Kemet

L’EGITTO: NASCITA DI UNO STATO UNITARIO – INTRODUZIONE

Un aspetto molto interessante dell’Antico Egitto è senz’altro l’evoluzione che lo portò ad essere uno Stato unitario. A tal proposito ho trovato molto interessante una trattazione proposta dal Prof. Fekri Hassan, un geo-archeologo che ha insegnato presso il Dipartimento di Antropologia della Washington State University. Dal 1988 al 1990 è stato consulente del Ministero della Cultura d’Egitto.Attualmente Professore Emerito, ha formalmente tenuto, dal 1994 al 2008, la Cattedra di Petrie Professor of Archaeology presso L’Istituto di Archeologia, Dipartimento di Egittologia, dell’University College di Londra. Il suo lavoro è contenuto nel bellissimo volume “Kemet, alle sorgenti del Tempo”, a cura di Annamaria Donadoni Roveri e Francesco Tiradritti, edito dalla Electa.

C’è una suggestione irresistibile che noi, semplici amanti della splendida civiltà egizia, proviamo di fronte ai suoi maestosi monumenti, alla sua inconfondibile produzione artistica. Diciamo la verità, chi ha avuto la fortuna di ammirare le piramidi, la sfinge, i magnifici templi, ha avuto la netta sensazione di trovarsi di fronte ad una civiltà quasi comparsa dal nulla e già perfettamente compiuta e caratterizzata. In realtà essa è il risultato di un lunghissimo processo di sviluppo ed evoluzione del quale trovo interessante darne una, sia pur limitata, narrazione.Secondo la leggenda il processo di unificazione dell’Egitto venne realizzato allorquando le regioni del Delta e del Sud si fusero in un unico stato centinaia di anni prima che fossero realizzate le grandi piramidi di Giza. La successione degli avvenimenti che portarono a questo risultato è stata a lungo oggetto di controversie e, generalmente, la Tavolozza di re Narmer che sconfigge un nemico è ritenuta come la testimonianza storiografica di questo avvenuto processo. Studi recenti hanno però rivelato che l’unificazione del paese ebbe uno sviluppo protrattosi nel tempo e che, all’epoca di Narmer, alcune regioni del Delta ancora non erano comprese nel suo regno. E’ stato inoltre dimostrato che una prima vaga idea di stato può essere attribuita a tribù seminomadi del Sahara, un paio di millenni prima dell’unificazione vera e propria. Si è, inoltre, accertata l’evoluzione di numerose città-stato nell’Alto Egitto, a partire da unità politiche più piccole.Gli annali dell’Egitto menzionano un re leggendario, Menes (Meni) come primo sovrano dell’Egitto unificato e fondatore della capitale Menfi. Identificato recentemente ad Abydo con l’Horus Aha, Menes, in realtà non poteva essere il primo re, dato che prove archeologiche e testuali sembrano indicare che Menfi all’epoca esistesse già e rivestiva un ruolo primario sotto il governo di sovrani come Scorpione, Ka e Narmer. Fondamentale, ma ancora oggetto di discussione per quanto riguarda ricostruzione e interpretazione, è la Pietra di Palermo, un testo di tipo annalistico di cui esistono anche alcuni frammenti (copie) conservati al Museo del Cairo. E’ la più importante fonte di informazione relativa ai re proto-dinastici. Nove sovrani con la Corona Rossa, tradizionalmente associata al Basso Egitto, identificati sulla Pietra di Palermo, hanno invece la Doppia Corona su uno dei frammenti conservati al Cairo. Secondo stime fatte, l’elenco originale doveva comprendere i nomi di cinquantacinque o sessanta sovrani precedenti a quelli con la Doppia Corona. Il numero è troppo grande per includere anche i re successivi e potrebbe riguardare sovrani che regnarono su vari piccoli regni prima dell’unificazione. Perfino l’associazione esclusiva della Corona Rossa con il Delta è controversa, in quanto compare su un frammento ceramico proveniente dalla regione di Naqada (Alto Egitto), risalente al pre-dinastico medio/recente. Può darsi che la Corona Rossa era semplicemente un simbolo generico di monarchia, proprio come il Falco (identificato come Horus).Manetone,il sacerdote di Sebennito, autore, nel 270 a.C. circa, di una Storia dell’Egitto, comincia la sua narrazione con dinastie di dei e semidei, seguiti poi dai re di This(Abydo).A differenza di quanto sostenuto da Manetone, i recenti scavi, come già accennato, hanno rivelato che Menes (identificato da molti studiosi con Aha), deve’essere stato preceduto da almeno altri due re: Ka Narmer. Loro probabile predecessore potrebbe essere un monarca del Sud, il cui nome è composto dalla rappresentazione di un falco e che dovrebbe aver governato un territorio che comprendeva almeno una parte del Basso Egitto. E ancora prima di lui, aveva forse regnato il proprietario della Tomba U-j di Abydo in cui furono rinvenuti uno scrigno in legno ed uno scettro in avorio. La sua tomba conteneva inoltre alcuni vasi con iscritti cartigli regali, il più antico dei quali risale al 3300-3200 a.C. (corrispondente alla fase ceramica Naqada IIIa2). Molti di questi cartigli hanno incisa la figura di uno scorpione. Appare pertanto, inverosimile, o quanto meno dubbio, identificare Menes o Narmer con i primi sovrani dell’Egitto unificato. L’unificazione potrebbe aver avuto inizio in diversi luoghi attorno al 3300 a.C. , ipotesi che lascerebbe spazio al dominio di una ventina di monarchi. Se poi consideriamo la quasi sicura contemporaneità di alcuni regni si arriva a calcolare una cifra da quaranta a sessanta re (in sostanziale buon accordo con i cinquantacinque, sessanta monarchi, congetturabili dalla ricostruzione della Pietra di Palermo),che avrebbero preceduto quelli con la Doppia Corona, come Narmer.I re tiniti sono anche menzionati nel Canone Reale di Torino.Oggi appare semplice ed intuitivo immaginare unità politiche comprendenti decine o anche centinaia di milioni di persone. La nascita di stati nazionali, per come li intendiamo oggi è, in realtà, un fenomeno abbastanza recente. L’unificazione di popoli antichi formati da diverse etnie sparse su un vasto territorio ha richiesto la creazione di legami che vanno ben oltre la conoscenza reciproca o i rapporti di parentela (la tribù, in pratica). Si è resa necessaria una fusione di esigenze, intenti e reciproci vantaggi, attuata nell’interesse di tutti o almeno di alcuni membri dominanti di tali comunità. Alcuni gruppi possono, ad esempio, prevalere su altri (e poi integrarli), per il controllo di beni, sfruttamento delle risorse, superiorità rituali o belliche. A tal proposito, la Tavolozza di Narmer, in cui è raffigurato il re che sconfigge il nemico, è stata per lo più interpretata a sostegno della tesi secondo la quale l’Egitto sarebbe stato unificato a seguito di azioni militari. Tuttavia, tale spiegazione potrebbe non essere esaustiva. Bisogna valutare anche le altre evidenze ed inquadrale in un percorso formativo per comprendere appieno i processi che portarono alla nascita di uno stato nazionale, durante un lasso di tempo di almeno tre secoli e che ha, a sua volta, richiesto circa un intero millennio di trasformazioni e integrazioni politiche e sociali


La tomba U-j a Umm el-Qa’ab, la necropoli di Abydo. E’ molto grande e composta da ben dodici ambienti, perciò va sicuramente attribuita ad un personaggio di grande importanza. Nel 1988 gli archeologi Werner Kaiser e Gunter Dreyer, durante gli scavi vi rinvennero uno scrigno in legno e uno scettro di avorio. Questa tomba conteneva, inoltre vasi corrispondenti al periodo Naqada IIIa2 (3300-3200 a.C.), con iscritti cartigli reali con incisa la figura di uno scorpione e targhette ossee recanti la stessa figura. Sarebbe quindi questo il proprietario della tomba, un re Scorpione I, che avrebbe regnato già su una porzione molto consistente, dell’Antico Egitto. Questo confermerebbe, l’ipotesi oggi molto accreditata, che il processo di unificazione sia cominciato ben prima del mitico avvento di Menes (Narmer).


La Pietra di Palermo. Nella foto ne vediamo un particolare fotografato con una tecnica ad altissima risoluzione che ci restituisce un dettaglio elevatissimo. E’ un oggetto in diorite nera e deve il suo nome al fatto che è conservata al Museo Salinas di quella città. Altri cinque frammenti sono conservati al Museo del Cairo ed uno al Petrie Museum di Londra. Il frammento palermitano misura cm. 43 di altezza x 25 cm. di larghezza ed è iscritto su entrambi il lati. Si ritiene che in origine dovesse misurare cm. 210 x 60. Il testo contiene una lista di sovrani che ha inizio con quelli mitici, che avrebbero regnato sull’Egitto all’inizio dei tempi, e i cui regni sono calcolati in migliaia di anni. Si passa poi ai re la cui esistenza è storicamente accertata. L’ultimo ad essere menzionato e Neferirkara della V Dinastia. Le iscrizioni sono disposte su registri all’interno di caselle delimitate da linee con la punta ricurva verso sinistra ad imitazione del segno geroglifico dell’anno (in egiziano renepet). Di anno in anno viene indicato l’evento di maggior rilievo e, a partire dal regno di Djer (I Dinastia), il livello dell’inondazione. Nel particolare qui illustrato sono riconoscibili i cartigli del re Snefru (IV Dinastia).

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