiografico (?).

La stele con inno a Ra-Horakhti. Foto Foto Alexander Ilin-Tomich

Poco oltre (6) il defunto arpiona un ippopotamo e testi rituali/magici e il defunto che pesca e pratica l’uccellagione[9].

Portatori di offerte. Foto Alexander Ilin-Tomich

Fonti

  1. Porter e Moss 1927,  p. 276.
  2. Gardiner e Weigall 1913
  3. Donadoni 1999,  p. 115.
  4. Porter e Moss 1927,  p. 276.
  5. Gardiner e Weigall 1913, pp. 30-31
  6. Gardiner e Weigall 1913, p. 31

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Porter e Moss 1927,  p. 276.

[6]      Porter e Moss 1927,  p. 274.

[7]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 272.

[8]      Inno identico si trova nella TT110.

[9]      Porter e Moss 1927,  pp. 276-277.

Necropoli tebane

TT163 – TOMBA DI AMENEMHAT

Schematizzazione della necropoli di Dra Abu el-Naga (area sud) [1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
AmenemhatSindaco della Città Meridionale (Tebe), Scriba realeDra Abu el-NagaXIX dinastiausata come magazzino da Gaz Shemi; sotto la casa di Gaad Hamad

 

Biografia

Uniche notizie note sono il nome del padre, Huy, Giudice e Sindaco, e della moglie Nezemt-net[5].

La tomba

TT164 è inaccessibile e già nella catalogazione data nel 1913 da Alan Gardiner e Arthur Weigall viene indicata come “usata come magazzino”.

Si è a conoscenza della presenza di un inno a Osiride, di scene con musici e di un uomo inginocchiato, di quattro preti portatori di statuette reali e di una scena con il defunto seduto e di altri inni sacri.[6]

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Porter e Moss 1927,  p. 276.
  4. Gardiner e Weigall 1913, pp. 30-31
  5. Gardiner e Weigall 1913, p. 31

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Porter e Moss 1927,  p. 276.         

[6]      Porter e Moss 1927,  pp. 275-276.

Necropoli tebane

TT162 – TOMBA DI KENAMUN

Planimetria schematica della tomba TT162[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
nome perduto[5],Kenamon[6]Sindaco della Città Meridionale (Tebe), Supervisore dei granai di AmonDra Abu el-NagaXVIII dinastiaparzialmente incendiata; a breve distanza, a nord-est della TT161 versante sud della collina

 

Biografia

Kenamon e Mut-Tuy. Met Museum 30.4.192

Unica notizia, ricavabile da un cono funerario intestato a Kenamon, è il nome della moglie Mut-Tuy. Lo stesso nome del titolare della tomba è stato ricavato da un cono funerario[7] [8].

La tomba

TT162 è inaccessibile e già nella catalogazione data nel 1913 da Alan Gardiner e Arthur Weigall viene indicata come “parzialmente incendiata”. Planimetricamente la tomba si presenta con forma a “T” rovesciata tipica delle sepolture del periodo. Un corridoio dà accesso a una sala trasversale: sulle pareti (1 in planimetria[9]), su due registri sovrapposti, il defunto seguito dalla moglie e dal quattro donne con sistri e fiori, offre incenso su un braciere mentre tre uomini offrono libagioni al defunto (?); navi da carico siriane e siriani che trasportano merci ad un mercato. Sulla parete opposta (2), solo frammenti di un uomo con una pila di giare.

Le navi mercantili siriane. Da: THE JOURNAL OF EGYPTIAN ARCHAEOLOGY VOL. 33

Altre immagini (4) del defunto con altri due uomini che offrono mazzi di fiori e uccelli al re e assistono a scene di aratura; sulla parete opposta (3), su due registri, il defunto e la moglie seduti, con una scimmia, un’oca e un cane sotto la sedia; in due scene il figlio, sotto la cui sedia è rappresentato materiale scrittorio da scriba, in qualità di prete sem[10] offre libagioni al defunto e il defunto, seguito dalla moglie, da portatori di offerte e da parenti, in offertorio di aromi su un braciere.

Dalla sala trasversale si accede direttamente ad una sala perpendicolare alla precedente, senza alcun corridoio di immissione. Sulle pareti, molto danneggiate, il defunto incontra i genitori (5); il defunto con la moglie (6) e familiari in offertorio a Osiride; su due registri (7) scene della processione funeraria, in presenza di Anubi e Hathor, e del pellegrinaggio ad Abydos con barche che trasportano cavalli; i resti (8) di scene della processione funeraria, con portatori di offerte e prefiche[11].

Fonti

  1. ^ Gardiner e Weigall 1913
  2. ^ Donadoni 1999,  p. 115.
  3. ^ Porter e Moss 1927,  p. 275.
  4. ^ Gardiner e Weigall 1913, pp. 30-31
  5. ^ Gardiner e Weigall 1913, p. 31

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Gardiner e Weigall 1913, p. 30.

[6]      Porter e Moss 1927,  p. 275.

[7]      Georges Daressy (1864-1938), egittologo francese, ricavò i titoli del defunto e, tra gli altri, quello di “Occhi del re nelle terre del nord e orecchie di Haremmaat…”.

[8]      Porter e Moss 1927,  p. 274.

[9]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 272.

[10]     Il “sem” era il prete, o l’erede, cui competeva la cerimonia di apertura della bocca per consentire al defunto di vivere pienamente della Duat.

[11]     Porter e Moss 1927,  pp. 275-276.

Necropoli tebane

TT161 – TOMBA DI NAKHT

Planimetria schematica della tomba TT161[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
NakhtPortatore delle offerte floreali di AmonDra Abu el-NagaXVIII dinastia  (Amenhotep III ?)proprio sopra la casa bianca di Abdullah Ahmed Soliman

Biografia

Il Giardiniere delle divine offerte di Amon Nakht. Da: Manniche, Lise. “The Tomb of Nakht, the Gardener, at Thebes (No. 161) as Copied by Robert Hay.” The Journal of Egyptian Archaeology 72 (1986)

Padre di Nakht fu Guraru, Giardiniere delle divine offerte di Amon; sua madre fu Kay e sua moglie Tahemt. Huynefer fu uno dei figli, a sua volta Giardiniere delle offerte floreali di Amon[5].

I titoli di Nakht riportati nella tomba e sullo stipite della porta di ingresso. Da: Bryan, B. M., & Dorman, P. F. (Eds.). (2023). Mural Decoration in the Theban Necropolis (Vol. 2).

La tomba

Planimetricamente la tomba si presenta difforme dalla “T” rovesciata tipica delle sepolture del periodo: è infatti costituita da una sala oblunga al termine della quale si apre una camera più interna. Un corridoio dà accesso alla prima sala; sulle pareti (1 e 2 in planimetria[6]) il defunto offre incenso su un braciere in presenza di preti officianti, mentre la moglie accompagna un figlio, seguita da altri quattro figli (non sono riportati i nomi) con mazzi di fiori, e quattro figlie (anche in questo caso non sono riportati nomi) con offerte.

Dettagli degli omaggi floreali. Da: Bryan, B. M., & Dorman, P. F. (Eds.). (2023). Mural Decoration in the Theban Necropolis (Vol. 2).

Poco oltre, il figlio Huynefer, Giardiniere delle divine offerte, seguito da fratelli e sorelle, offe mazzi di fiori di Amon ai genitori, una figlia in offertorio ai genitori con un concerto di musici: arpisti e liutisti, fanciulle con arpe da spalla, lire, liuti, doppi flauti e tamburelli; il defunto ispeziona l’irrigazione dei giardini in presenza di alcuni ospiti.

Nakht e Kay ricevono le offerte dei figli. Da: Manniche, Lise. “The Tomb of Nakht, the Gardener, at Thebes (No. 161) as Copied by Robert Hay.” The Journal of Egyptian Archaeology 72 (1986)

Sulla opposta parete (4) il defunto e la moglie rientrano nella tomba dopo aver partecipato alla festa per il nuovo anno e (5), su cinque registri, scene della processione funeraria con riti dinanzi alla mummia e il defunto e la moglie che adorano Osiride; scene del pellegrinaggio ad Abydos e portatori di suppellettili funerarie in presenza di Anubi seduto.

La processione funebre. Da: Manniche, Lise. “The Tomb of Nakht, the Gardener, at Thebes (No. 161) as Copied by Robert Hay.” The Journal of Egyptian Archaeology 72 (1986)

Poco oltre (6), su due registri, il defunto e la moglie offrono mazzi di fiori di loto e di papiro a Osiride, Amenhotep I e alla regina Ahmose Nefertari; il figlio Huy[7], in qualità di prete, reca una lista di offerte e officia cerimonie sulla mummia.

Un corridoio, sulle cui pareti (7) sono rappresentati il defunto e la moglie in adorazione di Osiride e di Anubi e il defunto che offre mazzi di fiori a Thutmosi III, ad Amenhotep I e al principe Ahmosi Sipaar, immette in una piccola camera rettangolare[8].

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Porter e Moss 1927,  p. 274.
  4. Gardiner e Weigall 1913, pp. 30-31
  5. Gardiner e Weigall 1913, p. 31.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Porter e Moss 1927,  p. 274.

[6]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 272.

[7]      Non è dato di sapere se si tratta di un altro figlio o se, data la medesima radice del nome (Huy), si tratti di un diminutivo del figlio Huynefer già in altre scene menzionato.

[8]      Porter e Moss 1927,  pp. 274-275.

Necropoli tebane

TT160 – TOMBA DI BESENMUT

Planimetria schematica della tomba TT160[1] [2]

Epoca:                                  Periodo Saitico

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
BesenmutVero amico del re[5], Grande Scriba reale[6]Dra Abu el-NagaPeriodo saiticoa nord della TT35

Biografia

Uniche notizie biografiche ricavabili dalle pitture parietali, il nome del padre, Pedemut, e quello della madre, Tahibet.

La tomba

L’ingresso attualmente murato della TT160. Foto di Bernard M. Adams

Planimetricamente la tomba presenta una forma differente da quella a “T” rovesciata tipica delle sepolture del Nuovo Regno: una camera rettangolare, oblunga, è seguita da un’altra posizionata ortogonalmente alla prima; a queste segue un’ultima camera quasi quadrata.

Poche e molto danneggiate le scene parietali; nel corridoio di accesso resti di scene con il defunto e la moglie dinanzi a cinque divinità (?).

Sulle pareti della prima camera quattro nicchie, quasi agli angoli, contengono scene del defunto in offertorio e testi sacri. Un secondo corridoio, sulle cui pareti è rappresentato il defunto seduto e sono trascritti testi sacri, immette in una seconda sala le cui decorazioni sono distrutte, così come distrutte sono quelle della terza sala cui si accede per il tramite di un altro corridoio[7].

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Gardiner e Weigall 1913, pp. 30-31
  4. Gardiner e Weigall 1913, p. 31

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Porter e Moss 1927,  p. 273.

[6]      Gardiner e Weigall 1913, p. 30.

[7]      Porter e Moss 1927,  p. 273.

Necropoli tebane

TT159 – TOMBA DI RAIA

Planimetria schematica della tomba TT159[1] [2]

Epoca:                                  XIX Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
RaiaQuarto (?) Profeta di AmonDra Abu el-NagaXIX dinastia[5]sopra la TT158, a sud della TT156

 

Biografia

Un ritratto di Raia prima e dopo il restauro. Da: “Conservation Training Field School, Draa Abu el Naga-TT 159” Abdel Ghafour El Sayed Motawe Ali

Unica notizia biografica ricavabile dalle pitture parietali, il nome della moglie, Mutemwia[6].

La tomba

L’ingresso della TT159. Da: “Conservation Training Field School, Draa Abu el Naga-TT 159”
Abdel Ghafour El Sayed Motawe Ali

Planimetricamente la tomba, che si apre in un ampio cortile, si presenta con forma a “T” rovesciata tipica delle sepolture del periodo, con una sala trasversale e una sala perpendicolare alla prima. Un corridoio dà accesso ad una camera trasversale sulle cui pareti (1 in planimetria[7]) brani del Libro delle Porte, il defunto e la moglie dinanzi ad un pilastro Djed umanizzato e scene della processione funeraria in presenza di Simut[8].

L’interno della TT159

Sul lato corto occidentale (2), su due registri sovrapposti, ancora brani del Libro delle Porte, il defunto e la moglie (?) dinanzi a guardiani armati di coltello; scribi, preti e prefiche dinanzi alla mummia. Poco oltre (3), su tre registri, il defunto in atto di offertorio. Sul lato corto orientale (5) brani del Libro delle Porte, il defunto e la moglie dinanzi a divinità sotto un padiglione, gruppo di servi e portatori di offerte, e un prete sem[9] dinanzi al defunto e alla moglie.

La celebrazione dei riti per i defunti

Seguono (4), su quattro registri, brani del Libro delle Porte, resti di scene del defunto e della moglie dinanzi a divinità, un figlio (nome non indicato), seguito da portatori di offerte, preti in atto di offrire libagioni al defunto e il traino del sarcofago da parte di buoi.

Le iscrizioni della TT159 prima e dopo il restauro effettuato dall’American Research Center in Egypt. Da: “Conservation Training Field School, Draa Abu el Naga-TT 159” Abdel Ghafour El Sayed Motawe Ali

Un corridoio, sulle cui pareti (6) è rappresentato il defunto con la moglie, immette in una sala rettangolare, con andamento perpendicolare alla precedente. Sulle pareti (7-8), solo abbozzate, scene del figlio che offre vasi per libagioni. Sul fondo (9) statue sedute del defunto e della moglie; sulla parete un uomo in adorazione.[10]

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Porter e Moss 1927,  p. 266.
  4. Gardiner e Weigall 1913, pp. 30-31

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Gardiner e Weigall 1913, p. 31.

[6]      Porter e Moss 1927,  p. 271.

[7]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 264.

[8]      Nell’anno XX di regno di Amenhotep III, Simut era Quarto Profeta di Amon. Venne promosso al rango di Secondo Profeta nell’anno XXIV. Simut fu anche Supervisore della Casa dell’argento e Firmatario di tutti i contratti di Karnak. Una sua immagine si trova nella TT55 di Ramose; l’ubicazione della sua tomba, pure scoperta nel XIX secolo, è oggi sconosciuta

[9]      Il “sem” era il prete, o l’erede, cui competeva la cerimonia di apertura della bocca per consentire al defunto di vivere pienamente della Duat.

[10]     Porter e Moss 1927,  pp. 271-273.

Necropoli tebane

TT158 – TOMBA DI THONEFER

Planimetria schematica della tomba TT158[1] [2]

Epoca:                                  XIX Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
ThoneferTerzo Profeta di AmonDra Abu el-NagaXIX dinastia  (Merneptah[5]-Ramses III[6])in alto sulla collina, sopra la TT35

Biografia

Uniche notizie biografiche ricavabili dalle pitture parietali, il nome della moglie, Nefertere, Superiora dell’harem di Amon, e il nome del figlio Amenemopet, Prete di Amon, titolare della TT148[7].

Thonefer

La tomba

L’ingresso della TT158. Foto Bernard M. Adams

Planimetricamente la tomba, che si apre in un ampio cortile, si presenta con forma a “T” rovesciata (non ultimata) tipica delle sepolture del periodo, con una sala trasversale e una sala perpendicolare alla prima. Nel cortile antistante l’ingresso, (1 in planimetria[8]) scene di offertorio al defunto e alla moglie e in tre scene, il defunto e inni sacri, il defunto inginocchiato in offertorio ad un toro e il defunto seguito dal toro; poco oltre (2), su tre registri sovrapposti, le Anime di Pe e Nekhen e il defunto in adorazione delle divine barche. il defunto in adorazione di divinità sotto un padiglione e, in cinque scene, il defunto presentato da Horus e Thot a Osiride, il defunto che offre libagioni su un altare a Osiride, il defunto che viene presentato da Anubi e le dee Hathor e Mertseger.

Rilievo del cortile esterno, parte sud. Da: Seele, Keith Cedric. “The tomb of Tjanefer at Thebes.” (1959).

Seguono (3) su tre registri, la festa di Sokar, con la barca del dio portata da preti e il defunto che recita litanie dinanzi alla barca, il defunto a bordo di una barca, preti che spandono incenso dinanzi al defunto, il figlio Amenemopet, Prete di Amon, con altri preti dinanzi a Meret; seguono suonatori inginocchiati e il defunto e un altro uomo che giocano a dama. Sono inoltre rappresentate due file di parenti del defunto e il figlio Amenemopet con una lista di offerte. Su un’altra parete del cortile (4) il defunto con mazzi di fiori, seguito da Pahemneter, riceve fiori da una donna e altre donne che suonano tamburelli uscendo dal tempio.

Due delle dee ritratte nella TT158. Foto Bernard M. Adams

Un corridoio reca, sulle pareti (5), il defunto in adorazione, inno a Ra-Horakhti con quattro babbuini adoranti, un arpista inginocchiata[9] e tre dee con un lago a alcuni ba dinanzi al defunto e il defunto in adorazione di Atum (?).

Il ba di Thonefer in forma di uccello a testa umana. Da: Seele, Keith Cedric. “The tomb of Tjanefer at Thebes.” (1959).

Si accede, quindi, alla sala trasversale, non ultimata nel lato est, sulle cui pareti: (6) il defunto e la moglie; resti di brani (7) del Libro delle Porte e della processione funeraria con prefiche e preti che offrono libagioni a due mummie e, poco discosto (8), il defunto in offertorio ad alcune divinità tra cui Khnum, Wen (divinità), Atum e Ra-Horakhti. Sulla parete (9) le statue colossali del defunto e della moglie affiancate (10) da scene del defunto in adorazione di Thot e Maat, e il figlio che offre mazzi di fiori. Poco oltre (11), su quattro registri sovrapposti, resti di scene di banchetto con ospiti tra cui Amenemonet, funzionario (?) del tempio di Amenhotep III.

Il ba di Thonefer in forma umana beve dal lago sacro. Da: Seele, Keith Cedric. “The tomb of Tjanefer at Thebes.” (No Title) (1959).

Oltre la porta che dà accesso alla sala perpendicolare, (15) su quattro registri, tre uomini, statuette reali controllate dal defunto, il defunto (?) e la moglie seduti con altre due coppie, di cui una costituita da Amenemonet e la moglie, resti di liste di offerte rituali con preti inginocchiati o che offrono libagioni al defunto. Segue una parete, non ultimata e pesantemente danneggiata, su cui (14) si leggono solo il defunto seguito da alcuni portatori di offerte; poco oltre (13) statua colossale del defunto seduto, con una donna in piedi. Su quattro registri (12) scene di offertorio di preti ad alcune divinità, compreso Imhotep e il defunto inginocchiato dinanzi a Thot, seguono il figlio Amenemopet e la moglie, i genitori, altri parenti, preti, una tavola su cui si trova l’occorrente per la Cerimonia di apertura della bocca e resti di scene di banchetto.

L’arpista ed il particolare della testa dell’arpa. Da: Seele, Keith Cedric. “The tomb of Tjanefer at Thebes.” (No Title) (1959).

Un secondo corridoio, sulle cui pareti (16) il defunto e la moglie, con liutisti inginocchiati e tre dee con alcuni ba di cui uno che beve ad una fonte, dà accesso ad una camera perpendicolare alla precedente. Sulle pareti: (17-18) su tre registri brani del Libro delle Porte e sette scene, compresa quella di una divinità che traina una barca, undici scene del defunto dinanzi ad altrettante divinità, undici altre scene comprese scene di pesatura e Harsiesi con aiutanti dinanzi a Osiride, Anubi e alcune dee. Testi autobiografici (19) sono riportati su una piccola parete accanto al corridoio di accesso, mentre poco oltre (20-21), su tre registri, brani dal Libro delle Porte e sette scene, compresa quella di alcune divinità che trainano una barca, divinità serpente e la statua del defunto purificata, undici scene compresa l’adorazione della barca di Sokar da parte del defunto, un ariete sotto un padiglione, le dee Mut e Hathor, undici altre scene tra cui il defunto dinanzi ad un pilastro Djed, il defunto che apre una porta, il defunto accompagnato da Iside, Nephtys e Anubi verso i Campi di Yaru e il defunto con la moglie che pescano mentre un uomo raccoglie uva.

Il tavolo delle offerte. Foto Bernard M. Adams

Un breve corridoio, sulle cui pareti è rappresentato il pilastri Djed, immette in una sala più interna, appena abbozzata, che ospita il sarcofago.

Provengono da questa tomba:

  • mattoni sacri con il cartiglio di Amenhotep II, oggi al Philadelphia University Museum (cat. 29.86.711 e 29.87.620-I);
  • frammenti di rilievo con la testa del defunto e intarsi da una scatola intestata al defunto, oggi al Philadelphia University Museum (cat. 29.87.624 e 29.86.407)[10] .

Fonti

  1. Porter e Moss 1927,  p. 266.
  2. Gardiner e Weigall 1913
  3. Donadoni 1999,  p. 115.
  4. Porter e Moss 1927,  p. 266.
  5. Gardiner e Weigall 1913, pp. 30-31

Thonefer


[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Gardiner e Weigall 1913, p. 31

[6]      Porter e Moss 1927,  p. 268.

[7]      Porter e Moss 1927,  p. 268.

[8]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 264.

[9]      La parte superiore del rilievo si trova oggi al “Ägyptisches Museum und Papyrussammlung” di Berlino, cat. 20482.

[10]            Porter e Moss 1927,  pp. 266-268.

Necropoli tebane

TT157 – TOMBA DI NEBWENENEF

Il nome ed il titolo di Nebwenenef in geroglifici (Lepsius)
Planimetria schematica della tomba TT157[1] [2]

Epoca:                                   XIX Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
NebwenenefPrimo Profeta di AmonDra Abu el-NagaXIX dinastia  (Ramses II)sopra e leggermente a nord della casa bianca di Abdullah Ahmed Soliman

Biografia

Unica notizia biografica ricavabile dalle pitture parietali, il nome della moglie, Takhat, Superiora dell’harem di Amon e Cantatrice di Iside[5].

Nebwenenef in atteggiamento di adorazione davanti ad un pilastro djed (andato perso). Frammento dalla TT157, British Museum EA1820

La tomba

L’ingresso della TT157

Planimetricamente la tomba si presenta con forma a “T” rovesciata tipica delle sepolture del periodo, con una sala trasversale, il cui soffitto è retto da dodici pilastri, e da una sala perpendicolare alla prima; anche in questo caso, il soffitto è sorretto da ugual numero di pilastri. Un corridoio, sulle cui pareti (1 in planimetria[6]) il defunto in adorazione, inno a Ra, quattro sciacalli e rappresentazione delle Anime di Pe e Nekhen, adduce ad una sala trasversale con soffitto sorretto da dodici pilastri (di cui quattro molto danneggiati).

Frammento di un blocco di calcare che mostra il cartiglio di Ramesse II e il nome di Nebwenenef. XIX dinastia. Da Kurna (Qurna), Tebe, Egitto. Petrie Museum, Londra

Sulle pareti: (2) su due registri sovrapposti, brani del Libro delle Porte e il defunto in adorazione di divinità tra cui Nefertum, i Figli di Horo Imset, Hapi, Duamutef e Qebehsenuf, Thot e il pilastro Djed; poco oltre (3) brani dal Libro delle Porte e il defunto dinanzi a Osiride e Hathor. In una nicchia sul lato corto occidentale (4) statue del defunto e della moglie, rappresentazione ripetuta sul lato corto opposto in due nicchie (10-11). Sulla parete più lunga (5) il defunto dinanzi a Osiride e Hathor e (6), su due registri sovrapposti, brani in onore della festa di Sokar con il defunto in offertorio a un re (?), un portatore di scatola contenente abiti colorati e il defunto con parenti e suonatori di flauto e nacchere.

La processione funebre. Da: Bell, Lanny. “In the Tombs of the High Priests of Amun.” Expedition Magazine 15, no. 2 (January, 1973)

Segue (7) l’innalzamento del pilastro Djed alla presenza di sei divinità: Iside, Nephtys, Thot, Imhotep, Osiride e Ra-Horakhti. Oltre la porta che dà accesso alla sala perpendicolare, (13-12) brani del Libro delle Porte, scene di psicostasia e di Confessione negativa. Sul lato corto due nicchie di cui si è già detto (11-10), mentre sul lato lungo (9) su due registri brani del Libro delle Porte e (8) il defunto, seguito da portatori di flabello e preti con la nomina a Primo Profeta di Amon a cura di Ramses II, in presenza della regina Merymut Nefertari.

Un corridoio, sulle cui pareti (14) è rappresentato il defunto in offertorio allo sciacallo Anubi, adduce alla sala perpendicolare alla precedente con dodici pilastri; sulle pareti: (15) resti di dipinto del defunto e della famiglia che praticano l’uccellagione e del defunto (16) che pesca in un laghetto, scene di vendemmia e barche su un canale. Poco oltre (17), testi propiziatori e preti in due file che recano vasi e giare di offerte; seguono, su due registri (18) testi di offertorio dinanzi a divinità, il defunto e la moglie in barca nell’atto di arpionare una tartaruga e un ippopotamo e (19) testi e scene della processione funeraria con statue trainate, Osiride e Iside alata.

Un breve corridoio immette in una sala più interna, con diramazioni non ultimate, sulle cui pareti (21) i resti di scene mitologiche (?) e (22) il defunto e la moglie in adorazione di Osiride, Anubi, Hathor e Horus.

La tomba è stata oggetto di ripetuti saccheggi già nell’antichità. Una spedizione dell’Università della Pennsylvania negli anni ’70 ha ritrovato i resti di 30 mummie, 25 adulti e 5 bambini, smembrati in ben 7.358 pezzi alla ricerca degli oggetti preziosi posizionati sulle mummie. La frammentazione dei corpi ha potuto permettere solo l’identificazione di due metodi di mummificazione, uno solo per disseccamento e l’altro con l’utilizzo di resine, ma senza poter risalire all’epoca in cui vennero sepolte nella tomba.

Il torace smembrato di una delle mummie più giovani ritrovate nella TT157, con chiari segni di scoliosi dovuta a tubercolosi. Da: Zimmerman, Michael R. “The Mummies of the Tomb of Nebwenenef: Paleopathology and Archeology.” Journal of the American Research Center in Egypt 14 (1977)

Provengono da questa tomba:

  • mattone sacro con il nome del defunto, oggi al Ägyptisches Museum und Papyrussammlung di Berlino (cat. 1618);
  • mattone sacro con il nome del defunto, oggi al Museo egizio del Cairo (cat. 10.4.23.7)[7].

Fonti

  1. Porter e Moss 1927,  p. 266.
  2. Gardiner e Weigall 1913
  3. Donadoni 1999,  p. 115.
  4. Porter e Moss 1927,  p. 266.
  5. Gardiner e Weigall 1913, pp. 30-31

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Porter e Moss 1927,  p. 265.

[6]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 265.

[7]      Porter e Moss 1927,  pp. 266-268.

Necropoli tebane

TT156 – TOMBA DI PENNESUTTAWY

Pennesuttawy in geroglifici
Planimetria schematica della tomba TT156[1] [2]

Epoca:                                  XIX Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
PennesuttawyCapitano delle truppe, Governatore delle terre meridionaliDra Abu el-NagaXIX dinastiapiù in basso e a sud della TT158

Biografia

Notizie biografiche ricavabili dalle pitture parietali, il nome della moglie, Mia, e quello di un figlio, Nakhtmin e di una figlia, Baketwerner[5].

La tomba

Planimetricamente la tomba si presenta con una sala trasversale da cui un corridoio dà accesso ad una sala longitudinale il cui soffitto è sorretto da otto pilastri. Molto danneggiati i dipinti della sala trasversale alle cui estremità (1 e 2 in planimetria[6]) si trovano statue del defunto e della moglie. Su una parete (3) una divinità (non identificabile) sotto un padiglione.

Un ampio corridoio, sulle cui pareti (4) erano riportati testi propiziatori, adduce alla sala con pilastri; su quattro di questi, che come paraste si distaccano dalle pareti (5-6-7-8), è rappresentato il defunto mentre su quelli centrali (A-B-C-D-E-F-G-H) il defunto dinanzi a varie divinità tra cui Maat (B), Nut (B-H), Ra-Horakhti (F), Shu (F), il pilastro Djed (G). Una sala più interna reca sull’architrave (9) il defunto inginocchiato dinanzi a Osiride e alla Dea dell’Occidente (Mertseger) e a Ra-Horakhti e Maat; sulle pareti del corridoio il defunto con il figlio Nakhtmin , Capo delle stalle di Sua Maestà, e la figlia Baketwerner, su una parete e il defunto con la moglie e inni a Osiride sull’altra. Su pareti opposte (10-11) scene di offertorio[7].

Fonti

  1. Porter e Moss 1927,  p. 263.
  2. Gardiner e Weigall 1913
  3. Donadoni 1999,  p. 115.
  4. Porter e Moss 1927,  p. 265.
  5. Gardiner e Weigall 1913, pp. 30-31

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Porter e Moss 1927,  p. 265.

[6]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 264.

[7]      Porter e Moss 1927,  pp. 265-266.

Necropoli tebane

TT155 – TOMBA DI INTEF

Planimetria schematica della tomba TT155[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
IntefGrande araldo del re, Principe ereditario[5], Custode del sigillo reale, Primo compagno del re, Capo delle Oasi, Nomarca e Direttore dei granai realiDra Abu el-NagaXVIII dinastia (Hatshesput-Thutmosi III)versante sud del wadi

Biografia

Nessuna notizia biografica ricavabile dalle poche e malridotte pitture parietali[6]. Le scene riportate sulla parete posteriore del vestibolo trasversale specie sui pilastri e, segnatamente, quello contrassegnato dal n.ro 6 in planimetria, sottolineavano graficamente gli incarichi di Intef, incarichi peraltro riportati più estesamente in una stele, oggi al Louvre (cat. C26), di cui non si conosce però la collocazione originaria[7].

La stele di Intef oggi al Louvre. Musée du Louvre, Département des Antiquités égyptiennes, C 26 –

Secondo la stele, Intef portava i resoconti al re, introduceva a lui i postulanti o comunque chi chiedeva di conferire con lui, faceva da portavoce delle sue volontà verso gli altri, fungeva da quartiermastro durante le campagne di guerra e “[…] calcolava le tasse dovute dai funzionari, dai sindaci e dai capi dei distretti […]“.

La tomba

Planimetricamente la tomba, scavata direttamente nella roccia, si sviluppa partendo da un cortile con un’ampia sala trasversale con cinque grandi pilastri; altri pilastri sono accennati nella roccia, ma non vennero ultimati. Da tale vestibolo si diparte una sala perpendicolare alla precedente che termina in una seconda sala trasversale. I dipinti parietali sono seriamente danneggiati[8] e praticamente illeggibili se non attraverso le descrizioni[9] e le rese intervenute nel tempo come i disegni di Säve-Söderberg[10] della fine degli anni ’50 del secolo scorso.

Nella prima sala (1 in planimetria[11]) un uomo che porta una stuoia su cui sono disposti cibi; poco oltre (2) i resti di una falsa porta con preti sem[12] su ciascun lato. Su altra parete (3) il defunto con un figlio (di cui non è indicato il nome) e un fratello (forse Ahmosi) ispezionano, su cinque registri sovrapposti, la consegna di tributi da parte di popolazioni straniere, (tra cui i Keftiu), siriani con carri e vasi di fiori, e la registrazione dei prodotti provenienti dalle oasi; poco oltre (4) il defunto con la moglie, sotto la cui sedia un bambino nubiano offre datteri ad una scimmia, e il fratello Ahmosi (?) ispezionano, su quattro registri, ufficiali e militari armati, operazioni di pesatura d trasporto dell’oro. Su altra prete (5), su due registri, il defunto e la famiglia praticano la pesca e la cacciagione; vengono rappresentati, inoltre, un ippopotamo arpionato mentre un coccodrillo mangia del pesce; in altra scena, di carattere anche comico, detta della “vendemmia”, alcuni Apiru (o Khabiru)[13] raccolgono e pigiano le uve mentre un supervisore assaggia il vino, offertogli da una fanciulla, e uomini provvedono a versare il prodotto in giare per l’immagazzinamento in una cantina sorvegliata da un uomo addormentato. Su un pilastro (6) il defunto con un’oca sotto la sedia e frammenti[14], noti solo da riproduzioni di Säve-Söderberg, di conciatori di pellame, costruttori di carri, raccoglitori e preparatori di fogli di papiro, navi da trasporto commerciale e graffiti in ieratico.

Un breve corridoio sulle cui pareti (7) il defunto è rappresentato dinanzi al nome di Horus, dà accesso ad una sala perpendicolare alla precedente sulle cui pareti sono rilevabili scarse tracce di dipinti parietali tra cui (8-9) resti della processione funeraria e riti di purificazione della mummia[15] e, sulla parete opposta (10), su due registri, resti di animali di una scena di caccia con i carri[16]. Poco oltre (11) resti di scene con uccelli, bestiame e prodotti delle terre settentrionali[17].

Reperti musealizzati

  • Stele con doppia scena: il figlio Teti sulla sinistra e il fratello Ahmosi sulla destra inginocchiati dinanzi al defunto e “consigli ai viventi”. oggi al Museo del Louvre (cat. C26);
  • Frammenti di figure crollate, compresa l’immagine di un vecchio, noti solo da riproduzioni di Säve-Söderberg e N. de Garis Davies.

 

I tributi stranieri

Una delle scene parietali della camera trasversale (3) è relativa alle cosiddette “processioni egee”, o “dei tributi stranieri” o, ancora, “processioni Keftiw”. Le processioni dei tributari rappresentavano la consegna di “tributi” da regioni assoggettate all’Egitto o, comunque, in rapporti con il Paese[18]. Si ritiene, tuttavia che gli oggetti presentati dalle delegazioni Keftiw[19], ovvero secondo la maggior parte degli studiosi i minoici[20], rappresentate in almeno sei Tombe dei Nobili[21], non costituissero un “tributo” nel senso letterale del termine, bensì doni da popolazioni non assoggettate, ma in rapporti commerciali o diplomatici paritetici[22]. Tra i tributari rappresentati nella TT155 (3), i personaggi individuati come egei ci sono oggi restituiti solo dai disegni di Säve-Söderberg che furono a loro volta ricavati da dipinti già pesantemente danneggiati.

I doni recati dagli “egei”, sebbene non perfettamente intelligibili (forse fasci di frecce), rispetto quelli offerti da rappresentanti di altri popoli (come i siriani o i nubiani) sembrano avere maggiormente un valore simbolico[23] più che venale. Ben poco si può aggiungere a proposito degli abiti indossati[24] giacché i dipinti, e le restituzioni moderne, sono pesantemente mutilati proprio nella fascia centrale[25].

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Porter e Moss 1927,  p. 263.
  4. Gardiner e Weigall 1913, pp. 30-31

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Titolo, in questo caso, onorifico che non necessariamente comportava l’effettiva prevista ascesa al trono

[6]      Porter e Moss 1927,  p. 263.

[7]      Si ritiene che la stele fosse posizionata sul lato corto del vestibolo, in posizione simmetrica rispetto a quella contrassegnata, in planimetria, con il n.ro 2.

[8]      La parte meglio conservata è quella della cosiddetta “vendemmia” in cui sono perfettamente riportate le varie fasi di produzione del vino (dalla vendemmia, alla pigiatura dell’uva, alla pressatura, all'”imbottigliamento”.

[9]      Davies 1932, pp. 51-56.

[10]     Save 1957.

[11]     La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 264.

[12]     Il “sem” era il prete, o l’erede, cui competeva la cerimonia di apertura della bocca per consentire al defunto di vivere pienamente della Duat.

[13]     Alcuni vedono negli Apiru, o Khabiru, gli Ebrei giunti nel territorio egiziano come nomadi, poi stanzializzati. Altri ritengono di poter individuare con tale nome non un popolo, bensì una sorta di classe sociale di immigrati o di rifugiati privi, cioè, di una connotazione etnica unica e di un proprio territorio. Sotto Thutmosi III sono indicati come “vignaioli”, ed Amenhotep IIin un suo resoconto, narrò di averne catturati 3.600 durante una campagna contro i Mitanni.

[14]     Save 1957,  pp. 12-13, tavole 1-10 e 12-27.

[15]     Save 1957,  p. 19, tavola 19.

[16]     Save 1957,  p. 20, tavole 16-17.

[17]     Save 1957,  pp. 20-21, tavola 16.

[18]     Panagiotopulos 2006, pp. 370-412 e Panagiotopulos 2001, pp. 163-283.

[19]     Il termine egizio per indicare i popoli egei, e segnatamente quelli minoici, era Keftiw. Benché non esista unanimità in tale identificazione, tuttavia la grande maggioranza degli studiosi indica il termine Keftiw come individuazione certa del popolo cretese nei contatti con l’Antico Egitto del Bronzo Tardo.

[20]     Panagiotopulos 2001, pp. 163-283

[21]     Le cosiddette “processioni egee”, o “dei tributi stranieri”, o “processioni Keftiw”, si ripetono in altre cinque tombe dei nobili oltre la TT155, tutte concentrate nella XVIII dinastia e in un arco temporale di circa 100 anni: TT39, di Puyemra, Secondo Profeta di Amon durante il regno di Thutmosi III; TT71, di Senenmut, architetto durante il regno di Hatshepsut; TT86, di Menkheperreseneb Primo Profeta di Amon sotto Thutmosi III; TT100, di Rekhmira Visir di Thutmosi III; TT131, di Useramon, anch’egli visir sotto Thutmosi III.

[22]     Nella TT39 di Puyemra quattro personaggi vengono designati come “Capi stranieri dell’Asia più lontana” (Panagiotopulos 2006|pp. 370-412)

[23]     Panagiotopoulos 2006.

[24]     Particolare normalmente utilizzato negli studi per individuare la provenienza di personaggi stranieri.

[25]     Porter e Moss 1927,  pp. 263-265.