Età Predinastica

L’ARTE RUPESTRE DEL PERIODO PREDINASTICO

A cura di Luisa Bovitutti

IL SITO DI WADI SURA

In epoca predinastica il clima del paese era molto meno secco di oggi e il territorio era caratterizzato da ampie zone di savana non ancora desertificata, con fiumi e specchi d’acqua anche di grandi dimensioni e una vegetazione per lo più erbosa, con arbusti e pochi alberi ed una fauna tipicamente africana che col progressivo inaridimento del terreno si spostò molto più a sud in cerca di zone più ospitali. Come si è già detto, i gruppi umani che popolavano il Sahara fra 12.000 e 5.300 anni fa vivevano in piccole comunità distribuite in uno spazio immenso o sulle rive dei bacini lacustri sotto la guida di un capo e si dedicavano alla caccia ed alla pesca, all’agricoltura ed all’allevamento e raccoglievano i frutti che la terra offriva spontaneamente. Essi costruivano case dotate di pozzetti da provvista, focolari di pietra e pozzi per l´acqua, fabbricavano vasellame decorato e strumenti in osso o pietra scheggiata, macinavano il grano con grandi macine in pietra, realizzavano collane e braccialetti con perline e con dischetti ricavati dal guscio di uova di struzzo. Questi uomini che tra il 6000 ed il 4000 a.C. si sono spostati tra il Sahara e la Valle del Nilo svolsero un ruolo fondamentale nello sviluppo delle prime società pastorali nordafricane e lasciarono una preziosa testimonianza del loro ambiente e della loro vita quotidiana, raffigurandoli all’interno di grotte o anfratti rocciosi, o su pareti verticali di pietra.il sito di arte rupestre più famoso dell’Egitto è Wadi Sura, che significa “Valle dipinta”; si trova all’estremità occidentale del Gilf Kebir, la “grande barriera”, un altopiano arenarico che si estende nella parte sud-occidentale del paese al confine con Libia e Sudan, a circa 900 km a sud-ovest del Cairo e a 450 km circa dal più vicino centro abitato, che per millenni ha rappresentato area di transito e sosta per i gruppi preistorici che si spostavano tra il Sahara orientale e la Valle del Nilo. Per la sua eccezionalità nel 2007 l’area venne dichiarata protetta e fu istituito ilGilf Kebir National Park; è stato inoltre varato un progetto di conservazione e restauro delle grotte dipinte, inserito nel quadro generale del Programma Ambientale di Cooperazione Italo-Egiziana” diretto dall’archeologa africanista Barbara Barich.

Nelle fotografie, il Gilf Kebir

LA GROTTA DEI NUOTATORI

La Grotta dei Nuotatori è stata scoperta nel 1933 dall’esploratore ungherese László Almásyed è divenuta nota al grande pubblico in quanto parte dell’ambientazione del film Il paziente inglese’ del 1997, premiato con 9 premi Oscar; deve il suo nome ad alcune figure dipinte in posizione orizzontale che sembrano nuotare. Essa si trova a fondo wadi e più che una grotta è un riparo scavato dall’erosione in una grande formazione di arenaria a forma di cupola, circondata da un piccolo fiume oggi secco ma attivo fino a 4000 anni fa; ha un ingresso largo quasi sedici metri, mentre la cavità è profonda soltanto otto metri con il pavimento coperto da un sottile deposito di sabbia.

Le immagini risalgono al periodo 6100 – 4800 a.C.; il gruppo principale si trova nella parte alta della parete e rappresenta alcune figure maschili allineate e, a un livello più alto, un ulteriore gruppo di figure che si muovono verso l’immagine di una creatura chiamata la “bestia”. In particolare si nota un personaggio di dimensioni maggiori affiancato da un altro individuo stretto da bende, mentre in basso si osservano alcuni dei famosi “nuotatori” che hanno dato nome alla grotta. Questo gruppo di figure termina, più a destra, con l’immagine della “bestia”, il cui contorno è stato disegnato con un tratto rosso sottile, mentre l’interno è colorato in marrone; sul corpo è stata disegnata successivamente una rete a trama sottile di colore bianco. Sopra ci sono altre figure le cui gambe sono sovrapposte al dorso della bestia.

L’esatto significato di queste figure non è noto ma è intuibile la loro forte valenza simbolica; lo studioso Jean-Loic Le Quellec le interpreta alla luce dei testi funerari egizi: i nuotatori sarebbero i defunti che abitano il Nun, l’oceano primordiale abitato da un animale mitico che divora quelli tra loro che sono malvagi.


LA GROTTA DI MAGHARET EL KANTARA (DETTA ANCHE GROTTA DI SHAW)

Nella parte meridionale dell’altopiano del Gilf Kebir si trova la Grotta di Magharet El Kantara, detta anche Grotta di Shaw.

E’ un ricovero nella roccia scoperto nel 1936 dall’esploratore inglese Shaw e dai suoi compagni di spedizione, nel corso di un’esplorazione nel sud dell’Egitto.

Il riparo è ricco di numerose pitture rupestri di scene agricole risalenti a oltre 7.000 anni fa, che testimoniano il già citato ambiente naturale ora scomparso, caratterizzato da una savana rigogliosa con corsi d’acqua, coltivazioni, uomini e animali.


LA GROTTA FOGGINI – MESTEKAWI O “DELLE BESTIE”, OVVERO LA “CAPPELLA SISTINA” DEL SAHARA.

L’11 maggio 2002 Massimo Foggini, esplorando il Gilf Kebir con la sua guida egiziana Ahmed Mestekawi, soprannominato il Colonnello del Deserto perché per anni ha prestato servizio nell’esercito egiziano pattugliando il confine tra Egitto e Libia, scoprì casualmente, a soli dieci chilometri dalla grotta dei nuotatori, un altro anfratto roccioso nascosto in una fenditura del massiccio, la cui parete interna lunga diciotto metri ed alta sei era decorata con 5000 immagini dipinte o incise sulla pietra che si estendevano anche verso il basso, sino a 80 cm sotto la sabbia.

Vi erano raffigurazioni di figure umane, bovidi, giraffe, struzzi e gazzelle, cerimonie religiose, scene di caccia ed un’infinità di calchi in negativo di mani che l’archeologo tedesco Rudolph Kuper attribuì ad un gruppo di cacciatori-raccoglitori vissuti almeno 8000 anni orsono, i cui discendenti possono essere stati tra i primi coloni della Valle del Nilo quando intorno al 5300 a.C. il territorio cominciò ad inaridirsi e gli abitanti furono costretti a spostarsi ad est e verso sud.


ARTE RUPESTRE NEL DESERTO DEL SINAI: WADI AL-ZOLMA

Nello scorso mese di aprile il Ministero del turismo e dell’antichità egiziano ha annunciato la scoperta a Wadi al-Zolma, nel Sinai settentrionale, a circa 60 km. ad est del Canale di Suez, di una profonda grotta di pietra calcarea risalente al periodo Naqada III, decorata al suo interno con graffiti di stambecchi, struzzi, cammelli, leopardi, mucche e muli. Essa è probabilmente utilizzata ancora oggi dalla gente del posto che vi ricovera il proprio bestiame, così come si desume dal fatto che all’interno vi sono tracce di escrementi animali e di fuochi. Nei pressi della grotta sono venute alla luce le rovine di due edifici circolari in pietra, ma non è ancora possibile affermare che le incisioni siano state realizzati dagli abitanti di quel piccolo insediamento umano. I graffiti costituiscono un unicum per la zona in quanto sono tracciati a bassorilievo e sporgono solo leggermente dalla superficie, in ciò differenziandosi nettamente dallo stile dei rilievi rinvenuti nelle valli del Sinai meridionale, che sono incisi e pigmentati.

Nelle foto il Wadi al-Zolma, la grotta ed alcuni graffiti

Foto di Hesham Hussein

Fonti: Ministry of Tourism and Antiquities on Facebook

Magazines on line: Smithsonianmag.com 1 maggio 2020 by Alex Fox

english.ahram.org.eg

ancient-origins.net

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